martedì 31 luglio 2012

Dalla Rivista " Ephemerides Liturgicae " del 1949 : per una " riforma generale della Liturgia", del Padre Annibale Bugnini, quarta ed ultima parte



Quarta ed ultima parte
1 parte;
2 parte;
3 parte

13. LE OTTAVE
Hanno preso uno sviluppo enorme, « esagerato » dice un relatore.

E si ripete per le ottave « l'unanimità dei consensi » perchè siano semplificate. Qualcuno le vorrebbe sopprimere tutte, eccettuate quelle di Natale, Epifania, Pasqua, Pentecoste, Ascensione e Corpus Domini, elevando al grado di duplex l'ufficio infra octavam.
Altri ragionano così: « Bisogna, senza dubbio, conservare le ottave di Pasqua e di Pentecoste per la loro antichità, e quella di Natale per il suo carattere del tutto speciale: infatti è parte integrante dell'ufficio del Tempo di Natale e dà alla settimana dal 25 al 31 dicembre una fisonomia singolarmente attraente.
L'ottava dell'Ascensione, d'istituzione recente, potrebbe senz'altro scomparire e lo stesso vale per quella del Sacro Cuore e per tutte le ottave non privilegiate.
Del resto si potrebbero ridurre tutte al grado di ottave semplici, con ufficio proprio solo nel giorno ottavo e con speciale privilegio che permetta di preferirlo in caso d'occorrenza alle feste di rito doppio o inferiore al doppio. Si potrebbe anche dare alle domeniche « infra octavam » un ufficio, che s'ispiri alla festa: si direbbe quasi indispensabile per la maggior parte dei paesi dove le feste non sono più celebrate dal popolo nel giorno assegnato, ma ri¬mandate alla domenica seguente.
Per l'Epifania e il Corpus Domini, si potrebbe forse conservare l'ottava, ma riducendo a rito semplice tutti i giorni infra octavam, con salterio feriale.
Non sarebbe il caso di fare un passo anche più avanti e rimaneggiare tutti gli uffici festivi, se non riducendoli a rito semplice, almeno sottomettendoli al principio dell'ufficio a tre lezioni?
In questo caso i responsori che rimanessero soppressi potrebbero essere utilizzati ai Vespri, alle Lodi e alle Ore minori dopo il capitolo, per non depauperare la preghiera liturgica di questi pezzi, che spesso sono magnifici ».
Riassumendo, il sistema delle ottave, secondo il parere di un disserente, potrebbe modificarsi così:
1 Niente di cambiato :
a. Pasqua,
b Pentecoste,
c Natale: .

2. Ottave del temporale:
Epifania: giorni infra octavam, uffici a 3 lezioni con salterio feriale, commemorati solo nelle feste di S. Giuseppe e della S. Famiglia; giorno ottavo, ufficio doppio come nel giorno della festa, ma con testi propri, riferentisi al Battesimo di Gesù.Ascensione: ottava soppressa, ma conservare il « tempo dell'Ascensione ».
Corpus Domini: giorni infra octavam, ufficio a 3 lezioni, che ceda solo dinanzi ai doppi con semplice commemorazione; giorno ottavo, festa di Cristo Sommo Sacerdote.
S
acro Cuore: ottava semplice, da fondersi con la festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore.
3. Ottave del santorale.:
Immacolata Concezione, ottava semplice.
S. Giuseppe (da celebrarsi nel tempo natalizio), ottava semplice.
S. Giovanni Battista, ottava semplice.
Ss. Pietro e Paolo, ottava semplice (il 4 luglio festa di tutti i Santi Papi).
S. Lorenzo, ottava semplice.
Assunzione, ottava semplice, da fondersi con la festa del Cuore Immacolato di Maria.
Natività della SS. Vergine, ottava semplice, da fondersi con la festa del Nome di Maria, che prenda l'ufficio della Natività con le parti proprie dell'ufficio attuale.
Ognissanti, ottava semplice, da fondersi con la festa delle Ss. Reliquie.
Santo Patrono e Titolare,
Dedicazione della propria chiesa, ottava semplice.

4. Ufficio delle domeniche infra octavam:
Conservare intatti gli uffici attuali per le domeniche delle ottave di Natale, Ascensione, Corpus Domini e Sacro Cuore.
Ripristinare la domenica dell'ottava dell'Epifania e fissare la festa della S. Famiglia in un altro giorno infra octavam.
P
er le domeniche infra octavam delle feste dell'Assunzione e della Natività della SS. Vergine, dei Ss. Pietro e Paolo, di Ognissanti, della Dedicazione, della festa- del Patrono e del Titolare, si potrebbe comporre l'ufficio come segue: Salmi e antifone, capitolo e inno, responsori brevi e versetti, delia festa; lezioni del Matutino e orazione, della domenica occorrente.
Alla Messa commemorazione (in primo luogo) e prefazio dell'ottava.

14. LE COMMEMORAZIONI
Con l'inserzione del Martirologio a Prima, si dice, già potrebbero sop¬primersi tutte le commemorazioni. Forma, veramente, un po' semplicista di risolvere il problema.
Altri ne chiedono la soppressione a Matutino, Lodi e Vespri, ma non nella Messa. Bisognerebbe ridurre tutte le commemorazioni a due ed omettere tutto il resto, propongono taluni. Ancora: i santi di rito semplice o doppio in occorrenza con la domenica non dovrebbero esser commemorati che alle Lodi.
Non ci attardiamo ad esporre altre proposte perchè il sistema semplificato delle ottave porterebbe anche a questa semplificazione, che in definitiva è una conseguenza logica di quanto precede.

15. LE RUBRICHE
Tra le varie proposte, ecco le principali:
1. Si premettano brevi note, storiche ed esegetiche, ai vari riti e alle loro parti, oppure si uniscano con le rubriche generali sia del Breviario che del Messale.
Naturalmente le attuali « Rubricae generales » vanno fuse con le « Additiones et Variationes ».
Si segnino con numero progressivo, imitando per brevità e chiarezza i canoni del C. I. C. I nuovi prolegomeni dei libri liturgici dovrebbero servire anche come testo (o come parte sostanziale del testo) di scuola di liturgia pratica nei seminari.
2. Si dovrebbe rivedere o sopprimere la rubrica o le rubriche riguardanti le Ore canoniche in relazione alla Messa conventuale.
Così la norma che prescrive in Quaresima la recita del Vespro prima di mezzogiorno (cioè prima del pranzo) è un evidente errore d'interpretazione, che andrebbe corretto.
3. Qualche annotazione particolare: per togliere ogni dubbio se si debba genuflettere con uno o ambedue i ginocchi, la Rubrica all'Invitatorio: « In sequenti Psalmi versu, ad verba: venite, adoremus, et procidamus, genuflectitur », dovrebbe cambiarsi in quest'altra: « In sequenti Psalmi versu verba: venite, adoremus, et procidamus dicuntur flexis genibus ».
Nella festa dei santi Angeli alle singole Ore, in calce ai primi Vespri nei giorni 24 marzo, 8 maggio, 29 settembre, 2 ottobre, 24 ottobre si aggiunga la rubrica: « Conclusio hymnorum ad omnes Horas »:Deo Patri sit gloria, - Qui, quos redemit Filius Et Sanctus unxit Spiritus, - Per Angelos custodiat. Amen.Nella ia strofa dell'Iste Confessor si dovrebbe dire sempre : « Hac die laetus meruit supremos - Laudis honores ».
Cadrebbero così da sé parecchie rubriche speciali nelle feste dei santi.
4. «È urgente, afferma un collaboratore, la compilazione metodica, peruso di tutta la Chiesa, non di una guida particolareggiata dei minimi gesti delcoro o degli ufficianti, ma d'una raccolta dei princìpi generali, un vero Codex turis liturgici, in cui sia enunciato chiaramente e classificato sistematicamente quel che debbono fare le singole persone e le varie categorie, secondo i tempi, i luoghi e le circostanze della celebrazione di feste e cerimonie liturgiche.
L'ordine dovrebbe essere, parallelo a quello del Codice di Diritto Canonico e la materia essere fornita dallo spoglio metodico delle rubriche, non andate in disuso o superate, del Messale, Breviario, Pontificale e Cerimoniale, compresa l'appendice per le chiese minori e del Rituale.
La scelta dovrebbe farsi ispirandosi non agli usi giuridicamente in vigore, ma agli abbondanti e seri studi che hanno messo in luce l'origine, il senso e l'evoluzione storica di ciascun rito o cerimonia.
Un simile lavoro dovrebbe servire in seguito come punto di partenza alle commissioni sinodali e diocesane di liturgia per regolare, secondo i bisogni spirituali dei diversi luoghi, le celebrazioni imposte ad ogni parroco nella sua parrocchia e mettere fine agli arbitrii, che si verificano ogni giorno più ».

CONCLUSIONE
Abbiamo spigolato qua e là nell'abbondante messe.
Proposte e progetti,. nella loro multiforme varietà, riflettono una identica luce: l'intimo desiderio di rinnovamento e di adeguamento della « laus perennis » alle attuali esigenze spirituali del clero e della « plebs Dei ».
Abbiamo voluto riferire con una fedeltà assoluta, spesso con le loro stesse parole, il pensiero dei nostri collaboratori, perchè la loro voce giunga ai lettori non alterata ne travisata, ma nella genuina interezza.


Mentre ringraziamo vivamente quanti si sono uniti a noi in questo comune lavoro, che ci auguriamo porti « tempore opportuno » i suoi frutti, dichiariamo che le pagine della Rivista resteranno anche in seguito aperte ad ogni altra collaborazione che si attenga, e nell'intenzione e nella formulazione, ad un saggio equilibrio tra « nova et vetera ».

Roma, marzo 1949.
A. BUGNINI, C M.

( FINE )

Messainlatino ha pubblicato tutto lo studio :
PER UNA RIFORMA LITURGICA GENERALE
I PRINCIPI
GRADUAZIONE DELLE FESTE
CALENDARIO a) Temporale b) Santorale
BREVIARIO
SALMODIA
ANTIFONE
LETTURA
CAPITOLI
RESPONSORI
INNI
LE PRECI
INIZIO E FINE DELLE ORE
LE OTTAVE
LE COMMEMORAZIONI
LE RUBRICHE
CONCLUSIONE

Foto : XXV Congresso Eucaristico Nazionale, Ancona, Processione Eucaristica , particolare. 8 settembre 2011

Scomunica "latae sententiae" per i profanatori del Santissimo Sacramento, Servigliano di Fermo. Il 2 agosto ( Perdono di Assisi ) giornata della riparazione : digiuno , confessione e adorazione eucaristica fino alla mezzanotte per tutti i fedeli.



ARCIDIOCESI DI FERMO CURIA ARCIVESCOVILE

Il Vicario Generale
PROT. N. 550/VI.GE./12

Il Codice di Diritto Canonico (CIC) sintetizzando l'abbondante insegnamento conciliare in merito e il perenne ammaestramento della Chiesa, sancisce: «Augustissimo Sacramento è la Santissima Eucaristia nella quale lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto ed è assunto, e mediante la quale continuamente vive e cresce la Chiesa» (can. 897 del CIC); pertanto «i fedeli abbiano in sommo onore la Santissima Eucaristia (...) ricevendo con frequenza e massima devozione questo sacramento e venerandolo con somma adorazione» (can. 898 del CIC).

Si comprende perciò la cura e l'impegno dei Pastori della Chiesa perché questo inestimabile Dono sia profondamente e religiosamente amato, tutelato e circondato di quel culto che esprima nel miglior modo possibile alla limitatezza umana la fede nella reale Presenza di Cristo - Corpo, Sangue, Anima e Divinità - sotto le Specie Eucaristiche, anche dopo la celebrazione del Santo Sacrificio.
Il can. 1367 del CIC afferma che: "Chi profana le specie eucaristiche consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica".
La pena latae sententiae significa che vi si incorre ipso facto, cioè per il fatto stesso di aver commesso il delitto.
Inoltre, è riservata alla Sede Apostolica, nello specifico alla Congregazione per la Dottrina della Fede, quindi, in caso di ravvedimento del reo (o dei rei), la censura non può essere rimessa dal Vescovo, tranne nell'eccezione dell'articulo mortis, ma solo dalla Santa Sede.
A motivo dei gravissimi fatti delittuosi accaduti nel pomeriggio di ieri nella Chiesa parrocchiale di S. Marco Evangelista in Servigliano (FM), ovvero la profanazione delle specie eucaristiche mediante asportazione e furto delle stesse dal tabernacolo;Visti i cann. 1367,1376 del Codice di Diritto Canonico

SI DICHIARA

che il reo (o i rei) è incorso (sono incorsi) nella scomunica latae sententiae e tale pena comporta di conseguenza:
- il divieto di ricevere i sacramenti (cann. 1331 § 1, 2°; 915 del CIC);
- l'esclusione dall'incarico di padrino per il Battesimo e la Confermazione (cann. 874 § 1; 893 § 1 del CIC);
- la privazione delle esequie ecclesiastiche in mancanza di segni di pentimento (can. 1184 § 1,1° del CIC);
- la necessità della licenza dell'Ordinario del luogo per l'ammissione al matrimoniocanonico (cann. 1071 § 1, 5°; 1124 del CIC).
Altresì, a norma del can. 1211 del Codice di Diritto Canonico,

SI DISPONE

che tale oltraggio venga riparato il 2 Agosto p.v. (Perdono d'Assisi) nel seguente modo
- si propone un digiuno penitenziale astenendosi dalla cena;
- ore 19,30 celebrazione eucaristica con numeroso concorso di popolo;
- a seguire Adorazione Eucaristica fino alle ore 24,00;
- alle ore 21,30 celebrazione penitenziale con confessione individuale.
Inoltre, anche il pellegrinaggio Mariano "Servigliano - Santuario Madonna dell'Ambro" del 1/2 Settembre p.v., avrà carattere di riparazione.
Nonostante qualsiasi disposizione contraria.
Fermo, 27 Luglio 2012

M
ons.Pietro Orazi
Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Fermo

domenica 29 luglio 2012

Ecce Sacerdos magnus, qui in diebus suis, placuit Deo. Le nomine di S.E.R. Mons. Salvatore Joseph Cordileone, Arcidiocesi di San Francisco e di P. Edoardo Aldo Cerrato, Diocesi di Ivrea.


Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Salvatore Joseph Cordileone è il nuovo Arcivescovo di San Francisco.

Nato nel 1956 a San Diego (California), nell’omonima diocesi, ha compiuto i suoi studi teologici presso il Collegio Americano del Nord e l’Università Gregoriana a Roma (1978-1982). Sempre presso la Gregoriana ha conseguito il dottorato in Diritto Canonico (1985-1989).

Dopo la sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 9 luglio 1982 per la diocesi di San Diego, mons. Cordileone ha coperto vari incarichi, fra cui quello di vicario parrocchiale della Saint Martin of Tours Parish a La Mesa (1982-1985), segretario particolare vescovile (1989-1991) e officiale del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica a Roma (1995-2002)..

Nominato vescovo titolare di Natchez ed ausiliare di San Diego nel luglio 2002, è stato promosso alla Diocesi di Oakland nel marzo del 2009.In seno della Conferenza Episcopale è presidente del Subcommittee for the Promotion and Defense of Marriage e membro del Committee for Canonical Affairs and Church Governance.
E’ anche membro del Committee on Religious Liberty della California Catholic Conference.

Video
1 , 2, 3, 4, 5 ecc ecc. Il Solenne Pontificale nel Rito Romano Antico di SER Mons.Salvatore J.Cordileone il 20 settembre 2009 nella Chiesa di St. Margaret Mary's Oakland, California,
" 20th Anniversary of the Traditional Latin Mass ".




Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Edoardo Aldo Cerrato è il nuovo Vescovo di Ivrea.

Nato ad Asti il 13 ottobre 1949 ha compiuto gli studi liceali a Torino ed è entrato nella Congregazione dell’Oratorio.

E' stato ordinato sacerdote da SER Mons. Vittorio Piola, Vescovo di Biella, il 28 giugno 1975 nella Messa vigiliare dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo, con incardinazione in Diocesi, secondo l’antico costume dei Padri Oratoriani, che sono sacerdoti secolari appartenenti ad una Società di vita apostolica di diritto pontificio.Laureato in Lettere classiche presso l’Università di Torino con una tesi sulle Omelie pasquali di san Massimo e vincitore di Concorso Ordinario a Cattedre, ha insegnato Letteratura italiana e latina per venti anni nei Licei ed è stato per dieci anni docente di Patrologia nel Seminario Vescovile di Biella.

Con successivi mandati triennali dal 1984 al 2005 è stato eletto Preposito della Comunità.

Ha svolto il ministero sacerdotale nella chiesa di S. Filippo dedicandosi in particolare alle attività dell’Oratorio Laicale, della catechesi per gli adulti e della predicazione, anche mediante numerosi Corsi di Esercizi Spirituali dettati a laici e religiosi.

Nella Comunità ha curato anche la formazione dei candidati al sacerdozio.

Nella diocesi di Biella, oltre all’attenzione pastorale rivolta ai giovani e alla cultura, ha svolto per anni l’ufficio di Consulente ecclesiastico della Unione Cattolica Insegnanti Medi e di Assistente ecclesiastico dell’Associazione Maestri Cattolici; ha fondato e assistito alcune Associazioni impegnate nella promozione della cultura cattolica.
Al servizio della Confederazione delle Congregazioni dell’Oratorio (84 al presente, in diverse nazioni di tre Continenti) nel Congresso del 1994 è stato eletto Procuratore Generale, ed è stato confermato per altri due mandati sessennali nei Congressi Generali del 2000 e del 2006 che dai confratelli è stato chiamato a presiedere.
Durante i tre mandati esercitati da P. Edoardo Cerrato sono cresciute in misura notevole, anche per la attenta cura che egli vi ha dedicato, le Congregazioni dell’Oratorio in diversi Stati .P. Cerrato ha inoltre seguito in America, in Africa e in Asia il cammino di formazione di altre numerose Comunità oratoriane .

Ha pure tenuto costanti contatti con le altre Società di vita apostolica, le quali riconoscono nella Congregazione dell’Oratorio la prima, in ordine cronologico, di tali istituzioni; e con numerose Congregazioni religiose storicamente legate, a vario titolo, all’Oratorio filippino.
Padre Cerrato ha fondato e diretto fino al presente la rivista di studi oratoriani “Annales Oratorii”.

Conosciuto per numerosi saggi su varie riviste e per apprezzati articoli su “L’Osservatore Romano”, ha pubblicato alcune opere salutate con favore non solo dal mondo oratoriano; tra esse ricordiamo:
S. Filippo Neri. La sua opera e la sua eredità, 2002;

Chi vuol altro che non sia Cristo. Massime e Ricordi di S. Filippo Neri, 2006;
Sulla via dell’Oratorio, 2007;
Il venerabile card. Cesare Baronio, 2010;
Il beato José Vaz dell’Oratorio,2010;
Il venerabile Giovanni Battista Arista dell’Oratorio, 2011;
John Henry Newman, 2012.

Nella Congregazione dell’Oratorio di Roma, dove è stato Preposito nel triennio 2006-2009, ha pure esercitato l’ufficio di Vicario parrocchiale di S. Filippo Neri in Eurosia alla Garbatella per il servizio della catechesi degli adulti.

Durante gli anni dei suoi mandati ha avuto la gioia di vedere elevati all’onore degli altari i beati oratoriani
José Vaz (1995) e John Henry Newman (2010); la canonizzazione di San Luigi Scrosoppi (2001) e di veder riconosciute dalla Sede Apostolica le virtù eroiche dei venerabili p. Filippo Bardellini e p. Giovanni Battista Arista; e la ripresa, per sua iniziativa, della Causa di beatificazione del Ven. Cesare Baronio.

Video : "Cor ad cor loquitur". La certezza di Newman, coscienza e realtà"
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=p_HQzwQBzpI

giovedì 26 luglio 2012

ESCLUSIVO . Padre Uwe Michael Lang : GRAZIE E ARRIVEDERCI !

Padre Uwe Michael Lang , Oratoriano, ha preferito ritornare nel suo convento di Londra lasciando tutti gli incarichi in Vaticano. 
A Padre Lang un forte e commosso "GRAZIE" per il grande lavoro che generosamente e con rinnovato entusiasmo ha fatto in questi anni. 
A questo punto anche noi abbiamo bisogno di incoraggiarci vicendevolmente per proseguire il faticoso e solitario cammino intrapreso dopo l'elezione del nostro amatissimo Papa Benedetto XVI . 
Per questo invochiamo la potente intercessione della Beata Vergine Maria e dei Santi. 
                   Maria Mater Ecclesiae ora pro nobis !

Foto 1 : ( da destra) Mons. Albert Malcolm Ranjith Patabendige ( ora Cardinale Arcivescovo di Colombo, Sri Lanka), P. Uve Michel Lang, oratoriano e don Nicola Bux in una conferenza sulla Liturgia.
Ricordiamo che Mons. Ranjith, allora Segretario della Congregazione del Culto Divino, fu vittima, al pari di altri Illustri Ecclesiastici, recenti e meno recenti, di una trappola camuffata abilmente da intervista giornalistica ...
Non c'è due senza tre, recita un antico proverbio.
C'è da augurarsi che non ci sia il  terzo viaggio in aereo.
E' pur vero che i "baroni" agitando le loro arrugginite scuri vorrebbero riappropriarsi delle sacre stanze dopo l'"affronto" del Motu Proprio,   ma noi confidiamo nella forza della preghiera e della penitenza affinchè la Santa Chiesa possa essere risparmiata dalle sciagurate macchinazioni di coloro che l'hanno tremendamente sfigurata.
"Una voce poco fa ..." ci  sussurrava che la vicenda, dal forte odore scismatico, relativa alle tristi vicende dell'Abbazia Benedettina di  Dajla in Croazia  potrebbe sfociare in alcune nuove "promozioni" secondo un'infelice costume ecclesiastico che non ha, quasi mai, prodotto niente di buono.
Staremo a vedere.
Per il momento aumentiamo la nostra dose di preghiera!
 

"Fatima e la Passione della Chiesa" su Corrispondenza Romana


Roberto de Mattei
recensisce il libro di Cristina Siccardi



Su Fatima si è scritto molto ed è giusto che ancora molto si scriva. Si illuderebbe infatti ‒ come ha detto Benedetto XVI il 10 maggio 2007, in visita presso il santuario
portoghese ‒ che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Non c’è dubbio che un alone di mistero avvolga questa missione, ma l’interesse per il “non dettoˮ di Fatima non deve farci dimenticare l’enorme importanza del “già detto.
Il primo merito del bel libro appena uscito di Cristina Siccardi (Fatima e la Passione della Chiesa, Sugarco, Milano 2012, pp. 256, € 18.80) è proprio quello di aver resistito alla tentazione del sensazionalismo per affrontare il cuore della questione: la Passione della Chiesa. Fatima non è un “thrillerˮ, ma una rivelazione privata e bene fa l’autrice a sospendere il giudizio su alcuni inquietanti interrogativi che riguardano il Terzo Segreto. Di certo ‒ come ella scrive ‒ le apparizioni di Fatima, a differenza di molte altre, sono state ufficialmente riconosciute dalla Chiesa.
Altrettanto vero è che la Passione di cui oggi soffre la Chiesa è ad esse correlata. In questa prospettiva la storica piemontese collega Fatima ad altre profezie, meno note ma tutte impressionanti: l’apparizione della Madonna a La Salette e le visioni e locuzioni di Elisabetta Canori Mora (1774-1825) e Caterina Emmerick (1774-1825), due mistiche beatificate dalla Chiesa, che previdero la crisi della fede, già latente, ma esplosa dopo il Concilio Vaticano II. Il contributo più originale di questo libro è però la scoperta della stupefacente profezia custodita nell’archivio di un monastero domenicano di Alba (Cuneo), fondato dalla beata Margherita di Savoia (1390- 1464).
In quel luogo, il 16 ottobre 1454, una monaca in punto di morte, preannunziò alle consorelle che la Madonna sarebbe apparsa a Fatima in Portogallo. La suora, Filippina de’ Storgi, era la figlia di Filippo II di Savoia-Acaia e ignorava che il padre, fatto annegare nel lago di Avigliana, era invece miracolosamente scampato alla morte e si era recato pellegrino proprio a Fatima, un luogo che prendeva nome da una chiesa fatta costruire da Mafalda di Savoia (1125-1157), sposa del primo re lusitano dom Alfonso Henriques (1128-1185). A questa regina si doveva la conversione di una giovane musulmana, Fatima, fatta prigioniera dai cavalieri cristiani che combattevano l’islam in Portogallo.
Mafalda la istruì nella vera religione e volle essere sepolta accanto a lei. Da qui il villaggio portoghese prese il nome di Fatima, che dal XIII secolo si intreccia con quello di Casa Savoia, una dinastia che, nello spazio di mille anni, ha dato cinque beati e cinque venerabili alla Chiesa e ha custodito la Sindone, la reliquia più preziosa della cristianità. Proprio in Portogallo ha concluso la sua vita l’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia, espiando in esilio le colpe di cui la sua casata si era macchiata nel Risorgimento.
Cristina Siccardi, biografa di tante belle figure di Casa Savoia, ha approfondito l’argomento, risalendo alle fonti e ci fa sapere, dalle voci dei testimoni, che suor Filippina, morendo, «parlava de’ futuri eventi, prosperi e funesti della Casata Sabauda, fino a un tempo non preciso di terribili guerre, dell’hesilio di Umberto di Savoia in Lusitania, di un certo mostro d’Horiente, tribulatione dell’Humanità, ma che sarebbe ucciso dalla Madonna del S. Rosario de Phatima, se tutti li huomini l’havessero invocata con penitentia grande» (pag. 53).
Mancano solo 5 anni al primo centenario delle apparizioni, avvenute tra i mesi di maggio e di ottobre del 1917 e Fatima è una profezia ancora incompiuta, ma straordinariamente attuale. Facciamo nostre le parole di Cristina Siccardi: «Quando, finalmente e con umiltà, si sarà compreso che per salvare la Chiesa e il mondo la Madonna deve essere presa in parola, il suo Cuore Immacolato trionferà. Ma quale prezzo dovremo pagare per l’inerzia di questi decenni?» (p. 22). (Roberto de Mattei)

Fonte:
http://www.corrispondenzaromana.it/roberto-de-mattei-fatima-e-la-passione-della-chiesa-di-cristina-siccardi/

Dalla Rivista " Ephemerides Liturgicae " del 1949 : per una " riforma generale della Liturgia", del Padre Annibale Bugnini, parte terza




Segue da qui e da qui


4. IL BREVIARIO
È il punto che ha incontrato il maggior interessamento e quello che, in realtà, agli effetti d'una riforma, avrebbe maggior portata pratica per il clero. Il Breviario è stato anche, bisogna riconoscerlo, il punto di partenza e il punto di paragone di tutte le riforme precedenti e, se ben si osserva, in tutte c'è stata una costante tendenza ad alleggerire (mai ad accrescere) il pensum quotidiano dell'Ufficio divino. È in questo senso, com'era da prevedere, che si orientano tutti i suggerimenti dei nostri collaboratori, che hanno in comune anche un'altra particolarità: riportare l'Ufficio divino al centro della pietà sacerdotale rendendolo attraente e riportarlo anche, per quanto è possibile, nelle mani del popolo.
E veniamo alle proposte.
1) Il « ritmo » delle Ore del Breviario, che animava con la preghiera frequente, anche nella notte, la vita dei monaci, osservano alcuni, oggi non corrisponde più al ritmo della vita del clero addetto al ministero pastorale, che è la stragrande maggioranza.
Il lavoro parrocchiale, reso più gravoso dalla deficienza di sacerdoti, le opere sociali e religiose che si moltiplicano gravitando intorno alia parrocchia, cellula naturale della vita cristiana, l'evangelizzazione più elementare che richiede grande disponibilità di tempo, e infine per assolvere queste incombenze, l'organismo umano assai più debole ora che non per l'addietro, tutto ciò, secondo costoro, reclamerebbe necessariamente un alleggerimento e un adattamento.
Ci vorrebbe, dicono, un Breviario, in cui le pre-ghiere fossero distribuite altrimenti, per esempio al mattino e alla sera. È un ritmo naturale della vita degli uomini, che corrisponderebbe meglio alle nostre presenti condizioni. Se si dimenticassero queste riflessioni d'ordine sociolo¬gico, si conclude, il Breviario sarebbe sempre più un peso per il clero pastorale e la recita fatta tutta assieme di Ore composte per essere scaglionate nella gior-nata non farebbe che accrescere il malessere già adesso così grave.
2) Altri, al contrario, concepiscono la riforma.non nello spirito d'una diminuzione quantitativa, ma piuttosto d'un migliore equilibrio generale dell'opta Dei attraverso l'anno, la settimana e la giornata.
La riforma, dicono, deve conservare al Breviario il suo carattere corale « comunitario ». E in: questo dovrebbe favorire il movimento che si nota già in parecchi paesi tra il clero di ritrovarsi insieme nella vita e nella preghiera comune basata precisa¬mente sulla recita dell'Ufficio divino.
3) Qualcuno rileva che il Breviario attuale « non può considerarsi molto pesante », che la sua recitazione è varia e gradita e riflette meglio la tradizione secolare, è devoto nel contenuto e che quindi una riforma dovrebbe ispirarsi a questi due princìpi: a) semplicità soprattutto nelle rubriche oggi fantastica¬mente complicate (soppressione della « lectio IX », delle commemorazioni, delle ottave, degli uffici trasferiti, ecc.). Il breviario dovrebbe essere un « devozionario » agile e breve, che possa recitarsi senza necessità di calendari o epatte; b) varietà che faciliti la devozione e l'istruzione. L'ideale, sempre secondo costoro, sarebbe che ogni festa avesse lezioni, omelie, inni, ecc. propri; i « comuni » sono la fossilizzazione della pietà.

5. LA SALMODIA
Il salterio costituisce la base della preghiera liturgica.
La inintelligibilità di alcune parti costituiva, fino a poco tempo fa, la prima e più grande difficoltà ad una recita pia e devota. Un gran passo in avanti, su questo punto, è stato fatto con la recente nuova traduzione dei salmi, a proposito della quale, mentre si nota una generale soddisfazione e non si risparmiano lodi per la sua insperata e inattesa realizzazione, non è mancato, (l'accenniamo per scrupolo di esattezza), chi ha espresso il desiderio che « grego-rianisti e latinisti medievali possano ancora esaminare qualche punto » e apportarvi, prima che la « nova interpretatio » venga definitivamente adottata per tutta la Chiesa, qualche leggera modifica, dove il testo presenta ancora delle difficoltà per l'uso liturgico.
Un vecchio parroco si inquieta per timore che un giorno venga fatto divieto di servirsi del vecchio salterio; egli conosce quasi tutti i 150 salmi a memoria, e durante le visite ai malati, spesso molto lunghe, può recitare a memoria il Breviario, ciò che sarebbe impossibile se il nuovo salterio venisse imposto togliendo completamente l'uso del vecchio.La intelligibilità non esaurisce tutti i problemi che riguardano il salterio. Poiché le proposte di riforma si orientano decisamente verso una riduzione del pensum quotidiano, in genere si punta precisamente sul salterio per raggiungere lo scopo.
1) Ci son di quelli che vorrebbero ridurre il Maturino, come nell'ottava di Pasqua e di Pentecoste, a tre salmi e tre lezioni e così penserebbero d'aver trovato ipso facto la soluzione voluta. In questo caso si proporrebbe il se¬guente schema: Invitatorio, inno, tre salmi con tre lezioni, Dominus vobis-cum, orazione del giorno (il « Te Deum » dovrebbe riservarsi per le grandi solennità).
2) Altri invece trovano che l'attuale recita settimanale dell'intero salterio debba restare intatta, e chiedono che si sia più severi, in quanto solo le feste principalissime dovrebbero abbandonare lo schema del salterio settimanale; le altre dovrebbero avere salmi propri solo-a Vespro, Maturino e Lodi; alle Ore minori e Compieta servirsi del salterio corrispondente della settimana.
3) Nelle feste che prendono i salmi dalla domenica alle Ore minori qual¬cuno consiglierebbe di usare i salmi graduali e il salmo 118 rimanere solo per la domenica. (Ma altri trovano il salmo 118 sempre più bello e ricco e lo vor¬rebbero più spesso ancora).
4
) C'è chi propone che si riveda la distribuzione e divisione dei salmi, abbreviando taluni schemi, come quelli della domenica.
5) Altre proposte particolari sono: che si eviti di dire due volte lo stesso salmo sotto forme poco diverse, come il 13 e il 52, 39 iii e 69; che si raggruppino i salmi 41-42; che ad ogni salmo si aggiunga una spiegazione in poche parole, o un titolo che ne specifichi il senso; che il simbolo « atanasiano » si serbi per la festa della SS. Trinità, oppure si divida in parti come salmi di Prima della domenica; che alle Lodi si restituisca il vecchio schema in uso prima di Pio X; che ai vespri cantati col popolo si dia la facoltà di sostituire l'ultimo salmo proprio col Laudate Dominum (salmo 116).
6) Infine non sono mancati quelli che vedrebbero nella distribuzione del salterio in due settimane Punico e più efficace modo di venire ad un reale alleggerimento dell'Ufficio divino. «Si potrebbe pensare, dice uno dei propo¬nenti, ad una riforma più profonda dell'Ufficio divino, che ritenga la recita quotidiana e permetta correlativamente la lettura della Sacra Scrittura.
Ciò non dovrebbe importare nessun cambiamento sostanziale all'anno liturgico né all'ordinamento base delle Ore canoniche.
Ma il salterio sarebbe diviso in due settimane col seguente schema:
Vespri: quattro antifone e quattro salmi o parti di salmi, una lezione della Scrittura (una ventina di versetti) in relazione col tempo liturgico (o con la festa, ma solo per le grandi feste) e seguita da un responsorio, inno, versetto, Magnificat.
Compieta
: schema attuale.
Matutino: Invitatorio, inno, poi un solo notturno di tre antifone e tre salmi (o tre gruppi di salmi con un solo Gloria), tre lezioni (della Scrittura, storica o patristica, e omelia) le domeniche e feste; una sola lezione alle ferie per annum, due lezioni alle ferie che hanno un vangelo proprio (lezione biblica e omelia).
Lodi: schema attuale, ma con recita quotidiana del gruppo di salmi 148-150 conforme alla tradizione anticaOre Minori: schema attuale.
Segue un dettagliato schema di ripartizione salmodica per le due.settimane e l'indicazione dei cantici per il « cursus » ordinario e per quello festivo.Senza dubbio la proposta è suggestiva, assai più di quel che potrebbe sembrare a prima vista.
L'idea, in fondo, non sarebbe d'una novità assoluta. Il rito ambrosiano ha ab antico il salterio ripartito in due settimane.
C'è il fatto della rottura della tradizione romana settimanale, che ha fatto scartare il progetto risolutamente anche al P. Parsch.
Ma, tutto considerato, ci pare che il « vale » ad una veneranda tradizione sia largamente compensato dai vantaggi che ne deriverebbero, qualora il progetto s'avviasse davvero verso una realizzazione; cioè ci pare che sarebbe questo il modo più semplice e più serio di arrivare ad una riduzione ragionevole e conveniente dell' onus canonieum.
Certo una tendenza verso questa soluzione non potrebbe non ri¬scuotere molti consensi, specialmente da parte del clero pastorale.
Ma evidentemente ciò rimane in sede di puro desiderio e la nostra segnalazione non ha altro scopo che di mostrare una delle più indovinate e possibili soluzioni allo spinoso problema.

6. LE ANTIFONE
Alla salmodia sono intimamente legate le antifone, e proposte di vario genere non mancano anche per queste. Si chiede:
1) che le antifone sia prima che dopo il salmo siano dette sempre per intero e non solo accennate;
2) che si mettano d'accordo Breviario e Antifonario, dove ci son divergenze tanto per il testo che per la posizione dell'asterisco d'intonazione;
3) che si faccia una migliore scelta delle antifone, più utili, riflettenti meglio il senso del salmo, di cui debbono essere come il titolo, e preferibilmente tolte dal N. T. per mettere il salmo nella luce della Redenzione;
4) che si tolga l'alleluia da certe an¬tifone che non lo comportano, per es. « Quomodo cantabimus canticum Domini in terra aliena, alleluia, alleluia» (II domen. dopo Pasqua, resp.; « Consolantem me quaesivi et non inveni, alleluia » (festa del S. Cuore), ecc.;
5) nella festa del Sacratissimo Rosario le antifone del i° notturno si prendano dal Comune della B. V. M. e alle Lodi si prendano dai Vespri, perchè queste antifone sono state applicate ai salmi troppo meccanicamente, i misteri gau¬diosi vengono celebrati due volte, nell'inno dei primi Vespri e nelle antifone del i° e 2° notturno. Così pure con molta incongruenza i misteri gaudiosi vengono messi assieme a quelli dolorosi (20 notturno), e il 40 e 50 mistero doloroso malamente vengono contratti in uno.

7 LA LETTURA
Altro punto di capitale importanza è stato per tutti i proponenti la lettura.
Se ne chiede all'unanimità un aumento qualitativo e quantitativo. È senza dubbio un buon segno.
Quando però si passa alla formulazione concreta delle proposte i pareri non sono più concordi.Notiamo subito: da una parte si chiede che la lettura sia aumentata, dall'altra si vorrebbe accorciare il Matutino riducendolo ad un solo notturno e a tre lezioni che non siano troppo lunghe e prese una dal V. T., l'altra storica, la terza dal N. T. (è, in fondo, il vecchio schema del « Breviarium S. Crucis »).
Ma tre sole lezioni riducono ad un minimo la lettura, ammesso natural¬mente che le lezioni non debbano allungarsi più della giustezza media attuale.
Quanto alla lezione biblica da moltissime parti si chiede inoltre che sia « con-tinua )>, anche in Quaresima e nelle Quattro tempora. Si vorrebbe che siano scelti i libri più pratici e che siano letti per intero, specialmente gli Atti degli Apostoli e le Lettere.
Quando poi per qualche impedimento occasionale non si potessero leggere, si dovrebbero senz'altro tralasciare. Si suggerisce, inoltre, che sia riveduta la distribuzione dei libri dei Re, di cui il primo occupa troppo spazio a spese degli altri, e che si dia più campo alla lettura di Geremia, dei Profeti minori e di Giobbe.
Un desiderio molto diffuso vorrebbe che le lezioni del 1° notturno (bibliche) siano più lunghe, perchè la S. Scrittura nel nuovo Breviario dovrebbe avere un posto più importante.
Qualcuno concretizzerebbe così: obbligo alla lettura biblica per io mi¬nuti, ma a libefa scelta del sacerdote. In tal modo egli potrebbe leggere ciò che maggiormente gli giova e lo attrae.
Altri desidererebbero una riduzione delle letture del V. T. e maggiore rilievo del N. T.
Le lezioni del 2° notturno, invece, andrebbero accorciate, sia per eliminare delle ampollosità di poco o nessun valore spirituale, come per mettere un certo equilibrio tra gli uffici anche quanto alla lunghezza.Le lezioni agiografiche, si osserva ancora, dovrebbero essere rivedute seriamente, eliminando le leggende, che gettano il discredito sulla pietà della Chiesa, e i racconti di miracoli anche autentici, per mettere più in rilievo il carattere proprio dell'attività e della santità di ciascun santo « senza omettere di ben inquadrare » in due o tre frasi, l'ambiente storico, geografico, sociale e spirituale nel quale il santo è vissuto.
Ciò importa moltissimo per ben valutarne e stimarne le virtù. Se il santo ha lasciato degli scritti, sarebbe desiderabile farne leggere qualcosa, invece della vita spesso ordinaria o schematica.
Quanto alle lezioni patristiche bisognerebbe prima di tutto darle nel testo critico, citando la fonte da cui sono tolte; poi, per quanto è possibile e secondo i dati degli studi più recenti, assicurarsi della loro reale paternità. Si chiede pure che sia fatta una scelta più « eclettica » dei testi (dalla Chiesa greca, dai Dottori recenti, anche se hanno scritto in lingua moderna).
Possibilmente nel giorno della festa d'un Dottore si dovrebbe dare un suo testo.Anche i discorsi e le omelie de tempore andrebbero rivedute accuratamente e le omelie dei Comuni essere maggiormente variate.
Anzi, se fosse possibile, le omelie si vorrebbero per intero, e non solo Tini-zio, in vari giorni o festività (come avviene nell'Ufficio dell'ottava della Dedicazione della chiesa), per poterle leggere complete in più volte. Bisognerebbe, inoltre, togliere risolutamente quei passi, come certe interpretazioni e allegorie (per es. i 38 anni del paralitico della piscina di Bethsaida), che riflettono la moda e il gusto d'un tempo ormai passato, e sostituirli con testi che siano di vero alimento spirituale.Infine una questione pratica che investe tutta la lettura (biblica, patristica, storica, omiletica) è che essa sia fatta in « lingua volgare » in uno stile puro e semplice, o almeno alternatamente un mese in latino e l'altro in volgare (proposta che si estende a tutto il Breviario).

8. CAPITOLI E RESPONSORI
Alla questione della lettura si connette quella dei capitoli. Si vorrebbe estesa a tutte le domeniche dell'anno la distribuzione in capitoli dell'epistola occorrente per rimediare alla monotonia dei capitoli dei vespri, il solo ufficio celebrato in parrocchia.
Quanto ai responsori la loro nuova introduzione sotto Pio X è stata certamente un vantaggio per il Breviario e il privarsene ora sarebbe un impove¬rimento. Il responsorio ha una funzione spirituale non piccola in quanto dopo la lettura è come una meditazione, un ripensamento su quanto è stato letto, una elevazione dell'anima a Dio nella lode meditata. Non è, dunque, un semplice pezzo di canto e quindi buono solo per quando l'ufficio è cantato in coro.

9. INNI
Le proposte per gli inni possono sintetizzarsi così:
1) ritornare al testo antico ed a questo ispirarsi per le nuove composizioni;
2) aumentare il numero degli inni prendendoli dalla innodia classica (Prudenzio, Fortunato, Sedulio ecc.) e da quella ricchissima medievale;
3) variare maggiormente gli inni nelle feste della Madonna (prendendoli anche dall'innodia orientale) e dei santi per non dover ripetere tanto spesso gli stessi inni del Comune (« Iste confessor », « Ave maris stella », « Deus tuorum militum » ecc.);
4) degli inni moderni parecchi sono incomprensibili e dovrebbero essere cambiati o modificati;
5) per aumentare la varietà e l'interesse per gli inni non si potrebbe, chiede qualcuno, assegnarne dei propri a Compieta secondo i tempi e talune grandi feste?Ed ecco per una revisione degli inni esistenti alcuni rilievi particolari:
1. Nell'inno del Cuore Eucaristico di Gesù ricorre la parola pabulum, (che si trova anche nel Comm. Mart.: «et blanda fraudum pabula ») che in buon latino, anche classico e patristico, significa foraggio, termine davvero poco conveniente per indicare il nutrimento degli uomini. Le frequenti elisioni, come nel verso: Hoc ostium arca* m làter* *st (festa del S. Cuore) rendono un inno impronunciabile e incantabile, e poco meno quello dell'inno a Cristo Re: Tutu* stat ordo civicus, ed è impropria nel medesimo inno la parola « imagine », invece di « specie » nel verso « Vini dapisque imagine ».
2. La dossologia dell'inno « Ave, maris stella »:Sit laus Deo Patri, - Summo Christo decus, Spiritui Sancto, - Tribus honor unus.andrebbe cambiata così:Sit laus Deo Patri, - Summo Christo decus, Spiritui Sancto - honor, tribus unus.perchè la lezione attuale si trova nei codici più tardivi (cf. Clemens BLUME, S. I., Unsere liturgischen Lieder, Regensburg 1932, p. 205) e secondo la dossologia odierna al Padre conviene la laus, a Cristo il decus e manca l'attributo corrispondente per lo Spirito Santo.
3. « Iesu corona celsior » (Lodi del Comune dei Conf. non Pont.) do¬vrebbe subire una rifusione generale. La 3a strofa, ricordando il giorno emor-tuale del santo, è in contrasto con la ia dell' Iste confessor, che cambia il 3° verso quando si tratta del giorno natalizio. Si fa notare pure che la triplice vittoria sul mondo, il demonio e la carne nella 4* strofa è assolutamente inafferrabile. Secondo lo stesso proponente bisognerebbe sopprimere completa-mente le prime tre strofe e ordinare le rimanenti così: Te Christe, Rie vanay Virtute, ecc.
4. Nell'inno delle Lodi per S. Martina (30 genn.) alla ia strofa si vorrebbe cambiare « Thracios » (che richiama troppo l'oraziano odiatore dei nemici) in « Tartaros ».
5. Nella festa delle sante Perpetua e Felicita martiri (6 marzo) gli inni> se non si fanno nuovi, si prendano dal « Commune plurium non Virginum prò aliquibus locis »: « Nobiles Christi famulas » e « Si lege prisca », perchè quelli in singolare del « Commune unius non Virginis » non convengono.io.

10 LE PRECI
Ne viene chiesta o la soppressione, o una risoluta riduzione nella formulazione del testo, o una limitazione nell'uso. Alcuni vorrebbero ritenere solo le preci feriali, altri riserverebbero le preci domenicali alle ferie « per annum •» e alle domeniche di Settuagesima e Quaresima e le feriali alle ferie di Quaresima e delle Quattro tempora. -
N
el ty. per il Sommo Pontefice, che si usa chiamare anche « Santissimo », si fa notare che la parola « beato » del ty. è incongruente, quando nel y. si è già detto « beatissimo »

11 INIZIO E FINE DELLE ORE
È generale la richiesta dell'abolizione dei Pater, Ave e Credo con talune preci immediatamente precedenti e seguenti (come il Confiteor, che si vor¬rebbe riservato solo per Compieta), deWIube, dottine, benedicere, alle lezioni, del Benedicite, Deus, a Prima. Qualcuno andrebbe anche più in là, fino alla soppressione delle antifone maggiori della Madonna, tutt'al più conservan¬dole alla fine di Compieta. Per le Ore minori c'è chi propone l'abbandono dei responsori brevi. Comunque sia, è certo che una semplificazione in questo campo ci vorrebbe. Ci sono attualmente delle formole che suppongono l'inizio dell'Ora e non la continuazione della preghiera, come avviene d'ordinario adesso. C'è tutta un'incrostazione che s'è andata formando intorno alla pre¬ghiera canonica originaria sotto la spinta della pietà privata e individuale. Cose piissime e santissime, senza dubbio, ma che nessuno, crediamo, si dorrebbe di vedere con criterio e saggezza eliminate, e la preghiera liturgica risplende¬rebbe allora nella sua nativa bellezza, con semplicità di linee e spontaneità d'espressione.Due « desiderata » incontreranno il consenso generale:i) mettere la preghiera del Signore (Pater) non come appendice dopo le Ore, ma nel punto culminante, come nel rito monastico (e nella Messa): Kyrie... Pater... orazione;2) revisione delle orazioni: ritorno alla sobrietà classica, eliminandone talune lunghissime, con un cumulo di idee disparate, con dentro tutta la vita del santo, ecc.

12. OSSERVAZIONI SU ALCUNE PARTI DELL'UFFICIO
Abbiamo già fatto alcuni rilievi sulle diverse parti dell'Ufficio divino, trattando la materia sistematicamente. Completiamo ora con qualche anno¬tazione particolare.
C'è chi vorrebbe dare ad ogni Ora un titolo spiegativo: un «tema», una « idea » come guida, e assegnare anche per ogni giorno e per le singole Ore una « intenzione di preghiera » ufficiale della Chiesa. Inoltre, secondo gli stessi proponenti, ogni feria potrebbe avere un significato proprio e particolare più esplicito.
Per esempio: Domenica: Trinità;
Lunedì: azione di grazie;
Martedì: grande lode a Dio;
Mercoledì: preghiera universale;
Giovedì: glorificazione del Dio-Uomo;
Venerdì: Satisfazione generale al Cristo sacrificato per noi:
Sabato: Maria e i santi.
Alcuni chiederebbero facoltà, in Quaresima, di dire ad libitum l'Ufficio de tempore, anziché quello del santo del giorno, come si fa già per la Messa.
Accenniamo appena alla proposta che « i parroci siano autorizzati ad anticipare a mezzogiorno, almeno la domenica e le feste, il Matutino del giorno dopo ».
La questione denota il buono spirito e la pietà di chi l'ha avanzata, ma tradisce una concezione errata dell'Ufficio divino, che per sua natura è una preghiera « oraria », da distribuirsi nei vari tempi propri per santificare tutte le ore della giornata.
Per compensare la sparizione delle lezioni agiografiche, si chiede l'introduzione a Prima della lettura del Martirologio (o per intero, o ridotto a qualche elogio più importante della Chiesa universale e locale).
Questo risolverebbe, secondo i relatori, anche la questione delle commemorazioni, che verrebbero di per se abolite, perchè dovrebbe bastare la memoria che se ne fa a Prima col Martirologio.
Quanto alle Ore minori un suggerimento di indole pastorale vorrebbe che almeno la domenica e le feste i parroci e chi ha cura d'anime ne fossero dispensati.
Si vorrebbe maggiore assicurazione per i I e II Vespri domenicali, sopratutto nel tempo quaresimale e nell'Avvento, anche di fronte alle feste di I e II classe.Per Compieta c'è chi vorrebbe tutti i giorni, eccettuata la domenica, il salmo 50 (« Miserere »).
Altri preferirebbero tornare all'antico schema invariabile, cioè l'attuale schema della domenica, come prima di Pio X.
Qualcuno pensa che anche per Compieta i parroci e i sacerdoti che cantano i Vespri col popolo potrebbero esserne esonerati.
Per una giusta soluzione bisogna tener presente il carattere proprio di ciascun'Ora e particolarmente di Compieta, alla quale convengono proprio bene i salmi 90 e 133 e quindi un ritorno allo statu quo antea pensiamo farebbe piacere a tutti.
Tanto più che l'uso sempre più frequente, tra certe ca-tegorie di fedeli, di Prima e di Compieta come preghiere del mattino e della sera, obbliga il clero a recitare queste Ore con loro e una semplificazione di schemi per l'uso pratico sarebbe desiderabile.

( Fine parte terza )

F
oto : Corpus Domini 2012 : Processione nella Piazza Maggiore di Lima-Perú, presieduta dal Cardinale Arcivescovo Juan Luis Cipriani .

mercoledì 25 luglio 2012

Avellino : il Ferragosto avellinese è la festa religiosa della Santissima Vergine Assunta in cielo e non si tocca !

La foto postata  ci parla di una mai sopita devozione degli avellinesi per la Santissima Vergine Assunta in Cielo.
Un liceale  , affezionato lettore di MiL che  anela che si possa ulteriormente consolidare in tutta la Santa Chiesa la celebrazione eucaristica nella forma straordinaria, ci ha inviato questa riflessione storico-devozionale a proposito della festa dell'Assunta.
Lo ringraziamo e lo incoraggiamo a perseverare soprattutto nella devozione Mariana approfittando della presenza dei bravi Francescani dell’Immacolata nella vicina Frigento

“Nella Città e Diocesi di Avellino la devozione e il culto della Madonna Assunta in Cielo affondano radici in un passato ultra millenario , risalendo ad una tradizione mariana che gia' agli inzi del IV secolo godeva di speciale devozione nella Chiesa d'Oriente . 
La solennita' della "Dormitio Virginis ", consoldiata maggiormente dalla bolla "Munificentissimus Deus "di Papa Pio XII nel 1950 ha intensificato nella citta' di Avellino una quasi morbosa devozione nei confronti di una Mamma cosi tenera come l'Immacolata concezione , cosi magistralmente scolpita da Nicola Fumo nel 1700 in un sol pezzo di legno di tiglio cotto nell'olio venerata nella nostra Cattedrale . 
Questa dolcissima Mamma che guarda Avellino dalla Collina Terra , e'stata sempre un faro per gli Avellinesi ,in modo particolare per gli emigrati e i soldati in guerra : si osservi tra gli "ori dell'Assunta "un medaglione proprio fuso con l'oro delle fedi dei combattenti della trincea sul Carso . 
Gli Avellinesi , tengono molto a questa festa ,che e' divisa in due principali e importanti momenti ; bisogna precisare , che la festa religiosa inizia il giorno 26 luglio , memoria liturgica di sant'Anna genitrice della Madonna , con la tradizionale "Alzata del Pannetto "(questa tela realizzata da Ovidio de Martino che raffigura l'Immacolata concezione della B.V M) e cio' richiama tantissimi Avellinesi alla preghiera e alla contemplazione di Colei che , in una bellissima Poesia di Giovanni Fortunato viene chiamata "Immacolata bella , fiore gentile,  sbocciato nell'eterna primavera "! 
E' proprio con il Pannetto che la citta' comincia a respirare l'area di festa , che dal lato religioso (il piu' importante ) prende inizio ,il giorno 5 "solennita' della Dedicazione della Chiesa Cattedrale "quando il venerato Simulacro della Mamma celeste viene solennemente intronizzato ;successivamente dal giorno 6 al 14 agosto si susseguono per la Novena solenne , numerosi Sacerdoti e fedeli che celebrano attorno alla Mamma Celeste il Santo Sacrificio e si sentono sempre piu' Chiesa "riunita attorno alla Cattedra del Vescovo ".
Il giorno 13 agosto la Chiesa di Avellino celebra (liturgicamente e' il 14 febbraio ma per motivi pastorali la Chiesa ripropone la solennita' ) la solennita' dei suo santi Patroni : Modestino vescovo , Fiorentino presbitero e Flaviano diacono con un solenne pontificale celebrato dal Vescovo .
Il giorno 14 "Memoria di san Massimiliano Maria Kolbe" (“folle” per l'Immacolata ) ma anche "Anniversario dell'incoronazione della Madonna " la gente si ritrova al mattino attorno all'Altare potendo partecipare a numerose sante Messe e poi alle 12 solennemente si recita la supplica alla Madonna e ci si prepara al pomeriggio ,quando ,il Vescovo e il Sindaco offrono i fiori alla Vergine prima del solenne pontificale .
La citta' esternamente si prepara alla festa con bancarelle ,musica e momenti di svago ma in Chiesa alle ore 23 inzia la solenne veglia che culmina alle ore 24 con la solenne santa Messa celebrata dal Parroco della Cattedrale .Il giorno 15 "solennita' dell'Assunzione della B.V.M " il popolo Avellinese dalle prime luci dell'alba (la prima Messa e' alle ore 6 ) si riversa in Cattedrale per le continue sante Messe nelle quali e' inserito anche il solenne pontificale alle ore 10,30 .
Il pomeriggio , la gente e' in fermento per accogliere tra le loro case il solenne simulacro della Madonna,che tra mortaretti e campane viene accolta dai fedeli sulla piazza Duomo .
La processione si snoda per le vie della citta' ed e' commovente come tante persone preparino coperte , adornano i loro balconi e i palazzi con fiori , candele e come allestiscano altarini devozionali .  
Con le note di "O Maria quando sei bella "e di altre pie canzocine popolari la Madonna continua la sua "visita tra i suoi figli " benedicendo e guardando le nostre case e i nostri luoghi di lavoro . 
Molto solenne e' il passaggio della Madonna per il corso principale della citta' ,dove la gente la attende per dimostrale il suo affetto . 
Terminata la processione fino a tarda sera la gente affolla ancora la nostra Cattedrale e tra "Ave Maria " e soavi note di canti popolari si conclude la giornata dell'Assunzione .
I giorni a seguire , specialmente il 16, vedono cantanti , bancarelle , luminarie (una volta oggi non piu' ) rendono vivace le strade della nostra citta ' !
Questa festa cosi tanto sentita da tutta la provincia ,sia sempre da parte nostra come delle Amministrazioni sempre piu' curata e sostenuta ricordando che :"Beata la citta' , dove Maria e' di casa” ! 
Mi auguro che Maria santissima che " è di casa" nella mia Città interceda affinchè il Motu proprio "Summorum Pontificum" pubblicato da sua Santita' il Papa Benedetto XVI  possa essere sempre più seguito soprattutto dai giovani.
Le precedenti generazioni hanno messo al centro della loro vità Gesù  : quante labbra hanno tante volte hanno pronunciato con devozione :  "Introibo ad Altare Dei "!
Ora  molti escono nell'espressione "ma poi il latino non lo capisce nessuno "!
E cosi si manda a far benedire tutto quello che di buono si e' costruito per secoli nella Chiesa Cattolica dimenticando che anche l'accostarsi alla santa Comunione con quella compostezza di costumi, espressione  della messa tridentina, dovrebbe destare in noi quel senso di rimpianto per tante generazioni che , quasi con timore e tremore , si avvicinavano al Sacro Corpo di Gesu' . 
Da studente, credo , che il latino (lingua sacra della Chiesa mai abolita) e la Santa Messa tridentina, faro centrale della vita di tante generazioni , dovrebbero continuare a destare nel cuore dei fedeli la viva devozione di un tempo , alimentata dalla materna protezione di Maria alla quale ci si rivolgeva al termine della Messa tradizionale.
Sono trascorsi ben cinque anni dal Motu proprio e molti frutti stanno nascendo nel giardino della Chiesa ! 
Ci auguriamo che la Madonna li baci e li riscaldi con i suoi teneri raggi d'amore !”
 C.G.

martedì 24 luglio 2012

Tommaso, l'unico Moro davvero santo

Di Marcello Veneziani 
" Lunedì scorso, in silenzio, è stato accolto il primo passo per avviare la santificazione di Aldo Moro, servo di Dio. 
Me lo diceva un suo fedelissimo, Luigi Ferlicchia, presidente del centro studi Moro e promotore con il postulatore Nicola Giampaolo della canonizzazione. Ferlicchia è pure convinto che Moro sia stato vittima del Kgb sovietico: ricorda un borsista che seguiva le lezioni di Moro, Sergeij Sokulov, agente del Kgb, che avrebbe condotto Moro per braccio nel rapimento di via Fani.
 Una tesi condivisa da due stretti collaboratori di Moro, Franco Tritto e Renato Dell'Andro. 
Ma questa è roba da commissione Mitrokhin.Mi turba di più la santità di Moro (idem per De Gasperi. Verrà poi il turno di Andreotti?). 
Ammiro la devozione eterna dei postulanti nei confronti di Moro ma francamente non vedo tracce di santità. Non tiro in ballo il compromesso storico e l'apertura a sinistra di un politico che pure nasce moderato e da giovane fu fascista; né lo dico ricordando lo scandalo dei petroli, i suoi collaboratori inquisiti o l'affare Lockheed
Moro fu un politico e si comportò da politico, non da santo. 
La sua morte brucia ancora, ma come diceva Sant'Agostino non è la pena ma la causa a fare i martiri. 
E non vedo Moro mosso da una causa cristiana, al più democristiana. O dovremmo santificare tutte le vittime cattoliche del terrorismo?
I veri santi si sacrificano nel nome della fede o dedicano la loro vita a opere di carità o compiono miracoli. Moro rientra in questi canoni? 
Un Santo Moro politico c'è già: è San Tommaso Moro. 
Basta lui. 
Dio non votava Dc ". 
Tratto da “Il Giornale”, venerdì 20 luglio 2012

Don Farinella: quid ultra?

Tutti ricorderete l'infaticabile don Paolo Farinella, sacerdote dell'Arcidiocesi di Genova, sempre "gravido" di appassionate iniziative in difesa del "Concilio" e della Riforma liturgica, contro il Romano Pontefice e i legittimi Superiori. Autore, peraltro, del volumetto "Ritorno all'antica messa. nuovi problemi e interrogativi" con prefazione dell'altrettanto infaticabile e indimenticato Padre Rinaldo Falsini (de mortuis nil nisi bonum: R.I.P.).
Il video tratto dal sito di Repubblica non ha bisogno di commenti: ecco il concetto di liturgia - e conseguentemente la teologia - che anima le iniziative del nostro.
Visionate in particolare i minuti 3.16 e seguenti, per gustare fino in fondo la fedeltà al "Concilio" di questo Profeta contemporaneo.










Chiosiamo l'inverecondo spettacolo con una citazione tratta dal "Decreto sul culto all'Eucaristia e degli altari" (1974) di S.E.R. il Cardinale Giuseppe Siri:

"22. Tra i due modi consentiti dalla legge generale per accostarsi alla santa Comunione, quello più consentaneo alla mentalità delle nostre popolazioni, è quello di porsi in ginocchio. Si prescrive pertanto di distribuire la santa Comunione al fedele inginocchiato. Non è ammessa nella Archidiocesi la Comunione in piedi. Qualora si presentassero fedeli, abituati ad altro cerimoniale, si invitano garbatamente, ma fermamente a uniformarsi alle disposizioni diocesane."

Nei momenti tragici si invocano i Santi ! Solo la Chiesa trionfante viene in ausilio alle tribolazioni del momento !

Domenica 22 luglio 2012.
Vescovi o dirigenti ?
 In Francia alcuni Vescovi cattolici hanno augurato agli islamici un proficuo Ramadan affinché Dio ascolti le loro preghiere ... in Italia  nel momento più drammatico per la vita di una Diocesi i fedeli vengono esortati dal Vescovo a “guardare avanti” leggendo “una preghiera a tratti universale che oggi sento particolarmente mia di Rabindranath Tagore, un autore non cristiano …”!
Autore non cristiano” è forse  un marchio di garanzia in una circostanza terribile, umanamente e soprattutto ecclesiasticamente ? 
Alle orecchie dei fedeli, riuniti per la Santa Messa di domenica scorsa, non credo che questa caratteristica “non cristiana” del poeta inopportunamente evidenziata dal loro Pastore sia stata compresa ed accettata da tutti ... tant’è che ce l’hanno riferita subito … 
Gli stupendi ed edificanti versi di Tagore possono essere recitati una, dieci, cento volte in situazioni diverse ma non nella Liturgia eucaristica! 
E’ troppo chiedere una semplice Ave Maria, al posto di un'eccelsa poesia,  in una situazione in cui ci sarebbe voluta la recita ininterrotta di cento o mille Santi Rosari ?
Sappiamo che l'attuale "classe episcopale" è formata, in larga parte, da coloro che, anche con spirito polemico, avevano "scoperto il gusto della chiesa post-conciliare: erano gli anni ’60, periodo difficile ma ricco di fermento".
E' dunque  consigliabile che ora essi  si sottopongano ad un serio corso di auto-aggiornamento in modo che l'humanitas  delle poesie di Tagora possa regnare assieme alla carità per evitare in futuro che possano pronunciate brutte frasi del tipo : “ Spero di non vederla più …” a poveretti  che, pur non sapendo nulla di Mons.Lefevbre e della sua opera, sono stati tacciati come "lefevbriani" solo  per aver ingenuamente denunciato alcuni abusi liturgici ( diffondere in chiesa prima della messa domenicale dischi di  musiche commerciali e rock è un evidente atto contro la devozione e il buon senso umano). 
Praticamente un fedele è  stato invitato di andare ad un vicino Priorato della FSSPX … 
Intanto la gente si sta discostando sempre più dai loro Pastori … che il Signore ponga rimedio a questo inarrestabile emorragia !
Il popolo, assetato di sacro e di sana dottrina, non può più aspettare ...
A.C.

lunedì 23 luglio 2012

Alleanza Cattolica : il riconoscimento giuridico del vescovo di Piacenza-Bobbio Mons. Gianni Ambrosio

Riceve l’approvazione ecclesiastica quale “Associazione privata di fedeli” la benemerita Alleanza Cattolica, fondata dal Prof. Giovanni Cantoni, i cui membri non mancano sovente di farsi promotori di Sante Messe nella Forma Straordinaria del Rito Romano. 
Ecco la notizia ufficialmente estrapolata dal sito della sezione ambrosiana dell’associazione. 
J.H.

« È uscito il numero 364 di “Cristianitá”. 
Fra i molti saggi e articoli suggerisco di leggere subito il primo. 
Contiene una notizia particolarmente importante per Alleanza cattolica, ossia l'avvenuto riconoscimento di Alleanza Cattolica come associazione privata di fedeli con personalità giuridica privata, da parte del vescovo di Piacenza-Bobbio Mons. Gianni Ambrosio. 
 Nelle due pagine successive viene spiegato il significato di questo decreto, "che non aggiunge alcun elemento essenziale all'ecclesialità intrinseca di Alleanza Cattolica, ma costituisce una garanzia della sua comunione ecclesiale ».


Foto : Malta, Valletta :  la statua dell'Arcangelo San  Michele portata in processione in occasione della festa.



domenica 22 luglio 2012

Domus mea domus orationis vocabitur




TAIWAN YUN-SHUI DANCE GROUP 

雲水舞禪 

Roma  16 luglio 2012

Chiesa di San Bernardino

Ai fratelli in Cristo di  TAIWAN , di cui ammiriamo la viva fede e la profonda devozione, va il nostro saluto e il nostro affetto.

Al Rettore della Chiesa di San Bernardino di Roma ricordiamo che esistono delle vere e proprie "norme" per l'utilizzo dei sacri spazi .

Buona domenica

sabato 21 luglio 2012

Le Sante Messe estive a Mirano (Venezia)

Riceviamo e pubblichiamo.

Desideriamo comunicare che la celebrazione della S. Messa in forma straordinaria presso la chiesa parrocchiale di S. Leopoldo Mandic a Mirano (Venezia) proseguirà regolarmente anche nel periodo estivo, sempre ogni secondo sabato del mese alle 16.30. Questo, anche per agevolare i fedeli del centro di Messa della vicina Padova che, nei mesi di luglio e agosto, vedono sospendere le celebrazioni in rito tridentino (Mirano dista circa venti km da Padova ed è ormai diventata il punto di riferimento ad essa più prossimo per il rito romano antico). Dopo l'ultima celebrazione a S. Leopoldo, che ha avuto luogo il 14 luglio u.s. e che ha contato su una partecipazione di fedeli veramente consistente e certo inusuale per il periodo di ferie, la prossima Messa verrà officiata sabato 11 agosto, undicesima domenica dopo Pentecoste. Come consuetudine, si tratterà di una "Missa cantata"(solitamente la "Messa degli angeli") e verrà celebrata da Mons. Giuseppe Vardanega, canonico del Capitolo della Cattedrale di Treviso. La Messa successiva sarà officiata l'8 settembre e, in seguito, sempre ogni secondo sabato del mese, come già comunicato.
Teniamo a precisare, questo a beneficio soprattutto dei "puristi" della tradizione e delle norme, che, dal momento che alle Messe celebrate in forma straordinaria si applica il Codice di Diritto Canonico vigente (cioè quello del 1983, cfr. Istruzione applicativa "Universae Ecclesiae") e che le norme celebrative successive al 1962 a cui si deroga sono esclusivamente quelle in palese contrasto con la tradizione (es. chierichette, comunione sulla mano, ecc...), è legittimo e lecito, come nel Novus Ordo, anticipare al sabato sera le Letture proprie della domenica corrispondente (Messa festiva del sabato). Il giorno di domenica, infatti (e questo era già stato stabilito in due decreti di Pio XII, rispettivamente del 1953 e del 1957, "Christus Dominus" e "Sacram Communionem", nei quali fu chiarito che si assolve al precetto domenicale già a partire dal sabato pomeriggio), inizia astronomicamente in corrispondenza dei primi vespri del sabato, cioè alle ore 16. 

Francesco Boato
(portavoce del gruppo stabile di Mirano)

Vaticano: S. Messa cantata in rito antico martedì 31 luglio 2012

SANTA MESSA CANTATA IN VATICANO – MARTEDI’ 31 LUGLIO, H 17.15

Da più parti, in queste ore arrivano adesioni e consensi alla Santa Messa Cantata in forma extraordinaria in onore dei Santi Apostoli Pietro e Paolo in programma martedì 31 luglio alle ore 17.15 nella Basilica di San Pietro in Vaticano (Cappella del SS. Sacramento).

La Santa Messa sarà celebrata da P. Vincenzo Nuara OP, Officiale della Pontifica Commissione “Ecclesia Dei”.

L'animazione liturgica e musicale sarà curata dai Frati Francescani dell'Immacolata.

Interverranno per l'occasione gli Studenti del Seminario di Sassoferrato (AN) che cureranno il servizio liturgico e il canto della Messa.

L’iniziativa si colloca nel contesto del pellegrinaggio promosso dall’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” di Biancavilla (CT) nella ricorrenza del 10° anniversario della sua fondazione, e che avrà come meta principale Roma, la Capitale d’Italia e della Cattolicità.

Il pellegrinaggio romano culminerà mercoledì 1 agosto nella partecipazione all’Udienza generale del Santo Padre Benedetto XVI a Castel Gandolfo. Al termine dell’Udienza l’Associazione, con una delegazione dell’Arcidiocesi di Catania e dell’Amministrazione Comunale di Biancavilla, offrirà al Papa una riproduzione dell’Icona bizantina della Madonna dell’Elemosina.

Si tratta di un’occasione per esprimere devozione, filiale affetto e preghiera per il Santo Padre.

Invitiamo tutti i fedeli, che potranno essere presenti, ad intervenire.

Per ulteriori info:

www.santamariaelemosina.wordpress.com

ale.scaccianoce@tiscali.it

AMDG

Alessandro Scaccianoce