lunedì 31 marzo 2014

30 Marzo 2014 Pontificale in Rito Antico del Vescovo Ausiliare di Roma Mons. Matteo Maria Zuppi nella Parr. della Santissima Trinità dei Pellegrini.





Un evento talmente ordinario, un Vescovo ( S.E.R. Mons. Matteo Maria Zuppi N.d.R.) che fa una visita pastorale in una parrocchia delle suo settore, ma questo gesto così ordinario diventa straordinario perché è il primo Vescovo impegnato nella cura pastorale della città di Roma a celebrare secondo il Rito Cattolico Tradizionale. 
Ci è stato detto che è stato suo forte desiderio celebrare a Trinità dei Pellegrini, e sappiamo che ha preso lezioni per poter celebrare al meglio questo Rito seppur semplice in se, assai complicato per chi non è abituato al Rito Romano. 
Siamo fieri e soddisfatti per questo vescovo, tanto amico di Papa Francesco, per questo bel gesto di amore per il suo gregge. 
Dio lo benedica! 
Speriamo che altri Vescovi prendano coraggio e si rimettano con pazienza ad apprendere questa ars celebrandi che ogni prete cattolico, se si sente tale dovrebbe, se non amare alla follia, almeno conoscere.  

Fonte :  Le pagine di Don Camillo

La prima foto è stata scattata  da una Fedele e pubblicata sul Blog citato  .

Le altre sono le foto ufficiali che presto saranno pubblicate sul sito della parrocchia ( N.d.R. ) 















QUI per vedere le altre foto della bella celebrazione romana

Editoriale di "Radicati nella fede" - Aprile 2014


Pubblichiamo l'Editoriale di "Radicati nella Fede" del mese di Aprile dove si parla della Chiesa profetica-borghese che oltraggia e schernisce la Chiesa innestata nella Tradizione. (C.S.)

CHIESA PROFETICA?


 Quando dichiari di voler tornare alla Tradizione della Chiesa, per uscire dalla terribile crisi della pratica cristiana dei nostri giorni, quando promuovi la liturgia tradizionale, perché le anime ritrovino il cuore della preghiera, quando lavori per la diffusione della Dottrina cristiana di sempre, contro la deriva immorale contemporanea, trovi sempre molti che violentemente, dentro la chiesa, ti combattono in nome di una “chiesa profetica”: “Smettetela di sognare il passato – ci dicono -, siete patetici, la chiesa deve guardare al futuro, deve immaginarsi nel futuro, deve essere profetica!” 

 Ma che cos'è questa chiesa profetica? Che cosa fanno consistere realmente con questa affermazione?

 Ormai con chiesa profetica si intende, nel normale sentire, una chiesa tutta proiettata a un futuro indefinito, dove tutto ciò che nel passato era certo potrebbe essere cambiato. Una chiesa che, abbracciando tutta l'attesa dell'uomo, si riprogramma in un gigantesco sforzo di accogliere tutto e tutti per non condannare più nessuno... tranne, naturalmente, i famigerati “tradizionalisti”! 

 Prima la Chiesa condannava, ora accoglie, ti dicono.
  Prima insegnava dall'alto, ora accompagna la ricerca degli uomini con grande umiltà.
  Prima era preoccupata che tutti fossero battezzati e accogliessero la grazia dei sacramenti, ora riconosce che Dio agisce oltre i sacramenti.
  Prima voleva che tutti gli uomini entrassero nell'ovile, ora sa che la salvezza è anche fuori del Cristianesimo. 

 E questa chiesa profetica è fatta dai preti profetici, attorniati dai laici profetici: sempre impegnati nell'ultima frontiera del sociale, preoccupata dei poveri, ma frequentante i salotti radical-chic. Sì, perché questa chiesa profetica piace tanto agli snob, ai ricchi; a quelli che, stanchi del loro benessere, sono preoccupati che la chiesa si preoccupi dei poveri. La televisione in questi anni, a livello nazionale e locale, ha accolto solo i preti così, i preti profetici, i vari don Gallo per intenderci, quelli sempre sul bordo della obbedienza alla Chiesa, quelli innovativi e rivoluzionari, perché profetico per loro è questo. La televisione ha dato a questi preti i programmi televisivi, e questi preti, proiettati nell'ultima rivoluzione del futuro, hanno bombardato di dottrine false gli spettatori, tanto che questi ormai credono che la Chiesa sia veramente questa rivoluzione permanente. 

 E i vescovi, in gran parte, hanno finto in questi anni di “tenere a bada” le spinte in avanti di questi sacerdoti e dei loro fedeli; hanno finto, perché in fondo li hanno sempre appoggiati, hanno dato loro tutto e li hanno praticamente beatificati in morte. Ufficialmente li richiamavano alla prudenza, ma in fondo li hanno sempre lasciati fare e la loro opera, distruttiva della presenza cristiana nella società, è dilagata, fino al punto che oggi sembra impossibile da arginare. E li si è lasciati fare, principalmente non perché preoccupati dei poveri, ma bensì perché pieni dell'illusione di recuperare un posto d'onore nel mondo moderno ormai pagano proprio grazie a questi preti profetici: una vera e propria sudditanza culturale nei confronti della modernità. Così facendo hanno ingannato le anime, diffondendo la distruzione morale e l'affievolimento della fede. 

 Questa chiesa profetica, questi preti profetici, questi fedeli profetici non hanno nulla a che fare con la profezia! 

 I profeti, quelli veri, quelli della Bibbia, hanno parlato in nome di Dio, al popolo, ai re e ai sacerdoti ricordando, a volte violentemente, le conseguenze del peccato. Sempre nei profeti c'è una accusa del peccato e un richiamo alla penitenza e al ritorno a Dio: avete abbandonato Dio, per questo si è abbattuto il castigo su di voi; tornate a Dio ed egli vi libererà

 Ma voi avete mai udito questo richiamo nella cosiddetta moderna chiesa profetica? No. Questa vive lo schema rivoluzionario: accusa la Chiesa di un tempo come miope e sorpassata, per programmare una nuova chiesa che finalmente risponda alle esigenze degli uomini: siamo alla pura eresia!
  Ed è anche una eresia scema, perché assunta dai salotti radical-chic! 

 È una chiesa borghese, non è una chiesa di popolo. Il popolo, dopo il martellamento mediatico di questi anni, ha dovuto soccombere a questa chiesa profetica per paura di restare senza nulla. Ma questa è in verità la chiesa dei borghesi che, con la pancia piena, devono distrarsi col sentirsi utili agli altri. I poveri non hanno tempo per questo, i poveri sentono la fatica della vita e guardano il Cielo. 

 E questa chiesa borghese deve impedire che sorgano luoghi dove la Chiesa riviva la sua Tradizione; deve impedirlo, altrimenti il popolo, quello vero, che ha ancora un briciolo di senso della fede, riconoscerà questi luoghi di grazia. E quando questi luoghi di Grazia della Chiesa Tradizionale esistono, sono coperti dalla calunnia della chiesa borghese che dice: state attenti, sono tradizionalisti... la vera chiesa non è la loro, è quella che noi immaginiamo nel futuro.

 La vera novità invece non è nel futuro, ma nel passato, perché è Cristo e la sua Grazia... e i veri poveri non sono quelli dei salotti televisivi e delle raccolte fondi, sono le anime che umilmente cercano Dio.
 

Settimana Santa a Tolentino : un invito, una proposta

Come siamo abituati da tempo  abbiamo osservato anche nella IV domenica " Laetare " il " fenomeno  delle  famiglie e  dei giovani "migranti liturgici" che  hanno raggiunto  le località dove in Italia viene stabilmente celebrata la Santa Messa nel venerabile rito antico .
Questo fervore devozionale e liturgico fa ben sperare per il futuro !
Al momento rimane assai difficile azzardare un elenco, che risulterebbe incompleto, di  coloro che con animo umile ( senza pubblicità alcuna ) servono l'Altare : dalle cantorie alle sartorie  oppure standosene inginocchiati semplicemente per "servir Messa" ...
Il  costruttivo fervore devozionale  soprattutto dei nostri giovani, che smentisce de facto quanto i nostri cugini l'Oltralpe dicono di noi ( che siamo sempre incollati al computer a lamentarci che le cose andrebbero male... dalla Chiesa  alla politica ...) sarà evidenziato, se Dio vorrà, in un Convegno ( primo di una serie) "intra moenia " a fine primavera. 

Dalle ospitali pagine di questo prestigioso  Sito, che vanta sempre tantissimi Lettori, desideriamo invitare le Famiglie e i Fedeli che,  per ragioni  diverse non possono godere della bellezza della Liturgia nell'antico rito romano , nei giorni della Settimana Santa, soprattutto del Sacro Triduo,  per fare comunità con noi a Tolentino, cittadina delle Marche centrali. 


Non occorre soffermarci ora sul programma liturgico e devozionale della Settimana Santa a Tolentino : invitiamo però coloro che desiderano accogliere questa proposta di scriverci QUI o QUI

L'orazione odierna di conclusione delle Lodi mattutine riassume il nostro fervore devozionale : " O Dio, che rinnovi il mondo con i tuoi sacramenti, fà che la comunità dei tuoi figli si edifichi con questi segni misteriosi della tua presenza e non resti priva del Tuo aiuto per la vita di ogni giorno". 

A.C.

domenica 30 marzo 2014

Intervista a Roberto de Mattei sui temi di maggiore attualità del "mondo cattolico"



Riprendiamo un'intervista che il Professor Roberto de Mattei ha rilasciato al sito "La corsia dei servi", nella quale vengono considerati i temi di maggior attualità nel panorama cattolico, sempre più imbevuto di relativismo, di incoerenza e di errori tanto dottrinali quanto etici, per tale ragione chi rileva e spiega tale situazione viene silenziato da coloro che tutto possono accogliere ed annunciare, fuorché chi "mette il dito nella piaga". (C.S.)

1 Partiamo dalla sua estromissione da Radio Maria motivata, a detta del direttore padre Livio Fanzaga, da una posizione critica sempre più accentuata nei confronti del Pontificato di Papa Francesco. Le è stato contestato di non mettere la sua grande preparazione culturale al servizio del Successore di Pietro (eppure ha scritto anche un libro sul Papa: Vicario di Cristo, edito da Fede&Cultura). Al fine viene motivata la sua esclusione per incompatibilità con le finalità di Radio Maria che sono quelle di adesione al Magistero della Chiesa e al sostegno all'azione pastorale del Papa. In altre parole par di capire, leggendo il tenore letterale dal tono piuttosto forte, che Lei non viene più ritenuto, dal direttore di Radio Maria,  in linea con quanto professa il Magistero della Chiesa cioè "non sente cum Ecclesia". Di fatto queste sono le stesse motivazioni addotte per estromettere dalla Radio anche Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro. Lei quale spiegazione si è dato a tali provvedimenti?

Ho collaborato per quattro anni a Radio Maria, su invito di padre Livio, conducendo la rubrica mensile “Radici Cristiane”. Più di una volta mi è capitato di essere oggetto di attacchi da parte dei media laicisti, ma ho sempre avuto il pubblico sostegno di padre Livio. Non ho mai criticato il Papa nella mia trasmissione e, come Lei ricorda, sono autore di un libro dal titolo Vicario di CristoIl Papato tra normalità ed eccezione in cui esprimo tutta la mia devozione senza riserve verso l’istituzione pontificia. Le ragioni del mio allontanamento da Radio Maria, giustificate da presunte critiche al Papa, mi sono ancora oscure. Forse alcune mie iniziative, come la raccolta di firme a sostegno dei Francescani dell’Immacolata, non sono piaciute a certi vertici ecclesiastici, che hanno chiesto a padre Livio la mia testa, dopo quella di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, giudicandoci troppo “indipendenti” dal nuovo corso ecclesiale. Ritengo invece che, come cristiani battezzati, abbiamo il dovere di esprimere, con il dovuto rispetto, tutte le perplessità, i dubbi e gli interrogativi che suscitano in noi certe scelte delle autorità ecclesiastiche. L’obbedienza ha i suoi precisi limiti e non è mai servilismo. E’ stato proprio Papa Francesco, lo scorso 4 luglio a Santa Marta, a dire che se esistesse una «carta d’identità» per i cristiani, certamente la libertà figurerebbe fra i suoi tratti caratteristici.

2 E' curioso notare che a chi si professa legato alla Tradizione e, di conseguenza, alla salvaguardia della Messa tridentina, gli viene subito tolto il diritto di cittadinanza nell'aere cattolico quasi fosse un sovversivo, un piantagrane, un eretico persino. Contro costoro nessuna pietà e ne è la prova, ad esempio, quanto accaduto ad un Ordine tra i più fiorenti e in ascesa come quello dei Francescani dell'Immacolata, ora caduti in disgrazia per il solo voler orientare la loro spiritualità verso il Rito antico e per essersi posti in maniera critica a proposito del Concilio Vaticano II. Cosa ne pensa?

Questo atteggiamento caratterizza il nuovo corso della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Da una parte, in nome della misericordia e del dialogo con i fratelli lontani, si predica la fine dell’epoca delle condanne e degli anatemi. Dall’altra parte, si esercita il pugno di ferro nei confronti di quei fratelli vicini che non vogliono discostarsi dalla Tradizione immutabile della Chiesa. Il caso dei Francescani dell’Immacolata fa riflettere. Nella tragica epoca post-conciliare i seminari si vuotano, le case religiose e i conventi vengono messi in vendita, le vocazioni crollano, ma nessun provvedimento viene preso. Se invece un istituto religioso, vivendo la teologia, la spiritualità e la liturgia tradizionale, aumenta il numero dei suoi componenti e delle sue case, viene duramente colpito. La Congregazione dei religiosi vuole la distruzione dei Francescani dell’Immacolata, perché un ordine religioso che fiorisce in seguito alla sua fedeltà alla Tradizione è per i progressisti uno scandalo.

3 A proposito del Concilio Vaticano II, nonostante le attese e le speranze di tanti, l’epoca che lo seguì non rappresentò per la Chiesa una «primavera» ma, come riconobbero lo stesso Paolo VI e i suoi successori, un periodo di crisi e di difficoltà. Eppure la Chiesa postconciliare lo considera come un dogma inattaccabile, come se la Chiesa fosse alla prese con un nuovo inizio, una nuova vita. Con il suo libro Il Concilio Vaticano II, una storia mai scritta (edito da Lindau) ha riportato una rigorosa ricostruzione di quell’evento... In estrema sintesi qual è la giusta chiave di lettura di quanto è accaduto nella Chiesa con il Vaticano II?

Il contributo che ho voluto dare con il volume Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, pubblicato dall’Editore Lindau non è quello del teologo, ma dello storico. Voglio dire che non mi interessa il dibattito ermeneutico sul Vaticano II e lascio ai teologi il giudizio sulla continuità o discontinuità dei testi conciliari con la Tradizione della Chiesa. Quale che sia il giudizio sui documenti del Concilio, il problema di fondo non è quello di interpretarli, ma di comprendere la natura di un evento storico che ha segnato il Ventesimo secolo e il nostro. Dal punto di vista storico il Concilio Vaticano II rappresenta un insieme, che comprende il suo spirito e i suoi documenti, ciò che accadde nell’aula conciliare e l’atmosfera culturale e mediatica in cui le discussioni si svolsero. Comprende le sue radici e le sue conseguenze, le sue intenzioni e i suoi risultati. E’ un evento. Il Concilio dei testi non può essere separato da quello della storia e il Concilio della storia non può essere separato dal postconcilio che ne rappresenta la realizzazione. La pretesa di separare il Concilio dal post-Concilio è altrettanto insostenibile di quella di separare i testi conciliari dal contesto pastorale in cui furono prodotti.
Oggi c’è la tendenza a fare del Concilio Vaticano II un “superdogma”: l’espressione è dell’allora cardinale Ratzinger. Un po’ come accadeva negli anni Settanta con il mito della Resistenza. La Resistenza, scriveva Augusto Del Noce, cessa di essere un elemento da situare nella storia per diventare la misura della valutazione della storia. Ciò che ieri era, in campo politico, la Resistenza, è divenuto il Concilio Vaticano II: un evento che diviene la misura di valutazione della storia della Chiesa. Dobbiamo operare per fare crollare questo mito.

4 Oggi vi è la convinzione che ci si possa ritenere cattolici qualsiasi cosa si pensi e si faccia. Sicché non viene più percepita una morale oggettiva, una verità che è al di sopra dell'uomo, ma tutto è soggettivo e relativo dove ognuno, in estrema sintesi, concepisce la libertà come il poter fare ciò che gli pare. Per un cattolico che vive immerso in una visione della vita siffatta si fa ancora più difficile testimoniare la verità, immerso com'è in una società sorda e che ha preso una strada diametralmente opposta a quella indicata dai Dieci Comandamenti. Come riuscire concretamente a vivere una vita di testimonianza cristiana? Qual è il compito oggigiorno che si richiede a chi si professa veramente cattolico?

E’ nota la frase con cui lo scrittore francese Paul Bourget conclude il suo romanzo Il demone meridiano (tradotto in Italia dall’editore Marco Solfanelli): “Bisogna vivere come si pensa, se non si vuole finire col pensare come si vive”. Questa frase contiene una profonda verità. Se la vita non si conforma al pensiero, è il pensiero che si conforma alla vita. Ma per vivere bene, occorre prima di tutto pensare bene. La vita deve essere coerente con le idee, ma le idee devono essere a loro volta coerenti con i grandi principi metafisici e morali che regolano la vita umana. Per questo bisogna essere uomini di principi, perché il mondo si regge su princìpi e i princìpi e le leggi su cui si regge il mondo hanno il loro centro e il fondamento, in Dio primo principio e prima causa di tutto ciò che esiste. Ciò che vale per i singoli uomini vale per le società umane e anche per quella società umano-divina che è la Chiesa. Nel corso della storia è capitato che i cristiani, nella loro vita personale, si allontanassero dalle verità e dai precetti della Chiesa. Sono le epoche di decadenza, che esigono una profonda riforma, ovvero un ritorno all’osservanza dei princìpi abbandonati. Se così non accade, c’è la tentazione di trasformare i comportamenti immorali in princìpi opposti alle verità cristiane. Questa tentazione è penetrata oggi nella Chiesa e ci viene proposta attraverso la formula della “prassi pastorale”. Significative a questo proposito sono le recenti dichiarazioni del cardinale Walter Kasper in materia di morale coniugale. Poiché “tra la dottrina della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia e le convinzioni vissute di molti cristiani si è creato un abisso”, secondo il cardinale bisognerebbe adeguare la dottrina e la disciplina della Chiesa alle situazioni di fatto in cui oggi vivono molti cristiani, a cominciare dai divorziati risposati. Sono i princìpi a doversi adeguare al comportamento dei cristiani e non la loro condotta a conformarsi ai princìpi. Si deve pensare come si vive, e non vivere come si pensa. Il criterio ultimo della verità diviene la realtà sociologica. La dottrina cristiana si dissolve nella prassi.
Il nostro compito è invece quello di professare e vivere la verità del Vangelo, amando e osservando la legge che Dio ci ha dato. Questa legge non è estrinseca a noi, ma è incisa nella nostra coscienza. Nella pratica e nella difesa della legge divina e naturale si manifesta il nostro amore a Dio e al prossimo e la nostra vita si realizza pienamente.

5 Purtroppo il valore e la conoscenza del passato (della storia) per comprendere il presente è quasi del tutto sottovalutato e trascurato. Così si corre il rischio di prendere per oro colato quanto ci viene proposto o presentato come vero, senza preoccuparsi di verificarne la veridicità. Ma senza porsi domande, senza il desiderio di ricerca del vero, senza la fatica di investigare e informarsi, si possono rischiare grandi abbagli. Si corre il rischio di dare credito a chi ci propina come verità ciò che verità non sono. E questo anche in ambito religioso. E' d'accordo con questa analisi?
La necessità degli studi storici deve essere compresa soprattutto dai cattolici. Il pensiero cattolico del Novecento annovera grandi teologi, grandi filosofi, grandi moralisti, grandi maestri di vita spirituale, ma nessun grande storico. Grande nel senso che unisca alla vastità della scienza e dell’erudizione la pienezza della fede ortodossa. La ragione principale di quest’assenza dall’orizzonte culturale ecclesiastico sta, a mio avviso, nella perdita del senso storico, che è la comprensione delle vicende umane, nelle loro cause e nelle loro conseguenze, da un punto di vista innanzitutto soprannaturale. Al centro della storia non sono, come troppo a lungo si è creduto, i “rapporti di produzione”, e neppure i problemi geopolitici, ma gli atti liberi dell’uomo, sotto la regia della Divina Provvidenza. Lo storico cattolico sa che nulla è irreversibile nella storia e soprattutto che la storia non crea i valori, ma è sottomessa e giudicata da essi. Il pensiero cattolico del Novecento ha fatto propria invece la concezione hegeliana della storia come “Weltgeist”, cammino necessario dello “spirito del mondo” . La storia va avanti e la Chiesa deve accompagnare questo cammino. Occorre che essa adegui il suo linguaggio, i suoi insegnamenti, le sue pratiche religiose al mondo, rispetto a cui è in ritardo di almeno due secoli. E’ questa la concezione della storia espressa dal cardinale Martini quando, nella sua ultima intervista al « Corriere della Sera », ha affermato che la Chiesa “è indietro di 200 anni”, ovvero l’arco di tempo che la separa dall’evento fondatore della Rivoluzione francese. Questa affermazione è tipicamente evoluzionista, perché implica una filosofia della storia, fondata sull’ineluttabilità del progresso sociale, che è parte di un più vasto movimento perfettivo dell’universo.

6 Passiamo al tema dell'evoluzionismo: oggi è molto difficile parlarne, in quanto viene insegnato nella scuole e nei mezzi di comunicazione come un dogma intoccabile scientificamente dimostrato... Dove sta la verità?
L’evoluzionismo è propriamente un nulla. Esso è infatti un insieme composto da una teoria scientifica e da una teoria filosofica. Nessuna delle due si regge da sola. Le due teorie hanno bisogno l’una dell’altra per sopravvivere e si sorreggono a vicenda. La teoria scientifica si basa sul sistema filosofico; la teoria filosofica, per giustificarsi, si fonda a sua volta sulla presunta teoria scientifica. La teoria scientifica presenta come un “fatto” la nascita e la trasformazione dell’universo da una materia primordiale in strutture sempre più complesse, fino alla vita umana. La natura però ci dimostra il contrario. La teoria filosofica, l’“idea”, pretende di spiegare la realtà dell’universo come materia in perenne trasformazione. La ragione, non la fede, ci dimostra anche in questo caso esattamente il contrario. Perciò nell’impossibilità di essere provata dalla ragione la teoria filosofica pretende di fondarsi sul fatto scientifico, che a sua volta presuppone l’idea filosofica secondo cui l’universo non ha altra spiegazione al di fuori della materia.
Qual è la ragione per cui una teoria scientifica nata nell’Ottocento, come è quella darwiniana, è sopravvissuta al crollo dei miti ottocenteschi? La ragione, a mio parere, è semplice. Il relativismo contemporaneo, la filosofia di vita secondo cui non esistono valori assoluti, leggi permanenti, ma tutto cambia, tutto si trasforma, ha il suo fondamento nel dogma evoluzionista, che è l’espressione scientifica o pseudoscientifica del materialismo relativista. Oggi siamo passati dalla dittatura del proletariato alla dittatura del relativismo. Se cade l’evoluzionismo cade il relativismo. Il relativismo ha bisogno dell’evoluzionismo. Il socialismo reale è crollato, con il muro di Berlino, vent’anni fa, ma il suo nucleo dottrinale, il cuore ideologico del comunismo, il materialismo dialettico, è sopravvissuto e il suo nome oggi è evoluzionismo.

venerdì 28 marzo 2014

"Non è tanto un'aggressione ai cattolici"...

...dice il Cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois.
Non è un'aggressione: è amore! Non sono insulti: è catechesi! 




"Abbasso Dio": ci ricorda la kénosis in San Paolo
in Filippesi 2,5 "l'abbassamento di Dio"

..è per questo che la Basilica del Sacro Cuore a Montmartre è stata abbellita in veste "primaverile" (un bel rosso come le rose di maggio) da gentili appassionati di Basquiat: arte e spiritualità.

nè Dio nè Maestri, nè Stato
Galati 5,1 "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi "
..abbasso ogni autorità, (di nuovo la kénosis)
..fuoco alle chiese..
Luca 12,49: "sono venuto a portare il fuoco sulla terra"
"fuck tourism" e "solidarietà"
valori condivisi dai quali partire per intavolare un dialogo
nuovi posti di lavoro
lavoro, dignità e integrazione
   
le chiese aperte al dialogo
e ai bisogni (anche fisiologici) della gente
Amore, gioia e costumi adamitici anche alla Basilica della Madeleine  e alla Cattedrale di Notre Dame a Parigi, dove le Figlie di Maria hanno potuto urinare tranquillamente su Altari e acquasantiere

arte
..l'ultima bionda in basso a destra è particolarmente devota:
chiede al Santo Padre più Sante Messe Novus Ordo:
Pope N.O. more




   
..la stessa bionda è così devota che si porta le croci a casa



Così libera e devota da diventare ufficialmente "nuova Marianna", emblema della Repubblica, e vedere la propria effige sui francobolli



 Con la classe, la moderazione e il sobrio equilibrio che la contraddistinguono, il nuovo volto della Repubblica ha dichiarato d'esser commossa all'idea che, quando estremisti e "fascisti" vorranno inviare una lettera, dovranno leccarle il "cul" , parola francese che significa: "amore universale al tempo della vaniglia in fiore".




Martedì 18 Marzo, la Ministra della Cul-tura Aurélie Filippetti premia un gruppo di Domspatzen, decorandoli nientemeno che Cavalieri delle Arti e delle Lettere; notiamo tutti come finalmente, anche nei luoghi pubblici della laicissima Repubblica francese si possano portare orgogliosamente simboli religiosi tipo la Croce ben evidente sulla maglietta.


Visti questo zelo, questo amore straordinario e .. "diffusivum sui", come poter fraintendere la mano tesa offerta da Vincent Peillon, Ministro dell'Educazione, che sta mettendo tutte le proprie forze per offrire ai francesi, a noi europei e ai nostri figli un Paese più libero!

Una cosa però, ci sfugge: perchè mai il Ministro dell'Interno francese Manuel Valls ce l'abbia tanto con un comico, Dieudonné M'Bala M'Bala, reo di far ridere il popolo prendendo di mira ciò che persino in Israele importanti organi di stampa come "Haaretz" chiamano "Shoah business".
Il Ministro dell'Interno ha mobilitato tutti, dai Prefetti fino al Consiglio di Stato per impedire al comico (già espulso da tutti i media e additato come sanguinario terrorista cui imputare futuri crimini contro l'umanità) di esibirsi in luoghi pubblici più grandi d'un bidet cantando la canzone "chaud ananas", "ananas caldo", che parla del dramma della tratta delle ananas africane imprigionate in scatole di latta ed esportate nelle Americhe per soddisfare i desideri occidentali; solo un estremista potrebbe vederci un attacco alla Shoah!
Se da una parte infatti  un Cardinale come Vingt-Trois ha ben capito che non si tratta di avercela contro i cattolici, ma di una forma (ordinaria? extraordinaria?) di anticlericalismo, ci spiace che nessun esponente di rilievo delle Comunità Ebraiche di Francia abbia detto che lo sketch di "Dieudò" non è antisemita, ma una forma di satira volta a stigmatizzare la strumentalizzazione di un dramma ai fini della politica sionista di espansione e occupazione.
Mentre scrivo, però, un dubbio mi assale: e se avessero ragione i Rabbini..e torto il Cardinale?

No: think pink!..consigliamo a tutti gli estremisti di pensare positivo, THINK PINK!!
Anche ai detrattori di Dieudò diamo un consiglio: pensate piuttosto a dare ragioni della bellezza della verità invece che giudicare e condannare! La verità può talvolta essere ridicolizzata ad arte, anche solo per creare un evento commerciale, come l'innocente e caricaturale "satanismo" dell' Hell Festival, dove "l'odio" contro i cristiani è solo un sano e laicissimo fenomeno folk!

In conclusione, un consiglio fraterno vogliamo darlo anche al povero, frainteso Dieudonné: cambi il soggetto delle sue canzoni, la smetta di prendersela con le ananas.
Provi a scrivere direttamente versi poetici in rosso sulle porte e i muri delle Chiese, o a irrompere nudo nelle basiliche e urinare sugli Altari, urlando insulti contro i cristiani e la Chiesa; meglio: organizzi un Festival Rock dove si inneggi a Satana e si canti che si vuole bere il sangue di feti cristiani..
.....vedrà che il Presidente Hollande e il suo Ministro della Cultura capiranno che è un grande artista, un nuovo emblema della Repubblica.

Zac


Il Papa che Obama non s'aspettava ( M. Matzuzzi )

Ci sono volute più di due ore e mezza per rendere pubblico un comunicato stringato a commento dell’udienza concessa dal Papa a Barack Obama. 
Poco più di dieci righe in cui si parla per prima cosa di “cordiali colloqui” che hanno “permesso uno scambio di vedute su alcuni temi attinenti all’attualità internazionale, auspicando per le aree di conflitto il rispetto del diritto umanitario e del diritto internazionale e una soluzione negoziale tra le parti coinvolte”. 
Il terreno, qui, era già stato preparato lo scorso 14 gennaio, nell’incontro di un’ora e quaranta minuti tra il segretario di stato vaticano, Pietro Parolin e la sua controparte americana, John Kerry. 
Ma riguardo al comunicato diffuso ieri sono altri due gli aspetti che balzano all’occhio. Innanzitutto, la sottolineatura del fatto che nel vis-à-vis – prima di condividere “il comune impegno nello sradicamento della tratta degli esseri umani nel mondo” – ci si è “soffermati su questioni di speciale rilevanza per la Chiesa nel Paese, come l’esercizio dei diritti alla libertà religiosa, alla vita e all’obiezione di coscienza nonché il tema della riforma migratoria”. 
 E’ il segnale che l’incontro tra il Pontefice e il presidente degli Stati Uniti ha toccato anche i temi più controversi e delicati nelle relazioni tra stato federale ed episcopato locale e, di riflesso, tra stato federale e Santa Sede. 
L’accenno alla “libertà religiosa” richiama alla mente la durissima lettera che il neo presidente della Conferenza episcopale americana, mons. Joseph Kurtz, aveva inviato a Obama lo scorso dicembre. In quel testo, il successore del cardinale Timothy Dolan – a dispetto del profilo da moderato e flessibile che gli era stato attribuito – lamentava come l’obbligo di sottoscrivere le assicurazioni sanitarie anche per le comunità cattoliche fosse lesiva della libertà religiosa. 
Il punto controverso, infatti, riguardava il fatto che l’assicurazione comprendesse anche la copertura delle pratiche contraccettive e l’aborto. In gioco, diceva mons. Kurtz, c’è il principio costituzionale “First freedom”. 
Durante la conferenza stampa congiunta con il presidente del consiglio Matteo Renzi, Obama ha detto che di Obamacare s’è parlato, non con il Papa, bensì con il segretario di stato Parolin: “Con lui abbiamo discusso della questione per fare in modo che la libertà di coscienza e di religione venga rispettata nel contesto della legge”, aggiungendo altresì di aver “promesso di continuare un dialogo con vescovi e cardinali per trovare un giusto equilibrio”. 
Risulta però difficile pensare che nei cinquantadue minuti di udienza a porte chiuse nella Biblioteca del Palazzo apostolico, Obama e il Papa non abbiano mai toccato l’argomento. 
Proprio mons. Kurtz, in un’intervista pubblicata ieri mattina su Avvenire, aveva segnalato nell’Obamacare e nell’immigrazione i due temi portanti dell’incontro in Vaticano: “Vorrei certamente vedere dei cambiamenti nel modo in cui la riforma è applicata, in particolare per quanto riguarda l’obbligo di fornire farmaci o metodi di contraccezione e aborto imposto alle organizzazioni cattoliche. 
I vescovi statunitensi – diceva ancora mons. Kurtz – da quasi cent’anni sostengono con forza la necessità di offrire agli americani una sanità universale che sia davvero alla portata di tutti, ma non lo possiamo fare al prezzo di violare la nostra coscienza e i nostri princìpi religiosi”. 
Una linea che il Papa pare aver dunque sottoscritto. 
L’altro aspetto sorprendente è che manca qualunque accenno al tema della giustizia sociale che tanto stava a cuore all’inquilino della Casa Bianca, al punto da farne l’asse portante della lunga intervista concessa a Massimo Gaggi per il Corriere della Sera. 
Sorprendente anche perché questo era considerato il terreno sul quale i due interlocutori più facilmente avrebbero potuto trovare un punto d’intesa. 
Non a caso, domenica scorsa ampio spazio al tema era stato dato dal New York Times – il principale quotidiano liberal della East Coast –, con un articolo sulle radici cattoliche dell’attivismo obamiano nella Chicago pastoralmente guidata dall’arcivescovo progressista Joseph Bernardin. 


giovedì 27 marzo 2014

Inedito! Nuovo documento-proposta

Fides servanda, Doctrina mutanda

E' il motivetto sull'aria (pastorale) che accompagna le uscite di Herr Mutanda e dei vari sirenei suoi accoliti: liberare la Fede dall'ideologia, rendersi conto del cambiamento e cambiare di conseguenza "approccio" a differenti situazioni, "caso per caso" (ma anche "caso per chiesa", o "chiese per caso", o "chiesa a caso" o "casi di chiesa".. ).
Ora il documento Kasper/Ackermann/Maradiaga/Marx/Baldisseri per riproporre gli insegnamenti del Signore in modo più consono alla comprensione della gente di oggi: il Pater ha circa duemila anni, non lo capisce più nessuno.
Certo, il Pater nella sua versione tradizionale (per altro discussa..) potrà anche restare, non si tratta di cambiarlo, bensì renderlo più adatto alle mutate situazioni del mondo d'oggi, più vicino al sentire comune della gente: la gente lo pregherà di più, lo sentirà più vicino.
Del resto, dalle note a margine di Kasper, si può notare come sia in ottima compagnia: non solo San Tommaso e Sant'Alfonso; stavolta anche San Paolo, Sant'Ireneo (.."la gloria di Dio è l'uomo vivente"..)..ma soprattutto: Papa Francesco!
Come dice Tornielli: vorremmo anche noi avere anche solo un centesimo di questa Fede!!!
Zac



Padre Nostro…

..che sei nei Cieli




 ..sia santificato il Tuo Nome



 ..venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua volontà,

..come in Cielo, così in terra.




Dacci oggi il nostro pane quotidiano




..e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori..







..e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male,







(..perché Tuo è il Regno, Tua la potenza e la gloria nei secoli...)


Amen.


Amico dell'Umanità...

..che sei di volta in volta dove io mi trovo ad essere, nelle mie concrete situazioni di vita,


..garantisci alla mia intima, improfanabile coscienza la sacralità che Le è dovuta.

Accondiscendi alla mia volontà


..e come il mondo fa qui e oggi sulla terra, così sia fatto anche nella Comune interreligiosa  e social-liberale dei cieli.

Dà a tutti prosperità, amore, benessere, felicità, piena emancipazione e realizzazione personale;


rimetti a noi i nostri diritti e riconosci che non ti siamo in alcun modo debitori d'alcunché perché la tua gloria siamo noi, uomini viventi, liberi e amanti di ciò che riteniamo esser bene per noi, pronti a colpire d’infamia e/o di spada chiunque vi si opponga.


Tu, che ci hai resi capaci di resistere a tutto tranne che alle tentazioni, liberaci dai rigidi precetti moralistici su quella “cosa” che alcuni retrogradi oscurantisti condannano anti-evangelicamente come "male"...


(..e il mondo sarà migliore..)




Amen.

mercoledì 26 marzo 2014

I vecchi demoni del gallicanesimo ... Le chiese nazionali possono essere autonome?

Le chiese nazionali possono essere autonome? 
di Aymeric Christensen 

Problema ricorrente nella Chiesa cattolica, la questione dell'autonomia delle chiese locali rispetto al centro romano torna d'attualità in questi ultimi tempi, e anche in maniera sorprendente. 
L'ultima situazione controversa: il caso Brugère, dal nome della filosofa il cui intervento è stato annullato mercoledì 19 marzo dalla Conferenza episcopale francese. 
Parlavamo già la settimana scorso della polemica attorno a questa decisione dibattuta che, come sottolinea Stéphanie Le Bars sul suo blog di Le Monde, “dimostra che persistono all'interno della Chiesa cattolica forti dissensi venuti a galla in occasione del dibattito sul matrimonio per tutti”. 
Al di là delle motivazioni precise di quel cambiamento di programma – che si tratti della pressione di certi cattolici, come già è stato detto, o della reale divisione dei vescovi tra di loro sull'opportunità di tale intervento nel quadro di un corso di formazione (una giornata di formazione è il luogo per aprire un dibattito?) - un testo di padre Louis-Marie Guitton, sul sito dell'Osservatorio sociopolitico della diocesi di Fréjus-Toulon, è arrivato a sospettare una forma di gallicanesimo da parte della CEF: “Nel momento in cui papa Francesco si dice favorevole ad una vera sussidiarietà nella Chiesa, si può temere che i vecchi demoni del gallicanesimo non siano del tutto morti. I “servizi” o le “commissioni”, anche se sono nazionali, non sono la 'Chiesa francese'”. 
Le conferenze episcopali possono essere autonome o i vescovi (“successori degli apostoli”) devono essere sempre in totale comunione tra di loro e a fortiori con il papa? Il problema di fondo non è di oggi. 
Ricordiamo un famoso dibattito tra il cardinale Joseph Ratzinger e il cardinale Walter Kasper, all'inizio degli anni 2000. 
Il futuro Benedetto XVI difendeva una visione della Chiesa universale come “una realtà ontologicamente e cronologicamente preliminare a qualsiasi Chiesa particolare singolare”, ossia un centro e molteplici comunità locali; una visione criticata da colui che era allora segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani (in seguito ne è diventato presidente), difensore dell'idea di un primato delle Chiese locali. 
Il problema ecclesiologico è di fatto determinare lo statuto esatto delle Chiese nazionali sotto forma di conferenze episcopali. 
Contrariamente al vescovo, che presiede la sua diocesi in maniera autonoma, le conferenze non hanno una realtà sacramentale. 
Possono, allora, avere un'autorità disciplinare concreta, o una autorità dottrinale? 
Con il rischio di rendere fragile la comunione? 
È l'opzione che sembra privilegiare il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi. 
La esprime chiaramente in un'intervista concessa al nostro collega Jean Mercier (“Hors-série sur pape François”): “Il processo di decentralizzazione avviene nella misura in cui si dà importanza alle conferenze episcopali e agli altri organismi regionali e continentali. 
In Evangelii Gaudium, il papa ricorda il Concilio Vaticano II, affermando che, in un modo analogo alle antiche Chiese patriarcali, le conferenze episcopali possono 'contribuire in maniera molteplice e feconda a che il sentimento collegiale si realizzi concretamente'. 
In quale modo? 
Nello stabilire che le Conferenze episcopali possano essere i 'soggetti di attribuzioni concrete, compresa una certa autorità dottrinale autentica.”
Tale sembra essere, in ogni caso, il ruolino di marcia su cui avanza attualmente il G8 dei cardinali.

Di Aymeric Christensen - in “www.lavie.fr” del 21 marzo 2014 (traduzione: www.finesettimana.org )-


Fonte : http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201403/140325christensen.pdf

A.C.

martedì 25 marzo 2014

Santa Messa in suffragio di Mario Palmaro



Sabato 29 marzo sarà celebrata da don Marino Neri una Santa Messa in suffragio di Mario Palmaro. Il rito in Vetus Ordo si svolgerà a Meda (MB), nella chiesa di San Vittore, in piazza Vittorio Veneto, alle ore 10,30. La Santa Messa rientra n
ell’ambito della presentazione, organizzata dall’Associazione J.H. Newman, del libro Questo Papa piace troppo (Piemme) di Alessandro Gnocchi - Mario Palmaro e Giuliano Ferrara, che si terrà, a Seregno, venerdì 28 marzo (ore 21.00) in via XXIV Maggio (Sala Mons. Luigi Gandini). L'incontro sarà moderato dal Presidente dell’Associazione, Andrea Sandri.