giovedì 26 marzo 2015

Chi ha paura del Card. Burke?

 Chi ha paura del Card. Burke?
di A.Zambrano, da La Nuova Bussola Quotidiana, del 22.03.2015

Sarà colpa dell’ubriacatura e conseguente scottatura quirinalizia, ma Pierluigi Castagnetti sembra uno di quei bambini che si armano di bastone di cartone e iniziano a minacciare di conquistare il Mar dei Caraibi. «Il cardinal Burke? Un pericolo». «Il dibattito nella Chiesa sulla comunione ai divorziati risposati? Un pericoloso precedente». Insomma, abituato a dare lezioni in quanto unto dal Dossetti pensiero, Castagnetti, una volta in pensione, si è ritirato ai giardinetti e non potendo più utilizzare le colonne dei giornali si accontenta di quel che passa il convento: così da Facebook pontifica contro il cardinale reo di girare l’Italia «per fare conferenze contro le tesi del Card. Kasper (in effetti contro Papa Francesco) sul tema della famiglia».
Prima vigliaccata: l’equazione "Contra Kasper, ergo contra Papa Francesco" è arbitraria e strumentale dato che Burke ha sempre ribadito come l’ultima parola spetti al Papa guardandosi bene dall’accostare le tesi di Kasper ad una accondiscendenza del Papa, ancora tutta da dimostrare. Secondo: Castagnetti dice che Kasper parla di famiglia, quando invece il tema toccato nello specifico dal porporato americano è proprio la comunione ai divorziati risposati. Insomma, una dissimulazione tipica di quei cattolici che per non obbedire alla dottrina cercano ogni appiglio possibile pur di portare acqua al loro mulino, in questo caso squisitamente politico.

D’altra parte Castagnetti dice questo perché Burke è arrivato nel Nord Italia e ha toccato 4 città: Biella, Piacenza, Verona e Correggio [qui e qui due nostri post su questo argomento]. Ed è qui, nella cittadina emiliana, che Castagnetti aveva una volta la base del suo collegio elettorale. Insomma, anche se non è più parlamentare, l’ex vicepresidente della Camera sente di marcare il territorio facendo presente ad un cardinale di Santa Romana Chiesa che prim’ancora di chiedere il permesso al vescovo di Reggio, cosa peraltro fatta e concessa, avrebbe dovuto domandare “scusi si può?”, all’ex ras del cattocomunismo locale. 
Non è un caso che nel linguaggio castagnettiano quella di Burke sia diventata una «vera e propria campagna "elettorale" in preparazione del Sinodo autunnale. Cose mai viste! Precedente pericolosissimo», dice lui. Dimenticando evidentemente che è intenzione dello stesso Papa Francesco favorire il dibattito proprio in preparazione al Sinodo. O forse il dibattito da favorire è solo quello che distrugge la dottrina? 
In questo caso verrebbe da chiedersi quali sono le reali intenzioni di Castagnetti, il quale sa bene che non può permettersi di essere accusato di illiberalità. «Il problema - dice mentre risponde ai commenti sul social network -, non è la libertà di pensiero e di confronto che sempre arricchisce, quanto la promozione di una campagna che oggettivamente assomiglia a una sorta di intimidazione vs il Papa. Mai si era vista prima, non a caso. Il mio non è un intervento di "un politico di lungo corso" ma di un semplice credente preoccupato di una possibile deriva del confronto vs una vera e propria spaccatura della comunione ecclesiale, ahimè non difficile da prevedere». 
Insomma, per Castagnetti un cardinale che propone conferenze per difendere la dottrina dei Papi e del Magistero, è un pericoloso precedente. Ma se l'ex presidente del Ppi fosse venuto a Correggio, si sarebbe reso conto che Burke non ha fatto né più ne meno che presentare la dottrina teologica, canonica e magisteriale in materia di comunione ai divorziati e famiglia. Aggiungendo che la vera intimidazione è quella di chi lo accusa di essere un ultraconservatore quando invece si sente soltanto cattolico.

Però il porporato del Wisconsin ha osato dirlo nel feudo elettorale di Castagnetti, che come un boss ha accusato il colpo reagendo in maniera scomposta. Si vede che la delusione per non essere diventato presidente della Repubblica deve avergli giocato brutti scherzi. Sic transit gloria mundi. Però dalla tribuna di Facebook può ottenere ancora qualche sparuto “mi piace” che una volta veniva tramutato in voto mentre oggi è né più né meno che un malinconico clic.