giovedì 27 novembre 2014

E ora: ordine nella Liturgia! E a farlo sarà il Card. Sarah

Se tocca a un africano riportare ordine nella liturgia
di Nicola Bux*
, da La Nuova Bussola Quotidiana, del 26-11-2014
LiturgiaLunedì 24 novembre il papa ha nominato il nuovo Prefetto della Congregazione per il Culto Divino. Si tratta del cardinale Robert Sarah, originario della Guinea Conakry, fino ad oggi presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum e prima ancora segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda Fide). Il cardinale Sarah è stato anche protagonista al recente Sinodo straordinario sulla famiglia, prendendo posizione contro le proposte del cardinale Kasper in fatto di ammissione all'Eucarestia dei divorziati risposati. Sostituisce il cardinale Antonio Canizares. Per capire il compito e le sfide che attendono il cardinale Sarah abbiamo chiesto il giudizio di un noto liturgista come don Nicola Bux.

L'uomo che prega è l'uomo per eccellenza: è l'atto supremo di autocoscienza della fede. Il culto è l'atto più grande che egli possa compiere, perché lo ricollega all'origine, a Colui che è il creatore e il salvatore dell'uomo.

Ma il culto cattolico, soffre attualmente dello squilibrio tra la forma comunitaria, cresciuta a dismisura dopo il Concilio, e la forma personale, annichilita di fatto proprio dal soverchio comunitarismo, che uccide la partecipazione devota. Questo è uno dei problemi, che  il cardinal Robert Sarah, nuovo prefetto della Congregazione per il Culto Divino, dovrebbe affrontare. La forma comunitaria, infatti, esprime la comunione, che non è una fusione: l’altro rimane un altro, non viene assorbito né diminuito, analogamente al mistero della Trinità: un solo Dio, una sola natura divina, ma allo stesso tempo tre persone.

Soprattutto, poi, il culto serve a far incontrare Dio all'uomo: è la sua mission, serve a introdurre l'uomo alla Presenza divina: questo, oggi, nel tempo della scristianizzazione, non è più evidente. Presenza evoca qualcosa a cui avvicinarsi, quasi toccare, ma che mi supera, perché sono peccatore. Allora, scatta la reazione di Pietro: «Allontanati da me, perché sono un peccatore». Presenza evoca il “sacro”: la liturgia è sacra, a motivo della Presenza divina. E questo “sacro” sembra crollato, travolgendo nella crisi anche la Chiesa, come ha scritto Benedetto XVI.

Così, molti cattolici, in specie i giovani, evadono pian piano dalle 'liturgie-intrattenimento' – litur-tainment, le chiamano in America, dove il sacerdote imita il conduttore televisivo, – e ricercano il mistero nel maestoso rito bizantino o nel sobrio rito romano antico. Molti vescovi cominciano ad accorgersi del fenomeno. È un nuovo movimento liturgico, nell'attuale passaggio di generazione. Beato chi se ne sarà accorto in tempo! Di tutto questo, la Congregazione per il Culto Divino deve tener conto. 
Questa Congregazione, però, è anche preposta alla “disciplina dei sacramenti”. E qui suoneremo un tasto dolente: ovvero l'indisciplina diffusa, la mancanza di fedeltà al rito, che può anche toccare la validità stessa dei sacramenti (cfr. Giovanni Paolo II,Vicesimus Quintus Annus, 1988), inficiando nella liturgia i diritti di Dio, nonché dei fedeli. Nella liturgia, la fede e la dottrina, infatti, sono mediate dal rito: per preces et ritus, dice la Costituzione liturgica (n.48); la fedeltà ai riti e ai testi autentici della liturgia è una esigenza della lex orandi che deve essere conforme alla lex credendi. Il rito, infine, scandisce il tempo della musica e struttura lo spazio dell'arte, rendendole capaci di comunicare all'uomo il 'sacro', perciò queste possiedono una dimensione apostolica, missionaria e apologetica. Il cardinal Sarah, che è stato segretario a Propaganda Fide, lo sa bene.  
*Consultore della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

mercoledì 26 novembre 2014

"Le critiche al Papa, dopo il Sinodo, Chicago e il 'caso Burke' non si tacciono più, a tutti i livelli" (S. Magister)

A vantaggio di chi farebbe finta di non capirlo, specifichiamo che questo articolo  è uscito su Espresso - Chiesa on Line di S. Magister che non si può certo definire un tradizionalista.
Questa precisazione per evidenziare sia che l'articolo non è nostro (e che - quindi - non è solo MiL a stigmatizzare alcuni punti criticabili nel
modus gubernandi et sanctificandi di Papa Francesco) sia che il malumore al riguardo non è più una convinzione solo nostra. E quindi, a quanto pare, non è infondata.
L'articolo comprende i punti di vista di un cardinale, di un sociologo CEI e di 2 vaticanisti Rai: un bacino di utenza, diremmo così, "trasversale" e eterogeneo.  E soprattutto qualificato.
Questo articolo fa eco all'intervista del medesimo Sandro Magister rilasciata al quotidiano economico "Italia Oggi" (del 13.11.2014) il quale aveva esplicitato il disagio di molti Vescovi nei confronti dell'operato di Bergoglio e aveva condotto un giudizio  posato e documentato ma fortemente critico sui primi 20 mesi di pontificato.

Tre  fils rouges accomunano i quattro autori, (cioè i tre "punti di osservazione") analizzati da Magister: 
1. criticità sul modo di governare la Chiesa, e incomprensione sul confusionario progetto pastorale (ammesso ci sia...) attuato da Papa Francesco per cercare di "santificare" i fedeli;
2. il Papa è dottrinalmente ortodosso ma spesso pronuncia "slogan" sconcertanti e poco ortodossi, forse per fare colpo sui più scettici e per accattivarsi i fedeli più lontani. Ma così facendo, è dato di fatto, viene frainteso (causa anche la poca padronanza lessicale della lingua italiana, glielo concediamo), strumentalizzato e stravolto. E soprattutto il Papa è filtrato e "censurato" dai media che gli fanno dire quello che non ha detto, o che tacciono su cose che ha detto ma che sono scomode e con poco appeal (Diavolo, inferno, Giudizio Universale, Peccato Mortale ecc). 
3. Il risultato dei primi due aspetti, è un diffuso senso di disorientamento dottrinale dei fedeli e dei Vescovi. Effetto questo molto pericoloso che sta provocando danni ingenti alla Chiesa.

Sottolineato nostro.

Roberto

Le lenti del cardinale, del sociologo, dei giornalistiTutte puntate su Francesco. Per capire chi è e dove vuole andare. Nella Chiesa, a tutti i livelli, le critiche al papa non si tacciono più. Si dicono apertamente.
Tra i porporati, il più esplicito è Francis George
di S. Magister, da Chiesa Espresso, del 26.11.2014



ROMA, 26 novembre 2014 – Il burrascoso sinodo di ottobre sulla famiglia, la nomina del nuovo arcivescovo di Chicago e la degradazione del cardinale Raymond L. Burke hanno segnato un tornante nel pontificato di papa Francesco.
I disagi, i dubbi, i giudizi critici emergono sempre più alla luce del sole e si fanno ogni giorno più espliciti e motivati.

A tutti i livelli del "popolo di Dio". Tra i cardinali, tra i sociologi della religione, tra i giornalisti specializzati in cose vaticane.
Quelle che seguono sono tre testimonianze del nuovo clima.

1. IL CARDINALE


Francis George non è un cardinale qualsiasi. Arcivescovo di Chicago (nella foto) fino a poche settimane fa e presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti dal 2007 al 2010, è colui che ha iniziato e guidato il nuovo corso della Chiesa cattolica americana durante il pontificato di Benedetto XVI, in perfetta sintonia con lui.
Insediando come suo successore a Chicago un vescovo di profilo opposto, Blase J. Cupich, papa Francesco ha espresso un inequivocabile segnale di disaccordo con la linea della conferenza episcopale.
La quale ha però a sua volta confermato di non voler recedere dal percorso intrapreso.
Infatti, nell'eleggere i propri quattro rappresentanti alla seconda tornata del sinodo sulla famiglia, ha concentrato i voti, oltre che su Joseph Kurtz e Daniel DiNardo, presidente e vicepresidente della conferenza episcopale, su Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia, e José Gomez, arcivescovo di Los Angeles, cioè proprio su due esponenti di punta della corrente ratzingeriana.
Cupich è risultato il primo dei non eletti, seguito comunque a ruota da un altro ratzingeriano dei più risoluti, Salvatore Cordileone, arcivescovo di San Francisco.
È in questo contesto che il cardinale George ha dato a metà novembre un'intervista a tutto campo al vaticanista John Allen del "Bostin Globe", nella quale ha esplicitato come mai prima le sue riserve su papa Francesco.
Eccone i passaggi chiave.

"HA CREATO DELLE ASPETTATIVE CHE NON PUÒ SODDISFARE"
di Francis George

Posso capire l’ansia di certe persone. A un primo sguardo non ravvicinato, ti può sembrare che Francesco metta in discussione l'insegnamento dottrinale consolidato. Ma se guardi di nuovo, soprattutto quando ascolti le sue omelie, vedi che non è così. Molto spesso, quando lui dice certe cose, la sua intenzione è di entrare nel contesto pastorale di qualcuno che si trova preso, per così dire, in una trappola. Forse questa sua simpatia la esprime in un modo che induce la gente a chiedersi se egli sostenga ancora la dottrina. Non ho nessun motivo di credere che non lo faccia. […]
Si pone allora la domanda: perché Francesco non chiarisce queste cose lui stesso? Perché è necessario che gli apologeti sopportino il peso di dover fare ogni volta buon viso? Si rende conto delle conseguenze di alcune sue affermazioni, o anche di alcune sue azioni? Si rende conto delle ripercussioni? Forse no. Io non so se lui è consapevole di tutte le conseguenze di quelle parole e di quei gesti che sollevano tali dubbi nella mente delle persone.
Questa è una delle cose che mi piacerebbe avere la possibilità di domandargli, se mi capitasse di essere lì da lui: "
Si rende conto di ciò che è successo solo con quella frase 'Chi sono io per giudicare?', di come è stata usata e abusata?". Essa è stata davvero abusata, perché lui stava parlando della situazione di qualcuno che aveva già chiesto pietà e ricevuto l'assoluzione, di qualcuno da lui ben conosciuto. È una cosa completamente diversa dal parlare di qualcuno che pretende di essere approvato senza chiedere perdono. È costantemente abusata, quella frase.
Ha creato delle aspettative attorno a lui che egli non può assolutamente soddisfare. Questo è ciò che mi preoccupa. A un certo punto, coloro che lo hanno dipinto come una pedina nei loro scenari sui cambiamenti nella Chiesa scopriranno che lui non è quello che credono.
[e qui tiriamo un sospiro di sollievo! Su certi argomenti - è molto chiaro e "ortodosso", e non possiamo che rendergliene merito; n.d.r.]. Che non va in quella direzione. E allora forse diventerà il bersaglio non solo di una delusione, ma anche di un'opposizione che potrebbe essere dannosa per l'efficacia del suo magistero. […]
Personalmente, trovo interessante che questo papa citi quel romanzo: "Il padrone del mondo". È una cosa che vorrei domandargli: "Come fa a mettere assieme quello che lei fa con quello che lei dice che sia l'interpretazione ermeneutica del suo ministero, cioè questa visione escatologica secondo cui l'Anticristo è in mezzo a noi? È questo che lei crede?". Mi piacerebbe fare questa domanda al Santo Padre. In un certo senso, ciò potrebbe forse spiegare perché egli sembra avere tanta fretta. […] Che cosa crede il papa circa la fine dei tempi? […]
Io non lo conoscevo bene prima della sua elezione. Ho saputo di lui tramite i vescovi brasiliani, che lo conoscevano di più, e a loro ho fatto molte domande. […] Non sono andato a trovarlo da quando è stato eletto. […] Papa Francesco non lo conosco abbastanza. Certamente lo rispetto come papa, ma mi manca ancora una comprensione di che cosa intenda fare.

Il testo integrale dell'intervista del cardinale George:
"Chicago's exiting Cardinal: "The Church..."


*

2. IL SOCIOLOGO
Luca Diotallevi insegna sociologia all'Università degli Studi "Roma Tre". Ma è anche da anni il sociologo di riferimento della conferenza episcopale italiana. È stato relatore al convegno ecclesiale nazionale di Verona del 2006, con papa Joseph Ratzinger e con il cardinale Camillo Ruini, ed è vicepresidente del comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani.
Lo scorso 12 novembre ha tenuto una relazione all'assemblea generale della CEI, riunita ad Assisi, sul tema: "Le trasformazioni in corso nel clero cattolico. Un contributo sociologico in riferimento al caso italiano".
Ebbene, nella parte finale della sua relazione, il professor Diotallevi ha richiamato l'attenzione dei vescovi sul mutamento in corso nel cattolicesimo, non solo italiano, verso una forma di religione "a bassa intensità".
Una religione, cioè, che "guadagna in visibilità e perde in rilevanza".
Tra i vescovi presenti, c'è chi vi ha visto un riferimento implicito al "successo" di papa Francesco.
In questa stessa assemblea i vescovi italiani hanno sonoramente bocciato, nell'eleggere uno dei tre loro vicepresidenti, il candidato prediletto dal papa, l'arcivescovo e teologo Bruno Forte, segretario speciale di nomina pontificia dei due sinodi sulla famiglia. Forte ha rimediato 60 voti contro i 140 andati all'eletto, il vescovo di Fiesole Mario Meini.
Ecco qui di seguito un passaggio della relazione di Diotallevi.


VERSO UN CATTOLICESIMO "A BASSA INTENSITÀ"
di Luca Diotallevi

Quello in corso non è un momento di declino della religione e di laicizzazione, è al contrario un momento di "religious booming".
La fase presente di boom religioso si costruisce sulla crisi di quel cristianesimo confessionalizzato che si è affermato a partire dal XVII secolo come elemento di supporto al primato della politica sulla società, in forma di Stato.
Alcune correnti della variante cattolico romana del cristianesimo risultano sulla carta meno coinvolte da questa crisi e possono interpretarla come ricca di opportunità. Tuttavia, se tra i candidati alla guida di questo boom religioso vi è il cattolicesimo romano, tra questi vi è anche la "low intensity religion", la religione a bassa intensità.
Il grande vantaggio di questa opzione consiste nel fatto che concede al consumatore religioso una pressocché infinita capacità di scelta e di ricombinazione tra beni e servizi posti sul mercato dai più diversi attori della offerta religiosa.
La religione a bassa intensità offre poi grandi chance anche alle autorità religiose. Se queste sanno abbassare le proprie pretese normative, sono ad esse garantiti un grande futuro e una discreta ribalta come imprenditori religiosi.
In questa competizione i nuovi attori dell'offerta religiosa – dai pentecostali e carismatici alla New Age – hanno buone carte da giocare: una estrema flessibilità, una grande indulgenza nei confronti della espressività.
Ma anche gli attori religiosi tradizionali hanno notevoli risorse a disposizione: un "brand" consolidato, un’enorme riserva di simboli e riti, una grande conoscenza dei mercati locali. Certo, a patto di liberarsi dai “vecchi” scrupoli della ortodossia e della ortoprassi; a patto che accettino di avere meno rilevanza per avere maggiore visibilità.
Anche all’interno del cattolicesimo molti attori religiosi hanno adottato e stanno adottando le forme di una religione a bassa intensità.
Non è un caso che in questa temperie per la Chiesa cattolica diventi un problema il sacramento del matrimonio. Esso è letteralmente inconcepibile in una prospettiva di religione a bassa intensità, la quale invece riserva un'attenzione grande ma generica al benessere della famiglia.
Considerare attentamente i tratti del boom religioso attualmente in atto è indispensabile per comprendere il significato di processi e di crisi come quelle che interessano il clero cattolico. In larga parte, questi processi e queste crisi sono espressione del tentativo di assimilare il cattolicesimo a una religione a bassa intensità.
E molta lucidità serve anche per astenersi dal ricorrere a soluzioni oggi sotto i riflettori, come quelle che vorrebbero l’ordinazione presbiterale non più limitata ai maschi celibi. Le tradizioni cristiane che ordinano uomini sposati e magari anche donne, e che dunque dispongono in proporzione di maggiori quantità di clero, si trovano di fronte esattamente agli stessi problemi e spesso in forme decisamente più acute.
Il testo integrale della relazione del professor Diotallevi uscirà sul prossimo numero della "Rivista del Clero".
E una sua analisi più elaborata del fenomeno della religione a bassa intensità è in questo volume di autori vari edito dalla facoltà teologica di Milano:

"Una fede per tutti? Forma cristiana e forma secolare", Glossa, Milano, 2014.


3. I GIORNALISTI

Aldo Maria Valli è il numero uno dei vaticanisti in servizio alla RAI, la televisione italiana di Stato. E Rodolfo Lorenzoni lavora anche lui in RAI, per un certo periodo in RAI-Vaticano.
Sono entrambi cattolici ferventi. Ma non la pensano allo stesso modo. Valli si sente molto in sintonia con papa Francesco. Lorenzoni è più critico.
E hanno deciso di mettere le loro posizioni a confronto in un libro dal titolo: "Viva il papa? La Chiesa, la fede, i cattolici. Un dialogo a viso aperto".
Nell'alluvione di libri e di opuscoli apologetici che accompagnano il pontificato di Francesco, questo di Valli e Lorenzoni si distingue per obiettività.
Qui di seguito ne è riportato un passaggio. Nel quale i due vaticanisti attribuiscono buona parte dell'incomprensione che pesa sul papa al ritratto che ne danno i media.
Ma poi entrambi convengono nel riconoscere anche nello stesso Francesco l'origine di questa incomprensione.
Lorenzoni lo dice chiaro: "Francamente io non ho ancora capito chi sia quest’uomo e dove intenda portare la Chiesa di Cristo".
Ma anche Valli è dubbioso: "Sinceramente non so se questa strategia di Francesco stia dando frutti".
A loro la parola.

*

MA FRANCESCO CHI È?
di Aldo Martia Valli e Rodolfo Lorenzoni

VALLI
A dispetto di chi pro domo sua lo dipinge come "progressista", papa Francesco non perde occasione di parlare della morte, dell’aldilà, di inferno e paradiso. E lo fa a viso aperto. Ti risulta che queste espressioni di Francesco siano state molto pubblicizzate? A me no. E si può capire. Il fenomeno Francesco va bene finché è funzionale al soggettivismo dilagante. Quando invece va controcorrente, scatta la censura.
Forse ci voleva proprio un gesuita sudamericano perché i novissimi, le realtà ultime, fossero tirate fuori dalla soffitta in cui erano state relegate. In Europa, infatti, per troppo tempo la Chiesa se n’è quasi vergognata. Ma resta la domanda: quanto è conosciuto questo Francesco escatologico, questo papa che parla disinvoltamente dell’inferno come di esclusione dall’abbraccio di Dio e non teme per nulla di raccomandare la purificazione come condizione per accedere al paradiso?
La risposta è facile: è conosciuto poco o nulla, perché c’è chi ha interesse a farci conoscere un solo Francesco, quello apparentemente più "à la page", quello politicamente corretto.

LORENZONI
È curioso, infatti, che i mass media e Francesco siano convolati a nozze non appena Bergoglio è uscito sulla loggia di piazza San Pietro pronunciando il suo "buonasera". A parte il fatto che mi sarei aspettato di sentire da lui "Il Signore sia con voi", nel momento stesso in cui ho udito quel saluto ho subito intuito la mala parata. [eh, caro Lorenzoni, non sei il solo; n.d.r.] Ho cioè presagito i fraintendimenti, le omissioni, gli stravolgimenti, i conformismi, le superficialità cui ci avrebbero incessantemente sottoposto i mezzi di comunicazione pur di esaltare un certo tipo di papa a scapito di un altro. Pur di darci la "figurina" piuttosto che la sostanza.
E, infatti, sono puntualmente arrivati i titoli facili a tutta pagina, gli slogan lanciati e ripetuti su ogni sito web, le insistite richieste da parte di caporedattori e direttori di privilegiare la frase o il gesto a effetto, quelli che si fissano negli occhi e nella testa dello spettatore e gli impediscono di cambiare canale.
L’operazione è riuscita brillantemente, devo dire. Si tratterebbe, però, di andare più a fondo nell’analisi, anzitutto sotto il profilo scientifico della teoria della comunicazione di massa, della sociologia, della tecnica dell’informazione.
Ma poi, e direi soprattutto, mi piacerebbe conoscerlo veramente, Francesco. Perché da giornalista e da cattolico, da persona che cerca di seguire con attenzione la Chiesa e il papa, francamente io non ho ancora capito chi sia quest’uomo e dove intenda portare la Chiesa di Cristo.

VALLI
Tu poni una domanda cruciale: chi è veramente Francesco? A dispetto delle migliaia di pagine scritte su di lui, forse non lo sappiamo ancora. Però Jorge Mario Bergoglio, specie attraverso alcune interviste, ha disseminato qua e là indizi che possono aiutarci a dare una risposta.
Durante il volo di ritorno dal Brasile, nel luglio 2013, quando una giornalista lo ha incalzato facendogli notare che certi temi, come l’aborto e le unioni omosessuali, suscitano molto interesse tra i giovani e quindi sarebbe stato il caso di affrontarli, Francesco ha detto: "Sì, ma non era necessario parlare di questo, bensì delle cose positive che aprono il cammino dei ragazzi. Inoltre i giovani sanno perfettamente qual è la posizione della Chiesa".
Ecco, quello di Francesco è non tanto un cambio di contenuti quanto di metodo. Invece di puntare sulle norme, preferisce proporre, in positivo, la bellezza dell’avventura cristiana. Invece di mettere al primo posto la "didaché", l’insegnamento dottrinale, ha scelto di privilegiare il "kèrygma", l’evangelo in senso letterale: la buona notizia.
L’aspetto dottrinale non è del tutto assente, ma si è spostato. Anziché essere centrato su quelli che Benedetto XVI definì i valori non negoziabili – vita, famiglia, educazione – punta sulla "corruzione", espressione con la quale Francesco intende non solo il mettersi al servizio dell’idolo denaro, ma anche, anzi, prima di tutto, il non riconoscere la signoria di Dio e la necessità di ricorrere alla sua misericordia.
Karl Rahner disse una volta che il cristiano di domani o sarà mistico o non sarà. Francesco si è inserito in questa linea. Ben consapevole del fatto che la nostra società non è più cristiana, ritiene che gli uomini e le donne del nostro tempo possano tornare alla fede solo in virtù di un incontro personale e intimo con Gesù. Un incontro che molto spesso avviene nel momento della malattia, della solitudine, della povertà e che non si gioca tanto sul piano delle idee, ma su quello dei sentimenti, non nel cervello, ma nel cuore.
Sotto questo aspetto il pontificato di Francesco ha più di un’affinità con i movimenti evangelici tanto diffusi in America Latina.
Ora io sinceramente non so se questa strategia di Francesco stia dando frutti. Le piazze piene e le folle acclamanti stanno a significare che il papa ha raggiunto il suo scopo oppure sono fenomeni indotti da una certa esaltazione collettiva? Forse l’una e l’altra cosa insieme.
Il Vangelo, per essere donato con efficacia, ha bisogno di strumenti, e nel caso di Francesco il primo strumento è lui stesso. Lo è anche con i suoi buongiorno, buonasera e buon pranzo, con i suoi discorsi brevi ma ricchi di immagini che restano impresse, con la sua saggezza popolare che sa un po’ d’altri tempi ma riesce a coinvolgere.

S. Messe a Orvieto grazie al Vescovo e all'ICRSS

In applicazione del Motu Proprio "Summorum Pontificum", di Benedetto XVI, anche nella città di Orvieto, dopo la pausa estiva,  ha preso nuovamente  avvio la celebrazione della Santa Messa secondo il messale di San Pio V, detto anche "tridentino" o, più comunemente, "Messa in latino", con la benedizione di Sua Eccellenza il Vescovo Benedetto Tuzia.

Con paterna sollecitudine, sua Eccellenza si preso carico degli aspetti organizzativi, riguardanti la scelta del sacerdote celebrante, che ha visto la riconferma del  Rev. Can. Gilles Guitard, dell'Istituto Cristo Re e Sommo Sacerdote (ICRSS) e nella selezione della chiesa che, grazie all'ospitalità dei Servi di Maria, è ricaduta sulla bellissima chiesa di Santa Maria dei Servi, in via Belisario, proprio lungo il corso principale della città.

Le Sante Messe vi sono stabilmente celebrate la seconda e la quarta domenica di ogni mese, alle 17.30.

L'Opera Familia Christi


www. familiachristi .org
contatti:
facebook mons. Giuseppe Canovai e l'Opera Familia Christi
segreteria@familiachristi.org
assistente.ecclesiastico@familiachristi.org


Non tutti forse conoscono la storia dell'Opera Familia Christi, nata a Tivoli nel 1937 dall'intensa attività e alla pia devozione di Tommasina Alfieri (stimata da P. Gemelli, Armida Barelli, Mons. Monti - e poi Paolo VI - Padre Pio, con i quali collaborò nel suo apostolato verso i giovani e di creazione di un movimento formativo laicale di ispirazione cattolica) insieme con l'assistenza spirituale di Mons. Giuseppe Canovai (ora Servo di Dio).
"La Familia Christi prosegue oggi le sue attività di formazione cristiana ed apostolato cattolico rivolgendo a quanti desiderano avvicinarsi ad essa una proposta formativa caratterizzata dal servizio di Dio nel culto e nella lode, nella formazione spirituale personale e comunitaria, nelle opere di carità spirituali e materiali che da sempre hanno caratterizzato questa Famiglia nel solco della Tradizione della Chiesa."
(dal Sito dell'OFC).

Cerchiamo quindi di farla conoscere un po' di più ai nostri lettori, ricordando che essa ha partecipato attivamente ai tre Pellegrinaggi Straordinario Populus Summorum Pontificum."e sin di primi giorni dopo il Concilio, si è dedicata con cura alla preservazione della liturgia antica:

"Fu proprio Paolo VI in persona, all’indomani della riforma liturgica, ad affidare alla Tommasina Alfieri il mandato di custodire, almeno nella sua Opera, l’attaccamento, la prosecuzione e la cura della Liturgia Romana in lingua latina e la tradizione del canto gregoriano e della polifonia classica, secondo il più autentico spirito degli insegnamenti conciliari e della Tradizione della Chiesa: tale cura e costume infatti nell’Opera non è mai venuto meno."
(dal sito dell'OFC)

Cogliamo come occasione la bella notizia di quattro nuove ordinazioni per presentare questa meritoria Congregazione (che oggi è sacerdotale e laicale).
 Domenica 19 ottobre 2014 uno dei due novelli sacerdoti della Congregazione della Familia Christi, don Matteo Riboli, ha celebrato la sua Prima Santa Messa Solenne alla presenza dell’Opera Familia Christi tutta e dei tanti amici che hanno voluto condividere la gioia di questo giorno.

Questa solenne celebrazione segue l’Ordinazione Presbiteriale avvenuta nella Cattedrale di Ferrara l’11 ottobre scorso  per l’imposizione delle mani di Sua Eccellenza Reverendissima l’Arcivescovo Mons. Luigi Negri (omelia)


Ad oggi l'Opera Familia Christi riunisce molti giovani e grazie all'impegno zelante dell'assistente ecclesiastico don Riccardo Petroni (ora anche Maggiore della Congregazione), organizza incontri di formazione cattolica, lectio divina, e ritiri spirituali, offrendo anche suggerimenti di pubblicazioni per una buona lettura.

"l’Opera Familia Christi è formata dalla Congregazione della Familia Christi, ad oggi Associazione clericale Pubblica di fedeli, e dalla Familia Christi, riconosciuta quale Associazione Privata di Fedeli con il nome di Associazione Vittorio e Tommasina Alfieri. Esse, pur distinte nella configurazione canonica sono unite da strettissimi vincoli spirituali, e strette nell’unico ideale dei fondatori.
La Congregazione sacerdotale è stata riconosciuta in data 4 giugno 2014 presso l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, da Sua Eccellenza Reverendissima l’Arcivescovo Mons. Luigi Negri."
(dal Sito dell'O.F.C.)
S. Messa nella Cappella del Palazzo Altemps ore 11:00
 Si ricorda che l'OF.C. cura la celebrazione della S. Messa a Roma, ogni domenica e festa di precetto, presso la cappella di Sant'Aniceto, presso il Palazzo Altemps,  alle ore 11:00

 

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la squadra di calcetto della F.C.

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I giovani della .F.C. ad un campo estivo

Ferrara : Sante Messe nell'antico rito a Santa Chiara

Dopo Napoli  belle notizie anche  da Ferrara
 

Il Movimento Liturgico Benedettiano di Ferrara, aderente al Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum, comunica che a partire da Domenica prossima 30 Novembre, prima Domenica di Avvento, ed almeno fino all’Epifania, tutte le Domeniche e le Festività , presso la chiesa di Santa Chiara alle ore 16:00 sarà celebrata la Santa Messa Tridentina, forma extraordinaria del Rito Romano secondo il Motu Proprio Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI. 

Si ringrazia per l’impegno l’Incaricato Arcivescovile per la S.Messa Antica M.to Rev.do Prof. Don Enrico Peverada.

Loreto : Celebrazioni Bramantesche 5 e 6 dicembre 2014

Loreto:  le Celebrazioni Bramantesche, nel cinquecentesimo della morte del grande architetto marchigiano Donato Bramante avranno luogo nella " Felix Civitas Lauretana " nei giorni 5 ( venerdì) e 6 ( sabato) dicembre 2014.
A completamento di iniziative analoghe  in altre città italiane , in particolare a Roma e a Milano, anche Loreto tributerà al grande Architetto un degno spazio commemorativo per ricordare quanto il Bramante ha operato, con grande fede e  genialità artistica, per il Santuario Mariano che custodisce la Santa Casa di Nazaret, miracolosamente traslata nella notte fra il 9 e 10 dicembre del  1296 in un colle appartenente alla Città di Recanati. 
Il grande Architetto , che si trovava a servizio del Papa, fu difatti chiamato dal 1507 al 1509 ad occuparsi del Santuario della Santa Casa di Loreto che Giulio II aveva portato sotto la diretta giurisdizione pontificia. 
Il Convegno Internazionale del 5 e del 6 dicembre  sarà coordinato dal Prof. Luitpold C. Frommel e dal Prof. Fabio Mariano. 
Nella Pontificia Basilica della Santa Casa sarà inoltre offerto un Concerto di Musica Sacra e la presentazione di importanti applicazioni in 3D a cura dell’Università Politecnica delle Marche. 

Per informazioni in merito: Dott. Vito Punzi 
Segretario Celebrazioni Bramantesche a Loreto c/o Prelatura di Loreto 071.97.47.198 ufficiostampa@delegazioneloreto.it

martedì 25 novembre 2014

La frustata di Francesco all’Europa vecchia, stanca, impaurita (Magister)

Visita del Santo Padre Francesco al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa
(A.C.) 

 da Settimo cielo
Dal discorso del Papa al parlamento europeo, a Strasburgo, il 25 novembre 2014

LEGGE NATURALE 

Parlare della dignità trascendente dell’uomo significa fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male, a quella “bussola” inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato; soprattutto significa guardare all’uomo non come a un assoluto, ma come a un essere relazionale. 
QUESTIONE ANTROPOLOGICA 
Si constata con rammarico un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico. 
L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere. 
LIBERTÀ RELIGIOSA 
Sono convinto che un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose, sapendone cogliere la ricchezza e le potenzialità, possa essere anche più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente, perché “è proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza”. 
Non possiamo qui non ricordare le numerose ingiustizie e persecuzioni che colpiscono quotidianamente le minoranze religiose, e particolarmente cristiane, in diverse parti del mondo. 
Comunità e persone che si trovano ad essere oggetto di barbare violenze: cacciate dalle proprie case e patrie; vendute come schiave; uccise, decapitate, crocefisse e bruciate vive, sotto il silenzio vergognoso e complice di tanti. 
IMPERI SCONOSCIUTI 
Mantenere viva la realtà delle democrazie è una sfida di questo momento storico, evitando che la loro forza reale – forza politica espressiva dei popoli – sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti. 
FAMIGLIA 
Dare speranza all’Europa non significa solo riconoscere la centralità della persona umana, ma implica anche favorirne le doti. 
Si tratta perciò di investire su di essa e sugli ambiti in cui i suoi talenti si formano e portano frutto. 
Il primo ambito è sicuramente quello dell’educazione, a partire dalla famiglia, cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società. 
La famiglia unita, fertile e indissolubile porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro. 
Senza tale solidità si finisce per costruire sulla sabbia, con gravi conseguenze sociali. 
MIGRAZIONI 
Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero! 
Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto. 
L’assenza di un sostegno reciproco all’interno dell’Unione Europea rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali. 
L’Europa sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all’immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l’accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni – causa principale di tale fenomeno – invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti. 
È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti. 

 E dal discorso del Papa al Consiglio d’Europa: 

COSCIENZA E VERITÀ 

 Le radici si alimentano della verità, che costituisce il nutrimento, la linfa vitale di qualunque società che voglia essere davvero libera, umana e solidale. 
D’altra parte, la verità fa appello alla coscienza, che è irriducibile ai condizionamenti, ed è perciò capace di conoscere la propria dignità e di aprirsi all’assoluto, divenendo fonte delle scelte fondamentali guidate dalla ricerca del bene per gli altri e per sé e luogo di una libertà responsabile. 
Occorre tenere presente che senza questa ricerca della verità, ciascuno diventa misura di sé stesso e del proprio agire, aprendo la strada dell’affermazione soggettivistica dei diritti, così che al concetto di diritto umano, che ha di per sé valenza universale, si sostituisce l’idea di diritto individualista. 
Ciò porta ad essere sostanzialmente incuranti degli altri e a favorire quella globalizzazione dell’indifferenza che nasce dall’egoismo, frutto di una concezione dell’uomo incapace di accogliere la verità e di vivere un’autentica dimensione sociale. »



I testi integrali e in più lingue dei due discorsi;; Visita del Santo Padre Francesco al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa 

Il commento di Avvenire QUI

lunedì 24 novembre 2014

Card. Sarah al Culto divino: retroscena della nomina del prediletto di Canizares


Culto: Sarah, come annunciato.
di Marco Tosatti, da La Stampa del 24.11.2014

 Il Papa ha nominato il nuovo Prefetto della Congregazione per il Culto Divino. Come avevamo anticipato su questo Blog sabato scorso , si tratta del cardinale guineano Robert Sarah, attualmente presidente di “Cor Unum”, e con una lunga esperienza al grande dicastero di Propaganda Fide.   
  Non è stato un percorso facile, quello che ha portato alla scelta del porporato africano. Il suo nome, secondo quanto dicono nei Sacri Palazzi, era emerso subito, quando si pensava di rimandare in Spagna il “piccolo Ratzinger”, il card. Canizares. Ma era stato suggerito da un suo consigliere sudamericano al Papa di cercare prima in America Latina. Un cardinale, titolare di una grande diocesi, interpellato, ha risposto no grazie; forse anche in ragione dell’età, piuttosto avanzata.  
  Su altri due nomi possibili, sempre della stessa area geografica, dopo molta riflessione avrebbe preferito soprassedere. E anche per questioni di equilibrio in Curia (la Riforma probabilmente creerà dei cardinali di Curia “vaganti” per la scomparsa del loro istituto) il Papa alla fine avrebbe deciso per Sarah. Che è certamente su una linea di grande rispetto per la tradizione, e alieno dalle innovazioni liturgiche.  
  Forse anche per questo motivo qualche settimana fa è stato nominato [il 5 novembre 2014 come sottosegretario della Congregazione, n.d.r.] Corrado Maggioni, 58 anni, monfortano, molto amico dell’ex Maestro delle Cerimonie pontificie, Piero Marini, un grande seguace delle teorie di mons. Bugnini, il responsabile della riforma liturgica post-conciliare [Maggioni era stato nominano lo scorso anno consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, n.d.r.]  I due precedenti sottosegretari, l’inglese Anthony Ward, 66 anni, e lo spagnolo Juan-Miguel Ferrer Grenesche, 53 anni, sono stati congedati il 5 novembre con effetto immediato. Quest’ultimo era un grande esperto di tradizione liturgica, in particolare antica, un vero specialista del settore, e il suo allontanamento ha creato interrogativi e perplessità. 

S. Sede: Card. Sarah nominato prefetto della Congregazione per il CultoDivino

Laus Deo!
Scongiurato il serio pericolo Marini (Piero, bien sûr) diamo questa buona notizia per cui siamo riconoscenti al Santo Padre. 
Roberto 
Ps: sperando che per Marini non si aprano altre porte. Ma intanto questa gli è ben chiusa e sprangata. Almeno per ora.





 RINUNCE E NOMINE
Bollettino della Sala Stampa del 23.11. 2014

In data 23 novembre 2014, il Santo Padre ha nominato Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti l’Em.mo Card. Robert Sarah, finora Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".


Marco Tosatti: I retroscena della nomina annunciata del Card. Sarah al Culto Divino (LaStampa, 24.11.2014)

Pontificale a Londra: l'Arcivescovo di San Francisco al Brompton Oratory di S. Filippo Neri


Apprendiamo dal profilo Facebook dell'Oratorio di S. Filippo Neri di Londra (Brompton Oratory) che il 30 novembre 2014, I domenica di Avvento, alle ore 11:00, la S. Messa Solenne sarà celebrata pontificalmente da S. E. Rev.ma Mons. Salvatore Cordileone, Arcivescovo di San Francisco. 
Roberto



On 30th November, the First Sunday of Advent, there will be a Pontifical High Mass at 11am with Archbishop Salvatore Cordileone of San Francisco as celebrant and preacher. Archbishop Cordileone is a friend of the Oratory and last visited us in January 2013.

Il Card. Sepe ha istituito una nuova S.Messa nell'antico rito ogni domenica e festa di precetto a Napoli

 Riceviamo una bella notizia da Napoli!


Laudentur Iesus et Maria! 
Cari Amici, con grande gioia Vi comunico che Sua Em.za Rev.ma il Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, accogliendo la richiesta di applicazione del motu proprio «Summorum Pontificum» avanzata dal nostro Coetus fidelium «Sant’Andrea Avellino», ha stabilito che le celebrazioni secondo l’Usus antiquior del Rito Romano abbiano luogo ogni domenica e festa di precetto alle ore 18:30 presso la Chiesa della Reale Arciconfraternita di Santa Maria del Soccorso (quartiere Vomero-Arenella, piazzetta Giacinto Gigante 38), a partire dal 7 dicembre p.v., II domenica d’Avvento e vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima. 
Il celebrante sarà il Rev.do Don Antonio Luiso, vice-parroco presso la Chiesa di S. Giovanni Battista dei Fiorentini al Vomero. 
Siamo grati a Nostro Signore Gesù Cristo e al Cuore Immacolato di Maria per tale incomparabile dono; non possiamo, tuttavia, non rivolgere il nostro filiale ringraziamento anche al Cardinale Sepe per la paterna benevolenza e l'esemplare sollecitudine pastorale dimostrata nei nostri confronti, nonché al Parroco della Chiesa di S. Maria del Soccorso e al Governo dell’Arciconfraternita per la generosa e calorosa accoglienza. 
Siete tutti invitati a partecipare numerosi e a diffondere la notizia. 
In unione di preghiera
In Cordibus Iesu et Mariae 

A.M.S.

domenica 23 novembre 2014

A Bose studiano come "abolire" il Papato. E il Papa che fa?


Il servizio pubblicato lo scorso 3 novembre in www.chiesa ha suscitato la prevedibile irritazione dei due personaggi in oggetto:  L’ecumenismo riscritto da Enzo Bianchi e Alberto Melloni
Ma ha anche dato spunto a ulteriori critiche al progetto ecumenico coltivato da entrambi e in particolare dal priore di Bose, fresco di nomina papale a consultore del pontificio consiglio per l’unità dei cristiani.
L’autore della seguente nota è sacerdote della diocesi di Bari, docente di liturgia e consultore della congregazione per il culto divino e della congregazione per le cause dei santi.

*

L’ECUMENISMO NON CATTOLICO DI ENZO BIANCHI
di Nicola Bux

La “decostruzione del papato nella sua forma attuale” – come ha fatto notare Sandro Magister – è cara al priore di Bose, secondo cui non c’è più da sperare nell’unità tra le grandi Chiese tradizionali, in quanto la loro divisione su chi abbia il primato sarebbe proprio ciò che impedisce l’unità dei cristiani oggi:
“Nell’Evangelo c’è scritto che i discepoli incominciarono a litigare per sapere chi fosse il primo. Mi sembra che questo litigio sia continuato nella storia della Chiesa e costituisca ancora uno dei nodi centrali della questione dell’unità. Si ignora che ogni tradizione è limitata e parziale e che solo tutti insieme è possibile giungere alla piena verità” (E. Bianchi, “Ricominciare”, Marietti, Genova, 1999, p 73-74).
In realtà, Gesù risolse la discussione pre-pasquale tra i discepoli stabilendo egli stesso il primato di Simone-Cefa.
Inoltre, chi è veramente cattolico sa che non esistono “Chiese tradizionali” ma l’unica Chiesa che quei cristiani autonomamente costituitisi in Chiese e comunità tra il primo e secondo millennio devono giungere a riconoscere presente nella tradizione apostolica condivisa con Roma e da lei suggellata.
Bianchi, quindi, dissimula un’idea relativista dell’unità della Chiesa; né nasconde di condividere la visione di Jean-Marie Tillard, secondo cui la Chiesa è fatta solo dall’insieme di “Chiese sorelle”. Per evidenziare l’erroneità di tale concetto, la congregazione per la dottrina della fede ha emesso il 30 giugno 2000 una nota: Nota sulla espressione “Chiese sorelle”
Inoltre, Bianchi invoca il fatto che il papa non debba decidere nulla da solo, ma poi vorrebbe attribuire a lui il potere “di ridare unità alla Chiesa” (”Ricominciare”, pp. 72-73).
Invece, il teologo ecumenico Max Thurian ha descritto così le conseguenze ecumeniche del Credo comune alle confessioni cristiane:
“L’unità visibile dei cristiani non potrà esser compiuta che nel riconoscimento delle celebrazioni eucaristiche e dei ministeri che strutturano la Chiesa, nella successione apostolica e in comunione col vescovo di Roma. […] Per la Chiesa cattolica, la pienezza dell’apostolicità si trova nella successione dei vescovi dopo gli apostoli e nella loro comunione grazie al ministero di Pietro proseguito dal vescovo di Roma” (”Avvenire”, 29 giugno 1997).
Per Bianchi, al contrario, il riconoscimento del primato papale è il reale impedimento all’unità della Chiesa.
Non so se papa Francesco conosceva tutto questo, quando lo scorso 22 luglio  ha nominato il priore di Bose consultore del dicastero ecumenico della Santa Sede.
Le idee di Enzo Bianchi esprimono quell’“ermeneutica della discontinuità e della rottura” che costituisce il filo rosso dell’edizione bolognese, in più volumi, dei “Conciliorum oecumenicorum generaliumque decreta”, sulla quale a detta delle autorità vaticane “permangono le riserve di carattere dottrinale”.
A questo, l’arcivescovo Agostino Marchetto ha puntualmente e in modo documentato fatto il contrappunto. E il papa lo ha definito “il miglior interprete del concilio Vaticano II”.
Dunque, non dovrebbero esservi dubbi su chi non la conta giusta.

sabato 22 novembre 2014

L'esercizio eroico della virtù di venerazione

Pubblichiamo questo bell'articolo tradotto da Romualdica. E ringraziamo l'autore per il permesso alla pubblicazione. 
Roberto
 L'esercizio eroico della virtù di venerazione
da Romualdica, del 20.11.2014

[Grazie alla cortese autorizzazione di Yves Chiron, riproduciamo l'ultima sezione del suo articolo “Les juges du Pape François”, in Aletheia. Lettre d'informations religieuses, anno XV, n. 223, 9 novembre 2014, pp. 1-4 (p. 4), trad. it. di fr. Romualdo Obl.S.B. (per informazioni e abbonamenti ad Aletheia: Yves Chiron, 10 rue Racine, 85000, La Roche-sur-Yon, France)]

Circa mezzo secolo fa, la Chiesa attraversava – in Francia e in altri Paesi – una grave crisi. A quell’epoca mons. Lefebvre non aveva ancora creato la Fraternità Sacerdotale San Pio X né il seminario di Écône. Alcuni laici cattolici erano in prima linea, attraverso le pubblicazioni che dirigevano, per difendere la Chiesa, la fede, il catechismo. Taluni potevano essere tentati da una rimessa in causa radicale dell’autorità del Papa. L’entrata in vigore della Messa detta di Paolo VI andò a dividere ancora di più i cattolici francesi.
Un intervento, assai poco conosciuto, è stato importante per impedire le derive, le tentazioni sedevacantiste (il termine cominciava appena a circolare) o le tentazioni scismatiche.
Il 26 novembre 1969, in un appartamento privato di Versalilles, Dom Jean Roy, Padre Abate di Fontgombault, riunì discretamente diversi responsabili laici di pubblicazioni cattoliche. Erano presenti Pierre Lemaire, direttore della rivista mensile Défense du Foyer e delle edizioni Saint-Michel, Jean Madiran, direttore della rivista mensile Itinéraires, Marcel Clément, direttore del quindicinale L’Homme nouveau, e altri ancora.
Dopo una cena in cui gli uni e gli altri poterono scambiare e confrontare le proprie opinioni, Dom Jean Roy prese la parola per dare a tutti dei consigli e delle raccomandazioni. Egli era in relazione con ciascuno di loro da molti anni, anche se non aveva alcuna autorità formale nei loro confronti. Nella sua allocuzione, lungamente preparata, egli rilasciò una specie di trattato d’azione per i pubblicisti cattolici in tempo di crisi (la conferenza, dattilografata, non è mai stata pubblicata né diffusa, malgrado l’accordo che Dom Jean Roy aveva dato a uno dei partecipanti).
Egli disse loro che «la prima, e in un certo senso l’unica, legge della vostra attività nella Chiesa e per la Chiesa» dev’essere «il vigore sempre crescente della vostra vita soprannaturale alimentata da tutti i mezzi propri a sviluppare la carità, una carità che trionferà su tutte le difficoltà che incontrerete nel vostro compito».
Il Padre Abate di Fontgombault raccomandava a questi responsabili di pubblicazioni cattoliche di conservare «l’amore e il culto della verità», la «rettitudine dottrinale» e la «rettitudine storica».
La sua lunga allocuzione si concentrò inoltre sull’attitudine dei pubblicisti cristiani di fronte al Papa. Le raccomandazioni che faceva erano fondate su una profonda teologia della Chiesa ed erano ispirate da una visione soprannaturale della situazione presente:
«Certo, anche quando si tratta del Papa, non abbiamo il diritto di chiamare il male bene, l’errore verità. Se il Papa ci dicesse di fare qualcosa d’intrinsecamente malvagio, non sarebbe il caso di obbedirgli, perché l’autorità non esiste che al fine del bene. Talora è legittimo e persino obbligatorio di mettere a parte l’autorità, anche sovrana, dei propri dubbi, delle proprie difficoltà, di fare da contrappeso al suo cospetto, con i giusti mezzi, a delle pressioni indegne».
«Tutto questo detto, occorre certamente riconoscere che molto spesso noi non abbiamo le informazioni sufficienti per giudicare adeguatamente, non dico delle intenzioni e del cuore del Papa – di cui solo Dio è giudice –, ma della sua condotta esteriore, poiché egli vede le cose da più in alto che noi».
«E poi, se abbiamo la certezza pratica che egli si sbagli, noi dobbiamo ciò nonostante esercitare la fede nella funzione del Papa e l’obbedienza ai suoi ordini, la venerazione filiale nei confronti della sua persona. […] certi giorni può accadere che occorra molta umiltà e molta carità, una buona dose di coraggio e della grandezza d’animo, per essere di fronte al Santo Padre ciò che si deve essere. Ricordiamoci allora dell’esempio dei santi, e ricordiamoci che fra i doni dello Spirito Santo vi è il dono di pietà, mediante il quale Dio ci renderà eroici – se occorre – nell’esercizio delle virtù di venerazione».