domenica 7 dicembre 2014

Lo studio teologico e missionario di Padre Serafino Lanzetta


di Cristina Siccardi
Riscossa Cristiana 
Il Vaticano II un concilio pastorale (Lanzetta).indd
A chi oggi si scandalizza in maniera esagerata ed esacerbata di fronte ad una Chiesa che ha perso i suoi connotati teologici, etici, normativi ed istituzionali senza andare alle origini di questa presente desolazione vorremmo dire: non esiste effetto senza causa e la causa di tutto ciò è lo sviluppo in crescita degli attacchi all’interno della Chiesa dell’eresia modernista, la quale, benché condannata nel 1907 da San Pio X, resistette così fortemente da giungere vittoriosa ai lavori del Concilio Vaticano II.
Proprio durante l’Assise e nei suoi documenti si disse e si scrisse che era necessario a riguardo delle congregazioni e degli ordini religiosi tornare alle fonti, ovvero alle impronte lasciate dai padri fondatori e dalle madri fondatrici delle diverse realtà ecclesiali. Ritornare «effettivamente alle fonti, lasciandole vivere nel loro ininterrotto trasmettersi, oppure rimanere comodi nella storia. Cosa voleva il Concilio su questo punto?», si domanda il teologo Padre Serafino Lanzetta FI nello straordinario volume Il Vaticano II. Un Concilio pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari (Cantagalli) e prosegue: «Non si è forse imposta la logica di una riforma al contrario […] rispetto a quella voluta ad esempio da S. Teresa d’Avila per il suo carmelo, da S. Caterina da Siena per la Chiesa romana, da S. Massimiliano M. Kolbe per l’Ordine francescano? Si è andati veramente alle fonti oppure, spesso, quel ressourcement ha imposto la regola dell’adattamento ai tempi, alla modernità, alla storia? Le fonti però sono vive nel loro ininterrotto trasmettersi» (p.31). Vive come è vivo il Vangelo, che gli uomini possono smentire, ma Dio mai.
La mistificazione ha dominato il Concilio Vaticano II, ovvero: si è fatto credere di trasmettere le stesse dottrine della Chiesa di sempre, in realtà, attraverso l’astuzia pastorale si sono insegnate altre dottrine, quelle che oggi ci fanno osservare i frutti scandalizzanti. Ma non siamo impotenti, perché la Verità emerge sempre, il nostro compito è quello di continuare a difenderla, come ha fatto Padre Lanzetta con il suo volume, un testo documentato e scientifico, realizzato con amore e per amore della Chiesa, che dovrebbe essere letto in tutti i seminari del mondo e in tutte le facoltà teologiche non per scandalizzare, ma per fare luce sulla verità degli accadimenti.
L’autore colloca il Vaticano II fra rinnovamento e aggiornamento, affermando che le principali tensioni nella stessa programmazione del Concilio risalgono alla polarità istituzionale, fin nella fase preparatoria, fra la Commissione teologica-dottrinale e il movimento ecumenista da parte del Segretariato per l’unità dei cristiani, le cui conseguenze teologiche sono riscontrabili nel discorso iniziale dello stesso Pontefice, Giovanni XXIII, Gaudet Mater Ecclesia, il quale differenzia il deposito della Fede dal modo di proporlo, facendo ricorso ad un magistero prevalentemente pastorale. «Per cogliere questo messaggio», scrive il Professor Don Manfred Hauke nella presentazione dell’opera, nata come tesi di abilitazione alla libera docenza, conseguita alla Facoltà Teologica di Lugano (Svizzera), «bisogna evitare di togliere i messaggi scomodi della fede. Per trasmettere la Parola di Dio nella situazione contemporanea, va spiegato bene il rapporto tra Sacra Scrittura e Tradizione. Lanzetta presenta alcune prese di posizione sulla “pastoralità” del Concilio in contrasto con il significato autentico del dogma, presupposto anche dai documenti del Vaticano II stesso, come nella Lumen gentium» (p. 10).
Fra la documentazione che Padre Lanzetta ha trovato negli archivi si trova un importante intervento di Paolo VI sulla Dei Verbum, così come dalla consultazione all’Archivio Segreto Vaticano l’autore ha trovato un prezioso carteggio con il Cardinale Ottaviani dove emerge la preoccupazione di Papa Montini per l’imminente approvazione del De Divina Revelatione, manifestando l’esplicito desiderio di sottolineare il ruolo della Tradizione costitutiva della Fede (p. 245).
Lo stesso Paolo VI, l’8 dicembre 1966, ad un anno dalla chiusura del Vaticano II, in un discorso che ricorda quello che pronuncerà alla Curia romana, 39 anni più tardi, Benedetto XVI (22 dicembre 2005) condannò chi presentava il Vaticano II come «una rottura con la tradizione dottrinale e disciplinare che lo precede, quasi ch’esso sia tale novità da doversi paragonare ad una sconvolgente scoperta, ad una soggettiva emancipazione, che autorizzi il distacco, quasi una pseudo-liberazione, da quanto fino a ieri la Chiesa ha con autorità insegnato e professato, e perciò consenta di proporre al dogma cattolico nuove e arbitrarie interpretazioni, spesso mutuate fuori dell’ortodossia irrinunciabile, e di offrire al costume cattolico nuove ed intemperanti espressioni, spesso mutuate dallo spirito del mondo; ciò non sarebbe conforme alla definizione storica e allo spirito autentico del Concilio, quale lo presagì Papa Giovanni XXIII. Il Concilio tanto vale quanto continua la vita della Chiesa; esso non la interrompe, non la deforma, non la inventa; ma la conferma, la sviluppa, la perfeziona, la “aggiorna”».
«Aggiornamento», parola “magica” che non significa pulire e restaurare un’opera (in questo caso la Chiesa, nelle sue diverse manifestazioni), ma adeguamento alla mentalità antropocentrica del mondo e, infatti, al centro di tutto non è stata più posta la Trinità e la Croce, ma l’uomo e i suoi progressi materiali (non certo spirituali), ossia economici, sociali, scientifici, politici e democratici (che si rifanno alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789).
Con scrupolo metodologico ed epistemologico viene illustrato il rapporto Scrittura-Tradizione nella Dei Verbum: Padre Lanzetta parte dal primo schema De fontibus per approdare alla promulgazione della Costituzione sulla Divina Rivelazione. Nessun passaggio viene omesso: si parte dalla preparazione del Concilio, si attraversa il grande esame teologico delle Commissioni e delle Sottocommissioni, per approdare allo svolgimento dei lavori conciliari fino alle decisioni definitive, che in molte occasioni contrastano con i lavori preparatori.
Lo studio di Padre Lanzetta, che invitiamo a leggere e meditare, non è soltanto un’opera teologica, ma anche, lo sottolineiamo con particolare forza, un’opera missionaria, carica di carità; essa apre squarci di luce su un evento che ha portato dentro le mura della Chiesa una vera e propria rivoluzione e come tutte le rivoluzioni ha fatto le sue vittime, ha umiliato, ha castigato ingiustamente, ha ridotto al silenzio chi ha denunciato gli errori e le aggressioni. Un metodo, contro la carità, che purtroppo continua ad essere utilizzato in maniera evidente e bellicosa: pensiamo al comportamento antievangelico utilizzato contro l’ordine dei Francescani dell’Immacolata, che dava dimora seria e serena a tante sane vocazioni e della quale Nostro Signore non poteva che compiacersi.

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