domenica 1 giugno 2014

"Se non c'è Sacrificio non c'è più Vittima, non c'è più Gesù presente."


Il 22 giugno si festeggerà il Corpus Domini, ottimo motivo per tornare a parlare della differenza fra il banchetto eucaristico della "comunità" e del "popolo di Dio" e il Santo Sacrificio che il Sacerdote celebra all'altare, il quale offre poi la Vittima a ciascuna anima, chiamata ad essere in grazia di Dio e tempio dell'Agnello.
In peccato mortale, è bene ricordarlo in questi tempi di apostasia, Corpo Sangue Anima Divinità di Cristo non possono essere ricevuti: la Comunione non è un momento conviviale e di festa, ma di ritorno al Calvario, di santificazione attraverso il Santissimo Sacramento. (C.S.)

TORNARE AL SACRIFICO PER SALVARE IL SACRAMENTO.



 Giugno è il mese del Corpus Domini. È il mese della grande festa dedicata tutta a Gesù eucaristico. Anche noi, come tutte le parrocchie, ci apprestiamo a celebrarla Domenica 22 Giugno, visto che in Italia il Giovedì della solennità non è più giorno festivo. Lo faremo soprattutto con la processione solenne dopo la Messa cantata, portando per le vie del paese l'Ostia Santa.

 Dovrebbe essere questa la processione più importante dell'anno, perchè in essa non si porta una statua venerata della Beata Vergine Maria o di un santo, non si porta una reliquia, ma Gesù stesso, vivo e vero nel SS. Sacramento;  vivo e vero con il suo Corpo Sangue Anima e Divinità. Questa processione dovrebbe essere solennissima, colma di adorazione e di sacro rispetto per il Signore che passa.

 Sicuramente molti sentiranno affiorare delle decise e malinconiche considerazioni: ormai  nei nostri paesi non è più così, non si riesce a fare più il Corpus Domini di una volta; un tempo sì che tutte le strade erano addobbate, le pareti del percorso tutte coperte dai drappi più belli; e vi ricordate poi gli altari delle soste? Si faceva a gara per farli uno più bello dell'altro! E la gente come si inginocchiava...!

 Sì, non è più così. Oggi, se va bene, quella del Corpus Domini è la processione del piccolo resto dei credenti che adorano ancora la SS. Eucarestia. Per la processione della Madonna forse c'è da sperare in qualche cristiano in più, ma per il Corpus Domini...!
 Sono tutte considerazioni realiste, ma sbaglieremmo se ci fermassimo lamentosamente solo ad esse, senza andare più a fondo.

 Perché si è perso lo spirito di adorazione? Perché l'animo di tantissimi battezzati non riconosce più il Signore che passa nell'Ostia Santa?

 Molti tra i “conservatori” diranno che tutto è stato causato da alcuni fattori: dallo spostamento dei tabernacoli nelle chiese, che dagli altari sono stati relegati in qualche altro angolo; dal non fare più la genuflessione; dal ricevere la comunione in piedi e sulla mano; dalla riduzione se non scomparsa del digiuno eucaristico, ecc...
 Tutto vero, ma non siamo ancora alla causa più profonda, quella vera.

 Tutto ha inizio da una disastrosa riforma del rito della Messa, seguita al Concilio Vaticano II.

 Con la scusa di tradurre nella lingua parlata la Messa, nel 1969 questa fu cambiata radicalmente, praticamente rifatta, epurata da tutti gli espliciti riferimenti al Sacrificio Propiziatorio, e questo per piacere ai Protestanti.
 Di fatto la Messa si trasformava sempre più in una Santa Cena, fatta, praticamente, solo perché preti e fedeli si cibino alle “due mense”, della Parola e del Corpo di Cristo; in una parola, la Messa fatta per fare la Comunione.
 Scomparve così nel vissuto del popolo cristiano il fatto centrale e determinante: il Sacrificio di Cristo in Croce. Per questo Gesù ha istituito l'Eucarestia, perché sia perpetuata la Sua offerta sulla Croce, quella offerta che sola cancella i peccati e placa la giustizia divina. Ogni giorno, nelle chiese del mondo, è necessario che sia offerto il Sacrificio di Cristo, perché il mondo si salvi dall'abisso.

 Ma cosa c’entra tutto questo con la presenza di Gesù nell’Ostia, con l’adorazione, con il Corpus Domini? Semplice, se la Messa non è più intesa come l'oblazione di Cristo sull'altare della Croce, ma solo come pasto sacro, è messa in pericolo anche la presenza stessa di Cristo nell'Eucarestia.

 Un grande autore scriveva:

Ci sono due grandi realtà nella messa, che sono il sacrificio e il sacramento. Queste due grandi realtà si realizzano nello stesso istante, nel momento in cui il prete pronuncia le parole della consacrazione del pane del vino. Quando ha terminato le parole della consacrazione del prezioso sangue, il sacrificio di Nostro Signore è realizzato e Nostro Signore è in quel momento pure presente, il sacramento di Nostro Signore è anch'esso lì. (...) Questa separazione mistica delle specie del pane e del vino realizza il sacrificio della messa. Dunque, queste due realtà sono realizzate dalle parole della consacrazione. Non si può separarle. Ed è ciò che hanno fatto i protestanti; hanno voluto solamente il sacramento senza il sacrificio. Non hanno né uno né l'altro, né il sacramento né il sacrificio. E questo è il pericolo delle messe nuove. Non si parla più del sacrificio; sembra che si prescinda dal sacrificio. Non si parla più che dell'Eucarestia, si fa una «Eucarestia», come se non vi fosse che un pasto. Si rischia bene di non avervi più né l'uno né l'altro. E' molto pericoloso. Nella misura che il sacrificio scompare il sacramento scompare anch'esso, perché ciò che è stato presentato nel sacramento, è la vittima. Se non c'è più il sacrificio, non c'è più vittima.
 

 “Se non c’è più il Sacrificio, non c’è più la Vittima”: parole pesanti ma logicissime, secondo fede. Senza inoltrarci in delicatissime considerazioni sacramentarie, possiamo tranquillamente dire che almeno nel vissuto dei cristiani si è proprio provocato questo: l’offuscamento del carattere sacrificale della Messa ha fatto perdere la coscienza della presenza sostanziale di Cristo nel Sacramento.

 A MESSA ANTICA corrisponde la sottolineatura e del Sacrificio propiziatorio e della presenza sostanziale di Cristo nell’Ostia Santa.

 A MESSA NUOVA corrisponde la sottolineatura del banchetto eucaristico, della santa comunione e... guarda caso... la quasi scomparsa dello spirito di adorazione.

 Non è proprio un caso: se non c’è più il Sacrificio, non c’è nemmeno più la Vittima, non c’è Gesù presente.

 Ecco perché è sbagliato arginare il disastro liturgico con qualche semplice lavoro di “maquillage”, magari riportando i segni esterni dell'adorazione - incenso, candele, balaustre e inginocchiatoi... grandi adorazioni anche notturne... - senza preoccuparsi di tornare al corretto rito della Messa, alla Messa della Tradizione.

 Sbaglia chi si ferma ai segni esterni, giocando con un sentimento vago della tradizione, facendo leva sulla sola estetica che inganna. La questione è tornare alla chiarezza, tutta cattolica, del Sacrificio Propiziatorio espresso nella Messa, quella giusta.

 Il tornare alla Messa giusta sanerà anche la processione del Corpus Domini, e sanerà prima ancora la vita dei cristiani, chiamati a partecipare al Sacrificio di Cristo con tutte le fibre del proprio essere.

8 commenti:

  1. Evviva! L'ineffabile pastorale del protestantesimo valligiano continua!

    RispondiElimina
  2. Io trovo, al contrario, assai sentito e teologicamente inappuntabile l'articolo. Il sulfureo puzzo di protestantesimo neocat si sente invece nel commento dell'immancabile anonimo pasqualoide delle 21,27, come, purtroppo s'avverte in tante celebrazioni anche qui a Firenze, in varie parrocchie, in particolare quelle delle Piagge di d. Santoro, e della Madonna della Tosse di don Stinghi che legge brani del Corano nel corso della s. Messa.
    Il degrado della liturgia è causa ed insieme effetto del degrado della Fede.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La Redazione non ha il tempo per vagliare e censurare ogni singolo commento: mica sono tutti dipendenti statali che guadagnano la pappa a spese del contribuente poltrendo davanti al computer ministeriale...

      Elimina
  3. Un bentornato ai prodi della caccia agli untori tradi-integral-fondamental-ecc. Ci siete mancati, dove siete stati nell'ultimo week-end? A baciar qualche mano e magari qualche scarpone? Ormai vi tocca.

    RispondiElimina
  4. La Messa N.O. è celebrata validamente e rappresenta il sacrificio di Cristo sulla Croce.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cosa significa "rappresenta"?
      Un ricordo?, Una rappresentazione teatrale?
      o forse volevi dire "ripresenta", cioè rinnova, ripete, riattualizza?
      Nessuno nega la validità della celebrazione del NO.
      I problemi nascono quando si legge Paolo VI e Bugnini i quali affermano che il NO purifica il VO da tutte le pietre d'inciampo nel dialogo coi protestanti. Il che significa eliminare l'Offertorio sacrificale, la Messa come Sacrificio di lode, satisfazione, espiazione, impetrazione, la Transustanziazione e la Presenza Reale.
      Che poi, grazie allo Spirito Santo, i novatori non siano riusciti nel loro eretico intento è una realtà. Ed è per questo che nei mesi estivi io partecipo regolarmente al NO celebrato da sacerdoti di cui conosco la Fede.

      Elimina
  5. Leggetevi bene il Catechismo della Chiesa Cattolica

    RispondiElimina
  6. Io trovo, al contrario, assai sentito e teologicamente inappuntabile l'articolo.
    Questo è un tuo irrisolvibile problema. Così come la tua condiscendenza per quel povero diavolo del Pasquale.

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.