lunedì 31 dicembre 2012

Bilancio (positivo) della Tradizione 2012


" Siamo ormai a fine anno, è giunto il momento di stilare il bilancio 2012 della Tradizione Cattolica, che ancora una volta si è chiuso in maniera positiva. 
Ripercorriamo insieme i principali avvenimenti: - 
Il numero di vescovi e cardinali che hanno celebrato (o assistito) la Messa tradizionale dopo la promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum nel 2007, ha sfondato quota 300. - 
Nel mondo è aumentato il numero delle Messe tradizionali celebrate nei giorni di precetto. 
- Il Papa ha nominato vari nuovi vescovi sensibili alle tematiche del Movimento Tradizionale. 
- Anche quest'anno sono state numerose le vocazioni religiose e sacerdotali negli istituti legati all'antica forma liturgica. 
- L'armata rossa modernista ha continuato a perdere importanti posizioni strategiche. Ormai è un esercito in rovinosa ritirata.
( Magari così fosse !!! N.d.R.) 
Come non rendere grazie a Dio per tutto ciò? 
Ovviamente non ci sono state solo rose e fiori, sono infatti proseguite in vari modi le persecuzioni dei denigratori della Messa gregoriana, ma come ho già spiegato in passato, costoro contribuiscono indirettamente alla crescita del movimento liturgico legato alla forma straordinaria della liturgia. 
Speriamo che il 2013 sia un anno di ulteriore crescita della Tradizione Cattolica nel mondo, per il bene delle anime e la maggior gloria di Dio". 
 ...
( Tratto dal Blog : Cordialiter. Per leggere la conclusione dell' articolo cliccare QUI
Tantissimi auguri a tutti ! )

In aggiunta al post la Redazione di MiL ricorda anche il successo ( con buona affluenza dei pellegrini ) del I pellegrinaggio tradizionale internazionale UNA CUM PAPA NOSTRO  terminato con il solenne Pontificale all'Altare della Cattedra nella basilica di San Pietro in Vaticano il 3 novembre 2012 celebrato dal Card Cañizares, prefetto della Congregazione del del Culto Divino.

domenica 30 dicembre 2012

Il Motu Proprio Summorum Pontificum e il Rito Ambrosiano



La Libertà Ambrosiana

Sull’applicabilità del Motu Proprio
Summorum Pontificum di Sua Santità Benedetto XVI
al Rito Ambrosiano

Interverranno

Andrea Sandri
Presidente del Circolo Culturale J.H. Newman

Don Marino Neri
Filologo e liturgista

Fabio Adernò
Canonista e Avvocato ecclesiastico

Seregno 11 gennaio 2013 ore 21
Sala Mons. Luigi Gandini via Maggio XXIV 4


Circolo Culturale Cardinal J.H. Newman - Seregno

31 dicembre a San Simon Piccolo - Venezia


Ecco gli orari per il 31 dicembre a San Simon Piccolo, chiesa veneziana retta dalla Fraternità Sacerdotale San Pietro

Ore 17 Santa Messa
Musiche:
- Messa a 4, Selva morale e spirituale (1640) di Claudio Monteverdi
- O Magnum mysterium a 4, di Adrian Willaert
Seguirà
- Te Deum a 4 , di Orazio Benevoli
- Alma redemptoris mater a 4, di Johannes Ockeghem

Celebra padre Konrad zu Loewenstein (Fssp)

info: http://venezia.fssp.it/pages/intro.php

Il Servo di Dio Padre Thomas Tyn: liturgia e dottrina si sono sposati!



Domenica sera 30 dicembre alle 21 a Radio Maria ci sarà una tavola rotonda sul Servo di Dio Padre Thomas Tyn, grande difensore della liturgia tridentina e del Magistero e morto il 1° gennaio 1990 dopo aver offerto la sua vita - il giorno della sua ordinazione sacerdotale - per la libertà della Chiesa contro il comunismo.
Ospiti saranno Padre Giovanni Cavalcoli, vicepostulatore della causa di beatificazione, che il lettori di MiL ben conoscono, l'avv. Gianni Battisti editore di alcune opere postume del Nostro e Luigi Casalini, che parlerà del rapporto tra Padre Tyn e la liturgia tridentina.
I nostri affezionati lettori sono cordialmente invitati ad ascoltare la trasmissione

sabato 29 dicembre 2012

Il Cerimoniere del Duomo di Milano celebra in rito Ambrosiano antico a Legnano



domenica 30 dicembre 2012 ore 17:30 

chiesa di S. Ambrogio in Legnano (Mi)

S. MESSA nella forma extraordinaria del Rito AMBROSIANO 

celebrata da Mons. Claudio Fontana, Maestro delle cerimonie del Duomo di Milano

e  fedele ombra del Cardinale Arcivescovo Scola 
nelle liturgie in Cattedrale e nelle sue visite pastorali in Diocesi

Mons. Fontana è già stato, in passato come di recente, gradito ospite assieme ad altri canonici, fra cui l'Arciprete del Capitolo Metropolitano del Duomo, segno di vicinanza e stretta comunione con Sua Eminenza il card. Angelo Scola. 


*
Martedì 1° Gennaio 2012 ore 17:30 

chiesa di S. Ambrogio in Legnano (Mi)

S. MESSA nella forma extraordinaria del Rito AMBROSIANO 




celebrata da Mons. Claudio Magnoli, 
responsabile per il servizio e la pastorale liturgica della Diocesi di Milano


Al termine della funzione breve Esposizione eucaristica con solenne Benedizione al termine, nonchè consegna ai fedeli del santino protettore per il prossimo Anno.
In questa occasione parteciperà assistendo al rito la Confraternita del Ss.mo Sacramento di Legnano in abito religioso.

foto: sotto: Mons. Fontana mentre officia in chiesa a S. Ambrogio; sopra: Mons. Fontana, sulla sinistra, assieme al Cardinale e all'Arciprete durante la Messa pontificale di Mezzanotte.


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Fonte: ministranti.santambrogio@gmail.com 

venerdì 28 dicembre 2012

Santo e musicista. Compose 'Tu scendi dalle stelle'

S. Alfonso Maria de' Liguori
Tu scendi dalle stelle o re del cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo”: inizia così la più celebre canzone popolare di Natale, e può venir voglia di conoscere chi sia l’autore e quale sia stata la sua vita. 
Alfonso Maria de Liguori, questo il nome di colui che la ideò, nasce a Napoli nel 1696, da famiglia nobile e ricca. Dati i natali, la sua vita sembrerebbe già scritta: lo aspettano onori, ricchezze, potere. Suo padre nutre grandi ambizioni per il figlio, e lui ha doti non ordinarie. Studia musica, ama dipingere, si iscrive, a 12 anni, presso l’Università di Napoli, per divenire avvocato. L’età minima, per accedere al titolo, sono i 20 anni: Alfonso viene rivestito di una toga più grande di lui, già a 16. Se l’aspirante è eccezionale, si può fare eccezione. 
Divenuto avvocato, Alfonso si impone una moralità ferrea, in un mestiere difficile. Nello stesso tempo frequenta varie confraternite, che lo portano per esempio a visitare i malati, i sifilitici, i derelitti del grande ospedale di Napoli, gli Incurabili. L’ingresso “nella confraternita della Visitazione portava per la prima volta il nostro brillante samaritano ad avvicinare, a incontrare, a toccare con le sue mani, ogni settimana, per anni, l’uomo a terra, spogliato, ferito, gemente nel fossato, ai bordi del suo cammino di ricco. Per otto anni si piegherà su di lui con orrore, con amore, con fede nella parola di Gesù: ‘Quello che fate al più piccolo dei miei lo fate a me’” (T.R.Mermet). 
 Alfonso fa parte anche della Confraternita di santa Maria della Misericordia, i cui membri sono dediti al seppellimento degli indigenti, ai preti pellegrini o stranieri, e a quelli detenuti per indegnità nelle carceri dell’Arcivescovado. 
Alfonso per dieci anni, dal 1714 al 1726, gira per Napoli, una volta la settimana, questuando per tutti questi. 
E’ nel 1723, quando la carriera sembra inarrestabile, che proprio mentre si piega su un malato degli Incurabili, egli sente come una voce che lo chiama: “Lascia il mondo e datti a me”. Nonostante la disperazione del padre, Alfonso segue l’ispirazione e si avvia agli studi per il sacerdozio, che sarà speso negli studi, negli scritti di morale (tra cui la Theologia moralis, La pratica del Confessore e Apparecchio alla morte), nelle missioni al popolo, nel confessionale, nelle celle dei prigionieri, tra i lazzaroni, le prostitute, i poco di buono e i peccatori di ogni genere… 
 Qui, tra questa umanità dolorante, l’uomo di dottrina e di carità, acquista quella saggezza, nel trattare non solo con i malati nel corpo, ma anche con quelli nello spirito, che gli varrà il titolo, concesso da Pio XII nel 1950, di “celeste patrono dei moralisti e dei confessori”. Saggezza che consiste in quel santo equilibrio con cui il santo sa affrontare il peccato: condannandolo, certamente, ma piegandosi anche con benignità ed amore sui peccatori. 
Alfonso è un avversario del rigorismo che trasforma la vita morale in terrorismo spirituale: confessa, esige e perdona, impone penitenze che non siano eccessive e da buon ammiratore di san Filippo Neri, di san Vincenzo de Paoli e di san Francesco di Sales (quello che invitava a conquistare le anime con il miele piuttosto che con il fiele), impara ad evangelizzare gli uomini con la semplicità (voleva farsi intendere anche dalle “menti di legno”), le devozioni popolari, la meditazione. 
Tenendosi lontano dallo zelo amaro e dall’algida moralità giansenista. Alfonso invita i confratelli predicatori a non dimenticare di inculcare il “timor di Dio”, ma evitando gli eccessi, le “maledizioni”, perché le conversioni vere nascono solo quando “entra nel cuore il santo amore di Dio”. Napoli è la città giusta per lui: così piena di contraddizioni, di cultura e di miseria, di fede e di superstizione, di processioni e di bestemmie e sacrilegi… Un impasto in cui l’umanità dà il meglio e il peggio di sé, e in cui non si può raccogliere solo ciò che brilla e riluce, a prima vista. 
 Napoli è anche la città della musica che Alfonso ama sin da ragazzo (abbandonerà il suo clavicembalo solo una volta divenuto vescovo) e che sarà sempre, per lui, un modo per pregare ed istruire il popolo. 
Napoli è infatti la città in cui i discepoli di san Filippo Neri, inventore dell’Oratorio, frequentati da Alfonso già dal 1706, propongono di continuo concerti religiosi e ‘ricreativi’; è la città in cui gli orfani “scugnizzi” sono internati nei “Conservatori”, luoghi in cui, come dice la parola, devono essere custoditi e magari educati anche attraverso la musica. “A Napoli, scrive il già citato Mermet, la musica era per il popolo una seconda lingua, così questi Conservatori divennero ‘gabbie di usignoli’ e nel corso del XVII secolo si evolveranno progressivamente in scuole musicali”. 
 Da sant’Alfonso, “il più napoletano dei santi”, avvocato, moralista, confessore, amico dei poveri, è nato dunque quel canto di cui si diceva all’inizio; come pure quell’altro, bellissimo, in cui i Cieli fermano la loro armonia, perché la Madonna canti la sua ninna nanna; e pure quell’altro, così dolce, in dialetto napoletano: “Quanno nascette Ninno…”.

di  Francesco Agnoli Il Foglio, 27 dicembre

La festa dei SS. Innocenti martiri nelle antiche tradizioni liturgiche europee


per la storia e la spiegazione liturgica, si veda qui in un nostro precedente post.

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Il 28 dicembre la Chiesa celebra la Festa dei Santi Innocenti. 
Questo giorno è legato ad una bella tradizione liturgica molto antica che interessava gran parte dell'Europa occidentale fino in Inghilterra : l'elezione dell'Episcopellus ( v.filmato ) per l'officiatura del Vespro.
In alcune cattedrali la cerimonia avveniva nel giorno della festa di S. Nicola, patrono dei bambini, per terminare il 28 dicembre mentre in altre località europee il "regno episcopale" del vescovo-bambino era circoscritto alla sola giornata della festa dei Santi Innocenti.
Anche in Sicilia, come in Spagna, si faceva la strana e singolare cerimonia dell'Episcopello nel quale un chierichetto veniva investito scherzosamente da vescovo ed officiava i Vespri nelle Cattedrale...il tutto simboleggiava la gloria dei fanciulli che innocentemente persero la vita al tempo di Erode Antipa e riprendendo il passo del Magnificat: "ha rovesciato i potenti dai troni ha innalzato gli umili"...!!! 
I vecchi Sacerdoti di un tempo ricordavano che i loro confratelli Canonici nel giorno della festa dei Santi Innocenti lasciavano il loro stallo ai ministranti che, persino rivestiti delle insegne, officiavano vespro. 
Dal XIX secolo in avanti, tali usanze abbiano cominciato a decadere fin quando, negli anni Sessanta, le ultime isole di "resistenza" hanno capitolato. 
Il filmato si riferisce all’apostolato liturgico-musicale promosso dal Collegio Internazionale di Chavagnes en Paillers. 
In quella stupenda scuola cattolica viene rispettata l’antica usanza inglese, che risale al XII secolo, di eleggere ogni anno, il 6 dicembre festa di San Nicola ( ecco perché cantano l’Inno Iste Confessor ) , tra i coristi di cattedrali, università e chiese parrocchiali di grandi dimensioni .
Enrico VIII nel 1542 abolì quell'antica tradizione che  fu fatta rivivere durante il breve regno di Maria la Cattolica. 
Oltre alle celebrazioni " in coro "  il vescovo-bambino officiava alcuni servizi specifici stabilendo dei decreti e degli obblighi per gli  altri coristi (di solito mangiare di più e lavorare di meno ...) 
Quella tradizione era molto amata dagli inglesi  e veniva praticata in tutte le cattedrali.
Talvolta  il “regno episcopale” del vescovo-ragazzo iniziava il 6 dicembre ed aveva termine proprio nella festa del 28 dicembre dopo che aver predicato durante la S.Messa.
I suoi compagni di studio in segno di affettuosa riconoscenza gli davano un'offerta. 
Come molte tradizioni simili nel Medioevo e nel Rinascimento, quella del vescovo-bambino ha avuto lo scopo di insegnare ai bambini la dignità dell' alto ufficio sacerdotale ed in particolare l'importanza del ruolo del vescovo nella Chiesa.
Dimostra anche a coloro che hanno autorità  un avvertimento che mai dovrebbero dimenticare : di non  aggrapparsi giammai agli onori terreni. 
Nel film si vede  il vescovo Jean-Baptiste (di 8 anni) che presiede i Vespri Pontificali e riceve successivamente le riverenze abituali da parte degli alunni e dei visitatori alla fine della cerimonia. 
Il regno simbolico del Vescovo ragazzo dura solo un giorno, ma è significativo . 
Dopo aver officiato le sue funzioni liturgiche con grande dignità, presiede la cena comunitaria benedicendo la tavola.  
Mons. Jean-Baptiste ha poi decretato alla comunità di andare a dormire più tardi dopo la proiezione di un  film per tutti gli alunni mentre il Cappellano e i gli Insegnanti  puliscono umilmente  i tavoli e spazzano il pavimento. 





*  *  *

Si veda qui una frase di Benedetto XVI (28.12.2008).
A.C.

giovedì 27 dicembre 2012

I monaci benedettini di Norcia mettono on line "Inni e Antifone"

I Monaci Benedettini di Norcia hanno fatto un bellissimo dono natalizio: un intero album in formato MP3, intitolato "Inni e Antifone scelti" (di seguito la copertina e l'elenco dei brani).
E' possibile scaricare i brani o semplicemente ascoltarli on line cliccando qui e andando sul sito dei Monaci.
Ricordiamo, a chi desiderasse aiutare i monaci di Norcia, che é possibile fare una donazione al seguente link:
http://osbnorcia.org/it/donazioni/ora.

Riportiamo qui di seguito il messaggio del Superiore, Padre Cassiano.


Carissimi Amici,

come piccolo segno di riconoscenza per il Vostro aiuto durante l'anno passato, siamo liete di inviarVi il link ad un CD elettronico preparato dal monastero.
Non è una registrazione professionale, ma è semplicemente ciò che i monaci fanno quotidianamente, e cioè cantare le lodi di Dio. Il Signore Vi benedica per la Vostra bontà verso di noi.
Buon Natale e Felice Anno Nuovo,

Padre Cassiano e la comunità monastica
 
Di seguito i brani: 1.Inno, Audi Benigne Conditor, AM 337 (2:15)
2.Antifona, Ecce Nunc Tempus Acceptabile, AM 345 (1:10)
3.Inno , Lustris Sex Qui Jam Peractis, AM 386 (0:46)
4.Antifona, Scriptum Est Enim, AM 404 (0:56)
5.Antifona, Angelus Autem Domini, AM 453 (0:42)
6.Antifona, Et Ecce Terraemotus, AM 454 (0:29)
7.Antifona, Erat Autem, AM 454 (0:30)
8.Antifona, Prae Timore Autem Ejus, AM 454 (0:28)
9.Antifona, Respondens Autem Angelus, AM 454 (0:38)
10.Inno, Aurora Lucis Rutilat, AM 470 (2:25)
11.Antifona, In Illa Die, AM 187 (0:29)
12.Antifona, Jucum Dare, AM 187 (0:42)
13.Antifona, Ecce Dominus Noster, 197 (0:29)
14.Antifona, O Sapientia, AM 298 (0:53)
15.Inno, Conditor Alme Siderum, AM 182 (2:01)
16.Antifona, O Admirable Commercio, AM 271 (1:00)
17.Antifona, Hodie Caelesti Sponso, AM 293 (1:02)
18.Inno, Aeterne Rerum Conditor, AM 34 (3:12)
19.Inno, O Lux Beata Trinitas, AM 163 (1:43)
20.Antifona (e Salmo 110), Dixit Dominus, AM 125 (2:20)
21.Inno, Lucis Creator Optime, AM 128 (2:29)


fonte: I Monaci di Norcia via Bregwin

S. Messa antica a Montemurro (Pz)

Giovedì 27 dicembre - ore 17:30
chiesa matrice della  parrocchia a Montemurro (Pz)
- all'altar maggiore -

SANTA MESSA CANTATA
celebrata secondo la forma extraordinaria del Rito Romano 

Saranno presenti altri sacerdoti desiderosi di vedere "per la prima volta" questa forma di celebrazione.


mercoledì 26 dicembre 2012

“Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati”



 


                                                       Quattro cartoline del Santo Natale 2012. 

Le prime due  mostrano la "mensa dei poveri " posta davanti all'altare durante la  celebrazione della Santa Messa del giorno di Natale, trasmessa su Rai1 dalla Basilica di Santa Maria in Trastevere di Roma -dove, lodevolmente, da diversi anni i volontari della Comunità di Sant'Egidio organizzano il pranzo per i poveri romani- sotto gli occhi lucidi dalla commozione di tanti cameraman invitati e presenti.
Ci hanno raccontato che oltre all'Altare è stata incensata anche la "mensa dei poveri"...
E' proprio necessario che il pranzo natalizio per i poveri di Roma, che idealmente sosteniamo perchè è frutto del volontariato e del sacrificio di tanti fratelli cattolici, debba svolgersi proprio all'interno di una chiesa ?
Cosa ne pensa il Vicariato ?

Dal Santo Vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. 
Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. 
In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 
Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà". 

Anticamente alcuni membri confraternite delle “ misericordie” nel distribuire la carità ai bisognosi si coprivano il volto per non far riconoscere la propria identità. 
Cercando di imitare questa usanza, che trae ispirazione dal Santo Evangelo, anche diversi gruppi legati all’antica liturgia disciplinata dal motu proprio “Summorum Pontificum”  hanno usato in questi giorni, la santa carità natalizia verso i Bisognosi e i “Signori Malati” nel pieno nascondimento .
Preghiamo il Divin Bambino perchè liberi presto la Sua Santa Chiesa dai pesanti orpelli mondani che la sfigurano.

Le altre due foto, sempre riferite alla festa del Santo Natale di ieri , ci mostrano l’orrore del continuo macello a cui i nostri fratelli cristiani della Nigeria vengono sistematicamente sottoposti da parte degli islamici locali senza che i "professionisti" del dialogo inter-religioso ( purtroppo o per fortuna impegnati altrove) dicano o facciano nulla !
" Purtroppo, le mura della Chiesa di Cristo sono intonacate col sangue dei martiri. 
Per fortuna, Cristo Signore non sprecherà i meriti del loro martirio nell'economia della Salvezza universale, ma saranno contati a nostro beneficio.
Cerchiamo di non sprecarli noi e rendiamo loro giustizia soprattutto attraverso la preghiera ". 

A.C.

***

ADDENDA del 27.12.2012
Abbiamo ricevuto molte mail di protesta contro questo post.
Ci sia permesso, per quanto dovrebbe essere superfluo aggiungere argomentazioni che un cattolico di buona volontà già potrebbe sapere e intuire, dare elementi in più per compredere il motivo del post.
- Innanzi tutto noi non abbiamo criticato la cosa buona e bella in sè  (il pranzo ai poveri). Ci mancherebbe! Ottima iniziativa e lodiamo l'impegno e la fatica dei volontari nel aiutare e accogliere i poveri  e i bisognosi (quest'anno anche molti italiani)!
Noi abbiamo stigmatizzato il modo con cui è stato deciso di pubblicizzare (proprio così!) un'iniziativa di carità, e per l'averlo fatto durante  la S. Messa cogliendo l'occasione (creata ad hoc?) delle telecamere!!
- Strumentalizzare la S. Messa, il supremo Sacrificio di Cristo, per portare sotto ai riflettori, e in tal pompa, una propria iniziativa -quale essa sia- è disdicevole e imbarazzante!
- La cosa è ancor più grave se l'iniziativa è un'opera di carità. Dice San Paolo: "La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse..." (Cor. 13, 4-5).
- Non è sbagliato rendere manifeste le opere di carità, anche per rendere palese il bene che la Chiesa fa ai poveri e per informare chi avesse bisogno come e dove trovare aiuto, un pasto caldo e accoglienza! Sarebbe certo più elegante che a farlo fossero "altri" e non gli interessati benefattori.
Ciò nonostante  MAI infatti abbiamo criticato i Frati Francescani di Assisi, di Milano, di Roma, oppure la Caritas, ecc, quando passano nelle chiese a distribuire i volantini di richiesta di collaborazione, o quando, al termine della Messa, spendono due parole per sensibilizzare i fedeli (spesso restii a gesti di carità). 
MAI li abbiamo criticati quando ci raccontano del grande aiuto che essi danno ai poveri,  delle migliaia di pasti (o vestiti) che essi forniscono ai poveri, ecc. 
Questo perchè innanzi tutto lo fanno nel nascondimento discreto della carità cristiana, e poi perchè quando vogliono rendere nota la loro iniziativa di aiuto lo fanno con sobrietà e solo con scopo informativo o per chiedere -giustamente- anche un nostro piccolo sostegno economico.
- Le modalità di "informazione" avvenute nella chiesa di S. Maria in Trastevere invece avevano il sapore di un'autoincensazione! 
E conoscendo bene i movimenti nel retroscena dell'attuale realtà politcal-ecclesiastica,  non si sbaglia a pensare che  l'iniziativa non sia scevra da secondi fini pubblicitari e autoreferenzianti.

Ecco: per questi motivi abbiamo deciso di pubblicare il nostro post.

Ps. L'abuso liturgico (incensazione della tavola già apparecchiata per i poveri - era proprio necessario allestirla appositamente per la Santa Messa ? ) per quanto fuori luogo non ci ha scandalizzato più di tanto di per sè... siamo abituati a ben peggio !
Roberto

martedì 25 dicembre 2012

A Betlemme il Miracolo della nascita di Gesù

La Natività nella visione della beata Anna Katharina Emmerick

di Cristina Siccardi

Corrispondenza Romana

Gesù venne concepito in maniera soprannaturale e in maniera miracolosa nacque. Il Figlio di Dio non ebbe una nascita comune, come vorrebbero farci credere molti teologi e narratori contemporanei. Il loro intento è quello di “abbassare il livello”, di “snobilitare” tutto, seguendo la strada modernista: l’antropocentrismo e il naturalismo prendono qui il sopravvento ed ecco che la Madonna diventa una donna normale; san Giuseppe un uomo ordinario e Gesù Bambino acquisisce connotati da manuale di “psicologia evolutiva”; si sente addirittura dire che Egli «combinava marachelle come tutti i bambini».
Viene da domandarsi: ma se di monellerie san Domenico Savio non ne combinò mai, come risulta dalla sua biografia, che cosa dobbiamo pensare di Gesù Bambino? È chiaro che occorre tener fede a ciò che la Tradizione della Chiesa ha sempre detto, gettando alle ortiche tutte le false narrazioni che dalla metà del Novecento in poi hanno imperversato, offrendo immagini terra-terra, protestantizzanti, fino a giungere a vere e proprie profanazioni della “quotidianità” della Sacra Famiglia.
Nella Notte Santa, quando l’Emmanuele si manifestò agli uomini, la Madonna generò in maniera prodigiosa, senza l’aiuto di nessuno, in un’atmosfera di perfetto candore e pudore, come la beata e mistica Anna Katharina Emmerick (1774-1824) vide e descrisse nel libro La vita della Madonna: «Vidi che un insolito movimento regnava nella natura, negli uomini e in molti luoghi del mondo. Dappertutto si manifestava un’eccezionale energia emozionale. I simboli cosmici del Natale della Luce del mondo scesero nella coscienza e nei cuori di molti uomini». Alla presenza di cori angelici, di luce intensissima, la natura freme, gli animali soavemente saltellano, nascono nuovi fiori, erbe e virgulti dal terreno; gli alberi «rinfrescati» diffondono una dolce fragranza e dal suolo scaturiscono molte nuove sorgenti d’acqua. Tutto il Creato partecipa al Grande ed Unico Evento. Ed ecco che la «Santa Vergine annunciò al suo sposo che a mezzanotte si sarebbero compiuti i nove mesi dal momento in cui fu concepito il Santo Figlio e l’Angelo l’aveva salutata Madre di Dio. (…). Inoltre lo esortò ad unirsi a Lei nelle preghiere ardenti per intercedere la misericordia di Dio verso quei duri di cuore che le avevano negato l’ospitalità».
Siccome il momento del prodigioso evento si avvicinava, la Santa Vergine disse quindi a san Giuseppe  era ormai prossimo e che desiderava rimanere sola, perciò lo pregò di rinchiudersi nella propria cella. «Il sant’uomo fu avvolto da una luce celeste soprannaturale». Il Bambino nacque e «Giuseppe contemplò la scena come una volta Mosè aveva fatto con il roveto ardente; poi, entrato con santo timore nella cella, si gettò proteso sul terreno e si immerse nella preghiera più devota. (…).  La Madonna, inginocchiata sulla sua stuoia, teneva il viso rivolto ad oriente. Un’ampia tunica candida priva di ogni legame cadeva in larghe pieghe intorno al suo corpo. Alla dodicesima ora fu rapita dall’estasi della preghiera (…). Vidi allora il suo corpo elevarsi dal suolo.
Frattanto la grotta si illuminava sempre più, fino a che la Beata Vergine fu avvolta tutta, con tutte le cose, in uno splendore d’infinita magnificenza. Questa scena irradiava tanta Grazia Divina che non sono in grado di descriverla. Vidi Maria Santissima assorta nel rapimento per qualche tempo, poi la vidi ricoprire attentamente con un panno una piccola figura uscita dallo splendore radioso, senza toccarla, né sollevarla». La sempre Vergine ‒ prima, durante, dopo il parto ‒ in piena salute e senza nessun segno di affaticamento, si avvolse con un velo insieme al Redentore, e lo allattò con il «suo santo latte». A Betlemme, sotto un firmamento che guidava i Magi al luogo benedetto, era nato il Re dell’Universo. 

Fonte:
 http://www.corrispondenzaromana.it/la-nativita-nella-visione-della-beata-anna-katharina-emmerick/

Buon Natale!


GLORIA IN EXCELSIS DEO!

lunedì 24 dicembre 2012

A proposito dell'articolo dell’Arcivescovo Müller - Conciliovaticanosecondo.it



La falsa accusa di eresia a chi critica le nuove ed ambigue dottrine del pastorale Vaticano II


di Paolo Pasqualucci

Criticare le nuove ed ambigue dottrine del pastorale Concilio Ecumenico Vaticano II significa forse comportarsi da protestanti, da eretici?  No, di certo.  Eppure lo si è affermato e si è tornati a ripeterlo, anche in sedi autorevolissime.  È ormai celebre l’articolo apparso di recente sull’Osservatore Romano del 29 novembre 2012, a p. 5, a firma di S. E. l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Fede, a proposito della “ermeneutica della riforma nella continuità” invocata – come sappiamo – da S. S. Benedetto XVI quale unica legittima chiave di lettura del Concilio:  “Quest’interpretazione è l’unica possibile secondo i principi della teologia cattolica, vale a dire considerando l’insieme indissolubile tra Sacra Scrittura, la completa e integrale Tradizione e il Magistero, la cui più alta espressione è il Concilio presieduto dal Successore di San Pietro come Capo della Chiesa visibile.  Al di fuori di questa unica interpretazione ortodossa esiste purtroppo una interpretazione eretica, vale a dire l’ermeneutica della rottura, sia sul versante progressista, sia su quello tradizionalista.  Entrambi sono accomunati dal rifiuto del Concilio; i progressisti nel volerlo lasciare dietro di sé, come fosse solo una stagione da abbandonare per approdare a un’altra Chiesa; i tradizionalisti nel non volervi arrivare, quasi fosse l’inverno della Catholica”.
Non so se sia giusto mettere sullo stesso piano le due opposte interpretazioni critiche del Concilio.  I “tradizionalisti” ne vogliono sanare le ambiguità ed espellerne gli errori, ponendo implicitamente anche il  problema della validità del Concilio.  Sarebbero comunque lieti di vedere un Concilio riveduto e corretto dal Papa sulla base della dottrina di sempre della Chiesa.  I “progressisti” non si pongono certo il problema della validità del Concilio, né quello di ambiguità ed errori da eliminare perché in contraddizione con la dottrina di sempre, che per loro non esiste, visto che concepiscono tutto il Cristianesimo in chiave storico-evolutiva.  Per loro, il Concilio non è certo da riformare né tantomeno da invalidare.  Criticano invece i compromessi cui la mens progressista impostasi in Concilio ha dovuto sottostare, auspicando che in sede di attuazione pratica tali compromessi vengano finalmente a cadere del tutto, per far emergere nella sua compiutezza la “Chiesa dello Spirito” insufflata nelle parti ammodernanti dei documenti conciliari; la Chiesa visionaria dei fautori della Nuova Pentecoste, Chiesa di un Nuovo Avvento, senza gerarchie e totalmente ecumenico-comunitaria, aperta a tutte le istanze della Modernità, anche sul piano etico e dei costumi.  Chiesa di Satana, giova ricordarlo, per i Cattolici rimasti fedeli all’insegnamento perenne della Chiesa. 
 Ai rilievi di Mons. Müller ha già risposto in maniera egregia il prof. Roberto de Mattei su questo stesso sito, il 5 dicembre 2012.  Da parte mia vorrei solo aggiungere qualcosa.  In primo luogo, ricordare che gli eretici in genere contrappongono all’insegnamento della Chiesa una loro versione personale del Cristianesimo.  E questo stanno facendo oggi i “progressisti” (o neomodernisti).  Coloro che sono oggi costretti dall’amarissima e perdurante crisi della Chiesa a criticare il Vaticano II in nome della Tradizione, non hanno né intendono avere una loro versione personale del Cristianesimo, da proporre in alternativa all’insegnamento attuale della Gerarchia, al quale invece oppongono, ove non vi si accordi, la Tradizione ossia l’insegnamento della Chiesa consolidato da quasi venti secoli di immutabile magistero.  In secondo luogo, che il Concilio insegna apertamente cose nuove e in documenti non dogmatici ma pastorali.   Ciò sicuramente rende lecito l’esame della conformità di queste novità con la dottrina tradizionale della Chiesa da parte del credente che se ne senta la capacità.  Vediamo quest’ultimo punto.   
1.  Per la prima volta nella storia della Chiesa, un Concilio ecumenico si propone di insegnare delle “novità”.    Nell’art. 1 della Dichiarazione conciliare Dignitatis humanae sulla libertà religiosa, si trova la famosa dichiarazione secondo la quale, “questo Concilio Vaticano rimedita la tradizione sacra e la dottrina della Chiesa, dalle quali trae nuovi elementi in costante armonia con quelli già posseduti [haec Vaticana Synodus sacram Ecclesiae traditionem doctrinamque scrutatur, ex quibus nova semper cum veteribus congruentia profert]”(DH 1).  Il Concilio dichiara, dunque, di insegnare “nuovi elementi” o “cose nuove” (nova) tratte dallo “scrutare” o “rimeditare” la Tradizione e la Scrittura.  Non dice di riproporre l’identica tradizione e dottrina in modo nuovo (nove), come si usava dire una volta, quando si parlava di progresso estrinseco del dogma ovvero di un approfondimento e di una miglior conoscenza di qualche verità di fede, che restava tuttavia assolutamente immutata quanto al suo concetto.  La sostituzione di nove con nova poteva naturalmente far nascere molte apprensioni, ragion per cui il testo precisò esplicitamente che era intenzione del Concilio “trarre le cose nuove” sempre in armonia con quelle vecchie, con il Deposito della Fede.  Ma già l’idea di “trarre cose nuove” dalla “tradizione sacra e dalla dottrina della Chiesa”, non era di per sé del tutto rivoluzionaria?
È a mio avviso significativo che quest’ammissione dell’esistenza di   n o v i t à  nell’insegnamento del Concilio sia fatta nel “proemio” di un testo ampiamente innovatore come quello sulla “libertà religiosa”, il cui concetto, secondo i suoi critici, sembra mutuato quasi integralmente dal principio laico della stessa, in passato sempre vigorosamente respinto dal Magistero.  Come hanno ampiamente dimostrato Mons. Gherardini ed altri studiosi, nessuna delle “novità” proposte dal Concilio è fornita del sigillo della definizione dogmatica.  E le novità non le troviamo di sicuro in quei passi conciliari nei quali si riaffermano dogmi precedenti o si rinvia all’infallibilità del Magistero ordinario della Chiesa.  Come hanno notato a più riprese gli studiosi competenti, la “congruentia” delle “cose nuove” proposte con le “vecchie” non è ancora dimostrata dai riferimenti del Concilio ai dogmi del passato o ad insegnamenti del Magistero ordinario infallibile o dalle dichiarazioni di principio di fedeltà al dogma.  Tale “congruentia” deve esser dimostrata puntualmente, caso per caso, paragonando il nuovo al vecchio che esso viene specificamente a sostituire.  Per fare degli esempi:  confrontando tra loro la nuova definizione della Chiesa di Cristo, quella del famoso “subsistit in” di Lumen Gentium 8, con la vecchia, quale appariva, da ultimo, nello schema di costituzione dogmatica De Ecclesia mandato al macero dai Progressisti; il nuovissimo principio della creatività liturgica con quello che il Magistero preconciliare ne aveva sempre pensato; la nuova definizione dell’Inerranza biblica con la vecchia; la nuova definizione della collegialità con la vecchia ossia con tutto l’insegnamento precedente della Chiesa in proposito, e così via.   
2.  Il fedele è legittimato ad indagare la “congruentia” delle “novità” professate da un Concilio ecumenico solo pastorale.  Stabilito questo punto fondamentale, e cioè che il Concilio insegna consapevolmente “cose nuove”, dobbiamo chiederci:  il semplice fedele è autorizzato o no, a confrontare tutte queste “novità” con l’insegnamento  tradizionale  della Chiesa, commentato e spiegato dai teologi ortodossi, per vedere se le novità siano tutte “in costante armonia con esso”?  Se si risponde di no, allora si impone di fatto al fedele di credere sulla parola all’esistenza di questa “armonia”:  di credere sulla parola senza discutere, come se ci trovassimo in presenza di un Concilio dogmatico, infallibile sulle verità di fede e sui costumi allo stesso modo del Tridentino o del Vaticano I.  Ma negare ai fedeli il diritto di confrontare la nuova pastorale e la nuova dottrina del non dogmatico Vaticano II con l’insegnamento p e r e n n e  della Chiesa, ciò costituisce una patente contraddizione, poiché implica attribuire al Vaticano II un carattere dogmatico negato espressamente dal Concilio stesso, nelle ben note Notificationes apposte in calce alle due costituzioni “dogmatiche”  Dei Verbum sulla divina Rivelazione e Lumen Gentium sulla Chiesa, in quest’ultima unitamente ad un’importante Nota explicativa praevia.   Proprio in appendice a queste due costituzioni, titolate dogmatiche, si è dovuta apporre una Notificatio sulla nota teologica degli insegnamenti conciliari, che fa capire come esse non siano affatto dogmatiche.  In effetti, “dato il fine pastorale del presente Concilio”, esse non definiscono alcun dogma né condannano alcun errore!  
Come semplice credente, non ho il diritto – tanto per fare un esempio – di verificare la dottrina dell’Incarnazione della Costituzione pastorale Gaudium et spes 22  con quella sempre insegnata dalla Chiesa?  Quando mi trovo di fronte ad una frase come questa:  “Infatti con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo”, la mia prima impressione è quella di un testo che dice una cosa strana, mai sentita prima e nello stesso tempo ambigua.  Ambigua, poiché non si capisce perché l’Incarnazione debba esser avvenuta “in ogni uomo” e che cosa voglia effettivamente dire “in certo modo” (il famoso quodammodo).  Trovo poi che nell’ articolo 432 del Catechismo della Chiesa cattolica e nella prima Enciclica di Giovanni Paolo II (Redemptor hominis 13) l’inciso “in certo modo” è stato tolto.  Cosa devo concluderne, allora?   Il Papa e il CCC ci forniscono l’interpretazione autentica della frase in questione.   Perciò il senso della frase è proprio quello di dire che l’Incarnazione non si è limitata al Cristo incarnatosi nell’ebreo Gesù di Nazareth, individuo storicamente esistito, ma si è effettivamente avuta “in ogni uomo”.
Ne risulta, comunque, che, con o senza il quodammodo, il pastorale Vaticano II, un Concilio che avrebbe dovuto in teoria limitarsi ad esporre le verità di fede in modo più consono alla mentalità moderna,  m o d i f i c a  il concetto dell’Incarnazione di Nostro Signore, includendovi “ogni uomo”!  Questa dunque una delle grandi e straordinarie novità.  Che sia negativa per il dogma, non c’è bisogno di esser teologi per capirlo.  Non possiamo non chiederci:  come avrebbe potuto il Verbo, consustanziale al Padre secondo la divinità, unirsi alla natura peccaminosa di ciascuno di noi?  E il dogma dell’Immacolata Concezione avrebbe ancora senso?  E quello del peccato originale?  E in quale “uomo” si sarebbe incarnato il Figlio di Dio?  Solo negli uomini e nelle donne della sua generazione?  E gli altri?  Tutto l’impianto di GS 22 non implica forse l’idea che questa “incarnazione in ogni uomo” ha significato ontologico, costituendo una vera e propria impronta divina perenne nella natura di ciascuno di noi?  L’implica senza dirlo apertamente, contribuendo in tal modo all’ambiguità di un discorso che getta nella confusione la dottrina ortodossa dell’Incarnazione, rendendola incerta e divinizzando l’uomo.
Se poi, procedendo sempre con il dovuto metodo, il semplice credente confronta GS 22.2 con l’insegnamento anteriore della Chiesa, cosa trova?   Forse qualche spunto che l’anticipi? Come hanno spiegato i teologi ortodossi, trova solo qualche espressione dei Padri della Chiesa, dal significato prevalentemente simbolico, che potrebbe prestarsi all’equivoco, se interpretata in modo errato.  In realtà, che nel pensiero dei Padri non ci sia posto alcuno per un concetto del genere, risulta da come intendono in generale l’Incarnazione nel suo rapporto all’uomo.  L’uomo resta sempre un peccatore da salvare e la possibilità della salvezza gli è offerta proprio dall’Incarnazione dell’Unigenito in Gesù di Nazareth,  in quest’unico individuo, la cui missione terrena è stata quella di “chiamare i peccatori non i giusti” (Mc 2, 17), affinché potessero salvarsi l’anima grazie alla Chiesa da Lui stesso fondata.
Invece, situata la celebre frase di GS 22.2 nel contesto di tutto l’articolo, un’analisi diligente dimostra che essa giunge a coronamento di tutto un ragionamento annunciante l’ “altissima missione dell’uomo”, al quale il Cristo avrebbe “restituito la somiglianza con Dio resa deforme dal peccato originale”, in tal modo “svelando l’uomo a sé stesso” e innalzando la natura umana in generale ad una “dignità sublime”, in ogni uomo.  A parte il fatto, come ha ricordato lo scomparso teologo tedesco prof. Johannes Dörmann, che il peccato originale ci ha fatto perdere la “somiglianza con Dio” (Tridentino), tutta questa concezione (che riflette notoriamente la peculiare teologia personale di  Henri de Lubac S.I.) fa vedere un antropocentrismo completamente sconosciuto ai Padri della Chiesa.  Nella “Lettera teologica” di S. Leone Magno adottata all’unanimità dal Concilio di Calcedonia, che, nell’AD 451, come sappiamo, definì perfettamente le due nature di Cristo, non vi è traccia dell’idea di un’incarnazione “in ogni uomo”.  E che un’idea del genere rappresentasse una deviazione dottrinale, lo dimostra il fatto che essa fu combattuta da S. Giovanni Damasceno (morto nel 749), la cui critica fu ripresa e teologicamente approfondita secoli dopo da S. Tommaso. 
 3.  Negare  la “congruentia” dottrinale di un testo ambiguo del Concilio, non comporta alcun peccato di eresia.   In quest’analisi di GS 22, succintamente esposta, mi sono forse comportato da protestante, da eretico?  Ho forse fatto trasparire “l’ostinata negazione di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica [ossia come dogma] o il dubbio ostinato su di essa”, come recita la definizione canonica dell’eresia (CIC 1983, c. 751; CIC 1917, c. 1325 § 2)?  Niente di tutto ciò, come ognun può vedere.  Analizzando con la dovuta diligenza la “novità” contenuta in GS 22.2 sono giunto alla conclusione, testi alla mano, che essa non appare per nulla in armonia con l’insegnamento tradizionale della Chiesa.  I testi parlano chiaro.  Se poi si dimostrasse che la mia interpretazione è sbagliata, non avrei nulla da obiettare.  Resto pertanto disciplinatamente in attesa di una confutazione, puntuale e documentata, secondo le regole del discorso razionale, rifiutando ogni condanna aprioristica, inflitta sul presupposto di un inesistente carattere dogmatico del Vaticano II o di una sua preconcetta armonia con il Magistero di sempre.  E se questa confutazione non dovesse venire, allora dovrei concluderne che gli apologeti del Vaticano II non hanno veri argomenti da opporre e nascondono questo fatto dietro la cortina fumogena di accuse di eresia del tutto inconsistenti.
E poiché si è voluto portare il discorso sul piano dell’eresida, mi chiedo:  chi è veramente l’eretico o meglio il sospetto d’eresia?  Chi ha osato scrivere e chi accetta lo:  “Ipse enim, Filius Dei, incarnatione sua cum omni homine [quodammodo] se univit” o chi osa ribattere, testi alla mano, che questo nuovo concetto di Incarnazione non appare per nulla conforme al dogma dell’Incarnazione come insegnato dalla Chiesa cattolica nei secoli?   E non deve considerarsi eretico chi nega o mette in dubbio il dogma secondo il quale la Beatissima Vergine è rimasta sempre vergine, anche dopo il parto miracoloso di Gesù Bambino (DS 256/503; 993/1880) ?  È vero che in passato Mons. Müller ha manifestato dei dubbi sulla validità di questo dogma, senza mai ritrattarli pubblicamente?  E se criticare il non dogmatico Vaticano II è da eretici, anche Benedetto XVI diventerebbe allora imputabile di eresia per aver egli recentemente osato criticare (da un punto di vista sicuramente non “progressista”) la Gaudium et spes e la Dichiarazione conciliare Nostra aetate, la prima perché ci avrebbe dato una nozione tutt’altro che soddisfacente di modernità, la seconda per aver del tutto ignorato le forme “malate e disturbate di religione” presenti nelle religioni non cristiane!

Fonte:
http://www.conciliovaticanosecondo.it/2012/12/22/la-falsa-accusa-di-eresia-a-chi-critica-le-nuove-ed-ambigue-dottrine-del-pastorale-vaticano-ii/ 

Cañizares «Gli abusi liturgici abbondano, dobbiamo riscoprire il Vaticano II. Le chiese non sono semplici luoghi di riunione, ma luoghi dell’incontro con il mistero di Dio»

Cañizares «Gli abusi liturgici abbondano, dobbiamo riscoprire il Vaticano II»
Il cardinale Prefetto del Culto divino presenta la riorganizzazione del dicastero e il nuovo dipartimento per la musica e l’arte: «Le chiese non sono semplici luoghi di riunione, ma luoghi dell’incontro con il mistero di Dio»
di Andrea Tornielli da Vatican Insider del 24.12.2012

Città del Vaticano

La Congregazione è stata riorganizzata e c’è un nuovo ufficio dedicato all’architettura e alla musica sacra: può spiegare perché e a che cosa serve?
«In effetti, nella Congregazione, a partire dal 1 dicembre, si è costituito un nuovo “ufficio”: si tratta di un dipartimento dedicato all’arte e alla musica sacra al servizio della liturgia, con il quale si intende dare impulso a quanto si legge nei capitoli 6 e 7 della Costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium”. Un’iniziativa necessaria per poter rispondere nel migliore modo possibile e adeguato alle esigenze della liturgia in questi due ambiti. Non ogni espressione musicale o artistica risponde alla natura della liturgia, che ha le sue proprie leggi da salvaguardare. Se dobbiamo approfondire il rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II e potenziare la bellezza che la liturgia stessa è e deve avere, la musica e l’arte sono elementi fondamentali. È dunque molto importante che la Congregazione per il Culto dia impulso all’arte e alla musica per la liturgia, offra criteri e orientamenti per questo scopo in conformità con gli abbondanti insegnamenti e la ricchissima tradizione della Chiesa, favorisca i rapporti con musicisti, architetti, pittori, orafi, etc. E tutto ciò richiede un’attenzione specifica e concreta. Per questa ragione e per questo scopo si è creato questo “ufficio” o dipartimento».

Negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito alla costruzione in tutto il mondo di chiese che assomigliano a garage, a blocchi di cemento, a colate di piombo. Che caratteristiche deve avere, secondo lei, una chiesa cattolica?
«Il Catechismo della Chiesa cattolica lo esprime in un modo molto chiaro e semplice, presentando l’edificio della chiesa in due paragrafi. In uno afferma che le chiese “non sono semplici luoghi di riunione, ma significano e manifestano la Chiesa che vive in quel luogo, dimora di Dio con gli uomini riconciliati e uniti in Cristo”. Si capisce come l’obiettivo più profondo dell’esistenza di un edificio sacro non sia semplicemente quello di rendere possibile la riunione dei fedeli. Questo è già tanto, ma al tempo stesso è poco. In realtà, la Chiesa è il luogo dell’incontro con il Figlio di Dio vivo, e così è il luogo dell’incontro tra di noi. Il Catechismo aggiunge che la “casa di preghiera in cui l’Eucaristia è celebrata e conservata; in cui i fedeli si riuniscono; in cui la presenza del Figlio di Dio nostro Salvatore, che si è offerto per noi sull’altare del sacrificio, viene venerata a sostegno e consolazione dei fedeli, dev’essere nitida e adatta alla preghiera e alle sacre funzioni. In questa ‘casa di Dio’, la verità e l’armonia dei segni che la costituiscono devono manifestare Cristo che in quel luogo è presente e agisce». Le nuove chiese dovrebbero essere costruite in fedeltà a questi criteri basilari, com’è avvenuto nella lunga e ricchissima tradizione della Chiesa, ed è per questo che abbiamo questi esempi di arte tanto straordinari. Nell’ultimo secolo, per citare una chiesa emblematica che tiene molto in considerazione quei criteri, ricordo la basilica della Sagrada Familia, di Antonio Gaudí, a Barcellona».

Come definirebbe lo stato della musica e del canto per la liturgia?
«Si deve riconoscere che, nonostante alcuni sforzi lodevoli e ben realizzati, la musica e il canto nella liturgia necessitano di un rinnovamento e di un nuovo impulso. Non dimentichiamo che il grande rinnovamento liturgico di san Pio X venne accresciuto e accompagnato dallo splendido rinnovamento del canto e della musica effettuato da lui. Non ci sarebbe oggi l’urgente e quanto mai necessario rinnovamento liturgico se non si svolgesse un lavoro serio ed efficace nel rinnovamento della musica e del canto, che non è un ornamento per rendere più gradevoli le celebrazioni, ma è invece un elemento della stessa celebrazione, che ci pone davanti al mistero, davanti alla presenza di Dio stesso, che deve corrispondere con quello che accade nella celebrazione liturgica, e cioè “il cielo che si apre alla terra”».

Lei è Prefetto del Culto divino da ormai quattro anni. Può ricordare brevemente il lavoro svolto e spiegare quali siano gli obiettivi per il futuro più immediato?
«Sì, ho compiuto in questo mese di dicembre quattro anni dal mio arrivo in questo dicastero. Seguendo il lavoro rigoroso e molto valido dei miei predecessori, non ho tentato nient’altro che di dare impulso al rinnovamento liturgico del Vaticano II e questo sarà il mio obiettivo per il nuovo anno. Per questo scopo, oltre alla necessaria riorganizzazione e al nuovo regolamento del dicastero, che ha la sua complessità, si sta lavorando per offrire “orientamenti e direttrici per la formazione liturgica” dei sacerdoti, degli aspiranti al sacerdozio, delle persone consacrate, dei collaboratori parrocchiali nella celebrazione liturgica, dei fedeli cristiani in generale, per aiutare a conoscere di più e assimilare meglio gli insegnamenti sulla liturgia del Vaticano II, in continuità con la ricca tradizione ecclesiale. Stiamo anche preparando uno strumento, un sussidio, per aiutare a celebrare bene e a partecipare adeguatamente all’Eucaristia. Si stanno rivedendo le “introduzioni ai vari rituali per i sacramenti”: il lavoro è molto avanzato per quello riguardante il sacramento della penitenza. Si sta lavorando per l’introduzione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana e al rinnovamento della pastorale dell’iniziazione. Spero che tra qualche mese sia pronta la nuova introduzione al rituale per il culto eucaristico al di fuori della messa, in particolare per l’adorazione eucaristica. È a uno stadio avanzato anche il lavoro sul rituale delle esequie. Continuano poi i lavori per un quinto volume della Liturgia delle Ore. Spero che in qualche mese si finisca il progetto del Direttorio per l’omelia e si finisca un volume con i suggerimenti per le omelie per i tre cicli liturgici seguendo il Catechismo della Chiesa cattolica. Non posso non menzionare quello che già si sta facendo con il nuovo dipartimento di “arte e musica per la liturgia”: tra le altre coe, la preparazione di direttori per la musica e l’arte. Oltre agli altri lavori in corso, e agli incontri continentali con i responsabili della liturgia delle conferenze episcopali, bisogna ricordare anche la preparazione del Simposio internazionale che si terrà nel febbraio 2014 sulla Costituzione conciliare sulla liturgia, “Sacrosanctum Concilium”, che speriamo abbia una significativa risonanza».

S. Messa in rito ambrosiano antico per Natale a Misinto (MB)

lunedì 24 dicembre 2012 - ore 21:00

chiesa parrocchiale di San Siro Vescovo, a Misinto (MB) (diocesi di Milano)

SANCTA MISSA IN NOCTE
secondo la forma extraordinaria del Rito Ambrosiano
(Messale del Beato Card. Schuster, ed. 1954). 

Fonte: il sito della parrocchia http://sansiromisinto.blogspot.it/








sabato 22 dicembre 2012

S. Natale in rito antico a San Biagio in Valpolcevera (Ge)

Lunedi' 24 dicembre 2012 - ore 21:30

chiesa parrocchiale di san Biagio in Valpolcevera Ge
SANCTA MISSA in nocte nativitatis  Domini nella forma extraordinaria del Rito Romano

La celebrazione sara' con canti ed accompagnamento.

all'altezza dell'Ipercoop salire lungo via san Biagio per circa 1 km
tel. 010 711685,

XI Congresso Internazionale del "Courrier de Rome" - FSSPX


Rappresentanza italiana a Versailles

Dal 4 al 6 gennaio 2013 si terrà fra Versailles (Auditorium de l’Université Inter Ages, 6 Impasse des Gendarmes) e Parigi (Maison de la Chimie, 28 rue Saint-Dominique) l’ XI Congresso Teologico del Courrier de Rome, in collaborazione con D.I.C.I., sotto la Presidenza di S.E. Monsignor Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Vatican II, 50 ans après: quel bilan pour l’Église?

(Vaticano II, 50 anni dopo: quale bilancio per la Chiesa?)


PROGRAMMA


Venerdì 4 gennaio - Versailles
(punto di vista storico)

Pomeriggio
ore 14:00: Accettare il Vaticano II e la Nuova Messa: da Paolo VI a Benedetto XVI (Abbé François Knittel, priore di Strasburgo)
ore 15:00: Promemoria sulla storia del Concilio (Professor Roberto de Mattei, Università Europea, Roma)
ore 16:00: dibattiti e pubblicazioni recenti sul Concilio in Italia (Alessandro Fiore)

Sabato 5 gennaio - Versailles
(punto di vista dottrinale)
Mattina

ore 9:00: Un tentativo di dogmatizzare il Concilio Vaticano II (Abbé Patrice Laroche, Professore al Seminario di Zaitzkofen, Germania)
ore 10:00: La modernità e il Vaticano II (Professor Gianni Turco, Università di Udine, Italia)
ore 11:00: Un Concilio non come gli altri (Abbé Yves le Roux, Direttore del Seminario di Winona, Stati Uniti)

Pomeriggio

ore 14:00: “L’ermeneutica della continuità o della rottura?”, secondo il Professor Heinz-Lothar Barth (Abbé Franz Schmidberger, Superiore del distretto di Germania)
ore 15:00: Due concezioni di magistero (Abbé Jean-Michel Gleize, Professore al Seminario di Écône, Svizzera)
ore 16:00: Lo sguardo della Fede e la lezione dei fatti (Abbé Alain Lorans, redattore di D.I.C.I.).

Domenica 6 gennaio - Parigi

Pomeriggio

ore 14:30: Quale bilancio, 50 anni dopo? (Monsignor Bernard Fellay, Superiore generale della Fraternità San Pio X)

Per  informazioni: courrierderome@wanadoo.fr

Buone nuove: l'eremo tradizionale è in via di costruzione! Avanti così

Riceviamo questa bella notizia da parte di un lettore: ecco la sua mail.

Buon giorno. in relazione al'eremo tradizionale di cui avevate dato notizia qui volevo comunicare che i lavori sono iniziati alcuni mesi fa. E i locali per le celle sono a buon punto. a gennaio 2013, se ci arriveranno offerte, metteremo le tegole, e poi proseguiremo realizzando chiostro e chiesa.
Questo nel caso si voglia informare i lettori di messainlatino.
Purtroppo l'iniziativa è vista con orrore....speriamo si cambi atteggiamento. Altrimenti bisognerà rivolgersi alla FSSPX (ma io sono fiducioso che non si arrivi a questo).
In allegato qualche foto dei lavori. buon natale.
Nicola
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Questo è il nostro codice fiscale per coloro che vorranno destinare a questa iniziativa il loro cinque per mille: 91041670901.
Per coloro che eventualmente vogliono inviarci qualche offerta (che si può detrarre dalla denuncia dei redditi): IBAN: IT48 F033 5901 6001 0000 0015 182 intestato a COMPAGNIA DEGLI EREMITANI ONLUS Terremo costantemente aggiornati sul procedere dei lavori. Ed abbiamo ferma speranza che anche il clima ecclesiale in cui viviamo migliori e ci sia possibile uscire dalle “catacombe”.