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sabato 30 luglio 2011

E’ lecito oggi, nella chiesa, dirsi "tradizionalisti" ?



Dal benemerito Centro Cattolico di Documentazione di Pisa alcuni stralci di un articolo sul termine "tradizionalista". Per l'intero aricolo vedi qui.

Inter alia, invitiamo i nostri lettori ad iscriversi alla mailing list del Centro


1. Introduzione
«Dubitare del progresso è l'unico progresso», asseriva provocatoriamente il grande pensatore colombiano Nicolàs Gòmez Devila (1). Il progresso delle conoscenze e del sapere, che si è avuto negli ultimi 2-3 secoli, è reale, ma non comporta affatto una automatica elevazione morale o civile dell'umanità: il tema, assai complesso, richiederebbe, per darne davvero conto, tutta una storia e un'accurata analisi, che qui è impossibile e perfino inutile.

La moltiplicazione delle conoscenze ha, tra l'altro, moltiplicato i lemmi del vocabolario, o almeno li ha diversificati: mentre se ne sono aggiunti di nuovi, tanti altri tendono a invecchiare e quasi a sparire sia nell'uso che nelle scritture dotte.

Certe parole poi, certe espressioni e certe etichette, atte a designare qualcosa o qualche idea, in positivo e in negativo, sono diventate strumenti della battaglia politica e ideologica, già da vari decenni, e questo lo sappiamo tutti. La mass-medio-crazia, che è una conseguenza scontata della tecnocrazia contemporanea (2), ha ampliato il fenomeno, mostrando il lato oscuro dell'aumento delle conoscenze sopra ricordato: l'aumento, paradossalmente parallelo, del semplicismo, della retorica di bassa lega e degli slogan da mandare a memoria e poi usare "al momento giusto". Cioè l'aumento - direttamente proporzionale all'indubitabile aumento del sapere popolare avutosi in epoca moderna e contemporanea (con il tramonto dell'analfabetismo, per esempio) - dell'ignoranza sotto la forma inedita di confusionismo, di relativismo antropologico ed etico, di sincretismo epistemologico, o di puro caos mentale.

L'ambito religioso non ha fatto eccezione a questa situazione binaria di approfondimento persino parossistico da un lato (si pensi a certa esegesi scientifica o a certe tesi ultra-specialistiche di teologia su un solo versetto biblico!) e dall'altro la marea, anzi l'oceano sconfinato di ignoranza religiosa dei cristiani, così caratteristica del nostro tempo. Molti, tra cui ci pare di ricordare anche l'eminentissimo cardinal Siri, hanno giustamente lamentato il fatto che mai la Bibbia sia stata così letta come oggi, o almeno così acquistata, e mai d'altro canto sia stata così negletta, cioè poco praticata. Ma se è poco praticata e poco vissuta, significa che la sola lettura della sola Scrittura non basta a diventare più "biblici" o "evangelici"...

Nell'ambito strettamente teologico, l'incidenza del “progresso” linguistico e culturale si è fatta sentire con la nascita dell'ecclesialese e di espressioni "teologicamente corrette" (ma religiosamente vane, ambigue o eterodosse) (3). Spiegarne il potenziale di ambiguità significherebbe abusare della pazienza del lettore, limitiamoci dunque a citare alcune espressioni più note: apertura al mondo, tolleranza, dialogo, pluralismo, aggiornamento, liberazione, pastorale, partecipazione attiva, etc.

Sull'uso scorretto e inibente delle parole, nell'ambito della teologia contemporanea, notava tempo fa l'ottimo domenicano, padre Cavalcoli: «In un ambiente inquinato dall'eresia (...) facilmente sono gli ortodossi che possono far la figura dei devianti; magari non si arriva al punto di spudoratezza di chiamarli “eretici”, ma eventualmente con nomignoli infamanti, nell'inventare i quali i buonisti mostrano una fertile fantasia, come per esempio “fondamentalista”, “conservatore”, “reazionario”, “interista”, “tradizionalista”, “intransigente”, “preconciliare”, “destrorso”, ecc.» (4).

Di questi termini si potrebbe fare una microstoria e ad essi si potrebbero aggiungere, nello stesso senso, gli ormai desueti, “bigotto”, “guelfo”, “papista”, “papalino”, “codino” ed altri ancora. Il termine che qui interessa è uno solo, e coincide con quello, a nostro avviso, di maggior spessore teologico, storico e concettuale tra tutti: quello di tradizionalista.2. Concetto cattolico di TradizioneSul concetto di Tradizione ci limitiamo per brevità ad alcuni cenni. Secondo una testo sempre autorevole, la Tradizione «con la Bibbia è una delle due fonti della Rivelazione divina e può essere definita: "La predicazione o trasmissione orale di tutte le verità (rivelate da Cristo agli Apostoli o lor suggerite dallo Spirito Santo), mediante il magistero sempre vivo e infallibile della Chiesa, assistita dallo Spirito di verità"» (5). Importante in proposito è la chiarificazione, in funzione anti-ereticale, apportata ormai quasi mezzo secolo fa dal Concilio: «È chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non poter indipendentemente sussistere» (DV 10).

Il libro che parla meglio della Tradizione, tra i più recenti, è senza dubbio quello di don Bernard Lucien (6) a cui ci ispiriamo per le righe seguenti. Scrive il Lucien che «secondo l'istituzione divina tre elementi legati tra loro o piuttosto correlati e però distinti intervengono nella trasmissione del deposito rivelato: la Tradizione, la Sacra Scrittura, il Magistero della Chiesa» (7). L'autore nota giustamente che «se è (...) facile precisare, in un primo approccio, ciò che è la Sacra Scrittura e ciò che è il Magistero, è molto più difficile dire cos'è la Tradizione divina, perché questo vocabolo, anche entro il solo perimetro dell'uso cattolico, comporta molte accezioni» (8). All'interno di un capitolo accuratamente argomentato, il Lucien arriva a dare una definizione della Tradizione, come si usava con le "tesi" proposte dai teologi di una volta. Eccola: «La Tradizione divina nel senso più stretto, e intesa attivamente, è la conservazione e la trasmissione continue e divine della Rivelazione, a partire dagli Apostoli, attraverso la predicazione orale e la fede della Chiesa, cioè con un mezzo distinto dalla Sacra Scrittura» (9). Il Lucien nelle pagine seguenti spiegherà il senso e la portata del dogma della uguale autorità della Scrittura e della Tradizione - contro il biblicismo sempre rinascente e contro l'idea luterana che la lettura della Bibbia sia indispensabile per tutti per una vita di fede - mostrando poi che «la Tradizione possiede una certa priorità sulla Sacra Scrittura, dal punto di vista dell'inter-pretazione» (10).

Il tradizionalismo di cui parliamo, dunque, pur se rimanda, e a giusto titolo, all'idea tutta cattolica di Tradizione, non ne è un semplice derivato culturalmente neutro, ma si colora al giorno d'oggi di valenze identitarie, spirituali, teologiche e soprattutto liturgiche che gli provengono dalla storia recente e dall'uso che ne è stato fatto da parte di alcuni cattolici nel periodo post-conciliare. Uso, come vorrebbe dimostrare questo scritto - che ha questo chiarimento quale sua causa finale -pienamente legittimo e in nulla contrario alla verità, cioè alla Tradizione, alla Scrittura e al Magistero della Chiesa.


[…]

4. Uso del termine nel magistero da san Pio X ad oggiPapa S. Pio X, per la sua condanna solenne del modernismo e per la sua fulgida santità - oggi vilmente attaccata da autori legati al neo-modernismo - costituisce indubbiamente un punto di riferimento per tutti i veri cattolici. Per noi tradizionalisti lo è in modo speciale (17). La battaglia della sua vita, e il momento più luminoso della sua virtù eroica, si ebbe proprio nella lotta epocale contro il modernismo "cattolico". Ancora a pochi mesi dalla morte, a vari anni dalla Pascendi, scriveva: «Un altro dolor piuttosto, che mi turba ed angustia, è il diffondersi spaventoso del modernismo, specialmente nel clero secolare e regolare; un modernismo teorico in pochi, ma nei più pratico, che però trascina alle medesime conseguenze del primo, all'indebolimento e alla perdita totale della fede, In questo è l'avversario terribile che affigge la Chiesa e il papa e contro il quale devono combattere i buoni per mantenere intatto il deposito della fede e salvare tante anime che corrono alla rovina» (18).

Nella dimenticata Lettera Notre charge apostolique (19) circa «la dottrina sociale del Sillon e il miraggio di una falsa democrazia» (20) del 25 agosto 1910, Papa Sarto, verso la fine del mirabile testo afferma: «Siano persuasi [i sacerdoti] che la questione sociale e la scienza sociale non sono nate ieri; che in ogni tempo la Chiesa e lo Stato felicemente d'accordo hanno suscitato a questo fine feconde organizzazioni; che la Chiesa, la quale non ha mai tradito il benessere del popolo con alleanze compromettenti, non ha da staccarsi dal passato e che basta riprendere con l'aiuto dei veri operai della restaurazione sociale le organizzazioni sciolte dalla Rivoluzione e adattarle, nello stesso spirito cristiano che le ha ispirate, al nuovo ambiente creato dall'evoluzione materiale della società: perché i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né innovatori, ma tradizionalisti».

Questa frase non ha bisogno di lunghi commenti. Secondo il grande pastore, ci sono degli amici del popolo dichiarati ma solo apparenti e ci sono al contrario dei veri amici del popolo, che forse sono meno apparenti o appariscenti, ma hanno in questa vera amicizia molta più consistenza dei primi. Tra i falsi amici vi sono i rivoluzionari e gli innovatori, tra i veri amici i tradizionalisti. È chiaro che chi ama il popolo veramente, da vero amico, è anche per forza di cose amico di Dio, e chi non ama Dio non sarà mai vero amico del popolo, cioè dei fratelli in umanità.

Nei Pontificati successivi, da Benedetto XV a Giovanni Paolo II, l'uso del termine tradizionalista, salvo meliori judicio, non risulta. Almeno non risulta nel senso culturalmente forte e pregnante in cui lo utilizzò Papa Sarto.

In tempi recentissimi, invece, a oltre 40 anni dalla chiusura del Concilio il termine è ritornato in uso, collegato specialmente con il motu proprio Summorum Pontificum (7.7.07) e con il movimento che difende la legittimità e la priorità dogmatica, anche dopo la riforma liturgica del 1969-70, della liturgia tradizionale (21). Nel Decreto di erezione della parrocchia della SS. Trinità dei Pellegrini, firmato dall'allora cardinal Vicario dell'Urbe e presidente della Cei, Camillo Ruini, il termine compare due volte (22). Dopo aver citato il motu proprio, si asserisce che: «il Santo Padre ha disposto che nel Centro della Diocesi di Roma (...) fosse eretta una parrocchia personale atta ad assicurare un'adeguata assistenza religiosa per l'intera comunità dei fedeli Tradizionalisti residenti nella stessa Diocesi». Curioso l'uso della maiuscola, che si ripete poco dopo: «Pertanto, col presente Decreto, in virtù delle facoltà ordinarie riconosciutemi dal Santo Padre, erigo la parrocchia personale per la comunità dei fedeli Tradizionalisti, in onore di Dio Onnipotente», ecc.

Se ai fedeli tradizionalisti, viene offerta una parrocchia nel centro di Roma, per volontà esplicita del Santo Padre e in onore di Dio Onnipotente, è il segno che i tradizionalisti... esistono! Anzi essi formano una "comunità", la comunità dei fedeli tradizionalisti. Nessuno mi pare che abbia notato la cosa in sé importante del riconoscimento di uno spirito, di un carisma che è legato ad un preciso rito liturgico e che viene identificato con quel sostantivo. D'altra parte noi crediamo che non la sola preferenza liturgica distingua questa comunità dalle altre della diocesi e nell'intera Chiesa. La liturgia, di importanza fondamentale ne è solo l'espressione esterna e pubblica; il cuore di questa comunità spirituale, o di questo movimento o "famiglia di anime", è l'attaccamento toto corde all'integrale patrimonio della bimillenaria Tradizione cattolica - da cui il nome di tradizionalisti (che dunque tutti i cattolici dovrebbero far proprio e a nessuno dovrebbe dar fastidio...) - in tutta la sua estensione, in tutta la sua profondità e in tutte le sue virtualità dottrinali, ascetiche, morali, liturgiche, sociali e politiche5. Conclusione: legittimità per i cattolici militanti di oggi di dirsi tradizionalistiSecondo l'eccellente filosofo stimmatino padre Cornelio Fabro, «il pericolo del modernismo non è mai completamente debellato perché è insita nella ragione umana, corrotta dal peccato, la tendenza a erigersi a criterio assoluto di verità per assoggettarsi a sé la fede» (23).

Con la svolta conciliare però si assiste ad una nuova ed inattesa diffusione dello spirito del modernismo in seno alla compagine ecclesiastica, tanto che un autore ha potuto scrivere tali calibrate parole: «Di solito il Magistero cattolico brillava per chiarezza concettuale e rigore terminologico, per evitare possibili fraintendimenti e aberrazioni. Nel Vaticano II, invece, s'è voluto appositamente usare un linguaggio meno preciso, a motivo della sua natura pastorale, con l'intento per sé lodevole di raggiungere il maggior numero di uomini di buona volontà, ma col risultato de facto che ognuno vi ha potuto dedurre tutto ed il contrario di tutto, a proprio uso e consumo» (24).

Oggi dunque dato che «dopo il Concilio Vaticano II il mondo cattolico, sgomento, si trovò modernista» (25) e che «mai, infatti, all'interno della Chiesa cattolica, è stato così diffuso l'errore nel campo della fede» (26), è bene usare neologismi o veterologismi che aiutino a farsi capire meglio da tutti, nella Chiesa e fuori di essa. L'uso della definizione di cattolici-tradizionalisti - come un tempo i più docili seguaci di s. Pio X nella lotta anti-modernista usarono quella di cattolici-integrali (27), o come sotto Pio IX e Leone XIII i cattolici fedeli a Roma e anti-liberali si chiamarono cattolici-intransigenti (28) - ci pare assolutamente lecito, spesso doveroso, non raramente e anzi sempre più frequentemente strettamente necessario.


6. Appendice sulla nozione di "Tradizione vivente

"A scanso di equivoci, e ammessa la legittimità di definirsi tradizionalisti, è opportuno precisare che siffatto tradizionalismo non coincide col il fissismo dogmatico assoluto, che consisterebbe nella posizione erronea di rigettare qualunque progresso dottrinale omogeneo con il patrimonio della Rivelazione.

L'abbé Lucien, nel testo da noi citato, parlava della spinosa questione, con riferimento alla cosiddetta "Tradizione vivente". Lo studioso nota che a partire almeno da «Johann Adam Mòhler, faro della Scuola di Tubinga nel secondo quarto del XIX secolo, questa espressione è in effetti servita più di una volta a veicolare idee assai contestabili» (30). Quali? Per esempio «la riduzione della Tradizione al Magistero attuale» (31) oppure «la negazione del compimento della Rivelazione con la morte dell'ultimo apostolo» (32). «È questo secondo errore, continua don Lucien, che spesso nel prolungamento del relativismo e dello storicismo modernisti, si presenta come particolarmente virulento oggi» (33).

In estrema sintesi, e per non allungare troppo questa breve nota sul tradizionalismo, concludiamo col Lucien, notando che «in definitiva, ed avendo cura di evitare gli errori relativisti e evoluzionisti, si deve riconoscere la tripla legittimità della nozione di Tradizione vivente:

1) perché il deposito rivelato, oggettivamente concluso, si trasmette esplicitandosi
2) perché questo deposito è trasmesso attraverso degli atti umani di predicazione e di fede
3) perché questa trasmissione è divinamente assicurata, nel corso dei secoli, attraverso l'azione viva e trascendente di Cristo e dello Spirito Santo» (34).

35 commenti:

  1. Salvianus massiliensis30 luglio 2011 09:13

    La Tradizione, non scritta (Magistero Apostolico e Patristico) e scritta (Le Sacre scritture), come dice S. Clemente Alessandrino (Stromati VI), perciò Tradizione è: "depositum quod accepisti, non quod excogitasti, res ad te perducta non a te prolata" S. Vincenzo di Lérin (Commonitorium, 27).

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  2. Chiedo se esistano biograie abbastanza estese e particolareggiate di Pio X, che attualmente è ricordato quasi solo per la condanna del Modernismo. La figura che di lui solitamente è delineata (en passant ) è di un contadino animato da buone intenzioni ma culturalmente limitato e molto ottuso: il "Bepi" delle vignette che consigliò di ballare la furlana come surrogato del peccaminoso tango che allora cominciava a imperversare. Da qualche pèarte ho letto che come vescovo di Mantova, in occasione dell'inediamento del nuovo comandante di piazza rifiutò la cerimonia di ringraziamento in Duomo perchè analogo0 rito si sarebbe tenuto in Sinagoga. Hans Kung accennò a imprecisati "atti di cattiveria" di papa Sarto che gli sarebbero stati riferiti.
    In sintesi: qual era la cultura di papa Pio X ( che comunque era stato Patriarca di Venezia )? La questione non è tassativa, perchè si può essere persone di grandissima spiritualità anche se non si è brillanti culturalmente ( vedasi il Curato D'Ars ). Qual era il suo entourage? A questo proposito è da ricordare che il laicista Gentile ebbe a lodare la rigorosissima disamina del Modernismo ( di cui l'estesore era il gesuita padre Rosa ). Anche il Segretario di Stato Merry Del Val era un uomo di valore, mi sembra.

    Esistono trattazioni attinte al processo canonico di beatificazione e santificazione?

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  3. Ho sentito "Simoneo trigonato alla sinclair tripparola" ed è sgomento di questo articolo che riprende tematiche care ai tradizionalisti "veri" e mette al muro i finti tradizionalisti come lui. Per ora è senza parole, ma tra poco interverrà con i suoi vari elementi, suddivisi.  ;)  

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  4. Questo passaggio è degno di nota:"Se ai fedeli tradizionalisti, viene offerta una parrocchia nel centro di Roma, per volontà esplicita del Santo Padre e in onore di Dio Onnipotente, è il segno che i tradizionalisti... esistono! <span>Anzi essi formano una "comunità", la comunità dei fedeli tradizionalisti</span>. Nessuno mi pare che abbia notato la cosa in sé importante del riconoscimento di uno spirito, di un carisma che è legato ad un preciso rito liturgico e che viene identificato con quel sostantivo. D'altra parte noi crediamo che non la sola preferenza liturgica distingua questa comunità dalle altre della diocesi e nell'intera Chiesa".

    Mi chiedo perchè i tradizionalisti non si riuniscano in un movimento o gruppo o associazione?Anzi lo ritenete addirittura una offesa!!A mio modo di vedere il tradizionalismo dovrebbe riunirsi in un movimento con proprie strutture,un propio Vescovo,con Statuto riconosciuto dalla Chiesa.Non so perchè questa ipotesi venga da voi rifiutata.

    Se i fedeli interessati alla Messa Tridentina sono una minoranza,perchè sperare in un improbaile conversione di massa dei fedeli cattolici o all abbandono di massa del Messale di Paolo VI?Tutto è possibile ma lo trovo molto improbabile!

    Probabilmente fra qualche anno quando sarà passato questo clima da crociata il mondo tradizionalista scenderà a più miti consigli e prenderà in considerazione la possibilità di creare un movimento!!I tempi non sono maturi! 

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  5. :-[ come spiegai tempo addietro....trovai GRAVE all'epoca che un Cardinale si esprimesse in modo così distaccato nell'uso del termine TRADIZIONALISTI nell'assegnare per volontà del Pontefice una parrocchia....
    percepii all'epoca come se il "tradizionalista" fosse una sorta di NUOVA COMUNITA', una sorta di nuova associazione di fedeli, mentre avrebbe dovuto essere la logica CONTINUITA' DEL FEDELE CATTOLICO di ieri  E DI OGGI.....
    percepii come la conferma di una ROTTURA con il passato la quale, grazie all'intuizione del Pontefice, si tentava ora di ricomporre CONCEDENDO  a questi Cattolici LEGITTIMI una specie di DONO e non già una legittima confermazione....
    con il tempo questa percezione non è mutata.....
    più avanti andiamo e più la CONFORMAZIONE di un gruppo sempre più crescente, che intende definirsi "TRADIZIONE" non semplicemente per la Messa antica, MA PER CIO' CHE DA QUESTA DERIVA E CON TUTTO IL PESO DELLA SUA DOTTRINA LIMPIDA E SENZA AGGIUNTE, SENZA AMBIGUITA'.... è palese e che sottolinea la triste realtà di una "maggioranza" nella Chiesa, cardinali, vescovi e Clero compreso, che ci tiene a non definirsi "tradizionale"..... anzi, che lo reputa quasi offensivo, ed è come se quel DONO di quella Parrocchia romana ALLA TRADIZIONE DELLA CHIESA, NON riguardasse il resto della Chiesa....

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  6. P.S.
    A quanto esposto sopra, mi sovviene una domanda.....
    leggendo questo passo:

    «Questa è la fede cattolica; chi non la crede fedelmente e fermamente non potrà essere salvo»(28); o si professa intero, o non si professa assolutamente. Non vi è dunque necessità di aggiungere epiteti alla professione del cattolicesimo; a ciascuno basti dire così: «Cristiano è il mio nome, e cattolico il mio cognome»; soltanto, si studi di essere veramente tale, quale si denomina.
    "AD BEATISSIMI APOSTOLORUM" di Papa Benedetto XV

    non posso fare a meno di chiedermi:
    è mai accettabile da parte della Chiesa considerare "IL TRADIZIONALISTA" - correttamente inteso ovviamente come appunto la FSSP o i Francescani dell'Immacolata, o gli altri dell'ED - UN quasi "NON CATTOLICO" ma semplicemente UN "NUOVO MEMBRO, cattolico"  della Chiesa che necessita perfino di una PARROCCHIA A STATUTO SPECIALE per poter praticare la fede CATTOLICA NELLA TRADIZIONE?

    se fino a "ieri" con Benedetto XV ci si rammenta che "Cristiano è il mio nome, cattolico è il mio cognome...." che cosa è cambiato a tal punto da far diventare il cattolico TRADIZIONALE un membro della Chiesa  A STATUTI SPECIALI e con Messa STRAORDINARIA?
    Un Tradizionale non è forse un CATTOLICO?
    LA TRADIZIONE NON E' FORSE CATTOLICA=UNIVERSALE?

    e un Cattolico, se NON è tradizionale, o non ci tiene a definirsi tale, non rischia di PRATICARE invece quella ROTTURA con la Tradizione che vorrebbe oggi relegata al suo passato e AGGIORNATA CON LE MODE DEL MOMENTO, o le necessità dell'oggi?

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  7. "Se fino a ieri con Benedetto XV ci si rammenta che 'Cristiano è il mio nome, cattolico è il mio cognome....' che cosa è cambiato a tal punto da far diventare il cattolico TRADIZIONALE un membro della Chiesa  A STATUTI SPECIALI e con Messa STRAORDINARIA?"  
    Cosa è cambiato? Semplice. A partire dal Superconcilio il neomodernismo è  al potere, ed i Papi 'conciliari' ne sono imbevuti.

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  8. Simon de Cyrène30 luglio 2011 18:49

    Articolo bellissimo e molto denso che non può non piacere a chi veramente ama la Tradizione e si sente tradizionalista: molti sono gli aspetti da sottolineare e spero che ci sarà uno scambio intelligente in questo thread che permetta di metterli tutti in evidenza.
    Mi soffermo per l'istante alla mirabilissima citazione della definizione di Tradizione di <span>S. Cipriani, Tradizione, in Enciclopedia cattolica, Firenze, 1954, voi. XII, col. 397 e citata molto a proposito dall'ottimo Fabrizio Cannone:</span>
    "<span>la Tradizione «con la Bibbia è una delle due fonti della Rivelazione divina e può essere definita: "La predicazione o trasmissione orale di tutte le verità (rivelate da Cristo agli Apostoli o lor suggerite dallo Spirito Santo), mediante il <span>magistero sempre vivo e infallibile della Chiesa</span>, assistita dallo Spirito di verità"» "</span>
    La Tradizione non è quindi qualcosa che sta scritto nel passato scolpito nel marmo di monumenti funerari ma è essa stessa "Trasmissione orale" e uqesta oralità si realizza mediante il "Magistero sempre vivo ed infallibile della Chiesa": è quindi proprio la vitalità, cioè il fatto di esistere hic et nunc, necessario per una trasmissione orale, e l'infallibilità del Magistero della Chiesa che ci trasmette la Tradizione.
    Questo quindi ci ricorda quanto l'ubi Petrus ibi Ecclesia, cioè dove c'è il Magistero Infallibile della Chiesa lì è la Chiesa e lì si trasmette la vera Tradizione. I.P.

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  9. domande cruciali30 luglio 2011 19:55

    <span>la Tradizione non è forse cattolica ?  
    giusta domanda: ma purtroppo, come lei ben saprà, da mezzo secolo, pian piano, la Verità è stata capovolta, e i cattolici tradizionali sono stati cacciati fuori dalla Chiesa, esattamente come il Tabernacolo è stato prima collocato  in posizione laterale rispetto all'altare, poi via via EMARGINATO dalla cosiddetta "aula liturgica", come accessorio secondario alla celebrazione, oppure come il parente handicappato e ripugnante di cui ci si vergogna nelle FESTE allegre e chiassose, brillanti e spensierate, a cui sono ridotte tante messe, che devono "portarci dalla tristezza all'allegria, (come insegna il gran teologo Kiko, NUOVO evangelizzatore) : quel parente scomodo che viene magari relegato in uno stanzino perchè non disturbi gli illustri ospiti convenuti alla<span> riunione che</span> -solo di striscio ormai- riguarda proprio Lui....ma questo fatto, che cioè la riunione celebrativa riguardi  Lui, diventerà col tempo sempre più  di minimo rilievo, fino a scomparire....  
    e in tal modo dovrebbero un giorno forse scomparire del tutto i cattolici tradizionali, cacciati "fuori" definitivamente, dalla Chiesa Cattolica e considerati degli strani sopravvissuti, come i mohicani....o i pellerossa.....  
    Così almeno si augurano i promotori di quella rivoluzione che ha rovesciato la Verità dal suo Trono, in quel lontano 1962, sovvertendo a poco a poco TUTTI I SIGNIFICATI antichi delle parole della Tradizione: ma non ci riusciranno, grazie alla promessa del Salvatore.  
    Così vediamo che si stanno avverando tanti presagi, tra cui quello di Paolo VI quando disse:“Un pensiero di tipo non-cattolico è entrato nella Chiesa… È possibile che esso prevalga, ma non sarà mai la Chiesa” . Ecco la crisi. E la soluzione, cioè il nostro atteggiamento, è che di questo pensiero non-cattolico non ne vogliamo sapere! Paolo VI continua: “Bisogna che resti un piccolo gregge, per piccolo che sia.” Non siamo noi a dirlo, è Paolo VI. Chiediamo alla Spirito Santo questa grazia di forza, di perseveranza, luce di vero amore, di vera carità, di amor di Dio, innanzitutto, della Fede; e poi delle anime; certo che desideriamo che tutte le anime si salvino, ma <span>non ci sono trentasei strade</span>!" ...(ho qui riportato le parole tratte da un'omelia del 2004 di mons. Fellay). </span>
    <span>Ecco, questo è il drammatico momento che fu da Paolo VI presagito (come anche da PioXII) : si sta avverando, in modo evidente da alcuni anni, e tutti dobbiamo prendere coscienza di QUALE SIA il piccolo gregge che il Signore vuole trovare fedele ad ogni costo alla sua volontà, malgrado ogni traversia e persecuzione, e decidere se farne parte O NO, verificando così sulla propria pelle (dell'anima) quella domanda che fece ai suoi: </span>
    <span>"Quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà la Fede sulla Terra ?"</span>
    <span>questa domanda cruciale (è proprio  il caso di dirlo...) di Nostro Signore ci interpella tutti, cominciando dal chiederci - INTERIORMENTE-  il vero significato di "cattolico" che in seguito al concilio e allo spirito vatican2ista è stato letteralmente rovesciato: i cattolici sono FUORI della Chiesa oggi sedicente cattolica !</span>

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  10. domande cruciali30 luglio 2011 20:23

    <span>riporto ancora il memorabile lamento di Paolo VI con le sue parole ben note d<span>el giugno 1972: "Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio... Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una "giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio". E la sua precisazione (18.9.74): "Grande parte di essi mali non assale la Chiesa dal di fuori, ma l'affligge, l'indebolisce, la snerva dal di dentro. Il cuore si riempie di amarezza". </span> 
    e le altre, in tragico avveramento:  
    <span>"Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia". Il Papa poi aggiunse: "Ciò che manca in questo momento al cattolicesimo è la coerenza".  
    Ecco: i cattolici che non si sono messi al seguito degli atei devono conservarsi coerenti, e conservare gelosamente la propria identità, Consci di quella promessa che è pegno di vittoria, fatta da Cristo ai suoi: "Io sarò con voi sino alla fine". Dobbiamo anche ricordare quel severo ammonimento del Vangelo: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il suo sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini" (Mt 5,13). </span> 
    <span>(ma purtroppo i cattolici conciliar-rinnovati, piuttosto che conservare gelosamente la propria identità -cattolici, apostolici, romani, UNITI con la Chiesa di sempre, Trionfante e Purgante, hanno preferito diventare "adulti", emancipati sia da quella Madre Chiesa che attinge l'eternità, pur agendo nella storia, sia dalla Divina Dottrina e perenne immutabile Tradizione....e credono che la Verità sia figlia del tempo, perchè su tutto comanda il panta rèi.....e la Chiesa deve adeguarsi ai tempi che mutano di continuo, dunque anche la Verità deve essere mutevole, seguendo il loro adultismo che tutto aggiorna.....)  
    </span></span>

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  11. Lei sovrappone la Tradizione al Magistero, fino a farli coincidere, o addirittura rendere il Magistero giudice della Tradizione. Non è così. E' esattamente l'opposto. E' la Tradizione a essere giudice e pietra di paragone del Magistero.

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  12. Qualcosa puoi trovare qui:
    http://difenderelafede.freeforumzone.leonardo.it/cartella.aspx?idc=639271 

    La cultura di Papa Sarto era molto raffinata, ossia molto acuta e attenta al suo tempo, senza nulla togliere al Santo Curato d'Ars la cui Sapienza gli venne donata da Dio per il ministero che doveva compiere, san Pio X era molto più "istruito" , umanamente parlando, ma di una profonda umiltà assai rara ai giorni nostri....
    di "contadino" aveva la fede genuina e l'esempio della madre, la povertà del desco, la preghiera, specialmente il Rosario quotidiano in famiglia....che mantenne per tutta la vita....
    Papa Sarto portò nel suo Pontificato soprattutto ciò che aveva maturato da Parroco, il suo contatto diretto con la gente, la preparazione CATECHETICA per i fanciulli e per i più poveri che erano analfabeti.... che gli rimase talmente impressa tanto da fargli maturare poi la necessità del famoso Catechismo che reca a memoria il suo nome....
    Era mitissimo, ma saldo come una roccia nella dottrina.... intransigente contro chi voleva offuscarne l'ortodossia tanto da maturare la famosa denuncia contro il modernismo infiltrato nella Chiesa....
    Severo con la situazione politica in Francia che minava la legittima presenza della Chiesa e il suo lavoro, si manifestò Padre e Pastore premuroso per i Cattolici francesi....
    Ci sono alcune biografie assai interessanti che vale la pena davvero di far conoscere....
    Un Pontefice ingiustamente conosciuto esclusivamente per la condanna contro il Modernismo, rischiando di non far vedere oltre... e per la qual Canonizzazione il Signore diede alla Chiesa un grandissimo ESEMPIO di santità e di vita ECCLESIALE....
    UN MODELLO per il Clero, per i Vescovi, per i Cardinali, per il popolo che cerca la vera giustizia....
    :)

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  13. <span>opportunamente nota p. Cavalcoli:  
     
    <span> «In un ambiente inquinato dall'eresia (...) facilmente sono gli ortodossi che possono far la figura dei devianti; magari non si arriva al punto di spudoratezza di chiamarli “eretici”, ma eventualmente con nomignoli infamanti, nell'inventare i quali i buonisti mostrano una fertile fantasia, come per esempio “fondamentalista”, “conservatore”, “reazionario”, “<span>interista</span>”, “tradizionalista”, “intransigente”, “preconciliare”, “destrorso”, ecc.» </span>  
    ------------------------  
    <span> non si arriva al punto di spudoratezza di chiamarli “eretici”.......</span>  
    .....davvero, p. Cavalcoli, lei pensa che "non si arriva....ecc." ?  
    certo che si arriva, si arriva, altroché  !.... eccome se si arriva a ciò e anche a dire peggio ! venga su questo blog e ne leggerà delle belle, da aggiungere alla collezione che lei ha qui compilato: dovrà inserire<span> "tradiprotestante"</span>, ultrà-, eretico lefevriano, fanatico integralista scismatico, disobbediente al Papa, nemico dell'unità ecclesiale ecc.....e vedrà anche spuntare spesso l'incredibile definizione "geovista" ogni volta che si citano le apparizioni di Gesù e della Madonna, concesse ai santi , con moniti e richiami alla conversione ! per cui vien dapensare che, tra i tantissimi della storia, anche S. Margherita Alacoque, S. Bernadette e S. Giovanni Bosco (con le sue durissime profezie su Roma) nonchè i beati pastorelli di Fatima e suor Lucia, che riferì al mondo il grave ammonimento di Maria SS.ma circa la necessità di pregare e convertirsi, illustrato dalla visione dell'inferno, siano da ritenere tutti geovisti...o degni di simili complimenti a dir poco grotteschi, laddove si è perso completamente il senso delle parole usate da millenni; ciò accade da mezzo secolo per l.'abitudine ormai inveterata di considerare colui che afferma verità lampanti, senza edulcoramenti, chiamando le cose col loro nome , pane al pane, vino al vino, distinguendo il bene dal male e  il Vero dal falso, una persona arrogante, superba e priva di carità.... :(   ...con la frase ricorrente: "Chi credi di essere tu, che affermi che il Vero è contrario al falso, il bianco non può essere nero e il giusto non può essere ingiusto ecc. ?  "....e  ci si attenderebbe anche l'aggiunta: "non sei ecumenico"....)</span>
    <span>(come se carità equivalesse ad approvare ed esaltare la menzogna....)  
    -------------------------  
    segnalo all'egregia Redazione la perla-refuso qui sopra da me copiata:  
    interista  , che certamente  sta per...... integrista, immagino  .... :) </span>

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  14. ;) eccolo qua un elemento,come sopra si diceva, che si appalesa !! :-D

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  15. Gentile Simon...in parte concordo, la Tradizione è la TRASMISSIONE ORALE DI TUTTE LE VERITA'.....ecco, ciò che sento mancare oggi o esser venuto meno è in quel "TUTTE LE VERITA'" come se, da dopo il Concilio, queste TUTTE in verità si sono frantumate: alcune sono diventate fondamentali, altre meno...altre incontrovertibilmente perfino MODIFICATE.... le modifiche mi stanno bene, ovviamente, quando non riguardano i dogmi.... "ma se si modifica ciò che sta alla base di un dogma, anche il dogma rischia di non essere più compreso oggi..." (cfr Benedetto XVI all'epoca cardinale Ratzinger  quando espresse questo pensiero)

    Inoltre mi sembra davvero assurdo che il Cattolico "Tradizionale" che persegue naturalmente TUTTE QUESTE VERITA' NEL MAGISTERO BIMILLENARIO DELLA CHIESA, possa essere considerato come un NUOVO MEMBRO  della Chiesa di oggi.... un nuovo membro al quale fare CONCESSIONI con una Messa antica, con una Parrocchia che possa celebrarla INDISTURBATAMENTE....come a mettere il "tradizionale" all'interno di UN INVOLUCRO DENTRO LA CHIESA....e mandare avanti CHI  TRADIZIONALE NON SI SENTE....
    è come se "qualcosa" si sia davvero spezzato con questa TRASMISSIONE ORALE che oggi è diventata difficile da comprendere....

    La riflessione di Silente mi mette in subbuglio....
    la sua riflessione sembra essere corretta, ma credo che sia sbagliato mettere IL MAGISTERO ECCLESIALE-PONTIFICIO IN PARAGONE CON LA TRADIZIONE....entrambi non possono essere usate come confronto, non esisterebbero l'uno senza l'altro, questo è il punto!

    La Tradizione conferma la cattolicità del Magistero, ma il Magistero è anche la garanzia della sana Tradizione.... ;) basta leggere appunto i testi più importanti della Chiesa, lo stesso san Pio X giunge alla condanna del Modernismo rifacendosi alla TRADIZIONE della Chiesa che dispiega il Magistero.... idem per il famoso Sillabo.... idem per la Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù e la sua ufficializzazione nel Culto fatta dal Magistero vivo ed infallibile della Chiesa fondandosi SULLA TRADIZIONE....
    idem per la proclamazione del Dogma dell'Immacolata prima e dell'Assunta dopo..... affermazioni del Magistero infallibile che provengono DALLA TRADIZIONE ORALE E PRATICA DELLA CHIESA IN OGNI TEMPO.....
    o se vogliamo per la proclamazione dogmatica dell'infallibilità stessa fatta nel Concilio Vaticano Primo....esso si rifà alla Tradizione....
    dire che è il contrario sarebbe quasi conseguenziale ma sarebbe sbagliato.... perchè difatto non ci sarebbe alcuna proclamazione dogmatica ed infallibile senza la Tradizione orale, così come non ci sarebbe alcuna Tradizione orale se il Magistero infallibile non la proclamasse tale...
    :)

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  16. Caterina, probabilmente io credo che come un tempo i monasteri erano il luogo privilegiato in cui si formavano anime integre per il bene di tutta la Chiesa, oggi allo stesso modo si é quasi obbligati a creare delle parrocchie a statuto speciale per permettere che anime sante possano crescere. Quando il fiore sarà poi cresciuto a giusta misura e ben maturato potrà spargere le sue inflorescenze tutto attorno. Attualmente penso che esista il rischio che questo bel fiore sia soffocato da tante male erbe, che purtroppo anche all'interno delle parrocchie e diocesi sono ben radicate. Il contadino sa che accanto al proprio lavoro, il tempo dell'attesa non può essere dimenticato.

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  17. <span>per essere sempre vivo e sempre infallibile il presente non deve contraddire il passato... questo </span><span>è il nodo da sciogliere su alcuni fronti molto importanti.
    </span>

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  18. Sicuramente una mente acuta, graffiante, gran dono della sintesi. A chi avesse l'intenzione di approfondirne la conoscenza al di la' delle encicliche, raccomando la lettura della sua lettera a Bonomelli: "Rispondo punto ...". Documento privato di rara schiettezza, vescovo a vescovo, nel quale taglia col coltello i nodi del rapporto Stato - Chiesa dell'epoca.

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  19. LDCaterina63: Breve sintesi filosofica: la tradizione sta all'azione come il magistero sta al contenuto. La tradizione e' il protrarsi, il trasmettersi del magistero nel tempo e nello spazio.

    Cordialmente,

    C.B.

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  20. La Chiesa appartiene a Dio, e Dio e' fuori dal tempo, cosi' come la legge morale della quale ha dotato l'uomo. Il passato dello scorso anno e quello di 1000 anni fa sono per la Chiesa termini di paragone dell'oggi con eguale dignita'.

    C.B.

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  21. Simon de Cyrène31 luglio 2011 17:18

    L'amico Silente che mi fa dire quel che non ho detto! Questo vostro atteggiamento che tutto legge ed interpreta con lenti  volontariamente difformanti, come questo suo commento lo illustra a meraviglia,  spiega il vostro scarso comprendonio del Magistero della Chiesa, della lettura di un asemplice enciclica o di un documento conciliare. Questa di voler volontariamente scegliersi lenti difformanti nelle cose di Dio è uno di quelli che si chiamano peccato contro lo Spirito. Ubi Petrus Ibi Ecclesia, caro Silente, e rimanga, nel futuro, sempre più ... silente! Grazie In Pace

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  22. E chi l'ha detto che sia un refuso? Magari il padre e' un milanista ... "altra parrocchia" ... :)

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  23. Simon de Cyrène31 luglio 2011 19:02

    Cara Caterina, la definizione di Tradizione riportata dall'articolo di Fabrizio Cannone, qui sopra, e che tutti applaudite, anzi applaudiamo, è quella che ho sottolineato. E' una definizione di Tradizione... tradizionalissima e, in quanto tale, dovrebbe essere accettabile dai lettori del blog.
    La Tradizione è una delle due fonti, l'altra essendo la Scrittura, e lo strumento che l'esprime è il Magistero infallibbile della Chiesa Docente, che , ricordo a scopo pedagogico, è composta del Papa e dei vescovi legittimi Successori degli Apostoli in unione con lui.
    La Tradizione non è il Magistero, la Scrittura non è il Magistero: ambo Tradizione e Scrittura sono le fonti del Magistero.
    Cos`è il Magistero? Il Magistero è il Medio concreto, storico e divino della trasmissione orale di tutte le verità rilevate. Al Magistero è dato dunque di esplicitare oggi la Tradizione e le Scritture.
    Sono le Scritture che legittimano il Magistero? No! E' il Magistero che definisce, esplicita e annuncia le Scritture, infatti, ad esempio, è il Magistero che definisce quali siano le Scritture canoniche e quali sono quelle apocrife. Quindi è il Magistero che legittima le Scritture e non il contrario.
    E' la Tradizione che legittima il Magistero? No! E' il Magistero che definisce , esplicita e annuncia la vera Tradizione da quella spuria. Quindi è il Magistero che legittima la Tradizione e non il contrario.
    Eppure, le Scritture e la Tradizione sono le due fonti del Magistero: com'è possibile che quel che è la fonte non è legittimante, ma deve essere legittimato?
    Procediamo per analogia. I sistemi giuridici attuali si basano su due fonti: le leggi e la giurisprudenza circa queste stesse leggi. Quando un tribunale emette una sentenza, esso rende attuale il sistema di leggi e detta giursprudenza: ma non è il sistema di leggi o la giurisprudenza che emettono la sentenza attuale. Anzi è il tribunale che le dichiara (1) esistenti, (2) adatte al caso considerato, (3) ne tratta le eventualii contraddizioni, e coi via dicendo. Anzi, addirittura, è ancora un tribunale che riconsocerà se certe leggi o giurisprudenze sono addirittura da essere considerate valide, ad esempio nel caso di constituzionalità o no delle stesse.
    Il tribunale è qui analogo al Magistero vivo, le leggi alle Scritture, la Tradizione alla giurisprudenza, la constituzionalità all'inerrabilità (per fede) dello stesso Magistero che la deriva per volontà divina: qui cessa il parallelismo, in quanto niente è al disopra del Magistero mentre aldisopra di un tribunale c'è sempre qualche altra istanza asseconda del sistema considerato, le Scritture sono ispirate dallo Spirito Santo cosiccome lo è anche la Tradizione.
    Nulla è al disopra del Magistero della Chiesa Docente in quanto Essa è  di essenza divina essendo il Corpo stesso di Cristo che annuncia oggi la Buona Novella e compie la Divina Liturgia in onore del Padre.
    Non si può quindi usare di  una lettura extra Ecclesiam delle Scritture per giudicare del Magistero, come fanno le varie sette protestanti, come non si può utilizzare di una lettura extra Ecclesiam della Tradizione come vorrebbero fare i tradiprotestanti.
    Cos'è allora, in assoluto, un vero tradizionalista? E' qualcuno che ascolta "la predicazione di tutte le verità mediante il Magistero sempre vivo ed infallibile della Chiesa". I.P.

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  24. Simon de Cyrène31 luglio 2011 19:59

    In effetti seminarista delle 09:06, il presente non deve contraddire il passato, ma il bello è che sappiamo per fede nelle promesse stesse di Cristo, ch enon solo non deve, ma intrinsecamente... non può! Grazie per il suo utilissimo apporto. i.P.

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  25. Simon, cito testualmente, errori compresi, la sua prosa involuta: "e uqesta oralità si realizza mediante il "Magistero sempre vivo ed infallibile della Chiesa": è quindi proprio la vitalità, cioè il fatto di esistere hic et nunc, necessario per una trasmissione orale, e l'infallibilità del Magistero della Chiesa che ci trasmette la Tradizione." e ancora: "cioè dove c'è il Magistero Infallibile della Chiesa lì è la Chiesa e lì si trasmette la vera Tradizione". Giudichino i lettori. Ribadisco ancora: è la Tradizione che è e deve essere pietra di paragone del Magistero e non viceversa. Poi, si eviti l'ipocrisia dell' "amico". Non siamo amici, neppure per figura retorica. E non sarà certo lei a zittirmi.

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  26. Appunto, come volevasi dimostrare: qui Simon afferma chiarissimamente il gravissimo errore che poco sopra, contro ogni evidenza, negava di aver mai manifestato in un suo messaggio precedente: "E' la Tradizione che legittima il Magistero? No! E' il Magistero che definisce , esplicita e annuncia la vera Tradizione da quella spuria. Quindi è il Magistero che legittima la Tradizione e non il contrario." E' falso. Il Magistero è tale se, e solo se, rimane nell'ambito della Tradizione. E' quindi la Tradizione che è la pietra di paragone del Magistero. Non viceversa.  

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  27. Simon de Cyrène31 luglio 2011 22:45

    Silente, ma dove mai avrei detto che il Magistero non debba rimanere nell'ambito della Tradizione ( e delle Scritture)? Come potrebbe essere altrimenti, visto che Esso stesso le legittima? Come potrebbe legittimarle per poi dopo illeggittimarle uscendo dal loro ambito? Che ci azzecca , carissimo Amico? Ubi Petrus Ibi Ecclesia... se lo ricordi sempre! Vada in Pace

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  28. Infatti Simon, quelli che oggi hanno assunto una nuova esegesi (dopo il CVII) sono altra chiesa, La Chiesa rimane sempre li dove è, mai in contraddizione con il suo passato.

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  29. Simon de Cyrène1 agosto 2011 10:36

    Cara annarita, non c'è un'altra Chiesa, c'è una sola Chiesa di Cristo: quella del Papa e dei Vescovi in (vera) unione con lui. Questo ci ha promesso il Cristo. Mai nella teologia tradizionale si parla della Chiesa di ieri, di oggi e di domani, ma di una Chiesa miltante, purgante e trionfante: una sola quindi la Chiesa militante e sempre pascolata dal Vicario di Cristo e dai Successori legittimi degli Apostoli in unione con lui. Non c'è altra Chiesa: questa è la nostra Fede Tradizionale di cattolico romano. I.P.

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  30. Redazione di Messainlatino.it2 agosto 2011 11:37

    <p><span><span>PRO MEMORIA
    </span>Ricordiamo ai Lettori che lasciano commenti, di moderare <span>- veramente -</span> i toni e i termini!
    Ciò in conseguenza del fatto che ultimamente si son riscontrati eccessi veramente vergognosi nei commenti ad alcuni post precedenti (sia nel contenuto, che rasentava ipotesi dei reati di calunni<span>a</span>  e di diffamazione, sia nella forma, veramente maleducata e offensiva e per nulla  in linea con il profilo di questo blog).
    La libertà di espressione (sia nella forma sia nel merito) deve essere contenuta nei naturali canoni dell'educazione, del rispetto delle persone (vive o morte, laici o ecclesiastici, lettori o non lettori) e <span>- soprattutto -</span> della verità.
    <span>Pur ribadendo il fatto che dei commenti la Redazione non è responsabile, non è veramente possibile scirvere, leggere e tollerare certe affermazioni.</span>
    Nella malaugurata ipotesi che i commenti lasciati continuino ad essere inopportuni, offensivi, polemici e fuori luogo (oltre che fuori tema) saremo costretti a prendere drastici provvedimenti (anche penali) tanto nei confronti dei responsabili dei commenti che possano costituire ipotesi di reato. quanto verso di tutti i lettori (sospendendo la possibilità di lasciare commenti).</span>
    </p><p><span>Si ricorda per l'ennesima volta, inoltre, che i commenti vengono letti anche in Curia a Roma: sarebbe una scelta di buon senso evitare di scrivere accuse vergognose, polemiche isteriche e fini a se stesse o frasi sciocche (per non dire di peggio) che possano ritorcersi contro e dipingere TUTTI i sostenitori della Tradizione come ignoranti, sterici, deficienti o esaltati. E poco "cattolici".
    Un'ultima cosa: rispetto, rispetto e rispetto <span>e rispetto ancora</span> per il <span>S. Padre</span>. Soprattutto per quello felicemente regnante.
    Siamo certi che tutti i lettori si metteranno una mano sulla coscienza e si riparino dal sole  e dal caldo eccessivi dell'estate per evitare colpi di testa e frasi di cui potrebbero pentirsi. 
    Roberto </span></p>

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  31. Romanato è un progressista ma ha scritto questa biografia dove salta fuori la sua ammirazione per il Nostro:
    http://www.ibs.it/code/9788818230550/romanato-giampaolo/pio-vita-papa.html

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  32. E quella chiesa uscita dal CVII, che non crede più nel purgatorio e dice che l'Inferno e vuoto e cancella il Limbo è la stessa Chiesa Militante, PURGANTE (se non c'è il purgatorio) e Trionfante?

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  33. ecco come sintetizzare in due righe il concetto essenziale. Ben detto!

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  34. @ seminarista: <span>ecco come si può sintetizzare in due righe il concetto essenziale. Ben detto!</span>

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