lunedì 12 ottobre 2015

Pell: la lettera è mia. Una minoranza di elementi vogliono cambiare l’insegnamento della Chiesa



Marco Tosatti

Il cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria vaticana dell’economia e delle finanze, tramite un portavoce ha gettato luce sulla famosa lettera consegnata al Papa. Se non altro la sua dichiarazione chiarisce due cose: che la lettera esiste; e che il cardinale stesso ne è uno dei firmatari


12/10/2015

Il cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria vaticana dell’economia e delle finanze, tramite un portavoce ha gettato luce sulla famosa lettera consegnata al Papa. Se non altro la sua dichiarazione chiarisce due cose: che la lettera esiste; e che il cardinale stesso ne è uno dei firmatari. Qui il link alNational Catholic Register  

“Un portavoce per il cardinale Pell ha detto che c’è grande accordo nel Sinodo sulla maggior parte dei punti, ma ovviamente c’è qualche disaccordo perché una minoranza di elementi vogliono cambiare l’insegnamento della Chiesa sulle disposizioni appropriate necessarie per ricevere la comunione. Ovviamente non c’è nessuna possibilità di cambiamento su questa dottrina. Una lettera privata dovrebbe restare privata ma sembra che ci siano errori sia nel contenuto che nella lista dei firmatari. Il cardinale è conscio che in molti padri sinodali restano preoccupazioni sulla composizione della commissione incaricata di redigere la relazioni finale e sul processo attraverso il quale sarà presentata ai padri del Sinodo e sarà votata”. Questo è quanto.  

Si possono fare alcuni commenti. Primo: che scrivere al Papa esprimendo timori e preoccupazioni, e anche critiche, mettendoci faccia e firma, è un atto di grande lealtà e – visti i tempi e le persone – di coraggio. Certamente più in linea con quello che Francesco dice di preferire che tramare e complottare dietro le quinte.  

Personalmente, dopo alcuni decenni di esperienze di mondo di Chiesa, posso dire che gesti di questo genere sono, ahimè, rarissimi, nel mondo clericale. Ha ragione Pell nel dire che una lettera privata deve restare tale. Ma è stata resa nota. Da chi? Si può pensare che l’autore della fuga abbia preso diversi piccioni con una sola fava.  

Ha cercato di rendere meno credibile il collega che l'ha lanciata, una delle non numerose voci critiche e indipendenti sulla Chiesa, causando le smentite di alcuni dei presunti firmatari.  

Che si sono visti – secondo piccione – inseriti in una lista di possibili critici e avversari della gestione del Sinodo, e quindi del Papa.  

E naturalmente ha fornito un’occasione d’oro ai numerosi laudatores temporis agentis di gridare alla fronda e al complotto.  

Ciò detto, forse sarebbe davvero opportuno che la lettera fosse resa nota. In fondo una lettera appartiene a chi la riceve, e a questo punto sarebbe più sano e trasparente pubblicarla. In modo che in questi tempi confusi il Popolo di Dio possa giudicare se gli eventuali appunti sono ragionevoli o no. Alcuni di quelli della lettera fatta circolare surrettiziamente sembrano tutt’altro che infondati.