Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

sabato 31 maggio 2014

"Chiesa ortodossa e seconde nozze" di Don Nicola Bux

CHIESA ORTODOSSA E SECONDE NOZZE 
di Nicola Bux da Magister 

Recentemente, il cardinale Walter Kasper si è riferito alla prassi ortodossa delle seconde nozze per sostenere che anche i cattolici che fossero divorziati e risposati dovrebbero essere ammessi alla comunione. 
Forse, però, non ha badato al fatto che gli ortodossi non fanno la comunione nel rito delle seconde nozze, in quanto nel rito bizantino del matrimonio non è prevista la comunione, ma solo lo scambio della coppa comune di vino, che non è quello consacrato. Inoltre, tra i cattolici si suol dire che gli ortodossi permettono le seconde nozze, quindi tollerano il divorzio dal primo coniuge. 
In verità non è proprio così, perché non si tratta dell'istituzione giuridica moderna. 
La Chiesa ortodossa è disposta a tollerare le seconde nozze di persone il cui vincolo matrimoniale sia stato sciolto da essa, non dallo Stato, in base al potere dato da Gesù alla Chiesa di “sciogliere e legare”, e concedendo una seconda opportunità in alcuni casi particolari (tipicamente, i casi di adulterio continuato, ma per estensione anche certi casi nei quali il vincolo matrimoniale sia divenuto una finzione). 
È prevista, per quanto scoraggiata, anche la possibilità di un terzo matrimonio. Inoltre, la possibilità di accedere alle seconde nozze, nei casi di scioglimento del matrimonio, viene concessa solo al coniuge innocente. 
Le seconde e terze nozze, a differenza del primo matrimonio, sono celebrate tra gli ortodossi con un rito speciale, definito “di tipo penitenziale”. 
Poiché nel rito delle seconde nozze mancava in antico il momento dell'incoronazione degli sposi – che la teologia ortodossa ritiene il momento essenziale del matrimonio – le seconde nozze non sono un vero sacramento, ma, per usare la terminologia latina, un "sacramentale", che consente ai nuovi sposi di considerare la propria unione come pienamente accettata dalla comunità ecclesiale. Il rito delle seconde nozze si applica anche nel caso di sposi rimasti vedovi. 
La non sacramentalità delle seconde nozze trova conferma nella scomparsa della comunione eucaristica dai riti matrimoniali bizantini, sostituita dalla coppa intesa come simbolo della vita comune. 
Ciò appare come un tentativo di "desacramentalizzare" il matrimonio, forse per l'imbarazzo crescente che le seconde e terze nozze inducevano, a motivo della deroga al principio dell'indissolubilità del vincolo, che è direttamente proporzionale al sacramento dell'unità: l'eucaristia. 
 A tal proposito, il teologo ortodosso Alexander Schmemann ha scritto che proprio la coppa, elevata a simbolo della vita comune, “mostra la desacramentalizzazione del matrimonio ridotto ad una felicità naturale. In passato, questa era raggiunta con la comunione, la condivisione dell'eucaristia, sigillo ultimo del compimento del matrimonio in Cristo. 
Cristo deve essere la vera essenza della vita insieme”. 
Come rimarrebbe in piedi questa "essenza"? 
Dunque, si tratta di un “qui pro quo” imputabile in ambito cattolico alla scarsa o nulla considerazione per la dottrina, per cui si è affermata l'opinione, meglio l'eresia, che la messa senza la comunione non sia valida. 
Tutta la preoccupazione della comunione per i divorziati risposati, che poco ha a che fare con la visione e la prassi orientale, è una conseguenza di ciò. 
Una decina d'anni fa, collaborando alla preparazione del sinodo sull'eucaristia, a cui partecipai poi come esperto nel 2005, tale "opinione" fu avanzata dal cardinale Cláudio Hummes, membro del consiglio della segreteria del sinodo. 
Invitato dal cardinale Jan Peter Schotte, allora segretario generale, dovetti ricordare a Hummes che i catecumeni e i penitenti – tra i quali c'erano i dìgami –, nei diversi gradi penitenziali, partecipavano alla celebrazione della messa o a parti di essa, senza accostarsi alla comunione. 
L'erronea "opinione" è oggi diffusa tra chierici e fedeli, per cui, come osservò Joseph Ratzinger: “Si deve nuovamente prendere molto più chiara coscienza del fatto che la celebrazione eucaristica non è priva di valore per chi non si comunica. [...] 
Siccome l'eucaristia non è un convito rituale, ma la preghiera comunitaria della Chiesa, in cui il Signore prega con noi e a noi si partecipa, essa rimane preziosa e grande, un vero dono, anche se non possiamo comunicarci. 
Se riacquistassimo una conoscenza migliore di questo fatto e rivedessimo così l'eucaristia stessa in modo più corretto,vari problemi pastorali, come per esempio quello della posizione dei divorziati risposati, perderebbero automaticamente molto del loro peso opprimente.” Quanto descritto è un effetto della divaricazione ed anche dell'opposizione tra dogma e liturgia. 
L'apostolo Paolo ha chiesto l'auto-esame di coloro che intendono comunicarsi, onde non mangiare e bere la propria condanna (1 Corinti 11, 29). 
Ciò significa: “Chi vuole il cristianesimo soltanto come lieto annuncio, in cui non deve esserci la minaccia del giudizio, lo falsifica”. 
Ci si chiede come si sia giunti a questo punto. 
Da diversi autori, nella seconda metà del secolo scorso, si è sostenuta la teoria – ricorda Ratzinger – che “fa derivare l'eucaristia più o meno esclusivamente dai pasti che Gesù consumava con i peccatori. […] 
Ma da ciò segue poi un'idea dell'eucaristia che non ha nulla in comune con la consuetudine della Chiesa primitiva”. 
Sebbene Paolo protegga con l'anatema la comunione dall'abuso (1 Corinti 16, 22), la teoria suddetta propone “come essenza dell'eucaristia che essa venga offerta a tutti senza alcuna distinzione e condizione preliminare, […] anche ai peccatori, anzi, anche ai non credenti”. 
No, scrive ancora Ratzinger: sin dalle origini l'eucaristia non è stata compresa come un pasto con i peccatori, ma con i riconciliati: “Esistevano anche per l'eucaristia fin dall'inizio condizioni di accesso ben definite [...] e in questo modo ha costruito la Chiesa”. 
L'eucaristia, pertanto, resta “il banchetto dei riconciliati”, cosa che viene ricordata dalla liturgia bizantina, al momento della comunione, con l'invito "Sancta sanctis", le cose sante ai santi. 
Ma nonostante ciò la teoria dell'invalidità della messa senza la comunione continua ad influenzare la liturgia odierna.

MiL ha ricevuto 5 MILIONI di visite! Grazie!!


5  MILIONI di VISITE!
30 maggio 2014

Carissimi amici e lettori,

siamo arrivati a quota 5.007.000 visite al blog MiL - Messainlatino.it ! (scusate se ci è scappata la cifra tonda)

Quota 4 milioni e cento era stata raggiunta a dicembre 2013 (si veda qui)

In 5 anni ci avete visitato in più di  5  milioni (qui il primo post nella "lontana" domenica gaudete del 2008), di cui un novecentomila nei soli ultimi 5mesi!!!

Siete quasi 3000 persone al giorno (con picchi di 3700), e ci visitate per una media di 4000 volte al giorno (con vette di 7000 volte al giorno; mentre in media 180.000 volte al mese), con un aumento del 40% al bimestre, secondo il calcolo del contatore sulla destra del blog.

Provenite da moltissimi Paesi dell'Orbe (189), Stato della Città del Vaticano compreso,(potremmo dire da tutti e 5 i Continenti: ci leggete, infatti, oltre che da moltissimi Stai dellEuropa e dell'America del Nord e del Sud, anche dalla Cina, dalla Corea, dall'Australia, dall'Indonesia, dal Giappone, dagli Emirati Arabi, da Capo Verde, dall'India, dalla Russia, dalla Costa d'Avorio, dal Kenya, ecc, ecc) come si può verificare dalla geolocalizzazione del nostro contatore del blog.

MiL Su FACEBOOK
Anche il nostro profilo su Facebook cresce: abbiamo già 3.430  amicizie (330 in più rispetto a dicembre 2013, e che continuano ad aumentare di giorno in giorno), il nostro Gruppo (in cui viene ora dato maggior spazio ai commenti e ai post dei lettori) conta 1.927  membri (339 in più rispettoa dicembre 2013), e la nostra Pagina "piace" a 1.662  (75 in più rispetto a dicembre 2013) di Voi lettori.

Anche la pagina (2012) "Per il rinnovamento della Liturgia nel solco della Tradizione" (che presenta preghiere, riti e notizie sulle liturgie e sulle celebrazioni delle SS. Messe non solo V.O. dei gruppi stabili, ma anche N.O. celebrate secondo la riforma "benedettiana" della riforma: con dignità, decoro, coram Deo, ecc): siamo solo a 615 mi piace: 153 in più rispetto al 2013!

La nostra  nuova newsletter di MiL (Gli Iscritti sono aumentati a 260 in un anno e mezzo!). Ogni giorno, verso sera, gli iscritti ricevono una mail con tuti i post che sono usciti nel giorno corrente. Comodo per essere sempre aggiornati sulle pubblicazioni di MiL, se non si può o non si vuole accedere direttamente al blog dal computer che si sta usando.

I nostri lettori "affezionati" del blog di Messainlatino, visibili sul blog sono ora: 130  (1 solo in più rispetto al 2013).


TWEET
Anche MiL ora cinguetta!  Dal 20dicembre 2012, giorno in cui è stato lanciato il primo "cinguettio" del Papa (allora era Benedetto XVI; si veda qui), anche MiL ha un suo accout su Tweet @messainlatino, anche con  hastag #messainlatino: nel giro di un anno siamo arrivati a 327  followers (62 in più da dicembre 2013)

La partecipazione e la crescita di Voi lettori, non può che farci piacere... è la migliore gratificazione e riconsocimento dei nostri lavori, delle nostre fatiche, del nostro impegno a fare ricerche e a dare comunicazioni e notizie.
E' il miglior incentivo a continuare e a migliorere il lavoro ad maiorem Dei Gloriam e per Voi

VOBIS GRATIAS!

GRAZIE A TUTTI!                    
Merci à tout le monde!    Thank all of you!    Danke schön!    ¡Gracias a todos! Obrigado!    Σας ευχαριστώ όλους!   Dziękuję wszystkim! Hvala vsem!   Ďakujem vám všetkým!    Köszönöm mindenkinek! Благодаря на всички!     Hepinize teşekkür ederim!     شكرا لكم جميعا !     Dėkoju jums visiems!    Va multumesc tuturor!    Děkuji vám všem!     Dank je wel allemaal!   Grazzi kollha!   
谢 谢大家!    Tak til alle!      Tack alla!    Takk til dere alle!     Salamat lahat!     ありがとうございました!    Kiitos kaikille!    आप सभी को धन्यवाद!     Спасибо вам всем!     모두들 감사합니다!     Thank ju të gjithë!    Terima kasih semua!    Спасибі вам усім!     Þakka ykkur öll!     Ви благодарам на сите!    תודה לכולכם  !

venerdì 30 maggio 2014

Al III pellegrinaggio "Summorum Pontificum" a Roma (ottobre 2014) parteciperanno tre Cardinali: Sarah, Pell e Burke





Giovedì 23 ottobre, ore 19:15 VESPRI SOLENNI e accoglienza dei pellegrini presso la Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini da parte di Mons. Guido Pozzo, Segretario della P.C.E.D.

Venerdì 24 ottobre, ore 8:45 S. - ROSARIO per i nascituri, nella chiesa di Sant'Agostino dinnanzi alla statua della Madonna del Parto.  visite culturali e iniziative spirituali libere o dei gruppi
Venerdì 24 ottobre, ore 11:00 - Incontro sacerdotale (per sacerdoti e seminaristi) con Sua Eminenza il cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, che ha gentilmente accettato di ricevere i membri del clero che parteciperanno al terzo pellegrinaggio internazionale 'Populus Summorum Pontificum'.
Venerdì 24 ottobre, ore 15:00 - VIA CRUCIS  sul colle Palatino
Venerdì 24 ottobre, ore 18:30 - S. MESSA PONTIFICALE presso la Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, per celebrare il 10° anniversario dell'Associazione Juventutem, celebrata da S.E.R.ma Card. George PELL  Prefetto del Segretariato per l'Economia. 


Sabato 25 ottobre, dalle ore 9:30: ADORAZIONE EUCARISTICA presso la Basilica di Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova), seguita dalla processione verso S. Pietro
Sabato 25 ottobre, ore 12:00 S. MESSA PONTIFICALE nella Basilica di San Pietro celebrata da S. E. Rev.ma Cardinale Raynomd Leo BURKE Prefetto della Suprema Segnatura Apostolica.
26 ottobre, ore 12:00 S. MESSA PONTIFICALE della Festa di Cristo Re a Norcia, Basilica di S. Benedetto, seguita dal pranzo con i Monaci (OSB)
                 
               ore 11:00 Per il Pellegrini che resteranno a Roma: S. MESSA SOLENNE presso la Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini

Comunione ai divorziati risposati: ai tempi di Gesù era peggio! (F. Agnoli)

La Comunione ai divorziati risposati è un'esigenza dovuta ai tempi? Falso!
Al tempo di Gesù le famiglie e la morale erano molto peggio
di Francesco Agnoli, da La Nuova Bussola Quotidiana del 25.5.2014
 
Quello che si sente dire, non di rado, anche in ambienti cattolici, è che la concessione della comunione ai divorziati risposati è un’esigenza dovuta ai tempi. Troppe sono oggi le persone divorziate risposate, per mantenere in vita vecchie regole e vecchi schemi.
Si tratta con tutta evidenza di una idea debole, per la quale la verità è sottomessa all’arbitrio del numero. Fu utilizzata dai radicali al tempo del divorzio (“sono già milioni i divorzi de facto, per ignorare ancora la possibilità di un divorzio riconosciuto”, si diceva già allora), e sempre dagli stessi per legalizzare l’aborto: “poiché gli aborti clandestini sono ormai la norma, tanto vale regolarizzare l’aborto tout court”.
Ma lo scopo di questo articolo non è quello di valutare un simile ragionamento sul piano logico; e neppure da un punto di vista teologico. Lo scopo è semplicemente capire, da un punto di vista storico, se questa posizione sia compatibile con l’insegnamento di Cristo.
La domanda che vogliamo porci è allora questa: come si comporterebbe Colui che è sommamente buono e misericordioso, Gesù Cristo stesso, se venisse oggi? Cambierebbe la dottrina dell’indissolubilità matrimoniale, ritenendola inadeguata ai tempi, e irrispettosa per l’alto numero di divorziati risposati oggi esistente? Introdurrebbe eccezioni, casistiche, problematicità varie come quelle proposte dal cardinal Kasper? Renderebbe un po’ più flessibile, quel laconico e lapidario comandamento che dice “Ciò che Dio congiunge, l'uomo non separi” (Mt.19,8)?
Il primo punto da cui partire è senza dubbio questo: il matrimonio, nel mondo antico, pre-cristiano, è di due tipi: monogamico, o poligamico.
La monogamia è presente in Grecia, presso il popolo ebraico e a Roma; in altre civiltà, invece, vige la poligamia.
L’insegnamento di Cristo sulla famiglia non è dunque una novità del tutto inaudita: la monogamia, lo si ripete, era intuita presso vari popoli come l’istituto portante della società. Siamo di fronte a quello che viene chiamato di solito il “diritto naturale”: anche popoli non cristiani portano nel loro cuore il suono di esigenze morali universali. Come Ippocrate aveva capito che abortire è uccidere, in un’epoca in cui l’aborto era però la norma, così i romani comprendevano bene che l’optimum, nel rapporto uomo donna, è la fedeltà e la durata del coniugio.
Così in età repubblicana, cioè prima di Cristo, a Roma è previsto il fidanzamento, attraverso una cerimonia ufficiale comprendente lo scambio di un anello (messo nell’anulare, perché, secondo Aulo Gellio, esisterebbe “un nervo molto sottile, che parte dall’anulare e arriva al cuore”). Ad esso segue il matrimonio: una cerimonia solenne, contrassegnata da una sorta di comunione davanti ad un altare, su cui viene offerto a Giove un pane di farro. Inoltre vi è il sacrificio di un animale, di cui vengono lette, da un aruspice, le interiora. Una donna, sposata una sola volta, e quindi di buon auspicio, unisce le mani degli sposi, di fronte ai sacerdoti e a dei testimoni, a dimostrazione della funzione anche sociale del matrimonio. Uomini e divinità sono dunque chiamati a testimonianza di un fatto, lo si ripete, di cui è piuttosto chiara l’importanza.
In verità, però, se andiamo a scavare in profondità, scopriamo che anche la monogamia romana, forse la più solida nel mondo antico, era inficiata da mille eccezioni: il maschio, per esempio, poteva andare tranquillamente con le schiave, senza che ciò costituisse uno scandalo neppure per la moglie; inoltre poteva ripudiare la moglie per una serie piuttosto abbondante di motivi. Così anche la monogamia ebraica era quasi una finzione, in quanto le scuole rabbiniche potevano ampliare a dismisura la possibilità del ripudio, permettendo così agli uomini di sposare, in successione, molte e molte donne. Non solo: anche la poligamia era piuttosto praticata.
Se torniamo a Roma, in età imperiale, cioè all’epoca di Cristo, e poi nei secoli di graduale affermazione del cristianesimo, i costumi sono precipitati. Tutti gli storici sono concordi nel rilevare che la monogamia, già dissolubile, dell’età repubblicana, è in grave crisi. La durata media dei matrimoni è sempre minore; i divorzi sono sempre di più; persino la cerimonia nuziale, in perfetto accordo con la graduale diminuzione del senso del coniugio, è divenuta semplice, veloce, quasi banale. Ormai, come scrive Igino Giordani nel suo capolavoro, “Il messaggio sociale del cristianesimo”, «per divorziare non occorrevano forme complicate. Come per sposare. Bastava un avviso a voce o per iscritto o per messaggio»; tutto era più semplice rispetto al passato repubblicano e il divorzio «divenne una piaga che incancrenì l’istituto del matrimonio e logorò la famiglia».
Il grande Seneca, un contemporaneo di Gesù, scrive che ormai le persone «divorziano per sposarsi e si sposano per divorziare». Giovenale, nel I secolo dopo Cristo, ricorda il nome di una donna che si è sposata 8 volte in 5 anni, mentre Marziale descrive la crisi del matrimonio contemporaneo citando Telesilla, con i suoi 10 mariti. Il grande storico romano Carcopino, nel suo La vita quotidiana a Roma, ribadisce il concetto: il divorzio in età precristiana, a Roma, era raro, in età imperiale estremamente diffuso. Anche perché, come ricorda la storica Eva Cantarella, nel suo L’ambiguo malanno, alla possibilità del divorzio richiesto dal marito, con la donna di solito come vittima impotente, si era andata affiancando la possibilità che a divorziare fossero anche le donne.
Dato di fatto incontestabile: all’arrivo di Cristo e nei secoli successivi nell’impero romano il matrimonio e la famiglia erano in crisi più che mai; una crisi che si riversava anche sulla società e che finiva anche per avere ripercussioni demografiche. In questo contesto, per citare ancora la Cantarella, la predicazione di Cristo sul matrimonio indissolubile fu senz’altro ben poco “realistica” e alquanto “rivoluzionaria”. Tanto più che per i pagani il matrimonio durava sinché dura la volontà di stare insieme, mentre i cristiani “prendevano in considerazione la sola volontà iniziale, fissandola per così dire nel tempo, e solo ad essa attribuendo valore determinante”.
Di qui le legislazioni degli imperatori cristiani, che piano piano cominciarono a limitare i divorzi, imponendo «per la prima volta, una casistica di circostanze che li giustificavano».
Quanto all’insegnamento e all’educazione cristiani, un apologeta come Giustino nella sua Apologia per i cristiani del II sec. d. C espone il pensiero tradizionale della Chiesa, condannando le seconde nozze e il divorzio dei suoi contemporanei e invitando a rispettare in toto l’insegnamento di Cristo. Che certamente non si impone facilmente, soprattutto presso i ceti più alti. Sembra per esempio che Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, sia stato il primo sovrano franco ad avere una sola moglie, meritandosi anche per questo l’appellativo di “Pio”.
Nel corso dei secoli seguenti la Chiesa si batterà in ogni modo anzitutto per insegnare l’importanza e la grandezza dell’indissolubilità matrimoniale, nello stesso tempo per difenderla, soprattutto dalla prepotenza maschile. Tutti ricordano che per questa posizione intransigente si arrivò persino ad uno scisma, quello con l’Inghilterra di Enrico VIII, quando sarebbe bastato annullare le nozze del re inglese, o concedergli il divorzio da Caterina, per scongiurarlo.
Ma i casi simili sono moltissimi. Ricordava infatti lo storico Jacques Le Goff su Avvenire (21/1/2007): “Si dice spesso che in caso di adulterio non vi è uguaglianza fra uomo e donna. Ora, in un certo numero di casi molto particolari, e spesso molto famosi, l'uomo è stato severamente condannato dalla Chiesa, pensiamo al re di Francia Roberto il Pio o a Filippo Augusto. Roberto il Pio, nei primi anni dell'XI secolo, dovette separarsi dalla seconda moglie, Berta di Blois, poiché il clero lo considerava bigamo (la prima moglie era ancora viva) e incestuoso (i due erano consanguinei in terzo grado). Il papa Innocenzo III, invece, eletto nel 1198, lanciò l’interdetto contro il regno di Filippo Augusto, che aveva ripudiato nel 1193 la moglie, Ingeborg di Danimarca, e aveva sposato Agnese di Merania. Negli statuti urbani del XII secolo in Italia e del XIII in Francia, si trovano articoli sulla punizione dell’adulterio che prevedono dure pene sia per gli uomini che per le donne. Così, ad esempio, le Consuetudini di Tolosa del 1293, che raccomandano e illustrano in un disegno la castrazione di un marito adultero...”.
Possiamo citare un altro caso interessante, che ci dice di come l’indissolubilità sia stata per la Chiesa una verità non negoziabile, neppure con i più potenti. Come nel caso di Teutberga. Racconta lo storico Robert Louis Wilken, nel suo I primi mille anni, riguardo al papa Niccolò I: «In un famoso confronto sfidò il re Lotario II di Lotaringia, che aveva divorziato dalla moglie Teutberga perché non gli aveva dato un erede maschio. Quando gli arcivescovi di Colonia e Treviri giunsero a Roma con i verbali di un sinodo che aveva riconosciuto la validità del divorzio, Niccolò scomunicò i due vescovi. Per tutta risposta l’imperatore Ludovico II (fratello di Lotario, ndr) fece marciare le sue truppe su Roma, accusando Niccolò di ‘volersi ergere a ‘imperatore del mondo’. Il papa però fu irremovibile e alla fine Lotario dovette accettare Teutberga come sua legittima consorte».
Ora, a parte notare quanto gesti come questo, ripetuti molte volte nella storia, abbiano significato per la difesa della dignità femminile, spesso esposta, in passato, alla maggior forza maschile, si può concludere questa breve rassegna storica attualizzandola: anche oggi un prelato tedesco vorrebbe cambiare la dottrina, sostenuto anche dai Lotari di oggi (il potere mediatico ecc). Ma Roma è Roma, e non può mutare dottrina. Non per “cattiveria” verso i divorziati risposati, ma per fedeltà a Cristo e per il bene delle generazioni future: alle quali è opportuno tornare ad insegnare la grandezza e la felicità insita nell’amore per sempre. È tempo, certo, di sanare ferire e curare i sofferenti (questo il compito pastorale che si può certamente profilare per il futuro), ma anche di costruire piano piano, dalle rovine di questo vecchio mondo, una nuova civiltà, più umana perché più cristiana. Rammentando san Paolo, quando parla dell’amore (anche quello coniugale, ovviamente): «L'amore è paziente, è benigno l'amore; non è invidioso l'amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L'amore non avrà mai fine».

giovedì 29 maggio 2014

Preghiera per la beatificazione di Pio XII


Signore Gesù Cristo, Ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa il papa Pio XII,
maestro fedele della Tua verità e pastore angelico.

Egli, con dottrina sicura e mite fermezza,ha esercitato il supremo ministero apostolico
guidando la Tua Chiesa attraverso il mare agitato delle ideologie totalitarie,
ha aperto le braccia di Pietro, senza distinzione,
a tutte le vittime dell’immane tragedia della II Guerra Mondiale
ammonendo che nulla è perduto con la pace, opera della giustizia;
con umiltà e prudenza ha dato rinnovato splendore alla Sacra Liturgia:
e ha manifestato la gloria di Maria Santissima proclamandone l’Assunzione al Cielo.

Fa’, o Signore, che sul suo esempio impariamo anche noi a difendere la verità,
a obbedire con gioia al magistero cattolico e a dilatare gli spazi della nostra carità.
Per questo ti supplichiamo, se è per Tua maggior gloria e per il bene delle nostre anime,
di glorificare il Tuo servo, il Papa Pio XII.
Amen

Testo: don Nicola Bux
Imprimatur: Angelus Card. Bagnasco

Il Papa ha parlato bene. Repliche di un lettore di MiL alle "correzioni" delle parole di Francesco al Memoriale di Yad Vashem

Ieri abbiamo proposto alla vostra lettura (anche per far nascere un confronto)  le considerazioni teologiche di un nostro lettore, alle parole pronunciate dal Papa il 26.05.2014 al Memoriale Yad Vashenm. 
Un altro lettore ci ha scritto per sottoporci le sue contro-considerazioni. Le pubblichiamo di seguito. Esse sono puntuali e certamente in parte condivisibili. Bisogna ricordare però che le "correzioni" del primo lettore alle parole del Papa sono sorte a parer nostro, in un tentativo di ridimensionarne la strumentalizzazione: si ha forse l'impressione che dal Papa  (e dalla Chiesa) si pretendano buonisti iperboli  solo di fronte a determinati eventi buissimi della Storia dell'Uomo (da condannare senza riserve! e bene ha fatto il Papa!), mentre per altri sembra normale (od opportuno o senza interesse alucno) che egli non dica nulla...
L'eccesso di cordoglio e il monito di condanna, per quanto fondati e doverosi, rischiano forse di essere percepito come meno sincero e meno opportuno se dà l'impressione di scivolare in derive di "politicalmente corretto",  o di fallare in grossolane sviste teologiche (che per conto di un Papa non è da poco). 
Ringraziamo entrambi i lettori intervenuti, e ci uniamo alle preghiere per il Santo Padre. 

Questo incontro dialettico, pacato, dotto e costruttivo ci piace molto!! Se impedire i commenti produce questi buoni frutti, ben venga! 

Roberto
 
Cara redazione di MiL,

in relazione al post: "Alcune considerazioni teologiche sulle parole del Papa ..."
vorrei rispondere con un paio di contro-considerazioni. Che Papa Francesco   sia impreciso teologicamente in certi discorsi pubblici è vero. Che il  Papa sia da criticare quando è necessario, è giusto e doveroso   (personalmente non mi sento certo un papaboy: ci sono molte cose  nell'agire quotidiano che, secondo me, non sta facendo affatto bene). Ma  la critica che avete pubblicato mi pare inconsistente e farisaica. Vediamo due passaggi:
"Faccio umilmente notare che quando Dio nella Genesi si pone la domanda,  non stava certo pensando alla Shoa né allo Yad Vashem"
Dio "pensava" certamente a tutti i disastri che l'uomo compie quando si erige dio di sé stesso, dall'uccisione di Abele sino alla fine della Storia, quindi certamente inclusa la Shoa. Precisare "Dio nella Genesi", come a voler richiamare un vincolo di temporalità, come se quella frase avesse senso solo nel momento storico a cui si riferiva o in cui fu  scritta, è un modo molto ingenuo e limitativo di leggere la Bibbia e
interpretare la Parola di Dio.

"Affermare poi che "forse nemmeno il Padre poteva immaginare" l'abisso di  perdizione dell'umanità è una eresia ancora più manifesta e palese."
in Genesi 6, 6-7 (edizione CEI 2008) non sta forse scritto (grassetto mio):
"6 E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne  addolorò in cuor suo. 7 Il Signore disse: "Cancellerò dalla faccia della  terra l'uomo che ho creato e, con l'uomo, anche il bestiame e i rettili e  gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti"
In Giona 3, 10 (edizione CEI 2008) non sta forse scritto:
"6 Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva  minacciato di fare loro e non lo fece."

Stesso concetto, "ravvedersi" in italiano vuol dire "riconoscere di aver  agito male e correggersi.". Se dovessi giudicare questi passaggi biblici (e probabilmente altri) con lo stesso metro puntiglioso e letterale del vostro lettore, dovrei concludere che la Bibbia è eretica: non è concepibile che Dio si penta delle proprie azioni perché contraddirebbe la  propria infallibilità.

Lascio a chi è più esperto di me l'eventuale disquisizione sulle traduzioni a volte imprecise dei testi antichi; ma se quei passaggi sono così come sono nella Bibbia 2008 approvata dalla CEI, io concludo che -  non potendo essere eretiche - si tratta di iperboli, di espressioni  letterarie rivolte a sottolineare la gravità degli atti umani davanti ai  quali Dio si adira. Ecco che anche la frase del Pontefice è evidentemente
un'iperbole che Francesco ha ritenuto di dover usare per commentare uno degli abissi della Storia.

Nell'introduzione ho scritto "critica farisaica": intendevo dire che  troppo focalizzata sul particolare ed è sterile. Non pretendo che la mia  interpretazione sia quella definitiva, anche perché non sono certo un'esperto in esegesi biblica, ma mi pare che un qualsiasi commento serio  non può non considerare i punti che ho citato. È certamente opportuno  discutere se sia opportuno che un Papa usi iperboli, e fino a che punto, o  se debba mantenersi teologicamente impeccabile in ogni intervento pubblico. Ma commentare con superficialità e col ditino alzato solo per  sottolineare presunti errori, senza curarsi di dare il giusto contesto, fa  altrettanti danni all'evangelizzazione dei tentativi di relativizzazione  dei modernisti, progressisti, o come vogliamo chiamarli.
Passando su un altro piano, le considerazioni finali del vostro lettore sono antisioniste ed antisemite, ma soprattutto false: infatti Papa Francesco ha dato ampio spazio anche alla "campana" palestinese, come le foto vicino al cosiddetto "muro dei territori" testimoniano. Non aggiungo altro perché mi pare totalmente inopportuno mescolare commenti teologici e  politici.
Grazie per l'attenzione e preghiamo per il Santo Padre.

mercoledì 28 maggio 2014

Il martirio del fondatore dei Figli di Dio


Il centenario della nascita di don Divo Barsotti
di Cristina Siccardi, da Corrispondenza Romana, del 28.05.2014

don divo Barsotti
Don Divo Barsotti 1914-2006
Don Divo Barsotti, del quale quest’anno si celebrano i cento anni dalla nascita (1914-2006), pur essendo stato prolifico pensatore e scrittore, non viene citato dalla maggioranza dei teologi. Per quale ragione?
Seppure apprezzato dalle più alte gerarchie ecclesiastiche a lui contemporanee, questo monaco mistico fu un “grillo parlante” che non ebbe paura di mettere, pubblicamente, il «dito nella piaga»: la volontà di molti uomini di Chiesa di abbracciare il mondo. Pietro Zovatto, autore dell’introduzione al libro del monaco toscano L’attesa. Diario: 1973-1975 (San Paolo, pp. 266, € 17.00) scrive:
«Anche il Concilio Vaticano II, e più precisamente nella costituzione Gaudium et spes, non sfugge all’ambiguità nel determinare il rapporto chiesa-mondo e si lascia sfuggire un’occasione unica, quella di portare la Croce al centro dell’assise conciliare. Forse i padri conciliari opinavano di non prendere di petto l’orientamento prevalente del “processo della storia” in corso verso la mondanità, mentre proprio questo “ipostatizzare la vita del mondo” (20.7.1974) è come legittimare il rifugio dell’uomo in un luogo dove non si trova che l’assenza di Dio, nella “vanità di ogni valore creato. Lo Spirito Santo sempre ha assistito la sua Chiesa, e il Concilio Vaticano II nel cambiare tutto, a cominciare dalla pietas con il “culturalismo liturgico”, fa quasi un atto di accusa allo Spirito Santo che fino agli anni Sessanta non avrebbe assistito la sua Chiesa in modo adeguato» (pp. 15-16).
L’attesa è il quindicesimo Diario di don Barsotti, in esso emergono osservazioni, riflessioni, considerazioni schiette e genuine, chiare manifestazioni di un’anima che cerca la santità propria ed è assetato di santità altrui, alla quale attingere… ma l’orizzonte è alquanto spoglio. Infatti, il 14 maggio 1975 scrive: «Chiaravalle milanese. Ho ascoltato stasera P. Leclercq. Anche i più grandi uomini quando non sono dei santi non fanno che rivelare la loro povertà» (p. 228).
Jacques Leclercq (1891-1971), moralista e sociologo, canonico e professore all’Università di Lovanio, tese a una teorizzazione del diritto naturale che, pur ispirata al tomismo, soddisfacesse le istanze della cultura contemporanea; ma don Barsotti non ha mai desiderato soddisfare le necessità della filosofia, della teologia e della cultura contemporanee, bensì quelle dell’anima, centro della vita terrena ed eterna di ogni individuo.
In molte pagine don Barsotti ci appare come un latitante della Chiesa, una Chiesa che non gli dà quel nutrimento di cui egli grida il bisogno: «Vuoto. Non si può costruire sull’acqua, né l’albero cresce e vive senza radici. Questo ci sembra oggi la Chiesa. (…) Sono legato da innumerevoli impegni che danno solo l’impressione della vita e non fanno in realtà che assicurare la morte. La scuola in seminario a giovani che non ascoltano e non si interessano; predicazione a sacerdoti, a religiosi, a suore che ascoltando hanno compiuto il loro dovere per poter continuare poi la loro vita, per mascherare così a loro stessi il deserto e il silenzio di Dio. Mio Dio, liberami da questo inganno; fammi vivere» (p. 223).
Egli si scaglia contro l’orgoglio e la superbia, contro l’antropocentrismo, contro tutto ciò che impedisce al Cristianesimo di esprimere la sua dirompente forza, ovvero la sua «passione»: senza passione, intesa sia come amore e sia come calvario, non si vive, ma si muore. «Come si salverà il mondo? Tutto sembra precipitare nel caos e nella morte. (…) La Chiesa si disfà. Che cosa ci chiede Dio per collaborare alla salvezza del mondo? Null’altro, ci sembra, che l’obbedienza e la fede, ma costano più di un martirio di sangue» (p. 221).
L’autore ci rivela tutto il suo dolore e questa sua immane angoscia, sia spirituale che intellettuale, è così alta da preferire ad essa un martirio di sangue. Eppure ci pare di intravvedere uno spiraglio di speranza: i grandi santi della Sposa di Cristo sono riusciti, da soli e con la Grazia del Signore, ad edificare la Città di Dio anche nel mondo: «Perché ci si agita tanto per quanto si fa, per come si governa la Chiesa, per quello che non si fa e si vorrebbe che fosse fatto?.. non solo i santi del medioevo potevano vivere la loro unione con Cristo e con la Chiesa senza occuparsene troppo, ma perfino i santi della Controriforma non erano, non sono stati mai eccessivamente turbati per quanto si faceva a Roma. Chi ne fu turbato non fu Ignazio ma Lutero» (p. 31). I santi, in fondo, non si preoccupano, ma si occupano di costruire là dove si distrugge.

Il film Cris+iada esce finalmente in Francia e fa record di spettatori (14.05.2014). E commuove. Quando anche in Italia?

Qui i nostri articoli sul film che in Italia è stato proiettato solo al Pontificio Seminario Romano di San Giovanni in Laterano due anni, cotringendo a numerose repliche, visto il "tutto eusarito" di ogni proiezione. 
Romano


IL FILM CRISTIADA VIENE DISTRIBUITO IN FRANCIA: ED E' SUBITO BOOM
da Basta Bugie del 28.05.2014

L'epopea dei Cristeros messicani: quando i cattolici sono costretti a impugnare le armi per difendere la Chiesa
di Leone Grotti
Non se lo aspettava nessuno. E invece il film Cristiada (For greater glory), uscito in Francia con il titolo "Cristeros", sta sbancando il botteghino. La pellicola sull'insurrezione popolare dei cattolici messicani contro il governo anti-cristiano nella seconda metà degli anni '20 è stata prodotta con un cast di prim'ordine (Garcia, Longoria, O'Toole) nel 2011, ma non ha riscontrato l'interesse di nessun grande distributore europeo. In Italia, infatti, è circolato solo grazie a proiezioni private.

SCOMMESSA VINTA
In Francia, invece, grazie alla scommessa di Saje, è arrivato nei cinema lo scorso 14 maggio: «La prima settimana siamo riusciti a distribuirlo in 61 sale e la risposta del pubblico è stata ottima: ad oggi il film è già stato visto da 25 mila persone e si è classificato al terzo posto in tutta la Francia per il rapporto tra spettatori e sale», spiega a tempi.it il presidente di Saje, Hubert de Torcy.

FILM DI ENORME QUALITÀ
La casa francese che realizza prodotti audiovisivi «per la missione» non si era mai lanciata nella grande distribuzione. Questa è la loro prima esperienza: «Abbiamo creato un nuovo ramo della nostra società per permettere a questo film di essere accessibile a tutto il pubblico francese. È incredibile come, nonostante l'enorme qualità di questa pellicola sui Cristeros», i martiri messicani che diedero la vita per non abiurare la fede, «fino ad oggi nessuna grande casa francese abbia deciso di distribuirlo».

SPETTATORI SCONVOLTI E COMMOSSI
I fatti dicono che hanno sbagliato. Se la prima settimana il film «è stato distruibito in 61 sale, questa seconda lo sarà in 70». De Torcy è più che soddisfatto del risultato: «Gli spettatori sono tanti se pensiamo al numero esiguo delle sale». Ma soprattutto è contento chi si è recato al cinema: «La gente che esce dalle sale è davvero entusiasta. Tantissimi hanno mostrato di essere rimasti sconvolti, commossi fino alle lacrime. Bisogna ammettere che le testimonianze eroiche della maggior parte di questi Cristeros martiri sono edificanti».
«In effetti – continua il presidente – è impossibile andare al cinema e non porsi questa domanda: che cosa avrei fatto io al loro posto? Sapere poi che queste persone sono realmente esistite, che la storia è vera e vedere le foto reali di alcuni di loro nei titoli di coda interroga profondamente gli spettatori».

TRA I "MIGLIORI FILM DI TUTTI I TEMPI"
Le storie di martirio alla base del film (che vi abbiamo raccontato in diversi articoli) sono poco conosciute e molti in Francia hanno parlato di «censura» a proposito della tarda distribuzione della pellicola. «Personalmente non credo che questo film sia stato censurato. Da una parte – afferma de Torcy - penso che alcuni produttori stranieri non siano inseriti nei circuiti convenzionali e facciano quindi fatica a raggiungere i distributori locali. Dall'altra ritengo che molti distributori non si trovino a loro agio con certi film "impegnati", che per seguire un linguaggio alla moda vengono definiti "di nicchia"».
Ma che "di nicchia" non sono affatto, se è vero che il sito di riferimento francese per il cinema e le serie tv (AlloCiné) l'ha addirittura inserito tra i «migliori film di tutti i tempi».

Precisazioni teologiche sulle parole di Papa Francesco pronunciate allo Yad Vashem (26.05.2014)


Un lettore ci invia queste considerazioni sulle parole del Papa pronucniate il 26.05.2014 al Memoriale di Yad Vashem, durante il suo viaggio in Terra Santa. 
Alcuni giudizi sono forse un po' forti, ma in linea di massima anche noi ne condividiamo la linea di fondo in merito alle imprecisioni pronunciate dal Papa. Che, se pur dette con il miglior intento e suscitate da forti sentimenti di rispetto e dolore, purtroppo però prestano il fianco a critiche e fraintendimenti. 
Nel merito della vicenda, onde evitare polemiche da una parte o dall'altra (e ci siamo capiti bene! E guai a chi sollevasse polemiche o accarezzasse deliranti considerazioni, ahinoi!, non ancora sopite del tutto!) sottolineiamo che ci uniamo convinti alla sgomenta condanna che anche questo Papa (così come i suoi predecessori da Pio XII in poi) ha pronunciato verso i crimini commessi contro l'umanità durante la II G.M, e simboleggiati e richiamati tutti nel Memoriale di Yad Vashem. Ancora una volta rinnoviamo quindi l'accorrato appello che mai più si compiano gli sterminii nei campi di concentramento o in altre forme eseguiti. 
Ogni forma di violenza contro l'uomo e di repressione terroristica (di qualunque colore politico o per qualsiasi diabolico intento o disegno malefico perpetrate) contro i fratelli, è da condannare senza riserve! Davanti a certi ricordi l'animo rabbrividisce e raggela di fronte a cosa è stato capace l'uomo, che si era perso negli abissi nel male.
E bisogna ricordarli a lungo, questi fatti, perchè genocidi o stermini non si ripetano mai più, nè quelli contro gli ebrei, nè quelli contro zingari ed omossessuali, nè quelli contro gli ucraini (Holodomor), nè quelli contro italiani dalmati ed (nelle foibe), nè quello contro nemici politici (Russia ai tempi di Stalin),  nè quelli contro i bosniaci (Srebrenica), nè quella a Cuba, nè quella in Messico, nè quelli in Spagna, nè quella in Estremo Oriente, nè quella in Libia, in Siria, ecc. ecc. Ma non ce n'è uno peggiore (e più meritevole di essere ricordato o celebrato) degli altri.

Roberto



Cito testuale quanto pronunciato da Papa Bergoglio il 26 maggio 2014 a Gerusalemme  al memoriale di Yad Vashem  


“Adamo, dove sei?” (cfr Gen 3,9).
Dove sei, uomo?

Dove sei finito?
In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: “Adamo, dove sei?”.
In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio.
Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi… ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso!
Quel grido: “Dove sei?”, qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell’ Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo…"

Faccio umilmente notare che quando Dio nella Genesi si pone la domanda, non stava certo pensando alla Shoa né allo Yad Vashem. Questa esegesi è eterodossa; faccio anche umilmente notare che Dio si rivolge all'uomo e non al Figlio (specie se espresso al singolare) perché il Figlio (unico e solo) del Padre (la Trinità per un papa dovrebbe essere chiara) è Cristo, l'uomo invece
è figlio adottivo di Dio e non del Padre inteso quale Persona divina e comunque lo è in conseguenza della venuta salvifica di Cristo.  Per la teologia ebraica Dio non è Trinità e l'adozione non è per tutti gli uomini ma per un popolo (quello eletto dei fratelli maggiori - sic!).
Affermare poi che "forse nemmeno il Padre poteva immaginare" l'abisso di perdizione dell'umanità è una eresia ancora più manifesta e palese.
Dio sa tutto e Bergoglio si dovrebbe ricordare almeno il catechismo: affermare che Dio è stato avventato a concedere il libero arbitrio all'uomo perché "forse non poteva immaginarne" le conseguenze, è una eresia oscena ed una blasfemia.
Il "forse" non riduce né attenua il contenuto eretico della affermazione, anzi affermare che ci sia,
in tal senso, anche una sola possibilità, ovvero non affermare chiaramente la certezza della onniscenza di Dio ed aprire al dubbio in proposito è ovviamente non cattolico.
Faccio pure presente che l'abisso di perdizione del razzismo e del terrorismo di Stato perpetrato
da Israele ai danni degli abitanti di Gaza e dei territori occupati è non meno conosciuto dal Padre
e da tutta la SS.ma Trinità, ma Bergoglio "forse" non è informato e pertanto, visto che si trova in Israele, invece di spendere una parola per la persecuzione dei cristiani o per i poveracci di Gaza porta corone e rende omaggio al fondatore del movimento sionista, anche questo è un fatto rilevante che però i papaboys preferiscono non vedere.
Siamo allo sbando totale.
Un lettore

martedì 27 maggio 2014

Il Papa: su divorziati, celibato dei preti e messe nere. E sul Venerabile Pio XII

Ormai siamo abituati a gesti e a frasi inopportuni, rischiosi, ambigui di Francesco. Non ci stupiamo più. E sui più sorvoliamo. 
Ciò è avvenuto anche durate il viaggio del Papa in Terra Santa (di alcuni cui gesti preferiamo tacere...) e durante la consueta  intervista durante il volo di ritorno (che da anni i Papi sono soliti rilasciare, in aereo dai Giornalisti del seguito accreditati presso la Sala Stampa della S. Sede). 
Forse ai più è sembrata una piacevole e innocua chiacchierata tra le parti, sotto lo sguardo attento (e preoccupato) di Padre Lombardi, ma anche questa volta ha riservato alcune sorprese: sia in positivo sia in negativo. 
Cerchiamo di focalizzare i punti, limitatamente agli argomenti che ci possono interessare. 
- Messe nere. il Papa, giustamente, ha confermato la linea dura contro i sacerdoti e vescovi rei di aver abusato di minori, continuando quella già tracciata e iniziata da Benedetto XVI (che rimosse dagli 80 ai 90 vescovi, e dal 2004 alla fine del 2013 ridusse allo stato laicale 848 sacerdoti, punendone più lievemente 2.572. cit. Tosatti). Paragonando gli abusi di preti su minori alle messe nere ha ribadito però due peccati graviora (se pur forse da due punti di vista diversi), ritornando a parlare di messe nere, e sottolineando la pari atrocità del primo peccato al più blasfemo atto di sacrilega profanazione: la celebrazione di messe nere (per cui è prevista la scomunica latae sententiae).
- Celibato dei preti. (Forse il giornalista che ha posto la questione ha letto il nostro post?) . Il Papa ha ribadito una realtà innegabile: che il celibato è una legge ecclesiastica, che può quindi essere cambiata, ma che resta una scelta di vita che egli apprezza molto. (e per ora tiriamo un sospiro di sollievo). 
- Divorziati risposati. Il Pontefice ha stigmatizzato che il Sinodo sia stato fin ora considerato come un Sinodo "sulla comunione ai divorziati", e ha ricordato che ha per argomento la famiglia e i problemi dei giovani (convivenza) e delle coppie sposate (nullità del matrimonio). 
- Pio XII. Sulla Beatificazione del Venerabile Pio XII, il Papa ha spiegato che la causa di beatificazione è ferma, perchè manca il miracolo... "Ma come - ci siamo chiesti - per Giovanni XXIII si erano avvalsi della facoltà, prevista dalla normativa canonica, di  avvalersi di altri elementi, in sostituzione del miracolo, e per Pio XII no?" Ma allora è vero che vogliono "canonizzare" il Concilio Vaticano II, con una facile e veloce canonizzazione dei Papi post 1692... 
(Secondo l’attuale normativa canonica, infatti, si può accedere alla canonizzazione solo dopo l’approvazione di un miracolo attribuito all’intercessione di un candidato al culto della Chiesa universale, sia esso martire che confessore della fede, già beatificato. Tuttavia non è una novità assoluta la proclamazione della santità sulla base di altri elementi e motivazioni che possono sostituirsi a un miracolo scientificamente e teologicamente dimostrato. Non si tratta, dunque, né di scorciatoie, né di semplificazioni, né di decisioni arbitrarie., da Avvenire del 15.07.2014)
A studiare un po' la normativa, sembrerebbe però che il Papa si possa avvalere della deroga, "saltando" il miracolo, solo nell'ultima fase del processo di Canonizzazione, e non per la Beatificazione. 
"Meno male!" Ci siamo detti. Speriamo che sia così. Altrimenti la cosa sarebbe sospetta, o meglio, fin troppo palese (la "santificazione" del Concilio, con la canonizzazione dei Papi post 1962. Dopo il "Santo Subito", il "Santo-senza-miracolo", il "Beato Paoli VI", arrivare anche il "Santo-da-Vivo" e saremmo a posto. 
- Riforma della Curia: "Il problema sono io". Siamo saltati sulla sedia sentendo queste parole che ci hanno allarmato.-Soprattutto dopo aver lasciato intendere di essere disposto a rivedere il primato petrino (cosa mai detta, ma parlando a Bartolomeo I di riunificazione tra cattolici e greci, e promettendo di rivedere "le questioni che dividono"... e sapendo che gli ortodossi riconducono tutte le "questioni" di divisione anche teologica, ad una e soltanto (politica) causa (il primato petrino)... è lecito supporre che il Papa facesse riferimento a questo). Continuando a leggere, però, potremmo credere che egli attribuisse i problemi non alla propria funzione di "Papa" (il cui ruolo e la cui funzione attuale sono il perno su cui si fonda non solo la Chiesa ma anche, più praticamente, la Curia), ma ai suoi moltissimi impegni che lo distraggono dall'affrontare la rifoma dei Dicasteri. 
Sarà come sarà, ma una cosa è certa: ogni volta che questo Papa si muove o apre bocca... c'è da sudare freddo!
Roberto

 Abusare di un minore è gravissimo come celebrare una messa nera.
da Vatican Insider, del 27.05.2014 

Gli abusi sui minori
«In questo momento ci sono tre vescovi sotto indagine, di uno, già condannato, si sta studiando la pena. Non ci sono privilegi su questo tema dei minori. In Argentina dei privilegiati diciamo: questo è un figlio di papà. Ecco, su questo tema non ci saranno figli di papà. È un problema molto grave. Un sacerdote che compie un abuso, tradisce il corpo del Signore. Il prete deve portare il bambino o la bambina alla santità. E questo si fida di lui. Invece di portarlo alla santità, lui lo abusa. È gravissimo. È come fare una messa nera! Invece di portarlo alla santità lo porti a un problema che avrà per tutta la vita. Prossimamente ci sarà una messa con alcune persone abusate, a Santa Marta, e poi ci sarà una riunione, io con loro. Su questo si deve andare avanti con tolleranza zero»
 
 Celibato dei preti
«La Chiesa cattolica ha preti sposati, nei riti orientali. Il celibato non è un dogma di fede, è una regola di vita, che io apprezzo tanto e credo che sia un dono per la Chiesa. Non essendo un dogma di fede, c'è sempre la porta aperta»

  Beatificazione di Pio XII
«La causa è aperta, io mi sono informato e ancora non c'è alcun miracolo. Così è ferma e non può andare avanti. Dobbiamo rispettare la realtà di quella causa. Ma non c'è miracolo, è necessario almeno che ce ne sia uno per la beatificazione. Io non posso pensare se lo farò beato o no».

Divorziati risposati
«Il Sinodo sarà sulla famiglia, sul problema della famiglia e sulle sue ricchezze e situazione attuale. L'esposizione preliminare fatta dal cardinale Kasper aveva cinque capitoli, quattro dei quali sulle cose belle della famiglia e sul loro fondamento teologico. Il quinto capitolo era sul problema pastorale delle separazioni e sulla nullità matrimoniale e qui c'è anche il tema della comunione ai divorziati in seconda unione. A me non è piaciuto che tante persone, anche di Chiesa, abbiano detto: il Sinodo è per dare comunione ai divorziati risposati, come se tutto si riducesse a una casistica. Oggi lo sappiamo, la famiglia è in crisi, è una crisi mondiale, i giovani non vogliono sposarsi, o convivono. Non vorrei che noi cadessimo in questa casistica: si potrà o non si potrà dare la comunione? Il problema pastorale della famiglia è molto largo, molto largo. Si deve studiare caso per caso. Torno sempre a una cosa che Papa Benedetto ha detto già tre volte: bisogna studiare le procedure di nullità matrimoniale, studiare la fede con cui una persona va al matrimonio e chiarire che i divorziati non sono scomunicati. Tante volte sono trattati come scomunicati. Scegliere il tema del Sinodo sulla famiglia è stata un'esperienza spirituale molto forte, lentamente si è finito a parlare della famiglia. Sono sicuro che è stato lo Spirito del Signore a guidarci fino a questo punto».

Ostacoli alla riforma della Curia
«Il primo ostacolo sono io! Siamo a buon punto, abbiamo consultato tutta la Curia, si cominciano a studiare le cose, per alleggerire l'organizzazione ad esempio accorpando dei dicasteri. Uno dei punti chiave è stato quello economico: il dicastero dell'Economia deve lavorare con la Segreteria di Stato. Adesso a luglio abbiamo quattro giorni di lavoro e poi a fine settembre altri quattro, ma si lavora. I risultati ancora non si vedono tutti, ma la parte economica è quella che è venuta fuori prima, c'erano alcuni problemi di cui la stampa parlava abbastanza. La strada della persuasione è tanto importante. Ci sono alcune persone che non vedono chiaro. Ma io sono contento, si è lavorato abbastanza».

Incendio nella Basilica della Natività a Betlemme

" Un incendio è divampato nella Basilica della Natività di Betlemme, meno di 48 ore dopo la visita di Papa Francesco. 
Un piccolo rogo si è sviluppato nella notte a causa della caduta accidentale di una lampada ad olio nella sottostante Grotta della Natività, ha riferito il governatore palestinese della cittadina in cui nacque Gesù, Abdel-Fatah Hamayel. 
A dare l'allarme, intorno alle quattro e mezzo del mattino, è stato un guardiano che ha sentito odore di bruciato. 
Le fiamme hanno danneggiato alcuni arazzi all'interno della Grotta e hanno annerito le pareti del monumento che dal 2012 figura nel Patrimonio dell'Unesco, oggetto di un restauro a cui stanno lavorando anche due imprese italiane." 





Fonte : Avvenire

Foto :  Una Suora  di Betlemme

lunedì 26 maggio 2014

Perugia : Festa di San Filippo Neri

Oggi 26 maggio alle ore 19:30 il Rev.do Preposito Padre Giuseppe Ave canterà la Santa Messa in rito romano antico nella chiesa di S. Filippo  di Perugia in Via dei Priori  per la Festa  del Santo Titolare e Fondatore dell'inclita  Congregazione degli Oratoriani ( detti anche filippini ),
In quella centralissima chiesa  , come anche nella vicina Chiesa del Gesù dei PP. Barnabiti,  risuonano puntualmente le espressioni liturgiche latine del Messale di San Giovanni XXIII così come le più belle melodie gregoriane  : il canto della Chiesa.
Ricordiamo che in due diverse occasioni proprio nella monumentale chiesa di San Filippo  l'Arcivescovo- Metropolita di Perugia , ora Cardinale , Gualtiero Bassetti ha voluto celebrare la Santa Messa Prelatizia nel rito romano antico per esprimere significativamente ai fedeli di quel devoto e vasto "gruppo stabile cittadino" la sua pastorale considerazione ed il suo paterno affetto in unità di  preghiera : " in unitate orationis ".

San Filippo Neri , uno dei santi più popolari a Roma tanto da essere appellato come « il terzo apostolo di Roma »,  è anche il Patrono del Pellegrinaggio annuale POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM.
" Quale santo - ha scritto il Cappellano del Pellegrinaggio Don Claude Barthe - migliore di San Filippo Neri, dunque, per riceverci nella città dei Papi e condurre il nostro pellegrinare verso la Tomba di Pietro a celebrarvi la messa che infiammava straordinariamente il suo cuore dell’amore di Dio? "

domenica 25 maggio 2014

Martiri Messicani : " Io muoio, ma Dio non muore "

"Il 21 maggio la Chiesa ha fatto memoria di S. Cristoforo Magallanes e dei suoi compagni, ricordiamo la schiera dei Martiri del Messico, preti e laici uccisi da una furia iconoclasta e anticattolica. 
Mi piace richiamare uno dei tanti esempi di cui è ricco il martirologio messicano. 
Mentre conducevano alla fucilazione il B. Luigi Batis e tre suoi parrocchiani, il sacerdote si inginocchiò davanti al comandante del plotone e implorò misericordia per i suoi compagni. 
Chiese di tenere conto che il giovane Emanuele Morales aveva moglie e tre figli piccoli. 
Ma questi intervenne: "Padre, volentieri do la mia vita. Io muoio, ma Dio non muore. 
Egli proteggerà la mia sposa e i miei figli". 
Gli altri due dissero: " Signor parroco, noi vogliamo morire con lei perché sappiamo che lei muore per Cristo"
Dio non muore! 
Questa è la forza della Chiesa. 
Perché se essa dipendesse da gente come me o come preti che vanno per la maggiore, sarebbe sparita da almeno millenovecento anni..." 

( Un Sacerdote )

Il Messale: manuale per eccellenza del cattolico

Il messale, manuale per eccellenza del cristiano
da Romualdica, di venerdì 10 gennaio 2014

Le Éditions Sainte-Madeleine dell’abbazia benedettina di Le Barroux hanno appena pubblicato un nuovo messale quotidiano latino-francese per la forma extraordinaria del Rito romano – disponibile al prezzo di 49 euro, con copertina in più colori (nero, marrone, bordeaux, blu), per un totale di 2.640 pagine, con l’imprimatur dell’arcivescovo di Avignone, S.E. Mons. Jean-Pierre Cattenoz –, dopo la precedente edizione del 1990, il cui successo è testimoniato dalla vendita di oltre 40.000 copie. Al lancio di questa nuova avventura editoriale è dedicata un’intervista del periodico quindicinale francese L’homme nouveau a Dom Hubert O.S.B., cellerario dell’abbazia Sainte-Madeleine. Qui di seguito riportiamo due brani di Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), fondatore e primo abate del monastero, sull’importanza della preghiera liturgica.
Abbiate la più grande considerazione delle azioni che appartengono in proprio alla santa Chiesa: canti, segni, formule sacramentali, dove si esprimono non dei sentimenti umani individuali soggettivi, segnati dai tempi e dalle circostanze, ma il pensiero eterno di Dio. Il più venerabile di questi monumenti della pietà cristiana è la Messa latina e gregoriana secondo l’antico rito. Abbiate sotto gli occhi una traduzione che vi permetta di coglierne tutta la ricchezza e cercate di conservarne la sostanza: vi attingerete qualcosa d’inesprimibile, superiore a qualsiasi parola umana. Considerate il messale come fosse il manuale per eccellenza del cristiano. La disposizione dei testi approntata alla Santa Scrittura, come la offre la liturgia del giorno, dà alla lettura un valore superiore a questi stessi testi se li aveste scelti per vostra iniziativa: è la Chiesa che li presenta per i bisogni della vostra anima, è lei, questa «grande madre Chiesa ai ginocchi della quale ho imparato ogni cosa» (Claudel), che li inserisce nel ciclo dei misteri di Cristo. I testi e i riti sacri vi insegneranno inoltre la profonda riverenza che l’anima deve provare in presenza delle cose divine. Che si tratti dello svolgimento sontuoso di una Messa solenne o della più umile benedizione del rituale per un bambino malato, è la medesima grandezza d’ispirazione che traspare. È con questa attenzione e rispetto verso gli atti che provengono in proprio dalla Chiesa, che si forgia un’anima cattolica.
La scelta della lettura spirituale è di un’importanza capitale : occorre seguire i propri gusti e le proprie inclinazioni, rimanendo docili a quell’istinto segreto che previene contro l’eccesso di faciloneria o, all’inverso, contro la pretesa di volare troppo alto. Il valore di una buona lettura sarà sempre provato dai suoi effetti nella vita quotidiana. «Maledetta la scienza che non insegna ad amare», diceva san Bernardo. La lettura del messale è sempre il modo migliore per prepararsi alla domenica o a una festa. Dom Romain arriva persino a dire che il messale è più necessario della Bibbia, non essendo altro che la Scrittura, ma applicata e adattata alle nostre anime nel tempo liturgico. In fondo, in ogni lettura, vi è essenzialmente l’intenzione primordiale di trovare la luce, e poi di trasformare la luce in amore. Questo dura tutta la vita.