domenica 29 dicembre 2013

Dio è geloso dei suoi diritti più di quanto tu lo sia della tua corona ed io della mia testa.

Sire, mio signore, io stavo bene nei miei panni. 
Ed ero leale alla corona. 
Colto e raffinato, non ti creavo eccessive preoccupazioni. 
Tra una battuta di caccia e l'altra, trovavo il tempo di pregare anche per il regno e per la tua salute. 
C'era una sorta di patto tra la mia vita e la misericordia divina, e a guadagnarne erano i poveri. 
Pensavo seriamente di convertirmi, ma non mi attendevo che tu me ne offrissi l'occasione in modo tanto inatteso e repentino persino per il mio orgoglio e per la mia vanità. 
E ti avevo pure avvisato: guarda che se mi fai arcivescovo di Canterbury, prenderò sul serio la mia carica e difenderò la Chiesa. 
Adesso non puoi pretendere che io taccia. 
Adesso la libertà della Chiesa mi sta a cuore più della stessa vita. 
Non potrai calpestare i suoi diritti, nè potrai sottrarla alle prerogative del Suo capo, il Papa di Roma. 
Non senza dover versare il mio sangue, se fosse necessario. 
Verranno giorni nei quali non solo l'Inghilterra, ma l'Europa tutta si rivolterà contro la libertà della Chiesa. 
Prima ci saranno rivoluzioni e morti violente, e la cosa passerà come del tutto normale, secondo le parole di Cristo. 
Poi verranno alcuni re senza corona, e addomesticheranno le coscienze. 
Non avranno nemmeno la soddisfazione di vedere del sangue versato per quella libertà. 
Essa, infatti, sarà confusa con la libertà di farsi a proprio piacimento un decalogo nuovo e dei precetti mai sentiti prima, se non quando l'inciviltà attendeva una luce nuova e duratura. 
In quei giorni apparirà come follia la mia resistenza, e quella dei martiri che verranno dopo di me. 
E nessuno ricorderà più il mio nome. 
Tu lo conosci, sire: Thomas, amico del re. 
Ma ancor prima amico di Cristo! 
Non lo dimenticherai in fretta, perchè esso risuonerà ogni volta che guarderai un campanile, ogni volta che reciterai le tue orazioni, ogni volta che sentirai parlare, con fastidio, della Chiesa e del Papa. 
Ma tu avrai pur sempre un sepolcro su cui fare penitenza, e la mia preghiera presso il trono di Dio. 
I re che verranno dopo di te non avranno neppure l'ombra di una coscienza su cui poter versare lacrime. 
E avranno dimenticato i Santi. 
Noi, però, non dimenticheremo di pregare, se la bontà del Signore mi concederà di aver parte al loro numero in cielo. Pregheremo per i tuoi figli, e per i figli dei figli, generazione dopo generazione. 
E abbracceremo anche i figli di quei governanti idolatri, che soffocheranno la libertà della Chiesa col pretesto dei diritti dell'uomo. 
Nessuno ne farà lamento in terra. Soltanto il cielo provvderà a suo tempo. 
Dio è geloso dei suoi diritti più di quanto tu lo sia della tua corona ed io della mia testa. 
Perciò il morire significa per me conquistare la libertà autentica, che devo a questa Madre munifica. 
Per questa Madre e per la sua guida in terra io offro volentieri quel poco di vita che mi resta. 

(dialogo immaginario di Thomas Becket con Enrico II, re d'Inghilterra). 
Un Teiologo

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