giovedì 19 maggio 2011

Il coraggio di un discorso. di L. Bertocchi (sul libro di mons. Gherardini)

“Eodem sensu eademque sententia”. Questo è il passo di San Vincenzo di Lerins che risuona nelle opere di Mons. Brunero Gherardini. “Nello stesso senso e nel medesimo significato”, è la chiave interpretativa che il teologo della gloriosa Scuola Romana richiama più volte nella sua coraggiosa ricerca teologica sull’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II.

L’altro punto fermo che penso sia necessario considerare affrontando il lavoro di Gherardini riguarda la preoccupazione sincera che anima l’autore rispetto alla crisi nella Chiesa, quella che molti ritengono gravissima. O si riconosce la profondità e l’ampiezza di tale crisi, oppure difficilmente si potrà capire il lavoro e lo sforzo del teologo toscano.

Nel 2009 con il suo primo libro sul tema egli proponeva un “discorso da fare”, oggi - “Concilio Vaticano II. Il discorso mancato” (Ed. Lindau - 2011) – quella proposta gli pare un occasione persa, perchè come risposta al suo appello registra prevalentemente il ripetersi di una specie di refrain, e cioè che la crisi nella Chiesa ha radici soltanto nel post-concilio, là dove si è affermata una interpretazione deviata dei documenti conciliari.

Mons. Gherardini non nega che vi sia stato l’abuso post-conciliare, questo ormai è un dato acquisito, ma cosa ha permesso che nella prassi si sviluppassero due interpretazioni contrapposte? Dove sono le radici di questi abusi? Qui si colloca il “discorso da fare” che propone Gherardini, il quale sa bene che una malapianta non viene estirpata semplicemente potandola.

Personalmente credo che questa sua proposta di ricerca sia del tutto ragionevole e anziché emarginarlo sarebbe meglio ascoltarne il suggerimento, ossia “prendersi tutti la testa fra le mani per decidere finalmente di mettere un po’ d’ordine nel disordinato andazzo di questo interminabile e sempre inossidabile post-concilio” (pag. 78).

Mons. Gherardini riconosce il Concilio Vaticano II come ecumenico e trae la ovvia conseguenza di considerarne il magistero come conciliare e solenne, ma di per sé – e il “ma” è assai rilevante – questo non depone affatto per una sua completa e totale dogmaticità e infallibilità. Ammetto che il discorso si fa complesso e impervio, ma proprio qui l’autore colloca il “discorso mancato”, infatti, più che l’avvio di un dibattito storico, teologico e filosofico sul tema, egli nota un pullulare di voci che di fatto si collocano nella scia del filone celebrativo del Concilio, voci che non aggiungono gran che alle questioni da risolvere.

Sembra che più che cercar di distinguere e capire, si sia preferito squalificare i presupposti del “discorso”, ma Gherardini, pur non nascondendo una certa delusione, prova a comunque a rilanciare.

Le principali piste di analisi proposte dall’autore credo possono essere ricondotte a due: la distinzione della qualità dei diversi documenti conciliari e la individuazione di quattro livelli in cui analizzare il concilio (generico, pastorale, di appello ai precedenti concili e quello delle innovazioni). Nell’analisi di Gherardini mi pare che il nodo fondamentale da sciogliere riguardi soprattutto il tema delle “innovazioni” introdotte dal Concilio, qui è particolarmente rilevante il problema interpretativo, tema connesso anche alla questione della dogmaticità/infallibilità del magistero.

L’autore risolve questo nodo sottoponendo le “innovazioni” al vaglio di quel principio - “eodem sensu eademque sententia” – che dovrebbe garantire l’aggiornamento rispetto alla fedeltà alla dottrina di sempre. In ultima analisi sembra che il problema venga sciolto con una espressione quasi sofferta, ma coraggiosamente chiara: “filologicamente, storicamente, esegeticamente e teologicamente – scrive Gherardini - si stenta, arrancando e ansimando come su di una salita impervia, a trovar una giustificazione per: la collegialità dei vescovi espressa dalla costituzione Lumen Gentium, il nuovo rapporto tra Scrittura e Tradizione indicato dalla costituzione Dei Verbum e le innovazioni attinenti la sacra liturgia, la soteriologia, il rapporto tra cristianesimo e giudaismo, islamismo e religioni in genere.” (pag. 96). Egli quindi dichiara di non poter assolutamente applicare l’aggettivo “dogmatico” a quello che lui indica come quarto livello del Concilio, quello delle “innovazioni”.

A questo punto entra in gioco l’altro argomento controverso, quello dei diversi livelli del magistero in rapporto al Vaticano II e anche in questo caso, come già osservato, la proposta di Gherardini è precisa: magistero conciliare e perciò solenne, ma di per sé non dogmatico e infallibile.

C’è chi ha scritto che quello di Gherardini non è un discorso, ma soltanto un denigrare, francamente mi sembra un giudizio un po’ troppo tranchant, certo le questioni poste sono piuttosto spinose, ma da semplice fedele mi preme sottolineare un punto che credo non debba mai esser perso di vista.

Il Vaticano II voleva andare incontro all’uomo moderno, abbracciarne le istanze, parlare il suo stesso linguaggio, esaltarne la dignità e così riconciliarlo con Dio, ebbene dopo quasi 50 anni siamo di fronte al fatto che molti uomini vivono “etsi Deus non daretur”, come se Dio non esistesse. Con questa realtà è necessario fare i conti, non si tratta di pessimismo, ma di quel sano realismo cattolico che ha sempre caratterizzato la Chiesa nel compimento della Sua missione: “che si convertano e credano al Vangelo”.

Grazie a uomini come Mons. Gherardini la discussione ha preso quota, alzandosi rispetto ad un andamento un po’ troppo soporifero e privo di quel sano nerbo che, in fin dei conti, è zelo per le anime.




12 commenti:

  1. Consiglio a tutti la lettura del libro di Mons. Gherardini. Non solo per la chiarezza di esposizione ma perché affronta il problema fondamentale: finché non si esamineranno oggettivamente i documenti del VATII e l'Autorità Suprema non interverrà in modo definitivo le questioni non saranno mai risolte. All'uopo servono discussioni serie e approfondite.

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  2. Apprezzo molto l'articolo proposto dalla Redazione, per l'analisi sobria ed essenziale che ha colto i punti più 'caldi' della questione, che per il bene della Chiesa e delle anime dovrebbe rimanere aperta e costituire le premesse del "discorso da fare" per rientrare nell'alveo della Tradizione autentica, cioè non "vivente" in senso storicistico, ma nella continuità evolutiva finora solo proclamata e non ancora dimostrata autoritativamente dal Santo Padre.

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  3. I 4 ultimi libri di Mons Grerardini sono fondamentali sia i due libri sul Concilio Vaticano II sia quelli sulla Tradizione.
    Considero il Contributo di Mons. Gherardini essenziale per dipanare la matassa diabolica sorta intorno alla retta ermeneutica sul Vat. II.
    Importante è il valore della Tradizione nella vita della Chiesa come fonte della Rivelazione accanto alla Scrittura che di per se non contiene tutto il depositum fidei. Mons. Gherardini aiuta a far comprendere come senza la Tradizione le altre fonti della rivelazione cioè la Scrittura e il Magistero non riescono ad assolvere al loro compito.
    L'errore che sta avvelenando la Chiesa è il modernismo che ha agito prima, durante, e dopo il Concilio.
    La Nouvelle Theologie condannata da Pio XII ha diffuso i suoi errori nel Concilio e nel post. Concilio.
    Se non ci liberiamo di questo cancro la situazione peggiorerà sempre di più.....
    Ritengo comunque che questa crisi è salutare perchè è una grande lezione di umiltà per la Chiesa istituzione e per gli uomini di Chiesa che hanno messo l'uomo al centro invece che l'Uomo Dio Cristo Gesù.
    Invito a leggere e diffondere i libri di Mons. Gherardini, per me è un grande.
    d. Bernardo


      

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  4. Mons. Gherardini (ma anche de Mattei, Amerio, Bux, Atanasius Sneider): hanno centrato il cuore del problema:
    La Chiesa non può sbarazzarsi della Tradizione.
    La Tradizione è una fonte della Rivelazione superiore ed antecedente alla Sacra Scrittura che non può essere letta e compresa sensa la Tradizione.
    Per assurdo si può diventare santi senza o con poca Scrittura, ma non senza la Tradizione (cfr. le vite di moltissimi santi....)
    La Tradizione è la vita e la giovinezza della Chiesa........

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  5. .......Nella Tradizione si cela l'opera dello Spirito Santo e senza lo Spirito Santo la Scrittura è lettera morta, la liturgia diventa il teatrino di Bugnini (il piccolo chimico dei riti), la gerarchia una struttura umana come il consiglio di amministrazione di una multinazionale dove ci sono "cordate" ed intrighi sottobanco.
    Più ci lasciamo plasmare dalla Tradizione e più respiriamo il respiro sacro e divino della Vera Chiesa Sposa dell'Agnello mistico che si abbevera continuamente attraverso la Santa Messa al suo fianco squarciato sulla croce e alla piaga del suo Cuore Sacratissimo.
    Senza la Tradizione nasce già morta una "nuova" chiesa di carta, una chiesa che produce spesso parole vuote, preghiere e liturgie che non mettono in contatto con il divino, una morale di precetti che non si ha più la forza di osservare perchè non c'è più l'anima....... 

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  6. .......Senza la Tradizione, la Sacra Scrittura rimane il libro chiuso con sette sigilli che nessuno più capisce.
    Senza la Tradizione la Chiesa è l'ombra di se stessa, un cadavere che non si riesce mai a rianimare nonostante tutte le operazioni pubblicitarie di marcheting a cui si riduce certa pastorale conciliare, istrionica, buffonesca e giovanilista......
    Si parla di Parola di Dio, ma la Parola senza la Tradizione diventa un fiume di parole, carte, documenti prolissi e vuoti, tessere di un puzzle impazzito che non si è più in grado di mettere in ordine e decifrare.......
    questo fu l'errore di Lutero: "sola Scriptura", fu in realtà il tentativo demoniacodi fare a meno dello Spirito Santo in un delirio di onnipotenza, l'onnipotenza di chi crede di giocare con le cose sante che sono di Dio e che nessuno (nemmeno un Concilio) può manipolare impunemente.
    La Madonna ci salverà.
    don Bernardo

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  7. "Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi".......
    Questo è il punto: gli apostoli sono umili interpreti e attuatori di quanto lo Spirito Santo ha già insegnato alla Chiesa e fa parte del depositum fidei.....
    Mentre non si può dire quello che pare e piace, metterlo "democraticamente" ai voti,  e poi appiccicarvi sopra la conferma a posteriori dello Spirito Santo........ come se lo Spirito fosse a servizio delle decisioni umane e non viceversa......

    Inoltre se gli apostoli al Concilio di Gerusalemme avessero letto la dichiarazione "Nostra Etate" penso che in forza della irrevocabilità dell'antica alleanza col popolo ebraico avrebbero devretato di circoncidere anche i pagani convertiti secondo la legge di Mose "mai abbrogata" come insegnano certi teologi di oggi.......   

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  8. Peter Moscatelli19 maggio 2011 14:49

    La Nostra Aetate è da leggere come l'abrogazione della legge mosaica o come le prescrizioni alimentari?

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  9. Se è alla stregua delle prescrizioni alimentari che è tutto questo stracciarsi di vesti se si dice qualcosina che non va a genio ai nostri fraterlli maggiori??? Questo correre a modificare preghiere secolari, per paura di offenderli, mentre loro tirano dritto per la loro strada?

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  10. Finalmente ho capito cos'è la Nostra Aetate, una prescrizione alimentare!

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  11. <span>Mentre non si può dire quello che pare e piace, metterlo "democraticamente" ai voti,  e poi appiccicarvi sopra la conferma a posteriori dello Spirito Santo........ come se lo Spirito fosse a servizio delle decisioni umane e non viceversa......  </span>
    questa - il sovvertimento delle regole, con l'aggravante di attribuire la responsabilità del sopruso, l'abuso del potere umano, un atto di bieca politica rivoluzionaria, allo Spirito Santo, invocando il suo sigillo sul golpe - è la cosa più grave, proterva e blasfema che è avvenuta nel CV2 e ne ha determinato l'andamento, le decisioni, la forma e struttura dei documenti, il loro linguaggio politico AMBIGUO, causa di tutto lo sfacelo della Chiesa che ne è seguito ! ma questo è ciò che la vulgata di regime ha sempre nascosto o raccontato a modo suo, pilotando il pensiero degli ingenui unicamente verso  le "cattive interpreetazioni", la fola che ancora ripetono  i pappagalli....
    Grazie Areki, per la sua santa onestà di sacerdote, fedele alla Verità.

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  12. <span>Mentre non si può dire quello che pare e piace, metterlo "democraticamente" ai voti, <span> e poi appiccicarvi sopra la conferma a posteriori dello Spirito Santo........ come se lo Spirito fosse a servizio delle decisioni umane e non viceversa......  </span>  
    Propio questo procedere umano "politico" - il sovvertimento delle regole, con l'aggravante di attribuire la responsabilità del sopruso, l'abuso del potere umano, un atto di bieca strategia rivoluzionaria, allo Spirito Santo, invocando poi il suo sigillo sul golpe - è la cosa più grave, proterva e blasfema che è avvenuta nel CV2 e ne ha determinato l'andamento, le decisioni, la forma e struttura dei documenti, il loro linguaggio politico AMBIGUO, aperto a tutti i compromessi futuri, in favore dello tsunami modernista,  causa di tutto lo sfacelo della Chiesa che ne è seguito ! ma tutto questo è ciò che la vulgata di regime ha sempre nascosto o raccontato a modo suo, pilotando il pensiero degli ingenui unicamente verso  le "cattive interpretazioni", la fola che ancora ripetono  i pappagalli....  
    Grazie Areki, per la sua santa onestà di sacerdote, fedele alla Verità.</span>

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