martedì 11 ottobre 2011

Convegno sul problematico Concilio Vaticano II

Sabato 15 ottobre 2011
ore 16,30
celebrazione della Santa Messa in rito romano antico
ore 18.00
Convegno
"La Chiesa dopo l'ultimo Concilio"
con la presentazione del libro
"La Bella Addormentata"
di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro
Vallecchi Editore
Chiesa di San Salvatore in Ognissanti
Borgo Ognissanti 42 - Firenze
Interverranno:
Alessandro Gnocchi - giornalista de "Il Foglio"
Mario Palmaro - docente dell'Università Europea di Roma
Alfio Krancic - giornalista de "Il Giornale"
Paolo Deotto - direttore di "Riscossa Cristiana"

Per informazioni:
ascarus@libero.it
info@vallecchi.it

19 commenti:

  1. Simon de Cyrène11 ottobre 2011 09:26

    Che una Santa Messa si a detta è sempre cosa buona.
    Che la forma straordinaria sia però associata a delle conferenze ideologicamente marcate, mi disturba però: in effetti la stragrande maggioranza dei tradizionalisti cattolici non hanno nessun problema con il S.S. Concilio Vaticano II di per sè, in quanto legittima e solenne  espressione del Magistero Autentico della Chiesa Cattolica, e non credo che sia una buona cosa continuare ad associare chi ama il V.O. a chi critica la Chiesa Docente.
    Quale istituto celebrerà? I.P.

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  2. <span>Che senso ha questa fiumana di discorsi, interviste, convegni per discutere sempre delle stesse cose, se poi non si fa nulla per correggere le storture?</span>

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  3. ma dove dice che c'è la Messa?

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  4. Simon de Cyrène11 ottobre 2011 11:31

    Era nella versione precedente del post. I.P.

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  5. http://affaritaliani.libero.it/cronache/padova-il-figlio-del-prete111011.html
    questi sono i veri figli del concilio...preti che anzichè stare con la veste a confessare suonano la chitarra, rockeggiano, e figliano con la psicologa! Redazione date risalto alla notizia, magari accompagnata da qualche foto con le perfomance del rev erendo o i testi delle sue caznonette!

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  6. ...e pensare a quante me ne son sentite da quei preti progressisti che dileggiavano il canto gregoriano da me proposto e mi ponevano a riferimento il prete rokettaro che ha "figliato con la psicologa", come modello di attuazione conciliare. Si vergogni questo prete "coniglio" che non ha avuto nemmeno il coraggio di di riconoscere il proprio figlio, falso come prete e falso come padre!

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  7. lasciamola che dorme.....oramai e' entrata nel sonno profondo........e le pecore sono scappate........ci prendono solo in giro!!!

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  8. <span> "in effetti la stragrande maggioranza dei tradizionalisti cattolici non hanno nessun problema con il S.S. Concilio Vaticano II di per sè"</span>

    parla per te !!!!

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  9. Nel corso della storia è sempre stato più lungo e difficile (ri)costruire che distruggere. Questi libri e convegni, che fino al 2005 era impensabile fossero realizzati da cattolici in piena comunione con Roma (infatti i libri 'contro' venivano liquidati come robaccia di fanatici tradizionalisti al limite dello scisma), rappresentano la prima fase della ricostruzione. Per potersi curare, bisogna prima rendersi conto (in questo caso, ufficialmente) di essere malati.

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  10. Luis Moscardò12 ottobre 2011 10:43

    Simon... la trovo alquanto oscurantista, di recente. L'indice in fondo l'ha abolito Pio XII di venerata memoria o ...Paolo VI... non ricordo bene. Con la differenza che prima c'era un sistema logico per mettere una pubblicazione all'indice, mentre negli ultimi tempi c'è stato un "indice" occulto (forse un pollice), senza regole e senza responsabili; oggi questo sistema criptomafioso sta squagliandosi: perché lamentarsi? Non è forse volontà del CV2 una libera partecipazione di tutti i fedeli alla vita della Chiesa ed alle sue problematiche? Forse ha già letto il libro e ci vuol dare una recensione negativa prevedendone la presentazione come "ideologicamente marcata"? Eeeh! Sa lei in quarant'anni e più quanta roba "ideologicamente marcata" è stata fatta ingojare ai poveri cattolici? Ha' voglia te! I cattolici ormai sono adulti! (o no?) Di che preoccuparsi?

    (Per la cronaca: la chiesa di Ognissanti ove sarà celebrata la S.Messa e presso la quale è organizzato l'evento è retta dai Frati Francescani dell'Immacolata).

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  11. "che la Messa sia celebrata è sempre cosa buona": bravo Simon, quindi anche le Messe di riparazione volute da de Cacqueray

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  12. don Paolo Spoladore.... i nuovi preti12 ottobre 2011 13:41

    <span><span>Chi è don Paolo Spoladore? <span>Innanzitutto un uomo e poi un prete. Sono nato un bel pò di anni fa e fin da piccolo la mia strada è stata segnata dalla musica e da una dedizione interiore a far si che questa vita fosse il più utile possibile. Per cui prima è partita la musica e poi la strada di vivere per la gente attraverso la scelta del sacerdozio. </span></span></span>
    <p><span>In che maniera ti sei avvicinato alla musica e come hai coltivato questa tua passione all'inizio? </span><span>La musica è stata il primissimo modo di comunicare che ho avuto fin da piccolo: già a quattro anni sentivo il bisogno di suonare attraverso gli strumenti che mi regalava mio padre. E vedevo che riuscivo a esprimermi molto meglio suonando che non parlando. Poi ho fatto anche degli studi: ho imparato le regole del gioco per poterle poi superare. C'è stata un pò di preparazione tecnica, ma soprattutto la scoperta di un modo profondo di sentimenti a cui la musica è legata. </span>
    </p><p><span>Quando e come hai capito che questo tuo "talento" poteva essere inquadrato nell'orizzonte della tua scelta vocazionale? </span><span>Io sono entrato in seminario a 12 anni. Fin da piccolo la musica mi ha sempre sostenuto anche nei momenti difficili, di solitudine, finché ho visto che,  come dicevo, riuscivo esprimere meglio i miei sentimenti e anche la mia fede attraverso delle canzoni. Allora il sabato sera con gli amici, portavo la chitarra, buttavo giù due righe per una persona cara. Era come quando vuoi comunicare un pensiero a un amico e scrivi una lettera: ecco, io scrivevo canzoni. Poi da qui casualmente, le canzoni hanno cominciato a girare una parrocchia, poi l'altra, le feste diocesane e mi son trovato che nell' 89 (senza che io sapessi niente) un editore ha fatto un disco con le mie canzoni. A quel punto ho detto: "Vabbé, piuttosto che me li facciano gli altri i dischi me li faccio io". E da qui... </span></p>

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  13. don Paolo Spoladore.... i nuovi preti12 ottobre 2011 13:42

    <p><span>Quali sono i tuoi riferimenti musicali? </span><span>Io sono nato ascoltando Bach (La passione secondo Matteo), Mozart, Verdi e poi più avanti Deep Purple, Led Zeppelin, U2, Eurythmics, Pink Floyd (li adoro!). Non mi piace la musica disco perché non la capisco, secondo me è un ballo un pò isterico, e il liscio che non riesco proprio ad ascoltare! Per il resto sento di tutto. </span>
    </p><p><span>Si parla tanto di musica, cultura in generale, spazi delle comunicazioni sociali&come terreni da evangelizzare (pensiamo a chi per esempio si sta sforzando di portare il vangelo su Internet). Tu che ne pensi? </span><span>Ciò che fa la società non sono le strutture: ma è l'uomo. Dietro ad ogni organizzazione, ogni macchina che corre, ogni contatto internet ci sono delle persone. Per cui il problema non è evangelizzare un luogo o una struttura, perché questo si fa attraverso conferenze, slogan, pubblicità-progresso (ma come può una pubblicità essere progresso? A me sembra una contraddizione in termini). Credo che il vero progresso si sviluppi nella mente e nel cuore delle persone: sono questi da evangelizzare. Dieci uomini che hanno una visione evangelica della vita, informano di vangelo l'ambiente in cui vivono. In questo senso anche la musica non è il fine, ma è il mezzo per riuscire a parlare, visto che è un canale molto potente, per arrivare all'anima della gente. Le piccole ruote del carrello di un grande boeing servono per far decollare e far atterrare l'aereo; poi quando è in volo non servono più. Io penso che la musica sia così: 7 piccole note che servono a far partire sentimenti, emozioni, collegamenti una volta che sei partito verso il creato, verso la vita, verso te stesso (per conoscerti), la musica non ti serve più. Ti serve poi per ritornare a vivere più tranquillamente la tua vita. </span>
    </p><p><span>Bisogna allora cercare di sfuggire alle etichette, come quella di "Cantautori Cristiani" </span><span>Certo. Lo diceva già Gesù 2000 anni fa: "E' arrivato il momento ed è questo in cui non adorerete più Dio a Gerusalemme, che vuol dire nelle religioni rivelate, né su questo monte, le religioni ispirate alla sacralità e alla ricerca dell'uomo, ma adorerete Dio nello Spirito e nella Verità". Al di là di etichette, paletto e decreti. </span>
    </p>

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  14. don Paolo Spoladore.... i nuovi preti12 ottobre 2011 13:42

    <p><span>Pensando a te e alla tua attività di parroco vengono in mente quei tanti giovani e meno giovani che animano le nostre liturgie. C'è spesso il rischio che l'animazione diventi fine a se stessa trasformando la messa in un palco per le performance dei nostri cori. Tu quale pensi che sia il vero ruolo dell'animazione liturgica (in particolare musicale)? </span><span>La prendo un pò alla larga. Noi siamo fatti di pelle e spirito. Quando vuoi comunicare, alla tua fidanzata, a un amico, a un fratello, un sentimento di gioia, di pace, di amore cosa fai: lo tocchi, gli dai una carezza, un bacio, una pacca sulla spalla. Quel contatto va su quel tamburo esterno che è la pelle, e suona! Quel sono va ad acquietare, esaltare o intimidire un altro battito ritmico che è quello del nostro cuore. Quando due o tre cuori rilassati vanno a esprimere la loro gioia cantano, si abbracciano, saltano. Se fanno questo ritmicamente insieme diventa armonia, diventa liturgia. Gesù diceva: "Dove due o più cantano, si trovano a pregare nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Dove c'è quest'armonia in Suo nome, Dio non può essere da un'altra parte. Ecco allora lo scopo di strumenti che amplificano la nostra pelle: se batto su un tamburo il battito del mio cuore viene amplificato molte volte. Quando la liturgia diventa una cosa estranea da questa espressione del cuore, diventa burocrazia liturgica. E' da chiederci se le nostre liturgie solenni, che hanno secoli di autorità, per carità, esprimano veramente il cuore delle persone che sono li presenti. Mi domando: se un marziano capitasse li in occasioni del genere, davvero riuscirebbe a cogliere la gioia della nostra fede?</span>
    </p><p> 

    </p><p> 
    <span> Cosa ti ricordi dell'incontro nazionale di Roma il 10/05/97?</span><span> L'energia di quelle 30.000 persone! Le avevo tutte davanti ed è stato emozionante sentire che cantavano tutte. Non per un senso di privilegio, ma piuttosto di miracolo; pensavo: guarda una canzone nata da una chitarra anni fa che energia può sviluppare nel cuore e nella bocca di questa gente! E ancora: pensa se questi giovani riuscissero insieme a credere a qualcosa e ad esprimese con gesti la loro speranza e la loro forza, se solo facendo festa insieme sono così travolgenti! Questo è il ricordo meraviglioso di quel giorno.</span>



    </p><p><span>Da Graffiti - Aprile 2000</span></p>

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  15. Forse non ho capito bene gli interventi di questo don Spoladore, sempre che sia un personaggio reale. Se lo è, c'è veramente da preoccuparsi per quello che dice, che denota una formazione teologica e spirituale disastrosa, di cui candidamente non si rende conto.

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  16. Tra le tante assurdità che ho letto con tristezza, voglio sottolineare quella del discorso di Gesù alla Samaritana. Secondo Spoladore non adorare più Dio a Gerusalemme, ma in spirito e verità vorrebbe dire lasciare la religione rivelata con i suoi decreti. Spero di avere capito male il suo scritto. Per quel che ho studiato, invece, il discorso di Gesù è assolutamente una rivelazione trinitaria. Il Padre cerca adoratori che lo adorino con lo Spirito (Santo) e la Verità (il Figlio Logos). Perciò è importante sapere chi si adora, non dove si adora: a Gerusalemme o sul monte di Samaria. Nulla deve fare pensare che Gesù parlando di spirito e verità intenda promuovere la ricerca personale, il libero pensiero fuori dalla Chiesa, Tempio della sua presenza.

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  17. Un'altra perla nera, davvero sconcertante, nello scritto di Spoladore è la libera traduzione/interpretazione della frase evangelica "Dove due o più cantano, si trovano a pregare nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Mi chiedo se nei seminari oggi insegnano così. Basterebbe cantare a Gesù e lui si renderebbe automaticamente presente e rassicurante. Facilissimo. O piuttosto "nel mio nome" è un'espressione biblica che indica la comunione profonda con una persona (il nome); cioè, detto in termini catechistici tradizionali, significa essere in grazia di Dio. Niente affatto facile e automatico.

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  18. Due o tre cuori rilassati che esprimono la loro gioia e cantano, saltano, si abbracciano farebbero liturgia? Il cuore evangelizzato rifarebbe la società? Tutto questo soggettivismo, antropocentrismo, in cui si riduce la fede a sentimenti ed emozioni, Gesù al suo messaggio, mentre sparisce il protagonismo della grazia salvica e la mediazione della Chiesa, non è piuttosto protestante?

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  19. Paolo Spoladore (Padova, 23 giugno 1960) è un presbitero cattolico italiano, che da molti anni alterna l'attività religiosa a quella di cantautore di brani devozionali ispirati alla Bibbia e al Vangelo.(da Wikipedia). Lui alterna l'attività di sacerdote a quella di cantautore. E bisogna stare molto attenti in quale frangente lo si incontra: una psicologa lo ha incontrato nella versione di cantautore e dopo nove mesi è nato un bel bambino. Poco dopo lo Spoladore si è ripresentato in veste di sacerdote ed ha così potuto battezzare il figlio del cantautore. Dop di chè non si sa se svolga una terza attività giacchè non si è manifestato nè come sacerdote nè come cantautore. Tuttavia, date le imprese portate a compimento pare stia seriamente epnsando di modificare all'anagrafe il cognome in Sporedoro.

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