Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

mercoledì 30 aprile 2014

Editoriale di "Radicati nella fede" - Maggio 2014


L’autenticità della Fede non può essere pianificata, ma proviene dalla conversione e dall’umiltà delle anime che desiderano santificarsi, come viene perfettamente spiegato in questo editoriale, che ci sollecita a riscoprire la verità e la bellezza del rito liturgico cattolico antico, seppure sempre nuovo. (C.S.)

IL RITO AUTENTICO, L'EDUCAZIONE, LA CONVERSIONE

 

  Non c'è nessun fatto puramente esterno a noi che possa garantire il rinnovamento della Chiesa o la rinascita della vita cristiana. 

  Quando parliamo della crisi della fede nei tempi moderni, quando desideriamo il rifiorire della vita cristiana del nostro popolo, dobbiamo avere ben presente che non è possibile affidarci a nessun automatismo garantito da qualcosa che accade solo fuori di noi: la rinascita partirà sempre dal nostro nascere di nuovo alla grazia di Dio. Sì, è dalla conversione personale che dobbiamo sperare il rifiorire della Chiesa tra noi.

   È proprio partendo da un errore di prospettiva che si è pensato di diffondere il cristianesimo a suon di riforme. È stato, crediamo, l'errore degli anni conciliari. Cerchiamo di spiegarci.

   C'era bisogno di un rinnovamento della vita cristiana negli anni ’50 e ’60? Certamente sì. C'era bisogno di una maggiore verità nella vita sacerdotale, nei conventi, nelle associazioni laicali, nelle scuole cattoliche, nelle famiglie? Non facciamo fatica ad ammetterlo: un certo formalismo stava mettendo in pericolo la vita di fede... c'era bisogno di una freschezza data dall'autenticità.

  Ma il grave errore è stato quello di illudersi di trovare l'autenticità e la freschezza della vita cristiana in tutta una serie di riforme, che hanno radicalmente cambiato, se non stravolto, il volto della Chiesa. E non ne è venuto fuori un rinnovamento, una primavera, ma un lungo autunno che ha portato fino all'inverno della fede, inverno che ha ucciso la vita di grazia nei nostri paesi, nelle nostre terre di antica cristianità.

  Ci si è messi a cambiare tutto, a modernizzare la messa e con essa tutti gli altri aspetti della vita cattolica, pensando di fermare così la fuga dalle chiese, con il risultato, ed è sotto gli occhi di tutti, che le chiese hanno terminato di svuotarsi; chi è poi rimasto a frequentarle, non è certamente più autenticamente cattolico degli uomini di un tempo.

  Ne è esempio lampante proprio la riforma della Messa: l'hanno cambiata per renderla meno difficile alla gente, per renderla meno pesante. Ne è nato un rinnovamento? No, ma un impoverimento, uno svuotamento ambiguo di contenuto: è come se lo “ scheletrito” nuovo rito della messa non educasse più, lasciando spazio a tutte le nostre piccole e grandi eresie.

  La strada da percorrere era un'altra, quella di un appassionato lavoro quotidiano per educare le anime a vivere della messa, comprendendone l'inestimabile valore e l'incommensurabile bellezza. Occorrevano preti intelligentemente appassionati, comunità ferventi, capaci di preghiera, studio e sacrificio; occorrevano anime commosse. Ci si è invece affidati alla via ingannevole di una riforma esterna che facilitasse i riti per i preti e per i fedeli... illudendosi che accomodando le cose esterne le anime si convertissero. E tutto è crollato in uno spaventoso impoverimento: per inseguire i fedeli senza fervore, si è banalizzata la messa riducendola quasi a un rito degno di una religione puramente naturale.

  E invece la Chiesa aveva bisogno della santità, e la santità nasce dalla conversione personale.

  Il rito non va cambiato, deve cambiare invece il nostro cuore. Il rito deve essere la roccia sicura su cui posare tutta la nostra vita. Per questo siamo tornati alla Tradizione, per questo custodiamo la “Messa di sempre”. Il rito deve custodire la retta fede, la vera preghiera cattolica, deve metterci nella posizione giusta difronte a Dio: solo così la grazia potrà operare la nostra conversione.

  Sono i santi, commossi per l'opera di Dio, che rinnovano la Chiesa e la vita cristiana, e non i giochi umani dei cambiamenti continui.

  Chi vuole i cambiamenti continui è semplicemente un uomo annoiato; e con gli uomini annoiati in cerca di novità esteriori, fossero anche religiose, non si fa una Chiesa santa.

  Il vero movimento liturgico, quello di Gueranger e di Pio X per intenderci, voleva favorire proprio un'autenticità di preghiera nei sacerdoti e nei fedeli. Voleva che le anime immergendosi nella santa liturgia, pregando veramente con la Chiesa, rinascessero ad una vita cristiana più autentica e intelligente. Invece nel movimento liturgico si operò il tradimento, consumato da chi pensava che facilitare equivalesse ad aiutare a pregare: così non fu, ed è sotto gli occhi di tutti il disastro... i cristiani sanno ormai raramente pregare.

  Nulla di esterno può sostituirsi alla nostra conversione, al sincero fervore personale, all'autentico amore per Cristo. Ma la nostra conversione, operata dalla grazia, scaturirà dalla preghiera della Chiesa che la Tradizione ci ha consegnato, che è la preghiera di Cristo stesso.

  Così è necessario anche per noi che:

  1. si torni alla corretta liturgia secondo la tradizione, perché il tesoro della rivelazione pregata non vada perduto;

  2. che sacerdoti e fedeli intelligentemente commossi diventino autentici missionari, educatori alla preghiera secondo il cuore della Chiesa. Se non ci fosse anche per noi questo secondo punto, cadremmo nello stesso tragico errore dei riformatori conciliari: credere che basti tornare a qualcosa di esteriore (fosse anche la messa antica) perché la vita rinasca.

  Che la Madonna ci aiuti ad essere fedeli al nostro compito.

martedì 29 aprile 2014

Dopo San Pio V, il messale in latino ha un altro Santo "protettore": Giovanni XXIII. Avallato il Messale in latino usato dai Tradizionalisti e liberalizzato da Benedetto XVI

Dopo San Pio V, che il 14 luglio del 1570 promulgò la nuova edizione del Messale Romano (riformata in ossequio ai dettami del Concilio Ecumenico di Trento), ora i fedeli "tradizionalisti" che seguono la messa in latino secondo la forma straordinaria del Rito Romano hanno un nuovo santo dalla loro: Giovanni XXIII canonizzato da Papa Francesco la scorsa domenica 27 aprile 2014 insieme con Giovanni Paolo II.
 E' infatti il Messale Romano nell'edizione del 1962, secondo le modifiche volute proprio da Papa Roncalli, quello che viene attualmente (ri)usato, dal 2007, in tutta la Chiesa Universale, grazie e a seguito della liberalizzazione e e riabilitazione decretatane dalla legge universale di Benedetto XVI, il Motu Proprio "Summorum Pontificumdel 7 luglio 2007 che all'art. 1  così sancisce e asserisce: "Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa."
 Noi non possiamo che esserne orgogliosi e rassicurati! Ulteriore conferma (se mai necessaria) della liceità e legittimità del messale "antico" è stata impressa domenica con il sigillo della canonizzazione di colui che lo volle e lo promulgò solennemente nel 1962 "cura recognitum". 
Ecco il testo dell'articolo.
Roberto
ps. Grazie all'Amico Luigi. Lui sa perchè. 




*
«Papa buono» per modo di dire
Quel Giovanni XXIII che piace ai tradizionalisti
I devoti della messa in latino in prima fila per la canonizzazione di Angelo Roncalli:
«Era un conservatore»

di A. Morigi, da Libero del 26.04.2014, p. 12



Si è ricreduto anche chi, sulla figura di Giovanni XXIII, si era costruito l’immagine del «Papa buono quindi progressista».A ripercorrere la biografia e gli scritti di sant’Angelo Roncalli, c’è chi ora lo proclama «erede di una visione ipertradizionale della fede che custodirà fino alla morte». È Jean Mercier, editorialista del settimanale cattolico La Vie, l’equivalente francese di Famiglia Cristiana, a scrivere sul numero del 22 aprile scorso che «il suo modello era addirittura Pio X, noto per la sua virulenza antimodernista. Nel suo Giornale dell’anima Roncalli si confida secondo i valori del Concilio di Trento, esaltando le mortificazioni e i sacrifici. Ci si può divertire a immaginare le sue reazioni se avesse conosciuto le contestazioni dell’autorità all’interno della Chiesa dopo il 1968 oppure alcuni esperimenti d’avanguardia degli anni ’70 in materia catechetica o liturgica».
In realtà sul suo Diario, il 2 dicembre 1951, quando era nunzio in Francia, monsignor Roncalli aveva già annotato il proprio scandalo per le sciatte innovazioni sull’altare: «Assistetti alla Messa a S. Severino [Parigi]. Presi freddo e mi nocque. Musica assai migliorata ma la Messa face au peuple una contraddizione grave alle leggi liturgiche. Tutto il Canone pronunciato a voce alta e non in secreto come prescrive il Messale […] Avvertii in debito modo il parroco Connan della gravità di questo abuso e credo che sarà arrestato. Oh! Che pena con queste teste ardenti e un po’ bislacche».
Non avrebbe mai cambiato idea fino alla fine. Lo testimonia la sua costituzione apostolica del 1962 Veterum sapientia, nella quale esalta,contro chi la contesta, «l’antica e mai interrotta consuetudine della lingua latina» disponendo l’istituzione di un’Accademia per il suo studio e la sua diffusione. Tanto che anche i più sensibili al richiamo della tradizione cattolica,ora lo ricordano come «il Papa il cui nome vediamo ogni domenica quando apriamo il messale. Uno dei tanti Papi santi, come Gregorio Magno, Gregorio VII, Pio V e Pio X, che hanno dato continuità alla forma liturgica». Quella che comunemente viene detta «messa in latino», è celebrata infatti secondo i canoni stabiliti da Giovanni XXIII, ricorda Guillaume Ferluc, un quarantenne francese, nato dopo la riforma liturgica,segretario del Coetus Internationalis Summorum Pontificum, l’associazione che ogni anno promuove un pellegrinaggio a Roma dei fedeli e sacerdoti legati al motu proprio di Benedetto XVI che ha consentito la celebrazione della messa in latino. Il suo auspicio è che la prossima canonizzazione sgombri il campo dagli equivoci,«anche se sappiamo che, così come Papa Benedetto XVI aveva spiegato che un certo post-Concilio aveva tradito il Concilio, c’è stata anche una lettura distorta di Papa Giovanni. In realtà fu lui a celebrare il settantesimo anniversario della Rerum Novarum con la Mater et Magistra. In effetti la dottrina sociale della Chiesa è sempre stata sviluppata dai Papi poi considerati più reazionari. Così succederà probabilmente anche con Papa Francesco».
Quanto a Papa Roncalli, semmai, con la sua prima enciclica AdPetri cathedram, aveva riaffermato il primato petrino anche in campo liturgico. Tanto che può sembrare che nel 1959 avesse voluto correggere le abbreviazioni e le riduzioni introdotte sotto il suo predecessore Pio XII nella liturgia della Settimana Santa. In ogni caso, non «lo si può ridurre al suo ultimo anno di pontificato,né alle conseguenze del Concilio, che lui ha aperto senza peraltro averlo chiuso»,commenta Ferluc.
E non si può attribuire nemmeno, al Papa che indisse il Concilio, l’ambiguità del termine «aggiornamento». Fra tutti i possibili significati, avverte don Pietro Cantoni, moderatore della Fraternità San Filippo Neri, «va eliminato con certezza quello di adattamento alla mentalità del tempo, nel senso soprattutto di una superficiale attenuazione del radicalismo cristiano».
Del resto Giovanni XXIII stesso, in un testo immediatamente vicino al programmatico discorso di apertura del Concilio, si rivolge ai direttori spirituali dei seminari ricevuti in udienza il 9 settembre 1962, e raccomanda loro «di avviare i giovani a conoscere il mondo, nel quale sono chiamati a vivere e ad operare, insegnando a santificare tutto ciò che il progresso offre di buono, di sano e di bello. Ma ciò non vuol dire accettare compromessi con lo spirito secolare, e tanto meno attenuare l’importanza della mortificazione e della rinuncia. Un malinteso aggiornamento che si preoccupasse solo di raddolcire la vita seminaristica, o di blandire troppo la natura, creerebbe una personalità antitetica a quella di Gesù Sacerdote e Vittima». In fondo, conclude don Cantoni, «il significato più profondo del termine “aggiornamento”, inteso come una funzione - la principale e radicale -del Magistero, è “rendere presente”; da porre in connessione, analogicamente, all’azione sacramentale che rende presente l’azione salvifica di Cristo e, nel suo culmine eucaristico, laPersona stessa del Salvatore».

lunedì 28 aprile 2014

Roma 4 maggio 2014 : marcia per la Vita

DOMENICA 4 MAGGIO
Programma:
ore 08:00 – ritrovo a piazza della Repubblica/Esedra
ore 09:00 – partenza della Marcia
 Percorso:
P.za della Repubblica –.P.za Venezia – Largo Argentina – Corso Vittorio – Castel S. Angelo
 ore 11:30 – arrivo a Castel Sant’Angelo

Alle ore 7,30 di domenica 4 maggio, subito prima della partenza della Marcia, nella chiesa di S. Maria della Vittoria, in via XX Settembre 17, nelle immediate adiacenze di Piazza della Repubblica/Esedra (punto di ritrovo della manifestazione), sarà celebrata la Santa Messa in rito romano antico in suffragio di Mario Palmaro, organizzata dal Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum.

Dal discorso del Santo Padre Francesco ad esponenti del mondo pro-life italiano

Noi lo sappiamo, la vita umana è sacra e inviolabile. 
Ogni diritto civile poggia sul riconoscimento del primo e fondamentale diritto, quello alla vita, che non è subordinato ad alcuna condizione, né qualitativa né economica né tantomeno ideologica. «Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. 
Questa economia uccide … 
Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 53). 
E così viene scartata anche la vita. 
Uno dei rischi più gravi ai quali è esposta questa nostra epoca, è il divorzio tra economia e morale, tra le possibilità offerte da un mercato provvisto di ogni novità tecnologica e le norme etiche elementari della natura umana, sempre più trascurata.
Occorre pertanto ribadire la più ferma opposizione ad ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa, e il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia.
Ricordiamo le parole del Concilio Vaticano II: «La vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; l’aborto e l’infanticidio sono delitti abominevoli» (Cost. Gaudium et spes, 51).
(Sala Clementina, 11 aprile 2014)

Fonti : a ) Chiesa e post concilio 
             b) Sito ufficiale della Marcia per la Vita

Le campane della Parrocchia dello Spirito Santo di Modena: un concentrato di verità teologiche





Le scritte delle 5 campane della Chiesa Parrocchiale dello Spirito Santo di Modena sono visibili solo ai coraggiosi che vogliono salire i 90 gradini del campanile ( che significativamente è alto 33 metri, come gli anni di Nostro Signore ) .
Le iscrizioni  in lingua latina, la lingua ufficiale della Chiesa ( come tradizione comanda),  composte dal Parroco don Giorgio Bellei ( che ringraziamo per le belle foto ) sono state di recente utilizzate  per formulare  gli auguri pasquali : "Auguro Buona Pasqua e lo faccio inviando i testi scritti nel bronzo delle campane della Chiesa dello Spirito Santo, dato che saranno le campane delle nostre chiese ad annunciare la Risurrezione del Signore".
Queste sono le iscrizioni delle cinque campane.
Altre dettagliate informazioni consultare il sito della Parrocchia QUI


CAMPANA N.1   (Grossa)
Facciata Immagine:  Colomba dello spirito Santo Raggiante con sotto la scritta:
DATORI ET DONO
Scritta Sotto i tre cordoni
CONSOLATOR ALME VENI
Retro  scritta
LAUDO DEUM VERUM, PLEBEM VOCO,
CONGREGO CLERUM. FESTA DECORO,
FUNERA PLANGO, FULGURA FRANGO,
VENTURUM SABBATUM PANGO
EST MEA CUNCTORUM TERROR VOX DAEMONIORUM


CAMPANA  N 2  (Mezzanone)
Facciata Immagine: Madonna della Ghiara con sotto la scritta:
SIGNATO FONTI, HORTO CONCLUSO
Scritta sotto i tre cordoni
VAS SPIRITUALE ORA PRO NOBIS
Retro scritta:
CREDO IN UNUM DEUM
NON IN EUM QUI
A FALSO PRAEDICATUR PROPHETA,
SED QUI TRINUS
 EX UNA SUBSTANTIA VIVIT


CAMPANA N.3  (Mezzanella)
Facciata  immagine : S.Geminiano Vescovo con sotto la scritta:
URBIS NOSTRAE PRAESIDIO
Scritta sotto i tre cordoni:
MUTINA EFFIGIEM TANTI VENERARE PATRONI,
QUI TUA TECTA VIGIL, NOCTE DIEQUE TEGIT
Retro scritta:
TURRI VOCEM DEDIT,GEORGIUS BELLEI CURIO
FABIO ET DANIELA ROSI MAXIME OFFERENTIBUS,
AEREQUE AB ANNA MARIA BARBIERI
CURIALIBUSQUE COLLATO
A.R.S.MMIII

CAMPANA N.4  (Piccola)
Facciata immagine: Beato Piergiorgio Frassati con Pietra di Bismantova e sotto la scritta:
BEATO PETRO GEORGIO FRASSATI
Scritta sotto i tre cordoni:
ATHLETA CHRISTI IN MONTEM NON PERVIUM DOMINI DUC NOS
Retro scritta:
NUMINA GENTIUM INANIA SUNT
DOMINUS IESUS IN ECCLESIA VIVUS,
SALVATOR UNIVERSALIS,
UNA AD PATREM VIA EST

CAMPANA N.5 (Piccolissima)    
(si fà per dire perché pesa 150 kg.)
Facciata immagine: S Michele Arcangelo trafiggente il drago con sotto la scritta:
MILITIAE COELESTIS PRINCIPI
Scritta sotto i tre cordoni
SANCTE MICHAEL ARCANGELE, DEFENDE NOS
SATANAM, ALIOSQUE SPIRITUS MALIGNOS,
DIVINA VIRTUTE IN INFERNUM DETRUDE
Retro scritta:
ET IN FIDELIBUS VERITATIS SPLENDORE
PER FUMUM SATANAE OBNUBILATO,
VOCE PIA AD GENTES
ORTODOXAM FIDEM DICITE


La traduzione in lingua italiana


CAMPANA N.1   (Grossa)
Facciata Immagine:  Colomba dello spirito Santo Raggiante con sotto la scritta:
DATORI ET DONO
Scritta Sotto i tre cordoni
Vieni o dolce consolatore
Retro  scritta
Lodo il vero Dio, chiamo il popolo,
raduna  il Clero, decoro le feste
piango sui lutti, allontano le folgori,
annuncio il giorno festivo che viene
la mia voce è il terrore di tutti i demòni

CAMPANA  N 2  (Mezzanone)
Facciata Immagine: Madonna della Ghiara con sotto la scritta:
SIGNATO FONTI, HORTO CONCLUSO
Alla fontana sigillata, al giardino chiuso
Sono immagini della verginità di Maria che come giardino chiuso conserva i fiori solo per il suo Signore)
Scritta sotto i tre cordoni:
Dimora dello Spirito Santo prega per noi
(È un appellativo della Madonna che è diventata madre per opera dello Spirito Santo)
Retro scritta:
Credo in un solo Dio.
Non in colui che viene predicato dal falso profeta, ma in Colui che vive trino in una sola sostanza.
(Non nel Dio predicato da Maometto, chiuso nella sua stessa unicità, ma nel Dio Uno e Trino, fatto di una sola essenza che vive nella relazione di tre persone).
CAMPANA N.3  (Mezzanella)
Facciata  immagine : S.Geminiano Vescovo con sotto la scritta:
URBIS NOSTRAE PRAESIDIO
Al difensore della nostra città
Scritta sotto i tre cordoni:
O Modena, venera l’immagine di un tanto grande patrono,
che vigile veglia sulle tue case di notte e di giorno
Retro scritta:
Diede voce alla torre il curato Giorgio Bellei
Con denaro offerto per la più parte da N., N. e N. e per il resto raccolto dai parrocchiani tutti.

CAMPANA N.4  (Piccola)
Facciata immagine: Beato Piergiorgio Frassati con Pietra di Bismantova e sotto la scritta:
BEATO PETRO GEORGIO FRASSATI
Al Beato Pier Giorgio Frassati
Scritta sotto i tre cordoni:
Atleta di Cristo portaci sull’impervio monte di Dio
Retro scritta
Le divinità dei popoli sono nullità.
Il Signore Gesù, che vive nella sua Chiesa, è il Salvatore universale, e l’unica via che conduce al Padre
(per divinità intendiamo anche i valori e le cose a cui gli uomini contemporanei si affidano)

CAMPANA N.5 (Piccolissima)    
(si fà per dire perché pesa 150 kg.)
Facciata immagine: S Michele Arcangelo trafiggente il drago con sotto la scritta:
MILITIAE COELESTIS PRINCIPI
Al principe della milizia celeste
(A San Michele Arcangelo)
Scritta sotto i tre cordoni
San Michele Arcangelo difendici.
Con la forza di Dio ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti del male.
Retro scritta
Essendosi anche nei fedeli oscurato lo splendore della verità  a causa del fumo di Satana, voi (campane mie sorelle) con voce pia annunciate agli uomini la retta fede.



A.C.

domenica 27 aprile 2014

Domenica " in Albis " e della Divina Misericordia

Ant. ad Introitum
Petri 2, 2 - 
Quasi modo geniti infantes, alleluia: rationabile, sine dolo lac concupiscite, alleluia, alleluia, alleluia. 
Ps. 80,2 - Exsultate Deo adiutori nostro: iubilate Deo Iacob. 
V. Gloria Patri

I Pietro 2, 2 - Quali neonati, allelúia: bramate il latte spirituale e puro, allelúia, allelúia, allelúia. Sal. 80, 2 - Esultate in Dio, nostra forza: giubilate nel Dio di Giacobbe. 
Gloria al Padre… 
I Pietro 2, 2 - Quali neonati … 

ORÁTIO 

Præsta, quæsumus, omnípotens Deus: ut, qui paschália festa perégimus; hæc, te largiénte, móribus et vita teneámus. 
Per Dóminum nostrum Iesum Christum Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sæcula sæculórum. 
Amen. 

Concédici, Te ne preghiamo, o Dio onnipotente, che, avendo celebrate le feste pasquali, ne conserviamo, per tua grazia, lo spirito nei costumi e nella vita. Per nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli. 
Ass. Amen. 

Domenica in albis o Quasi Modo e Quasimodo :  le riflessioni di Jacopo QUI

sabato 26 aprile 2014

Francescani dell'Immacolata: il Santuario di Pompei vietato ai devoti della Missione dell’Immacolata Mediatrice

Pompei. È vietato inchinarsi ai piedi della «Regina» del Rosario per i Frati Francescani dell’Immacolata, l’ordine religioso commissariato dalla Santa Sede dal luglio 2013. 
Salta, così, il pellegrinaggio per i centinaia di fedeli napoletani che, domani, avevano deciso di pregare a Pompei. 
Dal santuario mariano non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito alla vicenda, fanno, però, sapere che nulla vieta ai singoli fedeli di inginocchiarsi all’ombra dell’altare maggiore. 
Il diniego di entrare nella basilica, fondata dal Beato Bartolo Longo, è stata comunicata ai responsabili della Missione dell’Immacolata Mediatrice, associazione di laici legati ai «Ffi», dal Rettore del santuario, monsignor Salvatore Acampora. 
«Ma è la conseguenza – ne sono certi i fedeli - di un intervento del commissario apostolico dei Ffi, Padre Fidenzio Volpi». I pellegrini delusi faranno ricorso. 
Cancellate, dunque, messa, recita del Rosario, canti mariani e la distribuzione della medaglia miracolosa della Madonna di Pompei. 
«Tutte pratiche approvate dalla chiesa – ha evidenziato Claudio Circelli, uno degli organizzatori - che si svolgevano regolarmente dal 2004». 
La comunicazione del divieto è giunta solo il 10 aprile, a «pellegrinaggio organizzato», lamentano i fedeli. 
«Alla nostra richiesta di spiegazioni siamo stati ricontattati il giorno dopo dal Rettore che, molto garbatamente ci ha detto presente che il santuario di Pompei è di diritto pontificio e dunque l’arcivescovo non avrebbe potuto non tenere conto di una comunicazione ricevuta dal commissario dei Francescani dell’Immacolata, Padre Fidenzio Volpi». 
Il commissario ha, infatti, sospeso dal 27 novembre 2013, le attività di tutti i cenacoli Missione dell’Immacolata Mediatrice. 
I laici legati ai Francescani dell’Immacolata e devoti della Madonna di Pompei definiscono «un atto di prepotenza del commissario» il divieto di pellegrinaggio e stanno valutando un ricorso a norma del diritto canonico. 
«Perché il commissario non ci spiega che male c’è ad essere simpatizzanti dei Francescani dell’ Immacolata? - dice il professor Circelli - si tratta di un peccato, o di un atto contro il Vangelo ed il diritto di canonico? 
Ma anche ad un pubblico peccatore non si nega il diritto di pregare in chiesa». 
Sono duecento in tutta Italia e portano il saio turchino in onore alla Madonna cui sono devoti. 
I frati francescani dell’Immacolata, fondati nel 1998 da ( Padre N.d.R.) Stefano Manelli, stanno attraversando un periodo di burrasca. 
L’Ordine è stato commissariato dal presidente ( = Prefetto N.d.R.) della Congregazione dei religiosi ( Cardinale N.d.R.) Joao Braza de Aviz, incaricato dal Papa di seguire la vicenda. 
Il commissario ( Padre N.d.R)  Fidenzo Volpi ( Cappuccino N.d.R.) ha contestato ( sic ! ) all’ordine un eccessivo tradizionalismo nell’applicazione del Vetus Ordo (la messa in latino), uno stile di governo personalistico del fondatore e una gestione dei beni mobili e immobili giudicata possibile di «rilevanza civile e penale». ( sic ! )
Papa Francesco segue da vicino ( sic ! ) il travaglio del giovane ordine francescano tanto che in modo privato lo scorso primo gennaio è andato, accompagnato da una guardia e dal suo autista, nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma dove ha incontrato ( alcuni N.d.R) i ( dei N.d.R.) frati dell’Immacolata. 
«Il Papa ci è molto vicino e gli siamo grati», dicono loro. ( sic ! )

Susy Malafronte 

Fonte : Il Mattino

Quando la pastorale può cambiare la dottrina? Per esempio parlando ad una persona e poi il mondo lo viene a sapere.



Comunione “senza problemi”. L’ha detto il papa al telefono

di Sandro Magister


Non poteva restare senza una rettifica il racconto fatto dall’argentina Jakelin Lisbona di una sua telefonata con papa Jorge Mario Bergoglio.
La dichiarazione fatta la mattina di giovedì 24 aprile dal direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, un giorno e mezzo dopo che le parole della donna avevano fatto il giro del mondo con grande clamore, è la seguente:
“Parecchie telefonate hanno avuto luogo, nell’ambito dei rapporti personali pastorali del papa Francesco. 
Non trattandosi assolutamente di attività pubblica del papa non sono da attendersi informazioni o commenti da parte della sala stampa. 
Ciò che è stato diffuso a questo proposito, uscendo dall’ambito proprio dei rapporti personali, e la sua amplificazione mediatica conseguente, non ha quindi conferma di attendibilità ed è fonte di fraintendimenti e confusione. 
È perciò da evitare di trarre da questa vicenda conseguenze per quanto riguarda l’insegnamento della Chiesa”.
Ma che cosa aveva detto Jakelin Lisbona, in un’intervista all’emittente argentina Red Am910 di Buenos Ares?
Sposata civilmente con un divorziato, aveva detto di aver scritto lo scorso settembre al papa una lettera in cui lamentava di aver trovato in parrocchia un prete che le negava la comunione.
Papa Francesco le aveva telefonato nei giorni scorsi. E – stando al racconto della donna – l’avrebbe incoraggiata ad avvicinarsi alla comunione “senza problemi”. “Mi ha detto di andare a prendere la comunione in un’altra parrocchia”.
“Ci sono dei preti più papisti del papa”, avrebbe commentato Francesco. Il quale avrebbe assicurato alla donna che “si sta occupando dell’argomento”, con riferimento al prossimo sinodo sulla famiglia, e avrebbe utilizzato allo scopo anche la sua lettera.
Le parole di padre Lombardi non smentiscono niente del racconto di Jakelin Lisbona. Semplicemente lo definiscono “fonte di fraintendimenti e confusione”.
Perché in effetti, stando così le cose, è come se papa Francesco avesse già messo in pratica la prima delle due vie d’accesso alla comunione per i divorziati risposati caldeggiate dal cardinale Walter Kasper nel concistoro dello scorso febbraio, ma ancora tutte da discutere in un sinodo le cui conclusioni sono previste nel 2016.

Fonte: Blog Magister

La prima apparizione di Gesù Cristo risorto alla sua Santissima Madre


    di P. Stefano M. Manelli F.I.

Abbiamo trovato in rete questo articolo del 31-3-2013, e lo riproponiamo, per non dimenticarci un solo istante della passione dei Francescani dell'Immacolata; continuiamo a pregare perché siano abbreviati i giorni dell'incredibile persecuzione nei loro confronti. Come la Vergine Addolorata fu consolata dall'apparizione del suo Figlio risorto, così ora Ella ottenga a questi suoi amati figli, consacarati "senza limiti", la gioia della fine della menzogna e di un nuovo inizio della loro straordinaria forma di vita religiosa.

Maria, la Passione e la Risurrezione di suo Figlio

Davvero, basta riflettere poco per capire subito che la gioia della Pasqua è una gioia straripante. È la gioia possente della vita che travolge la morte. È la gioia del trionfo sulla disfatta. È la gioia dell’immortalità sulla caducità. È la gioia dell’eterno sul tempo.

    Tutta questa gioia trascendente e metafisica, storica e metastorica, celeste e terrestre, legata all’evento divino e cosmico della Risurrezione di Cristo, chi l’ha avuta per prima? E chi poteva essere in grado di averla in tutta la sua pienezza trasfigurata?
    Una sola persona al mondo poteva essere in grado: Maria Santissima.
    Ella sola, infatti, tutta relativa a Cristo, totalmente cristificata, interamente con-crocifissa con il Figlio Crocifisso, ha vissuto in ricchezza di fede ineguagliabile la realtà dell’essere «commortua, consepulta, conresuscitata» con Cristo, come insegna l’Apostolo delle genti (cf. Col 2,12).
    Il Vangelo, per sé, non nomina Maria Santissima fra le pie donne che andarono al sepolcro di Gesù. Ma perché mai Ella sarebbe dovuta andarci? La sua fede nella Risurrezione di Gesù era adamantina. Ella non aveva bisogno di vedere il sepolcro vuoto come gli altri. Ella era unica e sola a credere. Unica e sola, Ella avrebbe visto per prima il suo Figlio Risorto.
    Scrive infatti il biblista P. Pietrafesa: «La prima apparizione di Gesù Cristo fu per la Madre sua, quantunque il Vangelo tace su ciò». Lo stesso dice il biblista C. De Ambrogio, spiegando che «il silenzio del Vangelo è un silenzio di pudore». E risale all’antichissimo vangelo di Gamaliele (vangelo apocrifo) la prima descrizione dell’apparizione di Gesù Risorto alla Madre.
    La tradizione dei Santi Padri, poi – fonte comprimaria della Fede, con la Sacra Scrittura –, ci ha trasmesso anche questa verità storica e teologica della prima apparizione del Risorto unicamente alla sua Santissima Madre. Né poteva essere altrimenti.
    Contro i negatori di ieri e di oggi di questa verità, l’ardente sant’Ignazio di Loyola, riflettendo e meditando da semplice cristiano, oltre che da santo, affermò con decisione che «il solo dubitare di questa apparizione di Gesù Risorto alla Madre, sarebbe un difetto di intelligenza».
    È ovvio, infatti, che la mancata apparizione del Risorto alla Madre Santissima risulterebbe non solo inspiegabile, ma anche inconciliabile con la più sana e umana realtà dei rapporti di filiale unione del figlio con la madre, e di quel Figlio con quella Madre.
    Se Gesù era Uomo-Dio, è naturale che la delicatezza e finezza della sua natura umana esigevano ogni attenzione speciale verso sua Madre, soprattutto dopo la terribile vicenda del Calvario, che fu strazio e martirio per il suo Cuore materno. Basta riflettere poco su ciò, e si comprende subito che per Gesù Risorto, l’apparire alla divina Madre fu il primo ardente pensiero, fu il primo inestimabile moto del cuore e della volontà verso la sua diletta e indivisibile Corredentrice.
    Al riguardo, ancora più autorevole è stata la parola del papa Giovanni Paolo II, il quale ha insegnato che «il carattere unico e speciale della presenza della Vergine sul Calvario e la sua perfetta unione con il Figlio nella sofferenza, sembrano postulare una sua particolarissima partecipazione al mistero della Risurrezione [...], completando in tal modo la sua partecipazione a tutti i momenti essenziali del Mistero pasquale». Del resto, proprio il sensus fidelium del Popolo di Dio ha sempre avvertito come logico e naturale questo bisogno di Cristo di apparire anzitutto e soprattutto alla sua Santa Madre, a Colei che è stata per tutta la vita la socia inseparabile nell’operare la Redenzione universale.
    Questa convinzione «guadagna terreno – scrive il biblista F. Uricchio – col passare dei secoli, a tutti i livelli, nella Chiesa latina e nelle comunità orientali», perché «era necessario – spiega ancora il biblista P. Pietrafesa – che il trionfo del Figlio fosse anticipato a Lei, così congiunta a Lui nel dolore, nella lotta e nel trionfo». E chi potrà mai immaginare come sia avvenuto quell’incontro e che cosa sia avvenuto in quell’incontro? Non ci è lecito fantasticare su cose ineffabili. La Risurrezione di Gesù è un fatto divino, umano, cosmico, e porta con sé una immensa gioia, anch’essa divina, umana, cosmica.
       La Madonna fu ripiena in sovrabbondanza unica di quella gioia nell’abbraccio amoroso al Figlio Risorto, e sicuramente si può dire con san Paolo che né occhio umano vide mai, né orecchio umano udì mai, né intelligenza umana comprese mai (cf. 1Cor 2,9) quel che avvenne tra Madre e Figlio in quell’incontro.
     Si sa – è vero – che c’è sempre proporzione fra il gaudio e la sofferenza, e anzi è certo che Dio darà sempre con magnanimità e vuole ricompensare “al centuplo” (cf. Mc 10,29) ciò che si fa per Lui. Ma è veramente impossibile, in questo caso, cogliere la misura della gioia provata da Maria Santissima all’apparizione del Risorto, perché ogni misura nei suoi riguardi è pressoché senza misura e, per dirla con san Tommaso d’Aquino, sfiora o tocca l’infinito.
    Certamente, se si pensa all’incommensurabile misura delle prove di tutta la vita vissuta da Maria fra stenti e incomprensioni, nel silenzio e nel nascondimento, fino alle prove crudeli della Passione e Morte del Figlio, chi potrà dire quanto grande e smisurata deve essere stata la sua gioia nel suo incontro personale con il Figlio Risorto?
    Se poi si pensa anche alla misura senza misura dell’amore di Gesù verso la sua divina Mamma e al suo bisogno di ricompensarla delle orribili sofferenze da Lei patite per corredimere l’Universo, si potrà forse intuire l’immensità della gioia ineffabile della Beata Madre al primo incontro con il Figlio Risorto.
    Se san Bernardino ha potuto dire che i dolori sofferti dalla Corredentrice erano così grandi e terribili che a dividerli fra tutti gli uomini della terra, tutti gli uomini sarebbero morti sul colpo, tanto più si può dire che se fosse stata divisa fra gli uomini la gioia immensa e sovrumana provata dalla Madonna all’apparizione di Gesù Risorto, ugualmente tutti gli uomini sarebbero morti sopraffatti dalla gioia.
    Parrebbe un’esagerazione, questa, e tale sarebbe se si prescindesse dal mistero dell’Incarnazione di Dio e della Redenzione universale che uniscono Cielo e terra, Dio e gli Angeli, l’uomo e il cosmo, il tempo e l’eternità, ricapitolati tutti in Cristo Risorto, alfa e omega, sempre unito a sua Madre Maria.
    La luce celestiale della Risurrezione, che ha rianimato il Corpo Crocifisso di Gesù chiuso nella tomba, e che ha provocato il miracolo dell’immagine impressa nella Sindone, deve avere invaso l’anima della Madonna elevandola alla più sublime contemplazione di tutto il grandioso piano salvifico di Dio, proiettato verso l’escaton della risurrezione finale.
    Se vogliamo gustare la sua gioia pasquale, è soltanto e soprattutto a Lei, alla divina Madre, che dobbiamo chiedere di farci partecipi, sia pure per un solo punto, della sua ineffabile gioia, la più pura e sublime, la più alta e profonda, matrice di ogni altra sua gioia sulla terra e nei Cieli.