Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

mercoledì 31 agosto 2011

Vocazioni religiose per gli Ordini "tradizionalisti"

In Spagna, nell'Arcidiocesi di Barcellaona si trova un Monastero che segue esclusivamente la Forma Straordinaria del Rito Romano. Si chiama "Oasi di Gesù Sacerdote", fondato nel 1965 da padre Muñoz (e approvato dall'allora arcivescovo di Barcellona, Mons. Modrego Casaus per la storia, in spagnolo, si veda qui), in attesa del decreto per il Riconoscimento pontificio, è un Istituto, c.d. "Ecclesia Dei" (dal 2007).
Qualche settimana fa una nuova giovane ragazza ha emesso la solenne professione dei voti perpetui: Suor Laurianna de Brounville.
I nostri migliori auguri per la nuova vita (religiosa) alla monaca, che si aggiunge alle sue altre 30 consorelle.
Di seguito alcune foto (altre qui) e il link al sito del monastero.








fonte: Oasis Jesus Sacerdote.es via Acción Liturgica


Novus Ordo: quale critica possibile?


Secondo l’articolo 19 dell’Istruzione “Universae Ecclesiae” tutti coloro che dicono o vanno alla Messa tradizionale non devono essere contrari alla validità e legittimità della Nuova Messa, quindi non possono mettere in discussione il rito di Paolo VI. Vuol forse dire che secondo il documento non c’è più nessuna possibilità di critica in materia? Dove va a finire la libertà del dibattito teologico? E come affrontare, ad esempio, i problemi del nuovo Offertorio: la discussione in merito sarebbe dunque preclusa? Come svolgere, nel rispetto di questa norma, le pur serissime obiezioni sulla Nuova Messa?

Affronta lo spinoso tema un corposo articolo di Disputationes theologicae, del quale anticipiamo le conclusioni e che invitiamo e leggere per intero nei suoi passaggi logici:

Il Santo Padre a suo tempo ha attestato per iscritto la problematicità della riforma liturgica e l’articolo 19 non impone di negarla, ma viene ad affermare che solo l’Autorità Suprema può portare un giudizio definitivo in una materia e in una situazione tanto delicata come quella liturgica. Anche negli ambienti del tradizionalismo che si vorrebbe “più puro” vanno riviste le mentalità, e talvolta i toni, durissimi contro coloro che celebrano la nuova Messa o vi prendono parte, quasi essa non godesse di nessuna approvazione e fosse né più né meno che un rito a-cattolico. La questione è ben più complessa e ciò va riconosciuto. Non basta essere “tradizionalisti”, bisogna imparare a distinguere. Soprattutto bisogna imparare a rispettare l’autorità di Pietro e a muoversi in spirito di carità ecclesiale. La fedeltà a questi principi fondamentali d’appartenenza cattolica non ha impedito tuttavia ai Cardinali Ottaviani e Bacci di sottoscrivere il “Breve esame critico del Novus Ordo Missae”; né al Card. Castrillòn Hoyos di scrivere (peraltro da parte della Santa Sede) che, se si ha evidenza di incoerenze, la critica costruttiva può essere un prezioso servizio per la Chiesa.
Perchè NO, lo sfascio liturgico non è finito. Perchè NO, le ragioni della Messa non sono nostalgico-sentimentali. Perchè NO, Ottaviani vive e lotta insieme a noi.

Comunicato ufficiale della FSSPX



Dal sito ufficiale della Fraternità San Pio X, Dici. In vista del superiore fine dell'esito favorevole dei colloqui con Roma, Messainlatino.it rispetterà il silenzio che ci siamo imposti. Anche se...



Il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha invitato il vescovo Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X e i suoi due assistenti, l'abbé Niklaus Pfluger e l'abbé Marc-Alain Nély, ad un incontro nel Palazzo del Sant'Uffizio il 14 settembre 2011. Nella sua lettera di invito, il cardinale Levada ha osservato che lo scopo di questa riunione è in primo luogo di effettuare una valutazione delle discussioni teologiche condotte dagli esperti della Congregazione per la Fede e della Fraternità Sacerdotale San Pio X negli ultimi due anni accademici e quindi di considerare le prospettive future.

Per permettere questa valutazione, le conclusioni delle discussioni teologiche redatte dagli esperti di entrambe le parti sono state inviate ai loro rispettivi superiori. E così mons. Fellay ha ricevuto alla fine di giugno il documento che sarà oggetto della riunione del 14 settembre.

Per quanto riguarda le prospettive future, la lettera del cardinale Levada non fornisce nessun dettaglio, ma alcuni – sulla stampa e altrove... – si credono autorizzati a fare ipotesi ["That's the press, baby. The press! And there's nothing you can do about it. Nothing!" - H. Bogart, in Deadline-USA], parlando della proposta di un accordo formale sull'interpretazione del Concilio Vaticano II e prevedendo l'istituzione di una prelatura personale o di un ordinariato…. Queste ipotesi sono il prodotto di speculazione e sono i loro autori a garantire per loro [of course!]. La Fraternità Sacerdotale San Pio X si attiene agli atti ufficiali e ai fatti confermati.

Come mons. Alfonso de Galarreta ha ricordato in occasione delle recenti ordinazioni sacerdotali in Ecône: "Siamo cattolici, apostolici e romani. Se Roma è la testa e il cuore della Chiesa cattolica, sappiamo che (…) la crisi sarà risolta necessariamente a Roma e da Roma. In conseguenza, il poco di bene che faremo a Roma è molto più grande del molto bene che faremo altrove". E' con questa intima convinzione che mons. Fellay accoglierà l'invito del prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede.


(Fonte: SSPX/MG – DICI: 30/08/11)

martedì 30 agosto 2011

Islam in Norvegia: un convertito al cristianesimo aggredito perchè non rispetta più il Ramadan

Un giovane afgano, convertito al cristianesimo, residente nel centro di accoglienza per domandare asilo alla città di Hå (Norvegia) è stato aggredito, da tre musulmani, lo scorso venerdì 26 agosto 2011, perché non rispettava più il Ramandan.
Mentre uno lo teneva a terra, l'altro gli ha riversato il contenuto di un recipiente di acqua bollente sul collo e sulle spalle, mentre il terzo saccheggiava la sua camera.
La polizia allertata, è arrivata sul posto solo dopo un'ora [non è un po' troppo?] dall'aggressione.
L'Osservatorio sulla Cristianofobia (da cui abbiamo tratto la notizia), ci invita a riflettere e a pregare per i nostri fratelli vittime delle agressioni anticristiane, troppo spesso dimenticati o colpevolmente ignorati dalle autorità (civili e religiose).

fonte: Observatoire de la Christianophobie via Osservatore Vaticano

Benedetto e la bellezza

Riportiamo dal blog Continuitas un contributo di Stefano Chiappalone sulla liturgia come sorgente della bellezza della civiltà monastica:Fonte: Continuitas


Ubi Benedictus ibi pulchritudo, verrebbe da dire ogniqualvolta ci si ritrovi, con stupore, in qualcuna di quelle vere e proprie oasi di bellezza scaturite dalla persona o dal carisma di san Benedetto da Norcia. Nelle grandi e celebri abbazie o nei piccoli e sconosciuti eremi si respira
intatta la medesima scia di pace e di bellezza, di fusione tra la creazione divina e le opere umane, al punto da chiedersi – forse un po’ ingenuamente – se ci sia una “ricetta” particolare, se Benedetto abbia lasciato particolari direttive in proposito. Tuttavia compulsando la Regola benedettina alla ricerca del segreto si rischia di restare delusi: il termine “bellezza” non ricorre neanche una volta. Per il semplice motivo che non ce n’era bisogno: il segreto dei monaci è la loro stessa vita, poiché essi si dissetano costantemente alla fonte della bellezza.

La liturgia e la festa

Quella dei monaci è infatti una vita essenzialmente liturgica (nihil Operi Dei praeponatur, Regola, cap. XLIII), simile a quella degli angeli: non solo perché pregano incessantemente ma perché lo fanno disinteressatamente. “Essi pregano innanzitutto non per questa o quell’altra cosa, ma semplicemente perché Dio merita di essere adorato. […] È il “servizio” per eccellenza, il “servizio sacro” dei monaci. Esso è offerto al Dio trinitario che, al di sopra di tutto, è degno “di ricevere la gloria, l’onore e la potenza” (Ap 4,11), perché ha creato il mondo in modo meraviglioso e in modo ancora più meraviglioso l’ha rinnovato. ” (Benedetto XVI) Di conseguenza, perennemente immersi nella Trinità, essi ne escono trasfigurati – diventano “Geistliche (cioè persone spirituali)” – e non possono fare a meno di trasfigurare tutte le loro attività. Inconsapevolmente essi “ornano” il mondo, perché la loro vita è essenzialmente festiva proprio nella misura in cui è impregnata di liturgia. Il filosofo tedesco Josef Pieper ci aiuta a cogliere più approfonditamente il legame tra festa e culto in un saggio intitolatoSintonia con il mondo. Pieper ci spiega che la “vera” festa, ciò che comunemente definiamo come “una bella giornata”, più che nell’attivismo si situa al livello della contemplazione, dell’ammirazione; ma questo è possibile solo se si riesce a gettare lo sguardo sul fondamento del mondo, per scoprirne quell’originaria ed essenziale bontà che, malgrado il male presente, resta intatta e irrevocabile. Qualunque sia il motivo contingente, “per rallegrarsi di qualcosa si deve approvare tutto” (Friedrich Nietzsche, cit. da Pieper). Non stupisce quindi che Pieper definisca il culto come il nucleo, anzi “la forma più festiva della festa”, poiché alla radice del culto vi è il consenso verso il mondo intero: “È di fatto “un illimitato dire di sì e amen”. Ogni preghiera si conclude con queste parole, così va bene, così dev’essere, cosia sia, ainsi soit-il. Ugualmente si deve supporre che si sentirà risuonare il canto di lode dell’Alleluja. Anche il culto celeste delle visioni apocalittiche è un’unica acclamazione composta da ripetute esclamazioni come ‘lode’, ‘esaltazione’, ‘onore’, ‘ringraziamento’”, e lo stesso termineeucaristia significa “azione di grazie”. Non a caso la Pasqua e quindi la domenica è la festa fondamentale del cristianesimo, è il primo e l’ultimo giorno, beneficium creationis - “era cosa molto buona” (Gn 1,31)- e imago venturi saeculi: dietro ogni liturgia cristiana, irradiazione della Pasqua, c’è la festa eterna della creazione e della ri-creazione, che si svolge al di là del tempo.

Lo sguardo su Dio

Benedetto XVI, in visita all’abbazia di Heiligenkreuz, identifica la vera “ricetta” della bellezza monastica in quel “non si anteponga nulla all’opera di Dio” (cioè all’ufficio divino), che Benedetto raccomanda ai suoi monaci, ricordando loro che la partecipazione interiore all’ufficio divino consiste nel considerare “come bisogna comportarsi alla presenza di Dio e dei suoi Angeli”(Regola XIX): “La bellezza di una tale disposizione interiore si esprimerà nella bellezza della liturgia al punto che là dove insieme cantiamo, lodiamo, esaltiamo ed adoriamo Dio, si rende presente sulla terra un pezzetto di cielo. Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità. Altrimenti, come avrebbero potuto i nostri antenati centinaia di anni fa costruire un edificio sacro così solenne come questo? Già la sola architettura qui attrae in alto i nostri sensi verso “quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano” (cfr 1 Cor 2, 9)”. Non solo negli edifici sacri, poiché “in tutti i secoli i monaci, partendo dal loro sguardo rivolto a Dio, hanno reso la terra vivibile e bella. La salvaguardia e il risanamento della creazione provenivano proprio dal loro guardare a Dio”. E poichébonum – ma anche pulchrum¬ – diffusivum sui, dall’ora al labora, dagli altari ai campi, alle città, ai paesaggi, a partire da quell’unico sguardo (Ct 4,9) centrato su Dio è scaturita a raggiera, come un gigantesco ostensorio, un’intera civiltà plasmata anche visivamente dalla bellezza della liturgia. L’esempio dell’Austria, definita dal Papa Klösterreich – nel duplice senso di “regno di monasteri” e “ricca di monasteri” – vale per qualsiasi luogo fecondato dai figli di san Benedetto, dove persino l’ateo più accanito troverà ristoro per gli occhi e quindi per il cuore.

Bellezza e ordine

La vita liturgica dei monaci ci permette di scoprire anche un’altra dimensione della bellezza e della pace che ne deriva: l’ordine. Un monaco benedettino, Francois Cassingena Trevedy, nel suo saggio suLa bellezza della liturgia, mette in evidenza la connessione etimologica tra ornare e ordinare. La liturgia – che, ribadiamo, impregna tutta la vita, anzi tutto l’essere del monaco – mette ordine, tra le altre cose, anche nel tempo e, nello spazio, in vista del ripristino di quell’ordine primordiale, a cui ogni uomo tende naturalmente poiché è la cifra che lo stesso Creatore ha iscritto nella creazione, e che si manifesterà compiutamente dopo la risurrezione: il mondo dei risorti sarà un mondo ordinato intorno a Cristo per celebrare una liturgia eterna. La liturgia ordina innanzitutto il tempo, se ne appropria per riempirlo di significato, riproponendo attraverso i vari cicli – da quello diurno della liturgia delle ore a quello annuale incentrato sulla Pasqua, sul Natale e sulle feste dei santi – il mistero multiforme di Cristo che essa inculca sempre più profondamente in noi mediante un movimento a spirale. La liturgia si appropria e instaura un nuovo ordine anche nello spazio e nelle realtà materiali e chiama a raccolta e porta a compimento tutta la creazione: niente in essa ha una funzione puramente decorativa, anzi tutti gli elementi (pane, vino, acqua, fuoco, ecc.) del mondo diventano addirittura co-liturghi - così come l’architetto Gaudì “introdusse dentro l’edificio sacro [della Sagrada Familia] pietre, alberi e vita umana, affinché tutta la creazione convergesse nella lode divina” (Benedetto XVI).

La nuova creazione

La sintonia col mondo, il ripristino dell’ordine originario è particolarmente evidente nei cosiddetti “salmi cosmici” che concludono le lodi chiamando a raccolta tutti gli elementi della creazione – stelle, acque, nevi, venti, pesci, uccelli, greggi, uomini – affinché tutti “laudent nomen Domini”. Quest’ordine non può che scaturire da un cuore “ordinato” e guarire le ferite degli altri cuori, contagiandoli con la nostalgia del tempo in cui “ il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato” (Gn 2,8). Infatti, grazie alla liturgia, i monaci vivono allo stesso tempo nell’Eden e nella Gerusalemme celeste. Senza dimenticare la terra, al contrario, irradiando anche visibilmente su di essa lo splendore del Paradiso.

Islam in Francia... e i Vescovi, che fanno? Si adeguano... molto ecumenicamente

Forse per i "reazionari" tradizionalisti (come ci chiamano) potrebbe essere ostico e urticante dover imparare la lingua di Maometto (molto utile però per il "dialogo con i nostri fratelli musulmani"); ecco allora che vi forniamo la traduzione (ad opera di PerEpiscopus) del cartello che segue:

Cari amici,

Vi auguriamo un felice Eid Al-Fitr, pieno di gioia di servire Dio con tutto il cuore, durante il Ramadan, [che finisce il 31 agosto n.d.r.] con la preghiera, col digiuno, e l'accoglienza gentile e generosa di ogni essere umano.
Che Dio benedica ognuno di voi, che vi sostenga con la Sua luce e la Sua forza per tutti i giorni.
E che Ci aiuti a costruire insieme un mondo di pace, solidarietà e fraternità.
Noi Vi esprimiamo la nostra fedele amicizia.

Mons. Michel Dubost, Vescovo di Evry - Corbeil-Essonnes
e la comunità cattolica







Più che un messaggio cordiale, a noi sembra più un atto di rassegnazione. Mah.

Più che altro: chissà a quale Dio fa invocazione il Vescovo? Al nostro? O al loro? No perchè, detta così sembra quasi che Mons. Dubost (ma lungi da noi pensare che sia realmente così), ritenga che Cristiani e Musulmani adorino lo stesso medesimo Dio.

Per mero scrupolo, approffittiamo per ricordare che in San Giovanni si legge che Nostro Signore Gesù Cristo disse: "Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. (Gv 14, 9-11).

A questo punto, seguendo un facile sillogismo teologico, è possibile capire che chi non vede il Figlio, non vede il Padre; che equivale a dire che chi non crede nel Figlio Gesù (Dio), non crede nel Padre (Dio). Nè nello Spirito Santo che procede da Entrambi (Dio). E quindi non crede nella Santissima Trinità. E quindi, ça va sans dire, non è Cristiano.
Ora, siccome i Musulmani non credono in Gesù quale Dio (ma solo come profeta), comporta che essi non credono in Dio Padre (cioè nel Dio Cristiano). Infatti, ma che scoperta, i Musulmani non si chiamano (nè sono) Cristiani.

E quindi, per dirla forse un po' sbrigativamente ma con termini comprensibili: il Dio Cristiano NON E' LO STESSO Dio musulmano. Dio Padre NON E' UGUALE ad Allah. Un Vescovo cattolico quindi non può invocare la benedizione di Allah.
E sin qui siamo certi di non aver urtato la sensibilità di nessuno, dal momento che seguire la Logica non è, fin ora, un reato.

Proponiamo ora una rassegna abbastanza completa di frasi di Gesù Cristo sulla "Santissima Trinità": si veda qui un nostro precedente Link

Quindi, dal nostro punto di vista, siamo sicuri che un Vescovo Cattolico abbia invocato sui Musulmani la benedizione del Dio Cristiano (Padre, Figlio e Spirito Santo), e che l'abbia fatto con il fermo intento di dare attuazione al Messianico comando di evangelizzare tutti i popoli della terra, nella speranza in una progressiva conversione dei musulmani chei si trovano entro il territorio della sua giurisdizione.
Ne siamo sicuri. Sì, sì! Come no?



Roberto

L'islam è la prima religione in Francia. O forse no

di Massimo Introvigne - Da "La Bussola Quotidiana" del 29-08-2011

Diversi giornali europei, compresi alcuni italiani, hanno dato rilievo nei giorni scorsi a uno studio pubblicato il 18 agosto dall'Hudson Institute di New York, il quale documenterebbe il sorpasso dei musulmani sui cattolici praticanti in Francia. Secondo lo studio, la pratica domenicale cattolica è scesa in Francia al 4,5% di coloro - il 64% - che si dichiarano cattolici, cioè in ogni weekend si recano a Messa un milione e novecentomila francesi, il 2,9% della popolazione totale. Per contro si dichiara "praticante" il 41% dei sei milioni di musulmani "etnici" presenti in Francia - dei quali il 75% si proclama "credente" - il che consentirebbe di stimare gli islamici praticanti a due milioni e mezzo, dunque ben di più dei cattolici che dichiarano di andare a Messa tutte le domeniche.

Meno rilevante, ancorché ampiamente pubblicizzato, è il dato delle nuove moschee e sale di preghiera costruite negli ultimi dieci anni in Francia: più di mille, contro venti nuove chiese cattoliche nello stesso decennio, che ha però visto la demolizione o la vendita - in alcuni casi proprio a musulmani che li hanno trasformati in moschee - di sessanta luoghi di culto cattolici. Questi numeri non sono sorprendenti, perché è evidente che il numero dei musulmani è molto aumentato per ragioni d'immigrazione e di demografia, mentre come minimo non è cresciuto quello dei cattolici.

Ma è vero che sono ormai di più i musulmani? Per rispondere a questa domanda occorre considerare tre elementi. La prima è che ogni statistica è autorevole quanto la è chi la propone. I dati grezzi vengono dall'IFOP, l'Istituto Francese di Opinione Pubblica, ente di ricerca molto autorevole con legami al mondo confindustriale transalpino, ma l'elaborazione è dell'Hudson Institute, una delle tante fondazioni del mondo conservatore americano diretta da esponenti della comunità ebraica degli Stati Uniti e fortemente filo-israeliana e anti-islamica, dunque interessata a sottolineare il «pericolo musulmano» in Europa. Ma va anche detto che si tratta di un istituto che lavora spesso per il governo statunitense e produce documenti di discreta qualità.

Il secondo elemento è che siamo di fronte a dati ottenuti tramite indagini telefoniche. A rigore l'indagine non ci dice quanti francesi vanno a Messa o «praticano» l'islam ma quanti, raggiunti da una telefonata, «dicono» di andare a Messa o affermano di essere musulmani praticanti. È stato dimostrato da tempo - tra l'altro in un'indagine italiana diretta dal sottoscritto insieme a PierLuigi Zoccatelli in Sicilia, che non è però l'unica in materia - che le affermazioni sulla pratica religiosa di chi risponde a interviste telefoniche non coincidono con le rilevazioni effettuate nello stesso periodo e nella stessa area alle porte dei luoghi di culto. In Italia - come in Polonia, dove sono stati condotti studi molto approfonditi sul tema - i dati evidenziano un «over-reporting», cioè il numero di coloro che affermano, raggiunti al telefono, di andare a Messa alla domenica è più alto delle presenze alla Messa rilevate con una minuziosa conta alle porte delle chiese. Per esempio, nella nostra indagine in Sicilia, la pratica dichiarata al telefono è del 30,1%, quella rilevata effettivamente nelle chiese è del 18,3%. Dati davvero molto simili sono emersi in Veneto. Se però in Italia è alto il numero di coloro che pensano che andare a Messa sia il comportamento socialmente preferibile, e forse aspirano ad andarci tutte le domeniche - così che rispondono di sì all'intervistatore anche se poi effettivamente non vanno a Messa -, in Francia diversi sociologi hanno ipotizzato che avvenga il contrario, che ci sia non un «over-reporting» ma un «under-reporting». È possibile cioè che in Francia andare a Messa sia ormai considerato qualcosa di fuori moda e socialmente «strano», così che alcuni che ci vanno non osano confessarlo all'intervistatore telefonico. Basta l'osservazione a occhio nudo a Parigi o altrove per capire che i francesi cattolici vanno a Messa molto meno degli italiani, ma che davvero siano scesi sotto il tre per cento della popolazione dovrebbe essere confermato da ulteriori indagini che procedano per conteggi presso le chiese - purtroppo complessi e costosi - e non solo per telefono.

Il terzo aspetto è quello che deve rendere cauti nel parlare di un "sorpasso" dell'islam. Anzitutto, non è corretto considerare cattolico solo chi va a Messa tutte le domeniche. Il cattolicesimo contemporaneo è fatto di cerchi concentrici: chi va in chiesa tutte le settimane, chi ci va una volta al mese, chi due volte all'anno e chi solo per i matrimoni e i funerali ma comunque si sente cattolico. In questo sistema complesso rimane comunque vero che anche per l'IFOP e per l'Hudson Institute il 64% dei francesi, cioè una solida maggioranza, si considera cattolico. E non si tratta solo di affermazioni di comodo, perché per esempio è proprio in Francia che diverse organizzazioni di sostegno alla Chiesa Cattolica nel mondo, tra cui l'Aiuto alla Chiesa che soffre, raccolgono il massimo di offerte. Chi non va a Messa ma mette mano regolarmente al portafoglio per la Chiesa è uno strano cattolico, ma nello stesso tempo è qualcuno che s'identifica non solo a parole con la comunità dove è stato battezzato.

Ma soprattutto il dibattito è infinito su che cosa significhi essere islamico "praticante". Se si parla di chi va in moschea, le poche indagini europee mostrano sia una bassissima affluenza sia un clamoroso over-reporting: circa il 7% dei musulmani europei dice di frequentare le moschee, ma i conteggi fuori del mese di Ramadan quasi ovunque si fermano sotto il 2%. Tuttavia, andare in moschea non equivale ad andare a Messa. Per la maggioranza delle scuole giuridiche e teologiche musulmane la frequentazione della moschea non è neppure uno dei doveri obbligatori del culto. È obbligatorio pregare, ma la preghiera quotidiana può essere fatta dovunque. È anche obbligatorio digiunare durante il Ramadan, ma da solo il digiuno del Ramadan prova di più un'identificazione etnica con la comunità che un vera pratica religiosa regolare. Con un criterio condivisibile, dunque, l'Hudson Institute non ha considerato i musulmani francesi che dichiarano di digiunare durante il Ramadan - che sarebbero quattro milioni e duecentomila, oltre il doppio dei cattolici che si dicono praticanti - ma solo quelli che affermano sia di osservare il Ramadan sia di essere fedeli alle preghiere quotidiane, appunto due milioni e mezzo di persone.

Se chiamiamo queste persone "praticanti" - il che corrisponde solo a uno dei possibili significati del termine per i musulmani, ma non è assurdo - effettivamente sono di più di coloro che dichiarano di andare a Messa tutte le domeniche in Francia. Tuttavia anche questa dei musulmani è una pratica "telefonica": si riferisce a chi "dice" di rispettare l'obbligo della preghiera quotidiana, oltre al Ramadan, e controllare se prega davvero è ancora più difficile che verificare quanti vanno effettivamente a Messa. In genere, i musulmani sono orgogliosi di esserlo e molte statistiche sulle pratiche religiose islamiche soffrono di un cronico over-reporting.

L'annuncio del "sorpasso" musulmano in Francia va dunque preso con benefico d'inventario. Restano però due dati certi. Il primo è che, nonostante tutta una letteratura sull'effetto secolarizzante che una società come quella francese dovrebbe avere sui musulmani, specie giovani, gli islamici continuano a crescere di numero e affermano almeno nei sondaggi telefonici una forte identificazione con la loro religione. La seconda è che, per quanto si debba considerare il possibile under-reporting, la pratica francese è comunque da molti anni la più bassa del mondo nei Paesi di tradizione cattolica, ed è verosimile che continui a scendere, anche se - come si è accennato - resistono altre forme d'identificazione con il cattolicesimo diverse dalla frequenza alla Messa.

Perché la Francia sia così diversa dall'Italia - dove la pratica dichiarata è dieci volte superiore, e quella effettiva, più difficile da misurare, probabilmente superiore intorno alle cinque volte - è una questione su cui i sociologi s'interrogano da anni. Le risposte fanno riferimento sia a un fattore esterno alla Chiesa - la propaganda laicista che dalla Rivoluzione francese in poi, soprattutto nelle scuole pubbliche, è più martellante che in Italia e che, nonostante sia spesso molto rozza, dopo oltre due secoli evidentemente ha ottenuto i suoi effetti - e a diversi fattori interni: il dominio di una teologia progressista, popolare fra gli intellettuali ma non fra il popolo, e la sorda ostilità di una parte della gerarchia - venuta meno, è vero, ma solo in anni recenti - ai movimenti laicali, che in Italia hanno invece avuto un ruolo decisivo. Sia come sia, ce n'è abbastanza per meditare. E per sperare che non sia vera l'affermazione, in tema di pratica religiosa, del cardinale Carlo Maria Martini a un seminario della Fondazione Agnelli di qualche anno fa secondo cui «l'Irlanda - dove allora si andava a Messa due volte più che in Italia, ma questo succedeva prima della crisi dei preti pedofili - è il nostro passato e la Francia è il nostro futuro». Ma dipende da noi, e dalla nuova evangelizzazione.

Meditiamo, cari cattolici. Meditiamo! E buon lavoro, tra gli altri, a Mons. Fisichella, ricordandogli che, ne siamo convinti, la nuova evangelizzazione dell'Occidente passa (anche) dalla Liturgia Tradizionale.


Roberto

Castel Gandolfo, 31 agosto : omaggio musicale a Papa Benedetto XVI. Musiche del Cardinale Maestro Domenico Bartolucci




Grazie alla pagina Facebook dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana (FORM - Orchestra Filarmonica Marchigiana) abbiamo appreso, con immenso piacere, che : “Mercoledì 31 agosto, presso il Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, invitato personalmente dal Cardinal Domenico Bartolucci, il Maestro Simone Baiocchi dirigerà alla presenza di Sua Santità Benedetto XVI un concerto di musiche per coro e orchestra offerto dal Cardinale in omaggio al Pontefice.
Diretta su Radio Vaticana a partire dalle ore 18 e trasmissione video a cura del Centro Televisivo Vaticano con diretta su Telepace e repliche su TV2000.
L'esecuzione audio e video sarà disponibile sul sito di Radio Vaticana nella sezione "on demand".

Programma :
Domenico Bartolucci
BAPTISMA
Enrica Fabbri, soprano
Lykke Anholm, soprano
Rossini Chamber Choir
Orchestra Filarmonica Marchigiana
Maestro Concertatore e Direttore d’Orchestra : Simone Baiocchi

Sarò molto felice di ascoltare in diretta su Radio Vaticana l’evento di Castel Gandolfo, cosa che consiglio anche agli amici lettori di MIL.
E' stato riservato un grande onore a diversi miei colleghi marchigiani che suoneranno e canteranno in onore e alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI il "Papa-musicista".

Andrea Carradori

( Foto dalla pagina Facebook dell'Orchestra Filarmonica Marchigiana )

Due Vescovi Statunitensi dicono STOP alle chierichette. E le vocazioni fioriscono!


Nella Cattedrale cattolica dei Ss. Simone e Giuda della diocesi di Phoenix (Arizona, U.S.A., diocesi suffraganea di Santa Fe) non si vedranno più ragazze servire Messa. Ma non per misoginia o isterica sessuofobia clericale.
Mesi fa, già il Vescovo cattolico della Diocesi di Lincoln (Nebraska) S.E. Mons. Fabian Bruskewitz (tra l'altro, uno dei pochi sostenitori della Messa antica, ancor prima del Summorum Pontificum, oltre al Card. Burke, allora vescovo di St. Lois), aveva per primo detto "no!" alle chierichette (qui). E per un ben preciso e importantissimo motivo: favorire le vocazioni sacerdotali e religiose.

Ora, anche il Rettore della cattedrale di Phoenix, il Rev. John Lankeit, infatti, ha detto che ha preso questa seria e grave decisione perchè sperimenta sulla propria pelle la carenza di vocazioni sacerdotali e religiose e la diminuzione della pratica religiosa in chiesa.
La sua scelta quindi (approvata dal Vescovo Mons. Thomas James Olmsted) è dettata da paterna preoccupazione e presa con spirito propositivo: incoraggiare giovani uomini e giovani donne ad onorare Dio con la consapevolezza che i vari "servizi" a cui si è chiamati sono tra essi differenti ma complementari; in tal modo i giovani impareranno a discernere più chiaramente le specifiche vocazioni nella Chiesa.

Il servizio all'altare dei giovani, si legge sul sito della diocesi, ha radici antiche nella Storia della Chiesa e prima della creazione del sistema seminario moderno dove si formavano gli uomini al sacerdozio (voluto e strutturato dai Padri del Concilio di Trento). Prima dei seminari, infatti, servire all'altare faceva parte di un apprendistato al sacerdozio.

A confortare il Vescovo di Phoenix e il rettore è l'esempio del confratello di Lincoln e i copiosi frutti che la sua scelta ha portato.
Se è pur vero che i numeri non devono essere l'unico metro di valutazione, don Lankeit è fiducioso e ricorda con speranza le diocesi in cui la limitazione ai soli ragazzi al servizio all'altare ha suscitato numerose vocazioni: la diocesi di Lincoln infatti è considerata una "centrale elettrica" delle vocazioni", e in una sola parrocchia di Ann Arbor (Michigan, Diocesi di Lansing) il cui parroco vuole solo chierichetti, nel 2008 ci sono stati 22 nuovi seminaristi e cinque donne in formazione per la vita religiosa!!
La parrocchia stessa è anche la sede di una Comunità religiosa "Servi dell'Amore di Dio" che conta già 16 sorelle e nella stessa città di Ann Arbor fioriscono anche le vocazioni femminili: le Suore Domenicane di Maria, Madre dell'Eucaristia, stanno ricevendo così molte richieste da parte di ragazze interessate ad entrare nell'ordine che non si riescono a costruire nuove strutture abbastanza velocemente per accogliere l'ondata di vocazioni religiose.

Proprio confortati da queste feconde esperienze e da questo rifiorire di vocazioni, e per tornare all'originario scopo della figura del chierichetto, il rev.do Lankeit ha riorganizzato alcuni aspetti della pastorale giovanile (presente nella cattedrale) nella speranza di promuovere anche a Phoenix il sacerdozio per i ragazzi, e le altre vocazioni religiose.
Per ottenere ciò ha, inoltre, preparato alcuni corsi differenziati: mentre per i ragazzi ci sono "corsi" per imparare a servire all'altare, le ragazze frequantano "corsi" per sapersi muovere in sacrestia e dare una mano ai sacerdoti prima e dopo le celebrazioni.
Le prime ragazze che hanno seguito i corsi da sagrestana tenuti al Duomo di Phoenix stanno imparando rapidamente, servendo bene imparando a svolgere con serietà e soddisfazione l'importante responsabilità di sacrestano. La parrocchia inoltre sta collaborando con un ordine religioso contemplativo per proporre a queste giovani sacrestane un evento chiamato "Vieni e vedi" che si tiene presso il convento. In questo modo esse possono imparare alcuni "trucchi del mestiere" da una delle suore che è stata la Sacrestana ufficiale della loro casa madre in Alabama.

Andando contro lo spirito del tempo, e sfidando la "saggezza del mondo", in questo modo don Lankeit cerca di ottenere un sostanziale aumento delle vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale, dando un forte segnale di "esclusivita maschile" al servizio all'altare.
L’uso di far servire anche alle ragazze-chierichette, a partire dal10 anni, era iniziato a partire dal 1983 in molte chiese cattolica americane.

Roberto



lunedì 29 agosto 2011

Il Santuario della Divina Maternità - Concesa di Trezzo sull'Adda

Un convento dove si celebra regolarmente la Messa straordinaria, dove vengono invitati a celebrare Mons. Pozzo e Mons. Scnheider, dove viene invitato Mons. Bux a tenere le sue conferenze? Un convento nel cui sito WEB ci sono link ai convegni sulla Summorum Pontificum…

I soliti francescani dell'Immacolata, diranno le migliaia di lettori di questo blog!

Ebbene no! Non sono i benemeriti serafici frati del P. Manelli, bensì i devoti figli di S. Teresa e di San Giovanni della Croce, che svolgono la loro missione presso il Santuario della Divina Maternità, Via Leonardo da Vinci, 5 20056 Concesa di Trezzo sull'Adda

Guardate qui che razza di celebrazione per festeggiare la loro Fondatrice!


Visitando il loro sito, scopriamo che hanno una foresteria, dove ospitano persone che vogliono starsene a pregare con loro.
Invitando tutti i lettori a visitare il sito e - ovviamente - anche a fare una fruttuosa visita da quelle parti, non ci resta che raccomandarci alla Madonna del Carmelo: Madre Santissima, fate cessare la notte oscura degli scempi liturgici!

8 settembre : Santa Messa nel Santuario della Madonna del Sangue ( Comune di Re, VB )




Giovedì 8 settembre 2011 nella festa della Natività della Vergine Maria sarà celebrata alle ore 10.00 del mattino una Santa Messa in Rito Romano Antico all' Altare dell' effige miracolosa presso il Santuario della Madonna del Sangue di Re ( Piazza Santuario 1) Comune di Re (VB).

Norcia: luogo di nascita e rinascita di San Benedetto

Riceviamo alcune riflessioni di un nostro lettore (che pubblichiamo volentieri) suscitate da un'esperienza religiosa vissuta in prima persona nel monastero benedettino di Norcia di San Benedetto, dove è stato in ritiro spirituale e dove si celebra regolarmente la S Messa Tridentina.

Roberto




Quest’anno, seguendo il consiglio del Papa di trascorrere le vacanze in un monastero, ho deciso di soggiornare alcuni giorni nel monastero di san Benedetto a Norcia.
San Benedetto e sua sorella gemella santa Scolastica nacquero in Umbria a Norcia nel 480. Benedetto divenne ben presto popolare e venerato, tanto che nel secolo VIII venne edificato un oratorio in memoria del suo luogo natale. I monaci si sono stabiliti a Norcia nel secolo X e vi rimasero fino al 1810, anno in cui l’Ordine fu soppresso a causa delle leggi napoleoniche. Così la sede “magistrale” dei benedettini diventò orfana dell’Ordine; fino a quando nel 1998 lo statunitense padre Cassian Folsom O.S.B., priore di questa nuova comunità, decide di dare una nuova rinascita all’Ordine di san Benedetto inizialmente a Roma. Nel 2001 abbiamo il ritorno definitivo dei Benedettini a Norcia, coadiuvato dal Vescovo di Spoleto-Norcia.
L’opera del reverendo padre fondatore Cassian è stata quella di ristabilire integralmente la Regula Sancti Benedicti, che non è un monito severo e anacronistico, ben lungi dal libro oscurantista e romanzato del dotto semiologo Umberto Eco. La grande novità di questo monastero dalla sua vita integrale e coerente con la Regula, è la semplicità e la serenità dei monaci, sempre in crescita e con spazi purtroppo davvero limitati. Il padre priore sostiene che lo scopo della vita monastica è la ricerca quotidiana della semplicità, non sempre facile. I trompe l’oeil di questo monastero sono il latino con il canto gregoriano e il silenzio, quel grande silenzio, che nasce dopo l’Ad Completorium, non è solo qualcosa di affascinante magari in un bel chiostro sotto un cielo stellato, ma una chiave che apre la porta della nostra anima al passo felpato di Dio.
Il monastero di Norcia (come tutti i monasteri fedeli alla parola del suo fondatore) non conosce crisi spirituale, né defezioni nella liturgia. Per chi è davvero stanco di seguire messe con chitarre, e altri strumenti simil pop- rock-music, con la partecipazione straordinaria di sacerdoti sempre più secolarizzati e simili a show-men televisivi che se tutto va bene usano la stola come sciarpa, il monastero di Norcia offre un sicuro riparo, un autentico fidei depositum. Il ripristino integrale della liturgia tradizionale con l’ufficio monastico interamente in latino e in canto gregoriano offrono al visitatore non solo uno spettacolo spirituale immenso, ma anche una grande opera di catechesi della Chiesa stessa. Felicemente, si può incontrare un giovane monaco che ci può spiegare cosa sia un Graduale Triplex e forse anche come si può leggere un tetragramma e i neumi.
In virtù della liberalizzazione della Messa pre-conciliare (cosiddetta Tridentina), i benedettini di Norcia hanno integrato la loro vita monastica con la liturgia stabilita da sempre dalla Chiesa e riedificata grazie al Summorum Pontificum di Papa Ratzinger nel 2007. I monaci di Norcia sono attivi in un apostolato liturgico ad ampio spettro, internazionale, seguendo fedelmente l’Antiphonale Monasticum (il breviario monastico) secondo l’edizione dell’Abbazia francese di Solemnes. Nel monastero di Norcia si presta attenzione a tutto e a tutti: liturgia e paramenti sacri, ospiti, preghiere e devozioni.
Così mentre i monasteri e conventi fedeli al progressismo (quale progresso senza tradizione?) e nauseati dal latino e dalla tradizione del magistero della Chiesa soffrono gravi perdite di vocazioni sino alla chiusura, il monastero di Norcia non accusa questa perdita, offrendo invece una comunità monastica notevolmente giovane, semplice e davvero serena.
Se è vero che la liturgia, in particolare quando officiata nella forma extraordinaria, rappresenta il trait d’union tra cielo e terra, vi posso garantire che a Norcia nel monastero di San Benedetto si vive già in cielo.

Giovanni Corso

GMG 2011 - Anche 3 Prelati spagnoli avevano celebrato in "Rito Antico"

Con grande allegria diamo la notizia di altri frutti straordinari alla trascorsa Giornata della Mondiale della Gioventù di Madrid 2011.

Dopo tre vescovi francesi (Mons. Aillet, Mons. Le Gall e Mons. Rey) anche due loro confratelli spagnoli hanno celebrato la Santa Messa secondo la Forma Extraordinaria del Rito Romano.

Si tratta di S. E. Mons. José Maria Yanguas Sanz, Vescovo di Cuenca, che ha celebrato il 17 agosto u.s. (foto seguente)




e di S. E. Mons. don Demetrio Fernández González, vescovo di Cordoba, il 18 agosto u.s. (foto seguente).


A questi si aggiunga un altro prelato, che, pur non essendo (ancora) Vescovo è un prelato della Curia Romana: Mons. Juan Miguel Ferre Grenesche, Sottosegretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplia dei Sacramenti e Cappellano Superiore del Sovrano Militare Ordine di Malta per la Spagna (19 agosto u.s., foto seguente).

Si tratta di una notizia davvero importante, meritevole di essere diffusa, perchè si inserisce nel mirabile quadro di "normalizzazione" della Forma Extraordinaria della Liturgia, in adesione al magistero del Santo Padre, espressamente voluta e attuata nel Motu Proprio Summorum Pontificum e "istruito" nella Universae Ecclesiae.

Tutte e tre le Messe prelatizie son state celebrate nel Monastero della Visitazione di Madrid, e son state servite dai canonici dell'ICRSS.

fonte: CristoRey.eu via Acción Litúrgica

domenica 28 agosto 2011

nominato il nuovo Vescovo di Nevers (Francia)


Ieri, 27 agosto 2011, a mezzogiorno, è stata resa ufficiale la nomina da parte di Papa Benedetto XVI di S. E. Mons. Thierry Brac de la Perrière (sito della CEF) quale nuovo vescovo di Nevers (centro est di Francia).
Mons. de La Perrière è un giovane Vescovo francese (52 anni, nato nel 1959, à Lyon) che è entrato nel seminario di Saint-Irénée (a Lione) dopo la laurea di lettere moderne all'Università di Lyon - II (una vocazione "adulta", potremmo dire: c'è da sperare!). Al termine degli studi religiosi, (con conseguimento della licenza in teologia -baccalaureato canonico-) è stato ordinato sacerdote nel 1988, nel 2001 è stato nominato vicario generale della Diocesi di Lione, e nel 2003 (a soli 44 anni) è stato consacrato vescovo nella cattedrale di St. Jean a Lione. Il Card. Barbarin (arcivescovo di Lione) nello stesso anno lo vuole Vescovo Ausiliare per la città di Lione.
Nelle foto che abbiamo trovato, Mons. de la Perrière è sempre vestito con l'abito ecclesiastico (se pur il più delle volte con il clergy-man -ma per un vescovo francese è già molto, visto che molti suoi confratelli preferiscono vestirsi "in borghese").
Speriamo che la vicinanza col "biritualista" Card. Barbarin, gli otto anni di stretta collaborazione col primate di Francia e con un altro "tradizionale" ausiliario di Lione (Mons. Batut) abbiano lasciato nel suo animo un segno positivo e gli abbiano trasmesso la benevolenza del porporato nei confronti del Rito Antico e il filiale rispetto e l'obbedienza al Santo Padre.
Ricordiamo infatti che il Card. Barbarin ha aperto a Lione un seminario "biritualista" (o meglio, "biformalista";) e ha già celebrato la S. Messa secondo la Forma Exstraordinaria del Rito Romano (qui). Per un'intervista dell'Arcivescovo di Lione sull'augurio che i lefebvriani "tornino a casa", si legga qui.

Fonte: perEpiscopus
Sito della diocesi di Nevers

Brasile: a novembre II Convegno sul Summorum Pontificum

PROMOÇÃO
ARQUIDIOCESE DO RIO DE JANEIRO
ADMINISTRAÇÃO APOSTÓLICA
SÃO JOÃO MARIA VIANNEY


15-18 DE NOVEMBRO DE 2011
RIO DE JANEIRO - RJ

PROGRAMAÇÃO
*
15 de novembro – terça feira
15 h: Chegada e credenciamento
18 h: Santa Missa
19 h: Jantar
*
16 de novembro - quarta feira
7:30h: Santa Missa
9:00h: Conferência: Aspecto Teológico da Liturgia
Conferencista: Exmo. Revmo. D. Fernando Arêas Rifan (Administrador Apostólico da Administração Apostólica Pessoal S. João Maria Vianney)
10: 30h: Intervalo
11:00h: Espaço para perguntas
12:00h Almoço
14:30h: Prática Litúrgica –
Coordenador: Revmo. Pe. Claudiomar Souza
(Administração Apostólica Pessoal S. João Maria Vianney)
15:30h: Intervalo
16:00h: Conferência: O Motu Proprio Summorum Pontificum e
a Instrução Universae Ecclesiae à luz do Direito Canônico
Conferencista: Pe. José Edilson de Lima (Administração Apostólica São João Maria Vianney e Tribunal Interdiocesano e de Apelação do Rio de Janeiro - RJ)
17:00 Espaço para perguntas
18:00h: Vésperas
19:30h: Jantar
20:30h: Canto gregoriano
*
17 de novembro – quinta feira
7:30h: Santa Missa
9:00h: Conferência: O Motu proprio Summorum Pontificum e
a Reforma da Reforma querida pelo Papa Bento XVI
Conferencista: Exmo. Revmo. D. Fernando Guimarães (Bispo Diocesano de Garanhuns-PE e membro do Supremo Tribunal da Signatura Apostólica)
10:30h: Intervalo
11:00h: Espaço para perguntas
12:00h: Almoço
14:30h: Visita às igrejas históricas do centro do Rio (Mosteiro São Bento, Candelária, Santa Cruz dos Militares, Lapa dos Mercadores, São José)
18:00h: Solene Pontifical segundo a Forma Extraordinária do Rito Romano
Celebrante: Exmo. Revmo. D. Fernando Arêas Rifan
*
18 de novembro – sexta feira
7:30h: Santa Missa
9:00h Mistagogia da Missa na Forma Extraordinária
Conferencista: Revmo. Pe. Claudiomar Souza
10:30h Peregrinação ao Cristo Redentor
12:00h: Almoço de Encerramento

OBS: Cada participante apresentar permissão de seu Ordinário ou Superior para o Encontro.

Comissão organizadora

FICHA DE INSCRIÇÃO
Contatos: José Luiz e Edelair
Fone: (21) 2667 8309
E-mail: summorum2@hotmail.com

Chateaubriand: il Genio del Cristianesimo (e della Tradizione)

François-René de Chateaubriand
di Lucetta Scaraffia

Viviamo un momento di crisi nella trasmissione del messaggio cristiano. In particolare, è in crisi il linguaggio con cui la cultura cattolica cerca di trasmettere ideali ed entusiasmi; e forse non solo a causa del predominio assoluto dell'immagine e dei sistemi informatici, ma per qualcosa di più sostanziale. Avremmo bisogno di un colpo d'ala, di un nuovo scrittore della statura di Chateaubriand che, provocando un "grande colpo al cuore del lettore", riesca di nuovo a convincere della bellezza della fede, e così a riaccendere gli animi spenti della religiosità europea.
È questa la conclusione a cui porta la lettura del libro di Giuliano Zanchi Il Genio e i Lumi. Estetica teologica e umanesimo europeo in François-René de Chateaubriand (Vita e Pensiero) dedicato a una delle principali opere del grande scrittore francese - Le Génie du christianisme, uscito nel 1802, cioè immediatamente dopo la tempesta rivoluzionaria - che in poco tempo divenne il libro più letto d'Europa. L'opera ebbe l'effetto di risvegliare la passione per una religione data per morta attraverso un'apologia estetica del cristianesimo.
L'autore usava una lingua nuova per affrontare questo complesso tema: una lingua "incantatrice", ben diversa dall'arido razionalismo a cui si erano ridotti i teologi che si misuravano con la filosofia illuminista, una lingua che si voleva riallacciare a quella dei Padri della Chiesa, dei quali egli aveva compreso l'impostazione soggettiva e moderna. Chateaubriand era consapevole d'imporre alla questione religiosa uno scatto complessivo, d'imprimere un cambiamento di marcia alla cultura cristiana attraverso una nuova audacia comunicativa.
In quell'epoca dominata da intellettuali che coltivavano l'ideale di un razionalismo intransigente c'era in realtà - e lo scrittore lo sapeva - fame di consolazioni religiose, di fede: "Quanti cuori spezzati, quante anime rimaste sole imploravano una mano divina per guarirli! Ci si precipitava nella casa di Dio come si entra nella casa del medico il giorno di una epidemia". Insomma, la rimozione dell'esperienza religiosa dalla vita sociale stava avvenendo in modo troppo grossolano, e le braci della fede ardevano ancora, se pure nascostamente.
Chateaubriand era stato capace di creare un discorso che, secondo Zanchi, intendeva "dar voce alla ridotta eloquenza di una tradizione dottrinale in sé traboccante di ricchezza, di una eredità dogmatica di cui, a causa di una cultura che ha nella stessa misura avvolto la filosofia e la teologia, sono diventate invisibili le ragioni e impalpabile il fascino". Davanti all'uomo dei Lumi che - come l'uomo contemporaneo - cercava in se stesso l'autonoma giustificazione dell'intera storia umana, terrena e spirituale, lo scrittore riesce a risvegliare interesse e ammirazione per "il genio cristiano", dando voce e onore a una percezione della coscienza collettiva, ormai ridotta alla clandestinità proprio per la sua incapacità di riformularsi.
Come dovrebbe intervenire il nuovo Chateaubriand oggi? Sarebbe efficace la sua "apologia estetica" della fede? Probabilmente, la bellezza della tradizione cattolica ormai ignorata può avere presa in un mondo in cui - scrive PierAngelo Sequeri nell'introduzione al libro - "la potenza performativa dell'estetico, invece, è dispositivo essenziale per il rapido formarsi di un immaginario pubblico che consegna la religione, in blocco, alla sfera dell'obsoleto, del residuo, del volgare". Mentre l'impatto sentimentale, emotivo, del linguaggio romantico, se pure grondante soggettività, può essere percepito come esagerato.
Ma soprattutto oggi, a secolarizzazione compiuta, abbiamo da sfruttare un'altra opportunità: la tradizione cristiana costituisce un punto di vista nuovo, anticonformista, sulla realtà, tale da incuriosire e affascinare soprattutto i giovani, se solo ne vengono a contatto nel modo giusto. Quando scriveva Chateaubriand, questo aspetto di novità non si era ancora sedimentato, e il grande scrittore non aveva potuto fare ricorso a questo motivo di fascino che, paradossalmente, ci offrono proprio la lunga fase di secolarizzazione e perfino la diffusa ignoranza in ambito religioso.


Fonte: L'Osservatore Romano 26 agosto 2011

sabato 27 agosto 2011

(Altri) Abomini liturgici a Lucerna.

Dopo aver dato notizia di precedenti abomini (al limite della profanazione) nella chiesa parrocchiale di San Giovanni (St. johannes) a Lucerna (per le foto si veda qui), dopo la distribuzione dei condom in chiesa (con tanto di benedizione ecclesiastica, si veda qui), ora un video di un'altra "messa" (???) sempre nella chiesa di St. Johannes di Lucerna. Solo per stomaci forti. Grazie ad un lettore per averi segnalato il video.






AGGIORNAMENTO:
da qualche giorno il Video non è più visibile nè disponibile.
Speriamo che chi ha dato disposizione di "oscurarlo"
si premuri anche di rimediare allo scempio
e di punire il colpevole.

Reduci dalle GMG di Madrid

di Francesco Agnoli



"Cosa è stata la Gmg di Madrid? Cosa avete fatto?". Ho pensato più volte a come rispondere alle domande che mi avrebbero fatto parenti e amici al ritorno da Madrid, dove sono stato dal 15 al 21 agosto insieme a 30 ragazzi. Rispondere è molto difficile, ma penso sia opportuno raccontare una esperienza indimenticabile, e forse, in verità, indescrivibile.

Madrid, è stata anzitutto, dicevo al telefono a mia moglie, un "delirio": ore e ore di viaggio, con l’aereo o con il pulman, per italiani, asiatici, americani, australiani... Al termine delle quali si approdava in un'immensa città in cui per sette giorni abbiamo vissuto tutti "gomito a gomito" con migliaia e migliaia di connazionali e di stranieri. Condividendo i bagni, ridotti spesso a latrine, le docce, e le interminabili file per raggiungerli; condividendo la caccia a un ristorante dove mangiare, magari dopo un’ora o più di coda; provando la stessa sete, sotto un sole agostano sempre abbacinante e implacabile.

Non sto raccontando i contorni, come si potrebbe credere, ma una parte sostanziale della Gmg. Prima dei catechismi, delle messe, delle preghiere, la Gmg è stata tutto questo: un immenso esercizio alla pazienza, alla condivisione, alla fatica. Pellegrinaggio, infatti, è, da sempre nella storia, sinonimo di sacrificio: i pellegrini sono coloro che vogliono raggiungere una meta, lontana, difficile, ma per cui vale la pena partire. Sono persone che lasciano tutto ciò che hanno, il conforto delle loro case, la vita agiata e sicura di ogni giorno, per un qualcosa di più, che però non è gratis, né immediato.

Personalmente, in questi sette giorni di preparazione e di attesa per l’incontro col Papa, ho visto i miei ragazzi, alcuni dei quali, magari, un po’ viziati come siamo tutti noi europei di oggi, stringere i denti, aiutarsi l’un l’altro, obbedire senza lamentarsi, fare interminabili file sotto il sole senza maledire nessuno. Perdonandosi volentieri a vicenda per questa o quella mancanza.

Ricordo una cena all’una di notte, un’altra alle due, perché prima era stato impossibile raggiungere un qualsiasi locale; bagni sognati, ma introvabili; docce raggiunte dopo code interminabili, eppure gelide; ricordo un po’ d’acqua, anche calda, cercata con l’avidità dei beduini nel deserto; oppure ragazze a terra, sfinite dal sole, e gli amici intorno, a dar loro acqua, a sventolare giornali e  ventagli. Ricordo camerate con migliaia di persone, afose e, diciamolo, puzzolenti, in cui non è mai (o quasi) sparito un oggetto, in cui non c’è mai stato un attimo di vera tensione.

Ecco, questo era il contorno alla vita di migliaia e migliaia di giovani che ogni mattina si spostavano - dopo aver passato la notte in grandi dormitori, per terra -, per raggiungere un luogo, costipato sino all’inverosimile, in cui avrebbero ascoltato un vescovo o un predicatore. Il tutto senza scenate, stringendo i denti, tirando fuori il meglio, nelle condizioni peggiori. Sino alla sera della veglia, il sabato 20: dopo anche otto ore ad attendere al sole, finalmente l’arrivo del Papa, il tempo di emozionarsi un po’ e poi, subito dopo, un vento potente e la pioggia pungente…

Mentre il Papa parlava, anche lui stupito di quella immensa folla sconfinata, i pellegrini lanciavano sguardi ai sacchi a pelo bagnati, comprendendo che un’altra notte sarebbe passata senza quasi dormire. Ridere o piangere? Molti hanno iniziato a cantare, altri a ridere, altri ad abbracciarsi di fronte all’ennesima difficoltà. Pronti, però, a inginocchiarsi, in più di due milioni di persone, contemporaneamente, per adorare Cristo Eucaristia al canto del Tantum Ergo, in un perfetto, incredibile silenzio, rotto qua e là solo dal passare di un’ambulanza che andava a accogliere l’ennesima persona crollata a terra per la fatica.

In quel silenzio, in quell’atmosfera incredibile, il senso del Mistero si è fatto presente, con una forza inaudita. Lì, tra milioni di persone, di tende, di bandiere colorate, di anime tese e vibranti. In mezzo a quel silenzio quasi irreale. Ammoniva madre Tersa di Calcutta: «Il frutto del silenzio è la preghiera; il frutto della preghiera, la fede; il frutto della fede, l’amore».

Sì, a Madrid c’è stata anche tanta preghiera. Così tanta, che proprio non me la aspettavo. Pensavo che avrei sicuramente visto tanti giovani ardenti, ma anche tanta promiscuità, tanta voglia di fare solo "casino", come avviene nei raduni di massa dei concerti o dei moderni baccanali pagani, a base di alcol e dissipazione. Invece ho negli occhi ragazzi e ragazze vicini, accanto, per ore, capaci di parlare, pregare, cantare, magari riposare un attimo, sempre con uno spirito buono, semplice, con stile cristiano.

Il Papa, certamente, ha aiutato. Ha voluto, infatti, celebrazioni sobrie, con tanto latino, la lingua della chiesa, sacrale ed universale; ha ridotto al minimo lo spazio per gli applausi alla sua stessa persona; ha caldeggiato svariati momenti di preghiera e di adorazione eucaristica, sia durante la veglia che in tutti i giorni della settimana.

Soprattutto Benedetto XVI ha voluto che si dedicasse tanto tempo a un sacramento essenziale, ma piuttosto dimenticato anche dai cattolici: la confessione. Nel Parco del Buon Ritiro, duecento confessionali disposti in due lunghe file, sono stati sempre a disposizione dei pellegrini. Ho visto persone piangere, come liberate, grazie al sacramento della penitenza, dal male che sentivano dentro; ho visto confessarsi persone che non lo facevano più da anni; ho visto volti assorti, nel silenzio e nella contemplazione. Volti belli, sereni, illuminati dal sorriso e dalla compunzione.

Ho visto migliaia di giovani inginocchiati, umilmente, a implorare il perdono e ad assaporare l’immensa Misericordia di Dio, pronta sempre ad abbracciare il peccatore pentito. Memori, i più fortunati, di una strepitosa catechesi del cardinal Angelo Bagnasco, in cui ci aveva ricordato che esiste il peccato, che il relativismo separa e divide, mentre la verità unisce; che la gioventù sta nel cuore e non negli anni; che la “vecchiaia vera” è quella del peccato e del rifiuto di Dio…

A Madrid, insomma, ho notato una attenzione nuova ai sacramenti fondamentali della vita cristiana, Eucaristia e confessione; ho sentito parole forti, e giovani contenti di ascoltarle; ho visto ragazzi e ragazze di tutti i paesi del mondo sentirsi uniti dalla fede, nonostante le differenze di paese, di cultura, di colore, di lingua; ho osservato sacerdoti e religiosi portare con orgoglio il proprio abito; ho ammirato giovani pregare ad alta voce nei ristoranti, prima di mangiare, senza vergogna; ho visto 28mila volontari per lo più spagnoli dare ogni attimo delle loro giornate, gratuitamente, per indicare una strada, per segnalare una via…

Accanto a tutte queste cose belle, non posso non rilevare alcune pecche. Anzitutto la disorganizzazione, soprattutto l’ultimo giorno, quando oltre due milioni di persone si sono trovate spesso senza acqua, sotto un sole cocente. Penso sia inevitabile notare che l’incapacità degli organizzatori di affrontare un sì grande oceano di folla, sia stata dovuta anche alla sorda ostilità del governo Zapatero, fieramente deciso a boicottare l’evento (come è chiaro se si pensa ad esempio che le forze dell’ordine in un aeroporto che conteneva oltre due milioni di persone erano alcune decine, cioè quelle che nel nostro paese si mandano fuori da un palazzetto dello sport durante una partitella di pallavolo).

La seconda nota stonata sono stati i manifestanti cosiddetti "laici", intolleranti e violenti, che hanno insultato, sputacchiato, oltraggiato centinaia di pellegrini, compresi adolescenti intimoriti e spaventati, incapaci di comprendere il motivo di tanto odio. A tener bordone a questi scalmanati, le paginate piene di bile e di rancore del quotidiano di sinistra El Pais, volgare nei suoi titoli, nelle sue cronache, nei suoi commenti, nelle sue banalizzazioni e falsificazioni, come neanche la Repubblica, in Italia, riesce a essere.

Ma a ben vedere anche questo, anche l’ostilità di Zapatero, dei giornali e degli indignados “laici”, hanno avuto il loro significato: ci hanno ricordato che non sono mai mancati i nemici di Cristo. Anche lui è stato sputacchiato ed insultato. Esserlo oggi, significa, forse, aver ritrovato un po’ di quel sale che rende la Fede più saporita, più vigorosa, più capace di essere segno di contraddizione e pungolo per tutti.

venerdì 26 agosto 2011

Roma-FSSPX: momenti decisivi in vista.

Hanno scritto parecchi lettori per chiedere come mai non avessimo ancora dedicato un post al fatto che le più recenti notizie (e non più, quindi, indiscrezioni: mi riferisco in particolare ad un comunicato ufficiale del Distretto tedesco della FSSPX, ora affiancato da uno analogo di quello francese su La Porte Latine) hanno confermato alla virgola le anticipazioni che Messainlatino aveva dato nello scorso giugno (leggi qui): ossia che mons. Fellay era stato convocato insieme ai suoi due assistenti a Roma, all'Ecclesia Dei (il cui presidente è statutariamente il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card. Levada), per analizzare i risultati - peraltro non risolutivi - delle discussioni dottrinali e per l'offerta di una regolarizzazione canonica in forma di ordinariato o similare. Vi avevamo perfino già indicato il giorno, che ora viene confermato: il 14 di settembre, festa dell'Esaltazione della S. Croce e anniversario dell'entrata in vigore del motu proprio.

Se ricordate, la nostra notizia aveva avuto l'onore di una smentita ufficiale da parte del Superiore generale della Fraternità; smentita che peraltro, a legger tra le righe, tale non era, ma una semplice precisazione che nulla di ben definito era ancora pervenuto alla FSSPX; la smentita era stata pure contraddetta da una newsletter di mons. Williamson. Ora viene la conferma. A dire il vero, i comunicati ufficiali della Fraternità, nell'indicare la data dell'incontro, non parlano di soluzioni concrete tipo ordinariato. Ma ci pensa, nuovamente, il 'ribelle' vescovo Williamson in una lettera circolare dal titolo 'I doni dei Greci' ove, come sempre, esprime tutta la sua contrarietà a priori ad ogni forma di commistione, contagio e contaminazione con (cito) "il depravante ecumenismo della neo-Fede" della Roma conciliare. Ecco che cosa teme e prevede Williamson: "la carota più intelligente presentata da Roma potrebbe consistere nell'offerta apparentemente irresistibile della “piena comunione con Roma” proprio come la vuole la FSSPX. Solo che tale offerta potrebbe contenere nascostamente una piccola clausola che stabilirebbe che i futuri Superiori e Vescovi della FSSPX dovrebbero essere scelti da una commissione mista tra Roma e la FSSPX, comportante una leggera maggioranza di membri... Romani. Dopo tutto, la FSSPX vuole porsi sotto Roma o no? “Decidetevi!”, si esclamerebbe ragionevolmente, come si dice abbia fatto nel 2001 il card. Ratzinger".

Lasciateci aggiungere che ci pare di cogliere in queste parole del vescovo inglese, contrarissimo ad ogni forma di accordo, una punta di rassegnazione: non solo perché, nel riprendere le parole di Laocoonte: Timeo Danaos et dona ferentes, non è certo ignaro di come i moniti del sacerdote troiano caddero nel vuoto (per non parlare della fine dello stesso Laocoonte); ma soprattutto perché, nell'entrare nello specifico di quelle clausole sulla nomina di futuri vescovi e superiori, mons. Williamson sembra accettare una battaglia di retroguardia di chi sa che la prima linea di difesa ("nessun accordo con Roma finché non si convertirà") non può reggere a lungo di fronte ad offerte generose e simpatetiche. Abbandonare l'empireo dei massimi sistemi (se cioè Roma sia eretica e/o modernista) e scendere nel merito concreto di quelle proposte è un salutare realismo, tra l'altro utile perché il diavolo si nasconde sempre nei dettagli e nei cavilli (e, su questo, le preoccupazioni di Williamson possono essere condivisibili, anche se premature, visto che egli ignora i contorni precisi della proposta).

Anche Tornielli in questi giorni ha confermato quanto dicevamo a giugno, scrivendo:
La proposta che è stata studiata dal Vaticano prevede per i lefebvriani l’istituzione di una ordinariato simile a quello che il Papa ha offerto agli anglicani intenzionati a rientrare nella comunione con la Chiesa di Roma. In questo modo, la Fraternità dipenderebbe dalla Santa Sede (e precisamente dalla Commissione Ecclesia Dei) e potrebbe mantenere le sue caratteristiche senza dover rispondere ai vescovi diocesani. E’ comunque prematuro sbilanciarsi in quanto alle conclusioni: è noto infatti che all’interno della Fraternità San Pio X convivono diverse sensibilità e c’è una parte che considera difficile arrivare a un accordo.
Visto che le nostre predizioni si sono avverate, molti ci scrivono per saperne ancora di più. In realtà, non abbiamo molto da aggiungere: lo stesso Fellay ha dichiarato il 15 agosto scorso, a Saint-Malo, di non avere ricevuto per ora proposte concrete. Ipotizziamo soltanto che Roma non esigerà una risposta immediata, anche perché incombe l'incontro di Assisi ed è quindi un momento poco propizio per ménager les sensibilités dei figli di mons. Lefebvre (e non solo le loro...). Certo, da parte romana si colgono segnali molto promettenti, come la notizia - è la prima volta che ciò accade, e scommettiamo che non farà piacere ai legalistici neocon - che una suora domenicana neozelandese ha avuto uno speciale permesso della Congregazione per i Religiosi di lasciare il proprio Ordine novus ordo per entrare in un convento dipendente dalla FSSPX (la rivoluzionaria notizia, riportata dal blog delle suore, è stata cancellata - forse Roma avrebbe preferito più discrezione - ma potete leggerne una copia cache oppure riportata per intero da Rorate). Roma, insomma, sembra già considerare acquisito il ristabilimento della piena comunione: un bel salto rispetto a quando, appena un anno fa, la medesima Congregazione per i Religiosi considerava scomunicato un monaco unitosi alla 'scismatica' FSSPX.

Il momento continua ad essere quello della preghiera, nella quale Fellay ha chiesto di perseverare. E magari di aderire all'appello al silenzio lanciato da Osservatore Vaticano. Sappiamo che molti membri della Fraternità si sono impegnati nella preghiera con l'idea di poter accettare una proposta generosa e leale del Papa, che sarà vista anche come una risposta della Beata Vergine ai rosari che Le sono stati offerti.


Enrico

S. Messa a Montemurro (Pz)
















Pubblichiamo una serie di belle fotografie della S. Messa nella forma extraordinaria del Rito Romano celebrata il 13 luglio 2011 da don Antonio Mattatelli, (che celebra regolarmente la S. Messa antica), parroco di S. Maria Assunta a Montemurro (Pz) diocesi di Tricarico.
Avevamo già segnalato la sua sensibilità liturgica quando mostrammo un dignitoso e riverente altare per la "riposizione" (
qui).
I nostri complimenti al Rev.do Parroco a cui assicuriamo il nostro sostegno e la nostra preghiera e ai suoi ragazzi della parrocchia che, abbiamo saputo, gli son molto vicini e lo aiutano molto in diversi ambiti (compresa la Messa "tridentina"!) Bravi ragazzi!



Roberto

Libri di liturgia al 40% di sconto


In un recente post è stato citato un libro di cui non ero a conoscenza "Missarun sollemnia" di Jungmann. Interessato al suo contenuto ho fatto una ricerca è ho appreso con stupore misto a incredulità che su Amazon.it è al 40% di sconto: 42 euro invece di 70.
Curioso ho fatto altre ricerche e ho trovato il "Compendio di liturgia pratica" di Trimeloni a 24 euro  invece di 40.
Non solo, per entrambi i libri le spese di spedizione sono incluse nel prezzo.
Riporto i link ai prodotti.
- Missarun sollemnia.
- Compendio di liturgia pratica.
Ci sono anche altri titoli di carattere cattolico ortodosso (la specificazione è d'obbligo) a prezzi veramente interessanti. Ad esempio i "Quaderni del Timone" sono anche al 40% ma facendo una ricerca nel sito è possibile trovarne altri di proprio interesse.
Sul sito dicono che questa offerta è valida ancora per pochi giorni e per un limitato numero di libri.
Io il mio "Missarun sollemnia" l'ho ordinato ieri e me lo hanno già spedito.

Un saluto a tutti

Marco I.

giovedì 25 agosto 2011

S. Messa tradizionale sull'Adriatico.

Associazione Beato Marco d'Avino

Domenica 28 agosto 2011 - ore 20.30
chiesa Madonna della Neve
Montesilvano (Pe)

SANTA MESSA
nella forma extraordinaria del Rito Romano

per info: Renato M. 328.666.28.16
Patrizia Vitale 329.19.555.76
beatomarcodaviano@gmail.com

"Tutte le buone opere insieme non equivalgono al Santo Sacrificio della Messa: esse, infatti, son opere degli uomini, mentre la Messa è opera di Dio"
(S. Giovanni M. Vianney)

S. Messa in Perù



Un caro amico ci manda questa foto
che ha scattato di persona.
Riguarda l'avviso affisso nella chiesa parrocchiale
di San Marcelo, nel centro di Lima,
(Rufino Torrico 618, CERCADO), Perù.
Ogni domenica e Festa di Precetto, alle 10.30
vi viene celebrata la Santa Messa nella forma extraordinaria del Rito Romano, c.d. Tridentina

Ci rallegriamo col Parroco! E coi fedeli!




a.m.D.g.





Applicazione del Summorum Pontificum in Texas.

Apprendiamo questa ottima notizia dal blog Rorate Caeli.



Splendida notizia per i fedeli della città più grande del grande Stato del Texas (U.S.A.): l’Arcivescovo di Galveston-Houston, il cardinale Di Nardo, istituirà, ai sensi dell’art. 10 del Summorum Pontificum una Parrocchia personale tradizionale, dedicata cioè esclusivamente alla liturgia tradizionale romana (la "forma extraordinaria" del rito romano).
La Parrocchia futura sarà affidata e retta dai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP), che inizieranno a celebrare la Messa tutti i giorni già dal 4 settembre 2011; la pagine del loro sito annuncia che "Ben 40 acri di appezzamento di terreno sono stati donati a questa nuova parrocchia tradizionale, che alla fine avrà un complesso parrocchiale completo, comprendente la chiesa in stile tradizionale, la canonica, la sala parrocchiale e lo spazio per una pensione, per una casa per ritiri, e forse per una scuola parrocchiale".

Grazie a Dio, e congratulazioni al Cardinale DiNardo, ai fedeli di Houston e delle zone circostanti, e per lo stato del Texas, che ora ospiterà due parrocchie personali dedicate alla Messa tradizionale (la prima è Mater Dei, nella Diocesi di Dallas).

Alcuni blog dovrebbero... non difendere l'indifendibile.

Sul blog del liturgista M. Augé, in un post dal titolo "Alcuni blog si dovrebbero documentare meglio", il reverendo Padre attacca la nostra breve recensione al libro di mons. Piero  Marini dedicato al b. Giovanni Paolo, Io sono un Papa amabile .

Nella sua nota  P. Augé ci contesta due punti. Il più importante dei quali è la nostra affermazione, suffragata peraltro dagli ipsissima verba di Marini senior, che intenzione specifica e dichiarata di quest'ultimo e della coterie bugninista era quella di de-romanizzare il rito, ossia diluire gli aspetti proprio del rito chiamato, per l'appunto, 'romano', in nome di un adattamento alle esigenze della modernità, del pluralismo e della cosiddetta inculturazione; intesa quest'ultima non come assunzione nella liturgia di elementi più o meno particolaristici (cosa che si è sempre fatta, cum grano salis: si pensi alla fioritura di riti locali o alla liturgia in slavonico: forme di inculturazione che, curiosamente, sono state pressoché eliminate nel postconcilio), ma come sostituzione o abbandono di tradizioni troppo conformi al modello romano e quindi sospette di centralismo pontificio.

Augé si limita a dire assiomaticamente: "Una cosa sono gli elementi tipici della tradizione romana, altra cosa quegli elementi (minori) che sono strettamente legati alla “città” di Roma e fuori di essa mancano di contesto adeguato. La citazione dell'opinione di Klaus Gamber al riguardo è fuori luogo". Se questa è l'argomentazione, potremmo limitarci a rispondere: quod gratis asseritur, gratis negatur. Non basta più una cattedra pur prestigiosa di liturgista a persuadere senza motivare: in questa materia, visto il disastro cui ci hanno portato esperti e liturgisti, l'argumentum ex auctoritate ha perso ogni mordente; basti pensare che il demolitore della liturgia, Hannibal Bugnini, aveva un curriculum onusto di prestigiose pubblicazioni.

E allora: hanno voluto o no, Bugnini ed epigoni (specie Piero Marini) de-romanizzare il rito?

a.        lo afferma la citazione - chiara - del testo mariniano: “A livello di riforma si  preoccupò [il Consilium presieduto da Bugnini] di eliminare dal rito quegli elementi che erano  tipici di Roma". E lo spiega bene lo stesso Marini che in tutto il capitolo 3, intitolato 'Una liturgia universale per un Papa globale' (pp. 59-79) ci descrive le sue idee di de-romanizzazione per arrivare a 'il passaggio da una liturgia romana caratterizzata dall'uniformità (uniformità della lingua e fissità delle rubriche) ad una liturgia più vicina alla sensibilità dell'uomo moderno, aperta all'adattamento e alle culture, espressione di una Chiesa comunionale che considera la diversità non come un elemento in sé negativo, ma come possibile arricchimento dell'unità" (notate la neolingua da 1984 di Orwell). Marini ci informa anche che il Consilium è stato voluto come ente estraneo alla Congregazioni dei Riti per "non [...]  affidare il rinnovamento alla curia tradizionale". E ancora: "il 7 marzo 1965 abbiamo sperimentato l'adattamento [sic] [...] con l'abolizione di tanti segni di croce [...]"; "Con il Concilio non è più un rito che si qualifica in modo preciso con [...] Roma, ma è un rito aperto alla possibilità di essere adattato a tutto il mondo. [...] Quasi tutti i libri liturgici infatti prevedono questo adattamento che può essere realizzato a diversi livelli: dal sacerdote, dalle conferenze episcopali, dai paesi di missione là dove le culture non corrispondono a quelle occidentali" (con buona pace per inciso della Sacrosanctum Concilium, n. 22, che inutilmente proclama: "Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica''). Lo racconta anche nel capitolo  intitolato 'Il Vangelo arriva a spalle nel sacco' (pp.81-99) dove Marini esterna il suo entusiasmo per le ballerine durante le Messe papali, per  i riti di purificazione tribali di fattucchiere messicane inseriti nella liturgia, per il Vangelo portato a cavalcioni da due uomini uno sopra l'altro, per teatranti seminude che ballano al passaggio dei libri del Vangelo, per le donne colle poppe al vento che leggono le Letture in  Papua Nuova Guinea e altre amenità del genere.

b.        lo dicono i fatti sotto gli occhi di chiunque, a cominciare dal ripudio del latino (parlare di semplice abbandono non dà atto di quello che fu un rifiuto violentemente ideologico), contro l'espressa volontà del Concilio (SC 36: "L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nella chiesa latina") e a costo di esiti ridicoli, particolarmente evidenti nelle messe papali, con le babeliche letture e preghiere dei fedeli multilingue.

c.         lo dice  mons. Gamber – recentemente citato dal Prefetto del Culto Divino card. Canizares come “il grande studioso della liturgia” - nella citazione riportata nel nostro precedente post.

d.         e lo  dice….il card. Ratzinger. Ex plurimis, potendone citare un profluvio:  “Nella nostra  riforma liturgica c'è la tendenza, a parer mio sbagliata, ad adattare completamente la liturgia al mondo moderno” J.  Ratzinger, Il sale della terra. “Ma  i brividi che incute la liturgia postconciliare, fattasi opaca con il suo  gusto per il banale e con la sua mediocrità artistica non chiariscono la  questione [della musica sacra] […] Comunque stiano le cose, le  esperienze degli ultimi anni hanno messo in evidenza che il ripiegamento  sull’usuale non ha reso la liturgia più aperta ma solo più povera.”.   J. Ratzinger, La festa della fede.

e.        Abbiamo poi qualche dubbio che  l’unico motivo per cui si utilizzino sette candelabri sia il ricordo dei sette colli di Roma e non altre ragioni simboliche, a partire dalla più semplice: sette è il numero biblico che esprime la pienezza e la perfezione. Una nostra brevissima ricerca sul più importante manuale di storia liturgica - Missarum solemnia dello Jungmann - ci informa che i sette ceri derivano da 'un onore tributato a suo tempo all'imperatore romano ed ai più elevati funzionari dello stato' e che 'già molto presto il numero delle candele viene regolato secondo l'importanza della festa'. Il Trimeloni - usato in tutti i seminari fino agli anni '60 per insegnare le modalità liturgiche -  nelle sue lunghe prescrizioni sui candelabri dell'altare non fa cenno a colli di nessun genere ma li mette in relazione con la solennità della Messa. Quando Augè scrive: ”altra cosa quegli elementi  (minori) che sono strettamente legati alla ‘città’ di Roma e fuori di essa  mancano di contesto adeguato” riferendosi appunto all’uso dei sette candelabri, finisce col tacciare, certo involontariamene, di incompetenza il S. Padre: una delle vessillari innovazioni, o meglio restaurazioni, di questo Papa sono appunto i sette candelabri sull’altare  (le altre: i paramenti, il Crocifisso al centro, la Comunione in ginocchio e – talvolta – l’altare coram  Deo). Si vede che il Papa ha una fissa per gli “elementi minori” propri dell'Urbe.

Infine, P. Augè ci invita ad informarci in merito alla vicenda dell'orrida casula austriaca. Non godendo, a differenza sua, delle confidenze di Piero Marini, non possiamo sapere se sia stato il Papa stesso a volere a tutti i costi quel costume da perrocchetto giallo e blu (un'altra scusa che gira in internet è che la casula fosse stata confezionata da disabili - forse gli ospiti di un istituto per daltonici? - e che per questo il Papa l'abbia indossata). Ma, sinceramente, non era quello l'argomento del nostro post: si trattava semplicemente di una foto che mostrava insieme il Papa e il vecchio Marini, sulla quale non abbiamo fatto commenti. E non era che una tra le decine di esempi di altrettanto orrore (qui a fianco, eccone un'altra dell'era Marini; e non indugiamo nemmeno su come veniva agghindato il povero "papa amabile"...). Possibile che l'ex Maestro di cerimonie si voglia chiamare fuori da quello che era un riconoscibilissimo andazzo della sua gestione? Continuiamo a pensare che il quasi omonimo  mons.  Guido ci stia facendo respirare un po’ di aria fresca (...e antica:  nova et vetera) e che il non compianto mons. Piero stia meglio ad organizzare congressi ogni quattro anni.

La Redazione