venerdì 31 maggio 2013

"Noi del Summorum Pontificum, i tradizionalisti non ostili a Papa Francesco"

Noi, I tradizionalisti non ostili a Papa Francesco
Parla il portavoce del “Summorum Pontificum”:

“Lo stile è diverso da Benedetto, ma ci piace il suo insistere su Messa, Diavolo, confessione e devozioni popolari”
di Alessandro Speciale, da Vatican Insider del 31.05.2013


Città del Vaticano
Quando è stato eletto al soglio pontificio papa Bergoglio, alcuni ambienti tradizionalisti, legati all'antico rito della messa in latino, non hanno nascosto la loro preoccupazione e il loro disappunto, mentre i lefebvriani della la Fraternità San Pio X, con cui Benedetto XVI aveva ostinatamente cercato una riconciliazione, ufficialmente mantengono un atteggiamento cauto ma parlano apertamente di  “grandi paure” per il pontificato di Francesco.
Ma questo atteggiamento non è condiviso dall'intera galassia tradizionalista. Il “popolo del Summorum Pontificum” – che prende il nome del Motu Proprio di papa Ratzinger che ha liberalizzato la celebrazione della messa in latino nel 2007 – si prepara infatti a organizzare, sotto Francesco, un secondo pellegrinaggio a Roma dopo il primo esperimento dell'anno scorso.
E lo fa convinto che, pur con uno stile molto diverso da quello del suo predecessore, l'attenzione del papa argentino per le devozioni popolari, il suo insistere sul Diavolo e la confessione, il suo celebrare ogni giorno la messa sono elementi che i cattolici che si considerano tradizionalisti sentono come propri. Per il loro portavoce, Guillaume Ferluc, la messa in latino, lungi dall'essere qualcosa di snob e intellettualistico, è molto più vicino ai “poveri” che stanno a cuore a papa Francesco.
Il pellegrinaggio si terrà dal 24 al 27 ottobre e prevederà una messa in San Pietro e una via crucis per le strade di Roma. Vatican Insider ha intervistato il presidente del comitato organizzatore, Giuseppe Capoccia.


Come vede il popolo del Summorum Pontificum l'elezione di Papa Francesco e i suoi primi mesi? 
“Come tanti cattolici, abbiamo vissuto con sconcerto la rinuncia del nostro amatissimo Papa Benedetto. Ed anche per noi è stata una sorpresa l'elezione di papa Francesco che pochissimi sino a quel momento conoscevano. Siamo stati, dunque, molto attenti ai suoi gesti ed alle sue parole. E le sue parole ci hanno subito rassicurati e confortati: ha parlato del diavolo che opera contro di noi ma che non può nulla contro la misericordia di Dio, ci ha invitati a non perdere la fiducia nell'amore di Dio, ci ha chiamati a 'uscire' dalla nostra routine per andare incontro alle periferie dell'umanità; a non diventare una sorta di collezionisti di antichità, o di novità'”. 

Cosa pensate del suo stile liturgico? Il suo pontificato andrà  in direzione opposta a quello di Benedetto XVI? 
“Sarebbe ipocrita nascondere che se per un verso le parole di papa Francesco ci danno coraggio, alcuni suoi gesti ci lasciano spiazzati e comprendiamo anche coloro che esprimono disagio. Tuttavia, da persone sensibili alla tradizione, dunque al tempo lungo, non ci facciamo ingannare dal tempo breve: Papa Francesco viene da una cultura liturgica e pastorale diversa da quella romana, ed occorre del tempo perché possa introdursi nel clima della tradizione liturgica pontificale. D’altra parte, non bisogna pensare che la liturgia si possa ridurre ad una questione di stili celebrativi, oltre i quali debbono sempre prevalere la solidità e la consistenza teologica del rito”. 

Quindi per ora sospendete il giudizio... 
“Ogni Pontificato esprime proprie specificità; e se Papa Benedetto considerava il crollo della liturgia come causa e segno del crollo della Fede, non ci sembra che Papa Francesco si muova in direzioni differenti: basti considerare che l’ampio risalto dato, col permesso del Papa stesso, alla sua Messa quotidiana in Santa Marta risulta efficace monito per tutti i cattolici, presbiteri e laici, a prendere piena coscienza che solo l’Eucaristia è fonte dell’evangelizzazione”. 

Altre espressioni del mondo tradizionalista sono state molto critiche con Papa Francesco, a cominciare dai lefebvriani. Cosa rispondete? 
“Abbiamo letto e ascoltato incomprensioni e inquietudini provenienti da alcuni settori del mondo tradizionale. Spesso, dobbiamo dirlo, si è trattato di reazioni fondate su false informazioni. Quanto ai lefebvriani, le dichiarazioni ufficiali ci sono sembrate piuttosto riservate e prudenti. Non ci stupisce poi che qualcuno si sia lasciato andare a commenti più duri, ma forse occorre ricercarne le motivazioni nelle dinamiche interne alla Fraternità, piuttosto che in una reale diffidenza nei confronti del Santo Padre. 

Quante persone vi aspettate al pellegrinaggio di quest'anno? 
“Speriamo di accogliere 3000 persone per il sabato, giorno della processione e della Messa in San Pietro e di far giungere oltre 500 pellegrini da fuori Italia per i tre giorni del pellegrinaggio. Avremo un'idea più precisa a fine giugno quando presenteremo il programma ufficiale”. 

Cosa volete comunicare al mondo cattolico in generale con la vostra iniziativa? 
“Per anni, i fedeli e i sacerdoti legati alla tradizione liturgica della Chiesa sono stati ghettizzati e trattati con disprezzo se non con astio: sono stati confinati nelle periferie della Chiesa dalle quali occorreva tenersi alla larga. Desideriamo contribuire alla guarigione definitiva delle ferite provocate durante questi anni di persecuzione e di ingiustizia e ci sembra opportuno farlo senza rivendicazioni, ma inserendoci nella dinamica nuova alla quale ci chiama la Chiesa. Intendiamo essere testimoni, nella gioia e in spirito di servizio, dell’unità della Chiesa”. 

Sarà possibile continuare il vostro percorso con papa Francesco? 
“Nel contesto particolare del nuovo Pontificato, desideriamo pure illustrare quanto la forma straordinaria del rito romano sia uno strumento adattissimo alla riscoperta della povertà alla quale ci richiama Papa Francesco: inginocchiarsi, supplicare, tacere, confessare sono quattro attitudini caratteristiche sia della Messa tradizionale sia della povertà di spirito. Non solo: la riscoperta di ciò che san Francesco diceva della liturgia – non dimentichiamo che fu proprio lui a portare il Messale romano fuori dalla corte pontificia – potrebbe far comprendere ancor meglio la povertà cristiana, l’essere poveri in spirito, quasi mendicanti di Cristo che ci viene incontro nella liturgia e non ci priva del Suo splendore, aprendoci le porte del Cielo, dov’è la vera ricchezza: non è un caso se l’ultimo Santo a celebrare la Messa tradizionale per tutta la sua vita è stato proprio Padre Pio, specchio fedele di san Francesco”.

Avviso: sospesa Messa antica a Sassari il 2 e 9 giugno 2013, riprenderà il 16

avviso 

la celebrazione della S. Messa nella forma extraordinaria del rito Romano 
presso la chiesa della Madonna del Rosario di Sassari 
sarà sospesa 
per le domeniche 2 e 9 giugno. 

La celebrazione riprenderà regolarmente,
 domenica 16 giugno. alle ore 18

giovedì 30 maggio 2013

Non piange più nessuno.



Così la Vergine è apparsa ai bambini di La Salette: seduta, in lacrime, con il volto tra le mani.
*****
NON PIANGE PIU' NESSUNO
Non piange più nessuno.
Se non ci sono più preti non piange quasi più nessuno. È questa la triste constatazione che ci tocca fare.
Assistiamo alla più grande crisi sacerdotale della storia della Chiesa, intere terre in Europa sono ormai senza sacerdote e tutto tace. Non sentirete nemmeno un vescovo gridare all'allarme, piangere con i suoi fedeli, domandare a tutti una grande preghiera per le vocazioni sacerdotali; intimare un digiuno e una grande supplica perché il Signore abbia pietà del suo popolo.
Sentirete, questo sì, vescovi e responsabili di curia descrivere i numeri di questo calo vertiginoso di presenza dei preti nella Chiesa, li sentirete elencare i dati pacatamente, troppo pacatamente, in modo distaccato, come se fosse una situazione da accettare così com'è, anzi la chance per una nuova Chiesa più di popolo.

Nella nostra terra italiana, terra di antica cristianità, assisteremo in questi prossimi anni alla scomparsa delle parrocchie, allo stravolgimento, impensabile fino a qualche anno fa, della struttura più semplice del Cattolicesimo, di quella trama di comunità parrocchiali dove la vita cristiana era naturale per tutti... ma l'assoluta maggioranza dei cattolici impegnati farà finta di niente, perché i pastori hanno già fatto così.
È un “cataclisma”, un “terremoto”... ma nessuno piange, si fa finta di niente.
Si fa finta di niente, perché bisogna che la favola della primavera del Concilio continui. Ci si sottrae a qualsiasi verifica storica, si nega l'evidenza di una crisi senza precedenti.

E si prepara un futuro che ci sembra poco cattolico.
Sì, perché si parla di “ristrutturare” l'assetto delle comunità cristiane, di fare spazio ai laici (come se in questi anni non ne avessero avuto a sufficienza), si inventa un nuovo genere di fedeli cristiani che diventeranno gli addetti delle parrocchie, che di fatto sostituiranno i preti. Fedeli laici “clericalizzati”, un nuovo genere di preti che terranno le chiese... e nell'attesa di una qualche messa predicheranno loro, come cristiani adulti, il Verbo di verità...

...ma nessuno piange, nessuno prega gridando a Dio.
Forse non gridano perché da anni qualcuno ha preparato questo terremoto nella Chiesa.
Hanno svilito il sacerdozio cattolico, trasformando i preti da uomini di Dio ad operatori sociali delle comunità. Hanno ridotto loro il breviario e la preghiera, gli hanno imposto un abito secolare per essere come tutti, gli hanno detto di aggiornarsi perché il mondo andava avanti... e gli hanno detto di non esagerare la propria importanza, ma di condividere il proprio compito con i fedeli, con tutti.
E come colpo di grazia gli hanno dato una messa che è diventata la prova generale del cataclisma nella Chiesa: non più preghiera profonda, non più adorazione di Dio presente, non più unione intima al sacrificio propiziatorio di Cristo in Croce, ma cena santa della comunità. Tutta incentrata sull'uomo e non su Dio, tutta un parlare estenuante per fare catechesi e comunità. Una messa che è tutto un andirivieni di laici sull'altare, prova generale di quell'andirivieni di signori e signore che saranno le nostre ex parrocchie senza prete.
E con la messa “mondana”, hanno inculcato la dottrina del sacerdozio universale dei fedeli... stravolgendone il significato. I battezzati sono un popolo sacerdotale in quanto devono offrire se stessi in sacrificio, in unione con Cristo crocifisso, offrire tutta la loro vita con Gesù. I fedeli devono santificarsi: questo è il sacerdozio universale dei battezzati. Ma i fedeli non partecipano al sacerdozio ordinato che è di altra natura, che conforma a Cristo sacerdote. E’ attraverso il sacramento dell’Ordine che Cristo si rende presente nella grazia dei sacramenti. Se non ci fossero più preti sarebbero finite sia la Chiesa che la grazia dei sacramenti.

Martin Lutero e il Protestantesimo fecero proprio così: distrussero il sacerdozio cattolico dicendo che tutti sono sacerdoti: sottolineando appunto il sacerdozio universale, il laicato.
Nella pratica della ristrutturazione delle parrocchie forse si finirà così: diverso sarebbe stato affrontare questa crisi con nel cuore e nella mente un'alta stima del sacramento dell'ordine, sapendo che il prete è uno dei doni più grandi per la Chiesa e per il popolo tutto; ma così non è: si affronterà questa crisi dopo anni di protestantizzazione e di relativizzazione del compito dei preti. Si affronterà questa crisi dopo anni di confusione totale nella vita del clero; dopo anni di disabitudine alla messa quotidiana e alla dottrina cattolica: così i fedeli faranno senza il prete, anzi già fanno senza. E quando un prete arriverà, non sapranno più che farsene, abituati a credere che il Signore li salva senza di loro e i loro sacramenti.
A noi sembra ingiusto far finta di niente.
Per questo chiediamo ai nostri fedeli di pregare con forza perché il Signore torni a concedere, come un tempo, tanti sacerdoti alla sua Chiesa.
Cari fedeli, in questo mese di giugno, che è il mese delle sacre ordinazioni, abbiamo il coraggio di chiedere, anche con le lacrime, questa grazia al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria.
E teniamo come dono preziosissimo la Messa di sempre, la Messa della tradizione, che sola saprà dare nuovi preti alla Chiesa di Dio.

Gruppo stabile a Camaiore

Ci scrive un lettore, Federico, il quale ha avuto l'intento di costituire un gruppo per la promozione della Messa in rito antico a Camaiore. 
Egli però si è scontrato scontrato con moltissime difficoltà. 
Ci chiede di pubblicare i suoi recapiti onde essere potere essere contattato da quanti fedli seriamente motivati, nella zona di Camaiore (LU) e dintorni, fossero come lui intenzionati alla richiesta della celebrazione in rito antico. 

Federico Fontanini Camaiore – E-mail fontanini.federico@tiscali.it  tel. 3701166526.

Pastore pentecostale e stola politicamente... ecumenica.

AGGIORNAMENTO: trattasi di pastore pentecostale e non di prete cattolico. 
La rettifica è stata data successivamente anche dal sito da cui abbiamo tratto la foto. 

Foto gratta dal Blog di Andrea Carradori Traditio Catholica del 29 maggio 2013
Roberto

Solennità del Corpus Domini. Le procesisoni, ai tempi di una Chiesa più seria e più coerente (e proprio per questo anche -molto- più missionaria!)

video della
Processione del Corpus Domini
15 giugno 1933 
Pio XI 


video tratto da Cantuale Antonianum

mercoledì 29 maggio 2013

Gnocchi e Palmaro: Le incredibili esequie di Genova...


Il card. Bagnasco al funerale di don Gallo.
Tutto secondo copione


di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro
da Corrispondenza Romana

card. Bagnasco e Vladimir LuxuriaI cattolici più avveduti, ormai ridotti a una riserva indiana fatta in larga parte di semplici fedeli, avevano cominciato a tremare quando larcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, manifestò il desiderio di celebrare i funerali di don Andrea Gallo. Con un pò di sensus fidei e un pò di conoscenza del mondo, i poveri semplici fedeli avevano intuito come sarebbe andata a finire.
Tutto secondo un copione scritto dal mondo, in un sapiente climax culminato nella comunione data dal cardinale al signor Vladimiro Guadagno, meglio conosciuto come il “transgender” Vladimir Luxuria, una persona con un evidente problema morale noto a tutti, una persona che non solo sbaglia, come tutti i peccatori di questa terra, ma che teorizza e ostenta da anni la legittimità morale del suo errore oggettivo.
Il silenzio imbarazzato di molti non riesce a nascondere lo scandalo che questa vicenda sta suscitando tra i fedeli. E la stampa cattolica ufficiale, così poco libera da non poter criticare nemmeno se capisse che c’è da criticare, con la sua versione rassicurante non riesce a diradare le nuvole nere prodotte dal malcontento che serpeggia tra i credenti.
È difficile essere rassicuranti davanti a quanto accaduto durante la cerimonia funebre del prete genovese. E il cardinale Bagnasco è persona troppo intelligente per non aver calcolato quali sarebbero state le conseguenze implicite nella sua decisione. Celebrare i funerali di don Gallo ha voluto dire, innanzitutto, accettare preventivamente uno scenario liturgico abborracciato, più simile a una manifestazione politico-rivoluzionaria che non al sacrificio di Cristo. E, puntualmente, sono arrivate le contestazioni verbali rivolte al presule da parte di non pochi presenti: un principe della chiesa trascinato dentro un’indegna ed evitabilissima gazzarra.
Ma c’è ben altro. L’arcivescovo che celebra quel funerale dice esplicitamente all’opinione pubblica che, per la Chiesa cattolica, don Gallo ha rappresentato una legittima interpretazione del sacerdozio. Il Curato d’Ars e don Gallo sarebbero così le facce di un’identica medaglia: il primo un vecchio modello superato, il secondo una nuovissima e attuale versione, più aperta e meno rigida.
Su questa china, l’omelia del cardinale ha confermato il clima da sdoganamento del prete di strada, trasformandosi nella celebrazione post mortem di una figura che, a onor del vero, ha vissuto predicando agli antipodi della dottrina cattolica sulle più importanti questioni che riguardano la morale e il bene comune, il diritto e la regalità sociale di Cristo. Del resto, se si tiene tanto in conto il mondo, si può andare a un funerale di un personaggio così ingombrante tenendo un’omelia dal sapore censorio nei confronti del defunto?
Don Gallo era diventato da tempo un fenomeno mediatico e, dunque, se si accetta la logica dei media, incriticabile. Inoltre, in quanto fenomeno mediatico, attirava intorno a sé la solita corte di personaggi dello spettacolo che non poteva mancare di manifestarsi in massa ai suoi funerali. Anche questo era noto e, dunque, era altrettanto prevedibile che ci sarebbero stati i soliti, imbarazzanti “incidenti” in merito al legittimo accesso alla Comunione da parte di alcuni vip. In tal senso, la foto di Vladimir Luxuria che riceve il Santissimo dal Cardinale Bagnasco è l’icona, il simbolo potentissimo del “rito” cui il presidente della Conferenza episcopale ha deciso di partecipare. Nelle parrocchie, centinaia di preti di buona volontà si sgolano ogni domenica per spiegare ai fedeli divorziati risposati che la Comunione non possono riceverla. E l’arcivescovo di Genova cosa fa? Se la logica non è un opinione, fa il contrario.
Per spiegare tutto questo, si potrebbe fare appello alla legge fondamentale della Chiesa, a quella “salus animarum” dimenticata dalla teologia ufficiale degli ultimi cinquant’anni. In altri termini: un sacerdote, e quindi anche un cardinale, se sa che c’è anche una sola anima da salvare, non si ferma di fronte a nulla, prende e va anche in capo al mondo. Se c’è da confessare, da visitare un infermo, da dare cristiana sepoltura a un morto, da inseguire un’anima ribelle e lontana, il prete deve fare la sua parte, andando anche a casa di Matteo il pubblicano. Ma questo ammirevole apostolato il sacerdote non lo svolge sotto l’occhio osceno e volgare del Grande Fratello, sotto lo sguardo perverso e manipolatorio dei mezzi di comunicazione di massa.
Nei confronti di don Andrea Gallo si dovevano compiere tutti gli atti di pietà possibili e immaginabili, ma a patto di sottrarsi al palcoscenico mondano e deturpante del sistema mediatico. Si poteva celebrare un funerale in forma riservata e privatissima ed evitare parole di encomio che suonano francamente come oltraggiose nei confronti di tutti quei cattolici che ogni giorno si battono contro il relativismo e il nichilismo anticattolico montante nella società. Si doveva difendere il Corpus Domini dalla profanazione che, ragionevolmente, si compie accettando di comunicare chi non ha notoriamente la condizione soggettiva per farlo, compiendo così un atto d’amore nei confronti dello stesso peccatore, che evita di aggiungere colpa a colpa. Senza dimenticare che nelle chiese cattoliche di questa tragica modernità, alcuni sacerdoti negano la comunione a un fedele che osi, semplicemente, inginocchiarsi per riceverla.
Accettare di diventare protagonisti dello spettacolo allestito dai mass media per i funerali del personaggio pubblico don Gallo: questa è la colpa grave del cardinale. Cosa ben diversa dal compiere, discretamente, l’azione salvifica del sacerdote. Accettare la logica del mondo propagata dai suoi media porta a situazioni grottesche nella loro essenza ma anche nel dettaglio. Come si fa, per esempio, ad andare al funerale di un prete che sul sagrato viene pubblicamente elogiato dall’ebreo Moni Ovdia e, nello stesso tempo chiedere, ai bolognesi di non votare per l’abolizione del contributo comunale alle scuole cattoliche in un referendum nel quale Moni Ovadia stesso era uno dei testimonial della fazione anticattolica? Un cattolico, per fare un altro esempio, non può accettare di essere ridotto alla condizione di schizofrenico, che da un lato si batte contro l’aborto, e poi è costretto a vedere “beatificato” il prete che non faceva mistero di accompagnare le prostitute in ospedale ad abortire.
Ma, a conti fatti, sorge il sospetto che ai funerali di don Gallo il cardinale sia andato non malgrado i mass media, ma proprio per la loro presenza. Anche lui vittima di quel patetico complesso di inferiorità che spinge presuli di varia indole e grado gerarchico a inseguire il consenso e l’attenzione del mondo. Vescovi e cardinali scrivono discorsi e compiono gesti nella speranza di poter “passare” nelle notizie e nelle immagini del Tg delle 20. “Eminenza, siamo sul Tg3″ saltellano garruli per le curie i segretari dei pastori che hanno bucato lo schermo, credendo, così, di rendere un gran servizio alla Chiesa. Del resto, basta onestamente rispondere alla seguente domanda: se don Gallo fosse stato lo stesso identico tipo di prete, ma sconosciuto, ignoto a giornali e tv, senza Albe Parietti e Vladimiri Luxuria pronti a piangerlo al suo funerale, se fosse stato un prete rivoluzionario, ma inesorabilmente anonimo, il Presidente della Cei si sarebbe scomodato andando ai suoi funerali?

Fonte:
http://www.corrispondenzaromana.it/il-card-bagnasco-al-funerale-di-don-gallo-tutto-secondo-copione/

Festa del S. Cuore - i primi 9 venerdì del mese e S. Messa di ringraziamento

Cogliamo la fausta occasione di questo bellissimo avviso, per cui ringraziamo don Morselli, per informare i lettori che ancora non lo sapessero, che i cattolici hanno, tra i tanti, uno strumento potentissimo per guadagnarsi la vita eterna mediante la certezza di morire in stato di grazia (la c.d. buona morte): la pia devozione al S. Cuore con la pratica dei "primi 9 venerdì consecutividel mese", secondo la promessa fatta da Gesù Cristo in persona a S. Margheria Alacoque (che forse i lettori più "grandi" ricorderanno). QUI un nostro post sull'argomento in cui sono presentate e spiegate le 11 promesse del Sacro Cuore.
 

Parrocchia di S. Venanzio Martire di Stiatico
Stiatico di San Giorgio di Piano - Bologna

Festa del SS. Cuore di Gesù
(venerdì 7giugno 2013, ore 21)

S. MESSA SOLENNE
nella forma extra-ordinaria del Rito Romano


La S. Messa sarà celebrata in ringraziamento per la risposta data dal Vescovo di Roma - e quindi Vicario di Gesù Cristo e Sommo Pontefice - Papa Francesco a coloro che, invece di preoccuparsi di andare ad evangelizzare le periferie (spirituali e non) del mondo - come lo stesso Papa continuamente  raccomanda -, non hanno altro da fare che cercare di ostacolare - per altro in modo molto ingenuo - l'attuazione delle Provvidenziali disposizioni di Benedetto XVI in materia liturgica.

Capiamo benissimo che quelle disposizioni sono per alcuni come un osso di pollo conficcato in gola, ma  riteniamo che i buoni cristiani abbiano ben altro da fare in questo drammatico momento storico, dove la secolarizzazione e la scristianizzazione avanzano con passi da giganti. Purtroppo alcuni, anziché preoccuparsi dei seminari vuoti, della disgregazione della famiglia, delle folle che sono come pecore senza pastore, vanno a tirare il Papa per la sottana: "Gne gne, Santità, tolga la Messa in latino, che tutti i guai vengono da lì... ci sono certi brutti cattivoni che cantano in gregoriano dopo il Concilio... dica loro di smetterla, insomma... ah, siamo veramente preoccupati".

Chiediamo al Sacro Cuore, per l'intercessione della Vergine Santissima e di San Giuseppe, la grazia di essere buoni operai nell'urgentissima Missione verso le periferie del mondo, dove ci recheremo con il Vangelo della Croce di Gesù Cristo, e - tanto quanto ciò sarà un mezzo per la maggior gloria di Dio -, anche con i nostri amati Dominus vobiscum e i nostri canti gregoriani.

Ringraziamo la Vergine Santissima per questa nuova grazia: come al tempo di Assuero e Aman, Ester, figura della Vergine Santissima, evitò la sentenza di morte per il popolo eletto, così oggi l'Immacolata ci difenda dagli attacchi al Summorum Pontificum.

"Da grande voglio fare... il Papa".

 "Da grande voglio fare il... Papa"

Bellssima foto :)

Ad multos annos!



il Rev.do Don Enrico Bini
priore della chiesa dello Spirito Santo in Prato


ricorda il XXX anniversario (4 giugno 1983)

della sua ordinazione sacerdotal 



DOMENICA 2 GIUGNO alle ORE 17

presso la chiesa dello Spirito Santo

(via G. Silvestri, 21 – p.zza del Collegio – Prato)
con una



S. MESSA CANTATA

secondo la forma straordinaria del Rito Romano.

Al termine canto del TE DEUM e BENEDIZIONE EUCARISTICA



Fedeli ed amici sono invitati ad unirsi a Don Enrico

in questo rendimento di grazie per i suoi trenta anni di fedeltà al Signore

nel dono del suo sacerdozio.


martedì 28 maggio 2013

Il Vescovo di Roma Bergoglio: "La Messa antica non si tocca" e conferma Mons. Guido Marini e il Summorum Pontificum

Il Vescovo di Roma ha sorpreso davvero tutti, Messainlatino in primis
Strategia? Risposta obbligata? Convinzione saggia? Rispetto per il venerando predecessore? Tattica?
Non sappiamo: certo è che la decisione di Papa Francesco di confermare il Motu Proprio sull'antica liturgia, senza limitazioni, è apprezzabile e ci fa tirare un sospiro di sollievo. Apprezziamo molto la sua  risposta ai Vescovi Pugliesi non solo sul mandato dato loro a custodire i tesori della Tradizione (citando le parole di Benedetto XVI con cui nel 2007 annunciava ai vescovi del mondo l'emanazione del Summorum Pontificum) ma anche e soprattutto sull'invito a vegliare sulle frange estremiste dei tradizionalisti, vere e i prime nemiche inconsapevoli della Tradizione stessa.

Se pur faustamente ci smentisca, siamo lieti anche per la decisione papale in merito a Mons. Marini, confermato alla guida dell'Ufficio delle Cerimonie Liturgiche del Sommo Pontifice (incarico che, tempo fa -per fonti certissime- sapevamo per terminale e per la qual'ragione avevamo arditamente calcato un po' troppo pesantemente la mano contro il neo eletto Papa Francesco, cosa per cui ci scusiamo con luie coi lettori-, ma che fortunamente è stato confermato). Questa notizia ci consola e ci rassicura : sia umanamente, per Mons. Marini, sia liturgicamente a beneficio delle esemplari celebrazioni pontifice. L'ottimo mons. Marini potrà quindi "vegliare"  un po' sull'ars celebrandi del Papa regnante, garantendo la continuità "istituzionale" della liturigia papale ed evitando eventuali segnali di eccessiva "rottura" o diversità rispetto a quella del venerato predecessore.

Non capiamo proprio le parole di Mons. Pagano: come fanno 6 candelieri accanto ad una croce a vanificare la
Sacrosanctum Concilium? Che arroganza! Dove sta scritto che la costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia abolisce o auspica la rimozione dei candelieri e delle sacre supellettili? E' lo "spirito del Concilio", caso mai, che ha fatto danni. Ma quello, ormai, è appurato che fosse deviato e abbia distorto il vero intento dei padri conciliari. Quindi non va più seguito, e se necessario, respinto al mittente.

Vorremmo far  notare poi al Vescovo Di Molfetta che sono diversi decenni ormai che il Papa celebra secondo la "nobile semplicità" - ammesso che sia (stata sempre) davvero nobile - e che non è mica una novità di Bergoglio. Non ci risulta che prima qualche pontefice avesse riesumato flabelli e strascichi. Questo voler marcare forzatamente una differenza, è un danno per la Chiesa.  Spesso infatti sono i progressisti che determinano le lacerazioni interne alla Chiesa, volendo rimarcare eccessivamente le rotture con il passato prossimo, e non i tradizionalisti.

Quindi per ora apprezziamo l'incondizionata difesa del Summorum Pontificum di Papa Francesco, che ringraziamo. Dobbiamo però prepararci ad una contromossa? A qualche brutto scherzo da prete? 

Roberto

Francesco e il latino
"La Messa antica non si tocca", il Papa gesuita spiazza ancora tutti

I vescovi pugliesi chiedono il ritiro del motu proprio di Ratzinger.
Bergoglio dice no "servono cose nuove e antiche"

di  Matteo Matzuzzi, da Il Foglio del 28.05.2013

Chi pensava che con l’arrivo al Soglio di Pietro del gesuita sudamericano Jorge Mario Bergoglio la messa in latino nella sua forma extra-ordinaria fosse archiviata per sempre, aveva fatto male i conti. Il motu proprio ratzingeriano del 2007, il Summorum Pontificum, non si tocca, e il messale del 1962 di Giovanni XXIII (che poi è l’ultima versione di quello tridentino del Papa santo Pio V) è salvo. Quel rito con il celebrante rivolto verso Dio e non verso il popolo, con le balaustre a separare i banchi per i fedeli dal presbiterio, non è un’anticaglia, detrito da spedire in qualche museo a impolverarsi. E’ stato proprio il Pontefice regnante a dirlo, ricevendo qualche giorno fa nel Palazzo apostolico la delegazione dei vescovi pugliesi giunti a Roma in visita ad limina apostolorum, come fa tutto l’episcopato mondiale ogni cinque anni.
Come ha scritto sul suo blog il vaticanista Sandro Magister, i vescovi pugliesi sono stati i più loquaci, con clero e giornalisti. La scorsa settimana, il capo della diocesi di Molfetta, Luigi Martella, ha raccontato come Francesco sia pronto a firmare entro l’anno l’enciclica sulla fede che Benedetto XVI starebbe portando a termine nella tranquillità del monastero Mater Ecclesiae, aggiungendo addirittura che Bergoglio ha già pensato alla sua seconda lettera pastorale, dedicata alla povertà e intitolata “Beati pauperes”. Dichiarazioni che hanno costretto la Santa Sede a smentire, rettificare e chiarire, con padre Federico Lombardi che invitava a pensare “a un’enciclica per volta”. Poi è toccato al vescovo di Conversano e Monopoli, Domenico Padovano, che al clero della sua diocesi ha raccontato come la priorità dei vescovi della regione del Tavoliere sia stata quella di spiegare al Papa che la messa in rito antico sta creando grandi divisioni all’interno della chiesa. Messaggio sottinteso: il Summorum Pontificum va cancellato, o quanto meno fortemente limitato. Ma Francesco ha detto no.
E’ sempre monsignor Padovano a dirlo, spiegando che Francesco ha risposto loro di vigilare sugli estremismi di certi gruppi tradizionalisti, ma suggerendo altresì di far tesoro della tradizione e di creare i presupposti perché questa possa convivere con l’innovazione. A tal proposito, come scrive Magister, Bergoglio avrebbe pure raccontato le pressioni subite dopo l’elezione per avvicendare il Maestro delle cerimonie liturgiche, quel Guido Marini dipinto al Papa come un tradizionalista che andava rimandato a Genova, la città che nel 2007 lasciò a malincuore obbedendo alla volontà di Benedetto XVI che lo volle a Roma. Anche in questo caso, però, Francesco ha opposto il suo rifiuto a ogni cambiamento nell’ufficio delle cerimonie. E lo ha fatto “per fare tesoro della sua preparazione tradizionale, consentendo al mite e poco protagonista Marini di “avvantaggiarsi della mia formazione più emancipata”.
La differenza culturale c’è tutta, il gesuita che per tradizione ignaziana “nec rubricat nec cantat” si trova improvvisamente catapultato in una realtà in cui negli ultimi otto anni erano stati pazientemente e lentamente recuperati elementi liturgici abbandonati negli ultimi trenta-quarant’anni, giustificando così chi vedeva nel Concilio una rottura anche in campo liturgico. Il filo conduttore delle cerimonie benedettiane era riassumibile nella sintesi tra solennità e compostezza: il ritorno sull’altare dei sette alti candelabri e della croce centrale e gli avvisi a non applaudire ne sono un esempio. E poi il latino, lingua della chiesa, che veniva usato per le celebrazioni non più solo a Roma ma in ogni angolo del pianeta, Africa compresa. Non pochi, guardando il volto serio di Marini quella sera di marzo mentre Bergoglio appariva per la prima volta alla Loggia delle Benedizioni con la semplice talare bianca, senza mozzetta né stola, avevano previsto un avvicendamento imminente. Invece Francesco sa che Roma non è Buenos Aires, che fare il Papa richiede anche di mantenere un apparato simbolico ancorato nella storia e nella tradizione millenaria della chiesa cattolica.
La continuità che non piace a tutti

Un recupero, quello avvenuto negli anni di Benedetto XVI, che a molti non è piaciuto, anche dentro le Mura leonine. Monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio segreto vaticano, diceva lo scorso 7 maggio a margine della presentazione della costituzione d’indizione del Concilio “Humanae  salutis” che “quando oggi vedo in certi altari delle basiliche quei sette candelabri bronzei che sovrastano la croce mi viene da pensare che ancora poco è stato capito della costituzione sulla liturgia Sacrosanctum Concilium”. Ecco perché qualcuno, come il vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, monsignor Felice Di Molfetta – che da sempre considera la messa in forma extra-ordinaria incompatibile con il messale di Paolo VI, espressione ordinaria della lex orandi della chiesa cattolica di rito latino – qualche giorno fa ha fatto sapere ai fedeli della sua diocesi di essersi vivamente rallegrato con Francesco “per lo stile celebrativo che ha assunto, ispirato alla nobile semplicità sancita dal Concilio”.

Comunicato della F.S.S.P.X sui funerali di don Gallo

I funerali di Don Gallo:
uno scandalo per i fedeli cattolici
(dal sito F. S. S. P. X Italia)

In seguito ai funerali di don Gallo presieduti dal card. Bagnasco la Fraternità San Pio X denuncia il grave scandalo causato dall’intervento di Wladimiro Guadagno (detto Luxuria) e dal fatto che il cardinale gli abbia amministrato la Comunione, come se il suo pubblico comportamento e la sua attività da parlamentare non fossero contrari alla morale e scandalosi. Così si è agito anche nei confronti di altri rappresentanti di movimenti contrari agli insegnamenti della Chiesa. Secondo la dottrina cattolica e la logica del Vangelo gli autori di peccati notori, prima di accostarsi al sacramento dell’Eucaristia, devono pentirsene e riparare pubblicamente.
Riguardo alle posizioni difese da don Gallo, non denunciate dalle autorità ecclesiastiche, ed in un certo qual modo avallate dalla presenza del presidente della conferenza episcopale italiana al suo funerale, si ricorda che
1-      La legge di Dio condanna la pratica omosessuale e la Chiesa insegna che essa costituisce un peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio.[1]
2-      Don Gallo ha aiutato delle donne ad abortire.[2] Ora l’aborto è un crimine poiché si uccide un essere umano innocente ed è punito con la scomunica non soltanto per coloro che lo praticano ma anche per tutti quelli che lo favoriscono in maniera efficace.[3]
3-      L’utilizzo delle droghe cosiddette leggere, incoraggiato da don Gallo, non soltanto costituisce spesso il primo passo verso altre sostanze stupefacenti, ma è contrario al V comandamento che ci ordina di custodire il nostro corpo come un dono di Dio.
4-      Il comunismo, esplicitamente sostenuto da don Gallo[4], è stato condannato dal Magistero ecclesiastico come “intrinsecamente perverso”.[5]
Tali comportamenti manifestano in maniera sempre più evidente la grave crisi che sta attraversando la Chiesa ed il tradimento da parte di membri importanti della gerarchia dei principi più elementari della morale cattolica.

Don Pierpaolo Petrucci
Superiore del Distretto d’Italia della Fraternità Sacerdotale San Pio X 

 


[1] Catechismo di San Pio X
[2] http://archiviostorico.corriere.it/1998/novembre/23/aiutato_prostitute_abortire__co_0_9811236626.shtml
[3] Nuovo codice di diritto canonico can. 1398
[4] «Comunque è vero, sono comunista. Non dimentico mai la Bibbia e il Vangelo. E non dimentico mai quello che ha scritto Marx». Da Angelicamente Anarchico, Oscar Mondadori, Milano, 2005.
[5] Pio XI, Divini Redeptoris

lunedì 27 maggio 2013

Parrocchia F.S.S.P. della Ss. Trinità dei Pellegrini in Roma celebra il Corpus Domini

Parrocchia personale per la forma extraordinaria del rito Romano 

CORPUS DOMINI 
Giovedì 30 maggio 2013 - Festa del Corpus Domini
18:30  SANTA MESSA SOLENNE

* * * 
Domenica 2 giugno 2013 - Solennità esterna del Corpus Domini
11:00 SANTA MESSA SOLENNE 

dopo la S. Messa (verso 12:15) ci sarà 
la PROCESSIONE esterna con il Santissimo Sacramento.

L'Indulto di Agatha Christie, a Brugherio (MB) presentazione del libro di G. Amato


Brugherio - (Monza Brianza)
Mercoledì 5 Giugno 2013 - ore 21:00 
Auditorium Benedetto XVI Piazza Don Camagni, 1
 
 presentazione del libro

L'INDULTO DI AGATHA CHRISTIE
Saranno presenti

AVV. GIANFRANCO AMATO, autore del libro

DON GABRIELE MANGIAROTTI, direttore di CulturaCattolica.it

SR MARIA GLORIA RIVA, monaca dell’Adorazione

P. SERAFINO M. LANZETTA, direttore di «Fides Catholica»
 






domenica 26 maggio 2013

Un tragico show nella chiesa del Carmine di Genova


L’INDEGNA GAZZARRA AI FUNERALI DI DON ANDREA GALLO, CAMPIONE DEL CONFORMISMO UN’OFFESA ALLA CHIESA E ALLA COSCIENZA DEI FEDELI

di Paolo Deotto


fpApprendendo la notizia della morte di Don Andrea Gallo avevamo scelto di non scrivere una riga. Parce sepulto. Ma la vergognosa gazzarra che si è verificata oggi (25 maggio 2013, n.d.r.), con i funerali trasformati in una farsa tragica recitata in luogo consacrato, impedisce di tacere, perché amiamo la Chiesa, che oggi è stata oltraggiata e che, nella persona di S. Em. Rev.ma Card. Angelo Bagnasco, ha accolto questo oltraggio non come martirio, bensì rinunciando pavidamente al suo ruolo di Mater et Magistra.
Del resto, ciò che è accaduto era prevedibile, perché Don Gallo è stato un campione di conformismo, un prete che è riuscito a riscuotere il consenso del mondo nel peggiore dei modi, ovvero rinunciando all’annuncio della Buona Novella e rifugiandosi in qualcosa che andava al di là del buonismo e che si può definire senz’altro complicità ammantata di falsa carità.
Proprio la prevedibilità del tragico show rende francamente incomprensibile la decisione del Presidente della CEI e Arcivescovo di Genova di celebrare i funerali. Sua Eminenza si scomoda per celebrare personalmente i funerali di qualsiasi sacerdote, religioso o secolare, della sua diocesi? Non lo sappiamo, ma siamo invece sicuri che Sua Eminenza era al corrente delle “opinioni” e dei comportamenti di Don Andrea Gallo. Per lunghi anni non si è sentito in dovere di dir nulla al proposito; forse, in occasione della morte di don Gallo avrebbe fatto meglio a continuare in questa sua scelta di assenza: meglio non far nulla, che fare errori.
Oggi abbiamo assistito a uno spettacolo indecoroso che si poteva tenere su una pubblica piazza o in un teatrino, non di sicuro in un luogo consacrato. La chiesa del Carmine a Genova è stata oltraggiata con canti, fischi, urla, battimani. Abbiamo assistito all’incredibile spettacolo di un notorio pervertito, Vladimiro Guadagno, che indossando il travestimento da donna con cui esercita le sue innominabili attività (facendosi chiamare “Luxuria”, nientemeno…), ha preso la parola sull’altare. Poi ha ricevuto anche la Comunione. Abbiamo udito le parole di profonda saggezza delle maggiori voci della cultura cattolica, da Moni Ovadia e Dori Ghezzi, da Vasco Rossi ad Alba Parietti. In un luogo consacrato, (scusate se torno su questo concetto, ma gli spettacoli, di cattivo o di pessimo gusto si tengono normalmente in altri luoghi) si è celebrata l’apoteosi del disastro in cui si trova la Chiesa. La perdita del senso del peccato, la mancanza di pedagogia, l’abbraccio col relativismo, il trionfo dell’irrazionale, la confusione diabolica, in sostanza, che Don Gallo perfettamente incarnava, oggi si sono scatenate nella Chiesa del Carmine. Ottimo simbolo di questo magma, la bara adornata di bandiera rossa, sigaro, copia della costituzione… quando un sacerdote invece dovrebbe avere una sola bandiera: la Croce di Cristo (e sulla bara dovrebbero esserci, caso mai, cotta, stola e berretta; n. d. t.).
Eminenza, tutto quanto è accaduto era davvero così imprevedibile?
Don Andrea Gallo forse non era consapevole di ciò che faceva. Ebbro dell’applauso del mondo, delle interviste, delle telecamere, era divenuto ormai un corruttore. Parola grossa? Ma come altrimenti si può definire un prete il cui insegnamento è sempre ricco di “se” e di “ma”, con cui si giustifica tutto? Don Gallo che accompagna le donne ad abortire. Già, perché l’aborto non va bene, ma”…  Don Gallo che si dispiace perché Lucio Magri e Mario Monicelli si sono suicidati, “ma”… Don Gallo che non rifiuta (bontà sua) l’etica cattolica, “ma”… Don Gallo che difende l’uso degli spinelli, che sono l’inizio del rincretinimento di tanti giovani, Don Gallo che non sa più distinguere tra legge divina e legge umana, e potremmo andare avanti a lungo. Don Gallo che, in fondo, è stato ben chiaro nel rinunciare al suo compito sacerdotale: “non spetta ad un uomo e nemmeno a un sacerdote dare giudizi”. Ottimo sistema per avere sempre il consenso dei più rumorosi, e soprattutto il consenso della parte più oscura del mondo moderno. Peccato che don Gallo avesse rinunciato a indicare ai fedeli la demarcazione tra male e bene, a insegnare che il peccatore va amato, ma il peccato va odiato e combattuto. In sostanza, aveva rinunciato al suo dovere di insegnare la strada per la salvezza dell’anima.
Questa, signori, non si chiama corruzione?
Dicevamo sopra della nostra scelta di non parlare di Don Gallo. Se ora lo abbiamo fatto , è stato unicamente perché l’indegna gazzarra di oggi ha offeso non solo il luogo sacro in cui si è consumata, ma ha offeso anche la coscienza di tanti fedeli e di tanti sacerdoti che giorno per giorno fanno ogni sforzo per vivere secondo la dottrina della Chiesa, unica e immutabile, che non hanno riflettori e telecamere e giornalisti pronti a raccoglierne ogni respiro, che per lo più prendono sputi in faccia dal mondo e spesso anche da una Gerarchia che sembra ormai, fatte le dovute e benedette eccezioni, essersi arresa.
Tutti questi fedeli non sposteranno di un millimetro la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Ma dopo questo funerale-show hanno tutto il diritto di essere scandalizzati e profondamente rattristati. Hanno anche, mi si consenta, il diritto di formulare a S. Em. Rev.ma Card. Angelo Bagnasco una rispettosa domanda: “Eminenza, perché si è prestato a questo gioco?” Ci spingiamo anche un passo più in là e speriamo che, data la gravità di quanto è accaduto oggi, non manchi la voce autorevole, massima, della Gerarchia ecclesiastica…
Tutto ciò che è accaduto si deve spingere a intensificare le preghiere per l’anima di don Gallo che di sicuro ne ha un enorme bisogno, e per la Santa Chiesa, affinché il Signore ci doni Pastori che siano tali e che quindi sappiano anche, quando necessario, difendere le pecore dai lupi.

Fonte:

Santissima Trinità: symbolum Athanasii "Quicumque vult" (il "credo" trinitario)

"Credo" c.d. di Sant'Atanasio d'Alessandria (295-373), 
per difendere la dottrina trinitaria contro l'eresia ariana.

Quicumque vult (Simbolo di Sant'Atanasio)
(Breviarium Romanum: ad Primam, in Festo Sanctíssimae Trinitátis, Breviario Romano: Ufficio di Prima nella Festa della SS. Trinità)
(Nel rito Ambrosiano antico era l' inno di Prima, al posto del Te Deum la Domenica della Trinità)
elaborazione grafica tratta dal sito UnaVox)
Quicúmque vult salvus esse,  *
ante ómnia opus est, ut téneat cathólicam fidem: Quam nisi quisque íntegram inviolatámque serváverit,
absque dúbio in aetérnum períbit.

Fides autem cathólica haec est: *
ut unum Deum in Trinitáte, et Trinitátem in unitáte venerémur.
Neque confundéntes persónas, *
neque substántiam seperántes.
Alia est enim persóna Patris, alia Fílii, *
alia Spíritus Sancti:


Sed Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti una est divínitas,
aequális glória, coaetérna maiéstas.
Qualis Pater, talis Fílius, *
talis Spíritus Sanctus.
Increátus Pater, increátus Fílius, *
increátus Spíritus Sanctus.
Immènsus Pater, imménsus Fílius, *
imménsus Spíritus Sanctus.
Aetérnus Pater, aetérnus Fílius, *
aetérnus Spíritus Sanctus.
Et tamen non tres aetérni, *
sed unus aetérnus.


Sicut non tres increáti, nec tres imménsi, *
sed unus increátus, et unus imménsus.

Simíliter omnípotens Pater, omnípotens Fílius, *
omnípotens Spíritus Sanctus.

Et tamen non tres omnipoténtes, *
sed unus omnípotens.
Ita Deus Pater, Deus Fílius, *
Deus Spíritus Sanctus.

Et tamen non tres dii, *
sed unus est Deus.

Ita Dóminus Pater, Dóminus Fílius, *
Dóminus Spíritus Sanctus.
Et tamen non tres Dómini, *
sed unus est Dóminus.
Quia, sicut singillátim unamquámque persónam Deum ac Dóminum confitéri christiána veritáte compéllimur: *
ita tres Deos aut Dóminos dícere cathólica religióne prohibémur.
Pater a nullo est factus: *
nec creátus, nec génitus.

Fílius a Patre solo est:*
non factus, nec creátus, sed génitus.
Spíritus Sanctus a Patre et Fílio: *
non factus, nec creátus, nec génitus, sed procédens.


Unus ergo Pater, non tres Patres: unus Fílius, non tres Fílii: *
unus Spíritus Sanctus, non tres Spíritus Sancti.
Et in hac Trinitáte nihil prius aut postérius, nihil maius aut minus: *
sed totae tres persónae coaetèrnae sibi sunt et coaequáles.

Ita ut per ómnia, sicut iam supra dictum est, *
et únitas in Trinitáte, et Trínitas in unitáte veneránda sit.

Qui vult ergo salvus esse, *
ita de Trinitáte séntiat.
Sed necessárium est ad aetérnam salútem, *
ut incarnatiónem quoque Dómini nostri Iesu Christi fidéliter credat.
Est ergo fides recta ut credámus et confiteámur, *
quia Dóminus noster Iesus Christus, Dei Fílius, Deus et homo est.


Deus est ex substántia Patris ante saécula génitus: *
et homo est ex substántia matris in saéculo natus.




Perféctus Deus, perféctus homo: *
ex ánima rationáli et humána carne subsístens.
Aequális Patri secúndum divinitátem: *
minor Patre secúndum humanitátem.
Qui, licet Deus sit et homo, *
non duo tamen, sed unus est Christus. .

Unus autem non conversióne divinitátis in carnem, *
sed assumptióne humanitátis in Deum.

Unus omníno, non confusióne substántiae, *
sed unitáte persónae.

Nam sicut ánima rationális et caro unus est homo:
ita Deus et homo unus est Christus.


Qui passus est pro salúte nostra: descéndit ad ínferos: *
tértia die resurréxit a mórtuis.


Ascéndit ad coélos, sedet ad déxteram Dei Patris omnipoténtis: *
inde ventúrus est iudicáre vivos et mórtuos.
Ad cuius advéntum omnes hómines resúrgere habent cum corpóribus suis: *
et redditúri sunt de factis própriis ratiónem.


Et qui bona egérunt, ibunt in vitam aetérnam: *
qui vero mala, in ígnem aetérnum.


Haec est fides cathólica, *
quam nisi quisque fidéliter firmitérque credíderit, salvus esse non póterit.
Amen.
Chiunque voglia salvarsi, *
deve anzitutto possedere la fede cattolica:Colui che non la conserva integra ed inviolata *
perirà senza dubbio in eterno.

La fede cattolica è questa: *
che veneriamo un unico Dio nella Trinità e la Trinità nell'unità.
Senza confondere le persone, *
e senza separare la sostanza.
Una è infatti la persona del Padre, altra quella del Figlio, *
ed altra quella dello Spirito Santo.

Ma Padre, Figlio e Spirito Santo sono una sola divinità, *
con uguale gloria e coeterna maestà.
Quale è il Padre, tale è il Figlio, *
tale lo Spirito Santo.
Increato il Padre, increato il Figlio, *
increato lo Spirito Santo.
Immenso il Padre, immenso il Figlio, *
immenso lo Spirito Santo.
Eterno il Padre, eterno il Figlio, *
eterno lo Spirito Santo
E tuttavia non vi sono tre eterni, *
ma un solo eterno.

Come pure non vi sono tre increati, né tre immensi, *
ma un solo increato e un solo immenso.
Similmente è onnipotente il Padre, onnipotente il Figlio, *
onnipotente lo Spirito Santo.

E tuttavia non vi sono tre onnipotenti, *
ma un solo onnipotente.
 Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, *
lo Spirito Santo è Dio.

E tuttavia non vi sono tre dei, *
ma un solo Dio.

Signore è il Padre, Signore è il Figlio, *
Signore è lo Spirito Santo.
E tuttavia non vi sono tre Signori, *
ma un solo Signore.
Poiché come la verità cristiana ci obbliga a confessare che ciascuna persona è singolarmente Dio e Signore: *
così la religione cattolica ci proibisce di parlare di tre Dei o Signori.
Il Padre non è stato fatto da alcuno: *
né creato, né generato.

Il Figlio è dal solo Padre: *
non fatto, né creato, ma generato.
Lo Spirito Santo è dal Padre e dal Figlio: *
non fatto, né creato, né generato, ma da essi procedente.

Vi è dunque un solo Padre, non tre Padri: un solo Figlio, non tre Figli: *
un solo Spirito Santo, non tre Spiriti Santi.
E in questa Trinità non v'è nulla che sia prima o dopo, nulla di maggiore o minore: *
ma tutte e tre le persone sono l'una all'altra coeterne e coeguali.

Cosicché in tutto, come già detto prima, *
va venerata l'unità nella Trinità e la Trinità nell'unità.


Chi dunque vuole salvarsi, *
pensi in tal modo della Trinità.
Ma per l'eterna salvezza è necessario, *
credere fedelmente anche all'Incarnazione del Signore nostro Gesù Cristo.
La retta fede vuole, infatti, che crediamo e confessiamo, *
che il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è Dio e uomo.

È Dio, perché generato dalla sostanza del Padre fin dall'eternità: *
è uomo, perché nato nel tempo dalla sostanza della madre.

Perfetto Dio, perfetto uomo: *
sussistente dall'anima razionale e dalla carne umana.
Uguale al Padre secondo la divinità:*
inferiore al Padre secondo l'umanità.
E tuttavia, benché sia Dio e uomo, *
non è duplice ma è un solo Cristo.

Uno solo, non per conversione della divinità in carne,
ma per assunzione dell'umanità in Dio.

Totalmente uno, non per confusione di sostanze, *
ma per l'unità della persona.

Come infatti anima razionale e carne sono un solo uomo, *
così Dio e uomo sono un solo Cristo.

Che patì per la nostra salvezza: discese agli inferi: *
il terzo giorno è risuscitato dai morti.


É salito al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: *
e di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti.
Alla sua venuta tutti gli uomini dovranno risorgere con i loro corpi: *
e dovranno rendere conto delle proprie azioni.

Coloro che avranno fatto il bene andranno alla vita eterna: *
coloro, invece, che avranno fatto il male, nel fuoco eterno.

Questa è la fede cattolica, *
e non potrà essere salvo se non colui che l'abbraccerà fedelmente e fermamente.
Amen.

Sulla Santissima Trinità, nel vangelo di San Giovanni, si veda qui