martedì 28 agosto 2012

"Accordo ( pratico) Roma-Econe : avevano davvero scherzato".


Articolo di "Disputationes Theologicae"

Da :http://disputationes-theologicae.blogspot.it/2012/08/accordo-pratico-roma-econe-avevano.html" ...

" ... E’ forse tempo di sfatare il luogo comune per cui i tradizionalisti sarebbero dei rigidi bacchettoni incapaci di facezie esilaranti. 
Al contrario, sembrerebbe proprio che quando la FSSPX parlava d’“accordo pratico” impossibile senza la preventiva conversione di Roma, stesse semplicemente scherzando. 
Forse con queste “bugie giocose” la FSSPX voleva sottolineare al contrario tutta la sua cattolicità, proclamandosi figlia dell’ilarità romana di San Filippo Neri piuttosto che del freddo rigore del Card. de Berulle o peggio di Saint-Cyran. 
Ora infatti lo scherzo è palese, messo nero su bianco dal Capitolo Generale; che ha solo dimenticato di riconoscere che hanno invertito la rotta e che la Dichiarazione del 2006, approvata «all’unanimità», era appunto una “bugia giocosa”. 
Affermazioni di questo tipo secondo la morale possono essere fatte se tutti ne colgono la natura ironica (la nostra rivista a dire il vero l’aveva capito e per questo aveva scritto che gli scherzi di Mons. Fellay non andavano presi troppo sul serio).
L’alternativa a tale benevola “ipotesi di lavoro” è che la FSSPX si sia accorta dell’erroneità della propria precedente posizione ufficiale ed abbia pertanto deciso di correggerla: in tal caso di per sé avrebbe fatto bene, a nostro avviso (infatti più collaboratori di questa libera rivista rimasero scandalizzati dalla Dichiarazione unanime del 2006); ma il silenzio di tomba sull’eventuale correzione di rotta impedirebbe comunque – allo stato – di considerarla una cosa seria.
Impossibile…
Poiché nell’era di Internet la memoria abbisogna più che mai d’aiuto, ripassiamo qualcosa che la Fraternità aveva detto e Disputationes aveva criticamente commentato.
Ecco quanto asseriva, senza che si levasse una sola voce ufficiale contraria (proprio come nel campo degli allineati), la dichiarazione capitolare del 2006:
“Infatti, i contatti che essa (la FSSPX) mantiene sporadicamente con le autorità romane hanno per unico scopo di aiutarle a riappropriarsi della Tradizione che la Chiesa non può perdere senza rinnegare la propria identità, e non la ricerca di un vantaggio per se stessa, o di giungere ad un impossibile “accordo” puramente pratico. Il giorno in cui la Tradizione ritroverà tutti i suoi diritti, “il problema della riconciliazione non avrà più alcuna ragione di essere e la Chiesa ritroverà una nuova giovinezza”.
Ancora peggio aveva detto, nel periodo di preparazione di tale Capitolo, Mons. Fellay:«in ogni caso, è impossibile ed inconcepibile passare alla terza tappa, e quindi prevedere degli accordi, prima che le discussioni siano riuscite a chiarire e correggere i principi della crisi» (in Fideliter n. 171, maggio-giugno 2006, pp. 40-41)“
D’altra parte, è chiaro che noi non firmeremo accordi se le cose non sono risolte a livello dei principi (…), Noi non possiamo permetterci delle ambiguità (…). [L’accordo] sarebbe fondato su zone grigie, e non appena firmato, la crisi risorgerebbe da tali zone grigie. 
Bisognerà dunque, per risolvere il problema che le autorità romane manifestino ed esprimano in maniera netta, di modo che tutti capiscano che per Roma non ci sono mille strade per uscire dalla crisi, ma che ce n’è una sola valida: che la Chiesa ritrovi pienamente la sua bimillenaria Tradizione. 
Il giorno in cui tale convinzione sarà chiara nelle autorità romane, sebbene sul terreno tutto sia lungi dall’essere regolato, sarà facilissimo realizzare degli accordi” . (Mons. Fellay, ibidem)
Non è possibile che nella FSSPX nessuno ricordi quante volte - quando la situazione era meno esasperata - ad argomentazioni favorevoli all’accordo (ed anche prudentemente favorevoli), è stato replicato che fino a quando non fossero cambiate la cause (la crisi dottrinale) non sarebbero cambiati gli effetti (l’insostenibilità del regime di accordo).
 Logica “tardoguerardiana”, secondo noi, ma avallata – sebbene in maniera più ambigua – dallo stesso Mons. Fellay; spesso implicitamente con “dichiarazioni a doppio senso di lettura”, “svizzere e perciò neutrali” (come dicevano in privato sacerdoti a tutt’oggi nella FSSPX), ma talvolta anche in modo piuttosto esplicito:“Finché non si affronteranno i principi, le conseguenze continueranno ineluttabilmente. Devo dire che per ora Roma non sembra voler risalire ai principi (…) 
E’ semplicissimo: finché Roma resta su tale posizione [ecumenismo e libertà religiosa, di cui il prelato aveva appena parlato], non è possibile nessun accordo” (Mons. Fellay citato nell’editoriale di Don Marco Nély, La Tradizione Cattolica, n.2 (62) – 2006, p. 4).
... anzi possibile.
Nella pur lunga Dichiarazione del Capitolo 2012 (che almeno, a differenza della precedente, non è stata presentata come espressa all’unanimità, ma più genericamente all’insegna di un ricompattamento), in merito alla questione dell’accordo è stata messa una rapida nota (forse l’unica che poteva trovare un consenso ampio), subito seguita da considerazioni pie ed edificanti..."

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