lunedì 16 febbraio 2015

Attacco al Cardinale Burke su più fronti. Non permettiamolo!


Riprendo da La Stampa di oggi.
Marco Tosatti [16.02.2015, qui], riferisce gli esiti della recente intervista a France 2 del cardinale Leo Raymond Burke, già prefetto della Segnatura Apostolica, che nel Sinodo 2014 aveva chiaramente assunto, insieme ad altri, una netta opposizione alla «linea Kasper».
Ricordo quanto abbiamo pubblicato [qui] con esauriente tempestività, nel sottolineare anche come il servizio della TV francese fosse dedicato a papa Francesco, presentato come il «grande riformatore» sia della curia romana che della dottrina della Chiesa cattolica. Mentre le sue «grandi riforme» sarebbero ostacolate da quella che viene definita «fronda» nel collegio cardinalizio, della quale il card. Burke viene capziosamente presentato come leader.
Questa la notizia di oggi riferita all'intervista di cui sopra:

L’intervista ha provocato lo sdegno della rivista progressista francese “Golias”, nota fino ad ora per la sua difesa della libertà d’espressione nella Chiesa. Secondo un editoriale, il Papa deve punire Burke, con «un lungo tempo di penitenza». «Non mancano monasteri per esaminare la propria coscienza davanti a Dio», e Burke potrebbe anche essere «decardinalizzato». Un eventuale scisma? «Questa eventualità appare sempre di più una buona soluzione: la Chiesa deve purgarsi di questi elementi infinitamente minoritari che sono diventati la maggioranza fra il 1978 e il 2013».
Dunque questa maggioranza (ma dov'è?) sarebbe frutto dei precedenti pontificati: «Cioè con il papa San Giovanni Paolo e con Benedetto XVI», nota Tosatti.

Purtroppo la campagna denigratoria non finisce qui. Nei giorni scorsi Vatican Insider - la Pravda del Vaticano - ha riportato [qui] un velenoso intervento del cardinale Wuerl, arcivescovo di Washington il quale, nell'affermare che (sintetizzo di seguito):
«c’è sempre stata una corrente di dissenso nella Chiesa» si rifà alla storia, richiama il caso del gesuita Billot, «molto poco discreto nella sua opposizione verso Pio XI, che aveva condannato il movimento politico e religioso dell’Action Française». Egli fu per questo motivo «convinto a rinunciare alla sua dignità cardinalizia».
Wuerl non manca nemmeno di rifarsi a situazioni precedenti ed infine alla situazione determinatasi nel 1968 quando
«il dissenso di alcuni preti verso l’insegnamento dell’Humanae vitae li ha portati a lasciare il loro ministero sacerdotale». E individua «un filo comune che attraversa tutti questi dissidenti» nel fatto che «Essi sono in disaccordo con il Papa, perché lui non è d’accordo con loro e non segue le loro posizioni. Il dissenso è forse qualcosa che avremo sempre, deplorevole in quanto tale, ma avremo anche sempre Pietro e suo successore come una roccia e pietra di paragone della nostra fede e della nostra unità».

Qui siamo davvero fuori strada. Questi laudatores del bergoglismo non si rendono neppure conto che il termine «dissenso» appartiene alla politica e non al linguaggio della Chiesa docente dimenticando che il papa è Servus Servorum Dei e non il capo di un regime tirannico. La confusione di ambiti, linguaggi, identità e ruoli ha ormai superato il livello di guardia.

Non dimentichiamo che c'è un limite al potere papale1 e una linea che il Papa non può attraversare senza tradire la Chiesa e il suo divino Fondatore, mettendo in pericolo le anime dei fedeli. E c'è una responsabilità - sua e della Gerarchia ecclesiale in primis, senza escludere quella di ogni battezzato - innanzitutto di fronte a Dio e poi anche di fronte agli uomini di questa generazione e di quelle che verranno.
In questa situazione paradossale basti notare il fatto che una volta chi dissentiva dal papa contestava la dottrina della Chiesa, mentre oggi avviene esattamente il contrario: chi formula alcune critiche al papa, lo fa per difendere quella stessa dottrina. Naturalmente quando parliamo di dottrina cattolica, ci riferiamo all’insegnamento che Cristo ha trasmesso ai suoi apostoli e consegnato alla sua Chiesa nei Vangeli, creduto dai Santi Padri e trasmesso sino a noi dalla Santa Chiesa: insegnamento che dobbiamo seguire fedelmente se vogliamo conoscere la verità e se vogliamo essere liberi e salvi. Infatti, la verità donataci da Cristo è una verità salvifica, presupposto della libertà e della vita eterna: «chi crederà sarà salvo» (Mc 16, 16). Una pastorale che non sia ancorata saldamente nella verità rivelata non conduce alla libertà e non porta alla salvezza.
Quanto alla posizione del card. Burke, sottolineiamo che è riferita ad una ipotesi che egli spera ardentemente non si verifichi e non è concretizzata perché non si è dato un evento che sia già definito e definitivamente interpellante nel senso temuto.

Respingiamo con sdegno, perseverando nella preghiera (anche per il Papa) e nella fiducia nel Signore che non abbandona la Sua Chiesa, tutte queste manovre capziose e subdolamente destabilizzatrici, rinnovando al Cardinal Raymond Leo Burke tutta la nostra gratitudine e solidarietà di fedeli in Cristo, nella Roma perenne.
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1. Nell'intervista, a France2, che provocatoriamente chiedeva: come pensa di mettere il papa sul retto cammino... Card. Burke: «In questo bisogna essere attenti e guardare al potere del papa. La frase classica è che il papa ha la pienezza del potere, questo è vero, ma non è un potere assoluto. È al servizio della dottrina della fede. Non ha il potere di cambiare l’insegnamento, la dottrina... Lasciamo da parte la questione del papa. Nella nostra fede è la verità della dottrina che ci guida».

4 commenti:

  1. Risposte
    1. Allora ridi!! ah ah ah!!! Vedremo chi avrà ragione alla fine!!

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  2. Grazie al Cardinale Burke e chiedo a tutti cosa si può fare per difenderlo, soprattutto dalle ritorsioni di Bergoglio e di tutti i progressisti che stanno demolendo la Santa Chiesa Cattolica. Che Dio protegga questo Santo Cardinale e se ci sarà uno scisma lo seguirò. Giusy Preoccupata

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