mercoledì 19 ottobre 2011

Difesa del Summorum Pontificum a convegno



Il saggio  “L’opposizione al Motu Proprio Summorum Pontificum” (Fede e Cultura, Verona 2010) del giornalista Alberto Carosa è stato presentato venerdì 7 ottobre dal noto teologo don Nicola Bux, consultore vaticano nonché prolifico e apprezzato autore, presso il Centro Russia Ecumenica di Borgo Pio, a due passi da San Pietro.

Dopo l’introduzione del “padrone di casa” e direttore del Centro Russia Ecumenica don Sergio Mercanzin, che ha portato all’attenzione dei presenti quanto i leader religiosi ortodossi abbiano apprezzato il recupero e la valorizzazione della tradizione liturgica promossi dal Papa con positivi risvolti in ambito ecumenico (contrariamente a quanto si sarebbe indotti a pensare), ha preso la parola il presidente del Centro Culturale Lepanto (CCL), Fabio Bernabei. Il saggio infatti è uscito nel quadro della collana “Lepanto”, di cui Bernabei è direttore editoriale. L’iniziativa va vista nel più ampio quadro delle attività del CCL, associazione di laici cattolici che dalla sua fondazione nel 1982 è dedita alla diffusione della dottrina sociale della Chiesa e della sua liturgia tradizionale, a sostegno del Papa e del Papato.

Il Presidente ha così ricordato la fausta coincidenza di questa presentazione con il 440mo anniversario della battaglia di Lepanto, che fu un po’ archetipico esempio di una coalizione delle forze cattoliche sotto la direzione e in difesa del Papato. Un esempio in qualche modo sempre attuale perché anche oggi, forse più che ieri, i cattolici sono chiamati a riunirsi e fare quadrato intorno e sotto il Papa, per difenderlo e sostenerlo nella sua difficile e gravosa opera per il bene della Chiesa e delle anime in tempi così perigliosi.   

Ed è proprio finalizzato a questo bene, ha poi preso la parola don Bux, il Motu Proprio voluto dal Santo Padre. Purtroppo, la sua applicazione trova ostacoli in quelle varie modalità puntualmente documentate e analizzate nel saggio di Carosa. Benedetto XVI ha ragioni da vendere quando afferma poi che il fenomeno noto come crisi della Chiesa sia dovuto in gran parte alla crisi o (per usare le sue stesse parole) “crollo” della liturgia. Ma come se ne esce? Se ne esce attuando il Motu Proprio Summorum Pontificum secondo le direttive del Santo Padre, è convinto don Bux, che lo ha scritto pure nel suo ultimo libro “Come andare a messa e non perdere la fede”, ma sempre tenendo presente che la riforma della liturgia ha da essere un restauro paziente e non radicale. In particolare il Padre ha tenuto a riferire di un fenomeno che lo ha profondamente colpito durante un suo viaggio in Francia, e cioè il gran numero di “laici e giovani” in prima fila nella promozione e frequentazione del rito romano antico, in base Motu Proprio voluto dal Papa.

Comunque, ha concluso con una nota di ottimismo, a distanza di oltre un anno dall’uscita del saggio di Carosa, si può senz’altro dire che oggi ”l’opposizione appare in ritirata, con flessioni anche significative”. 

L’evento è stato onorato dalla presenza e intervento di due Eminenze Reverendissime, il prefetto emerito della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” e della Congregazione per il Clero,  Cardinale Dario Castrillon Hoyos, e l’ Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, Cardinale Raffaele Farina.

“E’ stata una vera tragedia mettere in pratica il Summorum Pontificum”, ha ricordato con toni accorati il Cardinale Castrillon Hoyos. L’opposizione al Motu Proprio, ha sottolineato, affonda le sue radici anche nell’ignoranza di quello che abbiamo perso e che teologicamente va visto e valutato alla luce dell’azione dello Spirito Santo, il quale agisce per il tramite del successore di Pietro.  Ecco quindi che il Santo Padre ha voluto riportare al mondo questo grande tesoro, questa enorme ricchezza spirituale, la liturgia antica, “ridando alla chiesa un potente strumento di santificazione con il rito straordinario”

Un altro aspetto tragico di tutta la questione, ha fatto eco al cardinale Hoyos il suo confratello nel cardinalato, Raffaele Farina, è la gestione pratica, che forse non è stata all’altezza, ossia la capillare diffusione di tutti i documenti del magistero pontificio, e quindi anche quelli riguardanti il rito romano antico, che cominciarono ad essere emanati già sotto Giovanni Paolo II. Affinché questi documenti tornino giustamente ad informare le nuove generazione, religiosi e laici, affermava in sostanza il cardinal Farina, bisogna farli arrivare ai seminari, alle parrocchie, agli istituti religiosi, conventi ecc… cosicché vi arrivi non solo pane materiale, ma anche “pane intellettuale”, secondo la sua felice espressione.

Entrambi  i porporati hanno poi condiviso l’assunto di padre Bux sul ruolo di prima linea che laici e giovani si sono assunti nel sostenere l’opera del Papa, e per i quali hanno avuto parole di ringraziamento, apprezzamento e incoraggiamento. D’altronde pure la stessa presentazione si può ben inquadrare in questa prospettiva vessillare, anche se l’autore però, per quanto sicuramente laico, non è più così giovane.

1 commento:

  1. Strabo Lombardus19 ottobre 2011 19:49

    Ma è il RITO MANGANINIANO ANTICO E RIFORMATO? O l'ANTICO MESSALE AMBROSIANO con il SUO LEZIONARIO?

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