giovedì 22 ottobre 2015

E’ stato fatto sibilare il Serpente…

 
Un curioso ma interessante articolo del nostro amico Antonio Margheriti sulla grottesca sceneggiata del povero bambino che da l'Ostia consacrata al padre divorziato.
 
 
I vescovi sui giornali, i giornali dei vescovi un sol coro stamane: d’acclamazione per il sacrilegio avvenuto. Il bambino che spezza l’ostia e la dà al padre divorziato risposato: una recita ho detto io; una balla hanno detto gli altri. Mi si perdoni: chi è che ha bisogno delle nostre menzogne magari mescolate alla verità? Chi è l’ispiratore del sacrilegio? Chi è il padre della menzogna?
 
Come oracolo del Signore e come Signore dei tempi nuovi e cieli nuovi, è stato fatto sibilare il Serpente, rimbombando nel sinedrio e di lì nel tempio e dal tempio nel mondo dirompendo in un boato di plausi e di pianto e di risa, ed egli ha detto: “è cosa di pietà spezzare l’ostia e darne a chi non ne ha diritto“. Già pregustava l’esito finale del suo calcolo, e tra sè mormorava: “è la testata d’angolo sfilata, che si tirerà appresso tutte le altre pietre fin nelle fondamenta: il tempio di Roma sarà distrutto in meno tempo di quello di Gerusalemme. La mia scommessa con Lui è vinta, la mia vendetta sulla creatura è compiuta, il sancta sanctorum profanato per mano dei suoi stessi apostoli: dopodiché mi incateni pure per sempre, è incatenare un vittorioso non un disperato“. E pensando tutto questo, il suo aspetto ripugnante sempre più andava stemperandosi nella sinuosità, sino a raggiungere una forma giovane e avvenente: stava succhiando tutta la linfa della Chiesa, divorandone l’eterna giovinezza e la sua crudele… bellezza.
“E’ lui!” pensai disarmato. Un giovane pretino spaurito che mi era accanto, come mi avesse letto nel pensiero, domandò “da cosa lo riconosci?”. Dal fatto che unisce: Gesù divide. Unì soltanto la piazza che ne decretò la condanna, salvando compatta Barabba.
E mentre dagli amboni del tempio con false lacrime di commozione si salutava l’impostura dell’impostore, la sua bava velenosa colava a obnubilare lo splendore della verità, che in sol colpo copriva di infamia tre Sacramenti: quello del Matrimonio, della Confessione, dell’Eucarestia. E tutti i diritti erano del peccato che ormai portava alta e ritta in processione la sua testa come fosse il Santissimo Sacramento.
 
E tutte le ginocchia si piegavano così come, sin dal supremo gerarca, nessuno si degnava di far più col vero Sacramento di Salvezza.
Cantavano lodi al “Sacramento Rinnovato”, e queste non avevano più i nomi dei gloriosi martiri e dei confessori, delle sante vergini e vedove, dei santi padri e dottori; costoro erano sostituiti dai nomi di tutti i desideri del mondo. E molti erano i suoi prodigi spettacolari… effimeri, come le illusioni di questo mondo. E tutto era pieno di menzogna mescolata alla verità.
 
E allora guardando e ascoltando questo spettacolo miserando nel suo fracasso di mercato nel tempio, nella sua gioia disperata da bolgia infernale, pieno di vera commozione pensai:
 
Ecco che l’impostore rivela infine la sua impostura, moltiplicando i frutti velenosi che sbocciano dalla sua lingua cosparsa di miele e cannella.
 
Pensai anche:
Tutto questo è ribellione al Dio detronizzato e rimasto senza diritti sulla sua Chiesa.
 
Pensai anche:
 
Verrà l’Anticristo e qui gli si prepara la strada, si stende il tappeto rosso, si barda il vitello d’oro che cavalcherà, si preparano le palme con le quali sarà salutato nuovo messia e liberatore. Ed egli compirà opere meravigliose e portenti che incanteranno tutto il mondo, solo a un suo sguardo, parola, gesto le genti ovunque proclameranno “Ecco il Santo, ecco l’Agnello, l’Umilissimo, l’Unico”. Sarà acclamato padre dei poveri, mentre i potenti gli si inchinano.
 
Ma fu nel momento di massima esaltazione, con mio grande spavento, che i cieli furono squarciati come il velo del tempio mentre Cristo beveva l’ultimo respiro di questa terra. E una Donna e un Angelo mostrarono nelle loro mani la vera Chiesa rapiuta e posta in salvo lassù. Che stava per essere ripristinata laddove era prima, su quella di mattoni in rovina contro cui danzavano e s’avventavano a croci rovesciate come ossessi coloro che erano stati incantati nel sinedrio e nel tempio dal sibilo melodioso e perverso del Serpente. Eccola la vera Chiesa degli angeli, sgorgata dal costato del Redentore, impastata di carne sangue e acqua. Eccola che viene. La Chiesa degli apostoli. Scaraventata in un grande scintillio sulla testa degli apostati e dei cultori del sacrilegio, sino a schiacciarli: un grande terremoto scosse il globo terraqueo. Dalle loro carcasse sarebbe risorta, più piccola ma più splendida di prima. Ed era piena di giovani sacerdoti con la pelle scottata dallo zelo che li ardeva di speranza. I vecchi erano perduti, non c’era spazio più per quel che era stato poco prima.