martedì 30 aprile 2013

1° Maggio: P. Stefano Maria Manelli compirà 80 anni . Auguri!

Mercoledì 1 maggio 2013 P. Stefano M. Manelli, Ministro Generale dei Frati Francescani dell'Immacolata e Fondatore della Famiglia Religiosa dei Francescani dell'Immacolata compie 80 anni.
Come ogni anno, anche quest'anno la Famiglia Religiosa, Frati, Suore, Terziari, MIM, gli si riunisce attorno presso il Santuario "Maria SS.ma del Buon Consiglio" di Frigento (AV), Casa Madre dei Frati, per condividere un gioioso momento di preghiera e di fraternità, chiedendo al Signore, per mezzo della Vergine Immacolata, che continui a ricolmare il Padre delle sue benedizioni e che ce lo conservi ancora a lungo. 
Padre Stefano Maria Manelli, è nato a Fiume(all'epoca italina) il 1° maggio 1933, sesto di ventuno figli, da due servi di Dio, guidati spiritualmente da S. Pio da Pietrelcina, Settimio Manelli e Licia Gualandris, di cui è in corso il processo di beatificazione apertosi ufficialmente il 20 dicembre 2010.
Riceve la prima Santa Comunione da padre Pio nel 1938. 
Entra nel Seminario minore dei Frati Minori Conventuali a Copertino (Lecce) l’8 dicembre del 1945, all’età di 12 anni. 
Fa la professione semplice il 4 ottobre del 1949; la professione solenne il 27 maggio 1954; viene ordinato sacerdote il 30 ottobre 1955, Solennità di Cristo Re. 
Nel 1960 si laurea in Sacra Teologia difendendo la tesi di dottorato sull’Immacolata, presso la Pontificia Facoltà Teologica “Seraphicum” (Roma).
È stato professore di Teologia (Patristica, Mariologia) nei Seminari dell’Ordine, nel Seminario Arcivescovile di Benevento, nell’Istituto di Scienze Religiose di Avellino. 
È stato Prefetto degli Studi della Provincia Conventuale di Napoli.
Intorno al 1965 inizia per padre Stefano Maria una lunga riscoperta e meditazione delle Fonti Francescane e degli Scritti di S. Massimiliano Maria Kolbe.
Il richiamo del Concilio Vaticano II ai religiosi sul «ritorno alle fonti e l’adattamento alle mutate condizioni dei tempi» come principi del vero rinnovamento religioso, ispirano padre Stefano a vivere integralmente la vita francescana sulle orme del Poverello d’Assisi seguendo gli esempi di S. Massimiliano Kolbe, «il san Francesco del ventesimo secolo», come lo definì il beato Giovanni Paolo II. 
Il 2 agosto del 1970 padre Stefano Maria insieme a padre Gabriele Maria Pellettieri, con il permesso e la benedizione dei Superiori Maggiori, inizia a vivere l’esperienza di una vita francescana rinnovata secondo un programma di vita denominato "Traccia mariana di vita francescana" . 
In tal modo si costituisce la prima Casa Mariana presso il Santuario della “B.V. del Buon Consiglio” in Frigento (AV). 
Dopo 20 anni, il 22 giugno 1990, quest’esperienza condivisa da numerosi altri frati animati dallo stesso ideale di radicalità evangelica, riceve il sigillo del decreto di erezione in Istituto di diritto diocesano – firmato dall’allora Arcivescovo di Benevento mons. Carlo Minchiatti di v. m., «per decisione del Santo Padre» (cfr Segreteria di Stato Prot. n. 258.501) – e il 1 gennaio 1998 quello di erezione in Istituto di diritto pontificio. 
Il 1° novembre del 1982 insieme a padre Gabriele, padre Stefano fonda la prima comunità delle Suore Francescane dell’Immacolata, a Novaliches (Manila), che vive la stessa forma di vita francescano-mariana dei frati di Casa Mariana. 
Questa novella comunità viene guidata inizialmente da padre Gabriele Maria Pellettieri. 
L’8 settembre 1990 a Loreto ha l’ispirazione di fondare un’Associazione pubblica di fedeli – la Missione dell’Immacolata Mediatrice (MIM)- che vive il carisma dell’Istituto secondo il proprio stato di vita e nei diversi gradi di consacrazione all’Immacolata (Missionari dell’Immacolata con l’Atto di Consacrazione, Missionari dell’Immacolata con voto privato, i Terziari Francescani dell’Immacolata). 
Tale Associazione è approvata canonicamente una prima volta il 6/1/1991 dall’Arcivescovo di Benevento, una seconda volta il 24/5/1997 con decreto proprio dall’arcivescovo mons. Serafino Sprovieri e in ultimo ufficialmente riconosciuta nel decreto di erezione pontificia dei Francescani dell’Immacolata, il 1/1/1998 per i frati e il 9/11/1998 per le suore. 
Dal 23 giugno del 1990 padre Stefano Maria Manelli è Ministro Generale dei Frati Francescani dell’Immacolata. 

Questo il PROGRAMMA della giornata di mercoledì 1 maggio 2013 :  
9.00: Arrivi e saluti 
9.30: Conferenza di P. Settimio M. Manelli, fi: La guida spirituale nel cammino della Consacrazione all'Immacolata (presso la struttura MIM "Abbazia" di Frigento)
11.15: S. Messa in Santuario celebrata da P. Stefano M. Manelli e concelebrata dai sacerdoti presenti
13.00: Pranzo 
16.00: Momento di fraternità per lo scambio degli auguri al Padre presso la struttura MIM "Abbazia" di Frigento 
18.00: Saluti e partenze

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I componenti dei gruppi liturgici che traggono forza spirituale dal Motu Proprio “ Summorum Pontificum “ innalzano dal profondo del cuore l’inno di ringraziamento e di lode alla Divina Provvidenza che ha donato alla Santa Chiesa il Padre Stefano Maria Manelli e la folta schiera dei Francescani e delle Francescane dell’Immacolata. 
Nel primo giorno del Mese Mariano eleveremo  la nostra fervida preghiera alla Santissima Vergine Immacolata, al Serafico Padre San Francesco d’Assisi, a San Massimiliano Maria Kolbe, a San Pio da Pietrelcina  per la Chiesa, per il Papa e per tutti i Frati e le Suore Francescani dell'Immacolata che con autentico spirito francescano sopperiscono alle tante necessità dei fedeli affidati alle loro cure spirituali.
Le mode del mondo passano ma l’Albero Francescano dona sempre nuovi e più rigogliosi frutti per condurre  al Vangelo soprattutto le anime più bisognose della misericordia di Dio ! 
Grazie Padre Stefano Maria ! 
Grazie Francescani e Francescane dell’Immacolata ! 
Confidiamo nelle Vostre preghiere ! 
A.C.

II anniversario dell'Istruzione Universae Ecclesiae. Messa antica, istruzioni per l'uso



Da Romualdica
[Ricorre in questi giorni il secondo anniversario della promulgazione – il 30 aprile 2011, nella memoria liturgica di san Pio V – dell’Istruzione «Universae Ecclesiae» sull’applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data «Summorum Pontificum» di S.S. Benedetto XVI, pubblicata su specifico mandato di Benedetto XVI dalla Pontificia Commissione «Ecclesia Dei». Ricordiamo la ricorrenza trascrivendo il nono capitolo del recente volume di Massimo Introvigne, L’eredità di Benedetto. Quello che Papa Ratzinger lascia al suo successore Francesco, Sugarco, Milano 2013, pp. 110-116.]


Il 13 maggio 2011 la Pontificia Commissione «Ecclesia Dei», su specifico mandato di Benedetto XVI, ha pubblicato l’attesa Istruzione «Universae Ecclesiae» sull’applicazione della Lettera Apostolica Motu Proprio data «Summorum Pontificum» di S.S. Benedetto XVI [1]. Come si ricorderà, tale lettera apostolica del 7 luglio 2007 [2] liberalizzava l’uso della liturgia «antica», celebrata secondo il rito detto di san Pio V (1504-1572) e con l’uso del Messale del 1962 del beato Giovanni XXIII (1881-1963). L’Istruzione riporta l’approvazione esplicita di Benedetto XVI e porta la data formale del 30 aprile 2011, festa liturgica di san Pio V.

lunedì 29 aprile 2013

Inventione Sanctae Crucis - S. Messa solenne a Stiatico

Venerdì 3 maggio 2013, ore 21, S. Messa solenne a Stiatico di S. Giorgio di Piano (BO), in Inventione Sanctae Crucis (pro aliquibus locis).

Agnolo Gaddi (1350-1396), Basilica di Santa Croce, Firenze: "Le tre croci vengono dissotterrate e sant'Elena identifica la vera croce mentre un cadavere viene riportato in vita",
La Santa Messa sarà celebrata per il buon esito del processo di canonizzazione del Servo di Dio P. Tomáš Tyn O.P., nella soprannaturalmente felice concomitanza del suo compleanno, della festa liturgica di cui il Servo di Dio era particolarmente devoto, e del I Venerdì del mese di maggio.

Servo di Dio P. Tomáš Josef M. Tyn O.P. (1950-1990)
“Cari fratelli, fatevi un vessillo, un vanto, della vostra devozione a Maria! Consacratevi, vi supplico cari, consacratevi al Cuore Immacolato di Maria! In questo tempo così difficile abbiamo bisogno di un rifugio sicuro e Maria è il refugium peccatorum per eccellenza. Il Signore vuole schierare attorno a Maria la sua schiera, la schiera di Cristo sotto lo stendardo del Salvatore, vuole schierare attorno a Maria questa schiera dei suoi per la battaglia letale contro il demonio, perché Maria è la condottiera di questa schiera di Cristo”    
La tomba di P. Tomáš, nel piccolo cimitero di Neckargemünd (D)

Comunicato di Comunione Tradizionale

Cari amici, ci avviciniamo alla Marcia per la Vita che si terrà a Roma domenica 12 maggio p.v. (www.marciaperlavita.it) e prego vivamente tutti coloro che da Firenze intendono parteciparvi di prenotare al sottoscritto al più presto per il pullman che partirà da Firenze (piazza Adua, adiacente alla stazione di Santa Maria Novella) alle ore 5 della mattina della domenica per essere a Roma alle 8,30. La Marcia partirà dal Colosseo alle ore 9 e si concluderà per le ore 12.30 circa. Ciascuno potrà poi consumare il pranzo al sacco, oppure in una tipica trattoria di Trastevere a proprie spese. Il rientro a Firenze è previsto per le ore 21. Il prezzo del viaggio è fissato per euro 25,00. Prima della Marcia per la Vita i Frati Francescani dell'Immacolata di Firenze hanno organizzato una giornata di preparazione per venerdi 3 maggio 2013. Nel pomeriggio, presso la chiesa di Ognissanti verrà celebrata alle ore 16 la S. Messa in rito romano antico, quindi verrà presentato il libro di p. Serafino M. Lanzetta,F.I. : "Avrò cura di te: custodire la vita per costruire il futuro" (Fede e Cultura). La sera alle ore 21 presso la chiesa di Ognissanti solenne funzione con Esposizione del SS. Sacramento e veglia di preghiera in riparazione dei peccati commessi con il delitto d'aborto. Vi segnalo infine l'annuale pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Montenero (LI) promosso dal Coordinamento Toscano Benedetto XVI che si terrà il prossimo 25 maggio con ritrovo alle ore 9.30 in Piazza delle Carrozze a Montenero Basso, salita verso il Santuario prevista per le 10 ed infine celebrazione della S. Messa in rito romano antico. Tutte le informazioni sono reperibili direttamente sul sito del Coordinamento (clicca qui). Resto in attesa di potervi salutare numerosi venerdi 3 maggio e domenica 12 maggio e approfitto per porgere a tutti i miei cordiali saluti. 
Avv.Ascanio Ruschi

Cantare la fede ( «Percorsi di fede nel canto gregoriano»)

Postiamo uno studio sul Canto Gregoriano del M° Mattia Rossi. 
L' articolo  analizza alcuni tra i brani che descrivono il tema della “fede".  
Ringraziamo l'Autore per la gentile concessione. 
A.C. 

Tra i brani retoricamente meglio costruiti e più affascinanti dell’intero corpus gregoriano troviamo il communio Lutum fecit della IV domenica di quaresima, detta “del cieco nato”, nel quale si cita la pericope evangelica che narra il miracolo di Gesù il quale, spalmando del fango ottenuto con la sua saliva sugli occhi di un cieco gli ridona la vista: «Lutum fecit ex sputo Dominus, et linivit oculos meos: et abii, et lavi, et vidi, et credidi Deo» (“Il Signore fece del fango con la saliva e lo spalmò sui miei occhi: sono andato, mi sono lavato, ho veduto e ho creduto in Dio”).
L’acqua della piscina di Siloe, alla quale il cieco si reca per lavarsi, ha, in questa pagina, una chiave di lettura battesimale, una preparazione all’iniziazione cristiana e al percorso di acquisizione della fede. Il desiderio di maturazione e di crescita nella fede, incarnato dal cieco, è perfettamente dipinto nella strutturazione musicale del communio Lutum fecit. 
Il brano, nella sua semplice sillabicità, è interamente costruito in un clima di crescendo: ad una leggerezza di tutta la prima parte, corrisponde un forte aumento di tensione, accentuato anche dal quadruplice et…et…et…et, della seconda parte: «et abii, et lavi, et vidi, et credidi Deo», “sono venuto, mi sono lavato, ho visto e ho creduto in Dio”. 
Il primo verbo («et abii») è ancora enunciato semplicemente e leggermente.
Sul secondo («et lavi») si assiste ad un allargamento del ritmo destinato a sfociare profondamente sul terzo elemento della frase («et vidi»): è in questo punto che il compositore gregoriano pone tutta la carica, la forza e la pesantezza ritmica. 
Il neuma posto su «vidi», oltre ad essere già di per sé un neuma allargato, porta anche la lettera t, “tenete”
Questo atteggiamento spiazza totalmente la nostra concezione: tutta la forza e la tensione musicale sono posti non sul finale, sull’“e ho creduto in Dio”, come ci potremmo aspettare, ma sull’“ho visto”
 E’, del resto, una logica conseguenza dell’aspetto umano del cieco: era la vista che gli interessava ottenere. 
La fede, il credere in Dio, sembra, quasi, una conseguenza naturale del miracolo, tanto che «et credidi Deo» viene espresso con la semplicità, la naturalezza e la leggerezza con la quale il brano era iniziato. 
E questo estremo allargamento di «et vidi» crea un forte clima di attesa e di aspettativa che, la levità di «et credidi Deo», in una forte dicotomia ritmica, separa e risalta nettamente.
Non solo: sull’ultima sillaba di «credidi» è posto un neuma che indica una forte proiezione verso ciò che segue («Deo») come se, ancora una volta, il compositore avesse voluto sottolineare la forte spinta del processo di fede verso Dio. 
Di più immediata comprensione (almeno testuale) risulta, invece, il communio della II domenica di Pasqua Mitte manum nel quale si riportano le parole che Gesù rivolse all’incredulo per antonomasia, san Tommaso: «Mitte manum tuam et cognosce loca clavorum, alleluia. Et noli esse incredulus sed fidelis, alleluia, alleluia» (“Metti la tua mano e senti il segno dei chiodi, alleluia. 
E non essere incredulo, ma credente, alleluia, alleluia”). 
Un brano, ancora una volta, molto semplice che, però, inizia subito con tre termini molto forti e ognuno dei quali risulta, a suo modo, sottolineato. «Mitte», metti: è l’invito che Gesù rivolge a Tommaso, è l’azione grazie alla quale l’apostolo incredulo può credere, è la porta, per Tommaso, della fede e viene rimarcata con un forte stacco alla prima nota. 
«Manum», la seconda parola, è lo strumento con cui Tommaso approda alla fede: una grande liquescenza sulla seconda sillaba (-num) ingrandisce il termine e lo sottolinea unendolo a quello che segue. «Tuam», metti la tua mano: è l’invito che Gesù, oggi, rivolge all’incredulo Tommaso che c’è in ciascuno di noi. 
Sulla seconda sillaba di «tuam» c’è un neuma speciale di sottolineatura: «Mitte manum tuam» tre parole distintamente sottolineate, ma che formano un’unica frase, un'unica esortazione ad aprirsi alla fede. 
Anche la congiunzione che segue, «et», è fortemente allargata a creare l’attesa per la frase seguente: «cognosce loca clavorum». 
Un «et» molto sospensivo che, però, prelude alla dichiarazione disarmante di Gesù: “senti il segno dei chiodi!”. 
Straordinaria, per la comprensione di cosa sia realmente il canto gregoriano, è la seconda parte del brano, «Et noli esse incredulus, sed fidelis»: essa ha la stessa, identica, melodia di «et linivit oculos meos» del brano Lutum fecit, analizzato poco sopra. 
Che magnifica retorica!: in due brani apparentemente distinti fra loro (uno a metà quaresima, l’altro all’inizio del tempo pasquale) sono, in realtà, fortemente collegati da una stessa medesima melodia.
E’ chiaro che l’intento del compositore gregoriano è squisitamente retorico: collegare e rimandare tra di loro i due brani in quanto appartenenti ad un unico ‘argomento’, la fede. 
E, da notare, la complementarità delle due frasi melodicamente uguali: è il cieco che parla: lo spalmò sui miei occhi e mi disse “non essere incredulo ma credente”. 
Questo è il gregoriano: non è una raccolta di canti, è l’immagine sonora del “corpo” paolino nel quale ogni brano, ogni membra, vive solamente in funzione e nella proiezione di un altro e al servizio dell’intero corpo.
Non è raro scovare, all’interno del catalogo gregoriano, vari casi in cui, per diverse ragioni retoriche, si assiste ad un mutamento “generale” del brano, una modifica dell’ordine dei suoni all’interno del brano. 
Prendiamo, ad esempio, il communio Dicit Andreas (II domenica del tempo per annum, B): «Dicit Andreas Simoni fratri suo: “Invenimus Messiam”, qui dicitur Chirstus, et adduxit eum ad Iesum» (Disse Andrea a Simone, suo fratello: “Abbiamo trovato il Messia - che significa Cristo” e lo condusse da Gesù).
Esso è scritto in tetrardus (VIII modo), però si presenta diviso modalmente in tre parti: la prima, l’apertura della scena («Dicit Andreas Simoni fratri suo»), in cui il tetrardus è plagale (cioè, semplificando molto, la melodia rimane al grave); la seconda, le parole di Andrea («Invenimus Messiam, qui dicitur Christus»), in cui il tetrardus diventa autentico (cioè, al registro acuto del modo); la terza, in cui i due modi sembrano unirsi.
Questo mi sembra che rappresenti molto bene il senso della conversione di Andrea: il passaggio dal grave del plagale all’acuto dell’autentico è segnato dall’affermazione-chiave della risposta alla fede di Andrea (“Abbiamo trovato il Messia!”).
È evidente che il processo è retorico: il condurre la melodia all’acuto implica, per forza, un risalto.
Un risalto che, essendo l’attestazione dell’avvenuta conversione nella fede, assume un’importanza fondamentale. 
Termino questo mio percorso con una riflessione conclusiva sulla dichiarazione paolina «la fede nasce dall’ascolto» (Rm 10, 17): è un ascolto che, avendo ormai compreso quanto il canto gregoriano sia un fenomeno squisitamente esegetico prima ancora che musicale, non è da intendersi in senso esclusivamente fisico sensoriale.
Viene alla mente, allora, sant’Agostino alla cui conversione contribuì in larga parte la partecipazione alle liturgie ambrosiane (è, parafrasando la testata di questa Rivista, la liturgia che diventa fons della fede) e all’ascolto delle sue musiche: «Quando mi tornano alla mente le lacrime che canti di chiesa mi strapparono ai primordi nella mia fede riconquistata, e alla commozione che ancor oggi suscita in me non il canto, ma le parole cantate, se cantate con voce limpida e la modulazione più conveniente, riconosco di nuovo la grande utilità di questa pratica» (Confessioni, X, 25). Proprio per questo motivo, allora, capiamo la fondatezza delle dichiarazioni conciliari: «il canto, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne». 
Due peculiarità del canto liturgico, necessario e integrante, tristemente dimenticate.

Mattia Rossi

venerdì 26 aprile 2013

De musica sacra et sacra liturgia

Copio + incollo :

STAMPA ESTERA: PADRE LOMBARDI SU PAPA FRANCESCO - di GIUSEPPE RUSCONI 
www.rossoporpora.org – 25 aprile 2013  

" Introdotto dal neo-presidente Maarten van Aalderen, Padre Federico Lombardi si è sottoposto mercoledì pomeriggio 24 aprile al fuoco di fila delle domande della Stampa estera nella sede di via dell’Umiltà. 
Argomento predominante la figura e i comportamenti di papa Francesco.  
Ancora padre Lombardi pensa che il Papa non abbia tra i suoi interessi più importanti la musica sacra. Dal che possono derivare conseguenze varie in ambito liturgico ". ( Sottolineature nostre A.C.)

giovedì 25 aprile 2013

“ Non conosco quell’uomo “ ( ma solo dopo che è stato massacrato dai mass media …)

Il nostro è uno strano paese !
Se  qualcuno  grida su internet : “ All’untore ! all’untore ! ” tutti , persino gli antichi datori di lavoro, fanno finta di non aver mai visto il malcapitato dichiarando per iscritto :  " non conosco quell'uomo " . 
Abbiamo notato “ qualcosa” di strano nella  “ caccia all’untore”  iniziata dal blog del vaticanista Andrea Tornielli dopo la pubblicazione su  Il Foglio  ( il 19 aprile scorso ) di un articolo che analizzava, con garbato tatto, alcune  aspirazioni innovative di Papa Francesco  sul futuro governo della Chiesa.
Grazie all'incipit della critica tornielliana : " Tra i critici più sistematici e puntuali del pontificato del nuovo Papa Francesco va annoverato..." le agenzie di stampa straniere avevano attinto la "notizia" di aver scovato un oppositore dell'attuale pontificato. " All'untore ! All'untore!"
Va subito premesso  che l'articolo  non tratta di morale, ne' di dogmi di fede e neppure dei curricula dei  Chierici    ... si può   dissentire - totalmente o in parte -  sul  suo contenuto o su alcuni pindarici riferimenti alla storia della Chiesa .
Nel nome della suprema onestà intellettuale se ne impone tuttavia la lettura integrale  invece che fidarsi, come  diversi di noi avevano fatto in primo momento, delle preventive stroncature giornalistiche pappagallescamente riprese poi dalle  agenzie di stampa.
MiL  rende noto l'intero articolo del Maestro Mattia Rossi anche per aiutarci a comprendere se l'Autore è un individuo  pericoloso perchè quando si alza dalla consolle dell’Organo si tramuta in una specie di Dott. Jekyll ...
" E il meschino calunniato/Avvilito, calpestato/Sotto il pubblico flagello/Per gran sorte va a crepar". ( G. Rossini- Il Barbiere di Siviglia libretto  di Cesare Sterbini . Aria :  La calunnia è un venticello- atto 1 -)


" Quella che è stata salutata come il primo segnale verso la tanto bramata riforma della Curia, la nomina da parte di Francesco di una commissione di otto “saggi” – i quali, per inciso, non hanno mai avuto esperienza alcuna della Curia: una sorta di “grillismo” vaticano (ma, a proposito, sapranno i cardinali riformator-curiali trovare i bagni del Vaticano?) –, porta con sé una novità epocale: mai, nella storia della Chiesa, un Sommo Pontefice si era avvalso di un organo consultivo. 
Da più parti, nel mondo tradizionalista, è stato messo in evidenza come anche quest’ultimo atto di Papa Francesco vada nell’esatta direzione di ennesimo tentativo demolizione del concetto di papato – inteso come divina istituzione di un “primus super pares” – in favore di una collegialità episcopale all’interno della quale il Papa, che diventa nientemeno che il “vescovo di Roma” e basta, è un “primus inter pares”. 
Certo, il Papa rimarrebbe come decisionista ultimo, è vero, epperò è altrettanto vero che tale nuovo organismo viene a rappresentare una palude di sabbie mobili per la stabilità della gerarchia apostolica e del primato petrino. 
La fonte legittimatrice di tale dottrina di collegialità orizzontale è il numero 22 della costituzione “Lumen gentium” partorita dal Concilio Vaticano II: “L’ordine dei Vescovi (…) insieme col suo Capo il Romano Pontefice, e mai senza questo Capo, è pure soggetto di suprema e piena potestà su tutta la Chiesa”
Secondo le più innovatrici interpretazioni di tale passo (che, si dice, fece piangere amaramente Paolo VI), appunto, il Papa non dovrebbe più conservare un primato verticale sugli altri vescovi, ma solamente un primato orizzontale, onorifico, nel quale egli sarebbe un vescovo e le varie conferenze episcopali altro non sarebbero che organi consultivi. 
Ora, è evidente che con la creazione della commissione degli otto cardinali, esplicitamente chiamati per “affiancare” il “vescovo di Roma” nel governo della Curia, non si fa altro che istituzionalizzare i sospetti che arrivano da destra circa la nuova teoria di collegialità. 
E lo ha anche dichiarato, sul Corriere della Sera di lunedì, monsignor Marcello Semeraro, segretario del gruppo degli otto, il quale ha definito il neonato consiglio “uno strumento che si aggiunge, in aiuto al Pontefice”, “un piccolo sinodo di comunione che riunisce vescovi di tutto il continente (…) Non c’è solo collegialità, c’è comunione”. 
Se i timori di quanti paventano un ridimensionamento, più che della Curia, del papato, saranno fondati, lo si potrà definire solamente nel tempo. Intanto, la dottrina cattolica è quella del Magistero di sempre. 
Il Papa è papa, sì, perché è vescovo di Roma, ma proprio perché Roma, da sempre, sin dal cristianesimo primitivo, conserva un primato di universalità, 
Egli è Papa perché regge l’Orbe cattolico con un governo assoluto. 
Il Papato, al netto della scomparsa del triregno, è un’istituzione monarchica assoluta di derivazione divina, prima di essere “una comunione” con il collegio episcopale. 
Se la de-sacralizzazione dell’istituzione, con il consiglio degli otto, portasse il papato a una banalissima democrazia episcopale rappresentativa con il vescovo di Roma quale portavoce, avrebbe, come già evidenziava De Mattei (Il Foglio del 28 marzo scorso), tremende ricadute teologiche: “il Papa prima di essere un uomo è un’istituzione divina: prima di essere il Papa è il papato”. 
 Mattia Rossi 

© IL FOGLIO, 19 aprile 2013 ".

Un storia clerical-pop. Tra contraddizioni e controindicazioni di Papa Francesco

Una storia clerical-pop
di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, da Il Foglio del 14.04.2013

 

Con questo Papa è cominciato un coro allunisono che induce sospetti. In chi dal coro è fuori

E così, nell’Orbe cattolico è scoppiata la pace. Salvo qualche fisiologico bastian contrario, l’elezione di Papa Francesco I pare aver messo d’accordo tutti e sopito ogni sentimento di disfida. Un evento unico in duemila anni di storia della chiesa, se si pensa che il bello dell’essere appassionatamente cattolici, ammesso che si possa ancora dire, è sempre stato il picchiarsi martellate teologiche in testa tra scuola e scuola, tra ordine e ordine, tra carisma e carisma.
Dal 13 marzo 2013, il popolo cattolico, con grande concorso di mondo, ha messo da parte diversità, contese e rancori per partecipare a una interminabile ola da concerto pop in onore del nuovo Papa. Tutti protagonisti di un grande happening in cui, come in ogni evento del genere, domina la voglia di sentirsi uguali, di identificarsi in qualcosa e in qualcuno, dimentichi di ciò che si era fino a un secondo prima di aver comprato il biglietto.
Tanto basta perché ognuno si senta in diritto di profetare radiosi orizzonti della “chiesa di Papa Francesco”. Senza un briciolo di memoria per i drammi che, fino a poc’anzi, pesavano sulla barca di Pietro minacciando di affondarla. Pedofilia, affarismo, immoralità, lotte di potere e tutto quanto avrebbe costretto alle dimissioni Benedetto XVI è sparito dalle prime pagine dei giornali e dai pettegolezzi di sacrestia: non esistono più. Basta azzardare un semplice “Speriamo” in coda dal pizzicagnolo, dove naturalmente anche il pi anticlericale degli avventori spiega quanto gli piace questo nuovo Papa, per passare per pericolosi deviazionisti. Quei puntini di sospensione dopo il timido e precauzionale “Speriamo” non vanno proprio giù e ci vuole un niente per finire sul banco degli imputati, senza possibilità di appello, in nome di una misericordia e di una tenerezza che il mondo cattolico pare aver scoperto solo ora.
Ma questa voglia di misericordia e di tenerezza così intransigente e intollerante non suona contraddittoria a nessuno. E’ la dura legge del pop, verrebbe da dire parafrasando Max Pezzali e i vecchi 883. Anzi, vista l’unanime attitudine a leggere questo inizio di pontificato all’insegna di contraddizioni che non infastidiscono neppure quei cervelli cattolici che regnante Benedetto XVI tanto amavano il rigore della ragione, forse è giunto il momento di parlare della dura legge del clerical-pop. Un fenomeno nuovo di zecca che, quanto a sberleffi al principio di non-contraddizione, non è secondo ad altri. Per fare solo un esempio, basta pensare a quella folta schiera di conservatori che nel 2005 si sentirono al settimo cielo perché era stato eletto Joseph Ratzinger al posto di Jorge Mario Bergoglio e ora sono al settimo cielo perché cè Jorge Mario Bergoglio al posto di Joseph Ratzinger.
E se qualcuno fa tanto di analizzare l’inedito unanimismo che presiede a tali contraddizioni gli viene subito opposto l’inossidabile argomento dell’assistenza dello Spirito Santo durante il Conclave. Che però, brandito così malamente e senza giudizio, non spiega perché tale unanimismo sia, appunto, inedito. Per capire le stranezze del mondo d’oggi, persino di quello cattolico, non basta aver orecchiato distrattamente qualche lezione di teologia dogmatica, servirebbe avere almeno un po di pratica di Max Pezzali.
Ammesso che prima si viaggiasse tre metri sopra il cielo, bisogna scendere qualche gradino, avendo pazienza di arrivare fino al livello degli uomini. Qui giunti, sporcandosi le mani con giornali, siti internet, televisioni, radio, chiacchiere da bar, da ufficio, da navata centrale di cattedrale o da cappelletta fuori mano, si scopre che cattolici e non cattolici hanno negli occhi le stesse immagini e sulla bocca le stesse parole dordine. Poche, semplici e indiscutibili come si conviene a ciò che forma l’immaginario collettivo. Cibo fresco per l’ingordigia dei media, ai quali non può essere imputato di svolgere diligentemente il loro compito. Quando si alimentano questi mostri insaziabili, magari con l’illusione di servirsene, si finisce per venirne divorati, ruminati e rigettati così come pare a loro, sotto altre spoglie e in altra natura.
Negli anni Settanta, Marshall McLuhan aveva un bellavvertire che “il mondo disincarnato in cui ci troviamo a vivere è una minaccia formidabile alla chiesa incarnata”. O che il mondo creato dai media elettronici è “un ragionevole facsimile del Corpo Mistico, un’assordante manifestazione dell’anticristo. Dopo tutto, il principe di questo mondo è un grandissimo ingegnere elettronico”. Ma nessuno lo ha ascoltato. “I teologi”, diceva, “non si sono ancora nemmeno degnati di gettare uno sguardo su un simile problema”.
Così l’immagine religiosa si è fatta sempre più immaginario collettivo sino a presentarsi in una sorta di indefinita e indefinibile aspirazione universale in perfetto stile pop. L’icona esemplare di questo esito è l’immagine dei due papi, Francesco e Benedetto, uno accanto all’altro. Un frammento visivo cos straniante da sembrare un quadro di Andy Warhol, una replica dei celebri ritratti multipli di Marilyn Monroe o di Mao. D’altra parte, Warhol era molto religioso, un parrocchiano così fervoroso e diligente da riuscire a incontrare Papa Giovanni Paolo II nel lontano 1980.
Al di là del merito, di pertinenza di storici e teologi, sul piano formale del linguaggio la visione dei due papi insieme è l’architrave dell’inedito unanimismo che aleggia attorno a Francesco I In purissimo spirito pop art, le due figure possono essere lette simultaneamente secondo criteri diversi. Possono essere sovrapposte l’una all’altra, interpretate una come il negativo dell’altra, oppure una come l’attenuazione o il rafforzamento dell’altra, ma anche come sfumature diverse di una possibile terza figura e via di questo passo. E’ chiaro che, a questo punto, si è innescato un meccanismo irreversibile di repliche e di rimandi di cui finisce per godere i frutti l’immagine dominante. Non a caso si dice immagine, poiché qui giunti poco conta che cosa sia veramente la realt.
L’effetto più interessante di tale fenomeno sta nella corsa affannosa ad attribuire un proprio significato ai gesti e alle parole di Papa Francesco illudendosi di escludere tutte quelle antagoniste. Ma in tal modo, poiché si lavora solo sull’immagine e non sulla realtà, si sta solo partecipando alla realizzazione di un’opera collettiva. Chi pensa di fornire una propria esclusiva interpretazione del fenomeno pop per appropriarsene non fa altro che aggiungere la propria pennellata di colore a un’immagine ben più forte della somma di tutte le pennellate. Tanto forte che potrebbe persino fare a meno anche del più piccolo segno colorato. Da questo punto di vista è genialmente funzionale la rinuncia del nuovo Papa ai paramenti tradizionali che richiamerebbero forme a cui ripugna la pennellata pop. Molto meglio quel bianco sotto cui si intravedono in controluce i pantaloni neri, così apparentemente privo di personalità da indurre al tentativo di appropriarsene senza capire di esserne assorbiti.
Attribuire un proprio significato a ciò che ha detto, ma soprattutto fatto, sinora Francesco I non è altro che esercitare a vuoto l’intelligenza per il semplice motivo che i piani su cui ci si muove sono diversi. Scrive Lucio Spaziante in un saggio che, a dispetto di un titolo come “Sociosemiotica del pop”, si mostra di grande godibilità e intelligenza: “La cultura pop si contraddistingue come una cultura del fare piuttosto che del sapere, dove per lasciare spazio alla spontaneità si preferisce non sapere, dove la pratica conta più della teoria. Chi ascolta rock sa che in quel mondo è per la prima volta padrone di un territorio. Non ci sono professori, non ci sono migliaia di libri da leggere, la cultura e la politica da capire. Basta amare un cantante, a volte imitarlo, indossare gli stessi abiti mentali e fisici e ci si auto genera socialmente’. Nel pop non c’è un reale sforzo di teorizzazione. I contenuti, per essere esplicitati, devono essere estratti”. E poi ancora “Il pop riesce a sfondare, in Italia come altrove, nonostante la barriera linguistica dellinglese. Il motivo risiede probabilmente nel fatto che il senso della parola è l’ultima cosa che si coglie”.
Questa dismissione del senso della parola spiega quel desiderio di identificarsi nella pop star di turno che domina attualmente nel mondo cattolico. Una breve indagine tra parrocchie, oratori, associazioni e movimenti mostrerebbe che ogni singolo fedele ha una propria immagine del Papa. E, se si andasse a fondo, si scoprirebbe, che il collante di questa grande ola è un vago sentimento, poco più che elementare molto, troppo, anteriore a fede, dottrina e morale.
Eppure, la pratica del cattolicesimo ha sempre richiesto l’esercizio dell’intelletto e della volontà. E’ con questa esigentissima ascesi della ragione, assieme alla preghiera e al sangue dei martiri che la chiesa ha cresciuto i propri figli e convertito il mondo: non andando nell’arena per un concerto, ma per affrontare i leoni in nome del Logos. “La culla della chiesa” scriveva McLuhan “è stato l'alfabeto greco-romano, che non è stato preparato dall’uomo, ma disegnato dalla Provvidenza. Il fatto che la cultura greco-romana abbia contraddistinto da sempre la maggior parte dell’umanit, poi divenuta cristiana, non è mai stato messo in discussione. Si dà per scontato che i missionari abbiano probabilmente ricevuto la fede dalla parola scritta”.
Era la metà degli anni Settanta, quando lo studioso canadese scriveva queste note. Era il periodo d’oro del pop che il mondo cattolico si avvia drammaticamente a sposare con i soliti quattro o cinque decenni di ritardo. Il Pontefice era un fior di intellettuale come Paolo VI e perciò suona tanto più profetico e tagliente quanto lo stesso McLuhan aggiungeva a conclusione del suo discorso: “Vorrei che la gerarchia parlasse di più della nascita della chiesa nella culla dell’alfabeto greco-romano. Questa eredità culturale è indispensabile. Il problema è che essi stessi non conoscono la risposta: proprio non lo sanno. Non c’ nessuno nella gerarchia, Papa incluso, che sappia queste cose. Nessuno”.

di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

mercoledì 24 aprile 2013

L’umiltà è il rispecchiare della verità



Un commento teologico di Mag. theol. MicheleGurtner

La parola humilitas, cioè “umiltà” ha attraversatoi secoli del cristianesimo fino ad oggi. Ma il suo significato è cambiato,specialmente negli ultimi anni e decenni e come tante cose anch’essa ha subitouna secolarizzazione anche all’interno della Chiesa stessa.
Parlandodell’umiltà in un contesto ecclesiastico necessita una vista piuttostoteologica: l’umiltà non sta al di fuori delle cose divine, ma anzi, è propriol’umiltà uno dei princìpi della teologia e di ogni teologo. Quest’umiltà sideve riflettere nel modo di fare non solo del clero, ma di ogni cristiano, deveriflettersi nel parlare e nel scrivere dei teologi, e anche nella sacraliturgia bisogna poter vederla. Dicendo e soprattutto mettendo in praticaquesto, bisogna avere una vista limpida e chiara di ciò che è il verosignificato teologico dell’umiltà.

L’umiltà nella Chiesa deve essere un’umiltàteologica
Come accennatoprima, per le esigenze della Chiesa non può bastare assumere un concettodell’umiltà profanato come lo conosciamo da contesti politici e sociologici,che non ha altro significato che “la persona non conta niente, la comunitàinvece tutto”. Di conseguenza alcune esigenze e desideri del tutto naturali,purché non diventino i contenuti più importanti della propria vita, come peresempio possesso, successo, onore, educazione ecc., sono visti male,soprattutto da coloro che non ne hanno. Così, detto in parole brevi, larichiesta di umiltà divenne il mezzo per nascondere il tentativo di stabilireuna specie di una società neo-marxista, in cui non ci dovrebbero più esisteredelle differenze fra i vari soggetti sella società, perché la richiesta umiltàdi cui si parla tanto non è tale nel suo senso vero e profondo, perché è stataprivata dal suo fondamento che è Dio. L’umiltà di cui si parla oggi non è piùbasata nel creatore, ma nell’invidia e nella superbia di chi non ha e non è.Bisogna stare più che attenti, che questo sbagliatissimo concetto di umiltà nonpenetri anche nella Chiesa!
Sarebbe troppobanale e superficiale pensare che l’umiltà consistesse nel privarsi del bello,nell’eliminare le varie distinzioni, nel banalizzare e impoverire la liturgia ela cultura ecclesiastica. Non è umile far finta che non ci sia una diversitànei ministeri e compiti, livellando il grande fingendo che non lo fosse. Cosìcadremmo proprio in quella visione neomarxista che vuole indebolire i“regnanti” facendone compagni, oppure esprimendo la stessa cosa in terminiecclesiastici: che vuole passare da una Chiesa guidata da Cristo tramite lagerarchia che rispecchia la sua sacra provenienza divina a una Chiesademocratizzata (“collegiale” e “comune”), che in fondo è guidata dall’uomo edel suo pensiero del momento. Chi si apre a queste idee, è elogiato “umile”,mentre gli altri, che ribadiscono la teocentricità della Chiesa, la quale miraverso l’Eucaristia e l’adorazione della Santissima Trinità, sono spessoaccusati di essere “al di sopra”, di rinchiudersi nelle sagrestie e nei SacriPalazzi. Spesso ci ritroviamo di fronte a una non sana contro posizione “o Dioo la gente”: la vera pastorale invece è il cattolico “et – et”, sia il culto divino, anche nei segni esteriori, sia lacarità verso gli uomini, anch’essa nei segni esteriori e concreti. Mettendol’uno contro l’altro, l’onorare Dio anche per mezzo della bellezze e laproclamazione della sua verità, contro la carità concreta rivolta alle creaturedi Dio, non si può mai essere in grado di corrispondere in pieno alla volontàdi Dio e quindi alle esigenze della Chiesa. Mettere al centro l’uomo, mentre sitrascura il culto e la cultura di Dio, non avrebbe niente a che fare con lavera ed autentica umiltà, come è richiesta da ciascun cattolico.
L’umiltà vera edautentica invece è una categoria teologica. Come tale deve essere assolutamenteintesa in vista a Dio e dedotta dal Creatore di tutte le cose, quelle visibilicome anche quelle invisibili. La humilitasrimane tale soltanto fintantoché rimane radicata in Dio e mira verso Egli.

Humilitas èil restare nella veritas
L’umiltà, siccomecategoria teologica, non è altro che è il mettere in pratica la verità, che nonpuò essere tale se non proveniente da Dio. Essere cristiani non consistesemplicemente in gesti esteriori senza un contenuto più profondo: non sarebbealtro che ipocrisia. In quanto virtù, la vera umiltà deve essere sequela diCristo. C’è chi dice che l’umiltà consistesse nell’abbassare se stessi. Questoè solo vero quando è relazionato con Gesù: l’abbassarsi come tale non è unvalore di per sé, ma lo assume soltanto, quando diventa un sottostare erimanere sotto la verità divina. La verità è la misura della nostra vita e delnostro fare, essa è il vero motivo del grande valore dell’umiltà. Umile è, chiubbidisce alla verità del Signore, chi la mette in pratica e chi sopporta anchele umiliazioni a causa di essa.
Non è l’applausoper gesti che piacciono che rende umili, ma la vera umiltà si dimostra insituazioni di persecuzione, in momenti d’insulti a causa di Cristo e nelrestare fermi quando bisogna decidere ciò che alle masse e ai mass-media nonpiace. Dove ci sono troppi applausi e elogi per scelte dette umili bisognaporsi con grande sincerità la domanda, se si tratti davvero di un’autentica umiltà.Non è escluso che fosse così, l’applauso e l’autentica umiltà non si escludonoautomaticamente a vicenda, anche questo è chiaro, ma nei giorni di oggi la veraumiltà fa piuttosto scomodo, perché chi va con Dio, va controcorrente, e lagente tende ad applaudire più le facilitazioni e ciò che trasgredisce la veritàdivina che non il difendere, lo stare e il rimanere nella e sotto verità diDio.
L’umiltà consistenel piegarsi davanti a Dio, non nella soddisfazione di uomini o dei media.Verità e umiltà non possono essere staccati l’una dall’altra, perché la veritàè il fondamento dell’umiltà, la quale si realizza soltanto nell’attualizzazionee nel mettere in pratica della volontà divina.
Molto spesso,quando un politico, un vescovo oppure un altro portatore di un’incaricaimportante si dimette, se lo definisce un atto umile, perché rinuncia a uncerto potere. In realtà però non ha niente a che fare con umiltà; lo sarebbe alimite, se l’uomo fosse la misura dell’umiltà.
Detto con altreparole: non il farsi piccoli è umile, ma il riconoscere il proprio esserepiccolo davanti a Dio. L’autentica umiltà nasce proprio dal realismo dell’uomoin confronto al suo creatore.
Il rischio diconfondere l’umiltà con la popolarità è eminente. Per concretizzare ciò cheabbiamo appena detto possiamo fare un esempio: se una persona gravemente malatasi decidesse di ricorrere all’eutanasia per non pesare sui  suoi parenti e per non essere causa ai costisanitari statali non indifferenti, potrebbe essere – con la mentalità di oggi-  interpretato come un gesto moltoaltruista, perché non mette se stesso e non dà troppo importanza alla suaproprio esistenza, ma pensa agli altri e alle conseguenze. Una persona umileallora, si potrebbe pensare. Invece sarebbe il contrario: proprio perché non sisottomette alla decisione del Signore, che dà la vita e che la toglie, non èumile, perché mette al centro l’umano e la propria decisione. Certamente sitratta di un esempio estremo in cui si accumulano altri fattori morali, ma ilprincipio del discernimento fra umiltà vera e umiltà presunta è lo stesso: lateocentralità, il sottostare alla volontà divina e l’essere pronti a sopportareverità e sofferenze scomode e  forseanche difficili pure in momenti di difficoltà.

L’umiltà nella Liturgia
Cerchiamofinalmente di applicare ciò che abbiamo appena detto anche alla Sacra Liturgia.Come deve essere una liturgia che si può chiamare “umile”? Di certo non è ilpauperismo che la rende umile!
Per la SacraLiturgia, che è nient’altro che il culto divino, che si rivolge al Signore enon all’uomo, vale lo stesso quanto abbiamo detto finora: la Liturgia è umile,quando mette Dio al suo centro, quando si rivolge esclusivamente a Lui (il sacerdote si rivolge insieme ai laici a Dio, e non ai laici), e quandorispecchia la verità, la bontà e la bellezza di Dio. Un sacerdote, il qualecerca di non mettere se stesso, la sua propria persona al centro dellacelebrazione, ma che sa sparire come persona per mettere al centro Cristo cheagisce nella sua Chiesa tramite il suo sacerdote. Dato il fatto che tutte levarie azioni liturgiche sono rivolte al Signore, rispecchiando allo stessotempo qualcosa della sua verità, bontà e bellezza, bisogna anche tenerci contonel modo da fare e nello stile liturgico. La liturgia è umile, proprio quandosi sottomette alla dignità e alla grandezza di Dio, che non deve mai nasconderedietro il banale, il brutto oppure il profano, ma è umile quando non teme diparlare anche nei suoi segni esteriori della maestà di Dio, anche quando daqualche parte interessata (e i mass-media) viene attaccata proprio per questo.Non dimentichiamo che oggi più che mai ci sono anche coloro, che sonointeressati a far sparire ogni simbolo sacro e di privare la liturgia della suasacralità per danneggiare tramite questi segni esteriori, di cui l’uomo habisogno, la dottrina della Chiesa e la fede degli uomini.
Un parroco,oppure un qualsiasi altro chierico, che toglie i segni sacri della liturgia,toglie i ponti che collegano l’uomo con il cielo divino. Se cominciamo abanalizzare e rimpoverire la liturgia e la cultura cattolica, allora rischiamodi mettere da parte Dio e il suo insegnamento, e di sostituirli con il nostropovero Io.
Tali gesti sì chevedrebbero grandi applausi e forti elogi. Ma proprio perché tante persone,anche tanti di coloro che magari frequentano le nostre chiese, non sono piùinteressati nel rendere la necessaria gloria a Dio, ma di festeggiare sestessi, e quindi l’uomo.
Certo, la fedecome tale non dipende né da pizzi né da merletti, e non in tutti i paesi lafede è una antica presenza come nei paesi dell’Europa, e di conseguenza nonaveva ancora il tempo necessario di sviluppare una cultura ricca come neinostri paesi. E nessuno dubiterà che anche lì si possa trovare una vera edautentica fede cattolica. Ma non si tratta soltanto di valori assoluti, mabisogna anche tener conto dello suo sviluppo: fa una grande differenza se unacosa non è mai esistita, oppure se viene abolita. Perché ogni abolizionetrasmette un cambiamento anche nella percezione della fede, perché la forma sicambia se cambia ciò che esprimeva e viceversa.
È sbagliatopensare colui fosse umile, che abolisce tutti i segni di venerazione e tuttociò che richiama un’atmosfera del sacro, che si distingue anche nettamente dalprofano. Esso eventualmente non è umile ma superbo, perché non sa sottostare alciò che non si è inventato lui, ma che i suoi antenati hanno sviluppato per unprofondo rispetto verso il Sacro e verso ciò, che rimanda l’uomo al divino.
Non si puònemmeno porre il culto verso Dio contro la carità umana, perché la fede e lasensibilità per la verità e la volontà di Dio sono la migliore garanzia per ilmantenimento delle opere della carità e della diaconia, perché chi rispetta lasantità di Dio nella Liturgia non potrà mai non rispettare allo stesso tempoanche la sua volontà di fare buone opere anche verso il prossimo. Chi invece èpronto a limitare il culto, cominciando magari dai segni esteriori divenerazione, sostiene un atteggiamento che favorirà un domani la prontezza alimitare anche le opere di carità verso il prossimo, perché la loroobbligatorietà è proprio radicata nel sottomettersi a Dio. Dove Dio e il cultoverso di lui spariscono dal primo posto, il prossimo e il suo bene sparirannodal secondo!
Già il SacroVangelo secondo Giovanni ci narra nel suo dodicesimo capitolo dalla tentazionedell’uomo, di porre i poveri contro il culto verso Dio:
“Sei giorni primadi Pasqua Gesù andò a Bethania, dove abitava Lazzaro, che egli avevarisuscitato dai morti. Là gli prepararono una cena. Marta serviva a tavola eLazzaro era uno dei commensali. Maria prese una libbra di unguento profumato dinardo autentico, molto costoso, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con isuoi capelli. Il profumo dell'unguento si sparse per tutta la casa. Allora unodei discepoli, Giuda Iscariota, quello che stava per tradirlo, disse: Perchénon si è venduto questo profumo per trecento denari da dare ai poveri? Dissequesto non perché avesse a cuore i poveri, ma perché era ladro e, approfittandodel fatto che gli era stata affidata la borsa, rubava quello che ci mettevanodentro. Gesù rispose: Lasciala, ciò che fa è in vista della mia sepoltura. Ipoveri li avete sempre con voi, ma non avrete sempre me”.
Cerchiamo alloradi non cadere anche noi in questa tentazione ma di starci alla larga, perché alungo termine, quando una prima euforia è svanita, tratteremo i poveri allostesso modo in cui abbiamo trattato Dio nel culto liturgico e in tutta lacultura ecclesiastica: perché nel prossimo vedremo sempre ciò, che abbiamovisto in Dio. Se togliamo a lui, che è il creatore, quanto più toglieremo poianche alle sue creature!
Quanto usiamo dibello per Dio, tanto useremo di nutriente, caloroso, salificante, coprente e diconsolante per Egli, che incontriamo proprio nel nostro prossimo.

Ecumenismo, pastorale di Scorzelli e Stiatico. Alcune riflessioni



 Riceviamo queste riflessioni da un caro amico sacerdote, e le giriamo ai lettori. 
Roberto

Gent.ma Redazione,

il post sull’ecumenismo a danno dei migranti, mi spinge a segnalarti una iniziativa modenese già alla seconda edizione. I religiosi “Giuseppini del Murialdo” che gestiscono la scuola cattolica Sacro Cuore (medie e superiori)  cedono il loro teatro ad una  predicazione che gli evangelici locali fanno per cercare proseliti.
Liberissimi di farlo, ma non nelle strutture cattoliche, le quali non possono essere cedute per altri culti o predicazioni. Come sempre succede chi dovrebbe governare, conosce tutto ma tace.

Il post sul pastorale di Scorzelli (in se stesso dignitoso) temo  sia il segno e

purtroppo non  l’unico, che si vogliano cancellare gli otto anni di Benedetto, quasi fossero in discontinuità con il postconcilio.  Si vuole tornare insomma  a prima del  discorso alla Curia Romana nel  dicembre 2005 in cui si è denunciata l’ermeneutica della discontinuità e si è bollato lo “spirito del concilio”. Tu ti auguri a fine post, che questa idea sia prontamente smentita, ma io non ho più sentito parlare di ermeneutica della continuità e nemmeno di Anno della Fede . Questo non è un buon segno.
Benedetto XVI ha cercato di riportare unità non criticando il concilio  e il legittimo rinnovamento, ma nemmeno umiliando la grande tradizione della Chiesa .  Ha fatto  ogni sforzo  per la bellezza e sacralità della Liturgia assieme alla passione per la Verità.   Oggi l’ entusiasmo osanna Bergoglio, ma per fatti molto epidermici.

Esprimo la mia simpatia e vicinanza al coraggioso don Alfredo Morselli. Se la sua provenienza fosse stata da un seminario normale, come quello della mia diocesi, cioè modernista e se non si ostinasse a portare sempre la veste talare, vista la sua ancor giovane età non gli avrebbero dato Stiatico. Ma chi ama la Tradizione è visto come un appestato e nonostante che 50 anni di riforma catechistica, liturgica e pastorale non abbiano dato i frutti attesi, si  continua imperterriti per la solita strada. 

Un sacerdote

Concerto in Vaticano per festeggiare il M° Card. Bartolucci

Mercoledì 8 maggio 2013 ore 18:30

Aula Paolo VI - Città del Vaticano

 CONCERTO PER IL 96° COMPLEANNO DEL
M° CARD. DOMENICO BARTOLUCCI
 
.D. BARTOLUCCI
Requiem - Magnificat per soli, coro e orchestra
Chiara Taigi, Gabriella Sborgi, Luca Canonici, Armen Karapetyan
Coro dell'Accademia Musicale Romana
Orchestra Sinfonica del Festival di Pasqua
Boris Brott, Direttore

Biglietti gratuiti disponibili presso: fondazionebartolucci@yahoo.it
info anche su Facebook 
 
 
 
Ad multos annos, Maestro! 
La Redazione di MiL 

Solidarietà a Mons. Andrè-Joseph Leonard e alla Chiesa perseguitata nell’Europa scristianizzata

" Elevo un ammirato plauso a S.E.R. mons. Andrè-Joseph Leonard arcivescovo metropolita di Malines-Bruxelles, vittima ieri di un oltraggioso attentato da parte di un gruppo di facinorose provocatrici:  sia di esempio a tutti noi quale silenzioso ma fermo assertore dei diritti della Chiesa e parimenti campione intemerato della dignità dell'Episcopato e del Sacerdozio cattolico innanzi alla montante marea dell'anticristianesimo e dell'anticlericalismo post-moderno, camuffati sotto la diabolica maschera della battaglia per la civiltà".
( Un anziano Vescovo su facebook )

Convegno a Roma il 25-29 giugno 2013 sulla Sacra Liturgia: L dell'inizio del CVII e Anno della Fede.

Nei giorni 28 e 29 Giugno 2013 si terrà un convegno internazionale organizzato da S.E.  Mons. Dominique Rey, Vescovo di Fréjus-Tolone (Francia), per studiare, promuovere e rinnovare l’accoglimento favorevole per la formazione liturgica e la celebrazione, e la sua base per la missione della Chiesa, in particolare alla luce dell’insegnamento e dell’esempio di Sua Santità, Papa Benedetto XVI, in occasione dell’Anno della Fede per commemorare i 50 anni dall’inizio dei lavori del Concilio Vaticano II, in accordo con le indicazioni pastorali per l’Anno della Fede pubblicate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Roberto

"Pontificia Università di Santa Croce - Una Conferenza  Internazionale sulla formazione liturgica, la celebrazione e la missione in occasione dell'Anno della Fede indetto dal Santo Padre Benedetto XVI per commemorare i 50 anni dall'inizio dei lavori del Concilio Vaticano II." (dal sito organizzatore Sacra Liturgia 2013)

Rome, Pontifical University of the Holy Cross, on June 25-29, 2013 
An International Conference on liturgical Formation, Celebration and Mission in the Year of Faith on the 50th Anniversary of the Inauguration of the Second Vatican Council. Rome."
An international conference organised by the Bishop of Fréjus-Toulon, France, to study, promote and renew the appreciation of liturgical formation and celebration and its foundation for the mission of the Church, particularly in the light of the teaching and example of His Holiness, Pope Benedict XVI, falling within the Year of Faith to commemorate 50 years since the start of the Second Vatican Council, in accordance with the pastoral recommendations for the Year of Faith issued by the Congregation for the Doctrine of the Faith.

Roma, Pontificia Universidad de Santa Cruz, el 25-29 Junio 2013.
"Una Conferencia Internacional sobre la formación y la missión litúrgica en el Año de la Fe y en el cincuenta aniversario de la inauguración de Segundo Concilio Vaticano. - 
Una conferencia internacional organizada por el obispo de Fréjus-Toulon, Francia, para estudiar, promover y renovar la apreciación por la formación litúrgica y celebración y su fundación para la misión de la Iglesia, especialmente a la luz de la enseñanza y el ejemplo de Su Santidad, el Papa Benedicto XVI, en el Año de la fe para conmemorar los 50 años desde el inicio del Concilio Vaticano II, y según las mismas recomendaciones pastorales para el Año de la Fe publicado por la Congregación para la Doctrina de la Fe."

Rome, Université Pontificale de la Sainte Croix  le 25-29 Juin 2013.
"Dans le cadre de l’année de la foi lancée par Sa Sainteté le Pape Benoît XVI, et à l’occasion du 50ème anniversaire de l’ouverture du Concile Vatican II, Sacra liturgica 2013 organisée par l’évêque de Fréjus-Toulon, France, se tiendra à Rome le 25-29 Juin 2013 à l’Université Pontificale de la Sainte Croix (dotée de toute une structure de traduction simultanée appropriée pour un large public) sous la forme d’une conférence internationale afin d’étudier, promouvoir et renouveler la formation liturgique, l’esprit, et le sens de la célébration dans ses fondements pour la mission de l’Eglise, en particulier à la lumière de l’enseignement et de l’exemple de Sa Sainteté, le Pape Benoît XVI, en conformité avec les recommandations pastorales pour l’Année de la Foi publiées par la Congrégation pour la Doctrine de la Foi."

Rom - Päpstliche Universität "Santa Croce" 25-29 Juni 2013 
"Eine internationale Konferenz, organisiert vom Bischof von Fréjus-Toulon, Frankreich, zum Studium und zur Förderung der Liturgie in Feier und Ausbildung als Grundlage für die Sendung der Kirche, besonders im Licht der Lehre und des Beispiels Papst Benedikts XVI., die in das Jahr des Glaubens fällt, das ausgerufen wurde zum Gedenken an den Beginn des Zweiten Vatikanischen Konzils vor 50 Jahren, in Übereinstimmung mit den pastoralen Empfehlungen für das Jahr des Glaubens, die von der Kongregation für die Glaubenslehre herausgegeben wurden."


Relatori

S.E. Rev.ma il Signor Cardinale Antonio Cañizares Llovera
S.E. Rev.ma il Signor Cardinale Walter Brandmüller
S.E. Rev.ma il Signor Cardinale Malcolm Ranjith
S.E. Rev.ma il Signor Cardinale Raymond Leo Burke
S.E. Mons. Alexander Sample
S.E. Mons. Dominique Rey
S.E. Mons. Marc Aillet, CSM
Padre Abate Jean-Charles Nault, OSB
Padre Abate Dom M.J. Zielinski, O.S.B. Oliv.
Mons. Guido Marini
Mons. Ignacio Barreiro Carámbula
Mons. Andrew Burnham
Mons. Stefan Heid
P. Uwe Michael Lang, CO
P. Paul Gunter, OSB
Don Guido Rodheudt
Don Nicola Bux
Dom Alcuin Reid
Prof.ssa Tracey Rowland
Maestro Gabriel Steinschulte
Professore Miguel Ayuso
 *
 di seguito il testo dell'Annuncio, dal sito Sacra Liturgia

Tolone, Francia, 2 Ottobre 2012: Il Vescovo di Fréjus-Tolone, Francia, Monsignor Dominique Rey, ha annunciato un grande convegno internazionale sulla Sacra Liturgia, che si terrà a Roma dal 25 al 28 giugno, 2013.

Il convegno riunisce una vasta gamma di relatori di fama internazionale, tra cui i cardinali Albert Malcolm Ranjith e Raymond Leo Burke, il vescovo mons. Mark Aillet, mons. Guido Marini e mons. Andrew Burnham.

“La sacra Liturgia è al centro della nuova evangelizzazione”, ha detto mons. Rey. “La liturgia è fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”, ha sottolineato, “e per questo, nell’Anno della Fede, stiamo facendo seguito alla riuscita del nostro convegno sull’adorazione eucaristica (Adoratio 2011) con un convegno che riguardi specificamente la liturgia e la formazione liturgica, come punto di partenza per la nuova evangelizzazione. In questo seguiamo l’esempio del Santo Padre, il cui insegnamento e modello continuano a sottolineare il ruolo fondamentale e unico della Sacra Liturgia in tutti gli aspetti della vita e della missione della Chiesa”.

Sacra Liturgia 2013 si svolgerà nella sede centrale romana della Pontificia Università della Santa Croce e comprenderà più di sedici conferenze, nonché la celebrazione solenne della Messa nelle forme ordinaria e straordinaria del Rito romano. Si aprirà e chiuderà con la celebrazione solenne dei Vespri. Sono attesi circa 300 partecipanti. L’iscrizione all’intero convegno si aprirà a gennaio, mentre l’iscrizione a parti di esso sarà possibile da Pasqua. La traduzione simultanea delle conferenze sarà fornita in lingua inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo.

Mons. Rey ha ringraziato gli sponsors, Ignatius Press, i Cavalieri di Colombo, CIEL UK e Human Life International: “Il loro generoso e pronto sostegno a questa iniziativa ha consentito all’organizzazione del convegno di procedere su una solida base finanziaria. Un ulteriore supporto sarebbe necessario, in particolare, per sovvenzionare la partecipazione degli studenti a questo importante evento”.

I partecipanti al convegno intendono unirsi a Papa Francesco I durante la celebrazione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, nella Basilica Vaticana, la mattina di Sabato 29 giugno.