Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

venerdì 31 agosto 2012

E' morto l' "ante-papa". R.i.p.

Requiescat in pace.

De mortuis nihil nisi bonum.

E' morto l'ante-papa (come si era definito egli stesso: si veda qui Rodari e qui Magister).

Ecco l'epitaffio di Minzolini

Dopo lunga agonia, è spirato il Cardinal Martini. Ha rifiutato l'accanimento terapeutico, del resto nel libro scritto con Don Verzè, aveva aperto ad aborto ed eutanasia!
Torinese, nato nel 1927, entrò a far parte della Compagnia di Gesù a soli 17 anni. Ha retto la Diocesi di Milano dal 1980 al 2002 quando si dimise per raggiunti limiti d'età e per la malattia, il morbo di Parkinson, che aveva iniziato a manifestarsi. Si trasferì in Terra Santa fino al 2008, per poi rientrare per l'aggravarsi dei suoi problemi di salute.
Sicuramente è stato un progressista, basti pensare che il necrologio più commosso è di Nicky Vendola!
Lo affidiamo alla Pietà del Signore, astenendoci da qualunque giudizio!
MFC

***
AGGIORNAMENTO
Di seguito acuni articoli sulla morte e sulla figura del Card. Martini.

A. SOCCI, Io non sono Martiniano, sono cattolico. Cosa possiamo fare per l'anima di Carlo Maria Martini, dal suo blog Lo Straniero del 1° settembre 2012

C. LANGONE, Martini, il Cardinale preferito da atei e nemici della Chiesa, da Libero del 1° settembre 2012,

A. RIGHI, Un requiem per Martini, da Libertà e Persona del 1° settembre 2012

M. INTROVIGNE, Martini, come l'ho conosciuto io, da IlQuintuplo del 2 settembre 2012

P. RODARI, In memoria del Card. Martini, il grande ante-papa, 02 settembre 2012

Anno della Fede: appuntamenti significativi nella Diocesi di Venezia guidati dal Patriarca Francesco Moraglia. Da ottobre inizieranno i pellegrinaggi mariani.

Iniziano da ottobre i pellegrinaggi mariani. 
Pellegrinaggi mariani mensili. 
Con l’occasione, Mons. Moraglia ha voluto comunicare ufficialmente ai sacerdoti una nuova iniziativa che estende a tutta la diocesi. 
E’ “un appuntamento diocesano mensile - annuncia il Patriarca - che ci accompagnerà lungo l’Anno della Fede ma, spero, anche dopo: il pellegrinaggio “mariano”, la mattina del primo sabato del mese, con l’intenzione di preghiera dedicata in modo particolare alle vocazioni alla vita sacerdotale e di speciale consacrazione. 
Vuol essere un momento semplice e familiare che, sono convinto, potrà unire i partecipanti in una vera amicizia spirituale”. 
Tutti i pellegrinaggi mariani mensili saranno guidati dal Patriarca Francesco e vedranno la costante presenza della comunità del Seminario. 
Il Patriarca invita sin d’ora tutti a prendervi parte: sacerdoti, diaconi, religiosi, consacrati e laici. Saranno inoltre coinvolte, evidentemente in modo speciale, le comunità e le realtà aggregative (parrocchie e vicariati in primo luogo) che, di volta in volta, ospiteranno il pellegrinaggio sul loro territorio. 
Ecco il calendario completo dei pellegrinaggi mariani mensili guidati dal Patriarca, alla presenza della comunità del Seminario. 
 6 ottobre 2012 dalla chiesa dei Gesuati al Seminario /Basilica della Madonna della Salute (Venezia) 
3 novembre 2012 chiesa Madonna della Salute (Catene – Marghera) 
1 dicembre 2012 chiesa S. Maria della Speranza (Mestre) 
5 gennaio 2013 chiesa S. Maria della Pace (Bissuola – Mestre
2 febbraio 2013 basilica S. Maria Gloriosa dei Frari (Venezia) 2 marzo 2013 santuario S. Maria Assunta (Borbiago di Mira) 
6 aprile 2013 santuario Madonna dell’Angelo (Caorle) 
4 maggio 2013 chiesa S. Maria Ausiliatrice (Gazzera –Mestre) 
Orari: 7.30 – Rosario meditato 8.15 – S. Messa 9.00 – Colazione fraterna 
Durante il pellegrinaggio sarà possibile accostarsi al Sacramento della Confessione.
Anno della Fede: appuntamenti significativi nella Diocesi di Venezia (2012/2013) 
Alcune date significative del percorso diocesano, previsto per accompagnare e vivere l'Anno della Fede, stanno già emergendo in queste settimane nella composizione dei programmi e delle proposte pastorali che il Patriarcato di Venezia offrirà a tutti nel corso del prossimo anno pastorale 2012/2013. 
Accanto alla già nota data di avvio comune per tutti - con la celebrazione fissata per 
domenica 14 ottobre 2012 - si possono sin d'ora tenere ben presenti le date delle successive istruzioni del Patriarca mons. Francesco Moraglia previste a livello zonale nella prima parte del 2013: - un'istruzione, sul tema del legame tra fede e ragione, sarà svolta
martedì 5, mercoledì 6 e venerdì 8 febbraio (nell'ordine: a Venezia, sul Litorale e a Mestre); - l'altra istruzione, incentrata sulla dottrina sociale della Chiesa, è stata programmata - nelle varie zone - nei giorni di lunedì 6, martedì 7 e mercoledì 8 maggio. - 
Dal 10 al 12 maggio 2013 si terrà, inoltre, il pellegrinaggio diocesano a Roma, ad accompagnare sarà il Patriarca. 

COMUNICAZIONE: foglietto di don A. Brugnoli sulla S. Comunione disponibile su Facebook di MiL

Abbiamo ricevuto centinaia di richieste di invio del foglietto preparato da don Andrea Brugnoli sulla S. Comunione. E ancora ne riceviamo.
Abbiamo cercato di rispondere a tutti, se pur con un po' di ritardo (le richieste sono state davvero tantissime!).
Se per qualsiasi motivo qualcuno che ne avesse fatta richiesta non avesse però ancora ricevuto risposta, può benissimo riscrivere a redazione@messainlatino.it (è possibile che tra le tante mail, ce ne siamo perse alcune).
Un altro modo per avere il foglietto, è quello di andare sul profilo FACEBOOK di MiL e cercare nell'albun delle foto: da lì si potrà scaricare liberamente le due immagini del foglietto.

Complimenti ai molti sacerdoti che ne hanno fatto domanda: forse qualcosa si sta muovendo?
Roberto

Indulgenza Plenaria per i partecipanti del pellegrinaggio a Livorno

In relazione al nostro post precedente sul Pellegrinaggio Tradizionale presso il Santuario della Madonna di Montenero, presso Livorno, di sabato 22 settembre prossimo, vi alleghiamo il documento della Penitenzieria Apostolica che concede l'Indulgenza Plenaria a tutti i partecipanti:

Liber usualis on line: risorse del web a servizio del canto gregoriano

Articolo tratto da Cristiano Cattolico

Mi sono recentemente imbattuto in due bei libri resi disponibili in rete in formato PDF. Si tratta del post-conciliare "Liber cantualis comitante organo", cioè del libro di accompagnamento per organo delle melodie gregoriane contenute in quel libretto di canti "parrocchiali" che dovrebbe essere, nelle intenzioni dei compilatori, il "Liber cantualis" di Solesmes.
E' vero, lo sanno tutti, che il gregoriano dovrebbe essere cantato senza strumenti musicali, ma un sostegno al canto comunitario, per aiutare l'intonazione e sostenere un'assemblea eterogenea, non risulta sgradevole né disdicevole. Anzi! Per questo consiglio di scaricare qui il libro, che - come si vede - offre in notazione moderna il repertorio minimo di messe e di canti che ogni buon coro parrocchiale può agilmente avere in repertorio.
L'altro libretto è "Cantus selecti" in edizione 1949; un'abbondante compilazione di canti, in notazione neumatica, per l'adorazione eucaristica e altre occasioni di preghiera, sistemato secondo l'anno liturgico e le principali feste e occorrenze dell'anno cristiano. Lo trovate a questo link. Buona lettura e messa in pratica.
Scarica il Liber cantualis
Scarica Cantus selecti
In formato cartaceo, questi libri e molto altra ancora, li trovate sul sito-rivendita delle Edizioni di Solesmes (in inglese, francese e spagnolo)


© Risorse per il canto Gregoriano in internet:
Liber cantualis e Cantus selecti http://www.cantualeantonianum.com/2012/08/risorse-per-il-canto-gregoriano-in.html#ixzz252tgttwR


giovedì 30 agosto 2012

Lugano: impegno rispettato. Il sito Diocesano (settore Liturgia) segnala la notizia della S. Messa nel Rito Romano antico


Il sito della Diocesi di Lugano mette in bell’evidenza la notizia della celebrazione settimanale della Santa Messa nel Rito Romano antico (forma straordinaria ), così come era stato promesso .

Questo il testo del comunicato :

La Santa Messa nella forma straordinaria del rito romano, già concessa dal Vescovo Mons. Pier Giacomo Grampa, per indulto, sin dall’inizio del suo episcopato, a partire da domenica 2 settembre 2012 verrà celebrata, alle ore 16.00, ogni prima domenica del mese, nella chiesa di San Carlo in via Nassa a Lugano ”.

Nel rallegrarci per questa ennesima , bella iniziativa della Diocesi e del Vescovo S.E.R. Mons. Pier Giacomo Grampa per far conoscere a tutti i fedeli la liturgia disciplinata dal Motu Proprio “Summorum Pontificum” del nostro amatissimo Papa Benedetto XVI, suggeriamo anche agli attenti Amici Lettori di MiL di guardare le belle foto della celebrazione con l'Altare "versus Dominum" nella Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore ( sempre a Lugano) officiata da S.E.R. Mons. Charles Morerod, Domenicano, già Rettore dell’Angelicum, per il conferimento dell’Ordine Sacerdotale a fra Didier Baccianti Domenicano, il 29 giugno scorso , Solennità dei Santi Pietro e Paolo .

Al novello Sacedote fra Didier Baccianti assicuriamo le nostre preghiere per il suo Ministero Sacerdotale nell’Ordine dei Predicatori, Domenicani.

Ringraziamo gli Amici di Lugano per queste significative segnalazioni.

A.C.

Per vedere le foto dell'ordinazione sacerdotale di fra Didier Baccianti scorrere in fondo alla home del sito : http://www.domenicani.it/

AGGIORNAMENTO AL 10 NOV. 2012:
Dall'elenco degli Orari delle S. Messe a Lugano (sul sito della Diocesi) non è (più) inserito  quello della messa tradizionale. Passata la notizia, tolto l'imbarazzo?

Nuova Cattedrale a Karaganda. "Stile" cattolico, e tele sull'Eucarestia di R. Papa nella cripta. Intervista al vescovo ausiliare mons. Schneider.

Cristallino esempio che concretizza il nostro "carisma": rinnovamento liturgico nel solco della tradizione.


"Un silenzioso ma anche potente segno e mezzo di evangelizzazione"
Intervista con monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliare della diocesi di Karaganda (Kazakistan)


di Paul De Maeyer

ROMA, mercoledì, 29 agosto 2012 (ZENIT.org).-Domenica 9 settembre 2012, verrà consacrata la Cattedrale della Diocesi di Karaganda in Kazakistan, in una solenne concelebrazione presieduta dal card. Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio e Legato Pontificio per la consacrazione.
Il programma delle celebrazioni prevede:
- Sabato 8 settembre:

15.00 Santa Messa del Cardinale Legato Angelo Sodano con i pellegrini nella vecchia cattedrale.
18.00 concerto del Requiem di Mozart in onore delle vittime del Karlag (“Karaganda-Lager” o Campo di Concentramento di Karaganda).
- Domenica 9 settembre:

11.00 Santa della dedicazione della nuova Cattedrale, celebrata dal Cardinale Legato Angelo Sodano.
18.00 Concerto di musica d’organo nella Nuova Cattedrale.
- Lunedi 10 settembre:
visita del Karlag.
La cattedrale è stata pensata e voluta dall’allora arcivescovo-vescovo di Karagangda, mons. Jan Pawel Lenga, e dal vescovo ausiliare, mons. Athanasius Schneider, il quale ha commissionato all’artista prof. Rodolfo Papa un ciclo pittorico di 14 tele dedicate alla Eucaristia, per la cripta. Mons. Schneider ha dedicato alla Eucaristia il libro Dominus est. Riflessioni di un vescovo dell’Asia centrale sulla Sacra Comunione, Libreria Editrice Vaticana 2008 (con prefazione di mons. Malcolm Ranjith).

***

Nell’intervista che segue, mons. Schneider spiega le ragioni storiche e spirituali sottese alla costruzione della Cattedrale ed alla commissione del ciclo pittorico.
[sottolineature di MiL]

Quale è il significato storico e spirituale della costruzione di questa cattedrale a Karaganda?
Mons. Schneider: La prima ragione era questa: avere una cattedrale in un luogo più degno e visibile. Poiché la diocesi di Karaganda usava finora un edificio costruito ancora durante il tempo della persecuzione, e questo edificio si trova nella periferia della città ed è esteriormente non riconoscibile come chiesa.
Una cattedrale in un posto più centrale, costruita in uno stile di tradizione inconfondibilmente cattolica, cioè nello stile neogotico, sarà un silenzioso ma anche potente segno e mezzo di evangelizzazione in un mondo dove i cattolici sono circa 1% o 2% della popolazione, dove la maggioranza degli abitanti sono musulmani e dove c’è una forte minoranza degli ortodossi. Inoltre, una considerevole parte della popolazione non appartiene a nessuna religione, sono persone che cercano Dio.

L’architettura della cattedrale e anche gli oggetti nell’interno sono stati fatti con la cura più grande possibile, perché rappresentino una vera bellezza artistica e allo stesso tempo la sacralità e il senso del soprannaturale. Tutto questo è adatto sia per incitare il senso religioso e il senso della fede nei fedeli e nei visitatori, sia per esprimere l’atto di adorazione della Santissima Trinità. Tutto ciò è quindi adatto per facilitare l’esecuzione del primo comandamento e l’ultima finalità di tutta la creazione: l’adorazione e la glorificazione di Dio.
Il significato storico e spirituale ha anche questa dimensione: la nuova Cattedrale è un luogo sacro per la memoria delle innumerevoli vittime del regime comunista, giacché intorno a Karaganda c’era uno dei più grandi e terribili campi di concentramento -detti Gulag-, nel quale hanno sofferto persone appartenenti a più di 100 diverse etnie. Nello stesso tempo la nuova Cattedrale sarà anche un santuario per la preghiera d’espiazione per i crimini del regime ateista e comunista.
La bellezza architettonica, le opere d’arte, l’organo nella nuova cattedrale sono anche un mezzo di promozione della cultura.

Come è stata accolta questa iniziativa cattolica dalle autorità politiche e dalla comunità islamica?
Mons. Schneider: È stata accolta con senso di rispetto verso la chiesa cattolica. Le autorità civili e la popolazione si sentono onorati di poter aver nella loro città un tale edificio di straordinaria bellezza architettonica e di alto significato culturale. Le autorità civili considerano la nuova Cattedrale come un gesto da parte della Chiesa cattolica per la promozione della cultura.

Una piccola comunità cattolica è in grado di costruire una cattedrale in terra di missione, potremmo dire che questo sia un modello in grado di spronare la rinascita della fede nella vecchia Europa?
Mons. Schneider: La piccola comunità cattolica era in grado di dare soprattutto un contributo spirituale per la costruzione. Però, il maggior contributo materiale è provenuto dai nostri fratelli e sorelle dalla vecchia Europa. E questo è bello, poiché manifesta la solidarietà fraterna, manifesta un fraterno scambio di doni, simile ai primi tempi della Chiesa, quando le comunità più ricche aiutavano le comunità più bisognose.
La fede rinascerà anche nella vecchia Europa quando si darà sempre più il primo posto in tutte le cose a Gesù, quando la vita della fede tornerà sempre più concreta, visibile e più “incarnata”.


Quali sono i problemi che quotidianamente la comunità cattolica affronta in Kazakistan?
Mons. Schneider: I problemi quotidiani sono l’insufficienza dei sacerdoti, le distanze enormi tra le comunità parrocchiali, gli insufficienti mezzi materiali per le opere di costruzione delle chiese e per le opere sociali ed educative, l’emigrazione dei giovani per l’estero, alcuni impedimenti di carattere burocratico.

Quali i rapporti con le altre confessioni cristiane?
Mons. Schneider: I rapporti con le altre confessioni cristiani sono buoni. Ci sono alle volte incontri con vescovi e sacerdoti della Chiesa russa-ortodossa e con rappresentanti delle comunità protestanti. Abbiamo, per così dire, un ecumenismo di vita, dove i rapporti umani sono più importanti delle discussioni teoriche o dottrinali. Abbiamo opere comuni con i fratelli ortodossi e protestanti nell’ambito della difesa della vita.

Quali sono gli sviluppi e le prospettive?
Mons. Schneider: Vogliamo conservare i rapporti di rispetto reciproco, di rapporti personali di amicizia e continuare a fare opere comuni per la difesa della vita e dei valori morali.

L'arte è sicuramente uno strumento di evangelizzazione efficace, come il Magistero ci ricorda, ed il Santo Padre ci sprona ed incoraggia ad utilizzarla. Può raccontare la sua esperienza di committente, che ha voluto tanta arte e tanta bellezza nella sua diocesi, come segno della testimonianza della fede cattolica?

Mons. Schneider: La costruzione di una nuova cattedrale con una vera estetica sacrale e opere d’arte è anche una proclamazione del primo dovere della Chiesa: dare a Dio, a Dio Incarnato, il primo posto, un posto visibile, poiché Dio si è fatto visibile nell’Incarnazione e nell’Eucaristia; dare a Dio il primo posto anche nel senso di offrire a Suo onore una bellezza artistica, poiché Dio è l’autore di tutta la bellezza e merita di ricevere in Suo onore dalla parte dei credenti opere veramente belle.
Inoltre, una tale cattedrale può essere una concreta manifestazione dell’amore tenero della comunità credente, la sposa di Cristo, verso il Corpo di Cristo, offrendo in onore di questo Corpo di Cristo in un certo senso la santa prodigalità della donna peccatrice, la quale ha offerto in onore di Cristo il vaso di profumo prezioso di prezzo straordinariamente grande (“più che trecento denari”, cf. Mc 14, 4). Per ungere il corpo di Cristo, la donna peccatrice aveva speso una somma con la quale si poteva sostenere una famiglia per un anno intero. Le persone presenti si erano sdegnate per un tale spreco. Gesù però aveva lodato questa santo spreco dicendo: “Ha compiuto verso di Me un’opera buona” (Mc 14, 6). Si deve fare ancora il “santo spreco” per Gesù.
Molte persone già hanno visitato la nuova Cattedrale. La maggioranza sono state persone non cattoliche, e persino non cristiane. Queste sono state attratte dalla bellezza. Hanno espresso visibilmente la loro ammirazione. Alcune donne non cristiane hanno persino pianto di commozione in mia presenza.
Una volta durante una mezz’ora ho mostrato e spiegato ad una giovane coppia non cristiana la Cattedrale con tutti i dettagli dell’arte e delle cose sacre. Quando ho finito e siamo usciti dalla Cattedrale, la donna non cristiana mi ha detto: “In questa mezz’ora ho purificato la mia anima. Posso venire ancora una volta da sola? poiché voglio nel silenzio ammirare queste belle cose”. Ho risposto: “Certamente, può venire tante volte quante vuole”. In quella mezz’ora ho fatto, per mezzo della spiegazione di una arte sacra e bella, una lezione sulle verità della fede cattolica. La reazione di quasi tutte le persone che hanno finora visitato la Cattedrale, specialmente persone non cristiane, è stata così spontanea: ammirazione, silenzio, apertura per il soprannaturale. Ho costatato in questi casi la verità che l’anima umana è naturalmente cristiana, come ha detto Tertulliano, cioè nell’anima umana Dio ha iscritto la capacità di conoscerLo, di venerarLo. Il dovere dei cattolici è di condurre queste anime aperte verso la fede e l’adorazione soprannaturale, alla fede ed all’adorazione di Cristo, della Santissima Trinità, di condurre le anime al cielo. Nelle grandi porte di bronzo all’entrata della cattedrale ci sono scritte queste parole della Sacra Scrittura: “Qui è la casa di Dio, qui è la porta del cielo” (Domus Dei - porta caeli). Perciò, queste parole sacre sono un motto molto adatto per questa Cattedrale, cioè per questa visibile opera dell’evangelizzazione, come anche per tutta l’opera dell’evangelizzazione.

Potrebbe indicarci il significato spirituale e teologico dei dipinti che ha fatto realizzare per la Cripta?

Mons. Schneider: Volevo esprime nella cattedrale in modo più profondo il mistero della Santissima Eucaristia, poiché l’Eucaristia costruisce spiritualmente la Chiesa, l’Eucaristia fa vivere la Chiesa continuamente fino alla fine dei tempi. Il vero fondamento della Chiesa è l’Eucaristia. Perciò ho posto nella cripta, quasi nelle fondamenta della Cattedrale, un ciclo di 14 immagini sull’Eucaristia, in analogia con le 14 stazioni della via Crucis nella navata principale. Tutta la Sacra Scrittura ci annuncia Cristo fatto carne, fatto uomo. Ma Cristo si è fatto Eucaristia, ci ha lasciato Sua carne realmente, veramente e sostanzialmente presente nel mistero eucaristico. In un certo senso possiamo dire: tutta la Sacra Scrittura ci annuncia Cristo nel mistero dell’Eucaristia. Ho scelto le immagini eucaristiche più conosciute della Sacra Scrittura ossia la simbologia eucaristica più conosciuta: il sacrificio di Abele, il sacrificio di Melchisedec, il sacrificio di Abramo, l’agnello pasquale, la manna nel deserto, il cibo del profeta Elia nel cammino verso il monte di Dio, il tempio di Gerusalemme, Betlemme come “casa del pane”, il miracolo delle nozze di Cana, la moltiplicazione dei pani, il discorso eucaristico nel vangelo di Giovanni, l’Ultima Cena, Emmaus, l’Agnello nella Gerusalemme Celeste.


I rapporti tra un vescovo ed un artista sono forse il segreto della riuscita di una opera così importante. Potrebbe raccontarci della sua esperienza di committente che ha commissionato queste 14 tele all'artista e teorico dell'arte Rodolfo Papa? Come è nata la vostra collaborazione e come si è sviluppato il rapporto di fiducia necessario perché nascano dei capolavori?
Mons. Schneider: Il “ciclo eucaristico” è stato l’ultimo mio sogno per la cattedrale. Sapevo che qualcosa sarebbe mancato senza il “ciclo eucaristico”. Ho pregato il Signore che mi mandasse un artista anzitutto profondamente credente, un artista che ami l’Eucaristia, un artista che sappia dipingere in modo veramente sacro ed edificante per i fedeli. Tramite un signore conosciuto, ho incontrato il prof. Rodolfo Papa. Quando ho visto alcune delle sue opere religiose, e parlato con lui sulla fede e sull’Eucaristia, ho capito che questo artista è quello che il Signore mi ha mandato. La mia convinzione si è ancora consolidata quando ho letto il suo libro sulla teologia dell’arte sacra Discorsi sull’arte sacra (con introduzione del card. Cañizares, Cantagalli, Siena 2012).

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Che dire! Da rimanere edificati nello spirito per le parole di mons. Schneider.
Speriamo che le leggano anche i Cappuccini di San Giovanni Rotondo... e molti altri preti!

Comunione in ginocchio o in piedi? A san Zeno (Vr) i foglietti preparati dal parroco don Brugnoli con alcune paterne raccomandazioni

Dopo aver portato ieri l'esempio di don Rigon, oggi diamo notizia di un altro sacerdote ci offre un nuovo esempio di strumento a servizio della Liturgia, in linea con il magistero di Benedetto XVI.
V
i ricordate di don Andrea Brugnoli? Il parroco di san Zeno alla Zai (Vr) che, tra altre cose, ha studiato i "4 passi" da suggerire ai suoi confratelli sacerdoti per seguire l'esempio del Santo Padre circa la distribuzione della S. Comunione in ginocchio e in bocca? (si veda qui il nostro post).
Ecco, a ulteriore completamento di quella bella iniziativa, don Andrea ha ideato un foglietto sulla S. Comunione e sui "6 passi" per accostarVisi. Molte copie di questa brochure vengono poste in fondo alla sua chiesa e vengono prese dai fedeli.
S
ul foglietto il pio lettore può anche trovare risposte a domande ricorrenti: "Si può fare la Comunione ad ogni Messa?", "Comunione in bocca o in mano?", "Quali sono i frutti della Comunione?"
Noi siamo ben lieti di pubblicarne una copia (su richiesta e con autorizzazione dello stesso "ideatore", ovviamente) perché ciò possa essere utile o di ispirazione per altri sacerdoti (come negli intenti di don Andrea).
Speriamo che altri sacerdoti desiderosi di seguire il Papa, vogliano e possano prendere spunto, ed riescano ad ottenere (anche mediante questi mezzi) la stessa conversione di cuore e di disposizione d'animo che suscita don Andrea Brugnoli nei suoi parrocchiani grazie al suo esempio e alla sua pastolare: ars-orandi-ars celebrandi-ars credendi- ars vivendi.
Complimenti ancora a don Andrea.

CHI VOLESSE UNA COPIA DEL FOGLIETTO, PUO' FARNE RICHIESTA ALLA REDAZIONE DI MiL (redazione@messainlatino.it): riceverà una mail di risposta con allegato un pdf.
OPPURE ANDARE SUL NOSTRO PROFILO FACEBOOK: troverà le foto da scaricare.
Roberto

mercoledì 29 agosto 2012

Sito web parrocchiale con sezione riservata alla S. Messa antica


Un'altra buona nuova sulla diffusione della Sacra Liturgia tradizionale.
Sul sito della
Parrocchia di San Pancrazio in Ancignano (Diocesi di Vicenza) il buon parroco, don Pierangelo Rigon (di cui già più volte avevamo pubblicato sul nostro blog le molte buone iniziative tradizionali e celebrazioni nella forma extraordinaria del rito Romano) ha voluto introdurre una parte riservata alla Liturgia antica (si veda qui).

Un nuovo plauso al reverendo parroco!!!

E che sia di esempio per altri di buona volontà.

Roberto

martedì 28 agosto 2012

“… la forma di liturgia postconciliare con le sue distorsioni e i suoi stravolgimenti non è imputabile al Concilio …” Colloquio con il Cardinale Walter Brandmüller (Vatican Insider )

Colloquio col Cardinale Walter Brandmüller, storico ecclesiastico ed ermeneuta del Concilio, sul Giubileo d’oro dell’apertura del Vaticano II. 
Guido Horst 
Roma 

Il Vaticano Secondo è stato un Concilio Pastorale che ha fornito anche spiegazioni dogmatiche. 
Vi era mai stata una cosa simile in precedenza nella storia della Chiesa? 
In effetti sembrerebbe proprio che con il Vaticano II si sia inaugurato un nuovo tipo di concilio. 
Già il linguaggio in sé che è venuto ad espressione, nonché l’esaustività dei testi dimostrano che i padri conciliari non erano mossi tanto dall’intento di sentenziare rispetto alle nuove questioni controverse sul piano ecclesiastico e teologico, quanto piuttosto dal desiderio di volgersi all’opinione pubblica della Chiesa e al mondo intero nello spirito dell’annunciazione. 

Se a distanza di cinquant’anni un Concilio non è stato recepito in maniera idonea dal popolo della Chiesa, non è il caso di dichiararlo fallito? 
Benedetto XVI ha ammonito da una ingannevole lettura del Concilio, nello specifico relativamente all’ermeneutica della rottura... 
Questa è una di quelle domande ormai cliché/di repertorio, dettate dal nuovo sentimento esistenziale, da quel sentire convulso tipico dei nostri tempi. 
Ma cosa sono in fin dei conti cinquant’anni?! 
Riporti la mente al Concilio di Nicea del 325. 
Le dispute attorno al dogma di quel concilio – la natura del Figlio ovvero se questi fosse della stessa sostanza del Padre o meno – sono durate per più di cento anni. In occasione del cinquantesimo anniversario del Concilio di Nicea Sant’Ambrogio fu ordinato Vescovo di Milano e fino alla fine dei suoi giorni dovette lottare strenuamente contro gli ariani che rifiutavano l’accettazione delle disposizioni nicene. 
Di lì a breve un nuovo Concilio: il Primo di Costantinopoli del 381, resosi necessario per completare la professione di fede di Nicea, quando toccò a Sant’Agostino farsi carico delle ambasce e contrastare gli eretici fino a quando non si spense nel 430. 
Anche il Concilio di Trento - detto francamente - fino al giubileo d’oro del 1596 portò pochi frutti. 
Si dovette aspettare che una nuova generazione di Vescovi e di prelati maturasse nello “spirito del Concilio” affinché esso potesse espletare il suo effetto. 
Dovremmo concederci un po’ più di respiro.  

Parliamo ora dei frutti che ha sortito il Vaticano II. Cosa Le viene in mente in proposito?  
Prima di tutto ovviamente il “Catechismo della Chiesa Cattolica”, in analogia con quello tridentino: a seguito del Concilio di Trento fu varato il Catechismus Romanus inteso a fornire a parroci, predicatori eccetera i parametri per la predicazione e l’annunciazione o evangelizzazione. 
Anche il Codice di Diritto Canonico del 1983 può essere definito un portato del Concilio. 
Sarebbe appena il caso di enfatizzare che la forma di liturgia postconciliare con le sue distorsioni e i suoi stravolgimenti non è imputabile al Concilio o alla costituzione liturgica che detto Concilio ha statuito e che peraltro tuttora non è mai stata davvero attuata. 
La rimozione indiscriminata del Latino e dei Canti Gregoriani nonché l’erezione di altari popolari pressoché a tappeto non possono in alcun modo richiamarsi alle prescrizioni del Concilio. 
Col senno di poi volgiamo lo sguardo indietro in particolare alla scarsa sensibilità con cui si è portata avanti la cura delle anime, alla noncuranza pastorale nella forma liturgica. 
Pensiamo solo agli eccessi consumatisi nella Chiesa che ricordano la Beeldenstorm (tempesta delle immagini) dell’VIII secolo, eccessi che hanno catapultato innumerevoli credenti nel caos più totale/che hanno fatto sì che innumerevoli credenti a un certo punto si siano trovati a brancolare nel buio. 
Ma sull’argomento si è già detto di tutto e di più. 
Frattanto si è affermata la concezione per cui la liturgia è una esternazione speculare della vita della Chiesa, subordinata invero ad un’organica evoluzione storica, ma che non può, come in realtà è accaduto, essere decretata di punto in bianco per ordre de mufti. 
E tuttora ci troviamo a pagarne le conseguenze.

"Accordo ( pratico) Roma-Econe : avevano davvero scherzato".


Articolo di "Disputationes Theologicae"

Da :http://disputationes-theologicae.blogspot.it/2012/08/accordo-pratico-roma-econe-avevano.html" ...

" ... E’ forse tempo di sfatare il luogo comune per cui i tradizionalisti sarebbero dei rigidi bacchettoni incapaci di facezie esilaranti. 
Al contrario, sembrerebbe proprio che quando la FSSPX parlava d’“accordo pratico” impossibile senza la preventiva conversione di Roma, stesse semplicemente scherzando. 
Forse con queste “bugie giocose” la FSSPX voleva sottolineare al contrario tutta la sua cattolicità, proclamandosi figlia dell’ilarità romana di San Filippo Neri piuttosto che del freddo rigore del Card. de Berulle o peggio di Saint-Cyran. 
Ora infatti lo scherzo è palese, messo nero su bianco dal Capitolo Generale; che ha solo dimenticato di riconoscere che hanno invertito la rotta e che la Dichiarazione del 2006, approvata «all’unanimità», era appunto una “bugia giocosa”. 
Affermazioni di questo tipo secondo la morale possono essere fatte se tutti ne colgono la natura ironica (la nostra rivista a dire il vero l’aveva capito e per questo aveva scritto che gli scherzi di Mons. Fellay non andavano presi troppo sul serio).
L’alternativa a tale benevola “ipotesi di lavoro” è che la FSSPX si sia accorta dell’erroneità della propria precedente posizione ufficiale ed abbia pertanto deciso di correggerla: in tal caso di per sé avrebbe fatto bene, a nostro avviso (infatti più collaboratori di questa libera rivista rimasero scandalizzati dalla Dichiarazione unanime del 2006); ma il silenzio di tomba sull’eventuale correzione di rotta impedirebbe comunque – allo stato – di considerarla una cosa seria.
Impossibile…
Poiché nell’era di Internet la memoria abbisogna più che mai d’aiuto, ripassiamo qualcosa che la Fraternità aveva detto e Disputationes aveva criticamente commentato.
Ecco quanto asseriva, senza che si levasse una sola voce ufficiale contraria (proprio come nel campo degli allineati), la dichiarazione capitolare del 2006:
“Infatti, i contatti che essa (la FSSPX) mantiene sporadicamente con le autorità romane hanno per unico scopo di aiutarle a riappropriarsi della Tradizione che la Chiesa non può perdere senza rinnegare la propria identità, e non la ricerca di un vantaggio per se stessa, o di giungere ad un impossibile “accordo” puramente pratico. Il giorno in cui la Tradizione ritroverà tutti i suoi diritti, “il problema della riconciliazione non avrà più alcuna ragione di essere e la Chiesa ritroverà una nuova giovinezza”.
Ancora peggio aveva detto, nel periodo di preparazione di tale Capitolo, Mons. Fellay:«in ogni caso, è impossibile ed inconcepibile passare alla terza tappa, e quindi prevedere degli accordi, prima che le discussioni siano riuscite a chiarire e correggere i principi della crisi» (in Fideliter n. 171, maggio-giugno 2006, pp. 40-41)“
D’altra parte, è chiaro che noi non firmeremo accordi se le cose non sono risolte a livello dei principi (…), Noi non possiamo permetterci delle ambiguità (…). [L’accordo] sarebbe fondato su zone grigie, e non appena firmato, la crisi risorgerebbe da tali zone grigie. 
Bisognerà dunque, per risolvere il problema che le autorità romane manifestino ed esprimano in maniera netta, di modo che tutti capiscano che per Roma non ci sono mille strade per uscire dalla crisi, ma che ce n’è una sola valida: che la Chiesa ritrovi pienamente la sua bimillenaria Tradizione. 
Il giorno in cui tale convinzione sarà chiara nelle autorità romane, sebbene sul terreno tutto sia lungi dall’essere regolato, sarà facilissimo realizzare degli accordi” . (Mons. Fellay, ibidem)
Non è possibile che nella FSSPX nessuno ricordi quante volte - quando la situazione era meno esasperata - ad argomentazioni favorevoli all’accordo (ed anche prudentemente favorevoli), è stato replicato che fino a quando non fossero cambiate la cause (la crisi dottrinale) non sarebbero cambiati gli effetti (l’insostenibilità del regime di accordo).
 Logica “tardoguerardiana”, secondo noi, ma avallata – sebbene in maniera più ambigua – dallo stesso Mons. Fellay; spesso implicitamente con “dichiarazioni a doppio senso di lettura”, “svizzere e perciò neutrali” (come dicevano in privato sacerdoti a tutt’oggi nella FSSPX), ma talvolta anche in modo piuttosto esplicito:“Finché non si affronteranno i principi, le conseguenze continueranno ineluttabilmente. Devo dire che per ora Roma non sembra voler risalire ai principi (…) 
E’ semplicissimo: finché Roma resta su tale posizione [ecumenismo e libertà religiosa, di cui il prelato aveva appena parlato], non è possibile nessun accordo” (Mons. Fellay citato nell’editoriale di Don Marco Nély, La Tradizione Cattolica, n.2 (62) – 2006, p. 4).
... anzi possibile.
Nella pur lunga Dichiarazione del Capitolo 2012 (che almeno, a differenza della precedente, non è stata presentata come espressa all’unanimità, ma più genericamente all’insegna di un ricompattamento), in merito alla questione dell’accordo è stata messa una rapida nota (forse l’unica che poteva trovare un consenso ampio), subito seguita da considerazioni pie ed edificanti..."

continua a leggere..

Ecclesia Dei: positivo responsum ad dubia di un Vescovo sulla 'legitimitas' della "nuova" Messa (ex n. 19 Universae Ecclesiae).



Postato sul blog di da p. John Zuhlsdorf sul proprio blog il 25 agosto 2012, e tradotto da Mic di su Chiesa e post-concilio.

La Pontificia Commissione
Ecclesia Dei emette una risposta favorevole ai tradizionalisti.
Un vescovo che vuole rimanere anonimo ha recentemente presentato due dubia alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, per quanto riguarda l'interpretazione di "legittimità" nell'istruzione Universae Ecclesiae del 2011, n. 19. La risposta della Commissione è conciliante con i gruppi tradizionalisti di linea dura come la Fraternità San Pio X, perché Roma richiede ai devoti della Messa nella forma straordinaria solo di riconoscere che la forma ordinaria è "legittima" dal punto di vista umano secondo la legge(ecclesiastica), non necessariamente dal punto di vista della legge divina. [il che appare ragionevole, dal momento che Summorum Pontificum è un documento giuridico]. Significa anche che Roma non richiede che i cattolici che vogliono accedere alla Messa nella forma straordinaria ammettano che le innovazioni come le chierichette e la Comunione nella mano sono accettabili agli occhi di Dio. Riportiamo di seguito la lettera presentata dal vescovo e la risposta della Pontificia Commissione.L'autore della lettera del vescovo è un professore di teologia in pensione. Ha passato la lettera e la risposta romana a The Wanderer dopo che la risposta gli è stata trasmessa dal vescovo in questione.______________________


Ecco i due Dubia presentati alla Pontificia Commissione [Non risulta la data, ma presumibilmente è recente]
"Nell'articolo 19 della istruzione della commissione del 30 aprile 2011, Universae Ecclesiae (UE), si stabilisce che quei cattolici che desiderano celebrazioni dell'Eucaristia nella forma straordinaria del Rito Romano (con il Messale del 1962) non possono sostenere, o essere membri di nessun gruppo che "metta in discussione la validità o legittimità" (validitatem vel impugnent legitimitatem) della forma ordinaria.
Mentre sono davvero pochi coloro che ancora mettono in discussione la validità della Messa con il Messale Romano riformato, alcuni importanti gruppi "tradizionalisti", individui, e pubblicazioni hanno apertamente e provocatoriamente sfidato la sua legittimità. [In poche parole, mentre la maggior parte ammette che Paolo VI aveva l'autorità giuridica e legislativa di imporre il Novus Ordo, non aveva - mettiamola così - l'autorità morale o religiosa. Aveva il diritto / potere, ma non ne aveva davvero il diritto, n. di p. Zuhlsdorf]. Tuttavia, ci sembra che in questi ambienti ci sia spesso confusione e posizioni contrastanti su come, appunto, quest'ultima parola deve essere intesa. Di conseguenza, a quei sacerdoti che desiderano servire cattolici legati alla liturgia tradizionale, non è sempre chiaro se alcune di queste persone sono, infatti, in conformità col requisito della Sede Apostolica, enunciato in UE , n. 19.
Al fine, quindi, di chiarire la questione e facilitare una coerente applicazione pastorale dell'articolo 19, la Commissione potrebbe gentilmente prendere in considerazione e rispondere ai seguenti due dubia ?
Se legitimitas in UE , articolo 19, è da intendersi nel senso che:
(A) debitamente promulgata da opportune procedure di diritto ecclesiastico (ius ecclesiasticum); o
(B) in accordo sia con diritto ecclesiastico e diritto divino (divinum ius), cioè né dottrinalmente non ortodossa né altrimenti non gradita a Dio.
Se (b) di cui sopra rappresenta la mens della Commissione per quanto riguarda il significato di legitimitas, UE , n. 19 è quindi da intendersi nel senso di consentire l'accesso alla Messa nella forma straordinaria:
(A) solo a quei cattolici che non mettono in discussione la legittimità di qualsiasi testo specifico o la pratica di qualsiasi tipo che sia stata debitamente approvata da una legge universale o ecclesiastica locale sull'uso della celebrazione della forma ordinaria; o
(B) a quei fedeli di cui al (a) e anche a coloro che riconoscono in linea di principio la legittimità delle Messe celebrate secondo il riformato Messale Romano e la sua istruzione generale, ma non la legittimità di talune pratiche che, pur non previste in esso, sono consentite come opzioni con adattamenti da leggi liturgiche universali o locali.
Il secondo dubium riguarda quei molti cattolici orientati tradizionalmente che accettano la legittimità (nel senso 1 sulla) forma ordinaria della Messa in cui le opzioni più tradizionali vengono utilizzate, ma che considerano sbagliate e non gradite a Dio certe pratiche che sono state per molti secoli universalmente disapprovate e proibite dalla Chiesa, ma che ora sono consentite dalla legge locale liturgica di molte o della maggior parte delle diocesi o conferenze episcopali (per esempio, la Comunione sulla mano, il servizio femminile all'altare, e la distribuzione della Comunione da parte dei sacerdoti)."

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Risposta di Roma
Pontificia Commissio Ecclesia Dei
PROT. 156/2009

Città del Vaticano, 23 Maggio 2012

Eccellenza,

questa Pontificia Commissione ha ricevuto, tramite i buoni uffici di Vostra Eccellenza, la copia di una corrispondenza da [nome oscurato] ponendo alla Commissione due dubia circa l'interpretazione dell'articolo 19 della Istruzione di questa Commissione Universae Ecclesiae.

Il primo [dubium] chiede se il termine legitimas nella UE, articolo 19, è da intendersi nel senso che:
(A) debitamente promulgata da opportune procedure di diritto ecclesiastico (ius ecclesiasticum), oppure
(B) In accordo sia con diritto ecclesiastico e diritto divino (divinum ius), cioè né dottrinalmente non ortodossa né altrimenti non gradita a Dio.

Questa Pontificia Commissione si limiterebbe a dire che legitimas è da intendersi nel senso di 1 (a). Al secondo [dubium] è risolto da questa risposta. [ius ecclesiasticum e non anche divinum ius]
Con la speranza che Vostra Eccellenza comunicherà il contenuto di questa lettera alla persona interessata, questa Pontificia Commissione coglie l'occasione per rinnovare i suoi sentimenti di stima.

Sinceramente suo in Cristo

Mons. Guido Pozzo
Segretario

Festa di Sant'Agostino, Vescovo e Dottore della Chiesa

" Agostino, non è forse vero che tu ci richiami alla vita interiore? 
Quella vita che la nostra educazione moderna, tutta proiettata sul mondo esterno, lascia illanguidire, e quasi ci fa venire a noia? 
Noi non sappiamo più raccoglierci, non sappiamo più meditare, non sappiamo più pregare. 
Se poi entriamo nel nostro spirito, ci chiudiamo dentro, e perdiamo il senso della realtà esteriore; se usciamo fuori, perdiamo il senso e il gusto della realtà interiore e della verità, che solo la finestra della vita interiore ci scopre. 
Non sappiamo più stabilire il giusto rapporto tra immanenza e trascendenza; non sappiamo più trovare il sentiero della verità e della realtà, perché abbiamo dimenticato il suo punto di partenza ch'è la vita interiore, e il suo punto d'arrivo ch'è Dio. 
Richiamaci, o sant' Agostino, a noi stessi; insegnaci il valore e la vastità del regno interiore; ricordaci quelle tue parole: « Per mezzo dell'anima mia io salirò... »; metti anche nei nostri animi la tua passione: « O verità, o verità, quali profondi sospiri salivano... verso di te dall'intimo dell'anima mia! ». 
O Agostino, sii a noi maestro di vita interiore; fa' che ricuperiamo in essa noi stessi, e che rientrati nel possesso della nostra anima vi possiamo scoprire dentro il riflesso, la presenza, l'azione di Dio, e che docili all'invito della nostra vera natura, più docili ancora al mistero della sua grazia, possiamo raggiungere la sapienza, e cioè col pensiero la Verità, con la Verità l'Amore, con l'Amore la pienezza della Vita che è Dio".

(Il Servo di Dio Papa Paolo VI)


" La vicenda interiore di sant'Agostino Cari fratelli e sorelle, con l’incontro di oggi vorrei concludere la presentazione della figura di sant’Agostino. 
Dopo esserci soffermati sulla sua vita, sulle opere e su alcuni aspetti del suo pensiero, oggi vorrei tornare sulla sua vicenda interiore, che ne ha fatto uno dei più grandi convertiti della storia cristiana. 
A questa sua esperienza ho dedicato in particolare la mia riflessione durante il pellegrinaggio che ho compiuto a Pavia, l’anno scorso, per venerare le spoglie mortali di questo Padre della Chiesa. In tal modo ho voluto esprimere a lui l’omaggio di tutta la Chiesa cattolica, ma anche rendere visibile la mia personale devozione e riconoscenza nei confronti di una figura alla quale mi sento molto legato per la parte che ha avuto nella mia vita di teologo, di sacerdote e di pastore. 
Ancora oggi è possibile ripercorrere la vicenda di sant’Agostino grazie soprattutto alle Confessiones, scritte a lode di Dio e che sono all’origine di una delle forme letterarie più specifiche dell’Occidente, l’autobiografia, cioè l’espressione personale della coscienza di sé. 
Ebbene, chiunque avvicini questo libro straordinario e affascinante, ancora oggi molto letto, si accorge facilmente come la conversione di Agostino non sia stata improvvisa né pienamente realizzata fin dall’inizio, ma possa essere definita piuttosto come un vero e proprio cammino, che resta un modello per ciascuno di noi. 
Questo itinerario culminò certamente con la conversione e poi con il battesimo, ma non si concluse in quella Veglia pasquale dell’anno 387, quando a Milano il retore africano venne battezzato dal Vescovo Ambrogio.
Il cammino di conversione di Agostino infatti continuò umilmente sino alla fine della sua vita, tanto che si può veramente dire che le sue diverse tappe - se ne possono distinguere facilmente tre - siano un’unica grande conversione. Sant’Agostino è stato un ricercatore appassionato della verità: lo è stato fin dall’inizio e poi per tutta la sua vita. 
La prima tappa del suo cammino di conversione si è realizzata proprio nel progressivo avvicinamento al cristianesimo. In realtà, egli aveva ricevuto dalla madre Monica, alla quale restò sempre legatissimo, un’educazione cristiana e, benché avesse vissuto durante gli anni giovanili una vita sregolata, sempre avvertì un’attrazione profonda per Cristo, avendo bevuto l’amore per il nome del Signore con il latte materno, come lui stesso sottolinea (cfr Confessiones, III, 4, 8).
Ma anche la filosofia, soprattutto quella d’impronta platonica, aveva contribuito ad avvicinarlo ulteriormente a Cristo manifestandogli l’esistenza del Logos, la ragione creatrice. I libri dei filosofi gli indicavano che c’è la ragione, dalla quale viene poi tutto il mondo, ma non gli dicevano come raggiungere questo Logos, che sembrava così lontano. Soltanto la lettura dell’epistolario di san Paolo, nella fede della Chiesa cattolica, gli rivelò pienamente la verità. 
Questa esperienza fu sintetizzata da Agostino in una delle pagine più famose delle Confessiones: egli racconta che, nel tormento delle sue riflessioni, ritiratosi in un giardino, udì all’improvviso una voce infantile che ripeteva una cantilena, mai udita prima: tolle, lege, tolle, lege, “prendi, leggi, prendi, leggi” (VIII, 12,29). 
Si ricordò allora della conversione di Antonio, padre del monachesimo, e con premura tornò al codice paolino che aveva poco prima tra le mani, lo aprì e lo sguardo gli cadde sul passo dell’epistola ai Romani dove l’Apostolo esorta ad abbandonare le opere della carne e a rivestirsi di Cristo (13, 13-14). 
Aveva capito che quella parola in quel momento era rivolta personalmente a lui, veniva da Dio tramite l’Apostolo e gli indicava cosa fare in quel momento. 
Così sentì dileguarsi le tenebre del dubbio e si ritrovò finalmente libero di donarsi interamente a Cristo: “Avevi convertito a te il mio essere”, egli commenta (Confessiones, VIII, 12,30). Fu questa la prima e decisiva conversione. 
A questa tappa fondamentale del suo lungo cammino il retore africano arrivò grazie alla sua passione per l’uomo e per la verità, passione che lo portò a cercare Dio, grande e inaccessibile. 
La fede in Cristo gli fece capire che il Dio, apparentemente così lontano, in realtà non lo era. 
Egli, infatti, si era fatto vicino a noi, divenendo uno di noi. In questo senso la fede in Cristo portò a compimento la lunga ricerca di Agostino sul cammino della verità.
Solo un Dio fattosi “toccabile”, uno di noi, era finalmente un Dio che si poteva pregare, per il quale e con il quale si poteva vivere. 
E’ questa una via da percorrere con coraggio e nello stesso tempo con umiltà, nell’apertura a una purificazione permanente di cui ognuno di noi ha sempre bisogno.
Ma con quella Veglia pasquale del 387, come abbiamo detto, il cammino di Agostino non era concluso. Tornato in Africa e fondato un piccolo monastero vi si ritirò con pochi amici per dedicarsi alla vita contemplativa e di studio.
Questo era il sogno della sua vita. Adesso era chiamato a vivere totalmente per la verità, con la verità, nell’amicizia di Cristo che è la verità. Un bel sogno che durò tre anni, fino a quando egli non venne, suo malgrado, consacrato sacerdote a Ippona e destinato a servire i fedeli, continuando sì a vivere con Cristo e per Cristo, ma a servizio di tutti. 
Questo gli era molto difficile, ma capì fin dall’inizio che solo vivendo per gli altri, e non semplicemente per la sua privata contemplazione, poteva realmente vivere con Cristo e per Cristo. 
Così, rinunciando a una vita solo di meditazione, Agostino imparò, spesso con difficoltà, a mettere a disposizione il frutto della sua intelligenza a vantaggio degli altri. Imparò a comunicare la sua fede alla gente semplice e a vivere così per essa in quella che divenne la sua città, svolgendo senza stancarsi un’attività generosa e gravosa che così descrive in uno dei suoi bellissimi sermoni: “Continuamente predicare, discutere, riprendere, edificare, essere a disposizione di tutti - è un ingente carico, un grande peso, un’immane fatica” (Serm. 339, 4). 
Ma questo peso egli prese su di sé, capendo che proprio così poteva essere più vicino a Cristo. Capire che si arriva agli altri con semplicità e umiltà, fu questa la sua vera e seconda conversione. Ma c’è un’ultima tappa del cammino agostiniano, una terza conversione: quella che lo portò ogni giorno della sua vita a chiedere perdono a Dio.
Inizialmente aveva pensato che una volta battezzato, nella vita di comunione con Cristo, nei Sacramenti, nella celebrazione dell'Eucaristia, sarebbe arrivato alla vita proposta del Discorso della montagna: alla perfezione donata nel battesimo e riconfermata nell'Eucaristia. 
Nell’ultima parte della sua vita capì che quello che aveva detto nelle sue prime prediche sul Discorso della montagna - cioè che adesso noi da cristiani viviamo questo ideale permanentemente - era sbagliato. Solo Cristo stesso realizza veramente e completamente il Discorso della montagna. 
Noi abbiamo sempre bisogno di essere lavati da Cristo, che ci lava i piedi, e da Lui rinnovati. Abbiamo bisogno di una conversione permanente. 
Fino alla fine abbiamo bisogno di questa umiltà che riconosce che siamo peccatori in cammino, finché il Signore ci dà la mano definitivamente e ci introduce nella vita eterna. In questo ultimo atteggiamento di umiltà, vissuto giorno dopo giorno, Agostino è morto. 
Questo atteggiamento di umiltà profonda davanti all’unico Signore Gesù lo introdusse all’esperienza di un’umiltà anche intellettuale. 
Agostino, infatti, che è una delle più grandi figure nella storia del pensiero, volle negli ultimi anni della sua vita sottoporre a un lucido esame critico tutte le sue numerosissime opere. 
Ebbero così origine le Retractationes (“revisioni”), che in questo modo inseriscono il suo pensiero teologico, davvero grande, nella fede umile e santa di quella che chiama semplicemente con il nome di Catholica, cioè della Chiesa. 
“Ho compreso - scrive appunto in questo originalissimo libro (I, 19, 1-3) - che uno solo è veramente perfetto e che le parole del discorso della montagna sono totalmente realizzate in uno solo: in Gesù Cristo stesso. Tutta la Chiesa invece - tutti noi, inclusi gli apostoli - dobbiamo pregare ogni giorno: rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. 
Convertito a Cristo, che è verità e amore, Agostino lo ha seguito per tutta la vita ed è diventato un modello per ogni essere umano, per noi tutti in cerca di Dio. 
Per questo ho voluto concludere il mio pellegrinaggio a Pavia riconsegnando idealmente alla Chiesa e al mondo, davanti alla tomba di questo grande innamorato di Dio, la mia prima enciclica, intitolata Deus caritas est. 
Questa infatti molto deve, soprattutto nella sua prima parte, al pensiero di sant’Agostino. Anche oggi, come al suo tempo, l’umanità ha bisogno di conoscere e soprattutto di vivere questa realtà fondamentale: Dio è amore e l’incontro con lui è la sola risposta alle inquietudini del cuore umano. 
Un cuore che è abitato dalla speranza, forse ancora oscura e inconsapevole in molti nostri contemporanei, ma che per noi cristiani apre già oggi al futuro, tanto che san Paolo ha scritto che “nella speranza siamo stati salvati” (Rm, 8, 24). A
lla speranza ho voluto dedicare la mia seconda enciclica, Spe salvi, e anch’essa è largamente debitrice nei confronti di Agostino e del suo incontro con Dio. In un bellissimo testo sant’Agostino definisce la preghiera come espressione del desiderio e afferma che Dio risponde allargando verso di Lui il nostro cuore. 
Da parte nostra dobbiamo purificare i nostri desideri e le nostre speranze per accogliere la dolcezza di Dio (cfr In I Ioannis, 4, 6). 
Questa sola, infatti, aprendoci anche agli altri, ci salva. 
Preghiamo dunque che nella nostra vita ci sia ogni giorno concesso di seguire l’esempio di questo grande convertito, incontrando come lui in ogni momento della nostra vita il Signore Gesù, l’unico che ci salva, ci purifica e ci da la vera gioia, la vera vita. 

Benedetto XVI nell'udienza generale di mercoledì 27 febbraio 2008

lunedì 27 agosto 2012

Intervista a Thomas Murphy portavoce CISP sul pellegrinaggio tradizionale a Roma il 3 novembre 2012

A mezzogiorno di oggi, 27 agosto 2012 e' uscita in FRANCESE (qui sul sito di Actualité Traditionaliste -TradiNews la versione ufficiale in francese) e in ITALIANO, qui su Messainlatino.it, un'intervista al Sig. Thomas Murphy, segratario della "F.I.U.V. - Foederatio Internationalis Una Voce", nella sua qualità di portavoce ufficiale del "C.I.S.P. - Coetus Internationalis pro Summorum Pontificum" che ha organizzato il Pellegrinaggio internazionale tradizionale a Roma per il prossimo 3 novembre 2012.

In SPAGNOLO (qui su La Buhardilla de Jerónimo) è uscita il 29 agosto 2012
In INGLESE (qui su The Catholic World Report) è uscita il 30 agosto 2012.
Quella di seguito è la versione ufficiale in italiano, tradotta -su richiesta del CISP- da un nostro collaboratore di M.i.L. proprio per la diffusione ufficiale del 27 agosto.
Roberto
Intervista a Thomas Murphy,
portavoce ufficiale del Pellegrinaggio Internazionale pro Summorum Pontificum
del 3 novembre a Roma -
(27 Agosto 2012)
(traduzione di Francesco R. di M.i.L. - Messainlatino.it per il C.I.S.P.)




1) Sig. Thomas Murphy, lei è il portavoce ufficiale del Coetus Internationalis pro Summorum Pontificum: qual è l’obiettivo di questo comitato?
Il Coetus Internationalis riunisce vari gruppi di fedeli che lavorano, ciascuno a modo proprio, a sostegno del Summorum Pontificum. Unire questi gruppi nella carità e lavorare insieme è il nostro primo scopo. L’obiettivo principale del Coetus Internationalis è organizzare un pellegrinaggio a Roma il prossimo fine settimana di Ognissanti.

Abbiamo colto l'occasione dell'Anno Santo della Fede e il 5 ° Anniversario del 'Summorum Pontificum' per invitare associazioni, gruppi e movimenti di fedeli, provenienti da tutta Europa e dal Mondo, ad unirsi a noi a Roma per una manifestazione di sostegno al Santo Padre e per rendergli grazie per la “Magna Carta” con cui ha “liberalizzato” il Rito Gregoriano. Questo è il nostro invito a tutti i fedeli ad affermare la nostra Fede Cattolica e la nostra fedeltà al Romano Pontefice ed esprimere il nostro convincimento che anche la liturgia tradizionale in latino è uno strumento idoneo per la Nuova Evangelizzazione, compresi il suo fascino sui giovani e la sua universalità.
Il pellegrinaggio si concluderà con una Messa Pontificale nella Forma Straordinaria del Rito Romano sabato 3 novembre alle ore 10:00 nella Basilica di San Pietro, cuore pulsante del Cattolicesimo.

2) Quali sono i movimenti che hanno aderito all'iniziativa?
La lista dei movimenti si allunga quasi ogni giorno. Abbiamo intenzione di presentarne un elenco iniziale in occasione dell’annuncio ufficiale del pellegrinaggio, il 10 settembre, ma alcuni movimenti meritano particolare menzione sin da ora. Parlo anche in qualità di Segretario della Federazione Internazionale "Una Voce", che ha dato il suo notevole sostegno al Coetus Internationalis. Le Associazioni membri della nostra Federazione presenti in tutti e cinque i Continenti, in particolare Una Voce Italia, hanno apportato il loro prezioso contribuito ai lavori del Coetus Internationalis.

Un’eccellente contributo è stato apportato anche dal Coetus nationalis pro Summorum Pontificum (CNSP), che riunisce i gruppi e le organizzazioni della penisola italiana tra cui alcune delle nostre associazioni di Una Voce. Vorrei anche rivolgere una menzione d’onore alla magistrale e ben nota associazione francese Notre-Dame-de-chrétienté, organizzatrice dell'annuale pellegrinaggio a Chartres, e alla Foederatio Internationalis Juventutem, i giovani a sostegno del Summorum Pontificum che si son fatti conoscere in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù; associazioni queste che hanno confermato la loro adesione al Coetus Internationalis nei giorni scorsi.

Il supporto di tutti questi gruppi e movimenti è fondamentale se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi: non solo creare una caritatevole unità e collaborazione tra quanti sostengono il Summorum Pontificum ma soprattutto rivolgere i nostri ringraziamenti al Romano Pontefice per il Summorum Pontificum e soprattutto professargli la nostra fedeltà durante il prossimo pellegrinaggio a Roma nei primi di novembre. Ripeto l’invito a ciascuno gruppo che sostiene il Summorum Pontificum a unirsi in supporto del Coetus Internationalis.
3) Può dirci altri dettagli riguardo gli sviluppi dell’organizzazione del pellegrinaggio, come esempio, il nome del celebrante?Stiamo lavorando alacremente, nonostante la pausa estiva, sacrosanta a Roma. Il nome del celebrante sarà reso noto in occasione dell’annuncio ufficiale del pellegrinaggio nel mese di settembre.

Oltre alla Messa nella Basilica di San Pietro, invitiamo ciascun gruppo che ci avrà raggiunto a Roma di organizzare nella Città Eterna una cerimonia religiosa o un incontro di preghiera durante quel fine settimana di Tutti i Santi. A tal fine, il nostro cappellano, l’Abbé Claude Barthe, autore di numerosi libri e articoli in materia di Liturgia, si metterà in contatto coi gruppi di pellegrini e con i sacerdoti presenti a Roma per quell’occasione. Chiunque fosse interessato può già contattare la nostra Segreteria all’indirizzo
cisp@mail.com o scrivere a me: secretary@fiuv.org.
4) Si darà l’annuncio ufficiale del pellegrinaggio il 10 settembre, appena otto settimane prima della Messa del 3 novembre. Il tempo è poco. Quanti pellegrini lei si aspetta verranno a Roma?E 'vero: i tempi sono brevi. Tuttavia, il Coetus Internationalis ha svolto già molto lavoro, in maniera discreta, nei molti mesi precedenti. Ho saputo che i pellegrini previsti a Roma sono stimati tra 3.000 e 4.000 provenienti da tutto il mondo.
5) Lei ha detto di essere anche il Segretario della F.I.U.V.? Che ruolo ha svolto la F.I.U.V. in questo pellegrinaggio e come si colloca questo pellegrinaggio fra le attività della F.I.U.V.?In qualità di più antica organizzazione di laici attiva per la conservazione della liturgia tradizionale in latino, la Federazione Internazionale "Una Voce" è stata coinvolta sin dall'inizio nell’organizzazione del pellegrinaggio. La nostra rete di Associazioni e Federazioni in 33 Paesi nei cinque Continenti attribuisce grande importanza alla collaborazione e all’intima unione nella carità. Era naturale quindi che la F.I.U.V. fosse uno dei primi e decisivi sostenitori del Coetus Internationalis.

La nostra Federazione si reca a Roma ogni due anni per un’Assemblea Generale dei Soci, ma eravamo ansiosi di compiere uno sforzo particolare per celebrare il 5 ° Anniversario del Summorum Pontificum e dimostrare la nostra fedeltà al Papa durante l'Anno della Fede. Il pellegrinaggio a Roma del prossimo novembre sarà l'occasione ideale per ripetere ciò che i Cattolici fanno da sempre: un pellegrinaggio sulle tombe degli Apostoli, e dichiarare pubblicamente la loro fedeltà al Papa.

Quanto di peculiare vi è nel Coetus Internationalis, e ciò dovrebbe interessare tutti coloro che supportano il Summorum Pontificum, è il suo essere al di sopra delle divisioni. Si tratta di un semplice atto di amore da parte di molte anime riunite nei diversi movimenti cattolici, che cercano tutte di includersi nella nostra unica e visibile espressione di fede, di ringraziamento e di fedeltà. A tutti coloro che condividono la nostra Fede cattolica, che condividono la nostra gratitudine per il Summorum Pontificum e che condividono la nostra fedeltà al Santo Padre, a loro tutti che ascoltano le mie parole dico: “Venite con noi a Roma!”

Thomas Murphy, F.I.U.V. e C.I.P.S.

sabato 25 agosto 2012

Stop ai cellulari in chiesa in una cittadina della provincia di Torino, ma la Curia frena






Il caso del Duomo di Chivasso

Necessitava un giovane sacerdote, recentemente nominato Viceparroco del Duomo di Chivasso (TO) per tentare di riportare ordine e devozione, o quantomeno buona educazione, in questa chiesa ormai in preda allo squillare dei cellulari. A quanto riferito da vari giornali, in particolare da "La Sentinella del Canavese" del 24 agosto 2012 (si veda foto in alto), don Luca Pastore, classe 1981, ha attuato una lodevole iniziativa esponendo alle porte del Duomo un cartello che recita così: “Il Signore vi ascolta e vi parla in molti modi. Ma di sicuro non vi chiama al cellulare. PER FAVORE SPEGNILO”. Ecco però la repentina presa di distanza della Curia eporediese, sempre “bettazziana” nel cuore (per non dire sino al midollo), che per bocca del Vicario Generale don Arnaldo Bigio trasmette un dosaggio di relativismo ecclesiastico che solamente in un vecchio prete sessantottino si può ancora trovare! A suo parere, infatti, in chiesa deve regnare massima libertà quanto ai costumi onde non compromettere l’afflusso di fedeli, se così possiamo ancora definirli. In ogni caso dalla mini intervista riportata si evince come l’imminente visita del Cardinale Bertello in occasione della Festa Patronale sia stato il principale movente onde evitare una figuraccia ai chivassesi, non certo l’amore a Nostro Signore. Il novello Vescovo di Ivrea, mons. Edoardo Aldo Cerrato, avrà molto da penare nella Chiesa di cui è stato eletto Pastore, ma auspichiamo possa almeno contare sul giovane clero canavesano, per quanto poco numeroso!

John Henry