sabato 30 giugno 2012

Matrimonio Tridentino a Pontedassio (Im) nell'eletta diocesi di Albenga-Imperia

parrocchia di S. Margherita - Pontedassio, Im
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il Sacerdote aspetta e accoglie gli sposi
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"Vis accipere....?"
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"Ego coniungo vos in matrimonium..."
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"Bene+dic, Domine anulum hunc..."

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Terimanata la celebrazione del sacramento, la S. Messa per gli sposi
inizia e prosegue more solito.

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Dopo il Pater Noster, orazione alla Sposa
"Propitiare Domine supplicationibus nostris...
Deus, qui potestae virtutis...
"
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S. Comunione degli sposi
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Benedizione solenne degli sposi:
"Deus Abraham, Deus Isaac, et Deus Jacob sit vobiscum..."
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Aspersione degli sposi con l'acqua benedetta
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Benedizione finale.
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E' Giugno, tempo di matrimoni.
Nella florida diocesi di Albenga-Imperia, retta e guidata dall'elettissimo Vescovo S. E. R.ma Mons. Mario Oliveri, oggi, 30 giugno 2012, un'altra coppia di sposi si è unita nel sacro vincolo del Matrimonio davanti a Santa Romana Chiesa, secondo la forma extraordinaria del Rito Romano.
(Un'altra coppia di fidanzati aveva scelto lo stesso sacro rito lo scorso 11 giugno 2011).

Nelle foto che seguono, scattate da Luca P.V. (qui su FaceBook, moltre altre splendidi immagini), e da questi messe a disposizione di M.i.L. solo a.d.D.g., si può seguire il rito del Sacramento del Matrimonio, della successiva Santa Messa "pro Sponso et Sponsa" con la finale Solenne Benedizione degli Sposi secondo la Forma Extra-Ordinaria del Rito Romano.
Chiesa Parrocchiale di Santa Margherita di Antiochia, Pontedassio (IM)
* Diocesi di Albenga-Imperia *

Celebrante: Rev.do Don Emanuele Caccia.
I cappellano: Rev.do don Luca Brogini
Mastro di Cappella: Rev.do don Francesco Ramella
(tutti del clero della diocesi di Albenga-Imperia.
Cerimoniere: Matteo Giannatasio.
Auguri ai novelli sposi!

Associato alla Passione di Cristo : Sacerdote, gravemente invalido, aggredito a San Salvo ( Chieti).

Don Sauro, 58 anni,  è afflitto da tempo da una terribile malattia invalidante. 
Egli sa tuttavia donare a tutti un sorriso ed un motivo di rinnovata speranza nel Signore.
Tutti sono edificati e rapiti dalle bellissime omelie di don Sauro : quando lo si sente parlare si ringrazia Dio per il dono che fa alla Sua Chiesa di santi e zelanti sacerdoti ! 
Don Sauro è stato aggredito senza alcun motivo : “Sono costernato ! Aggredire una persona malata e invalida è un gesto inaudito” ha detto don Raimondo Artese, parroco di San Vitale dove il prete malmenato svolge la sua attività pastorale. 
Ancor più inquietente è stato che il terribile atto è accaduto in una delle Regioni tradizionalmente più devote d’Italia. 
Un tempo c'era la scomunica per chi osava levare le mani contro un Consacrato , poi ci fu la mania di (s)qualificare il Sacerdote come  “un uomo come un altro” … assieme a tutte le conseguenti deviazioni di carattere protestanico che accellerarono da diffusione di una pseudo religione incentrata sull’uomo e non su Dio. 
Anche nel commento, sopra riportato, il Parroco don Raimondo non fa neppure un accenno che la vittima è un Sacerdote di Cristo, un Consacrato, un Unto del Signore !
E' stato messo solo l’accento sulla condizione fisica dell’aggredito : malato e invalido come se fosse un semplice "laico" .
Invece è proprio l'essere "alter Christus" a conformare l'imperfetta natura umana alla straordinaria bellezza e perfezione  : " Una cosa sola con Gesù" !
Preghiamo per don Sauro e anche per il suo aggressore. 
Ringraziamo , commossi e grati, la stupenda Comunità dei fedeli che da anni aiuta don Sauro e che, con affetto ed impegno raddoppiati, lo sta assistendo in questo difficilissimo momento  . 
A.C.

Codice Etico: un articolo anche su La Stampa. Il giudizio negativo del Vaticanista Galeazzi, ex allunno della Cattolica

Gay, Cattolica, fumo di Satana
Fa discutere il codice etico dell'Università Cattolica sulla questione omosessualità
di Giacomo Galeazzi, da La Stampa del 29.06.2012
Spiega il sito Cultura cattolica.it: "Anche Italia Oggi si è accorta della notizia: Nel codice etico della Cattolica il rispetto del trattato di Lisbona «In una Università cattolica gli ideali, gli atteggiamenti e i principi cattolici permeano e informano le attività universitarie conformemente alla natura e all’autonomia proprie di tali attività», «le implicazioni morali, presenti in ciascuna disciplina, sono esaminate come parte integrante dell’insegnamento della stessa disciplina (…), e la teologia cattolica, insegnata in piena fedeltà alla Scrittura, alla tradizione e al magistero della Chiesa, offrirà una chiara conoscenza dei principi del Vangelo, la quale arricchirà il significato della vita umana e le conferirà una nuova dignità» (punti 14 e 20 della Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae emanata dal Romano Pontefice, il Beato Giovanni Paolo II, il 15 agosto 1990).
Così era l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che io ho conosciuto, ho frequentato ed in cui mi sono laureato, una trentina di anni fa. Prima, quindi, che lo stesso Ateneo decidesse di dotarsi del recente Codice Etico, alla cui sottoscrizione gli studenti sono peraltro obbligati. Si tratta di un testo di trenta pagine in cui aleggia ambiguamente una perniciosa vena relativista intrisa della più venefica political correctness. Trenta pagine in cui non viene fatta neppure una sola menzione a concetti quali Chiesa Cattolica, Papa, Magistero, Tradizione. Con buona pace della Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae.
Come ha giustamente denunciato il Centro Studi Jean d’Arc, all’art.1 del Preambolo del Codice Etico si accenna solamente ad un generico «Cristianesimo», senza alcun richiamo alla Fede Cattolica, mentre all’art. 2, lett. e), si invitano gli studenti, i docenti e il personale dell’Università al «rispetto dei principi ispiratori della Costituzione della Repubblica Italiana e del Trattato sull’Unione europea, come modificato a Lisbona il 13 dicembre 2007». E’ lo stesso trattato, peraltro, che secondo quanto evidenziato da S.E. Mons. Dominique Marie Jean Rey, Vescovo di Frejus-Toulon, «rappresenta in molti punti una rottura intellettuale e morale con le altre grandi formulazioni giuridiche internazionali, presentando una visione relativistica ed evolutiva dei diritti dell’uomo che mette in causa i principi del diritto naturale».
La parte del Codice Etico dedicata, poi, alle «Disposizioni comuni», rigorosamente ispirata al politically correct, gronda pure di venature relativiste, le stesse contro cui continua a combattere, con ostinato coraggio, Sua Santità Benedetto XVI. Tra le varie perle se ne può scegliere una in particolare. L’art.1, ad esempio, si incarica di vietare ogni forma di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale di una persona. La stessa generica forma, fumosa ed ambigua, utilizzata dai sacerdoti del politicamente corretto per bollare di omofobia chiunque osi solamente accennare alle chiare ed univoche posizioni della Chiesa Cattolica in materia. Com’è noto, infatti, per i cattolici l’orientamento sessuale non può costituire una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc., rispetto alla non-discriminazione, perché diversamente da queste, essa appartiene oggettivamente alla sfera etico-morale. E vi sono ambiti nei quali non può considerarsi ingiusta discriminazione il fatto di tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido. Il Magistero della Chiesa Cattolica sul punto è chiarissimo, come attesta la Congregazione per la Dottrina della Fede.

venerdì 29 giugno 2012

Rapporti F.S.S.P.X e S. Sede - Mons. Fellay: "Siamo ad un punto morto; non possiamo firmare".

Fellay: "Siamo ad un punto morto, non possiamo firmare".
di A. Tornielli da Vatican Insider del 29.06.2012
Non aveva ancora detto nulla pubblicamente, dopo l’incontro in Vaticano con il cardinale William Levada, avvenuto lo scorso 13 giugno. Ma oggi il vescovo Bernard Fellay, superiore della Fraternità San Pio X, ha confermato che l’accordo con la Santa Sede per il momento si allontana.
Fellay ha fatto alcuni accenni alle trattative con le autorità vaticane nel corso dell’omelia per le ordinazioni sacerdotali celebrate questa mattina ad Econe.
L’omelia, di circa mezz’ora, può essere ascoltata a questo link, il passaggio dedicato ai rapporti con Roma è attorno al minuto 21.50. «Giustamente mi chiedete: come vanno le cose con Roma?», ha detto il superiore lefebvriano, che ha aggiunto: «Allo stato attuale le cose sono a un punto morto».
«C’è stato un va e vieni, degli scambi, delle lettere, delle proposte – ha aggiunto monsignor Fellay – ma siamo al punto di partenza». Il vescovo ha ricordato: «Abbiamo detto di non potere accettare, di non potere firmare; è tutto».
Si conferma così il significato delle parole contenute nel comunicato diffuso dai lefebvriani dopo l’incontro in Vaticano, con l’accenno alla necessità di nuovi chiarimenti e discussioni. Come pure nell’omelia Fellay ha confermato il giudizio contenuto nella lettera del segretario generale della Fraternità San Pio X inviata il 25 giugno ai superiori dei distretti in vista del prossimo capitolo generale: l’ultima versione del preambolo dottrinale, discussa dai cardinali della Congregazione per la dottrina della fede e approvata dal Papa veniva definita «inaccettabile».
Qui, segnalato dalla nostra lettrice Luisa, che ringraziamo, la traduzione di una parte dell'omelia odierna di Mons. Fellay (Chiesaepostconcilio).
Roberto

Codice etico dell'Università Cattolica: articolo su Il Giornale. Vinta la prima battaglia. Ora inviamo le proposte di modifica: alcuni suggerimenti

Grazie alla denuncia del Centro Studi Jeanne d’Arc di Milano ripresa da Cultura Cattolca, Tempi, e Riscossa Cristiana, e che noi di MiL abbiamo pienamente condiviso e appoggiato e a cui abbiamo dato il giusto e risalto con sdegno e severità (nostri post sul "Fumo di Satana dentro all'Università Cattolica" da Cultura Cattolica qui, "Un' Università che dimentica le sue radici non ha futuro" da Riscossa Cristiana qui e "Ma il codice etico dell'Università Cattolica è cattolico?" da Tempi qui), anche il quoridiano Il Giornale si è "accorto" della "strana faccenda" e il 27.06.2012 ha dedicato una pagina (19) alla battaglia sul Codice Etico.
Quindi: prima battaglia vinta! L'articolo è stato ufficialmente inserito nella
Rassegna Stampa del Ministero della Pubblica Istruzione.
La seconda battaglia è vinta è rappresentata dal fatto che l'Università si è accorta dello scivolone (per non dire peggio) fatto, e si è resa disponibile a ricevere e prendere in considerazione i suggerimenti e le proposte con modifiche e aggiunte al Codice Etico che le saranno inviate entro il 31.12.2012 (si vedano in fondo al post le modalità per l'invio).


Svolta dell'Università Cattolica: ora è politicamente corretta.
Nel vademecum del "Sacro Cuore" articoli in contrasto col magistero, riferimenti ai trattati europei,
ma nessuno alla fede e al Papa. E il Relativismo? Benedetto...
di Riccardo Cascioli, da Il Giornale, del 27.06.2012, pag. 19
(sottolineato nostro)


Sei favorevole all'uscita dell’Italia dall'Euro? Bene, dal prossimo anno accademico non potrai più iscriverti all'Università Cattolica del Sacro Cuore né insegnarvi. Così almeno si deduce dal nuovo Codice Etico per studenti e docenti che è stato varato nei mesi scorsi e che tutti gli studenti che vorranno frequentare l'Università dovranno obbligatoriamente sottoscrivere. Il rispetto dei princìpi ispiratori del Trattato di Lisbona e della Costituzione italiana è infatti tra i requisiti fondamentali richiesti a chiunque voglia far parte della prestigiosa università fondata da padre Agostino Gemelli, e uno dei princìpi alla base del Trattato europeo è appunto la moneta unica.
Nelle trenta pagine del Codice Etico, invece, neanche un riferimento si trova a Chiesa cattolica, Papa, Magistero. Niente, solo un generico cenno - nel preambolo - all'ispirazione «ai princìpi del cristianesimo». Non solo, i primi articoli del Codice sono una summa del politicamente corretto, in alcuni punti in evidente contrasto con l'insegnamento della Chiesa, tanto da chiedersi per quale motivo una famiglia dovrebbe scegliere l'Università cattolica anziché un altro ateneo. È una domanda che va ben oltre il Codice Etico, perché se si va sul sito della Cattolica destinato all'orientamento degli studenti delle scuole superiori, alla pagina dedicata al «perché scegliere l'Università cattolica», tra i motivi troviamo: la qualità dell'insegnamento, la possibilità di trovare lavoro dopo la laurea, la dimensione internazionale, la possibilità di avere dei tutor, le agevolazioni economiche per le persone in difficoltà. E l'identità cattolica dell'ateneo? La fedeltà all'insegnamento della Chiesa, la riflessione cattolica sui vari saperi umani? Assolutamente nulla, non fa parte dei tratti caratteristici dell’Università. Tanto vale allora non chiamarla più cattolica, ma neanche del Sacro Cuore, un nome che dato il nuovo indirizzo diventa imbarazzante (soprattutto per il Sacro Cuore). E pensare che Giovanni Paolo II era così attento al problema che nel 1990 aveva pubblicato una Costituzione apostolica dedicata esclusivamente alle università cattoliche, la Ex Corde Ecclesiae, in cui definiva con chiarezza la specificità di questi atenei: la chiara identità cattolica, che deve essere apertamente dichiarata, e che deve emergere sia dalla «fedeltà al messaggio cristiano così come è presentato dalla Chiesa» sia attraverso un approccio alle diverse discipline a partire dalla fede cattolica.
Invece nel Codice Etico troviamo un inno al relativismo e alla cultura dominante, inclusa l'introduzione dell'ideologia di genere. La cosa non è passata inosservata e da alcuni siti web cattolici è partito il contrattacco. Così, ad esempio, il sito Culturacattolica.it ha messo a punto una petizione per chiedere modifiche. E un risultato è stato ottenuto: l'Università Cattolica valuterà fino al prossimo 31 dicembre eventuali «proposte migliorative» del Codice Etico.
Tra i capitoli maggiormente contestati c'è ovviamente l'aver posto come punto di riferimento ideale il Trattato di Lisbona che, come si ricorderà, non ha accolto il riconoscimento delle radici cristiane dell'Europa come i vescovi e la Santa Sede avevano invece chiesto a gran voce durante il lungo negoziato.
Ma questo è ancora niente, perché all'articolo 1 del Codice Etico si assume il principio di non discriminazione, nel quale si fa rientrare il genere e l'orientamento sessuale, che notoriamente è un modo per tacciare di omofobia chiunque metta in discussione la cultura gay. È un chiaro cedimento all’ideologia dominante, in palese contrasto con l'insegnamento della Chiesa, che stabilisce una chiara differenza tra il rispetto (sempre dovuto) della persona omosessuale, che ha ovviamente tutti gli stessi diritti di qualunque altra persona, e l'applicazione della «non discriminazione» all'orientamento sessuale. Come sostiene un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, «includere la «tendenza omosessuale» fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l'omosessualità quale fonte positiva di diritti umani», vale a dire si traduce facilmente nella promozione dell'omosessualità. O al contrario, nell'impossibilità di poter affermare pubblicamente che quello omosessuale è un comportamento «oggettivamente disordinato» come il Catechismo della Chiesa cattolica sostiene. È un punto molto delicato, visto anche quello che sta accadendo in paesi nord-europei come la Danimarca e il Regno Unito, dove le Chiese protestanti saranno obbligate a celebrare matrimoni omosessuali proprio in base a questo principio. E anche negli Stati Uniti è in atto un durissimo braccio di ferro tra i vescovi cattolici e l'amministrazione Obama proprio su questo punto, perché l'equiparazione delle unioni omosessuali alla famiglia naturale - dicono i vescovi - viola il principio della libertà religiosa sancito dal Primo emendamento della Costituzione americana. Ma nell'ambiente ovattato dell'Università Cattolica, evidentemente, le notizie dal mondo e dalla Chiesa non arrivano."

di Riccardo Cascioli

Per la raccolta delle proposte da inviare all'Università Cattolica, con le modifiche e le aggiunte al Codice Etico, si veda il il modulo on line da compilare entro il 31.12.2012 sul sito dell'Università Cattolica - Organismo di Vigilanza di Ateneo.
Per alcune indicazioni e riflessioni si veda
Cultura Cattolica .


***

Qui di seguito il
fac simile di una garbata, esaustiva ed equilibrata proposta di modifica al Codice Etico,
suggerito da un nostro lettore:


Buongiorno a voi tutti lettori di MiL!
Vi chiedo un grosso favore.
In questa pagina:
http://www.unicattolica.it/4776.html
è possibile fare delle segnalazioni; vi prego di incollare nel campo della segnalazione il testo che troverete qua sotto. E' importante che lo si faccia in tanti! Vi si chiederà di qualificarvi, oltre a fornire le vostre generalità: qualificatevi come cattolici di buona volontà, o come chierici secondo il vostro grado, se lo siete, perchè avete a cuore questa gloriosa istituzione dei Cattolici Italiani.
Forse ciò che vi chiedo di scrivere non sarà perfetto secondo i vostri gusti, ma fatelo ugualmente, oppure proponete vostre idee. Ma, vi prego, scrivete qualcosa!
Grazie a voi tutti! Sia lodato Gesù Cristo!


Ecco il testo:

Il sottoscritto ................... s uggerisce che il Codice Etico venga modificato nei seguenti punti:
Preambolo
1. Rimuovere il riferimento al «cristianesimo» e affermare con chiarezza la vocazione cattolica dell’Università. È opportuno citare la Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae del Beato Giovanni Paolo II.
2, d. Un Ateneo cattolico non si regge su vaghi valori, ma sulla Dottrina cattolica e sulla Fede. È quindi opportuno citare la prima parte – relativa alla natura dell’università cattolica e ai suoi obiettivi – della Costituzione Apostolica succitata.
2, e. L’accettazione del Trattato di Lisbona pone lo studente cattolico nella necessità di disobbedire all’Università per ubbidire al Papa. Giovanni Paolo II criticò questo trattato e Mons. Rey, Vescovo di Frejus-Toulon, disse che tale Trattato «rappresenta in molti punti una rottura intellettuale e morale con le altre grandi formulazioni giuridiche internazionali, presentando una visione relativistica ed evolutiva dei diritti dell'uomo che mette in causa i principi del diritto naturale».

Titolo I
Art.1, punto 1. Non si può accettare il concetto di una discriminazione fondata sul cosiddetto «orientamento sessuale», in quanto tale criterio non è condiviso dal Magistero della Chiesa. Tutto questo punto, inoltre, si fonda su una concezione relativista del mondo.
Art.2, punti 1 – 4. Non si può accettare una disposizione composta da ben quattro commi che pare figlia di una visione culturale “sessocentrica”, tipica della società contemporanea.

Santi Pietro e Paolo.

L'ultimo libro di Solideo Paolini : «Non esiste » Perchè distrutto ? L’antipapa massone e Fatima 2010.


In questo giorno dedicato ai Santi Apostoli Pietro e Paolo,  segnaliamo la recente pubblicazione del Dott.Solideo Paolini : «NON ESISTE » PERCHÉ DISTRUTTO? Il “Quarto Segreto”, l’antipapa massone e Fatima 2010.
L’opera del Dott. Paolini è lodevolissima, anche perché, insieme alla solidità e alla serietà della ricerca, storica e delle fonti, l'Autore unisce il prezioso, indispensabile “sensus ecclesiae” che la rende bene accetta per il fine che si prefigge : “.. di quell’amore alla verità, quel rapporto armonico tra fede e ragione, che fanno detestare l’ipocrisia e il chiudersi gli occhi davanti a verità scomode… pag.5 op.cit. 
 E’ stato il Successore di Pietro, Papa Benedetto XVI, a “riaprire” il discorso su Fatima : un affare ancora in sospeso… pag.113 op.cit.
Dopo aver letto il libro  nasce spontaneamente il desiderio di aumentare la penitenza e la preghiera  alla Santisssima Vergine Maria “…La prima intenzione è la Chiesa : la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Vogliamo pregare per la sua pace interiore … (S.S.Paolo VI) pag.3 op.cit. 
Ha proprio ragione la Madonna a Fatima : i laici salveranno la Chiesa dai sacerdoti e dai vescovi” ( Padre Ignazio De La Potterie s.j. noto esegeta e amico del card.Ratzinger in un’intervista ad Avvenire del 1996. Eppure l’asserita affermazione mariana non compare su nessuna delle carte di Fatima già pubblicate) pag.74 op.cit. 
Oggi, festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, è la festa del Papa e del Papato. 
Al Papa va la nostra preghiera : “Vidi uno dei miei successori ergersi sui corpi dei suoi fratelli. Egli troverà rifugio altrove, nascondendosi; e dopo un breve ritiro morirà di una morte crudele” S.S.San Pio X… pag.3 op.cit. 
A questo meraviglioso Papa, nel giorno della Sua festa,  “ … ( la cui, n.d.r.) elezione… è stata accolta da alcune vive ( e condizionanti) reazioni di indocilità…” pag.70 op.cit. indirizziamo la nostra preghiera e le nostre mortificazioni personali. 
Oremus pro Pontifice nostro Benedicto. 

Solideo Paolini, 
«Non esiste» perché distrutto? Il “Quarto Segreto”, l’antipapa massone e Fatima 2010. Pro manuscripto, primavera 2012, 132 pagine con 242 note, a offerta (orientativamente 13 euro). 
 L’opera fa il punto della discussione sul cosiddetto Quarto Segreto (ovvero, fuor di metafora, la parte inedita del Terzo Segreto di Fatima). 
Richiamando l’attenzione in particolare su tre questioni: che fine ha fatto quel testo (tranquilli, solo l’originale), che oggi non c’è ma ieri c’era; un suo «dettaglio» terribile, tra i vari motivi che hanno reso problematico il pubblicarlo; la revisione “ufficiale” iniziata dal Pontefice regnante tornando, umile pellegrino, dalla Madonna di Fatima nel maggio 2010 (dalla presentazione in anteprima a Gubbio, il 27 aprile, e poi a Chiaravalle, il 12 maggio). Il nuovo libro va richiesto direttamente all’autore, ad esempio tramite l’indirizzo di posta elettronica di riferimento: infoctm@cattolicitradizionalistimarche.org .

giovedì 28 giugno 2012

Benedetto XVI: LA GENUFLESSIONE TESTIMONIA CIO' CHE DOBBIAMO A DIO


Da Paparatzingerblog:

Salvatore Izzo


(AGI) - CdV, 27 giu.

"Di fronte al suo nome ogni ginocchio si pieghi".

Benedetto XVI ha ripetuto oggi l'invocazione che San Paolo rivolse ai Filippesi nel suo inno cristologico. "Piegare il ginocchio - ha spiegato agli 8mila fedeli che gremivano l'Aula Nervi in occasione dell'Udienza Generale - testimonia l'adorazione che tutte le creature debbono a Dio". Da qui "l'importanza di compiere questo gesto con profonda consapevolezza", davanti alla Croce o all'Eucaristia. Secondo il Papa teologo, infatti, proprio "sulla Croce Gesu' ha raggiunto massimo grado dell'umiliazione, perche' questa pena era riservata agli schiavi e non alle persone libere. Cosi' l'unico Signore della nostra vita, Dio, si e' abbassato con umilta' per elevarci fino a Lui".

"Quando ci inginocchiamo davanti al Signore noi confessiamo la nostra fede in Lui, riconosciamo che e' Lui l'unico Signore della nostra vita", ha ricordato ancora il Papa. "Cari fratelli e sorelle, nella nostra preghiera - ha aggiunto - fissiamo il nostro sguardo sul Crocifisso, sostiamo in adorazione piu' spesso davanti all'Eucaristia, per far entrare la nostra vita nell'amore di Dio, che si e' abbassato con umilta' per elevarci fino a Lui". "Come san Francesco davanti al Crocifisso - ha concluso infine Benedetto XVI - diciamo anche noi: Altissimo, glorioso Dio, illumina le tenebre del mio cuore. Dammi una fede retta, speranza certa e carita' perfetta, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volonta'.

© Copyright (AGI)

SS. Cresime a Verona amministrate da Mons. Zenti: alcune foto inviateci da un lettore










Qui alcune considerazioni e commosse riflessioni di un nostro lettore sull'avvenimento.


Roberto

"Keep calm" cattolici: non praevalebunt. E altre dal web e da Facebook


    "E se io ti dicessi che ad orientem
 
                 non significa che il prete sta dando le spalle
                 a te, ma che sta guardando Dio
insieme a te?"
L'Immagine è tratta dal film Matrix, nel punto in cui quel personaggio dice a Neo: "e se ti dicessi che il mondo non è come tu l'hai sempre visto?"
Grazie a Daniele per averci girato la foto.(Qui)

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 Settembre 2013
dolce catena che ci unisce a Maria
da una parte la nostra mano, dall'altra la Sua.
sicuro appiglio per salire al Cielo
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"LA SOLUZIONE E'...
"

Qui su MiL. Tanto per sorridere un po'! (ps. certo, noi avremmo messo anche le chiavi!) :)
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tranquilli...





Un'altra versione "cattolica" dei link che spopolano su Facebook e nel web
Dopo quella su "come mi vedono gli amici, i genitori, la società" (si veda qui), ora è arrivata anche la simpatica versione cattolica di KEEP CALM. (Sulla bacheca di Antonello)
E' semplicemente geniale ed efficace!
(... e pure azzeccatissima per i vari problemi e argomenti delicati che stanno impegnando la Curia e il Papa.)

Roberto

P.s.
Lo mettiamo come post scriptum perché siamo consapevoli che si tratta di una frivolezza: avete notato che non solo l'autore ha scelto il motto in latino, e ha inserito un'immagine di Benedetto XVI con mitra dell'Immacolata Concezione del Beato Pio IX, e ferula? Che l'autore sia un "tradizionalista" che ha saputo adattare benissimo i mezzi di comunicazione moderni con il messaggio tradizionale? Chissà? Sicuramente è un genio e il mordente è assicurato!

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Di seguito, la versione cattolica del "Come mi vedono gli altri..." (l'avevamo pubblicata anche qui)



SANTA COMUNIONE

cosa vedono gli atei ************ cosa vedono i protestanti


Cosa vedono i Cattolici **************** Cosa è veramente


Un'immagine, presa dal profilo di Facebool di Roman Catholic, molto eloquente e che, con quattro semplici frasi, trasmette un messaggio vero, corretto e immediato. Non c'è altro da aggiungere.


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SIGNORI, QUESTA E' LA FORZA!


Presa dal Profilo Facebook di Messe Traditionelle

mercoledì 27 giugno 2012

A Napoli fedeli in rivolta: la Curia blocca una S. Messa in rito antico

Un gruppo di fedeli della zona di Chiaia ha richiesto al loro parroco della chiesa del Sacro Cuore al Corso Vittorio Emanuele, Don Mario Cinti, una celebrazione almeno mensile della S. Messa tradizionale. Dopo aver ricevuto la richiesta di fare una raccolta firma (non prevista dal Motu Proprio), è stato detto loro di tornare il 13 giugno. Il giorno del "responso" i fedeli si sono però visti opporre un netto rifiuto perché "la Curia non vuole; oltre alla Chiesa di S. Ferdinando non devono esserci altre messe tradizionalia".; "A Napoli c'è già una celebrazione in latino"; "A Napoli il Summorum Pontificum non si applica per volere della Curia".
Sembrerebbe che dietro tutto ciò ci sia un responsabile: Mons. Lemmo, vescovo ausiliare, già aduso a boicottaggi di questo genere.
I fedeli richiedenti, tra cui molti professionisti (avvocati, insegnanti) e giornalisti, sono in rivolta contro la Curia e sono pronti a fare ricorso a ll'Ecclesia Dei, non prima di aver chiesto udienza al Card. Sepe e aver ottenuto spiegazioni e chiarimenti di un tale illecito rifiuto.

Qui la notizia sui vari quotidiani di oggi, 27.06.2012:

- La RepubblicaNapoli- Adnkronos, Napoli, fedeli chiedono Messa in latino, scontro con il parroco e segue qui

- ANSA, Chiesa, Napoli, Messa in latino, polemica con Curia - Pronto esposto in Vaticano, chiesto l'interventdo del Card. Sepe.

- Corriere di Mezzogiorno, Vietata la Messa in Latino a Chiaia - Protesta di una decina di professionisti verso la Curia che avrebbe bloccato la celebrazione secondo il rito tridentino;

- Campania su web, Messa in Latino vietata, scontro tra fedeli e Curia


Roberto

S. E. Mons. Schneider a Imperia per la Solennità della Ss. Trinità: le foto
















A Imperia, nell'eletta diocesi di Albenga Imperia, si celebra ogni domenica alle 17:00 la S. Messa in rito antico nel piccolo santuario di N. S. di Loreto.
In occasione della Solennità della Ss. Trinità (03.06.2012) , la S. Messa è stata celebrata in forma prelatizia da S.E.R. Mons. Athanasius Schneider . Avevamo dato qui l'annuncio del lieto evento.

Ci scusiamo con gli amici di Imperia per il "lieve" ritardo.

Mons. Roche Segretario al Culto Divino e Mons. Paglia alla Famiglia. Ma Di Noia alla Ecclesia Dei

Deliranti, le definisce il buon Colafemmina. Come non dargli torto. Ma dietro ci sono sicuramenti intenti -e forse compromessi necessari nella gestione "politica" della Chiesa, che sarebbe ingenuo negare o ignorare- che vanno oltre alle apparenze. In questo un po' ci discostiamo dal pensiero di Colafemmina che egli esprime nell'articolo che riportiamo sotto.
Ciò nonostante si rimane davvero sbigottiti da alcune nomine ad altissimi incarichi di prelati ostili alla Tradizione (e ostili è dir poco) e apertamente fuori dalla linea ratzingeriana. E davvero ci sarebbe da chiedersi come mai il Papa abbia proceduto in tal senso.
Quella che più stupisce e preoccupa è ovviamente la scelta di nominare, elevandolo alla dignità aricivescovile, il Vescovo inglese Roche quale nuovo Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (sostituisce Mons. Di Noia, ora nuovo Vice Presidente dell'Ecclesia Dei
)... Proprio lui, Roche, così contrario alla Tradizione, così oppositore al Summorum Pontificum... e proprio lì, alla segreteria della già Congregazione dei Riti? Da rimanere basiti e dispiaciuti.
Roche nel 2007 egli ebbe da esprimere tutta la propria contrarietà e feroce avversione al Summorum Pontificum tanto da arrivare a scrivere una lettera pastorale per "impedire" l'applicazione nella sua diocesi del documento papale e a chiudere una parrocchia in cui si era già iniziato a celebrare la S. Messa secondo il rito antico, con molto concorso di fedeli (qui la notizia, che ha meritato al vescovo l'onore di vedere inserito il suo nome nella nostra lista "La Trahison des clers").
Nell'aprile del 2009 rischiammo di vedere i nefasti effetti di Roche, se fosse stato eletto alla primaziale Cattedra di Westminster: ma fortunatamente lo Spirito Santo volle Mons. Arcivescovo di Birmingham, Vincent Nichols che apportò senz'altro il appoggio per favorire la creazione dell'Ordinariato degli Anglicani convertiti al cattolicesimo (qui la notizia).
Certo, nella scelta del Papa avrà avuto un qualche peso l'impegno profuso da Roche durante i lavori decennali della International Commission on English in the Liturgy, di cui era Presidente, coordinando e favorendo la nuova traduzione in inglese del messale: altro successo che stava a cuore a Benedetto XVI. (qui)

Ciò nonostante,peccato davvero per la nomina e per la sostituzione di Di Noia.
Quest'ultimo era arrivato alla Congregazione per il Culto Divino solo nel giugno 2009 come Segregario (qui la notizia) e in tale veste aveva tanto lavorato con benemerito impegno per la questione "anglicana" per dare impulso decisivo alla stesura della Costituzione Anglicanorum Coetibus (09.11.2009) e all'erigendo Ordinariato per gli anglicani convertitesi al Cattolicesimo (creato poco dopo qui la notizia). Di Noia era dal marzo 2012 anche membro della Commissione d'esame voluta espressamente dal Papa per lo studio e la correzione delle liturgie neocatecumenali (qui la notizia).
La volontà di Benedetto XVI di voler affidare a Di Noia (teologo domenicano preparatissimo che Ratzinger conobbe bene quando era econ lui alla Congregazione della Dottorina della Fede, chiamati entrambi da Giovanni Paolo II) un incarico creato
ad hoc è manifesta: affidarsi ad un così valido e fedele collaboratore per concludere con un (speriamo) felice risultato anche la questione "lefrebviana". E' altresì palese la cura massima e l'attenzione del Papa perché si giunga all'accordo: a Benedetto XVI sta davvero a cuore poter dare alla F.S.S.P.X il tanto auspicato riconoscimento canonico, che tanto bene farebbe alla Chiesa Universale. E forse pur di arrivare a questo, il Papa ha preferito "sacrificare" il Culto Divino pur di dare la "Ecclesia Dei" (che si sta occupando dei rapporti con Fellay) un sostegno decisivo in questi momenti delicati che semrano decisivi.

Su mons. Paglia avevamo già riferito abbondantemente in occasione della sua sciagurata "candidatura" nella successione del Card. Scola al Patriarcato di Venezia (
qui, qui e qui). Ora, invero la sua nomina al Pontificio Consiglio per la Famiglia non desta particolari preoccupazioni: il prelato non ha "idee" strane in materia. Quello che ci spiace è che la sistemazione Curiale di Paglia sia purtroppo avvenuta, e che tale l'incarico sia, salvo eccezioni, salvacondotto per la porpora.
Riportiamo l'articolo di Colafemmina sulle due nomine.

Roberto


NOMINE DELIRANTI IN VATICANO
di Francesco Colafemmina, da Fides et Forma del 26.06.2012


Oggi [ieri, 26.06.2012, n.d.r.] è stato nominato Segretario della Congregazione per il Culto Divino un monsignore, tal Arthur Roche, già vescovo di Leeds, nel Regno Unito, che si è distinto in passato per l'ostilità manifestata nei confronti del Motu Proprio Summorum Pontificum.
Roche del Summorum Pontificum non capì nulla, nonostante le spiegazioni del Santo Padre, e pensò bene di redigere una letterina per le sue pecorelle capace di attestare tutta la sua incapacità di guardare a quella riforma della riforma voluta da Benedetto XVI che nel ritorno della Messa in latino doveva avere uno dei suoi cardini.
Nonostante la presenza di tanti validi liturgisti fedeli alla linea del Papa (uno fra i tanti è Mons. Bux), in Vaticano si continuano a nominare prelati mediocri e oscuri.

Altro discorso vale per Mons. Paglia, il Vescovo di Terni che oggi passa al Pontificio Consiglio per la Famiglia, garantendo un posto al sole alla Comunità di Sant'Egidio. Paglia scalpitava da tempo per un posto in Curia o comunque una sistemazione cardinalizia. Dopo aver sistemato il barbuto Riccardi al governo, ci si è presi la briga di sistemare anche Paglia in Vaticano.
A ciò aggiungo la notizia - disarmante, ma in qualche modo attesa - che a Mons. Fellay il 13 giugno il Cardinal Levada ha messo in mano un preambolo dottrinale che ritorna alla versione primigenia, quella fondata sull'ambivalenza logica cui accennavo ieri. Va da sé che per Mons. Fellay questo nuovo preambolo non può essere firmato. Degno di nota è il fatto che per il Santo Padre la versione firmata da Fellay ad aprile andava bene. Evidentemente in Vaticano c'è chi ha più potere del Papa, chi emenda i documenti a nome suo, chi fa le nomine sostituendosi a lui...

Mons. Di Noia: prime positive prese di posizione. Il Papa vuole l'accordo con Mons. Fellay

Il Papa nomina un Arcivescovo degli Stati Uniti ad un nuovo incarico
per aiutare il dialogo con la F.S.S.P.X.
Prime dichiarazioni di Mons. Di Noia. Mons. Guido Pozzo continuerà essere Segretario dell'Ecclesia Dei.
(tratto da Catholic News Service del 26.06.2012, di Carol Glatz)
si ringrazia Thomas Marshall per la traduzione per Nuovo Movimento Liturgico.


Secondo Mons. Di Noia "È possibile avere dissensi ed essere comunque in comunione col Papa" perché "non si devono leggere i testi conciliari secondo il punto di vista dei liberali presenti al Concilio".
Vaticano II: I Padri e i Periti nell'aula
Monsignor Di Noia, nuovo Vice-Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha detto il 26 giugno 2012 che il Vaticano doveva aiutare chi aveva dei problemi col Vaticano II a capire che "tali dissensi non ci debbono tenere separati al Banchetto Eucaristico". Ha aggiunto il Presule che i problemi della lettura dei documenti conciliari è che non bisogna tener conto dei punti di vista dei liberali partecipanti al Concilio. Bisognerebbe, secondo lui, leggerli alla luce della Tradizione, perché "se è lo Spirito Santo che guida la Chiesai documenti non possono leggersi in disaccordo con quello che si è detto prima".
La Commissione Ecclesia Dei dal suo canto ha detto che l'esperienza di Monsignore come Segretario alla Congregazione per il Culto Divino dal 2009 "faciliterà lo sviluppo di certi provvedimenti liturgici" nella Celebrazione della S. Messa secondo il messale del 1962, cosiddetta "Messa tridentina".

Mons. Di Noia ha confidato che il suo trasferimento dopo appena tre anni l'ha lasciato "sbigottito" e verrà a sostituirlo Mons. Arthur Roche di Leeds in Inghilterra [qui la notizia della nomina nel 2009 alla CCD, n.d.r.]

La Congregazione ha pure sottolineato che Monsignore gode di "larga stima" da parte di molti Ebrei, il che porrà fine a certi dissidi nati con i tentativi di conciliazione nei confronti di certe comunità tradizionaliste. Oltre alla presa di posizione di Mons. Williamson, il Vescovo lefebvriano che mette in discussione l'Olocausto, certe dichiarazioni pubbliche fatte da Mons. Fellah, Superiore della Fraternità San Pio X sembrano mettere in discussione l'accettazione da parte della Fraternità della "Nostra Aetate" con cui Paolo VI diceva che la colpa della morte del Signore non si doveva attribuire al popolo ebraico.

La Commissione Ecclesia Dei si cura della pastorale nei confronti di quei Cattolici che preferiscono la Liturgia tradizionale. Sua Santità Benedetto XVI aveva posto la Commissionesotto la guida della Congregazione per la Dottrinadella Fede nel 2009 affinché si trattassero meglio le questioni dottrinali che riguardavano le discussioni tra la Santa Sedee la Fraternità.

Il Cardinal Levada rimane Presidente della Commissione e Mons Guido Pozzo continuerà a fare da Segretario.

È importante quest'incarico nuovo dato a Mons. Di Noia, poiché così parla un esperto sulle questioni ancora in discussione presso la Fraternità SanPio X.
Padre Lombardi, portavoce del Vaticano, ha detto ai giornalisti che queste novità sono un'indicazione dell'importanza e della delicatezza della questione trattata dalla Commissione e non devono essere interpretate come segno di una qualche difficoltà tra Santa Sede e Fraternità.

Tra le questioni in discussione nel 2009 all'avvio delle trattative c'era anche il concetto stesso di Tradizione, il Messale Romano dopo il Concilio, l'interpretazione del Concilio secondo l'ermeneutica della continuità dottrinale, l'unità della Chiesa e l'ecumenismo cattolico, i rapporti tra Cattolicesimo e le religioni acattoliche, nonché la libertà religiosa.
Durante un incontro il 13 giugno scorso, si è portato per Mons. Fellay una proposta di documento dove si ventilava l'ipotesi di una Prelatura Personale come strumento adattissimo per l'eventuale riconoscimento canonico dato ai lefebvriani, una volta risolte le difficoltà dottrinali. Si è poi dato a Mons. Fellay una considerazione relativa a come la Fraternitàaveva valutato le stesse difficoltà.

Dopo l'incontro, la Fraternità aveva detto che certe "difficoltà dottrinali" in merito all'ultimo Concilio e la successiva riforma liturgica potrebbero portare a "nuove trattative" per una conciliazione con Roma. I colloqui si erano incentrati su "i criteri per interpretare la Dottrina secondo la fedeltà al Magistero della Chiesa".

In una lettera datata 25 giugno, Don Christiano Thouvenot (Segretario Generale della Fraternità) avrebbe scritto ai sacerdoti lefebvriani per dire che Mons. Fellay riterrebbe "inaccettabile" l'ultima versione vaticana del preambolo.
Al riguardo Mons. Di Noia ha detto che sarà suo compito far uscire tutti dal vicolo cieco. "I dialoghi vanno avanti da tre anni oramai, ma il Santo Padre vuole trovare il linguaggio o la maniera per conciliare tutti," ha detto a noi del Catholic News Service. "Dobbiamo mettere tutti i puntini sulle i e aiutare quelli della Fraternità a trovare una formula per rispettare la loro integrità teologica. È vicina l'intesa finale, ma bisogna dare solo una piccola spinta".

Da Sottosegretario della CDF, Mons. Di Noia aveva aiutato di persona con i nuovi ordinariati, strutture speciali per i protestanti convertitisi al Cattolicesimo perché fossero in piena comunione col papa, pur mantenendo certi aspetti della loro tradizione liturgica e spirituale. "È possibile che Sua Santità avesse in mente quella soluzione quando mi ha dato questo incarico", ha detto ieri.

Il Beato Giovanni Paolo II aveva mandato Don Di Noia a lavorare alla Congregazione per la Dottrinadella Fede nel 2002, il cui Prefetto all'epoca era il Cardinale Ratzinger. Mons. Di Noia ha lavorato tantissimo con Benedetto XVI, soprattutto quando l'attuale Pontefice era Presidente della Commissione Teologica Internazionale.