mercoledì 23 ottobre 2013

Il Pellegrinaggio strarodinario: occasione per un Coordinamento Nazionale Italiano dei Gruppi Stabili "tradizionali".

Per un nuovo patto di consultazione nazionale:
la proposta del  Coordinamento Toscano Benedetto XVI (22.10.2013)

Il Coordinamento toscano “Benedetto XVI” - Per l'applicazione del motuproprio Summorum Pontificum, fondato cinque anni fa da alcune associazioni toscane legate alla liturgia tradizionale della Chiesa, raggruppa oggi nove realtà locali toscane, promuovendo e aiutando la formazione e l'attività dei gruppi che ne fanno parte e di chiunque gli si rivolga per costituirne di nuovi. In questo senso la crescita, dai pochi gruppi promotori al numero attuale, che conta la quasi totalità dei coetus fidelium costituiti nella regione ecclesiastica toscana e la maggioranza dei centri messa, è certamente un risultato importante, dovuto non soltanto all'aggregazione delle realtà già esistenti, ma anche all'assistenza data a quelle in formazione; un contributo che non si limita soltanto alla costituzione di coetus fidelium, ma si estende anche al percorso, spesso lungo e tortuoso, per l'ottenimento dell'attivazione di un centro-messa da parte dell'Ordinario locale, a norma del motu proprio Summorum Pontificum e dell'istruzione Universae Ecclesiae. Con questo modo di procedere, il Coordinamento toscano è riuscito a incrementare notevolmente la diffusione della liturgia secondo il Messale del 1962, collaborando anche con Ordini religiosi, Istituti di perfezione e Associazioni che già da lunga data operano in questa direzione e tenendo i contatti con diversi Ordinari diocesani. Scopo del Coordinamento, infatti, è semplicemente la diffusione della S. Messa e degli altri sacramenti nella forma extraordinaria, quale tesoro a disposizione della crescita spirituale e della santificazione di tutti i fedeli cattolici, senza porre alcuna questione di contrasto o concorrenza con altre realtà, clericali o laicali, che già si adoperano in questo senso. Esemplare in questa direzione è il pellegrinaggio annuale (giunto quest’anno alla VI edizione) che il Coordinamento promuove al Santuario della B. Vergine delle Grazie di Montenero (Livorno), Patrona principale della Toscana: esso è oramai considerato come il momento di ritrovo unitario di tutti coloro che, come singoli o in forma associata, facendo o meno parte del Coordinamento, sono attivi per la liturgia tradizionale in Toscana. Ad esso sono intervenuti fino ad ora anche due vescovi toscani, oltre che altri importanti presuli, tra cui un cardinale.
            Consapevole di questa sua esperienza, Il Coordinamento ritiene che sia giunto il momento per il raggiungimento di una maggiore unità fra le varie realtà italiane aventi uno scopo analogo al suo e che decidono di seguire percorsi compatibili, per costituire un patto di consultazione nazionale principalmente, ma non esclusivamente, fra altri Coordinamenti regionali, realmente rappresentativi delle diverse realtà italiane che si muovono nel percorso indicato dal motuproprio Summorum Pontificum.
            Per facilitare la costituzione di questo patto di consultazione, il Coordinamento dunque propone alla riflessione, ed eventualmente all'approfondimento e alla discussione, delle altre realtà italiane legate alla liturgia tradizionale i seguenti punti, come qualificanti di un futuro possibile momento aggregativo:

-       il patto nazionale deve avvenire soltanto fra federazioni a base regionale o subregionale, che corrispondano a coordinamenti di coetus fidelium, quali sono individuati dal succitato motuproprio;

-       è necessario che le varie federazioni regionali abbiano a loro volta forma giuridica costituita  con regole e statuti che ne determinino il funzionamento, gli scopi, le cariche;

-       si ritiene opportuno che i coordinamenti regionali rappresentino un numero di coetus locali non inferiore a tre. Laddove non ci siano le condizioni anzidette e nell’attesa che esse si concretizzino, si può prevedere una forma di affiliazione delle singole associazioni ai coordinamenti già costituiti, ad esse più vicini, al fine di ottenere una forma di consultazione e di sostegno.

-       è necessario che ogni coetus che promuove la S. Messa secondo la forma extraordinaria sia giuridicamente costituito con uno statuto, che ne determini gli scopi, il funzionamento, le modalità di rappresentanza e le possibilità di adesione a coordinamenti maggiori; è più che opportuno che la rappresentanza di gruppi laicali sia assunta da laici e non da sacerdoti, ai quali ovviamente si chiederà assistenza e direzione spirituale;

-      è necessario gli statuti delle realtà locali e federativi chiariscano che i coetus fidelium siano effettivamente apolitici e apartitici, e ne evidenzino gli scopi di carattere religioso e cultuale;

-       è necessario che valga un principio di reale rappresentanza: i rappresentanti dei gruppi locali devono essere eletti o almeno riscuotere l'approvazione dei loro stessi aderenti; è ugualmente necessario che anche i coordinamenti regionali rispondano a questo principio, per cui i loro rappresentanti siano eletti dai rappresentanti dei gruppi locali, che devono potersi riunire almeno annualmente per discutere dei problemi e delle prospettive che si aprono a livello locale o regionale.
 
            Sulla base dei punti precedenti, il Coordinamento toscano ritiene effettivamente attuabile un patto di consultazione nazionale, capace di dare forza alle realtà locali o “regionali”, senza sminuirne le capacità: un patto che permetta alle varie realtà di inserirsi in un contesto più ampio, per relazionarsi con la Conferenza episcopale Italiana, al fine di affrontare i problemi e le difficoltà che eventualmente potessero sorgere sia localmente, sia in un ambito più diffuso, sulla base delle richieste “dal basso” delle realtà locali o dei coordinamenti “regionali”. Perciò, sempre sulla base del fondamentale principio di rappresentanza, l'eventuale nomina di un rappresentante o portavoce nazionale deve avvenire in seguito dell'elezione da parte delle realtà locali, mediante i coordinamenti “regionali”.
            Sul terreno di questi principi, che sono il succo dell'esperienza del Coordinamento toscano, riteniamo sia possibile stabilire un percorso di unione e di compartecipazione delle realtà italiane legate alla liturgia tradizionale, salvaguardandone le specificità e rafforzandone l'attività, e a questo scopo il Coordinamento toscano ne richiede una discussione aperta e franca, al fine di comprendere l'effettiva possibilità di stabilire una strategia comune di consultazione e di crescita.

27 commenti:

  1. Ma non c'è già il CNSP (Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum)?

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  2. Il coordinamento toscano fa più danni della grandine. E' un miracolo che nonostante le "cappellate" del coordinamento toscano, la Messa vetus ordo in Toscana si possa celebrare ancora. E mi riferisco alle infiltrazioni di Forza Nuova nel pellegrinaggio a Montenero di qualche anno fa con relativa contestazione dei centri sociali ed altre amenità del genere, come i commenti acidi nei confronti di qualche vescovo toscano apparsi sul social network da parte di qualcuno dei suoi membri.

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    1. Il suo commento è in forma di critica destruens che al momento non aiuta affatto.

      Se errori ci sono stati (in toscana e altrove) e ci saranno questo non significa che quanto di buono si può fare non vada fatto e che non si debba continuare a lavorare per migliorare.

      Mi pare quindi che critiche del genere siano in questo specifico momento di confronto del tutto inadeguate.

      Voglio pure precisare che non sono neppure toscano.

      Se poi qualche coordinamento fa magari dei commenti acidi verso qualche vescovo, vista la pretagna protestante che circola questo va a vanto e non certo a denigrazione di molti aggregati tradizionalisti, il cui sport non è prendere per il deratano i vescovi, quanto evitare che i vescovi protestanti e modernisti prendano per il deretano i fedeli e la chiesa tutta.

      Polimar

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    2. Caro Anonimo delle 17.35 io ho avuto il piacere di partecipare al Pellegrinaggio del 2012 quando a celebrare fu il Cardinale Leo Burke e Le posso assicurare che fu una celebrazione impeccabile in cui la politica era assolutamente assente....ma perché tutte le volte si deve mettere in mezzo la politica???

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    3. Caro anonimo, anzitutto di infiltrazioni forse ne ha avute lei a casa sua. Quanto a noi, abbiamo da sempre chiarito la nostra completa estraneità alla politica. Se per colpa di una mina vagante, che agì in modo del tutto svincolato dagli organizzatori, abbiamo subito questa contestazione, non può certo esserci addebitato; il fatto che sia rimasto un episodio del tutto isolato dimostra come l'evento sia il frutto del caso. Ricordo inoltre che abbiamo avuto comunicati di solidarietà da parte del vescovo di Livorno e delle stesse istituzioni, che certo non sono politicamente affini a Forza nuova. Infine, mi permetto di mettere in evidenza che lo stesso vescovo che venne in quell'occasione a assistere alla S. Messa, è tornato quest'anno, a dimostrazione della piena fiducia dell'episcopato nei confronti del Coordinamento.
      Quanto alle presunte critiche del Coordinamento a certi vescovi, ognuno è libero di manifestare la propria opinione personale, senza per questo rispecchiare la linea del Coordinamento.
      Daniele

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    4. Terribile cosa ! Non ne ero a conoscenza !
      Come si fa a mischiare estremismo politico con la liturgia ?
      Orrore !

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    5. Agli anonimi che si stracciano le vesti.
      1) Il pellegrinaggio è un atto eminentemente religioso e può partecipare chiunque. Anzi è meritorio partecipare. Purtroppo in quella circostanza mentre forse qualcuno di Forza Nuova vi partecipò a titolo privato altri, invece, a titolo pubblico vennero a contestare. E questo non è un atto meritorio.
      2) Il Coordinamento sta attento a non farsi strumentalizzare da nessuno ma non ragiona con le logiche nè politiche né partitiche dominanti. Quindi chi milita in Forza Nuova è ben accetto come chiunque altro di qualunque altro schieramento politico al pellegrinaggio con l'unico limite della consapevolezza che si trova davanti ad un evento religioso e non politico, ad un evento dove è ospite e non padrone e pertanto sa benissimo che non è luogo dove poter fare nè propagnada nè proselitismo religioso. Occorre anche aggiungere, perchè è un fatto sperimentabile, che certe realtà hanno rispetto al tema religioso una sensibilità, diciamo così, maggiore di altre
      3) Come già stato detto il Coordinamento per quel vile episodio di blasfema contestazione ha ricevuto il sostegno dall'ordinario del luogo, dalle istutuzioni di sinistra e antifasciste sempre del luogo e del medesimo vescovo che fu coinvolto in quel pellegrinaggio che quest'anno è ritornato. Ci aspetteremmo di riceverla anche dai frequentatori cattolici di un blog cattolico e tradizionale invece di vedere ipocriti che si stracciano le vesti e sparano allegramente contro chi, sul terreno, quotidianamente, si batte contro tanti nemici dentro e fuori la Chiesa per la Tradizione cattolica.
      4) I danni e le cappellate del Coordinamento toscano sono le seguenti: 9 gruppi coordinati, ritiri spirituali, capacità di interagire coi gruppi in formazione e di meterli in condizione di ottenere la Messa in rito antico anche quando gli Ordinari del luogo sono ostili. Allargamento dei centri Messa anche recenti come a Bientina e a Cecina. Buone relazioni con il clero diocesano più aperto e attività culturali. E altro ancora.
      5) Tra i danni che il Coordinamento Regionale Toscano annualmente fa c'è pure un pellegrinaggio al Santuario di Montenero dove lo scorso anno alla presenza del card. Burke c'erano quasi 500 fedeli; e quest'anno sotto un autentico diluvio ha portato quasi 300 persone al pellegrinaggio da ogni parte della Toscana molte delle quali hanno sfidato pure la grandine facendo ugualmente la salita. Questione di emntalità, cari anonimi: c'è chi ce l'ha e c'è chi non ce l'ha.
      6) Siccome siamo tradizionali e siamo toscani, siamo seri ma non seriosi e tutt'altro che musoni a contrario dell'immagine che si vuole dei "tradizionalisti" la nostra ironia e la nostra lingua a volte non risparmia anche qualche illustre prelato quando se lo merita. Ma il tutto senza cattiveria e senza malizia al contrario di quello che si rileva in post come questo a cui ho risposto.

      PIERO MAINARDI, Associazione Cristo Re Livorno

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    6. Strano, proprio il Papa aveva invitato i cattolici ad entrare in politica, a "sporcarsi le mani", o come dice l'attuale vescovo di Roma "puzzare come le pecore".
      Ma evidentemente per voi ideologizzati vale solo una precisa parte politica, il resto è tutto negativo, così, completamente privi di quella misericordia tanto sbandierata, buttate il bambino con l'acqua sporca.

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    7. ..........?????????!!!!!!!!! EHHHHHHHHHHHHHHHHHH??????!!!!!! Fatti una doccia vai ....

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  3. Mi trovo in dissonanza o comunque propongo riflessione su alcuni punti.

    1) I gruppi si relazionano con le realtà ecclesiatiche e pertanto il coordinamento dei gruppi dovrebbe avere una delimitazione sovrapponibile a quello delle conferenze episcopali regionali e non a quello delle regioni "statali", ovvero i coordinamenti dovrebbero essere afferenti le regioni ecclesiatiche.

    2) Dove in una regione ecclesiatica vi fosse anche un solo gruppo, non vedo perchè questo debba essere assorbito da altri che nulla (o male) conoscono la realtà locale. Ritengo che se una regione ecclesiastica (peraltro abbastanza vaste) esprime anche un solo gruppo esso abbia tutto il diritto di essere rappresentativo e invece di prevederne un assorbimento andrebbe previsto magari un sostegno ed un aiuto di potenzimento dai gruppi vicini e non.

    3) Ritengo che sia necessario che ogni regione ecclesiastica esprima un portavoce con mandato operativo autonomo ma anche efficace in seno al coordinamento nazionale.

    4) Ritengo utile che al di là del nucleo fondativo del coordinamento nazionale che deve ruotare intorno al summorum sia utile
    e molto efficace consentire l'adesione di realtà associative e sociali diversificate ma che condvidano gli aspetti ecclesiali e liturgici più specifici, ponendo in essere un meccanismo di adesione anche per queste realtà magari non direttamente operative nell'ambito del coordinamento nazionale, ciò perchè sia possibile anche a realtà più direttamente impegnate in ambito sociale, culturale o politico di dare un contributo certamente utile e fruttuoso, sia operativo che economico.

    5) La forma giuridica dei coordinamenti regionali (ecclesiastiche) deve essere unico e comune per tutti.

    6) Ogni coetus fidelis deve essere economicamente ed operativamente autonomo, il coordinamento superiore non deve poter ingerire in questioni di carattere locale, lo stesso valga per questioni di carattere regionale, il coordinamento deve invece poter fare corpo unico quando deve affrontare questioni di ordine sovralocale e comune a tutti.

    Sarebbe utile che tutti i coetus partecipino ad una forma di sostentamento economico delle regioni e le regioni a quello del nazionale, secondo un meccanismo di autotassazione dei soci uguale per tutti che sia decoroso ma anche austero.

    Sarebbe utile strutturare tutto il ccordinamento con un meccanismo piramidale e gerarchico che renda di fatto impossibile
    per il gradino più basso porre veti a quello più alto. Propongo insomma che una volta identificati i portavoce o i presidenti
    o i reggenti dei coordinamenti con un meccanismo elettivo o selttivo qualsivoglia (non necessariamente democratico), chi deve comandare possa comandare senza ricorso ad estenunanti
    e continue "verifiche parlamentari coi capigruppo". Se poi farà schifo a fine mandato sarà destituito, come pure si valuti subito un meccanismo di destituzione automatico per chi si comportasse in modo indegno o dannoso.

    Ritengo che il primo degli obiettivi del coordinamento è di pretendere da parte dell'autorità ecclesisatica un riconoscimento
    formale documentato con l'emissione di un decreto di riconoscimento secondo il magistero ordinario come previsto
    dal diritto canonico affinchè il coordinamento tutto, dal semplice coetus al nazionale possano divenire "soggetti" riconosciuti e non ignorabili in senso canonico. Ciò non deve essere una forma di autorizzazione, ma una presa d'atto della Chiesa di una realtà
    che già c'è e che non può più essere ignorata, strumentalizzata, bistrattata o peggio vilipesa e diffamata.

    Scusate la filippica e la froma sciatta.

    Bertoldo

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  4. Sinceramente non capisco l'utilità di ingabbiare in forme giuridiche e statutarie realtà spontanee e semplici quali centri di Messa sorti dal basso anche da pochi o pochissimi fedeli. Creare una sorta di ministero che sovraintenda l'applicazione in Italia del Summorum Pontificum obbligando tutti gli interessati a darsi statuti, regolamenti, sostentamento economico formale, relazioni "estere" con la Cei, ecc... significa complicare la vita a coloro per i quali la vita è semplice e che vogliono restare nella semplicità e lontani da vincoli e regole troppo stretti. Oltretutto, ufficializzare un semplice gruppo spontaneo di due, tre, quattro persone significa creare costi inutili e burocrazia inutile.

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  5. Ritengo che la cosa più giusta sarebbe garantire da parte di tutti i Vescovi una celebrazione almeno settimanale in Rito Antico in una Chiesa a scelta nelle varie parrocchie della Diocesi, altrimenti sembra sempre di essere relegati in riserve indiane con celebrazioni ad orari improbabili.

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    1. Sarà un buon o brutto segno se stavolta mi trovo totalmente d'accordo con Hierro1973 ?
      Sarà buono o brutto segno se stavolta gli scrivo : bravo ?
      " Ritengo che la cosa più giusta sarebbe garantire da parte di tutti i Vescovi una celebrazione almeno settimanale in Rito Antico in una Chiesa a scelta nelle varie parrocchie della Diocesi, altrimenti sembra sempre di essere relegati in riserve indiane con celebrazioni ad orari improbabili",

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    2. Ad esempio a Livorno la situazione è gestita, a mio modesto parere, impeccabilmente dalla Curia garantendosi celebrazioni quotidiane in rito antico e la Messa festiva della domenica alle 11.15 dall'ICRSS nella Chiesa di Santa Giulia adiacente al Duomo. Mentre a Pisa la celebrazione in rito antico è prevista solo il sabato alle 18.00, pur essendo una realtà forse ancora più grande considerando la gran massa di studenti che la popola....

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  6. Scusate, ma a che serve creare doppioni stile prima repubblica?
    Annettetevi a Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum che già esiste ed ha contribuito all'organizzazione del pellegrinaggio a Roma:
    http://www.summorumpontificum.org/

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  7. Non si è ben compreso che non si tratta di aggiungere né duplicare ma solamente di potenziare di concreta rappresentatività lo sforzo già compiuto dal CD. Coordinamento nazionale. Partecipazione qualificata e reale sarebbe una marcia in più che gioverebbe sia alla struttura centrale che a quelle decentrate. Cerchiamo di capire questo concetto, si parla infatti di "patto" in seno alle strutture esistenti. È una idea difficile con certi personaggi in giro, ma si deve far selezione e scegliere interlocutori realmente rappresentativi e seri. Ma questa non è materia di commenti su questo blog. Chi può si,informi,approfondisca e via così: se son rose fioriranno. L.M.

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  8. Fa sempre piacere leggere quanto scrive Piero Mainardi che saluto augurandomi di incontrarlo a Roma dopodomani in occasione del Pellegrinaggio della tradizione liturgica.
    Leggerò lo scritto degli amici del Coordinamento Toscano, mai troppo lodato per quanto sta facendo.
    Ho trovato estremamente interessante quanto ha scritto saggiamente Bertoldo e soprattutto la frase finale : " Ritengo che il primo degli obiettivi del coordinamento è di pretendere da parte dell'autorità ecclesisatica un riconoscimento
    formale documentato con l'emissione di un decreto di riconoscimento secondo il magistero ordinario come previsto
    dal diritto canonico affinchè il coordinamento tutto, dal semplice coetus al nazionale possano divenire "soggetti" riconosciuti e non ignorabili in senso canonico. Ciò non deve essere una forma di autorizzazione, ma una presa d'atto della Chiesa di una realtà
    che già c'è e che non può più essere ignorata, strumentalizzata, bistrattata o peggio vilipesa e diffamata.".
    Noi piceni, ad esempio, che abbiamo tutto investito, soldi, tempo, fatiche, speranze, lacrime e gioie, nel Santuario di Campocavallo ( retto dai bravi Francescani dell'Immacolata ) ci siamo ritrovati in mezzo alla strada improvvisamente ( la Messa con il nuovo orario furbescamente suggerito alle ore 12,00 si è ridotta ad una decina di persone perchè gli altri - forestieri - sono stati abilmente tagliati fuori - un capolavoro di perfidia clericale - ) e costretti ad andare a " sentir Messa " quando il mio Parroco non la può celebrare a Tolentino facendo centinaria di chilometri per raggiungere Perugia o Teramo ...
    Quindi il saggio suggerimento di Bertoldo va preso in massima considerazione !
    Ho anche letto l'esortazione di un altro Lettore di non burocratizzare troppo la struttura .
    Sante parole !
    Noi siamo impegnati nell'organizzazione della Messa : dalla pulizia della chiesa ( spazzare e passare lo straccio ) alla " pubblicizzazione " delle iniziative in mezzo ad una società che pensa solo all'evento mondano e mediatico ...
    Infine caro Presidente l'invito a postare anche su Facebook questa interessante fonte di discussione : in quellom spazio , essendo tutti registrati e individuabili, le espressioni frustrate e frustranti che sono presenti nei blog svaniscono come nebbia al sole ...
    Auguro a tutti i fratelli una buona giornata.

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  9. Non capisco questa mania di creare inutili strutture e sovrastrutture. Francamente non ho bisogno del coordinamento né regionale né nazionale per andare a Messa, ma ho bisogno che tra clero e laici si instauri un'autentica e sincera collaborazione per il bene delle anime. Bisogna sostenere i sacerdoti che (fa male dirlo) hanno il coraggio di celebrare la Messa Vetus Ordo. Invece mi sembra che la proposta del Coordinamento Toscano vada proprio nella direzione opposta, quando dice che solo i laici hanno il "potere" nei gruppi, mentre il prete lo "utilizzo" solo per dirmi la Messa, dal momento che ai laici questo non è possibile. Vi pare colloborazione questa? Cari amici toscani, voi credete di essere al Concilio di Trento, invece siete al Concilio Vaticano III. I sacerdoti che leggono questo blog dovrebbero, giustamente, risentirsi.

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    1. Buono : " Francamente non ho bisogno del coordinamento né regionale né nazionale per andare a Messa, ma ho bisogno che tra clero e laici si instauri un'autentica e sincera collaborazione per il bene delle anime." Abbiamo bisogno delle parrocchie dove farf celebrare copme prescrrive il MP le Sante Messe. Tutto qua ...

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    2. Cari signori, ma in quale realtà vivete? Vedete in giro tanti preti che smaniano di celebrare in rito antico? Vedete forse tanti preti che hanno il coraggio di farlo, pur avendo buona formazione e buone intenzioni? E che cos'è che che eventualmente può consentire tutto ciò? Ricordtae che il motuproprio garantisce la possibilità di celebrare pubblicamente solo se c'è un gruppo stabile. Di qui la nostra insistenza per la corretta e dimostrabile formazione di gruppi, cosa che può esser garantita solo da una veste giuridica, per quanto non riconosciuta dalla chiesa, ma - come ogni associazione non riconosciuta - dal diritto civile. Solo un gruppo stabile di laici, ben individuabile, può sostenere realmente un prete che abbia questa intenzione e che abbia la forza per concretizzare tutto ciò. Ma quando di preti di questa 'risma' non ce ne sono? Come si fa? Niente Messa, punto e basta? Il motuproprio parla chiaro: i gruppi si formino e chiedano al proprio vescovo l'applicazione, poi se questi nega, si chieda a Ecclesia Dei. Questo è ciò che pazientemente stiamo cercano di costruire sul territorio e i frutti sono sotto gli occhi di tutti. Solo i laici possono agire senza remore di censure, mentre i sacerdoti sono sotto il vincolo di obbedienza, rispetto ai vescovi, ai propri superiori religiosi e a Roma. Questo è il senso della nostra proposta. Spiegateci e dimostrateci in cosa sbagliamo e quale è la vostra reale proposta alternativa, oltre a tante chiacchere da bar. Daniele

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  10. La vera applicazione del Summorum Pontificum dovrebbe essere appannaggio delle autorità ecclesiastiche. I vescovi dovrebbero GARANTIRE la celebrazione di messe tridentine a prescindere da richieste o meno sia in giorni feriali che festivi.

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    1. Carissimo Lei evrebbe ragione in una Ecllesia dove i vescovi non fossero un coacervo di burocrati modernisti
      e menefreghisti con pochissime (e certo luminose) eccezioni.

      Questo ben lo sapeva Papa Benedetto XVI quando ha strutturato il Summorum e ancora meglio lo avevano capito
      quando è stata promulgata l'Universae Ecllesiae.

      Se ci fossero veri pastori tra la maggiornaza dei vescovi i problema non ci sarebbe mai stato, invece siccome
      la realtà è tristemente differente bisogna imporre l'applicazione delle leggi della Chiesa q auesti disobbedienti e ipocriti e costringere le gerarchie locali dal prete alla don lurio al vescovo che balla la samba a rispettare il rito cattolico universale (che è quello di sempre). La verità è che il summorum è strutturato per consentire ai coetus di imporsi ai vescovi, perchè altrimenti con questa feccia di vescovi che abbiamo non avrebbe mai potuto funzionare nulla.

      Bisogna organizzare la resistenza e arroccarsi per comunciare ad organizzarsi e a mazzolare come si deve la feccia modernista , marini deve andare a zappare l'orto.

      Polimar

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  11. " Francamente non ho bisogno del coordinamento né regionale né nazionale per andare a Messa..." Certo in una situazione normale sarebbe così, e la mia (in Toscana, guarda caso) fortunatamente è così. Ma se non diffondiamo l'applicazione del MPSP ci saranno solo oasi di Messa. Guardare nel proprio ristretto angolino è ingiusto ed egoista. La proposta di un patto di consultazione potrebbe portare ad un reale e fattivo operare movendosi coordinati e potrebbe davvero rafforzare le singole posizioni locali giovando a tutta la Chiesa. L. Moscardò

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  12. Continuo a non capire cosa ha l'attuale CNSP che non vada bene. Tra l'altro i punti dello statuto del CNSP sono uguali a quelli che proponete.

    DeLor

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  13. Circa Pisa e Livorno: sopra si diceva che nella città della Torre ci sarebbe più movimento per gli universitari; in realtà bisogna leggere i numeri veri: Pisa ha 86.000 abitanti mentre la città dei Quattro Mori ne ha 156.000: non per alimentare campanilismi che personalmente ci sono estranei, ci mancherebbe! Con quasi il doppio degli abitanti e soprattutto il benestare della Curia l'Apostolato di Livorno ha vita più florida ed è trasversale quanto a composizione sociale.

    A DeLor che vedo continua ad avere perplessità risponderò con una schietta metafora: una cosa è sbavare davanti ad un'aragosta che non ci si può permettere di comprare, ed un'altra è avere davanti una buonissima bistecca di Chianina. Ecco: tra il favoleggiare grandi cose e realizzarne di buone opterei sempre e comunque per la seconda via.
    A. de Colle

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    1. Mi permetto di dissentire dall'anonimo delle 21.39 che tutta questa differenza di abitanti viene abbondantemente coperta dai comuni limitrofi di Pisa. E l'incidenza degli studenti non può essere liquidata in maniera semplicistica perché per 11 mesi l'anno (ho studiato a Pisa e il mese in cui si svuota di studenti è solitamente agosto) sono a tutti gli effetti abitanti di Pisa. C'è da dire che la città della Torre viene da un lungo regno dell'arcivescovo Plotti che fuggiva da tutto ciò che potesse avvicinarsi alla tradizione (vedere anche lo scempio architettonico nel duomo). Ecco perché chi vuol seguire una Messa More Antiquo a Pisa deve ridursi solo al sabato sera alle 18 in Via Santa Maria mentre a Livorno le celebrazioni dell'ICRSP sono giornaliere. Sono due modi diversi di applicare il Summorum Pontificum da parrte di due diverse Curie ma dare la colpa (che non esiste) al numero di abitanti è veramente da sempliciotti.

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