Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

lunedì 31 ottobre 2011

Presentazione del libro di don Bux a Monopoli

l'Avvenire del 30 ottobre 201, pag. 13 : le iniziative alternative ad halloween



Dal quotidiano cattolico Avvenire, di cui condividiamo l’appello fatto al Presidente della Repubblica per scongiurare “ il rischio imminente di chiusura che coinvolge un centinaio di giornali politici, cooperativi, non profit ( fra cui diversi storici giornali Diocesani N.D.R.) e di idee e per la conseguente perdita del lavoro per svariate migliaia di giornalisti e poligrafici” prendiamo due iniziziative che verranno realizzate oggi per arginare la pericolosa e demente “Notte di Halloween” che negli ultimi anni ha raggiunto città e paesi della nostra bella Patria. (A.C.)

TORINO- RIFLESSIONI E PREGHIERA : LA NOTTE E’ GIOVANE

A centinaia i giovani che parteciperanno all'iniziativa dell'Ufficio di pastorale giovanile.
Alle 18 l'incontro con l'arcivescovo Nosiglia e una tavola rotonda con altre personalità, poi la messa,i canti, l'adorazione.
da Torino, Federica Bello


Nel cuore della «movida» torinese, tra i locali che propongono i feste di Halloween, balli per streghe e fantasmi, domani sera ci saranno anche i giovani della "Notte dei santi " per riflettere, pregare e fare festa insieme.
L'iniziativa è dell'Ufficio di pastorale giovanile dell'arcidiocesi subalpina che anche quest'anno alla vigilia ai Ognis¬santi rilancia l'invito a seguire un cam¬mino di santità. «Rispetto al passato -spiega don Maurizio De Angeli, direttore dell'Ufficio giovani - abbiamo "allungato" l'iniziativa: non ci si ritrova più alle 22, ma già alle 18 con un momento di riflessione e dialogo. Una prima occasione per trasmettere ai giovani il messaggio che la santità è anche im¬pegno concreto per il bene comune; non è un percorso disincarnato dal quotidiano, ma la meta di un cam¬mino che, radicato nel Vangelo e nella preghiera, si esprime poi nell impegno concreto per la società».
La «Notte» inizierà dunque alle 18 preso il Centro incontri della Regione Piemonte (corso Stati Uniti, 23): protagonisti l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, l'ex rettore del Politecnico di Torino e ora presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Francesco Profumo, il priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi, e il fondatore del Sermig, Ernesto Olivero. Si confronteranno e dialogheranno con i giovani a partire dal tema «Camminare insieme: uniti per il bene comune del nostro Paese», collegato anche ai 150 anni dell'Unità d'Italia. Dalla riflessione alla preghiera: alle 21 nella chiesa della Santissima Annunziata, in via Po, una delle vie del centro più frequentata la sera dai giovani, che confluisce in piazza Vittorio all'altezza dei Murazzi, l'arcivescovo celebrerà la Messa.
«Nell'Eucaristia infatti - prosegue don De Angeli - fondiamo il nostro cammino, celebriamo e festeggiamo i santi, troviamo la forza per guardare a cose grandi, per continuare a crescere guardando in alto».
Al termine della celebrazione, sia la chiesa dell'Annunziata sia l'altra chiesa della stessa via Po, San Francesco da Paola, resteranno aperte sino alla mezzanotte proponendo momenti di adorazione eucaristica guidata, preghiere e canti organizzati grazie alla collaborazione di nu¬merose associazioni impegnate nella pastorale giovanile (le Senti¬nelle del Mattino, il Tic, il Centro diocesano vocazioni, il Movimento dei Focolari, l'associazione Pier Giorgio Frassati, la Noi Torino, la Hopeel'Agesci). «Chi lo desidera - conclude don De Angeli -potrà così soffermarsi dopo la Messa per prolungare la preghiera o per confessarsi, inoltre davanti alla porta delle due chiese alcu¬ni giovani inviteranno i coetanei "di passaggio" a entrare a farsi raccontare cosa si sta facendo e festeggiando. Per non dimenticare poi che la "Notte dei santi" è una festa e che i Santi non vivevano fuori dal mondo, altri giovani, sempre dalle 22 alla mezzanotte si esibiranno su un palco in fondo a piazza Vittorio da dove si accede ai locali dei Murazzi». Proposte musicali e di cabaret con Francesco Sportelli, i Cometha, Giampiero Perone e Gigi Cotichella per invitare i giovani torinesi a divertirsi in allegria, senza scomodare zucche e fantasmi.
Leggere anche dal sito della Stampa la dichiarazione che ieri ha fatto al riguardo l’Arcivescovo di Torino S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia : “«La prossima festa dei Santi e la commemorazione dei fedeli defunti, tanto care alla tradizione anche familiare del popolo cristiano, da anni sono contaminate da Halloween. Mi auguro che i genitori e gli educatori rigettino l'illusione che questa festa importata dagli Stati Uniti sia, tutto sommato, una carnevalata allegra e innocua, che non lascia traccia. E comprendano invece il rischio che comporta l'assecondare una festa che fa dello spiritismo e del senso del macabro il suo centro ispiratore. Tale festa non ha nulla a che vedere con la visione cristiana della vita e della morte; e il fatto che si tenga in prossimità delle feste dei Santi e del suffragio ai defunti rischia sul piano educativo di snaturarne il messaggio spirituale, religioso, umano e sociale che questi momenti forti della fede cristiana portano con sé».
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/427318/ N.D.R.)

Sempre dalla stessa pagina di Avvenire

LE INIZIATIVE: GENOVA, PREGHIERA NELLA CHIESA DEL GESÙ

Un «momento forte di preghiera, animato dai giovani», un'occasione per «esercitare ia nostra responsabilità morale e spirituale nei confronti del peccato» e per «vivere orazione piò genuina nei fronti dei santi e dei defunti». Così don Guido Gallese, responsabiìe della Pastorale giovanile di Genova, ha presentato ia a di preghiera che si terrà domani sera presso la chiesa del Gesù in piazza Matteotti, dalle 21 fino a mezzanotte per l'adorazione
iiristica con canti e preghiere, (A. Tor)

AD ACIREALE LA «MARCIA DEI SANTI»

Si chiama la «Marcia dei Santi» ed è organizzata dalla parrocchia San Martino Vescovo di Carruba, frazione condivisa dai comuni di Giarre e Riposto, nella diocesi di Acireale, Da qui, domani alle 15,30, tra canti, slogan e dolci tradizionali, si muoverà per alcune vìe del paese un corteo di ragazzi del catechismo vestiti da santi. “I morti (che si sono addormentati santamente nel Signore N.D.R.) , spiegano gli organizzatori, non sono fantasmi o streghe, zombi o mostri, ma modelli da seguire, fratelli che hanno raggiunto la casa del Padre, persone vive e felici che vegliano su di noi” ( M.G.L.)

Lettera pastorale di mons. Eleuterio FAVELLA

Diletti Figli,

avevo anticipato qualche settimana fa una benevola critica alla istrionica manifestazione barese delle notti bianche della musica sacra, organizzate da quel incorreggibile burlone di don Antonio Parisi, con la benedizione del mio confratello mons. Cacucci.

Il mio solerte segretario – dopo avermi fatto scoprire che, tempo addietro, qualche anima candida tacciò una mia moderata epistola di offendere il S. Padre e i miei confratelli nell’Episcopato, senza considerare che non ho mai offeso il Vicario di Cristo, ma i miei confratelli, data la mia età ormai ultraottuagenaria, li posso pure garbatamente canzonare, e che per giunta nella storia della Chiesa ha fatto più servizio Pasquino che non Lutero! – mi ha informato che altre anime buone hanno condiviso il mio giudizio in rete, soprattutto dopo aver visto l’ignobile spettacolo di una Cattedrale ridotta a un misto fra palcoscenico di danze pagane e sala bingo: tolti i bussoloni in occasione del Congresso Eucaristico del 2005 (sostituiti da porte degne di un bar), nel massimo tempio barese sono rimasti ….. i bussolotti!

Ormai da Bari e dalle Puglie non vengono che notizie paradossali!

La scorsa settimana un mio pronipote che svolge il “ministero” di organista nel capoluogo pugliese, mi riferiva che, dovendo suonare in una chiesa del centro cittadino per una Messa di trigesimo, volle chiedere al giovane parroco (vestito alla maniera di quel cantante giamaicano, di cui è in corso il processo di beatificazione, ma di cui mi sfugge il nome) se riteneva opportuno l’uso di alcuni canti gregoriani per la funzione.

Ebbene il religioso, alquanto basito dalla richiesta, ma riavutosi subito, sentenziava: “Va bene, purchè la messa non duri tre ore e mezzo: Gesù si scoccia delle lungaggini!”

Il povero ragazzo era alquanto sconfortato, ma l’ho rincuorato perché tuttavia il missionario non aveva usato perifrasi più icastiche, oggi tanto di moda, per indicare la noia di Nostro Signore ad assistere al Divin Sacrificio, officiato con qualche canto tradizionale!

Sempre nel capoluogo, per scavalcare il decreto diocesano sul numero quotidiano di Messe (ignorante antistite?), alcuni parroci – fedelissimi alla Tradizione, ma forse più al Dio uno e ….. quattrino – hanno ripristinato con frutto (materiale, più che spirituale) la …….. Missa sicca, cui si può assistere regolarmente in una chiesa cittadina dedicata ad un santo vescovo lombardo, come quarta o quinta celebrazione giornaliera del rev.do sig. Parroco.


Per non dire che l’ottimo Arcivescovo ha invitato a tenere una conferenza al clero, il P. Giancarlo Bruni, già Servo di Maria e ora “monaco” di Bose (ove, evidentemente, si ha una particolare devozione alla Vergine, quale …… refugium peccatorum), più volte censurato dal S. Uffizio - pardon! - dalla S. Congregazione per la Dottrina della Fede, a motivo di suoi scritti quasi ereticali, che però la CEI ha avuto – bontà sua, come sempre – l’accortezza di invitare a tenere un panegirico durante l’ultimo Congresso Eucaristico anconetano, trionfo del sordo ammutinatismo episcopale italiano verso il Pontefice regnante, sotto l’egida del benemerito mons. Marini il vecchio.

Senza parlare dell’ecc.mo Vescovo di Conversano-Monopoli che, nell’ansia di formare dovutamente il suo giovane presbiterio, dopo il pellegrinaggio ad Amsterdam, seguito a quello in Tunisia, quest’estate si è portato i preti giovani a Londra, nota destinazione di devote visite!

Se ad Amsterdam furono visitate ….. le Sette Chiese, a Londra il pio presule ha eccitato lo zelo e la devozione dei suoi giovani sacerdoti con ben immaginabili ….. esercizi spirituali.

Il mio segretario vi allega le foto del pellegrinaggio (come potete vedere, in abito rigorosamente piano), pubblicate allegramente dal mensile di quella diocesi sub titulo “Viaggiare per sentirsi a casa nel mondo”.

Fra le benemerite manifestazioni organizzate recentemente dal prelato, la Missione ai giovani, risoltasi con qualche svagata passeggiata dei seminaristi, in jeans e variopinte magliette, l’immancabile notte bianca (avrà chiesto consiglio a don Parisi…..) e iniziata per giunta con una Messa nella cattedrale monopolitana a base di canti in spagnolo ed in inglese, considerato il nutrito accalcarsi di crocieristi poliglotti, nella ridente cittadina marittima, tutti ferventi cattolici, ma in grave difficoltà con l’itala parlata.

Mons. Padovano, che ha in Curia le suore filippine, ha sviluppato negli anni una verace passione per le lingue vive: dice Messa in ogni idioma corrente, ivi compresi lo swahili, il turco, il circasso e le flessioni sud-occidentali dell’indiano tamil, sebbene abbia ancora difficoltà con il cinese.

Evita rigorosamente di celebrare in latino, sostenendo ragionevolmente due cose presso il suo clero: il S. Padre ha emanato il Summorum Pontificum per le diocesi extra-italiche e che, soprattutto in provincia, si potrebbe celebrare il Divin Sacrificio con più frutto spirituale, adottando i dialetti locali.

Ancora vi conterò altre mirabilia o Figli carissimi, se il Signore mi concederà vita e salute, ma frattanto, dispensandoVi come di consueto dal bacio del S. Anello, Vi benedico di cuore in Gesù e Maria, confermandomi sempre Vostro


+ Eleuterio Favella, arciv. di Sinossi in partibus






domenica 30 ottobre 2011

Echi tridentini in Goethe - II parte

Tempo fa avevamo proposto una lettera che Goethe scrisse ai suoi, durante il suo secondo soggiorno a Roma nel 1788, in cui apprezzava la bellissima funzione papale a cui aveva assistito nella Cappella Sistina al Vaticano, e nelle cui righe si dichiarava estasiato ed ammirato per la solennità e dignità del rito e diceva di essere rimasto affascinato per l'esecuzione dei canti (link). Seguono ora due brani tratti dal resoconto del suo primo soggiorno romano: soltanto un anno e mezzo prima, la sua partecipazione alle Ss. Messe Pontificali celebrate da Papa Pio VI (nella Cappella Paolina al Quirinale e a San Pietro) ebbe ben altri effetti.
L'ammirazione per i posti, l'imponenza delle cerimonie e la solenne riverenza tributata al "Vicario di Cristo" lasciò presto, nell'animo del poeta, il posto a stupore e fastidio, vedendo il Papa "borbottare" e "ballonzolare" attorno all'altare.
Si può certo cercar di comprendere il motivo di disturbo provato da Goethe verso la complessa liturgia prevista dal cerimoniale papale: dobbiamo ammetterlo, per un protestante, avverso allo magnificenza della liturgia cattolica, abituato ai sermoni dei pastori, e "ignorante" di riti cattolici, vedere il Papa muoversi (senza conoscere il significato dei movimenti e dei gesti) senza nemmeno udirne la voce (coperta dai pur sublimi canti della Cappella) poteva risultare bizzarro, e la Messa poteva risultare indigesta e incomprensibile.
E misteriosa (nella forma) forse poteva risultare anche a molti pur ferventi e devoti fedeli cattolici, che però supplivano all'ignoranza del cerimoniale con la fede nel Mistero (sostanziale)!
Oggi, sicuramente, l'uso del microfono e la maggior conoscenza dei nostri riti, e delle preghiere, hanno aiutato a far comprendere meglio ai fedeli i significati dei gesti, dei movimenti, dei luoghi e dei paramenti sacri. E a partecipare quindi ancor più fruttuosamente (se mai sia possibile) alla sacre celebrazioni.
Nel secondo brano, inoltre, emergono i suoni dei magnifici organi, approntati a produrre ogni tipo di suono, anche il più svariato, prima che fossero zittiti dalla riforma di San Pio X.

Roberto


"Roma, 3 novembre 1786.
[...] Ieri invece, giorno dei Morti, fui più fortunato. Il Papa commemora i defunti nella sua Cappella privata del Quirinale [nella foto è la Cappella Sistina, Pio XI]. L'ingresso è libero a tutti. [...] Unendoci alla folla, attraversammo lo spazioso e splendido cortile e salimmo la scalinata di smisurate sproporzioni. In queste anticamere, dirimpetto alla cappella e intravedendo la fuga delle stanze, si prova una forte impressione al sapersi sotto un unico tetto col Vicario di Cristo.
La funzione era già incominciata, e il Papa si trovava in chiesa con i cardinali. Bellissima e dignitosa la virile figura del Santo Padre; vari i cardinali d'età e d'aspetto.
Mi prese lo strano desiderio che il capo supremo della Chiesa aprisse l'aurea sua bocca e, parlando estatico dell'indicibile letizia delle anime beate, comunicasse anche a noi la propria estasi. Ma poiché lo vidi semplicemente andar su è giù davanti all'altare, volgendosi un po' di qua e un po' di là, gesticolando e borbottando come un prete qualunque, si risvegliò in me il peccato originale del protestante e il noto e consueto rito della messa non mi piacque più per nulla. [...]. Che direbbbe, pensavo, se entrasse qui e scorgesse la sua immagine in terra andar su è giù biascicando e ballonzolando? Mi venne in mente il Venio iterum crucifigi, tirai per la manica il mio compagno e ce ne andammo a cercar respiro nei saloni dalle volte affrescate."

"Roma, 6 gennaio 1787.
Tanto per parlare ancora di cose ecclesiastiche, vi dirò che abbiamo passato la notte di Natale, andando in giro a visitare diverse chiese, dove si tenevano le funzioni. Una di esse [S. Apollinare, nei pressi di piazza Navona, n.d.r.] è particolarmente frequentata, perché l'organo e i musicanti vi sono accomodati in maniera da rendere udibili tutti i suoni d'una musica pastorale, dalle zampogne dei pastori al cinguettio degli uccelli e ai belati delle pecore.
Il primo giorno di Natale vidi in San Pietro il Papa, con tutto il pretume celebrava la Messa solenne, in parte davanti al trono, in parte dall'alto di esso. E' uno spettacolo unico nel suo genere, molto sfarzoso e imponente: ma io ormai son così invecchiato nel mio diogenismo protestante, che tanta magnificenza mi disturba più di quanto mi affascini e avrei voglia di dire, come il mio valente predecessore, a codesti conquistatori religiosi del mondo: "Non nascondetemi il sole dell'arte somma e della pura umanità".
Oggi festa dell'Epifania ho veduto e ascoltato la celebrazione della Messa col Rito Greco. Queste cerimonie mi son parse più grandiose, severe e austere di quelle del Rito Latino, e tuttavia più popolari."



J. W. Goethe, Viaggio in Italia.

Preghiera comune ad Assisi III? Guardate un po' qua

Ecco un particolare dell'incontro interreligioso di Assisi del 27 scorso di cui i media non hanno parlato. Eppure, è il simbolo più eloquente di come Benedetto XVI intende impostare il dialogo con le altre religioni. E queste fotografie, segnalate dal Forum catholique, sono la migliore risposta a tutti i grognons che pensano di poter criticare il Papa perché avrebbe omesso di dare testimonianza agli acattolici dell'unica vera Fede.


Enrico






1° Novembre ore 10 S.Messa solenne del sacerdoate novello don Federico Maria Pozza (ICRSP) chiesa di Gesù e Maria al Corso, Roma


martedì 1° novembre 2011, gloriosa ricorrenza liturgica di Ognissanti
Rettoria di Gesù e Maria al Corso - Roma
ore 10.00,
SANTA MESSA solenne nella forma extraordinaria del rito romano
celebrata da don Federico Maria Pozza,
novello sacerdote dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote (I.C.R.S.P.).


Il rito si avvarrà della presenza di alcuni seminaristi nonché del Rev.do Don Gilles Guitard, attuale priore romano dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote.
I cantori della Cappella Musicale dell' "Opera San Gregorio" eseguiranno la "Missa sine nomine" a quattro voci, di Giovanni Pierluigi da Palestrina guidati dal Maestro Direttore Simone Baiocchi.
All'organo "Giovanni Battista Testa 1750" il Maestro Andrea Moncada organista titolare e direttore artistico della prefata Cappella Musicale.
Con l'occasione si estende a tutti i fedeli l'invito a partecipare quanto più numerosi possibile alla solenne Liturgia.
Salga unanime con la lode all'Altissimo Iddio, il nostro più fervido ringraziamento per la sospirata grazia di questo Suo novello ministro.
Possa la faustissima occasione divenire chiave di vòlta e testata d'angolo per un'opera di saggio e lungimirante recupero della veneranda tradizione polifonica della "Schola romana" ed al contempo sugellare l'avvio di un rinnovato e partecipe interesse verso la Musica sacra la quale ardentemente desideriamo presto veder ripristinata alle sue vicarie funzioni di sentinella ed araldo della Bellezza e della Sacralità della Liturgia Cattolica.
Voglia l'Onnipotente benignamente a noi tutti concedere una rinnovata e feconda messe di ineffabili grazie e celesti benedizioni.
+ AD MAIOREM DEI GLORIAM +
(A.C.)

Festa di N.S. G. Cristo Re




Dominabitur a mari usque ad mare
et a flumine usque ad terminos orbis terrarum.

Et adorabunt eum omnes reges terrae
omnes gentes servient ei.


***

Per conoscere la "Festa di Cristo Re nella Storia, nella Liturgia e nella Teologia"
si veda qui, sul blog CoordinamentoToscano, il bello e ben fatto saggio di Daniele di Sorco

Le osservazioni del prof. de Mattei sull'incontro di Assisi

Proseguiamo il discorso 'a consuntivo' sull'incontro interreligioso di Assisi, con questo intervento del prof. de Mattei che ringraziamo per l'analitico contributo.
Enrico


Dopo Assisi 3. Alcune riflessioni

di Roberto de MATTEI


Come firmatario di un appello a Sua Santità Benedetto XVI affinché recedesse dalla decisione di celebrare il venticinquennale del primo raduno interreligioso di Assisi, a riunione avvenuta, non posso non esprimere alcune riflessioni su di essa.

Quale che sia il giudizio che si voglia dare sul terzo incontro di Assisi, va sottolineato che esso ha certamente rappresentato una oggettiva correzione di rotta rispetto alle due riunioni precedenti, soprattutto riguardo al pericolo di sincretismo. Va letto, a questo proposito, con attenzione, il discorso del Cardinale Raymond Leo Burke al Convegno Pellegrini della Verità verso Assisi, svoltosi lo scorso 1 ottobre a Roma, che offre una attendibile chiave di interpretazione dell’evento.

Nella "giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo" che si è svolta il 27 ottobre, non vi è stato alcun momento di preghiera da parte dei presenti, né in comune né in parallelo, come invece era accaduto nel 1986 con i vari gruppi religiosi riuniti in vari luoghi della città di san Francesco. E' noto del resto che l'allora cardinale Ratzinger evitò di partecipare all'incontro e la sua assenza fu interpretata come una presa di distanza dagli equivoci che l'iniziativa era destinata a produrre.

Benedetto XVI ha voluto dare al raduno del 27 ottobre un volto diverso dagli incontri precedenti: non tanto quello, ha spiegato il cardinale Burke, “di un incontro interreligioso quanto di un dialogo interculturale sui passi della razionalità, bene prezioso dell’uomo in quanto tale”. Due testi ci aiutano a capire il pensiero di Benedetto XVI in materia di “dialogo”: il primo è la lettera inviata al filosofo Marcello Pera, già presidente del Senato, in occasione dell'uscita del suo libro Perché dobbiamo dirci cristiani (Mondadori, Milano 2008), in cui Benedetto XVI scriveva che “un dialogo interreligioso nel senso stretto della parole non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali delle decisioni religiose di fondo. Qui il dialogo e una mutua correzione e un arricchimento vicendevole sono possibili e necessari”.

Il secondo documento è anch'esso una lettera, indirizzata il 4 marzo 2011 al pastore luterano tedesco Peter Beyerhaus, che gli aveva manifestato timore per la nuova convocazione della giornata di Assisi. Benedetto XVI gli scrive: “Comprendo molto bene la sua preoccupazione rispetto alla partecipazione all’incontro di Assisi. Però questa commemorazione doveva essere festeggiata in ogni modo e, dopo tutto, mi sembrava la cosa migliore andarvi personalmente, per poter provare in tal modo a determinare la direzione del tutto. Tuttavia farò di tutto affinché sia impossibile un'interpretazione sincretista o relativista dell’evento, e affinché resti fermo che sempre crederò e confesserò ciò che avevo richiamato all’attenzione della Chiesa con la Dominus Iesus”.

L’interpretazione sincretistica o relativista dell’evento effettivamente non c’è stata, o è stata attenuata, e i mass-media hanno dedicato, anche per questo, ben poco spazio all’evento.

Un altro aspetto di Assisi 3 suscita però delle perplessità che non possono essere sottaciute. Il dialogo interculturale si può intrecciare con credenti di altre religioni non su base teologica, ma su quella razionale della legge naturale. La legge naturale non è altro che il Decalogo, compendio dei due precetti della carità, amore di Dio e amore del prossimo, espressi nelle due tavole consegnate a Mosé dal Signore stesso. E' possibile che, malgrado le false religioni che professano, vi siano credenti di altre religioni che cerchino di rispettare quella legge naturale che è universale e immutabile, perché comune ad ogni essere umano (cosa peraltro molto difficile senza l'aiuto della Grazia). La legge naturale può costituire un “ponte” per portare questi “infedeli” alla pienezza della verità, anche soprannaturale. Molto più problematico è invece il dialogo con coloro che non credono in nessuna religione, ovvero con gli atei convinti.

La legge naturale non consta infatti di sette comandamenti che regolano la vita tra gli uomini, ma di un insieme di dieci comandamenti, dei quali i primi tre impongono di rendere culto a Dio. La verità espressa dal Decalogo è che l’uomo deve amare Dio al di sopra di tutte le creature e amare queste secondo l’ordine da lui stabilito. L'ateo rifiuta questa verità ed è privo di quella possibilità di salvarsi che è offerta, sia pure in via eccezionale, ai credenti di altre religioni. E se è possibile l’ignoranza incolpevole della vera religione cattolica, non è possibile l’ignoranza incolpevole del Decalogo, perché la sua legge è scritta “sulle tavole del cuore umano col dito stesso del Creatore” (Rm. 2, 14-15). Esiste certo la possibilità di una ricerca o "pellegrinaggio" verso la verità anche da parte dei non credenti. Ciò avviene quando il rispetto della seconda tavola della legge (l’amore del prossimo) spinge progressivamente a cercarne il fondamento nella prima tavola (l’amore di Dio). E' la posizione dei cosiddetti "atei devoti", come Marcello Pera e Giuliano Ferrara i quali, come ha giustamente osservato Francesco Agnoli (Io cattolico pacelliano, dico al card. Ravasi che ad Assisi ha sbagliato atei, “Il Foglio”, 29 ottobre 2011) , “un bel po’ di strada insieme ai credenti la hanno fatta e la fanno di continuo, con l’uso della ragione”. Essi, oggi, nei confronti di alcuni precetti del decalogo si mostrano più fermi e osservanti di molti cattolici. Ma gli atei convocati ad Assisi non hanno nulla di "devoto": appartengono a quella categoria di non-credenti che ha in spregio non solo i primi tre comandamenti, ma tutta la tavola del Decalogo.

E' una posizione che la filosofa e psicanalista Julia Kristeva ha ribadito sul "Corriere della Sera" - che ha ospitato, in extenso, il suo intervento ad Assisi (Un nuovo umanesimo in dieci principi, “Corriere della Sera”, 28 ottobre 2011). A differenza di altri studiosi laici, che riscoprono il fondamento metafisico della legge naturale, la Kristeva ha rivendicato, una linea di pensiero che dal Rinascimento arriva all'Illuminismo di Diderot, Voltaire e Rousseau, compreso il marchese de Sade, Nietzsche e Sigmund Freud, ovvero quell'itinerario che, come hanno dimostrato insigni studiosi dell'ateismo da Cornelio Fabro (Introduzione all’ateismo moderno, Studium, Roma 1969) ad Augusto Del Noce (Il problema dell’ateismo, Il Mulino, Bologna 2010), porta proprio a quel nichilismo, che la psicanalista francese, senza negare la propria visione atea e permissiva della società, vorrebbe contrastare in nome di una collaborativa "complicità" tra umanesimo cristiano e umanesimo secolarizzato. L’esito di questa pacifica coesistenza tra il principio ateo di immanenza e un vago richiamo alla religiosità cristiana non può essere che il panteismo, caro a tutti i modernisti, antichi e contemporanei.

Il punto in cui Assisi 3 rischia di segnare un pericoloso passo avanti nella confusione che oggi attanaglia la Chiesa è proprio questo, enfatizzato da tutti i mass-media: l'estensione dell'invito, oltre che a esponenti delle religioni di tutto il mondo, anche ad atei ed agnostici, scelti tra i più lontani dalla metafisica cristiana. Ci chiediamo quale dialogo sia possibile con questi "non credenti" che negano in radice la legge naturale. La distinzione tra atei “combattivi” e atei “collaborativi” rischia di ignorare la vis aggressiva insita nell’ateismo implicito, non espresso in maniera militante ma proprio per questo più pericoloso. Gli atei dell’UAAR hanno almeno qualcosa da insegnare ai cattolici: professano i loro errori con uno spirito di militanza a cui i cattolici hanno abdicato nel difendere le loro verità. Ciò accade, ad esempio, quando da parte cattolica si criticano le crociate, che non furono una deviazione della fede, ma imprese ufficialmente promosse dai Papi, esaltate dai santi, fondate sulla teologia e regolate, per secoli, dal diritto canonico. Se allora la Chiesa sbagliò, non potrebbe sbagliare chi oggi predica il buonismo e l'arrendismo di fronte ai nemici, esterni e interni, che incalzano? E se la Chiesa, come sappiamo, non sbaglia nel suo insegnamento, quale deve essere la regola di fede ultima del cattolico in momenti di confusione come l’attuale? Sono domande che ogni semplice fedele ha il diritto di porre, rispettosamente, alle autorità supreme della Chiesa, all'indomani del 27 ottobre 2011.

sabato 29 ottobre 2011

Amicizia Sac. Summorum Pontificum: a Roma, febbraio 2012, esercizi spirituali con Mons. Schneider



Qui avevamo dato già la notizia. Ma la ripetiamo, volentierissimo, questa volta corredata anche dalla locandina.

A Roma, dal 12 al 18 febbraio 2012, si svolgeranno gli esercizi spirituali per sacerdoti organizzata da Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum.
Il luogo del ritiro sarà la Casa degli Esercizi spirituali dei PP. Passionisti dei Ss. Giovanni e Paolo, Salita di San Gregorio al Celio - ROMA
Predicatore: S.E.R. Mons. Athanasius Schneider

Assisi III: alcune considerazioni

di don Alfredo M. Morselli

Le differenze con Assisi 1986.

È stata esclusa ogni azione che assomigliasse anche lontanamente a una preghiera comune. Nel 1986 invece il beato Giovanni Paolo II aveva usato l’espressione stare insieme per pregare [1], contrapposta a pregare insieme, volendo escludere ogni partecipazione formale a qualsiasi culto acattolico: egli aveva dichiarato dunque, come unico elemento comune della preghiera, la concomitanza spazio-temporale.

Purtroppo si verificarono, nel 1986, degli atti oggettivamente scandalosi: polli sgozzati sull’altare di santa Chiara secondo riti tribali e la teca con una statua di Budda posta sopra l’altare della chiesa di san Pietro etc.
Ma questi atti non si possono in alcun modo ricondurre al magistero e alle azioni di Giovanni Paolo II.
In ogni modo sembra che Benedetto XVI, onde evitare ogni scandalo – ancorché mere receptumabbia voluto togliere ogni possibile equivoco: l’unica volta in cui nel programma ufficiale si parla di preghiera, si afferma “tempo di silenzio, per la riflessione e/o la preghiera personali”, e quindi non comuni.
Che questa attenzione non sia casuale, è suffragato anche da una precisazione del Card. Burke: “non uno stare insieme per pregare insieme, in modo disparato, col rischio di confondere la fede rivelata soprannaturale, con le “credenze religiose” umane e naturali, ma un camminare insieme verso l’unica Verità” [2].

Il discorso di Benedetto XVI
Il discorso del Papa [3] si compone sostanzialmente di due parti: una prima parte in cui viene confutata l’accusa alla religione di essere causa di violenza, e una seconda parte, più breve, in cui vengono distinti gli atteggiamenti morali dei non credenti. È degno di nota il fatto che non è mai citato alcun testo del Vaticano II.
I
l Pontefice inizia il suo discorso richiamandosi al fine per cui era stato indetto il primo incontro di Assisi: la preghiera per la pace. La pace – dice Benedetto XVI – è minacciata da un’errata concezione della religione:

“Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del “bene” perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza”.

E così, molto velocemente, si passa alla confutazione di uno dei principali attacchi verso la religione tout court:

“I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa [la religione] una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il “no” a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio.”

Non si tratta secondo il Papa solo di conseguenze di un ateismo di stato, ma di un ateismo che pervade tutta la società, motivato principalmente dalla brama di un benessere terreno, per raggiungere il quale non si esita a ricorrere a ogni forma di violenza. È il Papa stesso che riassume in poche parole il suo pensiero:

“Riassumiamo anzitutto brevemente le nostre riflessioni fatte finora. Ho detto che esiste una concezione e un uso della religione attraverso il quale essa diventa fonte di violenza, mentre l’orientamento dell’uomo verso Dio, vissuto rettamente, è una forza di pace. In tale contesto ho rimandato alla necessità del dialogo, e parlato della purificazione, sempre necessaria, della religione vissuta. Dall’altra parte, ho affermato che la negazione di Dio corrompe l’uomo, lo priva di misure e lo conduce alla violenza”.

La parte finale del discorso del Papa è una considerazione sul fatto che non tutte le forme di incredulità sono uguali: accanto ad un ateismo aggressivo, nemico di ogni religione, esistono “persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: “Non esiste alcun Dio”. Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono “pellegrini della verità, pellegrini della pace”.

Conclusione.
Spesso gli incontri di Assisi sono stai messi in contrasto con quanto scriveva Pio XI nell’Enciclica Mortalium animos: Egli vietava riunioni in cui si potesse pensare che si onora Dio indifferentemente con qualsiasi culto: e condannava “la falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio”.

Niente, in Assisi III, si oppone agli insegnamenti di Pio XI.

È indubbiamente vero che possono esistere non credenti soggettivamente in buona fede e che, per arrivare alla vera religione, prima bisogna capire che bisogna essere religiosi: oggi poi è indispensabile confutare gli attacchi portati dall’ateismo aggressivo, che considera la religione un fatto negativo tout-court e causa di violenza.


[1] Giovanni Paolo II, Udienza Generale, 22 ottobre 1986.

[2] Prolusione svolta dal cardinale Raymond Leo Burke al Convegno Pellegrini della Verità verso Assisi, svoltosi lo scorso 1 ottobre 2011 a Roma; cf. http://labussolaquotidiana.it/ita/articoli-assisi-2011-istruzioni-per-luso-3454.htm

[3] ttp://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2011/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20111027_assisi_it.html.

venerdì 28 ottobre 2011

Preti moderni e 10 Comandamenti





Ritorniamo almeno al Catechismo!


Un'agghiacciante filmato delle Iene su una serie di interviste a sacerdoti con un'assoluta ignoranza persino dei 10 Comandamenti (oltre ad una quantità di scempiaggini ed eresie pazzesche). Persino sul 6° o sul 5° o sul 3°.

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/255582/di-cioccio-i-10-comandamenti-%28vers-integrale%29.html

Forse sarebbe meglio mandarlo alle Congregazione dei Seminari e del Clero per riformulare i programmi dei Seminari e per far studiare i preti.

Veramente abbiamo dolore e indignazione.

E non ci vengano a dire che questa è una crisi tra le tante: tale disastro di fedeli e di clero non ha precedenti in 2000 anni; neppure nel periodo pretridentino eravamo ridotti così.

Assisi 2011, istruzioni per l'uso

Da La Bussola:


del
27-10-2011

Presentiamo la prolusione svolta dal cardinale Raymond Leo Burke al Convegno Pellegrini della Verità verso Assisi, svoltosi lo scorso 1 ottobre a Roma. Gli atti del Convegno sono stati raccolti nel volume Le religioni ad Assisi. Nessuna rinuncia alla verità, in uscita nei prossimi giorni per i tipi della veronese Fede e Cultura e ordinabile qui.

card. Raymond L. Burke



Il fine che ha mosso il nostro incontro è quello di far emergere anzitutto la grande sfida che oggi interpella il cristianesimo nel confronto con le altre religioni, in una cultura pluralista e in una società fortemente secolarizzata, sorda al sacro, intollerante nei suoi confronti e allo stesso tempo così avida di superare ogni diversità, passando a fianco della verità su Dio e sull’uomo. Si combatte la religione, la si vuole escludere dall’areopago politico-culturale, relegandola nell’ambito della mera soggettività e del sentimento, ma si vuole anche tentare una certa omologazione religiosa, tacendo le diversità e inverandole in un nome di un dio dal volto policromo, un dio con tanti volti quanti sono gli uomini religiosi, quante sono le loro religioni.

Il relativismo, mentre tenta di accomunare ogni manifestazione del sacro in una subdola tolleranza religiosa, pretende anche di superare il fenomeno del sacro, allontanando l’uomo dalla verità e quindi dal problema della religio vera. Si tratta perciò di una vera sfida, come più volte denunciato dal Romano Pontefice, Papa Benedetto XVI: il relativismo è una perniciosa malattia del nostro Occidente secolarizzato, apparentemente benevolo e tollerante verso tutti, ma dal cuore insofferente nei confronti di Dio, della verità della persona umana, della coscienza come sacrario dell’uomo.

Penso, per esempio, al Discorso del Santo Padre nell’incontro con le autorità civili durante il Viaggio Apostolico nel Regno Unito, il 17 settembre 2010, nella Westminister Hall. Riferendosi a questo discorso nell’Allocuzione al Collegio dei Cardinali, la Curia Romana e il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, nel tempo di Natale, il 20 dicembre 2010, il Santo Padre ha dichiarato: «Mi piacerebbe parlare dettagliatamente dell’indimenticabile viaggio nel Regno Unito, voglio però limitarmi a due punti che sono correlati con il tema della responsabilità dei cristiani in questo tempo e con il compito della Chiesa di annunciare il Vangelo. Il pensiero va innanzitutto all’incontro con il mondo della cultura nella Westminster Hall, un incontro in cui la consapevolezza della responsabilità comune in questo momento storico creò una grande attenzione, che, in ultima analisi, si rivolse alla questione circa la verità e la stessa fede. Che in questo dibattito la Chiesa debba recare il proprio contributo, era evidente per tutti. Alexis de Tocqueville, a suo tempo, aveva osservato che in America la democrazia era diventata possibile e aveva funzionato, perché esisteva un consenso morale di base che, andando al di là delle singole denominazioni, univa tutti. Solo se esiste un tale consenso sull’essenziale, le costituzioni e il diritto possono funzionare. Questo consenso di fondo proveniente dal patrimonio cristiano è in pericolo là dove al suo posto, al posto della ragione morale, subentra la mera razionalità finalistica di cui ho parlato poco fa. Questo è in realtà un accecamento della ragione per ciò che è essenziale. Combattere contro questo accecamento della ragione e conservarle la capacità di vedere l’essenziale, di vedere Dio e l’uomo, ciò che è buono e ciò che è vero, è l’interesse comune che deve unire tutti gli uomini di buona volontà. È in gioco il futuro del mondo».

Il vero senso del pellegrinaggio ad Assisi è la ricerca della verità che è Cristo, che ci libererà dalla schiavitù del relativismo, permettendoci di capire sempre più chiaramente la vera natura dell’uomo e l’inviolabilità della coscienza umana.

L’incontro di oggi cerca di lumeggiare i presupposti indispensabili per intendere in modo corretto il prossimo incontro interreligioso di Assisi, presupposti, del resto, già evidenziati dall’allora Card. Joseph Ratzinger, e ora tenuti in gran conto nel raduno che si approssima. Il Santo Padre ha voluto sottolineare il concetto di “pellegrinaggio” verso la Verità: non uno stare insieme per pregare insieme, in modo disparato, col rischio di confondere la fede rivelata soprannaturale, con le “credenze religiose” umane e naturali, ma un camminare insieme verso l’unica Verità. Anche il cristiano cammina, non però solo allo scopo di “cercare la verità”, ma per lasciarsi da essa interamente possedere, certo che la verità non è una somma matematica o un sistema più o meno razionale, ma una Persona, il Signore Gesù Cristo. Camminiamo verso la verità, andando incontro a Cristo e lasciando che Cristo incontri ogni uomo di buona volontà. Camminiamo verso di Lui perché Cristo è per primo venuto verso di noi.

Il Santo Padre ha voluto dare al prossimo raduno di Assisi anche un volto diverso: non si tratta tanto di un incontro interreligioso quanto di un dialogo interculturale sui passi della razionalità, bene prezioso dell’uomo in quanto tale. L’incontro vedrà, infatti, la partecipazione anche di persone non credenti, ma che avvertono nell’istanza religiosa un bene umano positivo e arricchente la società stessa. Sono persone che vedono con la ragione la necessità del bene razionale e naturale per l’uomo, ma non sono ancora giunte al traguardo religioso. Il camminare verso la Basilica di San Francesco, del Santo di Assisi, sarà poi un camminare silenzioso: nel silenzio infatti Dio parla all’uomo.

Del resto, però, non sono pochi i rischi che un tale incontro può sollevare, quanto alla comunicazione massmediatica dell’evento, di cui, come è chiaro, il Pontefice è ben cosciente. I mezzi della diffusione mass-mediale diranno, anche se solo con le immagini, che tutte le religioni si sono ritrovate insieme per chiedere a Dio la pace. Un cristiano poco formato nella sua fede, facilmente potrà trarne la conclusione gravemente erronea che una religione valga l’altra e che Gesù Cristo sia uno dei tanti mediatori di salvezza. Oltretutto, si tratta di modi di pensare non tanto isolati e causati dall’ignoranza del cristiano mancante di una buona catechesi, ma purtroppo, da diversi anni, propalati come nuove teologie del pluralismo religioso.

Per questa ragione il nostro incontro vuole sottolineare, facendo eco al Magistero recente, particolarmente articolato nella Dichiarazione Dominus Iesus della Congregazione per la Dottrina della Fede, del 6 agosto 2000, la dottrina cattolica circa il dialogo interreligioso. Ahimè, il pluralismo religioso è finito con l’essere inteso, anche nella Chiesa, non solo tale di fatto ma purtroppo anche di principio. La Notificazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, del 24 gennaio 2001, con la quale si riprovavano le aperture sincretistiche del Padre Jacques Dupuis, contenute nel suo libro, Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso, in effetti sintetizza i principali errori in questa materia, facendo riferimento in particolare all’insegnamento del Magistero presentato nella Dichiarazione Dominus Iesus.

Vorrei riportare questi errori principali in modo schematico, per renderci conto della grande posta in gioco quando si affronta il tema del dialogo interreligioso:

I. A PROPOSITO DELLA MEDIAZIONE SALVIFICA UNICA E UNIVERSALE DI GESÙ CRISTO

1. Deve essere fermamente creduto che Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, crocifisso e risorto, è l’unico e universale mediatore della salvezza di tutta l’umanità.

2. Deve essere pure fermamente creduto che Gesù di Nazareth, Figlio di Maria e unico Salvatore del mondo, è il Figlio e il Verbo del Padre. Per l’unità del piano divino di salvezza incentrato in Gesù Cristo, va inoltre ritenuto che l’azione salvifica del Verbo sia attuata in e per Gesù Cristo, Figlio incarnato del Padre, quale mediatore della salvezza di tutta l’umanità. È quindi contrario alla fede cattolica non soltanto affermare una separazione tra il Verbo e Gesù o una separazione tra l’azione salvifica del Verbo e quella di Gesù, ma anche sostenere la tesi di un’azione salvifica del Verbo come tale nella sua divinità, indipendente dall’umanità del Verbo incarnato.


II. A PROPOSITO DELL’UNICITÀ E PIENEZZA DELLA RIVELAZIONE DI GESÙ CRISTO

3. Deve essere fermamente creduto che Gesù Cristo è il mediatore, il compimento e la pienezza della rivelazione. È quindi contrario alla fede della Chiesa sostenere che la rivelazione di/in Gesù Cristo sia limitata, incompleta e imperfetta. Inoltre, benché la piena conoscenza della rivelazione divina si avrà soltanto nel giorno della venuta gloriosa del Signore, tuttavia la rivelazione storica di Gesù Cristo offre tutto ciò che è necessario per la salvezza dell’uomo e non ha bisogno di essere completata da altre religioni.

4. È conforme alla dottrina cattolica affermare che i semi di verità e di bontà che esistono nelle altre religioni sono una certa partecipazione alle verità contenute nella rivelazione di/in Gesù Cristo. È invece opinione erronea ritenere che tali elementi di verità e di bontà, o alcuni di essi, non derivino ultimamente dalla mediazione fontale di Gesù Cristo.

III. A PROPOSITO DELL’AZIONE SALVIFICA UNIVERSALE DELLO SPIRITO SANTO

5. La fede della Chiesa insegna che lo Spirito Santo operante dopo la risurrezione di Gesù Cristo è sempre lo Spirito di Cristo inviato dal Padre, che opera in modo salvifico sia nei cristiani sia nei non cristiani. È quindi contrario alla fede cattolica ritenere che l’azione salvifica dello Spirito Santo si possa estendere oltre l’unica economia salvifica universale del Verbo incarnato.

IV. A PROPOSITO DELL’ORDINAZIONE DI TUTTI GLI UOMINI ALLA CHIESA

6. Deve essere fermamente creduto che la Chiesa è segno e strumento di salvezza per tutti gli uomini. È contrario alla fede cattolica considerare le varie religioni del mondo come vie complementari alla Chiesa in ordine alla salvezza.

7. Secondo la dottrina cattolica anche i seguaci delle altre religioni sono ordinati alla Chiesa e sono tutti chiamati a far parte di essa.

V. A PROPOSITO DEL VALORE E DELLA FUNZIONE SALVIFICA DELLE TRADIZIONI RELIGIOSE

8. Secondo la dottrina cattolica si deve ritenere che «quanto lo Spirito opera nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e religioni, assume un ruolo di preparazione evangelica». È dunque legittimo sostenere che lo Spirito Santo opera la salvezza nei non cristiani anche mediante quegli elementi di verità e di bontà presenti nelle varie religioni; ma non ha alcun fondamento nella teologia cattolica ritenere queste religioni, considerate come tali, vie di salvezza, anche perché in esse sono presenti lacune, insufficienze ed errori, che riguardano le verità fondamentali su Dio, l’uomo e il mondo.

Inoltre, il fatto che gli elementi di verità e di bontà presenti nelle varie religioni possano preparare i popoli e le culture ad accogliere l’evento salvifico di Gesù Cristo, non comporta che i testi sacri delle altre religioni possano considerarsi complementari all’Antico Testamento, che è la preparazione immediata allo stesso evento di Cristo».

Questa notificazione e la stessa Dichiarazione Dominus Iesus, furono davvero provvidenziali. Infatti, molti – i fautori della discontinuità – ritenevano che col Vaticano II la Chiesa dovesse abbandonare il suo insegnamento assertivo e censorio, per limitarsi ad una descrizione dei dati di fede di tipo pastorale, lasciando così pullulare gli errori. Invece, il Magistero funge da guida per i fedeli, indicando loro la verità rivelata da custodire fedelmente e mettendoli in guardia dagli errori dottrinali e morali.

L’incontro con i capi delle altre religioni, pertanto, non vuole minimamente offuscare, nel Magistero e nella coscienza dei fedeli, il dovere che ha la Chiesa di annunciare a tutti la salvezza in Gesù Cristo per mezzo della Chiesa. La Chiesa non potrà mai esimersi dal dovere di far seguire al dialogo l’annuncio del Vangelo.

Dominus Iesus, citando il Catechismo della Chiesa Cattolica, ha ribadito ciò con fermezza: «“Dio ‘vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità”’(1Tm 2,4): vuole la salvezza di tutti attraverso la conoscenza della verità. La salvezza si trova nella verità. Coloro che obbediscono alla mozione dello Spirito di verità sono già sul cammino della salvezza; ma la Chiesa, alla quale questa verità è stata affidata, deve andare incontro al loro desiderio offrendola loro. Proprio perché crede al disegno universale di salvezza, la Chiesa deve essere missionaria”. Il dialogo perciò, pur facendo parte della missione evangelizzatrice, è solo una delle azioni della Chiesa nella sua missione ad gentes. La parità, che è presupposto del dialogo, si riferisce alla pari dignità personale delle parti, non ai contenuti dottrinali né tanto meno a Gesù Cristo, che è Dio stesso fatto Uomo, in confronto con i fondatori delle altre religioni. La Chiesa infatti, guidata dalla carità e dal rispetto della libertà, dev’essere impegnata primariamente ad annunciare a tutti gli uomini la verità, definitivamente rivelata dal Signore, ed a proclamare la necessità della conversione a Gesù Cristo e dell’adesione alla Chiesa attraverso il Battesimo e gli altri sacramenti, per partecipare in modo pieno alla comunione con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. D’altronde la certezza della volontà salvifica universale di Dio non allenta, ma aumenta il dovere e l’urgenza dell’annuncio della salvezza e della conversione al Signore Gesù Cristo».

In conclusione, potremmo interpretare l’animo di Papa Benedetto XVI, il quale ha voluto l’incontro di Assisi, alla luce di una sua omelia, pronunciata in S. Pietro, nella Solennità dell’Epifania 2007. Diceva in modo accorato il Pontefice: «Mi riferisco alle guide spirituali delle grandi religioni non cristiane. A distanza di duemila anni, possiamo dunque riconoscere nelle figure dei Magi una sorta di prefigurazione di queste tre dimensioni costitutive dell’umanesimo moderno: la dimensione politica, quella scientifica e quella religiosa. L’Epifania ce lo mostra in stato di "pellegrinaggio", cioè in un movimento di ricerca, spesso un po’ confusa, che, in definitiva, ha il suo punto d’arrivo in Cristo, anche se qualche volta la stella si nasconde. Al tempo stesso ci mostra Dio che a sua volta è in pellegrinaggio verso l’uomo.Non c’è solo il pellegrinaggio dell’uomo verso Dio; Dio stesso si è messo in cammino verso di noi: chi è infatti Gesù, se non Dio uscito, per così dire, da se stesso per venire incontro all’umanità? […] Ai capi dei popoli, ai ricercatori e agli scienziati, oggi più che mai, è necessario affiancare i rappresentanti delle grandi tradizioni religiose non cristiane, invitandoli a confrontarsi con la luce di Cristo, che è venuto non ad abolire, ma a portare a compimento quanto la mano di Dio ha scritto nella storia religiosa delle civiltà, specialmente nelle "grandi anime", che hanno contribuito a edificare l’umanità con la loro sapienza e i loro esempi di virtù. Cristo è luce, e la luce non può oscurare, ma solo illuminare, rischiarare, rivelare. Nessuno pertanto abbia paura di Cristo e del suo messaggio!».

Preghiamo perché per il prossimo incontro del Santo Padre con i capi delle altre religioni e i non-credenti ad Assisi sia un vero pellegrinaggio verso Cristo, pienezza della rivelazione di Dio a noi. Certamente, Egli ci sarà per venire incontro a tutti quanti faranno il pellegrinaggio ad Assisi per cercarlo.

giovedì 27 ottobre 2011

Ferrandina : Rochus a Monte Pessulano, Convegno di studio



ROCHUS A MONTE PESSULANO
PEREGRINUS, TAUMÀTURGUS, SANCTUS.
CONVEGNO DI STUDIO E RIFLESSIONE SCIENTIFICO RELIGIOSA
Con la partecipazione di
S.E. il CARDINALE JOSE' SARAIVA MARTINS
Prefetto emerito della Congregazione per le Cause dei Santi
Ferrandina
28 - 30 ottobre 2011

INTERVERRANNO AL CONVEGNO
Paolo ASCAGNI - Direttore Centro Studi Rocchiani Comitato Internazionale - CREMONA
Gerardo Pio BELLETTIERI - Medico Legale - POTENZA
Don Nicola BUX - Consultore della Congregazione per le cause dei Santi - BARI
Stefano CAMPANELLA Direttore teleradio Padre Pio - San Giovanni Rotondo
Michele CIOFFREDI - Docente - ALBANO DI LUCANIA
Saverio D'AMELIO - Docente-FERRANDINA
Berardino D'ANGELLA Preside - Pisticci
Federica DANUZZO - Studentessa Liceo Classico "Emanuele Duni" - Matera
ANTONIO DELICIO - Presidente UNPLI Basilicata - Montescaglioso
Giuseppe DE ROSA - Preside Liceo Classico "Emanuele Duni" - Matera
Rocco DE ROSA -
Giornalista, scrittore - Potenza
Giorgia IANNUZZIELLO - Studentessa Liceo Classico "Emanuele Duni" - Matera
Salvatore LATRONICO - Medico Anestetista - Ferrandina
Pietro Quintino LOBELLO - Docente LUMSA - Taranto
Angelo MARTELLOTTA -
Studioso del Culto dei Santi - Alberobello
Don Vittorio MARTINELLI - Arciprete della Chiesa Madre - Montescaglioso
Gaetano MASCIULLO - Studente Liceo Classico "Emanuele Duni" - Matera
Don Luciano MICHELI - Arciprete della Chiesa Madre - Ferrandina
Don Domenico MONACIELLO - Parroco Santa Lucia - Montescaglioso
Nicola MONTESANO - Vice Presidente Associazione San Rocco di Montpellier – Tolve
Antonio PARRELLA - Medico Ossigeno-Ozono Terapeuta - Potenza
Franco POSOCCO - Architetto, Guardian Grando Arciconfraternita San Rocco - Venezia
Giovanni SCHINAIA - Docente di Lettere Classiche - Taranto
Don Giuseppe TARASCO - Arciprete della chiesa madre - Miglionico
Emanuele VENEZIA - Medico Ortopedico, Sovrano Ordine Militare di Malta -Taranto
Mario VENEZIA - Medico Cardiologo,Direttore Sanitario - Ginosa Marina
dott. Paolo Antonio VENEZIA - Milano
Pietro VENEZIA - Chirurgo, Diretto. Comitato Intern.di Ricerca Scientifica San Rocco -Bari
Gian Paolo VIGO - Presidente Associazione Nazionale San Rocco Italia - Sarmato
COMITATO SCIENTIFICO
Direttore: Dottor Pietro VENEZIA Professoressa Angelarita CAPURSO VENEZIA, Dottor Salvatore LATRONICO, Professor Giuseppe PERRONE, Professoressa Rosanna RUSSO


ENTI PATROCINATORI
Comune di Ferrandina, Fondazione Dottor Paolo Venezia, Asso. San Rocco Italia, Ass. Itliana S. Rocco di Montpellier


INAUGURAZIONE DEL CONVEGNO : a.d. IV Kal. Novembres
FERRANDINA PALAZZO DI CITTA' 29 ottobre A.D. 2011
ore 8.30 - registrazione dei partecipanti
ore 8.45 Cerimonia Inaugurale indirizzi di Benvenuto
S.E. Rev.ma Mons. Salvatore LIGORIO Arcivescovo Diocesi di Matera - Irsina
Senatore Professor Saverio D'AMELIO - Sindaco della Città di Ferrandina
Dottor Paolo Antonio VENEZIA - Presidente Fondazione Dottor Paolo Venezia
Dottor Guido VICECONTE - Sottosegretario di Stato
Dottor Vito DE FILIPPO - Presidente della Giunta Regionale di Basilicata
Professor Mauro FIORENTINO - Magnifico Rettore Università di Basilicata
Dottor Franco STELLA - Presidente della Giunta Provinciale di Matera
Senatore Salvatore ADDUCE - Sindaco di Matera

ALLOCUTIO
S.E. IL CARDINALE JOSE' SARAIVA MARTINS Prefectus emeritus de Causis Sanctorum "Sanctitatis Mysterium in Christiana historica Vita


(A.C.)

XIX Convegno di Studi Cattolici della FSSPX

La Fraternità San Pio X di Mons. Lefebvre in convegno a Rimini
IL CONCILIO VATICANO II: MITO E REALTÀ
Rimini 28 – 29 – 30 ottobre 2011
Hotel Carlton , via Regina Margherita, 6 Marebello di Rimini



La Fraternità San Pio X annuncia l’annuale convegno di studi dedicato integralmente all’analisi storica del Concilio Vaticano II.
Gli interventi inizieranno venerdì sera alle ore 21 e si protrarranno per tutta la giornata di sabato.
Ingresso libero.


PROGRAMMA
Venerdì 28 ottobre
ore 21.00 Elena Bianchini Braglia
Dal Risorgimento rivoluzionario all’aggiornamento conciliare.
Il ruolo del cattolicesimo liberale.

Sabato 29 ottobre
ore 9.00 saluto ai partecipanti e inizio dei lavori
ore 9.15 Matteo D’Amico
Oltre il mito dell’ermeneutica della continuità. Il problema del rapporto tra fede cristiana e età moderna.
ore 10.15 Don Davide Pagliarani
Vera e falsa idea di Tradizione. Il nodo del problema.
ore 11.30 Mario Palmaro
La nuova Babele teologica. La rinuncia al linguaggio giuridico e le sue conseguenze.
ore 12.30 Pausa pranzo
ore 15.30 Massimo de Leonardis
Gli effetti di secolarizzazione della Dignitatis Humanae. L’ermeneutica dei fatti.
ore 16.30 Alessandro Gnocchi
La rivoluzione di carta. Il Vaticano II come mito mediatico.
Conclusione di Don Davide Pagliarani

Domenica 30 ottobre
ore 10.30 Santa Messa Solenne al Priorato Madonna di Loreto Missa Papae Marcelli di Palestrina
ore 12.30. Pranzo ufficiale al Priorato Madonna di Loreto (Offerta libera, iscrizione obbligatoria).

mercoledì 26 ottobre 2011

Il Papa va ad Assisi per evitare guai peggiori

Disputationes theologicae ha pubblicato una riflessione di don Stefano Carusi sull'imminente incontro interreligioso di Assisi. E' una difesa appassionata e ragionata di Benedetto XVI e al contempo un rigetto del cosiddetto spirito di Assisi. Osservazioni che interamente condividiamo. Eccone un estratto.
Enrico


[..] in questi giorni è stato diffuso (casualmente?) un testo, scritto di pugno dal Santo Padre in risposta alle preoccupazioni sull’incontro espresseGli da un vecchio amico, il pastore luterano Peter Beyerhaus (alle volte si trova l’audacia dove meno si crederebbe…). Esaminiamo dunque con attenzione la risposta, chiaramente privata ma altresì disvelatrice, di Benedetto XVI:
«Comprendo molto bene la sua preoccupazione rispetto alla mia partecipazione all’incontro di Assisi. Però questa commemorazione deve essere celebrata in ogni caso e, dopo tutto, mi sembrava che la cosa migliore fosse andarvi personalmente per poter cercare in tal modo di determinare la direzione del tutto. Tuttavia farò di tutto affinché sia impossibile una interpretazione sincretista dell’evento ed affinché ciò resti ben fermo, che sempre crederò e confesserò quello che avevo richiamato all’attenzione della Chiesa con l’enciclica Dominus Iesus»
È un brano impressionante. Ne emerge con chiarezza che ciò che solitamente si dà per scontato, ovvero che il Papa determini la direzione delle cose nella Chiesa, in realtà non lo è affatto: il Papa ritiene di poter soltanto «cercare in questa maniera di determinare la direzione del tutto». Infatti «questa commemorazione deve essere celebrata in ogni caso». Perché ?  Il Papa non lo specifica, ma si faccia attenzione al concatenamento del discorso: prima non smentisce affatto l’atteggiamento preoccupato dell’interlocutore, dando anzi l’idea di condividerlo; poi dipinge l’atto in questione come inevitabile anche se Lui non vi fosse andato, ovvero indipendente dalla Sua presenza, e in dipendenza da ciò è il suo andarvi personalmente per cercare di ridurre i pericoli. Dunque un atto, più che voluto, subìto. È l’interpretazione che emerge, in sede confidenziale ma per iscritto, da Benedetto XVI in persona.

Ed è un’interpretazione da cui esce contraddetta ogni lettura ideologica dell’avvenimento, su entrambi i fronti.

Infatti, contrariamente a certi commenti temerari di esponenti dell’ “ala dura” del mondo tradizionalista,  il motivo non ne risulta ascrivibile a fattori prevalentemente teologici, ad una cieca volontà ecumenista del Pontefice regnante, ma ai condizionamenti in cui Egli si ritrova.

Ma contraddetta ne esce anche l’attitudine, parimenti astratta, di certo mondo tradizionale che però vorrebbe mostrarsi allineato anche ad atti del genere; ad esempio volendo assolutamente applicare l’ermeneutica della continuità anche ad Assisi III, e per questa via dandone una valutazione sostanzialmente positiva (se non quasi di lode). Infatti è chiaro – anche dal suo libro con l’allora presidente del Senato italiano Marcello Pera – che Joseph Ratzinger è orientato a sostituire, dolcemente e diplomaticamente, il dialogo propriamente interreligioso con il dialogo sostanzialmente interculturale: ma con un po’ di senso della realtà è altrettanto chiaro che tali incontri di fatto si prestano a gravi pericoli. L’intento correttivo di Assisi I è un aspetto reale della questione;  ma reale è pure il fatto che ufficialmente Assisi III è presentato come atto celebrativo d’Assisi I. Naturalmente resta da vedere cosa di preciso verrà detto e fatto ad Assisi, ma da vescovi e sacerdoti abbiamo già udito discorsi fuori dalle rotte dell’ortodossia che han preso lo spunto dall’evento annunziato.

Rileggiamo il brano di S.S. Benedetto XVI, ragionandoci, e vedremo che quel che ne emerge non è la valutazione di un bene, ma piuttosto di un danno che, ritenendo di non poter fare altro, si cerca di ridurre. Un servile “tradizionalismo” ultra-ratzingeriano (timoroso o complessato), che invece di limitarsi a giuste spiegazioni si sentisse obbligato addirittura a condividere ed approvare Assisi III, sebbene non si tratti neppure di atto magisteriale o di legge della Chiesa, si ritroverebbe “a sinistra” non soltanto di mons. Gherardini e delle sue riserve sull’abuso della nozione d’ “ermeneutica della continuità”, ma si ritroverebbe anche a sinistra di Papa Ratzinger. Renderebbe con ciò un buon servizio al Santo Padre, pur trovandosi in condizioni di maggior libertà? Quale ragion d’essere gli resterebbe?

martedì 25 ottobre 2011

Il Pontificale di Silvi : un paese in festa !











Non è facile affidare alle foto le emozioni che hanno pervaso tutti coloro che hanno partecipato al Primo Convegno d’Abruzzo “LA SACRA LITURGIA PER IL RINNOVAMENTO DELLA VITA CRISTIANA” svolto a Silvi ( Teramo) nei giorni 22 e 23 ottobre.
Inizieremo con alcune foto del Pontificale di chiusura del Convegno che Sua Eminenza Rev.ma il Signor Cardinale Dario Castrillon Hoyos, presidente emerito della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha officiato nella Chiesa Parrocchiale del Santissimo Salvatore.
Una festa di popolo in cui sono stati protagonisti, ancora una volta, i “volontari liturgici” : dal sarto che ha addobbato la chiesa, alla signora che di buon mattino ha portato i fiori; dai ministranti ai cantori gregoriani e polifonici.
Tutti hanno potuto lodare il Signore nel Suo tempio santo con lo stesso entusiasmo liturgico che ha rimpito il cuore dei loro devoti padri del corso dei secoli .
L’organizzazione del Convegno liturgico, che ha avuto una bella lettera di presentazione dal Vescovo di Teramo, Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Michele Seccia, è stata curata in toto dal gruppo dei fedeli “Ordo Chistianus Miles”.
Quello che , giustamente, interessa ai lettori di MIL, sono le foto del rito che, grazie al cerimoniere don Marco Cuneo, è stato particolarmente snello per consentire ai tantissimi fedeli convenuti nella Chiesa Parrocchiale di elevarsi spiritualmente senza essere travolti dalla lunghezza del rito.
Il Cardinale, nella splendida omelia, ha voluto anche per questo sottolineare : “La grandiosità del rito gregoriano non dove essere guardata come semplice esteriorità, piuttosto quale atteggiamento adorante dell'anima conscia di trovarsi al cospetto della Trinità Divina".
Grazie di cuore agli amici di Silvi hanno organizzato il solenne Pontificale a chiusura del Convegno liturgico che rimarrà certamente scolpito nel cuore dei paesani esattamente come la lapide commemorativa realizzata appositamente : “ ad perpetuam rei memoriam”. ( A.C.)
Sacri Ministri : Diacono : don Luciano Micheli, Parroco di Ferrandina; Suddiacono don Francesco Ramella; Prete assistente : don Roberto de Meo; Cerimoniere don Marco Cuneo.
Hanno assistito in coro : don Andrea Di Bonaventura, Parroco di Silvi; Canonico Don Roberto Bertoia, Parroco di Montesilvano; Padre Vincenzo Nuara OP Pontificia Commissione Ecclesia Dei; don Bruno Lima, Cappellano del Sacro Militare Ordine di San Giorgio.
Gentiluomo : Nob.Lodovico Valentini.

Bologna: III pellegrinaggio della Tradizione al Santuario della Beata Vergine di S.Luca.


Sabato scorso, 22 Ottobre 2011, per il terzo anno consecutivo si è svolto a Bologna il pellegrinaggio regionale dei fedeli legati al Summorum Pontificum.
Lungo il camminamento coperto, che dalla città sale al Santuario della Madonna di San Luca, han risuonato per oltre un’ora canti e preghiere in latino; poi, verso le 10 e 30 i pellegrini, giunti da ogni parte dell’Emilia Romagna per venerare la sacra immagine della Madre di Dio, sono entrati in chiesa per partecipare alla solenne Messa in terzo.
Al termine della S. Messa, i fedeli si sono consacrati al Cuore Immacolato di Maria e hanno affidato alla Madonna il buon esito del rinnovamento liturgico, che Benedetto XVI sta incoraggiando.
Hanno partecipato all’evento anche alcuni Frati Francescani dell’Immacolata, in particolare la quasi totalità del postulandato di Bosco ai Frati (FI).
Ha potuto assistere alla S. Messa, in cotta e stola, avvisato l'Arcivescovo di Bologna, Card. Carlo Caffarra, anche il Rev.do Don Fabrizio Loschi, della FSSPX.
Con questo gesto gli organizzatori - che si distanziano alquanto da alcune posizioni della FSSPX in questo momento - hanno voluto mostrare tutti i sentimenti di stima e amicizia, e quanto stia a cuore a tanti buoni cristiani il felice esito dei colloqui tra la Santa Sede e la FSSPX stessa.
Non sono mancate certo le preghiere alla Beata Vergine di S. Luca per questa intenzione.
Il servizio liturgico (ministranti e coro) è stato prestato dagli amici del Cenacolo della SS. Trinità di Rimini.
Ringraziamo il Sig. Emanuele Fiocchi di Rianscimento Sacro, per il servizio fotografico, che potete vedere qui per intero. Eccone qui una scelta

A.M.D.G.