mercoledì 16 febbraio 2011

Video dei Vespri in Rito Ambrosiano antico.

E ora un po' di spiritualità ambrosiana! Grazie all'autore del video, e a chi ce l'ha comunicato.
Ecco quindi il LINK a un video dei Vespri della V domenica post Epiphaniam celerbati il 6 febbraio 2011 nella Basilica Santuario di San Girolamo a Somasca di Vercurago (Lecco) in rito ambrosiano antico e canti liturgici ambrosiani e di tradizione orale.

22 commenti:

  1. Peter Moscatelli16 febbraio 2011 13:13

    ... e giustizia vorrebbe che si ricordasse che l'evento non è certamente avvenuto contro la volontà di mons. Manganini.

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  2. Andrea Carradori16 febbraio 2011 14:15

    Bellissimo tutto : dalla splendida liturgia, all'Organo ed  ai mirabili canti ben seguiti !
    Complimenti per una così  solenne funzione !
    A.M.D.G.

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  3. tutto molto interessante !!! ma attenzione alle armonie dei toni salmodici non sempre in regola ! in particolare sulle "finalis "

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  4. Bella l'iniziativa. Lodevole lo sforzo di istruire i cantori, soprattutto se, come penso, arrugginiti da decenni di inattività. Bisogna comunque migliorare la salmodia, che ha un andamento un po' "garibaldino" e moderare il volume dell'organo, correggendo anche gli accompagnamenti non adeguati alla modalità arcaica del canto ambrosiano. Encomiabile la cura del cerimoniale.

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  5. Ma attenzione: non sono stati usati i toni ambrosiani, ma i toni del canto popolare in uso nelle parrocchie.
    I toni ambrosiani sono molto differenti: la cosa più lampante è che sono privi di flexa e mediatio.

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  6. Sì: è vero, ma solo in parte. Infatti qui c'è la cadenza mediana, che nell'ambrosiano non esiste, idem per la flexa. Però il tono VIII è quello gregoriano con l'intonazione ad ogni versetto (ma perché?) e le cadenze sdrucciole/proparossitone all'ambrosiana. Altri toni sono mutuati dalla tradizione tardiva francese, ma tutti, comunque cantati un po' sgangheratamente, senza troppo rispetto per gli accenti tonici, le pause e la distinzione delle sillabe (principio=3 sillabe, anziché principi-o=4 sillabe), ecc.
    E' stata comunque una iniziativa decorosa e coraggiosa, perciò lodevole, ma si può sempre migliorare, se si conoscono i fondamenti musicali.

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  7. Beh, è un coro di parrocchia... non si può pretendere tutto. 
    Io so che sono toni popolari, e credo che volessero rappresentare la situazione delle parrocchie.... E' vero che i salmi non si intonano sempre...ma è vero anche che lo fanno anche le Romite Ambrosiane...e in modo sistematico (o almeno, quando le ho sentite io sempre)... quindi non escludo proprio che lo facessero nelle parrocchie...sarebbe interessante approfondire...

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  8. Mi spiace, sarebbe bello, ma Somasca è in diocesi di Bergamo nonostante il rito ambrosiano rimasto dopo un effimero tentativo di omogeneizzazione (con tanto di cambio di Messali e Lezionari).

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  9. Alcuni chiarimenti principalmente a Benedetto e J. I Vespri in questione sono stati organizzati nell'ambito di un progetto di documentazione del canto liturgico di tradizione orale in area ambrosiana, che intende documentare come si cantava un tempo nelle parrocchie rurali e montane. In quelle cantorie, come si può dedurre già da questo esempio, si cantava sostanzialmente: a) melodie propriamente ambrosiane; b) melodie e toni "popolari", di tradizione orale; c) canti polifonici semplici, d'autore, appartenenti a un repertorio pensato per questo tipo di cantorie. Le melodie che ho chiamato "propriamente ambrosiane" presentano spesso numerose varianti sia melodiche sia nella distribuzione delle note sul testo rispetto a quanto si trova nei moderni Antifonari Sunol/Schuster e Turco; a una prima analisi (ma potremo essere più precisi a ricerca conclusa), ciò sembra dovuto al fatto che esse riflettono una situazione precedente a questi libri, che hanno porbabilmente influito in misura molto limitata sugli usi di canto ingià in vigore, tramandati a memoria; l'esempio lampante è appunto la salmodia, che si serve di modalità piuttosto simili a quelle "gregoriane", dal momento che anche in area ambrosiana ilo caratteristico modo di salmodiare milanese (senza cadenza mediana ecc.) era da secoli venuto meno e fu ripristinato appunto solo con i libri Sunol/Schuster; per capirci, prima di allora ovunque in diocesi si salmodiava alla romana. Dal momento che la ricerca intende documentare fedelmente la realtà musicale e lo stile di canto delel parrocchie rurali e montane (che riflette, come potete ben sentire anche dalle secondfe voci in terza che si sentono ad esempio nel Magnificat, i modi del canto popolare tipico dell'arco alpino), si è voluto assolutamente conservare tutti questi tratti caratteristici, vocalità "spiegata" compresa; certo si sarebbe potuto "correggere", ma ciò avreebbe starvolto ciò che invece si intendeva documentare con esattezza. Un fatto singolare, rimarcato da J, è che la reintonazione ad ogni versetto anche nei salmi (e non solo nei Cantici), si trovi sia nella tradizione popolare sia presso le Romite Ambrosiane. Questo si spiega col fatto che le Romite furono curate sotto l'aspetto canoro da mons. Moneta Caglio, il quale propugnava la teoria che fosse caratteristica della salmodia ambrosiana la reintonazione a tutti i versetti salmodici , a dir il vero con argomentazioni piuttosto singolari e tutt'altro che probanti (cfr. Antifonale Ambrosiano per l'Ufficiatura delle Quattro Settimane, NED, 1985, pp. XI-XII); infatti tale pratica non fu mai adottata in Duomo, ma riuscì a inculcarla alle Romite. Tornando alla questione delle versioni melodiche "popolari" di melodie tipicamente ambrosiane, un grande aiuto verrà dallo studio degli Antifonari tardivi, dal '500 in avanti; tenete presente che Milano non ha mai stampato il suo Antifonario fino all'ed. Sunol (Messa e Vespri), prima della quale ci fu solo un'edizione curata da due canonici del Duomo nel 1898, con scarso esito pratico; quindi c'è una miriade di manoscritti "tardi" nei quali posso già dire che le melodie sono spesso abbreviate, modificate ecc.: il confronto fra le versioni "popolari" non dovrà quindi avvenire con i codici medievali, ma probailmente con questo genere di fonti. Spero di essere stato chiaro e restoa disposizione per ulteriori chiarimenti e discussioni interessanti come queste!

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  10. Già che ci siamo consiglio a tutti di ascoltate il Magnficat... veramente magnifico (dal minuto 26 ca.), splendido esempio della nostra tradizione liturgico-musicale "popolare".

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  11. il problema è proprio quello : di aver insegnato per decenni tutto il repertorio detto "gregoriano" vedi toni salmodici e altro in modo non corretto . questo è successo in ogni parrocchia ! ma visto che si vuole rivalutare il tutto si faccia in modo corretto !!!! personalmente conosco le modulazioni dei toni salmodici e semplicemente ho osservato quelle piccole defezioni , poi è difficile correggere errori fatti per decenni . Nella mia parrocchia è stato difficile ad esempio rivedere la MESSA DE ANGELIS ! Non vi dico quanti errori

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  12. Calma, valter, la faccenda va affrontata più serenamente. Bisogna distinguere le varie situazioni. Nelle parrocchie rurali e montane quello che si cantava non era "sbagliato". Erano chiese che ovviamente non potevano permettersi una cappella musicale e spesso nemmeno un organista, per cui è successo un fenomeno di estremo interesse: le melodie gregoriane, o, nel nostro caso, ambrosiane, hanno avuto una sorta di processo di inculturazione, mediante il quale sono state per così dire ricreate dal popolo e sono divenute per tanto vero e proprio canto "popolare". Per di più i canti, tramandati in modo essenzialmente orale, hanno assunto nei diversi luoghi delle varianti peculiari: l'esempio fatto da valter l'ho riscontrato anch'io con sorpresa, perfino la Messa degli Angeli presentava varianti da luogo a luogo. Ma sarebbe sbagliato liquidare questo fenomeno come una degenerazione ecc. E' successo qualcosa di molto simile a quello che si può vedere nei manoscritti medievali: non c'è un manoscritto di gregoriano uguale all'altro. Questo perché si cantava sì le stesse melodie, ma, proprio in ragione di una tradizione che rimase principalmente orale anche dopo l'avvento del rigo, con varianti dovute alla tradizione locale. Quindi bisogna stare attenti a "correggere": un conto è quando ci si trova davanti a una cantoria che sbaglia a leggere le note scritte, un conto è quando si è di fronte a realtà come quelle sopra descritte. Per fare un esempio, se tu senti il Quoniam iniziale dei Vespri sentirai che a un certo punto c'è una variante melodica che, seguendo l'Antifonale Sunol/Schuster sarebbe da correggere; mentre si tratta di una lezione forse migliore, testimoniata da vari codici antichi. Quindi attenzione che una giusta preoccupazione di omogeneizzare il canto non  distrugga interessantiissimi fenomeni legati alla tradizione orale. E attenzione che l'ansia di correggere qualche nota non ci porti a dire ai cantori che hanno sempre sbagliato, cantato male ecc. xè questo spesso non è vero (nella prospettiva sopra spiegata). DFimentichiamoci che nel campo del gregoriano e dell'ambrosiano si possa sempre risalire con sicurezza a una versione "giusta". Tanto per fare un esempio banale: un canto celeberrimo e diffusissimo come la Salve regina, composto sul finire del sec. XI, quindi dopo che eras stato inventato il rigo musicale, presenta un numero davvero incredibile di varianti da manoscritto a manoscritto. In sostanza il messaggio è: in una cantoria propriamente detta correggere senz'altro quando sbagliano a leggere le note, ma in cantorie o gruppi spontanei popolari, che conoscono i pezzi per tradizione orale, si vada con prudenza, per non cancellare testimonianze invece interessantissime che rappresentano una rielaborazione musicale specifica, che non  può essere misurata col metro dell'altra. Si tenga inoltre presente il fatto che, come ho detto, le fonti di riferimento non erano le nostre! E non si deve cancellare la storia: un conto in cori professionali ecc. , ma non distruggiamo la tradizione di canto orale, con la quale per secoli è stata espressa la fede di queste comunità. Fra parentesi, caro Valter, mi piacerebbe avere le varianti con cui i tuoi cantori cantavano ( e spero riescano ancora a cantare!) la De Angelis. Grazieeeeeee

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  13. carissimo Ospite, intato grazie per la tua simpatica risposta!!!! 
    Certo che la tradizione orale non è da buttare, per carità ma chi insegnava alle assemblee rurali e montane come la mia ? Il Prevosto di felice memoria ! Ecco chi non ha portato i miei avi muntagnin (montanari ) a cantare le melodie della santa chiesa !! Un conto è la melodia sacra di stampo popolare,un conto è la tradizione della chiesa fatta anche di varianti medioevali. Il Graduale triplex ad inizio 900 era già stato completato dai monaci di Solesmes quindi perchè continuare ad usare quei Liber Usualis non sempre corretti ?        Comunque sono convinto che il mio Prevosto di felice memoria al posto di ridere o criticare il maccheronico gregoriano dei suoi parrocchiani e confratelli BATTUTI BIANCHI della confraternita di S.Croce poteva insegnarlo meglio . per tornare alla cantoria che dirigo ben presto ha cancellato dalla memoria quelle "svirgole" !? Così come la Salve Regina eseguita insieme al In Paradisum alle esequie cantate forse non con suoni celestiali come il link delle Certosine ma almeno corretto . Grazie e te per l'interessante confronto che spero costruttivo

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  14. L'ospite precedente ero io, a volte esce il nome a volte no, boh. Scusa Valter, un'ultima precisazione, anzi due. Il confine fra i due campi che delinei - melodia sacra di stampo popolare e melodia della tradizione ecclesiastica - non sono così netti: appunto perché si ebbe questa opera di rielaborazione delle melodie ecclesiastiche (insomma per intenderci del gregoriano opp. dell'ambrosiano qui in diocesi milanese), per così dire re-interpretate secondo la sensibilità e lo stile di canto popolari. Era l'unico modo che avevano per cantare e quindi è un fenomeno che non solo non mi scandalizza, ma mi commuove, perché è stato il modo con cui tante generazioni che ci hanno preceduto hanno cantato nel modo che sapevano la loro fede, magari semplice ma spesso molto più autentica di quella di tanti sapienti. Idem per il latino: dalla mia esperienza magari storpiavano qualche parola ma capivano il senso profondo di ciò che stavano facendo. Per di più c'è il fatto che, come ti dicevo, nemmeno in Duomo, fino alla riforma Schuster, si cantava il "vero" ambrosiano: se vedessi come sono rimaneggiate e scorciate le melodie nei codici usati dal '600 in avanti. Ma anche quelle furono riforme e rimaneggiamenti effettuati per certe ragioni storico-ecclesiali che non è qui il posto per illustrare. Insomma, attenzione a vedere la storia del canto liturgico come una sorta di continua decadenza fino alla restaurazione novecentesca xè si perde un po' dio vista la vicenda storica, che è molto più complessa e interessante di quanto si pensi. Infine mi permetterai di bacchettarti sul Triplex: il Gradfuale Triplex è uscito nel 1979! Agli inizi del Novecento era disponibile appunto il Liber Usualis (prima ed. mi pare 1903), che cmq presenta già delle versioni melodiche ben più fedeli ai manoscritti antichi rispetto alle edizioni in vigore fino allora. Mi raccomando: se trovi canti liturgici di tradizione orale sulle tue montagne, prima di correggerli registrali e mandameli! Grazieeeeeeeee!

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  15. Sono convinto pure io che il bisnonno ed il prozio suo fratello facenti parte della confraternita citata avessero imparato quegli "UFFICI " della Settimana Santa con i vari Miserere oggi persi perchè grazie alle riforme sono stati cantati con una fede GRANDE però oggi possiamo fare qualcosa per riportare alle nostre assemblee la vera tradizione . oggi ci sono i mezzi anche nelle piccole comunità come quella a cui appartengo !. Comunque pensa che i miei avi sopra citati si facevano 3 Km a piedi per arrivare in paese per CANTARE gli "UFFICI" alle 4 del mattino dopo che il priore aveva suonato la campana a martello per richiamare i confratelli alla preghiera . Grazie per la bacchettata!!!!!!!!!!!!! HO un bellissimo AVE ROCHE in uso presso la confraternita di san Rocco a cui apparteneva mio suocero interessante dal punto di vista dell'esecuzionedei confratelli ma con musica un pò diversa !!!!!!!!!!!!!!! Mà !?! grazie e fammi sapere dove posso mandarlo appena riesco a registrarlo

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  16. Grazie mille! dove vive lei? se trovasse delle persone anziane che ricordano altri pezzi un tempo in uso nella Messa e nell'Ufficio, nei riti della Settimana Santa, dei Defunti ecc. sarebbe bellissimo poterli documentare; i nostri riferimenti li trova sul sito www.artemusicfestival.it
    Grazieeeeeeee

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  17. Sono grato ad Angelo e a Valter 66 di avere approfondito la questione del canto ambrosiano/popolare. In rapporto al progetto di documentazione del canto liturgico popolare in area ambrosiana, l'esecuzione di Somasca trova legittima giustificazione. Bastavano però due parole di presentazione per rendere ancora più stimolante l'ascolto. Oppure era una strategia per stimolare il dibattito? Le problematiche accennate sopra sono grandi come una casa e a tutt'oggi irrisolte. E' giusto continuare ad indagare. Pur non essendo ambrosiano, avevo fiutato il taglio popolare, anche dal modo di aggirare la difficoltà delle antifone sostituendone il canto con dei moduli recitativi usati anche in ambito romano. Per quanto riguarda la "Salve Regina" non vorrei che si confondesse quella autentica, cosiddetta solenne, di epoca medievale, variamente attribuita nel testo e nella melodia, da riservarsi ad un coro ben preparato, con l'altra, detta semplice, del XVII secolo, composta dagli Oratoriani di Parigi, e cantata ancor oggi dal popolo. Questa non è più, propriamente, canto gregoriano, come tutte le altre antifone finali mariane, ma canto fratto, e, a rigore, andrebbe eseguita mensuralmente. La più distante di esse dallo stile gregoriano è senza dubbio la "Regina caeli", dove la melodia si modella apertamente sugli accenti della pronuncia francese. Per la "Salve Regina" antica, però non darei troppa importanza alle varianti presenti nei codici. Si tratta di un canto di appendice alla Liturgia, extracanonico per molti secoli. Era normale che ogni Ordine religioso vi apportasse delle modifiche. Abbiamo così, accanto alla versione Romana, quella Monastica (benedettina), la Cistercense, la Domenicana, la Francescana e altre persino con lunghi tropi. Esistono studi ben documentati sul percorso di formazione e sviluppo di questa stupenda melodia, per cui credo si possa affermare che la più vicina all'originale sia quella Monastica (con o senza bemolle?). Una giustificazione delle varianti melodiche risiede anche nell'epoca tardiva di composizione (che non è più quella del fondo primitivo:VIII-IX secolo circa), in  cui il mensuralismo imponeva di cambiare l'interpretazione ritmica tradizionale. La "Missa de Angelis" non deve essere presa a pretesto di teorie di comodo. E' un centone di pezzi, anche belli, di varia provenienza, come si vede facilmente dalla datazione apposta nei libri. Di gregoriano vero, tuttavia,  non c'è proprio niente. Ogni pezzo ha una storia a sé stante, ma tutti appartengono in qualche modo al genere del canto fratto. Anch'io ho visto un corale del Seicento con questa Messa  molto, ma molto arrangiata. In particolare gli amici lettori sapranno che il "Sanctus" è l'adattamento della melodia "O quam suavis", Ant. al Magn. dei primi Vespri del Corpus Domini, che  a sua volta è l'adattamento della più antica e un tempo celebre antifona "O Christi pietas" della festa di San Nicola. Ogni Capitolo e ogni Convento arrangiava come voleva o come poteva questi canti, di genere più devozionale che liturgico, per cui non ci si deve meravigliare delle varianti. Meno ancora si deve inferirne che il gregoriano del fondo primitivo non avesse una linea definita. Bisogna distinguere tra Ordinarium e Proprium, tra genere e genere: una cosa è un canto del solista (come il Tractus), altra cosa un canto della Schola (Introitus). Varianti ce ne solo, ma di lieve entità, dovute per lo più a sensibilità interpretativa diversa, applicata a neumi in campo aperto che si preoccupavano solo del ritmo. Le varie regioni europee hanno poi declinato in modo diverso le melodie e le hanno corrotte, proprio quando alla tradizione orale si è sostituita quella manoscritta diastematica! Il [...]

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  18. ... Ad ogni modo, io ritengo che, se da un lato è giustissimo censire e registrare le forme di canto popolare, dall'altro è bene non canonizzarle, dimenticando che queste forme popolari sono dovute spesso all'impreparazione e all'approssimazione superficiale del clero. Poiché non sono più giovane, ricordo che da bambino, per fare un solo esempio, sentivo cantare nelle chiese della mia città il "Tantum ergo" nel modo primo. La linea melodica e il ritmo variavano da chiesa a chiesa, da prete a prete. Non mi si venga a dire che ciò dipendeva da varianti nei codici! Quando cominciai a studiare musica e mi accinsi ad accompagnare le funzioni all'organo, mi resi conto che nessuna melodia, tra le tante eseguite, corrispondeva a quella pubblicata nei libri di Solesmes, né la versione romana, né quella monastica. Decisi di lasciare perdere e di insegnare quella in modo terzo. Ora non si canta più né questa , né quella.
    Scusate la lungaggine.
    Concludendo: alla luce di quanto sta accadendo a Roma e altrove per ostacolare la tradizione liturgica, penso sia urgente affrettarsi a celebrare e a cantare in rito antico coi mezzi che si hanno a disposizione, non importa se popolari o filologici, corrotti o corretti che siano. L'importante è salvare il salvabile e salvare, soprattutto, la fede.
    Buon lavoro.

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  19.  A dire il vero non pensavo di creare un dibattito tra l'altro MOOOOOOLTO interessante. Timidamente ho dato il mio contributo di esperienze liturgico musicale e ne è uscito un piccolo trattato !! Grazie a Voi . Personalmente amo in modo profondo la tradizione liturgica e le pratiche religiose anche ormai in disuso . Se vi può far piacere nella mia parrocchia ( in Piemonte e precisamente in prov di Cuneo diocesi di Mondovi ) ogni terza del mese si svolge dopo la messa "grande" la processione interna alla chiesa con tanto di baldacchino e priori delS.S. Sacramento in onore di Gesù Eucarestia con benedizione eucaristica. Ovvio il Pange Lingua e Tantum Ergo eOremus . Ringrazio vivamente Angelo che saluto con riverenza e Benedetto per le precisazioni . Al prossimo interessante Blog. Valter del 66

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  20. Discussione interessante. Da un punto di vista cerimoniale vorrei far notare che il colore delle domeniche post Epiphaniam in ambrosiano (come in Romano, per una volta) è verde. Mancavano i paramenti?

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  21. Esatto! Non essendoci un parato completo verde, si è usato il bianco/oro che può sostituire gli altri colori in q. casi.

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