venerdì 21 febbraio 2014

Riflessione teologica ed escatologica sulla crisi della Chiesa


I segni dei tempi
di Paolo Pasqualucci da Conciliovaticanosecondo.it del 21.02.2014


Mi propongo di approfondire alcuni fra i temi illustrati dall’importante e coraggioso articolo Motus in fine velocior del prof. Roberto de Mattei, che condivido in pieno.  Il  merito principale di quest’articolo, a mio avviso, è quello di inquadrare l’attuale crisi della Chiesa nella prospettiva teologica ed escatologica che le compete.  Cosa che nessuno si è finora azzardato a fare. 
Confusione accoppiata a tendenze distruttive.   Le inaspettate e sconcertanti dimissioni di Benedetto XVI, seguite dall’elezione al Sacro Soglio di un Pontefice “teólogo popular”, e dalla straordinaria istituzione della figura del “Papa emerito” pensionato in Vaticano, ha mostrato, oltre ad una situazione di caos, un’improvvisa “accelerazione del tempo, conseguenza di un movimento che si sta facendo vertiginoso.  Viviamo un’ora storica che non è necessariamente la fine dei tempi, ma è certamente il tramonto di una civiltà e la fine di un’epoca nella vita della Chiesa”.  Parole forti ma assolutamente pertinenti.   Il carattere “vertiginoso” del movimento da cosa risulta?  Da una duplice connessione.  Da un lato l’aumentare improvviso della confusione che (dall’inizio del Vaticano II) affligge la Chiesa; dall’altro il consolidarsi improvviso di una  tendenza distruttiva che mira apertamente e decisamente al cuore del dogma e della morale cristiana.  Questa tendenza ha assunto di colpo il volto e l’eloquio aggressivi del cardinale honduregno Oscar Maradiaga, con le sue ormai celebri dichiarazioni contro il neocardinale Gerhard Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottina della Fede.  La confusione è stata poi ulteriormente accresciuta da certe ambigue dichiarazioni del Papa, come quella famosissima sull’omosessuale in cerca di Dio che lui, il Pontefice, “non si sente di giudicare” (quando avrebbe dovuto dire, invece, che, proprio come Papa giudicava ossia condannava fermissimamente il suo grave peccato ma non il peccatore, invitandolo, in nome della misericordia divina che viene in soccorso di tutti quelli che si pentono, alla conversione e al mutamento di vita).  
Tendenza distruttiva dunque, dato che essa vuole far accettare alla Chiesa il modo di vivere peccaminoso ed anticristiano del Secolo, affermando che, con l’elezione di Papa Francesco, si sarebbe addirittura aperta una “nuova èra”, caratterizzata per l’appunto in primo luogo dalle “aperture” cui quella tendenza aspira.  E se così fosse, allora bisognerebbe concluderne che la supposta “nuova èra” è quella dell’Anticristo in persona.  Sappiamo che l’accelerazione che si produce in certi momenti cruciali del processo storico appare all’improvviso ma rappresenta in realtà la maturazione di tendenze e di forze già ben presenti e all’opera da tempo.  E nemmeno in modo tanto discreto.  Ciò che ha detto il cardinale Maradiaga l’aveva già detto il defunto cardinale Carlo Maria Martini, gesuita, quello che si metteva “in ascolto dei non-credenti” invece di cercare di convertirli a Cristo, e  negli ultimi tempi della sua vita sragionava gridando che la Chiesa era rimasta indietro di circa 200 anni sul mondo moderno [sic], ragion per cui avrebbe dovuto finalmente aprirsi al riconoscimento dei costumi e della mentalità di questo mondo.  Insomma:  fare esattamente il contrario di ciò che hanno insegnato Nostro Signore e gli Apostoli (“voi siete nel mondo ma non del mondo”; “il mondo è il regno del Principe di questo mondo”; “fuggite il mondo e le sue concupiscenze” etc.).   E concetti simili a quelli propagandati da Martini non li troviamo, prima di lui, nella nebulosa teologia di Karl Rahner, gesuita anche lui, uno dei padri spirituali dei testi finali del Vaticano II?  E non troviamo in quei testi, di contro a tutto l’insegnamento del Magistero pre-conciliare, le aperture al femminismo e all’educazione sessuale pubblica “per i giovani”, naturalmente “prudente”?  Aperture delle quali hanno fatto notoriamente buon uso l’aitante Schillebeeckx ed i suoi sodali fiamminghi, nella loro opera di distruzione del cattolicesimo in Olanda e Belgio, coronata come sappiamo da grande successo, tant’è vero che a Bruxelles, cuore della cosiddetta Unione Europea, il nome più diffuso tra i giovani è oggi “Muhammad” (Maometto) mentre chiese e conventi ormai vuoti si svendono a centinaia. 
Il cardinale Maradiaga predica contro la morale cristiana, cioè contro Cristo.  Tendenza distruttiva della fede, dunque, e della retta dottrina e pastorale.  In quale altro modo si può definire l’azione di un principe della Chiesa che attacca all’improvviso e in modo persino arrogante i difensori ufficiali della dottrina della Chiesa, incitandoli a far presto a cambiare mentalità, ad adeguarsi, perché si devono trovare “soluzioni pastorali” per il modo di vivere dell’uomo contemporaneo, notoriamente in preda alle peggiori aberrazioni?  Naturalmente, ci viene a dire il porporato, le soluzioni pastorali “nuove” non intaccherebbero mai la dottrina, che non si tocca.  Quante volte abbiamo sentito ripetere questo ritornello, dal “pastorale” Concilio ecumenico Vaticano II in poi, per giustificare ogni sorta di deviazione dottrinale e pastorale?  Ma valga il vero:  una pastorale “nuova”, che contraddica apertamente la dottrina ossia il deposito della fede, considerandosi essa stessa “dottrina” (come nota il prof. de Mattei) è la pastorale di una dottrina “altra”, che non è e non può essere quella cattolica.  Nostro Signore e gli Apostoli hanno detto e ripetuto che “gli adulteri e i fornicatori” non vedranno il Regno di Dio.  Se ne andranno, invece, “in perdizione” ossia alla dannazione eterna, perché non si può prendere in giro Dio e pretendere che Egli non sappia o non voglia esercitare la giustizia da Lui stesso stabilita e a noi rivelata sin nei particolari da Gesù Cristo Nostro Signore.  Verso costoro, l’azione della Chiesa, ad imitazione di Cristo e degli Apostoli, è sempre stata quella di condannare in primo luogo e nel modo più fermo il loro peccato (perché il peccato, quale che sia, va sempre condannato in quanto tale e senza distinguo), proprio per poterli in tal modo indurre all’opera della conversione e salvezza della loro anima.  La condanna del peccato è la prima opera della divina Misericordia, si è sempre detto, poiché essa mette il peccatore di fronte alle sue responsabilità; lo scuote, lo mette di fronte a se stesso e a Dio, lo instrada verso la Grazia, che gli farà vedere tutto l’orrore del peccato (e finché non lo vedrà, quest’orrore, non potrà liberarsi dal peccato e non riuscirà a resistere alle tentazioni).  Solo sulla base di questa condanna è  dunque possibile iniziare l’opera della  conversione del peccatore.
 Ma se coloro che dovrebbero condannare il peccato e convertire il peccatore, invece mostrano di approvare il peccato e non si curano minimamente di convertire il peccatore, e per di più esortano tutti gli altri sacerdoti a fare lo stesso, allora…?  Ma il cardinale Maradiaga ha approvato esplicitamente il peccato dei divorziati risposati, delle coppie di fatto, delle coppie omosessuali, dei rapporti prematrimoniali, dello stile lascivo di vita di gran parte della nostra gioventù?  No, come avrebbe potuto? Tuttavia l’ha approvato implicitamente già con il dire che la Chiesa deve trovare una pastorale che in qualche modo riconosca queste situazioni ormai diffuse, che soddisfi la pretesa di costoro (arrogante e persino blasfema) di ricevere Sacramenti come la Comunione, pur mantenendosi nella loro condizione di peccato!  Così la pastorale della Chiesa cattolica, fondata da Nostro Signore Gesù Cristo per custodire ed insegnare a tutti le verità da Lui rivelate, dovrebbe piegarsi alle richieste di pubblici peccatori  di ogni tipo e mettersi addirittura alla loro scuola!
L’abominio della desolazione nel luogo santo.  Di fronte ad una “pastorale” del genere, come non pensare alla famosa frase della profezia di Daniele, citata anche da Nostro Signore, quando predisse il castigo che si sarebbe abbattuto su Gerusalemme che l’aveva rigettato e tradito e profetizzò sugli ultimi tempi?  “Quando adunque vedrete l’abominazione della desolazione predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo – comprenda chi legge – allora quelli che saranno nella Giudea fuggano ai monti…”(Mt 24, 15-16).   Non è forse spettacolo “abominevole” vedere un cardinale proporre una “pastorale” che sembra addirittura venire dal Maligno, poiché esige che i sacerdoti riconoscano evidenti situazioni di peccato quali modi di vita che meritano in quanto tali rispetto e tutela da parte della Santa Chiesa?  La “predicazione” di una “pastorale” che provoca la “desolazione del luogo santo”:  ovvero, come della retta dottrina e della retta pastorale si stia facendo un luogo desolato, una rovina completa.
E come non temere che il castigo divino, per altri aspetti già all’opera da tempo, colpisca la Santa Chiesa, allo stesso modo in cui ha colpito l’apostasia di Israele nei confronti del  Messia, che i capi del popolo consegnarono ai Romani, dopo un processo irregolare, facendolo condannare a morte con false accuse, per sostenere le quali mentirono e bestemmiarono, affermando di “non avere altro Dio che Cesare” (Gv 19, 12-15)?   Stia attento il cardinale Maradiaga e lo stiano tutti quelli che  nella Gerarchia lo seguono, non si scherza con il vero Dio, Uno e Trino.  Tanto più giustamente si abbatte la sua ira sui sacerdoti che tradiscono la loro missione, prostituendo la vera e santa dottrina alle ignominie del Secolo.
“Quando Io dirò all’empio:  tu morrai! se tu non lo ammonisci, e non lo avverti di abbandonare la sua via perversa, affinché possa vivere, egli morrà nella sua iniquità; ma del sangue di lui io chiederò conto a te.  Se invece tu avrai ammonito l’empio ed egli non si sarà convertito dal male e dalla sua via perversa, egli morrà nella sua iniquità, ma tu avrai salvato te stesso” (Ez., 3, 18-19).
Per i traditori della fede non vi è  misericordia, da parte di Dio.
“Poiché, se noi cadiamo nel peccato [di apostasia] volontariamente, dopo aver ricevuto la piena conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio [di espiazione e misericordia] per tali peccati, ma solo l’attesa angosciosa del giudizio e la vampa del fuoco [infernale], che consumerà i ribelli (Eb 10, 26-27)”. 
  Come ha giustamente rilevato il prof. de Mattei, la direzione nella quale va la cosiddetta pastorale della nuova èra professata dal cardinale Maradiaga, “è una strada verso lo scisma e l’eresia, perché si negherebbe la fede divina e naturale che nei suoi comandamenti non solo afferma l’indissolubilità del matrimonio, ma proibisce gli atti sessuali al di fuori di esso, tanto più se commessi contro natura.  La Chiesa accoglie tutti coloro che si pentono dei propri errori e peccati e si propongono di uscire dalla situazione di disordine morale in cui si trovano, ma non può legittimare, in alcun modo, lo status di peccatore”.   “Scisma ed eresia” :  parole forti, anche qui, ma più che giuste.  Una Gerarchia che imponesse questa nuova “pastorale”, diventerebbe ipso facto eretica e quindi scismatica,  si separerebbe di fatto dalla vera Chiesa.  E legittimare lo “status di peccatore” concedendo l’uso di Sacramenti come la Comunione a pubblici e non pentiti peccatori o inventando cavilli giuridici per far dichiarare nullo un matrimonio cattolico validamente celebrato, sì da legittimare le seconde nozze dei divorziati, tutto ciò non costituirebbe per un sacerdote un’apostasia implicita dalla vera fede?
L’accanimento persecutorio di omosessuali e femministe.  [omissis] 
L’emarginazione e la persecuzione dei sacerdoti fedeli alla Tradizione della Chiesa.  Altro segno angoscioso dell’accelerazione dei tempi verso l’ora della Giustizia divina, è sicuramente costituito dalla chiusura rapida e chirurgica della notevole apertura effettuata da Benedetto XVI nei confronti dei cattolici rimasti fedeli alla Tradizione della Chiesa, in particolare per ciò che riguarda la liturgia.  E la sollecita emarginazione di quei cardinali dal taglio “conservatore” che Papa Ratzinger aveva voluto a capo di importanti dicasteri romani (Piacenza, Burke). 
Il prof. de Mattei non si spiega per qual motivo si sia voluto dissolvere un ordine fiorente come quello dei Francescani dell’Immacolata, ricco di belle vocazioni maschili e femminili.  “Oggi soffrono la decadenza tutti gli ordini religiosi e se tra questi uno ne appare ricco di promesse, viene inspiegabilmente soppresso.  Il caso dei Francescani dell’Immacolata, esploso a partire da luglio, ha portato alla luce una evidente contraddizione tra i continui richiami  di Papa Francesco alla misericordia e il bastone assegnato al commissario Fidenzio Volpi per annichilire uno dei pochi istituti religiosi oggi fiorenti”.  Inspiegabilmente, si capisce, dal  punto di vista di chi ha a cuore soprattutto il bene della Chiesa, non di chi vuole sviluppare sino in fondo le novità rivoluzionarie del Vaticano II, costi quel che costi.
Dal punto di vista della Gerarchia “ecumenista” attuale, i Francescani dell’Immacolata hanno commesso due peccati molto gravi, irreparabili:  dimostrato un’amplissima preferenza per la Messa di rito romano antico, sdoganata da Benedetto XVI; impostato nelle loro pubblicazioni una revisione critica, anche se moderata e rispettosa, del Concilio Vaticano II, in particolare su impulso di Padre Serafino Lanzetta, figura emergente di giovane e preparato studioso cattolico.  In questi ultimi anni, sulla spinta delle opere meritorie e fondamentali di Mons. Brunero Gherardini, che hanno iniziato una vasta revisione critica del Vaticano II se non di demolizione per alcuni aspetti (l’illustre teologo ha dimostrato, per esempio, che il concetto di “tradizione vivente” penetrato nei testi del Concilio non concorda affatto con quello di Tradizione sempre sostenuto dalla Chiesa), sembrava si stesse sviluppando un gruppo qualificato di studiosi e critici del Concilio proprio attorno alla figura di Padre Serafino Lanzetta, gruppo sorretto dalle belle iniziative editoriali dei Francescani dell’Immacolata.
Bisognava evidentemente intervenire e con la necessaria energia.  Bisognava stroncare sul nascere sia il diffondersi del ritorno alla Messa tradizionale, quella sicuramente cattolica; sia lo sbocciare, sia pure ancora modesto e di taglio sostanzialmente accademico, di una critica al Concilio dall’interno della Gerarchia.  Nessuna confusione o incertezza, dunque:  con estrema rapidità e determinazione l’ordine è stato “disciplinato” e disperso nel modo che sappiamo.  Per la verità, la brutalità dell’operazione mi ricorda le modalità di quella messa in atto nel maggio del  1975  contro il Seminario di Écône della Fraternità Sacerdotale San Pio X, regnante Paolo VI, che fallì perché dovette misurarsi con un vescovo e della tempra di Mons. Marcel Lefebvre, il quale ingaggiò una dura battaglia giuridica con l’apparato romano e alla fine si rifiutò giustamente di obbedire all’ordine illegittimo, viziato da una procedura gravemente irregolare.   Nella triste  vicenda dei Francescani, colpisce, tra le altre cose, e proprio come segno particolarmente infausto dei tempi, il divieto impartito ai francescani di celebrare la Messa di rito romano antico.  Secondo me questo divieto, se imposto in modo formale, è illegittimo e costituisce un abuso di potere perché nemmeno il Papa può proibire ad un sacerdote (e con quale motivazione?) di celebrare una Messa consacrata da tutta la tradizione liturgica della Chiesa, il cui canone risale addirittura ai tempi apostolici, e che non è mai stata abrogata né avrebbe potuto esserlo. Se invece il divieto è stato imposto solo di fatto, di sua iniziativa dal Commissario Padre Volpi, l’abuso di potere risulterebbe in modo ancor più evidente:  se il Papa non ha il potere di proibire la celebrazione di quella Messa tantomeno ce l’ha il Padre Volpi.  Oltre a quest’aspetto giuridico, da non sottovalutare ai fini di una legittima resistenza all’azione illegittima dell’autorità (che io spero i Francescani vorranno prima o poi intraprendere, se continuerà l’ingiusta loro repressione), appare  grave l’evidente ostilità dimostrata finora dal presente Pontificato nei confronti della Messa tradizionale.  Nemmeno Paolo VI aveva osato proibirne espressamente la celebrazione.  Quest’ostilità, se sarà mantenuta, apporterà le più gravi sciagure alla Chiesa.

Il cavallo rosso.  Questi sono dunque  “i segni dei tempi.  Forse dunque della “fine dei tempi”?  Verrebbe da pensarlo, guardando alla corruzione generale e in particolare a quella diffusasi nella Chiesa visibile.   Non si può negare che stiamo vivendo “nel tramonto di una civiltà” e “nella fine di un’epoca della Chiesa”.  ... 

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9 commenti:

  1. La fine dei tempi verrà, certamente, quando lo deciderà Nostro Signore. Indubbiamente stiamo vivendo un'èra di gravissima erosione della Fede Cattolica, all'esterno ed all'interno della Chiesa. Le argomentazioni di Pasqualucci son lucide ed esaurienti, venate del realismo ch'è proprio d'un cattolico acuto osservatore delle trasformazioni della società e del mondo ecclesiale in campi vitali. Il facile ottimismo di coloro che hann' accolto con sorrisini di compatimento o con accuse di denigrazione del concilio gli approfonditi e dolorosi studi di mons. Gherardini, di p. Lanzetta e di de Mattei, non ha ragion d'esistere. Ci resta l'ottimismo della speranza e della sicurezza che Cristo non abbandonerà il "pusillus grex", come da Sua promessa che ci deve giorno per giorno accompagnarci sulla via della Verità.

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  2. "Colgo l'occasione di approfondire sulla questione dei Francescani dell'Immacolata. Vorrei far notare a certe persone come Fil, Giorgio Severo e simili che difendono il Commissariamento Volpi non si rendano conto della grossolanità dell'inconsistenza dell'accusa di essere criptolevfebriani neo sedevacantisti, ecc.

    Perchè semplicemente è impossibile che i Francescani siano tutto ciò questo. Come altrimenti potrebbero tollerare l'approvazione pontificia del Papa Giovanni Paolo II visto che è considerato "eretico" dai sedevacantisti? Sappiamo bene che per loro l'ultimo papa Re è Pio XII e stop (per alcuni addirittura Pio X). Basta girare sui loro siti per rendersi conto. E il problema della simpatia per Lefvebre non esiste proprio visto che in tutti gli scritti del fondatore si è sempre affermato che bisogna essere fedeli al Papa. Anzi in tutta sincerità io pensavo che anche nell'ordine francescano dell'Immacolata ci fosse la rilassatezza visto che simpatizzavo più per i movimenti estremisti. Ma furono proprio loro a farmi capire che mi sbagliavo e che stavo rischiando non poco. Bisogna SI' difendere la TRADIZIONE ma evitando i peggiorativi (ismo) tipo tradizionalismo, modernismo, purismo, ecc ecc.

    E non comprendo una cosa: da quando è iniziata questa storia di commissariamento la prima lettera parlava dell'abuso della Messa Tridentina...io ho sempre assistito al biritualismo e anzi devo dire che io non sono assidua della Messa V.O. tuttavia nelle rare volte a cui ho partecipato veramente la differenza è notevole ed impressionante. Non c'è niente di fanatico in essa semplicemente davvero si respirava l'atmosfera solenne del Sacrificio Incruento del Signore. E rimanevo stupita in certi gesti del sacerdote. Ma anche nel N.O. è possibile A PATTO che non si ceda al rischio di modernizzare o peggio trasformare l'altare in uno spettacolo davvero sconveniente. E' proprio questo comportamento che ha fatto allontanare moltissimi fedeli e ricercare altrove tipo nella Fraternità S.Pio X o simili e questo deve far RIFLETTERE non poco. Non si deve tacciare il loro comportamento di fanatismo o nostalgia. E poi quale nostalgia, se i fedeli sono spesso quelli nati dopo anni 60! Cercano semplicemente (e disperatamente) il senso religioso attraverso la liturgia. Gesù stesso nell'ultima cena fece la liturgia e dopo diede l'esempio mirabile sulla croce. Però non condivido neanche che certi tradizionalisti usano sempre la critica e spesso a sproposito e quasi disprezzando un pò di tutto. Questo è solo estremismo, come lo è quello dei modernisti che a forza di rinnovare si dimenticano di fare i pastori. (segue)

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  3. (segue 2) Fatta questa considerazione e passiamo alle accuse sul fondatore. E qua non ho capito nemmeno questo: se nella prima lettera si accusava FFI dell'abuso liturgico e in seguito dicono che il fondatore faceva coercizioni poco umane su diversi frati e suore e perchè non dirlo PRIMA? Così come è successo con quel Padre Camilliano arrestato perchè voleva la rinomina. Se il fondatore ha sbagliato paghi, ma non convince nemmeno questo punto d'accusa. Se non si era d'accordo con la sua linea basta andare via e saluti. Andare in un altro ordine. E mi meraviglio pure che si sia lanciata pure l'accusa di nepotismo. Sinceramente se l'altro Manelli era bravo che problema c'è? Solo per il cognome si giudica? E le troppe contraddizioni da parte del Padre Alfonso: lo vedono anche i bambini prima dice qua e là. Sul sito mediatrice mesi fa una cloaca di accuse ora si è chetato ma difficile dimenticare certi commenti tipo quelli di Castellano.

    Quindi cari signori voi che gridate Viva Papa ma dove eravate quando Papa Benedetto XVI era in difficoltà? A parte ciò tutto questo se avete la Verità come dite voi BASTA dirla. Che vi costa? E così si risparmiano le polemiche sterili. E fareste veramente del bene autentico a noi fedeli smarriti. E poi non mi interessa l'invito di andare in Via Boccea per eventuali chiarimenti: lo dovete dire in pubblico e magari in una conferenza e con la presenza di cardinali. E il Papa Francesco ha il sacrosanto diritto di sentire tutte e le due campane.

    Inoltre non è il caso di dividersi in pro o contro...tutti noi stiamo correndo il gravissimo pericolo: eutanasia, gender d'obbligo, aborto go a go, ecc ecc. Dobbiamo invece essere schierati in un unico corpo ed usare le armi della preghiera e penitenza. In fondo è quello che hanno fatto i pastorelli di Fatima e seppure bambini non hanno risparmiato niente di sè pur di salvare anche una anima...Mentre io peccatrice faccio pure fatica e mi dolgo con tutto il cuore.

    Per chi ama la Tradizione deve imparare ad andare incontro a chi ha il cuore infranto ovviamente senza sminuire o scavalcare il Magistero che rimane il nostro orientamento per noi poveri cattolici bastonati qua e là...il Magistero stesso aiuta a non diventare proprio luterani. Pensiamo bene: ricordo con affetto un prete che per insegnarmi ad non essere troppo rigida mi raccontò che in Inghilterra se un cattolico si sedeva ed andava via ed arrivava il protestante a pulire sulla sedia dove si era seduto prima lui...Insomma anche in passato i cattolici sono stati accusati di tutto e di più ma il Buon Signore non ha mai permesso che la Chiesa potesse finire anche se piena di scandali e peccati di ogni genere. Esiste anche una Chiesa Santa che illumina e spazza via le ombra. Però noi abbiamo il dovere di combattere sino alla fine del mondo. Non vuole che noi rimaniamo a guardare senza fare niente.

    Pensiamoci ora prima che sia tardi. E spero che la verità sui FFI verrà a galla. E preghiamo. Grazie per l'attenzione".

    Sorella V.

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    1. Sorella V., chi ama la Tradizione combatte a viso aperto. A costo del martirio. Non gliel'ha detto nessuno?

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  4. Che bella giornata. Benedetto XVI è tornato! Un monito a quanti presumevano di poter demolire la dottrina cattolica come Madariaga e sodali tedeschi. Il suo silenzio è un messaggio e un monito eloquente. Anche se Emerito rimane sempre Papa e nessuno potrà tappargli la bocca.Avete visto la faccia nera di Bertone e di altri cardinali che non nomino? Hanno una paura matta che il Papa parli e riveli i altarini delle loro tristi e sordide vite fatte di miserie,intrighi e ricatti. Anche Papa Francesco abbracciandolo ha dato un segnale a chi pensava di distruggere la Chiesa. E Boffo l'odiator di Benedetto( lo chiamava quello lì) dove sta? Licenziato da Papa Francesco!

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    1. Ma non doveva vivere nell'ombra e nella preghiera?
      Che senso ha presentarsi persino al concistoro?
      Che triste visione un Papa in esercizio attivo ed uno in quiescenza.
      L'immagine della crisi della Chiesa non sfugge a nessuno.

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    2. Concordo con Dante: la visione di questa diarchia è quanto mai indigesta. Anche il solo pensare che possa esistere un ex Papa che veste ancora di bianco, mantiene il suo nome, vive in Vaticano e si fa chiamare Papa emerito ha del grottesco.

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  5. Sto leggendo il libro di Cristina Siccardi, Fatima e la passione della Chiesa (SugarCo editore). Non avvincente (se si può usare questo termine) come il libro di Socci su Fatima, che tante reazioni ha scatenato, soprattutto da parte di Tarcisio Bertone, ma è un libro bellissimo perchè la scrittrice piemontese mette sul piatto eventi distanti tra loro, anche di secoli, riguardanti apparizioni di Nostra Signora e dei messaggi che ha consegnato e che io ignoravo totalmente. Ebbene, Fatima, da quello che si evince dalla lettura e dalla ricostruzione che ne fa l'ottima Siccardi, è il binario d'arrivo di un piano messo in atto da Dio, attraverso la Vergine, per mettere in guardia gli uomini di Chiesa, le gerarchie, i Sacri Palazzi. Si evince in modo chiaro e netto che la Santa Vergine, ben prima di Fatima, abbia comunicato i tempi che stiamo vivendo e la deriva della Chiesa verso il 'mondo', verso il pacifismo, verso il progressismo, verso il liberalismo, verso la gnosi. Ha addirittura predetto gli incontri della Pace con le altre religione (false) e ha denunciato in modo fermo e netto tutto questo. Diciamo la verità, una volta per tutte, senza la paura di essere sgridati da padre Livio (che ho sempre seguito ma che ora non riconosco): non sappiamo se stiamo vivendo lo scontro finale, questo lo sa solo Dio, certo è che i tempi sono bui e ci troviamo al cospetto dell'atto finale di uno scontro all'interno della Chiesa e a uno scontro tra la Chiesa e i suoi fedeli (quelli che, stando a quanto riporta la Siccardi, saranno protetti, immuni e premiati per la loro fedeltà alla vera Chiesa, alla vera Tradizione e al Vangelo di Cristo). La Chiesa ha fatto sempre da mediatrice tra la Scrittura e il suo gregge, spiegando e vagliando le interpretazioni in modo sano e corretto. Tuttavia è vero che non abbiamo bisogno di ermeneutiche miranti a confondere: quando riportato dalla Siccardi riguardante i personaggi che hanno ricevuto messaggi e rivelazioni (tutti riconosciuti da Santa Romana Chiesa) parla chiaro, la Chiesa cadrà nell'errore, l'apostasia regnerà sovrana e il gregge fedele alla Tradizione e al Vangelo sarà considerato eretico. Tutto ha una data ben precisa: ottobre 1962. Piaccia o meno, questa data segna ufficialmente l'inverno buio e gelido della Chiesa di Cristo. Papa Francesco ha una responsabilità enorme: quella di traghettare la nave in un mare in tempesta. Preghiamo per Lui.

    P.S.: con mia grande e gradita sorpresa ho letto sulla copertina de 'Il Padrone del Mondo' di R.H. Benson, edito da Fede & Cultura, questa frase: "Il Padrone del Mondo di Robert Hugh Benson è una delle mie letture preferite", firmato: Papa Francesco. Pochissimi libri sono stati profetici come l'opera in questione. Solo G.K.Chesterton ha previsto la deriva attuale. Pertanto, spero che il Papa, prendendo spunto dal libro di Benson, abbia ben chiaro cosa sta accadendo. Sono certo che lo farà. Questo Papa, sotto sotto, non è quello che sembra e ci riserverà grandi, positive sorprese.

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  6. Condivido anch'io la tesi che l'ultimo vero Papa cattolico è Pio X! Gli altri ,chi più chi meno, son tutti infettati dall'eresia modernista

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