sabato 29 giugno 2013

62 ° dell’ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI : Ecce sacerdos magnus qui in diebus suis placuit Deo !

Un affezionato lettore di MiL ci ha fatto garbatamente notare che non abbiamo dato notizia che oggi, Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo :  “... ricorre il 62° anniversario dell'Ordinazione Sacerdotale del nostro amatissimo Santo Padre ( Papa Emerito – anche se mi tremano le dita nello scrivere - per la prima volta - questa precisazione canonicamente doverosa n.d.r. ) Benedetto XVI (e del caro fratello Monsignor Georg Ratzinger). Ricordiamolo nelle nostre preghiere, lo ricordino anche i sacerdoti che qui leggono e ricordatelo nelle vostre parrocchie. Rendiamo grazie per il dono inestimabile del Suo sacerdozio ministeriale”. 

 "Anche il mio ministero, e di conseguenza anche il vostro, consiste tutto nella fede. 
E’ difficile questo ministero, perché non si allinea al modo di pensare degli uomini – a quella logica naturale che peraltro rimane sempre attiva anche in noi stessi. 
Ma questo è e rimane sempre il nostro primo servizio, il servizio della fede, che trasforma tutta la vita: credere che Gesù è Dio, che è il Re proprio perché è arrivato fino a quel punto, perché ci ha amati fino all’estremo". (Benedetto XVI ai Cardinali, 21/11/2010) 

"Il Signore mi chiama a "salire sul monte", a dedicarmi ancora di più alla preghiera". (Benedetto XVI) 

Auguri Santita' : la Sua preghiera e' linfa vitale per il Santo Padre Papa Francesco e per la Chiesa tutta ! 

A.C.

Tolentino : S.Messa nel rito antico per la festa parrocchiale

Tolentino, chiesa del Sacro Cuore ( vulgo dei “sacconi”) Domenica 30 giugno ore 18,00 : Santa Messa cantata per la conclusione della festa Parrocchiale e dell’Oratorio giovanile “Don Bosco”.
Celebrerà il Parroco don Andrea Leonesi con la gradita partecipazione del Coro NovArmonia di Porto San Giorgio diretto dal Maestro Alessandro Buffone, Organista titolare della Bas. Metropolitana di Fermo e del Violoncellista Filippo Boldrini ( di 10 anni). 
La santa Messa sarà applicata a suffragio dell’anima dell’indimenticabile fra’ Roberto Massi Gentiloni Silverj, discendente del compositore Domenico Silverj, autore della famosa Marcia detta delle Trombe d’argento composta per le celebrazioni papali nella Basilica di San Pietro .
Roberto Massi , puntuale alle celebrazioni  della Santa Messa nell'antico rito,  ha promosso in Regione il restauro di tante Chiese , degli Organi storici  ed il ripristino degli Oratori parrocchiali.
La Santa Messa sarà preceduta dalla processione con il Crocifisso che non si è potuta fare a causa delle abbondantissime piogge dei giorni scorsi. 


( Diamo fin d’ora notizia del progetto che grazie alla devozione di alcuni giovani e del Parroco interesserà una delle più belle chiese della Riviera delle Palme – sud Marche.
Per la Festa dell’Assunzione della Beata Vergine MariaGiovedì 15 agosto – sarà recitato il Santo Rosario – intercalato da commenti organistici- alle ore 4,30 - del mattino - ; e, a seguire, la celebrazione della Santa Messa Cantata nel venerabile rito romano antico alle ore 5,00.
Se non pioverà saranno organizzate due semplici processioni di giovani che dalla zona marina raggiungeranno – come accadeva un tempo – la chiesa per confessarsi e assistere alla Messa. 
Saranno ospitati Organisti e musicisti dei gruppi stabili che vorranno suonare al Rosario e alla Messa. Laus Deo et Maria.) .    

Andrea Carradori

venerdì 28 giugno 2013

Tra "sporcizia" e "fumo di Satana"...


Lobby gay in Vaticano


Papa Francesco e il dramma della sodomia nella Chiesa
di Roberto de Mattei

L’affermazione di Papa Francesco secondo cui esiste una “lobby gay” in Vaticano, non va ridotta ad una battuta estemporanea, ma valutata e pesata nella sua tragica portata. «Nella Curia ci sono persone sante, davvero, ma c’è anche una corrente di corruzione. Si parla di una “lobby gay”, ed è vero, esiste. Noi dobbiamo valutare cosa si può fare».
Il Santo Padre ha pronunciato queste parole nel corso di un’udienza riservata ai vertici della Confederazione latinoamericana dei religiosi e delle religiose (Clar), svoltosi a Roma il 6 giugno scorso. Si trattava di un incontro privato, ma il Papa non cessa mai di essere tale e l’interlocutore era un autorevole organismo, che ha redatto un resoconto scritto del discorso pontificio. Questo testo non era destinato alla pubblicazione, ma è autentico, come dimostra il fatto che ha fatto il giro del mondo, senza che nessuna smentita sia arrivata dalla Santa Sede.
Il Papa non si è riferito alla Chiesa in generale, ma al Vaticano, il che è più grave, perché questo è il luogo in cui egli vive, circondato dai suoi più stretti collaboratori. Ed è proprio all’interno della Città leonina che egli ha affermato esistere una “lobby”, cioè un gruppo potente e organizzato, capace di fare tutto ciò che una lobby normalmente fa: esercitare, in maniera lecita o illecita, una forte pressione per orientare alcune decisioni a proprio favore. L’interesse di una “lobby gay” sarebbe, in questo caso, quello di promuovere all’interno delle istituzioni vaticane, uomini che condividano la pratica o l’ideologia dell’omosessualità, ed evitare che questo vizio sia condannato come tale dalla coscienza pubblica della Chiesa.
Ernesto Galli della Loggia, in un articolo apparso sul “Corriere della Sera” del 23 giugno ha scritto: «Mi chiedo che cosa sarebbe successo se la stessa espressione ‒ “lobby gay” ‒ fosse stata adoperata, invece che da papa Francesco da papa Ratzinger, o, molto più modestamente, da un rappresentante del più conclamato machismo come Silvio Berlusconi (…). Non ci vuole molto a immaginarlo: accuse da ogni parte di un linguaggio palesemente omofobo, denuncia accalorata delle intenzioni denigratorie e persecutorie sottintese in una simile espressione, proteste di tutte le associazioni omosessuali, (…) e così via.
Come difatti è puntualmente avvenuto in passato, ogni volta che qualcuno ha usato parole analoghe, e questo qualcuno era per qualunque ragione inviso a quella parte politica che si identifica ‒ senza se e senza ma ‒ con la causa dei diritti civili degli omosessuali». Ma questa volta «l’espressione “lobby gay” era usata da una persona come papa Francesco ‒ guadagnatosi la fama universale di “semplice”, di “buono” ‒ e usata per colpire un gruppo di potenti prelati, guadagnatisi ‒ intendiamoci, per motivi più che meritati ‒ l’altrettanto universale fama di “cattivi”. Aggiungo semplificando brutalmente: perché questa volta le parole in questione erano intese a colpire una parte che il senso comune (a cominciare dallo stesso movimento omosessuale e dai suoi esponenti) considera corrotta e reazionaria per definizione. E dunque si adoperi pure “lobby gay”».
Ci si potrebbe anche chiedere perché gli stessi mass media che parlano di «corresponsabilità morale», quando un vescovo interviene in maniera troppo debole verso un prete pedofilo (si veda ad esempio: Francesco Merlo, Quello scappellotto al cardinale O’Brien, in “La Repubblica”, 17 maggio 2013), sono pronti ad attaccarlo come omofobo, se dovesse intervenire in maniera ferma verso un prete omosessuale. Perché la pedofilia è un crimine e l’omosessualità un diritto? La risposta è semplice. Per la pseudo-cultura relativista, ciò che rende un crimine la pedofilia non è il suo disordine morale, ma il fatto che l’atto contro-natura sia compiuto ai danni di minori. Il riferimento non è alla legge morale, ma all’auto-determinazione illimitata del soggetto.
La pedofilia viola i diritti dei minori, mentre l’omosessualità afferma quelli degli adulti. Preti pedofili e preti omosessuali sembrano formare in realtà una medesima “lobby”, perché si abbeverano alla medesima ideologia libertaria e pansessualista, penetrata anche all’interno della Chiesa nell’ultimo cinquantennio.
L’“omoeresia”, ossia la teologia dell’omosessualità denunciata da don Dario Oko (http://www.conciliovaticanosecondo.it/2012/12/22/con-il-papa-contro-lomoeresia/), va di pari passo con la teologia dei preti sposati. In entrambi i casi il nemico è il celibato ecclesiastico, una colonna morale su cui la Chiesa si regge fin dalle origini. Del resto, se il Papa si è espresso in questi termini, lo ha fatto a ragion veduta. Alcuni, come il vaticanista Ingrazio Ingrao, sostengono che un intero capitolo dedicato alla “rete gay” sia presente nella relatio redatta dai tre cardinali incaricati da Benedetto XVI di indagare sulla curia: Julian Herranz, Salvatore De Giorgi e Jozef Tomko (“Panorama”, 24 giugno 2013). C’è chi  ipotizza che proprio la scoperta della presenza di questa rete avrebbe spinto alle dimissioni Benedetto XVI, già intenzionato a rinunciare al pontificato (“Il Fatto”, 11 giugno 2013). C’è chi pensa infine che alle parole del Papa non sarebbero estranee le notizie pervenutigli sulle vicende dell’Almo Collegio Capranica, denunciate sul sito “Corrispondenza Romana” nell’articolo Il dramma della sodomia nella diocesi di Roma, prontamente oscurato dal Tribunale di Roma, dietro querela del Rettore dell’Almo Collegio.
Nel corso del telegiornale su “La7” del 25 giugno (http://tg.la7.it/cronaca/video-i722957), si è appreso poi di un’inchiesta in corso della magistratura romana concernente un vorticoso giro di rapporti sessuali intrattenuti da religiosi con minorenni. La denuncia da cui è partita l’indagine conterebbe circa venti nomi, tra cui un cerimoniere del Papa, un segretario del Cardinale Vicario, quattro parroci in carica di altrettante parrocchie di Roma ovest e nord ed altri personaggi di alto livello ecclesiastico.
L’atteggiamento di certe autorità ecclesiastiche di fronte a scandali di questo genere è stupefacente. Quando esse vengono a conoscenza dell’esistenza di una situazione immorale in una parrocchia, in un collegio, in un seminario, non procedono per appurare la verità, rimuovere i colpevoli, eliminare la sporcizia, ma manifestano fastidio, se non riprovazione, nei confronti di chi ha denunciato il male, e, nel migliore dei casi, si limitano a prendere in considerazione ciò che può interessare la giustizia civile, per timore di essere coinvolte nelle vicende giudiziarie. Tacciono su ciò che ha un pura rilevanza morale e canonica. Lo slogan potrebbe essere “tolleranza zero” per i pedofili, “tolleranza massima” per gli omosessuali. Questi ultimi continuano tranquillamente ad occupare i loro posti di parroci, vescovi, rettori di Collegio, formando quell’“omomafia” che Papa Francesco definisce “lobby gay”.
L’affermazione del Papa va oltre la pur grave denuncia della «sporcizia nella Chiesa», fatta dal cardinale Ratzinger il Venerdì Santo del 2005, alla vigilia della sua elezione al Pontificato. Anche in quel caso il futuro Benedetto XVI volle certamente riferirsi a quella piaga morale che sotto forma di pedofilia, efebofilia o più semplicemente omosessualismo, si sta diffondendo nella Chiesa. Ma la portata della dichiarazione di Francesco è più ampia e raggiunge quella di Paolo VI quando, nell’omelia del 29 giugno 1972, affermò che «da qualche fessura» era entrato «il fumo di Satana nel tempio di Dio». Ciò che sta accadendo è proprio la conseguenza di quel fumo di Satana che oggi avvolge e soffoca la Chiesa. Interverrà Papa Francesco? È questa la domanda accorata di tutti coloro che pregano e combattono per un’autentica riforma dottrinale e morale del Corpo mistico di Cristo.

Fonte:

Il Card. Ranjith : " La Liturgia è più grande di noi e ci porta con sé verso una trasformazione totale"

Da Chiesa e post concilio prendiamo la parte conclusiva della Relazione, di grande respiro, cultura, spessore , da vero Pastore, che Sua Eminenza Rev.ma il Card. Malcolm Ranjith, Arcivescovo di Colombo (Sri Lanka ) ha presentato il 25 giugno scorso al Convegno romano presso la Pontificia Università della Santa Croce " Sacra Liturgia 2013, culmen et fons vitæ et missionis ecclesiæ " organizzato in occasione dell'Anno della Fede per commemorare i 50 anni dall'inizio dei lavori del Concilio Vaticano II ed approfondire le tematiche inerenti la formazione liturgica, la celebrazione e la missione nella Chiesa. 
Ah! Se tutti i sacerdoti leggessero le parole della conclusione di questa Relazione e ne facessero tesoro!  
Ringraziamo di cuore la Redazione di Chiesa e post concilio ! 
A.C.
La Liturgia, culmine e fonte della vita e della missione della Chiesa del Card. Malcolm Ranjith 

"La Liturgia è più grande di noi e ci porta con sé verso una trasformazione totale, che spesso noi non siamo in grado di comprendere pienamente"

Miei cari amici, Papa Benedetto XVI nella sua Esortazione Apostolica Postsinodale 'Sacramentum Caritatis' (22 febbraio 2007) così parla della Liturgia: “Nella Liturgia rifulge il Mistero pasquale mediante il quale Cristo stesso ci attrae a sé e ci chiama alla comunione ... modalità con cui la verità dell’amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce, facendoci uscire da noi stessi e attraendoci così verso la nostra vera vocazione: l’amore” (Sacramentum Caritatis, n.35), mostrandoci la vera natura della vita liturgica cristiana che egli chiama “veritatis splendor” e “l’affacciarsi del Cielo sulla Terra” (Sacramentum Caritatis, n.35). 
 La bellezza della Liturgia, quindi, risiede non primariamente in ciò che facciamo noi o quanto interessante e soddisfacente essa sia per noi, bensì in quanto veniamo attratti intimamente in qualcosa di profondamente divino e liberante.
La Liturgia è allora più grande di noi e ci porta con sé verso una trasformazione totale, che spesso noi non siamo in grado di comprendere pienamente.
È la vittoria pasquale di Cristo celebrata nel cielo e sulla terra.
A questo punto, farei un excursus biblico per mostrare quanto la missione della Chiesa, continuazione di quella di Israele, è intimamente legata alla celebrazione della sua Liturgia.  ...

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 CONCEZIONI ERRONEE 


Un altro aspetto del processo di un rinnovamento davvero profondo della Chiesa, a causa del ruolo decisivo che ha il culto nella sua vita e missione, è la necessità di purificare la Liturgia da alcune concezioni erronee che sono penetrate nell’euforia delle riforme introdotte da alcuni liturgisti dopo il Concilio – cosa che, bisogna riconoscere, non è mai stata nella mente dei padri conciliari quando approvarono la storica Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium

a. Archeologismo 
Apre la lista un genere di falso “archeologismo” che echeggiava lo slogan “torniamo alla Liturgia della Chiesa primitiva”. Si nascondeva qui l’interpretazione che soltanto ciò che si celebrava nella Liturgia del primo millennio della Chiesa fosse valido, si pensava che il ritorno a ciò facesse parte dell’aggiornamento. 
La Mediator Dei insegna che questa interpretazione è sbagliata: “La Liturgia dell’epoca antica è senza dubbio degna di venerazione, ma un antico uso non è, a motivo soltanto della sua antichità, il migliore sia in se stesso sia in relazione ai tempi posteriori ed alle nuove condizioni verificatesi” (Mediator Dei, Enchiridion Encicliche, vol 6, Bologna 1995, n. 487).
Inoltre, poiché le informazioni sulla prassi liturgica nei primi secoli non sono chiaramente attestate nelle fonti scritte del tempo, il pericolo di un arbitrio semplicistico nel definire tali prassi è ancora maggiore e corre il rischio di essere pura congettura.
Inoltre non è rispettoso del processo naturale di crescita delle tradizioni della Chiesa nei secoli successivi.
Né è in consonanza con la fede nell’azione dello Spirito Santo lungo i secoli.
Ed è oltretutto altamente pedante e irrealistico. 

b. Sacerdozio ministeriale 

Un’altra concezione erronea di riformismo in materia di Liturgia è la tendenza a confondere l’altare con la navata.
Si osserva spesso che la distinzione essenziale nella Liturgia tra il ruolo del clero e quello dei laici è confuso a causa di una comprensione sbagliata della differenza tra l’ufficio sacerdotale di tutti i fedeli (sacerdozio comune) e l’ufficio del clero (sacerdozio ministeriale): una differenza ben spiegata nella Lumen Gentium.
Questo documento chiarisce che il sacerdozio comune di tutti i battezzati è stato sempre affermato dalla Chiesa (cfr. Ap. 1,6; 1 Pt. 2,9-10; Mediator Dei, nn. 39-41; e Lumen Gentium, n. 10), così come il sacerdozio ministeriale; i quali, a loro modo, partecipano entrambi “dell’unico sacerdozio di Cristo … quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado” (Lumen Gentium, n. 10).
La Costituzione liturgica del Concilio afferma che la Liturgia prevede una distinzione tra le persone “che deriva dall’ufficio liturgico e dall’ordine sacro” (Sacrosanctum Concilium, n. 32). La Mediator Dei era ancor più categorica affermando che: “Ai soli Apostoli ed a coloro che, dopo di essi, hanno ricevuto dai loro successori l’imposizione delle mani, è conferita la potestà sacerdotale” (Mediator Dei, in Enchiridion Encicliche, vol. 6, Bologna 1995, n. 468).
Il risultato di tale confusione di ruoli nell’epoca moderna è la tendenza a clericalizzare i laici, e a laicizzare il clero.
Indice di tale confusione è la sempre maggiore rimozione delle balaustre d’altare dai nostri presbiteri e il rimanere seduti o accovacciati per terra attorno all’altare; fin troppe persone hanno preso a entrare e a circolare sul presbiterio causando distrazione e disturbo alle nostre funzioni liturgiche.
La Santa Eucaristia, in tale situazione, diventa uno spettacolo, e il sacerdote uno showman.
Il sacerdote non è più come nel passato – come ha scritto K. G. Rey nel suo articolo Coming of age manifestations in the Catholic Church – : “il mediatore anonimo, il primo tra i fedeli davanti a Dio e non al popolo, rappresentante di tutti, che offre con loro il sacrificio recitando prescritte preghiere.
Egli oggi è una persona distinta, con caratteristiche personali, il suo personale stile di vita, con la propria faccia rivolta al popolo.
Per molti sacerdoti questo cambiamento è una tentazione che non sanno gestire … diviene per loro il livello di successo del proprio potere personale e perciò l’indicatore del sentimento di sicurezza personale e di autostima” (K. G. Rey, Pubertätserscheinungeng in der Katolischen Kirche, Kritische Texte, Benzinger, vol. 4, p. 25).
Il prete qui diventa l’attore principale che recita un dramma con altri attori sull’altare, e quanto più sono capaci e sensazionali, tanto più sentono di recitare bene. In uno scenario simile, il ruolo centrale di Cristo svanisce, e anche se in un primo momento tutto ciò può sembrare gradevole, alla lunga diventa estremamente banale e noioso. 

c. Actuosa participatio 

Un altro e diffuso orientamento liturgico male interpretato è l’actuosa participatio, termine ufficializzato dalla Sacrosanctum Concilium quando dichiara che: “È ardente desiderio della madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia” (Sacrosanctum Concilium, n.14).
E continua: “A tale piena e attiva partecipazione di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e della promozione della Liturgia” (ibidem). Purtroppo ciò ha condotto ancora di più alla distrazione e alla spettacolarità, invece che ad un autentico servizio di devozione e di pietà nella Liturgia.
Nel suo libro Introduzione allo spirito della Liturgia Papa Benedetto definisce actuosa participatio come uno spirito di totale e devota assimilazione nell’azione di Cristo, Sommo Sacerdote, (cfr. Joseph Ratzinger, Introduzione allo spirito della Liturgia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2001, p. 169s). Si chiede il Papa: “In che cosa consiste però questa partecipazione attiva? Che cosa bisogna fare? Purtroppo questa espressione è stata molto presto fraintesa e ridotta al suo significato esteriore, quello della necessità di un agire comune, quasi si trattasse di far entrare concretamente in azione il numero maggiore di persone possibile, il più spesso possibile” (Joseph Ratzinger, cit., p.167).
Ma già nella Mediator Dei Papa Pio XII spiegava quale dovesse essere la partecipazione dei fedeli al sacrificio eucaristico: “Che tutti i fedeli considerino loro principale dovere e somma dignità partecipare al Sacrificio Eucaristico non con un’assistenza passiva, negligente e distratta, ma con tale impegno e fervore da porsi in intimo contatto col Sommo Sacerdote, come dice l’Apostolo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù», offrendo con Lui e per Lui, santificandosi con Lui” (Mediator Dei, Enchiridion Encicliche, vol. 6, Bologna 1995, n. 506-507).
Deve esserci quindi una sorta di sinergia, uno spirito di profonda comunione tra di noi e l’Agnello, il cui divin sacrificio di lode è incessante nella Liturgia celeste.
Sempre in Introduzione allo spirito della Liturgia il Cardinale Ratzinger scriveva: “Il punto è che, alla fine, venga superata la differenza tra l’actio di Cristo e la nostra, che ci sia solamente una azione, che è allo stesso tempo la sua e la nostra – la nostra per il fatto che siamo divenuti «un corpo e uno spirito»”(Introduzione allo spirito della Liturgia, p. 170).
Nell’esortazione postsinodale Sacramentum Caritatis, Papa Benedetto XVI enumera alcune delle disposizioni personali atte a realizzare tale senso di partecipazione con Cristo, quali “lo Spirito di costante conversione”, la “confessione sacramentale e digiuno”, una “maggiore consapevolezza del mistero celebrato e del suo rapporto con la vita”, la “santa comunione” nella quale siamo totalmente assimilati a Lui, ed anche il “raccoglimento e silenzio” (Sacramentum Caritatis, nn. 53-55).
In breve, la participatio riguarda più l’essere che il fare, senza il quale, come scrive il Cardinale Ratzinger, noi non comprendiamo alla radice il “theo-dramma” della Liturgia, che finisce per scivolare in mera parodia (cfr. Joseph Ratzinger, Introduzione allo spirito della Liturgia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2001, p.171).
E perciò necessario e urgente che la Liturgia sia presa seriamente da tutti i responsabili.
Essa non è qualcosa su cui noi come comunità o come individui possiamo decidere.
Poiché è Cristo che celebra nella Liturgia, essa è un’opera affidata alla Chiesa, promuove e porta a compimento la sua missione. Il Concilio Vaticano II è chiaro quando afferma che: “Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato (cfr. 1 Cor. 5,7), viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione".
E insieme, col sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1 Cor. 10,17)” (Lumen Gentium, n. 3).
L’Eucaristia perciò redime l’umanità e costruisce la Chiesa, la quale diventa ciò che afferma Papa Giovanni Paolo II: “«sacramento» per l’umanità, segno e strumento della salvezza operata da Cristo … per la redenzione di tutti” (Ecclesia de Eucharistia, n.22).
Il Papa continua dicendo che: “dalla perpetuazione nell’Eucaristia del sacrificio della Croce e dalla comunione col corpo e con il sangue di Cristo, la Chiesa trae la necessaria forza spirituale per compiere la sua missione. 
Così l’Eucaristia si pone come fonte e insieme come culmine di tutta l’evangelizzazione” (ibidem).
E perciò l’Eucaristia, per la quale la comunità dei fedeli e ogni discepolo di Cristo vengono assorbiti in Lui, poiché Lui ci assume su in Sé, ci fa diventare una comunità, e così siamo chiamati a partecipare alla sua missione redentrice e diveniamo parte della comunità dei redenti essendo stati purificati da Lui.
La Chiesa, perciò, viene formata dalla Liturgia e trae da essa la forza per svolgere la sua missione sulla terra.
Grazie a questo intimo legame con Cristo, Sommo Sacerdote, la Chiesa nella sua esistenza e missione si muove nel regno dell’azione salvifica di Dio.
Perciò Essa non s’impegna nella missione come semplice comunità umana o associazione altruistica, ma è il canale dell’azione salvifica di Dio.
L’assoluta necessità della Chiesa per la redenzione dell’umanità scaturisce da questo rapporto unico.
Se non esiste questa dimensione ulteriore della Liturgia, tutto finisce come in un grande show, senza nessun effetto salvifico. Infatti Gesù e la Chiesa, sua mistica continuazione nella storia, sono intrecciati in un’unione assimilante che col suo potere anima e porta frutto nella missione.
Egli lo ha confermato quando ha promesso agli apostoli di renderli “pescatori di uomini” (Mc. 1, 17).
Ha affermato che la fruttuosità missionaria sarebbe dipesa dalla comunione degli apostoli con lui come la vita e i tralci (cfr. Gv. 15,5).
È con la Liturgia, e specificatamente la celebrazione dell’Eucaristia, che tale comunione si produce in modo efficace.
E più la Chiesa è unita a Cristo, il che avviene in modo potentissimo nell’Eucaristia e nella celebrazione della vita liturgica, più fruttuosa sarà la sua missione poiché è Cristo e il suo eterno sacrificio che redimono il mondo, non quello che facciamo noi.
Ciò rappresenta una grave responsabilità per la Chiesa, dare il dovuto peso alla sua vita liturgica. 
La Chiesa lo ha annunciato a tutti lungo i secoli. Parlando delle forme rituali il Cardinale Ratzinger dice che: “Esse sono sottratte all’intervento del singolo, della singola comunità o anche di una Chiesa particolare. La non arbitrarietà è un elemento costitutivo della loro stessa natura.
Esse sono espressione del fatto che nella Liturgia mi viene incontro qualcosa che non sono io a farmi da me stesso, che io entro in qualche cosa di più grande, che, ultimamente, proviene dalla Rivelazione” (Joseph Ratzinger, Introduzione allo spirito della Liturgia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2001, p. 161).
Perciò la chiara richiesta della Costituzione Sacrosanctum Concilium è normativa: “Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica” (Sacrosanctum Concilium, n. 22). 
Poiché Cristo è il soggetto principale dell’azione liturgica, non spetta a noi cambiare arbitrariamente o manipolare gli orientamenti essenziali o le norme della Liturgia. 
Altrimenti noi non saremmo diversi da coloro che, impazienti nell’attendere Mosè scendere dalla montagna, si costruirono un vitello d’oro da adorare; si erano fatti il loro rituale, il loro pasto, le loro bevande e il “rallegrarsi recitando Dio” e le Sacre Scritture ci dicono quello che accadde loro. 
Anche ai nostri tempi ci sono persone che desiderano rendere la Liturgia più interessante o appetibile; si fanno le proprie regole, correndo così il rischio di svuotare la Liturgia del suo essenziale dinamismo interiore, col risultato finale che le cosiddette forme di culto diventano alla fine insipide e noiose. 
Se tale improvvisazione veramente rendesse la Liturgia più efficace e interessante, allora perché con queste sperimentazioni e creatività il numero dei partecipanti la domenica è oggi caduto drasticamente? 
Questa è una domanda che dobbiamo affrontare con coraggio e umiltà. 
È giusto considerare i requisiti antropologici di una sana Liturgia, soprattutto riguardo ai simboli, alle rubriche e alla partecipazione; ma non si deve ignorare il fatto che questi non avrebbero significato senza una correlazione alla chiamata essenziale di Cristo di unirsi a Lui nella Sua incessante Azione Sacerdotale. 
Cari amici, ci sono molti altri punti che possiamo e dobbiamo considerare in materia di Liturgia e la sua centralità nella vita della Chiesa ma il tempo ci obbliga a limitare tali temi.
Forse li possiamo riprendere dialogando tra noi dopo questa presentazione. 


Vorrei concludere leggendovi una bella riflessione che il Santo Curato d’Ars, umile servitore dell’Eucaristia, scrisse nel suo Piccolo Catechismo sulla Santa Messa: “ Tutte le buone opere insieme, non eguagliano il sacrificio della Messa in quanto sono opere di uomini e la Santa Messa è opera di Dio. Il martirio non è nulla in confronto; è il sacrificio che l’uomo fa della propria vita a Dio; la Messa è il sacrificio che Dio fa all’uomo del suo corpo e del suo sangue. 
Oh, quanto grande è il sacerdote! Se egli lo capisse ne morirebbe … Dio gli obbedisce; dice due parole e nostro Signore scende dal cielo a questa voce e si rinchiude in una piccola ostia. Dio guarda sull’altare e dice: «quello è mio figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto». Nulla egli può rifiutare per i meriti dell’offerta di tale Vittima. 
Se noi avessimo fede, vedremmo Dio nascosto nel sacerdote come una luce dietro a un vetro, come a vino misto ad acqua ".
(The Little Catechism of the Cure’ of Ars, Tan Books and Publishers, Inc. Rockford, Illinois. USA, 1951 p. 37). 


QUI Tutta la Relazione 

( Foto : San Josemaría Escrivá de Balaguer, di cui la Chiesa ha celebrato la festa il 26 giugno scorso, mentre celebrava la Santa Messa )

giovedì 27 giugno 2013

FSSPX: dichiarazione di guerra o voglia di scisma?

Riportiamo, condividendolo, il Commento di Cantuale Antonianum sulla dichiarazione che i tre vescovi Lefebrviani rimasti (dopo l'espulsione dalla Fraternità sacerdotale del negazionista mons. Williamson) hanno fatto oggi (27 giugno) in occasione dell'inopportuna festa per il 25° anniversario della loro illecita consacrazione episcopale. Non ci stupisce il tenore delle argomentazioni: da sempre conosciamo bene le posizioni della Fraternità nei confronti dei testi del CVII: quello che ci fa soffrire è il tono e il modo di esprimerle, nonostante gli accorati appelli di Benedetto XVI a chiamarli a Roma e i tentativi del Papa emerito a un incontro formale tra S. Sede e FSSPX. 
Il nostro sostegno e la nostra simpatia per la San Pio X sono noti e indiscutibili, ma questa di oggi ci pare davvero... un doloros autogol.

"sembra proprio una incondizionata apologia dello scismatico (...) che li ordinò e calpestando la magnanima offerta di pace che Benedetto XVI fece loro con le discussioni dottrinali e soprattutto con il levar loro il fardello della scomunica conseguente all'atto stesso dell'ordinazione all'episcopato senza mandato papale.
 L'intero testo in italiano va consapevolmente contro il "Preambolo dottrinale" che papa Benedetto, limandolo e sistemandolo, aveva proposto come requisito irrinunciabile per la riconciliazione della Fraternità di San Pio X. Già un anno fa si era capito che mons. Fellay aveva dovuto capitolare e non firmare il Preambolo, eppure qualcuno sperava ancora. Ma quello che vediamo oggi ha tutta l'apparenza di una definitiva rottura.
Questa "dichiarazione" è una vera e propria "dichiarazione di guerra", che pubblicamente afferma in maniera definitiva il rifiuto dei testi del Concilio (e non solo della loro interpretazione errata "di rottura", che viene anzi fatta propria anche se in senso opposto all'ermeneutca liberale) e ribadisce il rifiuto pratico dell'autorità attuale della Sede Romana (accusata di essere irretita dall'errore).
Ora: rifiutare un Concilio Ecumenico riconosciuto dalla Chiesa Cattolica, indipendentemente dal contenuto più o meno pastorale, è senza dubbio un atto formale di scisma, e come tale deve essere sanzionato dall'autorità. A nostro parere, dopo le discussioni dottrinali e la proposta del "preambolo", ci troviamo di fronte  anche al rigetto formale di proposizioni dottrinali che il Papa stesso aveva chiesto di sottoscrivere. In questo caso si deve parlare di eresia vera e propria. L'eresia mescola verità a esagerazioni, rigonfiamenti, rendendo falso il risultato. Il non voler obbedire e mantenere l'unità con la Chiesa di Roma, è comunque - proprio nella Tradizione cattolica - motivo sufficiente per sentirsi in difetto "di fede", perché contesta nella pratica la definizione dogmatica del Primato di giurisdizione del Romano Pontefice sancito al Concilio Vaticano Primo (non Secondo!).
La chiara posizione dei vescovi Lefebvriani e la loro conclamata voglia di separazione dalla Chiesa Cattolica definita da loro errante, comunque, non potrà che risultare in un salutare shock per quanti di loro non accetteranno questo passo e torneranno in seno alla Madre Chiesa (come già in tanti hanno fatto....).
Farà anche bene a quei cattolici tradizionalisti tentati dalla SSPX, che non si vogliono rendere conto che qui c'è in ballo ben più di gregoriano e latino, o di messa antica (che oggi - tra l'altro - ha piena cittadinanza nella Chiesa Cattolica), ma si tratta di posizioni dottrinali che minano la recezione di un Concilio Ecumenico e la sua corretta interpretazione (oggetto del solerte e limpido magistero di Benedetto XVI). 
Vi espongiamo il testo della "dichiarazione" di guerra  in attesa della risposta che Roma non potrà a lungo trattenersi dal dare."
    
Ecco il testo della dichiarazione. 

 Dichiarazione nella ricorrenza del
25° anniversario delle Consacrazioni Episcopali
(30 giugno 1988 – 27 giugno 2013)


  1. Econe - 25 anni Consacrazioni EpiscopaliNella ricorrenza del 25° anniversario delle Consacrazioni Episcopali, i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X intendono esprimere solennemente la loro gratitudine a Mons. Marcel Lefebvre e a Mons. Antonio De Castro Mayer per l’atto eroico che hanno avuto il coraggio di porre, il 30 giugno 1988. In particolare vogliono manifestare la loro filiale riconoscenza verso il venerato fondatore il quale, dopo tanti anni al servizio della Chiesa e del Sommo Pontefice, non ha esitato a subire l’ingiusta accusa di disobbedienza per la difesa della fede e del sacerdozio cattolico.
  2. Nella lettera che ci indirizzò prima delle consacrazioni, scriveva: “Vi scongiuro di rimanere attaccati alla sede di Pietro, alla Chiesa romana, madre e maestra di tutte le Chiese, nella fede cattolica integrale, espressa nei simboli della fede, nel Catechismo del Concilio di Trento, conformemente a quanto vi è stato insegnato in seminario. Rimanete fedeli nel trasmettere questa fede perché venga il regno di Nostro Signore.” E’ proprio questa frase che esprime le ragioni profonde dell’atto che si accingeva a compiere. “Perché venga il regno di Nostro Signore”, Adveniat regnum tuum.
  3. Al seguito di Mons. Lefebvre affermiamo che la causa dei gravi errori che stanno demolendo la Chiesa non risiede in una cattiva interpretazione dei testi conciliari – in una “ermeneutica della rottura” che si opporrebbe ad una “ermeneutica della riforma nella continuità” - , ma piuttosto nei testi stessi, a causa della scelta inaudita operata dal Concilio Vaticano II. Questa scelta si manifesta nei suoi documenti e nel suo spirito: di fronte all’ “umanesimo laico e profano”, di fronte alla “religione (poiché tale è) dell’uomo che si fa Dio”, la Chiesa, unica detentrice della Rivelazione “del Dio che si è fatto uomo”, ha voluto far conoscere il suo “nuovo umanesimo” dicendo al mondo moderno: “Anche noi, e più di chiunque altro, abbiamo il culto dell’uomo” (Paolo VI, Discorso di chiusura, 7 dicembre 1965). Ora, questa coesistenza del culto di Dio e del culto dell’uomo si oppone radicalmente alla fede cattolica che ci insegna a rendere il culto supremo e a riconoscere il primato esclusivamente al solo vero Dio e al suo Unigenito, Gesù Cristo, nel quale “abita corporalmente la pienezza della divinità” (Col. 2,9).
  4. Siamo dunque obbligati a constatare che questo Concilio atipico, che ha voluto essere solo pastorale e non dogmatico, ha inaugurato un nuovo tipo di magistero, sconosciuto fino ad allora nella Chiesa, senza radici nella Tradizione; un magistero determinato a conciliare la dottrina cattolica con le idee liberali; un magistero imbevuto dei principi modernisti del soggettivismo, dell’immanentismo e in perpetua evoluzione, conformemente al falso concetto della tradizione vivente, in quanto altera la natura, il contenuto, il ruolo e l’esercizio del magistero ecclesiastico.
  5. Per questo il regno di Cristo non è più la preoccupazione delle autorità ecclesiastiche, benché queste parole di Cristo: “Ogni potere mi è stato dato sulla terra e in cielo” (Mt 28,18) rimangano una verità ed una realtà assolute. Negarle nei fatti significa non riconoscere più in pratica la divinità di Nostro Signore. Così, a causa del Concilio, la regalità di Cristo sulle società umane è semplicemente ignorata, addirittura combattuta e la Chiesa è prigioniera di questo spirito liberale che si manifesta specialmente nella libertà religiosa, nell’ecumenismo, nella collegialità e nel nuovo rito della messa.
  6. La libertà religiosa esposta in Dignitatis humanae e la sua applicazione pratica da cinquant’anni conducono logicamente a chiedere al Dio fatto uomo di rinunciare a regnare sull’uomo che si fa Dio; il che equivale a dissolvere Cristo. Al posto di una condotta ispirata da una fede solida nel potere reale di Nostro Signore Gesù Cristo, noi vediamo la Chiesa vergognosamente guidata dalla prudenza umana e a tal punto dubbiosa di sé che chiede agli Stati soltanto ciò che le logge massoniche vogliono concederle: il diritto comune, nel mezzo e allo stesso livello delle altre religioni, che essa non osa più chiamare false.
  7. Nel nome di un ecumenismo onnipresente (Unitatis Redintegratio) e di un vano dialogo interreligioso (Nostra Aetate) la verità sull’unica Chiesa è taciuta; così la stragrande maggioranza dei pastori e dei fedeli, non vedendo più in Nostro Signore e nella Chiesa Cattolica l’unica via della salvezza, hanno rinunciato a convertire i seguaci delle false religioni, lasciandoli nell’ignoranza dell’unica Verità. In questo modo l’ecumenismo ha letteralmente ucciso lo spirito missionario attraverso la ricerca di una falsa unità, riducendo troppo spesso la missione della Chiesa alla proclamazione di un messaggio di pace puramente terrena e ad un ruolo umanitario di sollievo alla miseria nel mondo, mettendosi così al seguito delle organizzazioni internazionali.
  8. L’indebolimento della fede nella divinità di Nostro Signore favorisce una dissoluzione dell’unità dell’autorità nella Chiesa, introducendovi uno spirito collegiale, egalitario e democratico (cfr. Lumen Gentium). Cristo non è più il capo da cui deriva tutto, in particolare l’esercizio dell’autorità. Il Sommo Pontefice, che non esercita più effettivamente la pienezza della sua autorità, così come i vescovi, i quali – contrariamente agli insegnamenti del Concilio Vaticano I – pensano di poter condividere collegialmente e in maniera abituale la pienezza del potere supremo, ascoltano e seguono oramai, con i sacerdoti, il “popolo di Dio”, nuovo sovrano. Questo significa distruzione dell’autorità e di conseguenza rovina delle istituzioni cristiane: famiglie, seminari, istituti religiosi.
  9. La nuova messa, promulgata nel 1969, diminuisce l’affermazione del regno di Cristo attraverso la Croce (“Regnavit a ligno Deus”). Infatti il suo stesso rito sfuma e offusca la natura sacrificale e propiziatoria del sacrificio eucaristico. Soggiacente a questo nuovo rito si trova la nuova e falsa teologia del mistero pasquale. L’uno e l’altra distruggono la spiritualità cattolica fondata nel sacrificio di Nostro Signore sul Calvario. Questa messa è impregnata di uno spirito ecumenico e protestante, democratico e umanista che soppianta il sacrificio della Croce. Essa illustra la nuova concezione del “sacerdozio comune dei battezzati” che deforma il sacerdozio sacramentale del presbitero.
  10. Cinquant’anni dopo il Concilio, le cause sussistono e generano ancora gli stessi effetti. Cosicché ancora oggigiorno le Consacrazioni Episcopali conservano tutta la loro ragion d’essere. È l’amore della Chiesa che ha guidato Mons. Lefebvre e guida i suoi figli. È lo stesso desiderio di “trasmettere il sacerdozio cattolico in tutta la sua purezza e la sua carità missionaria” (Mons. Lefebvre, Itinerario spirituale) che anima la Fraternità San Pio X al servizio della Chiesa quando essa chiede con insistenza alle autorità romane di riappropriarsi del tesoro della Tradizione dottrinale, morale e liturgica.
  11. Questo amore della Chiesa spiega il principio che Mons. Lefebvre ha sempre osservato: seguire la Provvidenza in tutti i frangenti, senza mai permettersi di anticiparla. Noi intendiamo fare altrettanto: sia che Roma ritorni presto alla Tradizione e alla fede di sempre – il che ristabilirà l’ordine nella Chiesa – sia che essa riconosca esplicitamente alla Fraternità il diritto di professare integralmente la fede e di rigettare gli errori che le sono contrari, con il diritto ed il dovere di opporsi pubblicamente agli errori e a coloro che li promuovono, chiunque essi siano – il che permetterà un inizio di ristabilimento dell’ordine. Nel frattempo, di fronte a questa crisi che continua a provocare disastri nella Chiesa, noi perseveriamo nella difesa della Tradizione cattolica e la nostra speranza rimane totale, poiché sappiamo con la certezza della fede che “le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18).
  12. Intendiamo quindi seguire la richiesta del nostro caro e venerato padre nell’episcopato: “Miei cari amici, siate la mia consolazione in Cristo, rimanete forti nella fede, fedeli al vero sacrificio della Messa, al vero e santo sacerdozio di Nostro Signore, per il trionfo e la gloria di Gesù in cielo e in terra” (Lettera ai vescovi). Degni la Santissima Trinità, per intercessione del Cuore Immacolato di Maria, accordarci la grazia della fedeltà all’episcopato che abbiamo ricevuto e che vogliamo esercitare per l’onore di Dio, il trionfo della Chiesa e la salvezza delle anime.

Mons. Bernard Fellay
Mons. Bernard Tissier de Mallerais
Mons. Alfonso de Galarreta

Fonte: DICI
Predica audio (in francese)



Al Convegno sulla Sacra Liturgia il "tributo" a Benedetto XVI

Una due giorni all'Università della Santa Croce, tra gli oltre 350 partecipanti, sul recupero del senso del sacro e del mistero 


Roma Il suo organizzatore, il vescovo di Tolone monsignor Dominique Rey, lo ha detto chiaramente nel suo discorso di apertura: “Sacra Liturgia 2013”, la conferenza internazionale in corso a Roma in questi giorni, vuole essere prima di tutto un “tributo” a Benedetto XVI e al suo programma, solo avviato, di rinnovamento della liturgia attraverso quella che gli appassionati chiamano la “riforma della riforma” – un riesame della modernizzazione del culto della Chiesa introdotto dal Concilio Vaticano II, a cominciare dalle messe nelle lingue locali, nell'ottica di un recupero del senso del sacro e del mistero che secondo alcuni cattolici si è andato troppo perdendo nel corso dei decenni passati. 
Ma nei primi due giorni di lavori all'Università della Santa Croce, tra gli oltre 350 partecipanti, non è emerso nessun particolare scetticismo o pregiudizio nei confronti di papa Francesco, malgrado le sue priorità e le sue inclinazioni siano diverse da quelle dei fautori del recupero della messa tridentina, liberalizzata da Benedetto XVI con il suo Motu Proprio Summorum Pontificum. 
La sensazione è che non si voglia riaprire all'interno della Chiesa una stagione di 'guerre culturali' come quelle che avevano caratterizzato i decenni passati e, in parte, anche il pontificato del papa tedesco – complice anche la fine almeno apparente dei negoziati con la lefebvriana Fraternità San Pio X. 
L'unico relatore donna del convegno, la professoressa Tracey Rowland, docente di filosofia e teologia all'Istituto Giovanni Paolo II per il Matrimonio e la Famiglia di Melbourne, in Australia, ha riscosso molti consensi quando ha invitato anche il mondo più vicino alla liturgia tradizionale a fare un po' di autocritica: resistere allo spirito della modernità, ha detto, a volte arriva a degli eccessi, “come far vestire le proprie mogli e figli come orfani di una fattoria Amish”. 
Soprattutto, ha avvertito, finché la messa tridentina, pur liberalizzata da papa Ratzinger, verrà percepita come espressione di una parte politico-teologico all'interno della Chiesa, ad esempio come un'avversione nei confronti del Concilio Vaticano II, il suo appeal tra i cattolici 'comuni' rimarrà limitato. 
E questo anche in un clima, come quello della post-modernità, in cui la maggior parte dei giovani guardano con curiosità e interesse alla tradizione, “come fossero tesori nella soffitta della nonna”, senza ostilità ideologica. Un rifiuto esplicito della contrapposizione che è emerso anche dalla conferenza stampa di presentazione del secondo pellegrinaggio a Roma del popolo 'tradizionalista', quello che si descrive come il “popolo del Summorum Pontificum”. 
Papa Francesco ha grande interesse per tutto ciò che può rinnovare e ringiovanire il volto della Chiesa”, ha detto don Claude Barthe, cappellano del pellegrinaggio. 
“Sembra che questo papa venuto da lontano – ha aggiunto rifiutando l'idea che Francsco sia pregiudizialmente ostile al mondo tradizionalista – abbia compreso con un'intelligenza molto intuitiva quali fossero le forze vive del cattolicesimo nella nostra attempata cattolicità europea”. 
Dopo decenni di contrapposizione ideologica all'interno della Chiesa, per Barthe, ormai “gli steccati stanno cadendo”. 
Il pellegrinaggio si terrà a Roma dal 24 al 27 ottobre, e culminerà con una messa celebrata da monsignor Fernando Areas Rifan, ordinario della diocesi personale di Campos, in Brasile. 


martedì 25 giugno 2013

Sacre ordinazioni dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote



Tanti auguri e felicitazioni agli amici dell'Istituto Cristo Re!


L’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote

è lieto di annunciare le prossime
Sacre ordinazioni dei propri chierici.

*

Il giorno 2 luglio 2013, alle ore 9.30, a Gricigliano
Sua Eccellenza Reverendissima
Mons. Mathieu Madega LEBOUANKENHAM Vescovo di Mouila in Gabon
(diocesid’origine dell’Istituto stesso),
conferirà le Prime tonsure e gli Ordini minori 

*
Il giorno 3 luglio 2013, alle ore 9.30, nella chiesa dei Santi Michele e Gaetano in Firenze.
Sua Eccellenza Reverendissima
Mons. Guido POZZO
Arcivescovo titolare di Bagnoregio, Elemosiniere apostolico,
conferirà
il Suddiaconato a undici seminaristi dell’Istituto
ed il sacro ordine del Diaconato a dieci suddiaconi dell’Istituto,

*

Il giorno 4 luglio 2013, alle ore 9.30
a Firenze
Sua Eminenza Reverendissima il
Signor Cardinale
Raymond Leo BURKE
Prefetto del Supremo tribunale dellaSegnatura apostolica,
conferirà
il sacro ordine del Presbiterato ai Reverendi
don Alexandre Garcia,
don Geoffroy Bonfils,
don Paul Le Brethon,
don Adrien Mesureur e
don Pierre-Emmanuel Poullain.
Deo gratias !

Miracolo in Sri Lanka: Ostie profanate e bruciate restano intatte

Sri Lanka, profanata chiesa cattolica nell'Arcidiocesi del Card. RanjithOstie bruciate ma rimaste intatte
da Avvenire, del 10.06.2013

Cresce l'intolleranza religiosa in Sri Lanka: un gruppo di ignoti ha attaccato la chiesa cattolica St. Francis Xavier ad Angulana, nell'arcidiocesi di Colombo. I vandali - riporta l'agenzia AsiaNews - hanno distrutto un'antica statua della Vergine, per poi accanirsi sul tabernacolo: lo hanno staccato dall'altare tentando di dare fuoco all'Eucaristia.
Da diversi mesi in Sri Lanka avvengono attacchi contro le minoranze religiose, in particolare cristiana e islamica. In genere si tratta di aggressioni architettate da gruppi di estremisti buddisti (il Bodu Bala Sena o il Sinhala Ravaya), che lottano per proteggere la popolazione buddista e singalese (la maggioranza, ndr) e la sua religione. Simili attacchi sono una novità per il Paese, dove di rado avvengono attacchi di matrice religiosa.
 
Tra i fedeli dell'arcidiocesi c'è molto risentimento per quanto avvenuto. Secondo molti però, proprio durante l'attacco è avvenuto un fatto positivo [ma perché l'Avvenire, se riporta il fatto come vero, non lo chiama con il suo nome: miracolo?, n.d.r.], che ha rinfrancato il loro spirito e rinvigorito la loro fede. Sebbene il tabernacolo sia stato trovato del tutto imbevuto di cherosene - per gli agenti sono stati versati almeno 30 litri - le ostie consacrate non hanno preso fuoco e sono rimaste intatte. "Questo - raccontano alcuni fedeli ad AsiaNews - è un miracolo forte, attraverso il quale Gesù dà un messaggio alla nostra società e a chi compie simili attacchi: nessuno può distruggere Cristo e il suo amore. Perché egli è morto, ha rinunciato alla sua vita per noi e poi è risorto. Nessuno può fargli nulla".
Il fatto è avvenuto il 5 giugno scorso intorno alle 10 di sera, ma al momento la polizia non ha ancora individuato i colpevoli.

lunedì 24 giugno 2013

Napoli . Festa dei Santi Pietro e Paolo : Santa Messa cantata

Napoli. Chiesa di S. Ferdinando ( piazza Trieste e Trento )
Sabato 29 giugno 2013 ore 18:00, Don Nicola Bux celebrerà la S. Messa cantata in Rito Romano antico, a cura della Sezione Una Voce Napoli. 

***


Napoli. Domenica 30 giugno 2013, Chiesa di S. Teresa degli Scalzi (via S. Teresa ), ore 09:00 am, S. Messa cantata celebrata da Don Andrew Southwell, già Cappellano della Latin Mass Society, (a cura del Gruppo Stabile S. Teresa degli Scalzi).





Riunione programmatica dei "Coetus fidelium" di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia


Teologia della Liberazione? Ma che guerra finita!! Quelle parole di Müller sono del 2004 ed era ancora a Ratisbona

E' apparso ieri (23.06.2013) su Vatican Insider (a firma di Gianni Valente) un decettivo articolo dai toni trionfalistici ed entuasiastici sulla non-notizia di una presunta fine della "guerra" tra Roma e la Teologia della Liberazione.
Dal testo dell'articolo infatti si è portati a
credere erroneamente che sia notizia di queste ore la formale "assoluzione" della TdL da parte della S. Sede per bocca del Prefetto della Dottrina della Fede.

Niente di più inesatto e surrettizio!

E' pur vero che tempo addietro il Vescovo di Ratisbona, Mons.
Müller, si era espresso a favore di alcuni aspetti della TdL  (ed era stata proprio questa sua accondiscendenza a far storcere il naso a molti, dentro e fuori la Curia, il giorno della sua nomina a successore di Levada quale Custode della Fede).

La Chiesa sin da subito condannò come errate la gran parte delle teorie "sociali e dottrinali" della TdL; condanna iniziata da Papa Paolo VI  nel 1976 con la Evangelii nuntiandi per correggerne le deviazioni. Nel 1979 lo stesso Episcopato dell'America Latina condannò la teologia della liberazione. Anche Giovanni Paolo II, ravvisati errori nell'ortodossia e incongruenze con la dottrina sociale della Chiesa firmò due Istruzioni elaborate dalla CDF ("Libertatis Nuntius" 1984 e della "Libertatis Conscientia" 1986) per dichiarare l'incompatibilità delle teorie di matrice marxista della TdL con il messaggio evangelico. La condanna fu ribadita da Benedetto XVI con la NOTIFICAZIONE sulle opere del P. Jon SOBRINO S.I. teologo della liberazione, e nel 2009 in cui ebbe a dire ai vescovi del Brasile "State lontani dalla teologia della liberazione; si veda qui).
Già il titolo dell'articolo di VaticanInsider è a dir poco fuorviante e orrettizio: si vuol far credere che il Prefetto Müller abbia sugellato nunc la pace tra la Congregazione della Dottrina della Fede e la TdL. Invece le sue parole sono state tratte da un libro del 2004 che raccoglie discorsi di quando l'attuale prefetto dell'ex Sant'Uffizio era ancora Vescovo di Ratisbona dal 2002 (essendo stato nominato da Papa Ratzinger alla guida del CDF solo nel 2012; si veda qui) e quindi esprimeva solo una valutazione personale! Quello che sta per uscire è la traduzione in italiano.
Nel testo poi si trovano alcune espressioni surrettizie che a nostro avviso non rendono giustizia né all'obiettività dell'autore né alla realtà dei fatti:  (sono sottolineate infra).  
A testimoniare quella che noi riteniamo essere la imprecisione -chiamiamola così- del testo, è l'omessa precisazione che le espressioni di apprezzamento  verso la TdL in toto contenute nel libro (di cui si parla nell'articolo) erano state proferite dal Müller quando era ancora alla guida della diocesi di Ratisbona... Di contro è fatta continua menzione al loro autore (Müller) come "Prefetto", con il rischio di indurre il lettore a credere che quelle parole siano state proferite hic et nunc dall'attuale Müller-prefetto. Certamente è chiara la differenza: se questo attestato di stima verso le teorie della liberazione fosse stato pronunciato veramente da Müller nella sua attuale carica di Prefetto  della CDF avrebbe certamente un peso enorme e conseguenze inimmaginabili (e gravi perchè contradittorie e confutanti il magistero della Chiesa). Invece - lo ripetiamo - le parole riportate nell'articolo -e nel libro del 2004- erano state proferite nel  da un Müller (solo) Vescovo diocesano tedesco.
Inoltre viene citata l'elezione di un Papa sudamericano come un'opportunità per riaccreditare la TdL... ignorando invece che l'Arcivescovo Bergoglio, che ha vissuto in prima persona l'esperienza sudamericana della teologia controversa della liberazione, non ne condivideva le tesi e e arrivò anche a condannare i suoi confratelli gesuiti che si lasciavano attarre (si veda qui). 

Quindi nessuna attuale consacrazione ufficiale della Congregazione, nessun attestato di merito formale della S. Sede, nessuno "storico" atto di congedo dalla giusta opposizione alle eresie della TdL da parte del Prefetto attuale della CDF: la guerra quindi non è finita! 
E se finirà sarà con la sconfitta della deriva marxista e di quella eretica della TdL.
Con buona pace di tutti.

Roberto

Il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio Müller rende omaggio alla Tdl.
Nel segno della sua lunga amicizia con il teologo peruviano Gutièrrez

Il movimento ecclesiale e teologico dell’America Latina, noto come “teologia della liberazione”, che dopo il Vaticano II ha trovato un’eco mondiale, è da annoverare, a mio giudizio, tra le correnti più significative della teologia cattolica del XX secolo». A consacrare la teologia “liberazionista” con questa lusinghiera e perentoria valutazione storica non è qualche attempato reduce sudamericano di stagioni ecclesiali tramontate. L’attestato di merito arriva direttamente dall’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto in carica dello stesso dicastero vaticano – la Congregazione per la dottrina della fede (CdF) – che negli anni Ottanta, su impulso del Papa polacco e sotto la guida dell’allora cardinale Ratzinger,  intervenne con ben due istruzioni per segnalare le deviazioni pastorali e dottrinali che pure incombevano sui cammini imboccati dalle teologie latino-americane.
La decisa valorizzazione della Tdl non è una boutade sfuggita per incidente all’attuale custode dell’ortodossia cattolica. Lo stesso, soppesato giudizio pervade le dense pagine dell’intero volume da cui la frase è tratta: una raccolta di saggi scritta a quattro mani, già stampata in Germania nel 2004, che ora sta per essere pubblicato anche in Italia con il titolo Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa (Edizioni Messaggero Padova/Emi).
Il volume oggi appare quasi come un atto di congedo dalle guerre teologiche del passato e dai residuati bellici che di tanto in tanto vengono fatti brillare per spargere allarmi interessati quanto pretestuosi. A firmarlo, insieme all’attuale responsabile dell’ex Sant’Uffizio, è il teologo peruviano Gustavo Gutièrrez,  padre nobile della Teologia della liberazione, inventore della formula stessa usata per definire quella corrente teologica, le cui opere furono sottoposte per lungo tempo all’esame rigoroso della CdF nella sua lunga stagione ratzingeriana, senza mai subire alcuna condanna. (continua...)"

Scisma latente della Chiesa tedesca?



Ci scrive un amico dalla Germania che è addentro alle "segrete cose" della Chiesa di area tedesca. 
Con crudo verismo ci informa che essa sta vivendo un latente scisma. Se esso non avviene ufficialmente è soltanto per la pigrizia dei ribelli e per il concordato (di Hitler del 1935) ancora in vigore sia in Germania sia anche in Austria che garantisce ricchi introiti di denaro. Che verrebbero a mancare ai ribelli scismatici. 
Così la Chiesa (cattolica?) si porta avanti sul minimo consenso possibile, quel minimo che evita l'esodo di massa di preti, dipendenti e "credenti". I vescovi seguono perciò questa linea evitando ogni gesto e ogni parola che potrebbe fare esplodere tutto. Una situazione in ogni caso deplorevole e poco propensa a portare frutti e far ravvivare una Chiesa forte e vitale com'era ancora negli anni 50.
Il nostro "corrispondente" (ci piace chiamarlo così e che ringraziamo) ci invia una foto che mostra un parroco di Monaco di Baviera benedicente i ragazzi che hanno appena avuto la prima comunione: con la spada di Star Wars (Guerre stellari). Forse per far credere a i ragazzi di essere cavalieri Jedi (e non seguaci di Nostro Signore Gesù Cristo).
 Il prete della foto fa parte della "parrocchiale" 
che raggruppa le parrocchie di St. Stephan a Putzbrunn, St. Ulrich a Gasbrunn, St. Magdalena a Ottobrunn e St. Stephanus a Hohenbrunn (in Germania non si parla più di "parrocchie" ma di "parrocchiali.") e l'idea della spada lasera è stata del assistente pastorale Nicolas Gkotses (laico). Ovviamente i i giornali hanno scritto che i parrocchiani sono stati entusiasti visto che i loro figli erano fan di Star Wars...
 In realtà, purtroppo, in occasione dei sacramenti più "festaioli", le chiese sono affollate non di parrocchiani ma di "credenti" che di solito in chiesa non vanno mai ci vanno per i figli, ma dopo né loro né i figli si fanno rivedere.
In ogni caso, anche il parroco don Christoph Nobs era entusiasta, come si vede nella foto.
In poche parole la chiesa/circo fa spettacolo e ridere. 
In tutti sensi.

Benedettini dell'Immacolata in festa: mons. Oliveri celebra per San Benedetto a Villatalla (Im)

domenica 23 giugno 2013

S. Messa a Ospeladetto Euganeo (Pd)

con grande gioia il coetus fidelium Maria Regina Familiae annuncia che

domenica 30 giugno 2013 - ore 11.30
presso il Santuario della Madonna del Tresto - Ospedaletto Euganeo (PD)
 sarà celebrata la SANTA MESSA secondo la forma extraordinaria del rito romano 
da un frate Francescano dell'Immacolata 

sarà presente la Schola cantorum Scriptoria.

Per contattare il Gruppo Regina Familiae: 320.33.77.635; 349.720.17.94, coetusfidelium.euganeus@gmail.com

sabato 22 giugno 2013

Terzo Pellegrinaggio della Tradizione alla Madonna di Oropa



Anche quest'anno la chiesa di Vocogno 
e la cappella dell'Ospedale di Domodossola (VB)
dove si celebra la Messa tradizionale
organizzano il Pellegrinaggio della Tradizione
alla Madonna di Oropa (BI)

SABATO 5 OTTOBRE 2013 

 Invitiamo tutti i fedeli, gruppi e singoli, legati alla Messa Tradizionale, a salire con noi al Santuario Eusebiano, per implorare la celeste benedizione, per intercessione della Regina Montis Oropae.


Sabato 5 ottobre 2013

ore 10.30 
SANTA MESSA SOLENNE
in Basilica Nuova

ore 15.30
S. ROSARIO
di fronte all'Immagine miracolosa
in Basilica Antica

 Per chi non desiderasse consumare il pranzo al sacco: Ristorante a € 18
E’ necessario prenotarsi entro il 22 settembre telefonando a:
349/2848054 oppure 348/2463990


www.radicatinellafede.blogspot.it

S. Messe antiche a Laigueglia (Sv)

 
 nella parrocchia di S.Matteo di  Laigueglia SV

nel periodo della Novena dei Santi ore 9:00

dell'Ottavario dei Defunti alle h 9:00

si celebra la  SMessa nella forma extraordinaria del Rito Romano per i defunti.

Vetus et Novus Ordo: video di confronto tra le varie parti delle due Messe








l'ottimo don Francesco Ramella, che si vede nel video, è italianissimo. E non portoghese.

venerdì 21 giugno 2013

La lezione del Cardinale Raymond Leo Burke al Circolo "J.H. Newman" e la sua Omelia alla Santa Messa tridentina


 S. Em.za il Card. Burke sul Catechismo di San Pio X

di Cristina Siccardi

 Il Cardinale Raymond Leo Burke e il Presidente del Circolo J.H. Newman, Andrea Sandri

«San Pio X ha visto chiaramente come l’ignoranza religiosa portava non soltanto le singole anime ma anche la società stessa ad un declino, ad una mancanza di pensiero ponderato sulle più gravi questioni», così ha spiegato il Cardinale Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, al convegno sul tema Il catechismo di San Pio X nel centenario della pubblicazione, organizzato dal Circolo Culturale John Henry Newman, lo scorso 24 maggio a Seregno (MB).
Nella sua straordinaria e illuminante lezione, introdotta dal Presidente del Circolo, Andrea Sandri, il Cardinale Burke ha affermato che san Pio X (1835-1914): «identifica l’ignoranza della dottrina cristiana quale la causa primaria del declino della fede e perciò indica che la sana catechesi è d’importanza primaria nella restaurazione della fede. Non è difficile percepire quanto attuali siano le osservazioni e le conclusioni di san Pio X. Esse sono veramente rinvenibili nei motivi che hanno condotto Papa Benedetto XVI ad indire l’Anno della Fede».
Le osservazioni e le conclusioni di Papa Sarto sorsero dalla sua lunga e profonda esperienza di Pastore. Egli descrisse in termini molto concreti gli effetti della mancanza di catechesi nella vita spirituale dei cristiani e, allo stesso tempo, le conseguenze pericolose per la salvezza delle loro anime: «(…) infatti fra i cristiani dei nostri giorni sono moltissimi quelli i quali vivono in una estrema ignoranza delle cose necessarie a sapersi per la eterna salute, è lamento oggimai comune, e purtroppo! lamento giustissimo. E quando diciamo fra i cristiani, non intendiamo solamente della plebe o di persone di ceto inferiore, scusabili talvolta, perché, soggetti al comando d’inumani padroni, appena è che abbian agio di pensare a sé ed ai propri vantaggi: ma altresì e soprattutto di coloro, che pur non mancando d’ingegno e di coltura, mentre delle profane cose sono conoscentissimi, vivono spensierati e come a caso in ordine alla religione» (Pio X, Enciclica Acerbo nimisDe christiana doctrina tradenda”, in Enchiridion delle Encicliche, Edizioni Dehoniane, Bologna 1998, vol. 4, p. 109, n. 84).
L’illustre relatore di Santa Romana Chiesa ha anche ricordato l’insegnamento del beato Cardinale John Henry Newman (1801-1890), il quale, nel suo capolavoro autobiografico, Apologia pro Vita Sua, affrontando una disputa sul vero insegnamento della Chiesa Cattolica riguardante l’ottavo comandamento e, in specie, sulla questione se è mai moralmente consentito dire una falsità, egli commenta: «E adesso, se i Protestanti vogliono sapere qual è il vero insegnamento, come su altri soggetti, su quello della menzogna, lasciamoli guardare, non ai nostri libri di casuistica, ma ai nostri catechismi. I libri sulla patologia non danno il migliore intuito della forma e l’armonia della struttura umana; e, com’è con il corpo, così è con la mente. Il Catechismo del Concilio di Trento è stato redatto allo scopo espresso di provvedere ai predicatori i soggetti per le loro prediche; e, come il mio impegno complessivo è stato una difesa di me stesso, posso dire qui che raramente compongo una predica, ma vado a questo bel completo catechismo per prendere sia la mia materia sia la mia dottrina» («Apologia pro Vita Sua» and Six Sermons, a cura di Frank M. Turner, Yale University Press, New Haven 2008, pp. 350-351).
Il Cardinale Burke ha sottolineato l’importanza reale del Catechismo pubblicato nel 1912: non è semplicemente un sussidio religioso e storico da celebrare, e sollecitato dal pubblico, ha affermato che il Catechismo di San Pio X rimane a tutt’oggi un punto di riferimento fermo e imprescindibile.
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Il 25 maggio u.s., alle ore 10, alla Chiesa dell’Abbazia San Benedetto
in via Stefano da Seregno, S.E.R. il Cardinale Burke
ha cebrato una Santa Messa in rito antico. 
Riportiamo di seguito l'Omelia:

Sia lodato Gesù Cristo!

In quest’ultimo giorno dell’ottava di Pentecoste contempliamo il dono dello Spirito Santo, versato dal Cuore glorioso trapassato del Signore nei nostri cuori. È lo Spirito Santo che, tramite l’inabitazione nelle nostre anime, sta sempre operando per conformarci sempre più perfettamente a Cristo, cui siamo stati prima conformati nei Sacramenti del Battesimo e della Cresima.
Veramente il Nostro Signore per la Sua Passione, Morte, Risurrezione e Ascensione alla destra del Padre, ha compiuto la promessa del Padre fatta per il profeta Gioele per mezzo dell’effusione dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste:
… [I]o effonderò il mio spirito
sopra ogni uomo
e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie;
i vostri anziani faranno sogni,
i vostri giovani avranno visioni…
Chiunque invocherà il nome del Signore,
sarà salvato….[1]
Il compimento del Mistero dell’Incarnazione Redentiva è l’effusione dello Spirito Santo nella Chiesa a Pentecoste, che purifica le anime dei fedeli e le rafforza per la missione del Signore fino al Suo ritorno nella gloria all’Ultimo Giorno. Ricordiamo le parole del Signore agli Apostoli, quando Egli li ha mandati per la missione della Chiesa prima dell’Ascensione: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”[2].
Sappiamo che l’opera dello Spirito Santo nelle nostre anime e nel mondo comporta tutte le sofferenze necessarie per la vittoria sopra il peccato e per la conversione alla vita cristiana di amore puro e disinteressato. Il profeta Gioele esprime il grande sforzo della conversione delle nostre vite a Cristo per l’opera dello Spirito Santo con le immagini di “sangue e fuoco e colonne di fumo”[3] e descrive la venuta del “giorno del Signore” con le parole, “grande e terribile”[4]. San Paolo, vivendo già nel tempo dell’effusione dello Spirito Santo, ha espresso la speranza sicura che dobbiamo avere perché abbiamo accesso alla grazia divina: “[C]i vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio”[5]. Ma il vantarsi cristiano è essenzialmente unito alla croce. San Paolo ha subito aggiunto: “… ci vantiamo anche nelle tribolazioni”[6].
Immediatamente San Paolo spiega perché le tribolazioni, che di per sé sono fonte di tristezza, sono invece causa per il cristiano di vantarsi. Infatti, l’Apostolo ci insegna come la sofferenza coinvolta nella conversione ogni giorno a Cristo ci perfeziona nella Sua immagine: “… la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza”[7]. E tutto questo è il frutto dell’effusione dell’amore di Dio nei nostri cuori. San Paolo dichiara:
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato[8].
Ispirato dalla festa odierna, Dom Prosper Guéranger, commentando sull’opera dello Spirito Santo nell’anima cristiana, osserva che lo Spirito Santo ha da trattare con la nostra natura, creata secondo l’immagine di Dio ma rovinata per il peccato, per la ribellione contra Dio:
La natura è davanti a Lui: natura caduta e infetta da una malattia che porterà alla morte; ma natura che preserva ancora qualche somiglianza con suo Creatore, del Quale ha ritenuto diversi tratti nella sua rovina[9].
L’opera dello Spirito Santo in noi, effuso nelle nostre anime per i Sacramenti, è allo stesso tempo la purificazione dal peccato e la restaurazione dell’immagine originale della nostra natura umana.
            Dom Guéranger ha descritto con termini molto concreti l’opera impegnativa e duratura dello Spirito Santo in noi, spiegando che, quando noi cooperiamo con la Sua grazia, siamo trasformati di giorno in giorno in Cristo per la nostra salvezza e la salvezza del mondo. Ecco le parole di Dom Guéranger per la festa odierna:
Lo Spirito deve allora distruggere la natura macchiata e malsana e nello stesso tempo rialzare, purificandola, quella che non è stata mortalmente colpita dal veleno. È necessario in questa opera così delicata e laboriosa, che utilizzi il ferro e il fuoco, come un medico abile, e, cosa meravigliosa, che adoperi l’aiuto del malato stesso nell’applicare il rimedio che solo può guarirlo. Come non salva il peccatore senza di lui, non santifica il santo, senza essere aiutato dalla sua cooperazione. Ma Egli anima e sostiene il suo coraggio tramite le mille attenzioni della Sua grazia e insensibilmente, mentre la natura cattiva perde sempre più terreno in questa anima, quello che era rimasto intatto va trasformandosi in Cristo, e la grazia arriva a regnare in tutto l’uomo[10].
Lo Spirito Santo non si prende mai pause nella Sua opera redentrice nelle nostre anime, se solo noi cooperiamo con i Suoi abbondanti e incessanti doni di grazia.
            Come anche Dom Guéranger osserva, siamo propensi a dubitare dell’aiuto dello Spirito nei momenti di tentazione e di grandi difficoltà personali. Anche questi momenti sono per la nostra istruzione, insegnandoci ad essere umili, a non contare troppo sui nostri propri sforzi ma a cercare sempre di più la nostra fortezza in Cristo, nel Suo insegnamento, nei Sacramenti, nella preghiera e devozione, e nella pratica delle Sue virtù. A proposito ha scritto Dom Guéranger:
È un grande opera condurre un’anima ferita e caduta a riprodurre quello che è più santo. In questo lavoro a volte il coraggio manca e un passo falso è sempre possibile, ma, peccato o imperfezione, nulla può resistere. L’amore, che lo Spirito divino con un’attenzione particolare mantiene, ha presto consumato queste scorie e la fiamma s’innalza sempre più[11].
Cristo ha vinto sul peccato e sulla morte. Se ci convertiamo ogni giorno di nuovo a Lui, affidandoci alle ispirazioni dello Spirito Santo, che abita nelle nostre anime, condivideremo con Lui la vittoria, anche se dobbiamo passare attraverso le sofferenze che derivano dal peccato dei nostri progenitori e dai nostri peccati personali. La grazia dello Spirito Santo non patirà alcuna resistenza se solo contiamo su di lei.
In fine in questo sabato dell’Ottava di Pentecoste, invochiamo l’intercessione della Madonna perché ci conferma nella preghiera e devozione ispirate in noi dallo stesso Spirito Santo che inabitava in lei dal momento del suo concepimento. La Beata Vergine Maria, Sposa dello Spirito Santo, sta sempre attirando i nostri cuori al suo Cuore Immacolato per aiutarci a donare i nostri cuori, come il suo, totalmente a Cristo. Qui la Madre di Dio ci insegna che l’amore devoto per il Padre significa seguire Cristo, il Suo unigenito Figlio, nell’obbedienza allo Spirito Santo, accettando le sofferenze che ci purificano e ci perfezionano nel Suo amore puro e disinteressato.
Avvicinandoci alla Madonna, sperimentiamo il grande dono della grazia di Dio nelle nostre anime, l’inabitazione dello Spirito Santo nelle nostre anime, sostenuta e rafforzata tramite la preghiera e la devozione e soprattutto attraverso la partecipazione al Sacrificio Eucaristico e con il regolare accesso al Sacramento della Penitenza per la confessione dei nostri peccati e per il loro perdono.  Nella riflessione per la festa di oggi, Dom Guéranger ha presentato in un modo sintetico e suggestivo il nostro rapporto con la Madre di Dio nella meravigliosa economia della salvezza. Ecco le sue parole:
Più favoriti di tutte le generazioni che sono succedute prima del giorno di Pentecoste, noi abbiamo, non più in promessa ma in realtà, un Fratello che corona il diadema della divinità, un Consolatore che rimane con noi fino alla fine dei tempi per illuminare la nostra via e sostenerci, una Madre la cui intercessione può tutto, una Chiesa, pure Madre, tramite la quale noi possiamo partecipar a tutti questi beni[12].
Affidiamoci in modo speciale oggi all’intercessione della Madonna per ottenere la grazia dell’obbedienza allo Spirito Santo, che inabita nelle nostre anime.
            Ispirati e rafforzati dallo Spirito Santo, leviamo adesso i nostri cuori, con il Cuore Immacolato di Maria, al glorioso trapassato Cuore di Gesù. Uniti nel Cuore di Gesù, uniamoci con Lui nel Sacrificio Eucaristico che adesso Egli offre. Obbedienti alle ispirazioni dello Spirito Santo, imitando la nostra Madre, offriamo con Cristo la nostra vita totalmente a Dio Padre in amore puro e disinteressato. Preghiamo perché possiamo sempre resistere allo scoraggiamento e cogliere le innumerevoli ispirazioni quotidiane dello Spirito Santo, che ci purifica dal peccato e ci anima a fare la volontà di Dio in tutto per così arrivare al nostro vero destino con Lui nella Sua casa celeste.

Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo, abbi pietà di noi.
O Maria Immacolata, Madre della Grazia Divina, prega per noi.
San Benedetto di Norcia, prega per noi.




[1] Gl 3, 1 e 5a.
[2] Mt 28, 20.
[3] Gl 3, 3.
[4] Gl 3, 4.
[5] Rm 5, 2.
[6] Rm 5, 3.
[7] Rm 5, 3-4.
[8] Rm 5, 5.
[9] “La nature est devant lui : nature tombée, et infectée d’un virus qui donnerait la mort ; mai nature qui garde encore quelque ressemblance avec con créateur, dont elle a retenu divers traits dans sa ruine”. Prosper Guéranger, L’Année liturgique, Le temps pascal, Tome III, 19ème éd. (Tours : Maison Alfred Mame et Fils, 1925), pp. 444-445. Traduzione italiana dall’autore.
[10] “L’Esprit a donc a détruire la nature souillée et malsaine, en même temps qu’à relever, en la purifiant, celle qui n’a pas été atteinte mortellement par le poison. Il faut, dans cette œuvre si délicate et si laborieuse, qu’il emploie le fer et le feu, comme un habile médecin, et, chose admirable ! qu’il emprunte le secours du malade lui-même pour appliquer le remède qui seul peut le guérir. De même qu’il ne suave pas le pécheur sans lui, il ne sanctifie pas le saint, sans être aidé de sa coopération. Mais il anime et soutient son courage par les mille soins de sa grâce, et insensiblement la mauvaise nature perdant toujours du terrain dans cette âme, ce qui était demeuré intact va se transformant dans le Christ, et la grâce à régner dans l’homme tout entier”. Ibid., p. 445. Traduzione italiana dall’autore.
[11] “C’est un grande œuvre d’amener un être borné et déchu à reproduire ce qu’il y a de plus saint. Dans ce labeur, plus d’une fois le courage défaille, et un faux pas est toujours possible; mais, péché ou imperfection, rien ne résiste ; l’amour que le divin Esprit entretient avec un soin particulier dans ce cœur a bientôt consumé ces scories, et la flamme monte toujours”. Ibid., pp. 445-446. Traduzione italiana dall’autore.
[12] “Plus favorisés que toutes les générations qui se sont succédé avant le jour de la Pentecôte, nous avons, non plus en promesse mais en réalité, un Frère que couronne le diadème de la divinité, un Consolateur qui demeure avec nous jusqu’à la fin des temps pour éclairer notre voie et nous y soutenir, une Mère dont l’intercession est toute-puissante, une Église, Mère aussi, par laquelle nous entrons en partage de tous ces biens”. Ibid., p. 451. Traduzione italiana dall’autore.