domenica 18 gennaio 2015

Il Papa: "dire «no» a qualsiasi tentativo di colonizzazione ideologica della famiglia"

«Amo San Giuseppe perché è un uomo forte e silenzioso. Sul mio tavolo ho un’immagine di lui che dorme. E mentre dorme si prende cura della chiesa» 
di Alessandro de Carolis da Il Timone

Candidi come le colombe, che sanno sognare la famiglia come Dio l’ha pensata. 
Furbi come i serpenti, per non lasciarsi intrappolare fra le spire di chi la famiglia cerca di smontarla. 
Resterà memorabile per le Filippine il discorso di Papa
Francesco al “Mall of Asia Arena”, catino gremito di folla, dalle cui gradinate piove continuamente a ondate, verso il palco illuminato a giorno, l’affetto entusiastico di almeno 15 mila persone.
 Francesco incontra le famiglie per dire loro di non perdere la bussola e di fidarsi sempre di Dio, lasciandosi guidare da Lui come fece fra mille traversie la Sacra Famiglia. 
Per riuscirvi, dice – interrompendo spesso il suo inglese più formale per passare a uno spagnolo caldo che scatena gli applausi – bisogna coltivare in famiglia una precisa attitudine che in tante altre si è spenta, il sogno:

No es posibile una familia sin soñar. Cuando en una familia se pierde la capacidad de soñar los chicos no crecen...
«Non è possibile una famiglia senza il sogno. 
Quando in una famiglia si perde la capacità di sognare, i bambini non crescono e l’amore non cresce, la vita si affievolisce e si spegne (...) 
E’ tanto importante sognare. 
Prima di tutto, sognare in una famiglia. 
Non perdete questa capacità di sognare!».

L'ideologia non colonizzi la famiglia

Costruite famiglie in cui si sia capace di «stare» con Gesù, chiede Francesco. 
Perché la famiglia che prega insieme e insegna ai figli «i sani valori» è una benedizione per il mondo. 
Al contrario, stigmatizza, bisogna difendersi da certe “colonizzazioni ideologiche”, che non hanno niente a che fare con il sogno di Dio e il saperlo sognare: Y así como nuestros pueblos en un momento de su historia ...
«Così come i nostri popoli, in un momento della loro storia, arrivarono alla maturità di dire “no” a qualsiasi colonizzazione politica, come famiglie dobbiamo essere molto molto sagaci, molto abili, molto forti, per dire “no” a qualsiasi tentativo di colonizzazione ideologica della famiglia.  

 E chiedere a San Giuseppe, che è amico dell’Angelo, che ci mandi l’ispirazione di sapere quando possiamo dire “sì” e quando dobbiamo dire “no”».  ( Sottolineatura nostra N.d.R.)

Lo scenario attuale di disgregazione dell’essenza stessa del concetto di famiglia, molto forte in Occidente, ma forse non ancora incisivo sul lato opposto della carta del mondo, porta Francesco a pensare a un suo predecessore, Paolo VI. 
Anche per Papa Montini, osserva, quando scrisse l’Enciclica Humanae vitae si trattava di un periodo in cui «l’apertura alla vita della famiglia» era attaccata, ma lui «ebbe il coraggio di difenderla»:

El miró más allá, miró a los pueblos de la tierra y vio esta amenaza de destrucción de la familia...
«Lui guardò anche oltre, guardò i popoli della Terra, e vide questa minaccia di distruzione della famiglia a causa della mancanza dei figli. 
Paolo VI era coraggioso, era un buon pastore e allertò le sue pecore sui lupi in arrivo. 
Che dal Cielo ci benedica questa sera».

Giuseppe, l'uomo dei sogni
Protagonista indiscusso del discorso del Papa è San Giuseppe, l’uomo del «sogno». 

In sogno riceve dall’angelo l’avvertimento di salvare Maria e Gesù da Erode, in sogno di riportarli in Israele, cessato il pericolo. 
Un Santo molto amato da Papa Francesco, non una novità, che stavolta però si arricchisce di una confidenza:Yo quisiera decirles también una cosa personal. 
Yo quiero mucho a San José...
«Vorrei anche dirvi una cosa molto personale. 
Amo molto San Giuseppe, perché è un uomo forte è silenzioso. 
Nel mio tavolo ho un’immagine di San Giuseppe che dorme. 
E mentre dorme si prende cura della Chiesa. 
Sì! Può farlo. 
Lo sappiamo. 
Quando ho un problema, una difficoltà io scrivo un foglietto e lo metto sotto San Giuseppe, perché lo sogni! 
Questo significa: pregate per questo problema».

Quei piccoli mi hanno commosso
Vengo per i poveri, aveva detto Francesco del suo perché essere nelle Filippine. 
Anche alle famiglie chiede di essere solidale con quelle che sono in difficoltà per tanti drammi, come miseria e migrazioni, due realtà che emergono dalle testimonianze offerte prima dell’intervento di Francesco da tre gruppi familiari, il terzo dei quali formato da una coppia di coniugi sordi, che trovano nella fede la forza di volgere in bene la disabilità, diventando insegnanti di bimbi non udenti. 
Il Papa benedice queste coppie e conclude offrendo la sua di testimonianza, quella della visita fatta dopo la Messa in cattedrale nella comunità che assiste i bambini di strada:

Hoy me he summamente conmovido en el corazón...

«Oggi mi sono commosso tantissimo, dopo la Messa, quando ho visitato questa casa di bambini soli, senza famiglia. 
Quanta gente lavora nella Chiesa perché questa casa sia una famiglia. 
Questo significa portare avanti, profeticamente, il significato di una famiglia». 



 Immagine 2 : Anton Raphael Mengs ( sec.XVIII) : il sogno di San Giuseppe,


Επίσης, σε μας τους αμαρτωλούς ( A.C.)