martedì 31 agosto 2010

Non praevalebunt!

Segnalata cortesemente da un nostro lettore in un suo commento al post precedente.
Pubblichiamo volentieri questra notizia, a conforto di tutti, a seguito delle recenti preoccupazioni e riflessioni che ci hanno turbato in queste ultime 48 ore.
Si tratta di un pellegrinaggio (26-28 agosto 2010) compiuto sulle orma di Sant'Agostino (di cui si è celebrato proprio il 28 u.s. la memoria ligurgica) da un nutrito gruppo di musulmani originari del NordAfrica, che si son convertiti al cattolicesimo. Nell'articolo che segue, i dettagli, confortanti, dell'opera dello Spirito!
La speranza cristiana e la fede certa che Egli è con noi, "fino alla consumazione dei tempi" (Mt 28,20) sia di sostegno, ci sproni, e ci infiammi nella carità (che non vuol dire remissione nè lassismo). Anche la correzione e l'evangelizzazione di chi erra è atto di carità, per portare l'errante sulla retta Via, per fargli conoscere la Verità, e dargli la possibilità di scegliere la Vita!
Per i francofoni che volessero conoscerli meglio, il sito è qui al link

Questi nostri nuovi fratelli in Cristo si stanno organizzando in Francia a livello diocesano; a quanto pare i vescovi (almeno alcuni) incominciano a capire la necessità di accogliere chi si vuole convertire. Già questo è un grande cambiamento positivo.
Gli organizzatori vorrebbero portare questo movimento anche in Italia. Si raccomandano i lettori del blog di pregare per questa intenzione. Chi avesse voglia anche di partecipare personalmente può contattare uno dei responsabili scrivendo a cardinalschuster@gmail.com
Si invita anche a pregare per un giovane sacerdote gesuita, don Alexy, che sarà parroco di Ankara (Ancira).

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Cristiani e musulmani dall’Algeria in Italia sulle orme di sant’Agostino
Fra di loro vi sono musulmani convertiti e due catecumeni. Essi vogliono pregare perché la Chiesa accolga i musulmani che vogliono ricevere il battesimo. Una croce berbera a ricordo del pellegrinaggio a Milano (dove Agostino ha ricevuto il battesimo) e a Pavia (dove è la sua tomba). La novena di preparazione.
Roma (AsiaNews) – Un gruppo di cristiani e musulmani provenienti da Algeria, Marocco e Francia hanno programmato un pellegrinaggio sulle orme di sant’Agostino, loro conterraneo, che li porterà a Milano e a Pavia, dove riposano le spoglie del santo nordafricano di Ippona. Nel gruppo vi sono diversi musulmani convertiti al cristianesimo, alcuni da 40 anni, altri da poco più di un anno.

È la prima volta che dei cristiani dell’Africa del Nord organizzano un simile pellegrinaggio. Esso li porterà dal 26 al 28 agosto, a Milano, dove Agostino è stato battezzato da Ambrogio nel 387, fino a Pavia, nella basilica di san Pietro in Ciel d’Oro (v. foto), dove si conservano i suoi resti, in tempo per prendere parte alle celebrazioni locali, in occasione della festa del santo il 28 agosto.

Il gruppo desiderava da tempo compiere il pellegrinaggio e avrebbe voluto aggiungere anche una visita e un incontro col papa. Fra i pellegrini, 17 sono di origine nordafricana, 14 sono dei convertiti dall’islam e due sono catecumeni. Vi è anche un futuro seminarista; altri 10 sono di origine francese, tutti accompagnati dal p. Alexis Doucet, s.j.

Per l’occasione è stata coniata una medaglia che riproduce una croce berbera, che verrà consegnata ai partecipanti alla fine del pellegrinaggio.

Fra le espresse intenzioni del pellegrinaggio vi è quella che “i musulmani che hanno udito la chiamata del Signore Gesù non siano impediti ad entrare nella Chiesa”. L’intenzione si riferisce ad alcuni episodi avvenuti in Francia e in Algeria, in cui diversi musulmani che volevano ricevere il battesimo, sono stati impediti da sacerdoti e vescovi, timorosi delle conseguenze e pieni di troppe cautele.

Il pellegrinaggio sarà preceduto da una novena di preghiera a Dio, con le parole di sant’Agostino, il cui testo è riportato sul sito.

Il pellegrinaggio è organizzato dall’associazione Notre-Dame de Kabylie, la Saint-Augustin di Nantes, il gruppo Myriam Baouardi et Charles de Foucauld di Albi/Toulouse.

Avvenire: "Europa islamica nel 2050? Previsione non campata in aria." avverte p. Samil Khalil S.I., "Dobbiamo svegliarci!"

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Dopo che il Papa è stato "respinto" (se pur prima invitato) dall'Università LaSapienza di Roma, perchè ritenuto ospite sgradito da alcuni studentelli che avevano protestato in nome di una pretesa lesione al becero laicismo, ecco che nessuno ha alzato un grido per le violazioni del laicismo/laicità, impunemente commesse dalle lezioni sul corano e dalle esortazioni alla conversione, tenute da Gheddafi.
Lezioni tenute, non richieste, nel corso di un viaggio politico.

E il laicismo? O meglio, se preferite, la laicità tanto amata e difesa, questa volta non sarebbe stata violata? E gli studentelli de LaSapienza, dov'erano, questa volta?


Forse a godersi la parata dei cavalli berberi in onore dell'ospite? I paladini del libero pensiero, del pensiero scevro da ogni malefica e oscurantista influenza clericale, dov'erano? (sarebbe ironico scoprire che alcune delle hostess assunte per compiacere il Colonnello e formare l'auditorio alle sue lezioni, siano studentesse universitarie della Sapienza e che magari hanno protestato anch'esse per la visita del Papa).
Nessuna protesta formale. Solo poche le critiche dal mondo politico: ottima quella del ministro Carfagna che diserta la cena insieme con il ministro Meloni, che denuncia: «Fastidiosi i suoi continui richiami alle nostre ragazze». Il Leghista Zaia reagisce: «Vada a islamizzare a casa sua». E anche la stampa araba lo critica: «Uno sbaglio le lezioni del colonnello sull'Islam».
Ieri proteste davanti alla Caserma di Tor di Quinto: ragazze e ragazzi qualunque hanno sfilato con un libro in mano, di donne che hanno contribuito alla cultura italiana.
Oggi la Padania titola: "
L'Europa sia cristiana" Il quotidiano della LegaNord ha preso posizione dopo la visita di Gheddafi in Italia e le sue esternazioni sull’Islam. Il professor Del Valle spiega: «Il rischio concreto si chiama Turchia, vero cavallo di Troia dell’espansione islamica». Il quotidiano sintetizza la posizione del Carroccio dopo le frasi del Colonnello: «Si preoccupi di garantire in Libia i diritti di cui gode lui ogni volta che viene nel nostro Paese».
Su FaceBook è nato un gruppo, fondato da Gioventù Cristiana, chiamato: L’Europa è cristiana, non musulmana (con già quasi 1700 amici in meno di 24 ore).
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Attesa (se pur timida) ed esplicita presa di posizione del giornale dei Vescovi italiani, contro lo show di Gheddafi che, nel suo fondo, il direttore Marco Tarquinio (nella foto) definisce, giustamente, "incresciosa messa in scena", riferendosi all'inopportuno e urtante "spettacolo di proselitismo" del Colonnello.
Chi volesse leggere l'articolo che, dopo considerazioni all'insegna del politicamente corretto e del buonismo "interculturale", passa a rivolgere opportune critiche per i fatti stigmatizzati con dispiaciute considerazioni, può trovarlo nella versione integrale sul sito del quotidiano Avvenire.it.

L'editoriale termina con una chiosa, che suona come stilettata inferta ai tanto spavaldi (quanto "ignoranti") sostenitori dell'islam moderato (che non separa politica dalla religione) e quelli fieri della "laicità" dello Stato.


Proponiamo alcune frasi, tratte dall'articolo di fondo del quotidiano di oggi (31.08.2010)

"...Ma anche con momenti incresciosi e urtanti. Come l’incontro per una sessione di propaganda islamica (a sfondo addirittura europeo) tra il leader libico e hostess appositamente reclutate. Messa in scena organizzata, quasi di soppiatto, un anno fa e questa volta lanciata, invece, come spettacolare prologo agli incontri più strettamente politici con le autorità italiane.
Viene da chiedersi – e tanti, in effetti, se lo sono chiesti – a quale leader d’un Paese di tradizione e maggioranza cristiana sarebbe stato concesso di predicare e battezzare in un Paese di tradizione e maggioranza islamica. Anche se è una domanda insensata. Prima di tutto, perché ai politici cristiani mai verrebbe in mente di farlo e, subito dopo, perché neanche a preti e missionari cristiani viene consentito di farlo mentre ai cristiani semplici (che siano lì per lavori servili o per affari o per prestazioni professionali qualificate) è addirittura interdetto – tranne che in poche eccezioni – di proclamarsi tali a parole e segni.
Nella tollerante e pluralista Italia, in questo nostro Paese di profonde e vive radici cristiane e capace di una positiva laicità, nella Roma cattolica, Gheddafi ha potuto invece fare deliberato spettacolo di «proselitismo» (anche grazie a un TG pubblico incredibilmente servizievole e disposto a far spiegare alle otto di sera della domenica che il colonnello ha esercitato il «dovere» di «ogni musulmano: convertire» gli altri). Non sapremmo dire in quanti altri Paesi tutto questo avrebbe avuto luogo o, in ogni caso, avrebbe avuto spropositata (e stolida) eco.
Probabilmente è stato un boomerang, una dimostrazione di quanto possano confondersi persino in certo islam giudicato non (più) estremista piano politico e piano religioso. Certamente è stata una lezione. Magari pure per i suonatori professionisti di allarmi sulla laicità insidiata..."
Marco Tarquinio. - Copyright 2010 © Avvenire.

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Ma il "pezzo" più significativo che vogliamo segnalare è questa intervista che, con l'autorevolezza del professore p. Khalil Samir, S.I.

Egiziano, famoso esperto di islam, riporta la giusta attenzione su quelle affermazioni di Gheddafi che, davvero troppo provocatorie, son troppo sottovalutate. "Vanno prese sul serio", avverte, "non son campate in aria".

Il padre gesuita è serio, lancia un allarme a tutti i cristiani di buona volontà e un monito ai governanti!

Le sue considerazioni sono gravi e fanno riflettere anche sull'eventuale (e da noi temuta) ingresso della Turchia in Europa: "I demografi prevedono che entro il 2050 un quarto della popolazione europea sarà islamica. Se il trend non cambia l’Europa un giorno si ritroverà abitata in maggioranza da musulmani. E di fatto, se la Turchia entrerà nella Ue, ciò significherà che un grosso pezzo del mondo islamico, almeno a livello sociologico, farà parte dell’Europa. C’è poi il fattore culturale: nel nostro continente diminuisce progressivamente la pratica cristiana, dilaga l’indifferentismo religioso ed il cristianesimo viene spesso deriso e osteggiato mentre l’islam diventa sempre più propagandistico e intollerante." (confermando la terribile previsione diffusa col video al nostro post).

La sua origine egiziana, e la sua appartenenza alla Compagnia (non certo tradizionalisa chiusa al dialogo interreligioso) proteggono la figura autorevole di p. Khalil Samir da ogni eventuale pregiudizio nei suoi confronti. Sa quello che dice, in modo competente ed obiettivo, ahinoi!E questo rende più convincenti e pesanti le sue considerazioni. E il suo grido: "Dobbiamo svegliarci: quale Europa vogliamo?"

[il sottolineato e il grassetto son nostri.]
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Avvenire - 31 agosto 2010
IL RAIS A ROMA di Luigi Geninazzi. (link)
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«Gheddafi e Islam? Va preso sul serio»

[...] «Lo spettacolo sarà anche un po’ ridicolo ma quel che ha detto Gheddafi a proposito di una futura Europa musulmana va preso terribilmente sul serio». È l’opinione di Samir Khalil Samir, islamologo di fama internazionale. Gesuita di origini egiziane, padre Samir è docente al Pontificio Istituto Orientale di Roma, alla Cattolica di Milano e all’università di Beirut, impegnato nel dialogo interreligioso e consulente del Vaticano. E sul presidente della Jiamahiria ha un giudizio molto chiaro.

Gheddafi arriva a Roma e dice che l’islam, prima o poi, sarà la religione d’Europa. Se uno andasse a Tripoli e invitasse i cittadini libici ad abbracciare il cristianesimo cosa succederebbe?
"Scoppierebbe il finimondo ed il malcapitato predicatore verrebbe immediatamente arrestato e condannato per il reato di proselitismo. In Libia, così come in ogni altro Paese islamico, non ci puoi neanche metter piede se sei sospettato di voler esercitare un’attività missionaria. Ma quel che è vietato ai cristiani è un dovere per i musulmani. Non soltanto per i singoli credenti ma anche per gli Stati. [...]"

Qualcuno la considera una buffonata, qualche altro una provocazione. Lei come la vede?
"Iniziamo col dire che Gheddafi è abituato a tenere simili discorsi. L’ultima volta l’ha fatto davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 23 settembre dello scorso anno. [...] i popoli musulmani lo ammirano perchè predica il Corano a tutto il mondo.[...] Nei suoi incontri romani ha affermato che l’islam è l’ultima religione rivelata e che per questo ha cancellato il giudaismo e il cristianesimo. Nessun musulmano lo può contraddire."

Ma ha pure aggiunto che l’Europa è destinata a diventare islamica. Va preso sul serio?

"Diciamo che si tratta di una previsione non certo campata in aria. Ed io starei attento a liquidarla come una boutade di poco conto. Guardiamo ai fatti. Gli europei hanno un tasso di natalità molto basso, in media l’1,38%, vale a dire la metà di quello degli immigrati di provenienza extracomunitaria, in gran parte musulmani.

I demografi prevedono che entro il 2050 un quarto della popolazione europea sarà islamica. Se il trend non cambia l’Europa un giorno si ritroverà abitata in maggioranza da musulmani. E di fatto, se la Turchia entrerà nella Ue, ciò significherà che un grosso pezzo del mondo islamico, almeno a livello sociologico, farà parte dell’Europa. C’è poi il fattore culturale: nel nostro continente diminuisce progressivamente la pratica cristiana, dilaga l’indifferentismo religioso ed il cristianesimo viene spesso deriso e osteggiato mentre l’islam diventa sempre più propagandistico e intollerante."

Mentre noi, permettendo a Gheddafi di tenere il suo discorso a Roma, abbiamo dato una bella dimostrazione di tolleranza...
"È così, e lo dico senza alcuna ironia. Anche se mi permetto di notare che Roma non è Hyde Park ma la capitale del cattolicesimo. Io penso che dobbiamo fare i conti con la provocazione lanciata da Gheddafi. Dobbiamo svegliarci: qual è l’Europa che vogliamo? Ha un valore e un’influenza solo economica?"

Forse è proprio per questo che Gheddafi a Roma può dire quel che vuole sull’islam: la Libia è un importante partner economico dell’Italia, meglio non contrariarla...
"Capisco queste considerazioni, ma dobbiamo agire con coerenza. Non possiamo riempirci continuamente la bocca di belle parole sui diritti umani quando ci rivolgiamo all’interno dell’Europa, e poi far finta di niente con un capo di Stato straniero che è al potere da 41 anni e spesso ha mostrato disprezzo per i dirtti fondamentali della persona umana. Lo ha dimostrato anche recentemente con centinaia di eritrei rinchiusi nei campi di detenzione. Lui non parla solo di affari, si atteggia a predicatore dell’islam. Qualcuno gli faccia notare che per noi gli affari non sono tutto."
Luigi Geninazzi -
Copyright 2010 © Avvenire
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sulla vita di p. Samir si veda wikipedia.
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"Cristiani, reagite alla sfida dell'islam!"; è il grido di allarme echeggiato al Sinodo Europeo dei Vescovo tenuto in Vaticano nell'ottobre del 1999.
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Sullo stesso delicato e serio argomento, si porta all'attenzione dei lettori anche quest'altra intervista del 2004 a p. Samil Khalil, e quelle collegate, sul sito di CulturaCattolica.it fonte Avvenire.
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Per un'analisi del fenomeno rapporto Islam-Cristianesimo si legga qui, con buona pace dei sostenitori del dialogo forzato e impossibile, in nome dello "stesso" Dio (che stesso non è affatto!). "Non dialogo, ma rispetto" dice Benedetto XVI.

I malintesi del Concilio: già nel 1967!

Un cortesissimo lettore ci fa l'onore di inviarci non solo una gradita mail di apprezzamento, ma anche la recensione di un testo rivelatore, poiché mette in guardia contro le disinterpretazioni del Concilio nel... 1967. La deriva era già ben cominciata, prima ancora del mitico '68. Ecco qui il testo della mail e della recensione:

Gentile redazione di Messainlatino,

prima di tutto volevo farvi i complimenti per il vostro lavoro e incoraggiarvi a continuare su questa strada; siete un dono della provvidenza!!! [Caspita! Qui si esagera...] Continuate ad annunciare e a gridare al mondo la verità!!

Leggo sempre con molto piacere tutti i vostri interventi sul Blog che in questi tempi sono uno spiraglio di luce e di serenità in questa vita ecclesiale che si trova oramai allo sbando. Sostenete con forza e coraggio il Magistero del Santo Padre Benedetto XVI, che Dio lo conservi e lo protegga "ad multos annos" [Amen!].

Io lavoro come bibliotecario e archivista per un ente religioso e tra le migliaia di volumi che mi trovo a catalogare ho trovato una pubblicazione molte interessante, "Concilio senza malintesi".

L'autore, un gesuita morto qualche anno fa, un certo Padre Aldo Aluffi, metteva in guardia, prima di tutti i sacerdoti e religiosi, di non fraintendere i documenti conciliari e le loro affermazioni!!!

E siamo già nel 1967!!! Io vi allego un'estrapolazione di questo lavoro, se lo ritenete valido da pubblicarlo sul Blog fate pure.

Vi ringrazio ancora per la vostra attenzione e rinnovo i miei più sentiti ringraziamenti per il vostro prezioso lavoro, che Dio vi benedica.

Pier Luigi

Concilio senza Malintesi
La dinamica del Concilio esaminata a fondo
contro le deviazioni di oggi

di Padre Aldo Aluffi s.j.
Ed. Paoline, 1968

Circolano tante idee che minacciano di sviare la stessa impostazione del rinnovamento. Notiamo che perfino la dinamica conciliare, nella sua estrema ricchezza di azione e di pensiero, può facilmente indurre a deviazioni. L’autore inizia così a esporre false interpretazioni e a farne la diagnosi, percorrendo le novità più evidenti del Concilio Vaticano II: rinnovamento, apostolato, dialogo, personalità, libertà, valori umani, movimento eucaristico. Conclude la sua presentazione con le seguenti parole: “Nostra intenzione era solo questa: metterci alle varie svolte essenziali della vita cristiana e, con in mano il testo del Vaticano II, additare, con voce modesta, quello che, per nostra esperienza, crediamo il cammino giusto”.

Afferma:
Sì al rinnovamento eucaristico, ma non nel rinnegamento del passato.
Sì al rinnovamento, ma da realizzare in noi, più che fuori di noi.
Sì a una carità a dialogo, ma senza cadere nello spirito della critica e della rivolta.
Sì a un’obbedienza-dialogo, ma senza sostituirsi all’autorità.
Sì al dialogo ecumenico, ma senza compromessi con la verità verso i lontani.
Sì al mondo e ai valori umani, ma nella prospettiva di un’ascetica cristiana.
Sì alla partecipazione attiva alla Messa, ma più con l’animo che con la sola bocca.

A riguardo del rinnovamento padre Aluffi si rifà alle parole dello stesso Paolo VI: “Rinnovamento non come strappo alle radici; non azione sovvertitrice, ma rinnovatrice”. Egli volle (Paolo VI) anche dimostrare la necessità del rinnovamento appellandosi ai concetti di vita e di progresso. “La vita è perenne novità; novità di coscienza, novità di virtù, novità di opere, novità di amore… Non vi offenda questo invito (al rinnovamento) quasi supponga nei monasteri un decadimento, è piuttosto un incoraggiamento. Quanto alla pratica siate tenacemente fedeli alle linee maestre della vostra tradizione”. Tutto dunque ci porta a concludere che abbiamo faticato non poco ad assimilare un nuovo modo di pensare sullo stesso concetto di “rinnovamento”. Ci pareva proprio che per rinnovarci, dovessimo rinnegare qualcosa di importante (usi, tradizioni, preghiere, pratiche) che faceva parte del nostro passato religioso. Invece dobbiamo soltanto reintegrarci, aprirci di fronte a nuovi valori, senza cancellare i vecchi; aggiungere nuove componenti a quelle solite. Impostata così la stessa idea del rinnovamento (cioè come integrazione), bisogna non cadere dalla parte opposta, cioè: sentire fastidio del passato. C’è dunque il pericolo di non partire o di partire con troppa precipitazione. Noi per “troppo” qui intendiamo un istintivo disgusto per tutto quello che non ha il carisma della novità, e che ha ancora le radici del passato. Non sottovalutiamo questo rischio. Nei giovani e nelle giovani minaccia di divenire un’ossessione. Basta che un libro sia stato scritto prima del Concilio per doverlo scartare; basta che quella preghiera, quella pratica religiosa, sia anteriori al Concilio, perché non meritino più la nostra fiducia. Da tener molto ben presente che questa idea ce la propina lo spirito materialista imperante oggi. Dicono: il passato è ipocrisia, il passato è il nemico che ci ha sfruttato; il passato (anche se è di pochi anni addietro) è l’era delle caverne! Tra noi queste idee non circolano, ma possono circolare le equivalenti: finalmente ecco il rinnovamento che ci fa buttare a mare le anticaglie! E’tempo di svecchiarsi e camminare con i tempi. Guai se per arroganza di rinnovamento, volessimo demolire gli altri piani sui quali si fonda la nostra consistenza di oggi…. Così per un Sacerdote in una Associazione, in una Parrocchia o in qualsiasi campo di apostolato: non partire dal principio che tutto debba essere soppiantato per il semplice fatto che quello che si faceva prima del Concilio, non è né logico, né giusto.

Il rinnovamento non si fonda sulla “demolizione” ma sull’arricchimento. Se hai un po’ di esperienza, sai quanto è difficile creare una tradizione spirituale. In base a questo principio non sarai di quelli che non curano più né Quarantore, né Confraternite, ecc. perché non rispondono più esattamente ai nostri tempi, ma cercherai di inserire in quelle stesse operazioni spirituali, che durano da secoli, l’arricchimento voluto dal Concilio.

Quanti, entrando nuovi in un ambiente o in un apostolato, hanno commesso l’errore di cancellare quello che fu fatto da altri e ricominciare tutto su basi nuove, facendo tabula rasa del passato.

Oltre all’essere espressione di poca umiltà, ciò è anche segno di poca discrezione. Perciò imposta bene il tuo rinnovamento, quando lo devi vedere da vicino e tu stesso ci sei in mezzo. Il “vecchio” che pensi di soppiantare, non è necessariamente il “passato”, ma forse, con maggior esattezza, è quello che l’ascetica cristiana ha sempre chiamato l’uomo vecchio.

Per quanto riguarda il rinnovamento nel Movimento eucaristico padre Aluffi, descrive questo fatto: “Mi ero accorto che in quella parrocchia, qualcosa non andava. Avevo raccomandato ai piccoli di fare ogni giorno la loro visita a Gesù eucaristico per il buon esito della missione e lo stesso parroco si era mostrato freddo e non mi seguiva nell’iniziativa. Me lo fece capire poi: “Sa, questa visita eucaristica, non è più tanto conforme al movimento liturgico di oggi”, mi disse. Anche a questo modo di pensare bisogna saper reagire con prontezza, come del resto ha fatto Paolo VI nella sua Enciclica Mysterium fidei, dove dice al n° 35: “Durante il giorno i fedeli non omettano di far visita al SS. Sacramento… la visita è prova di gratitudine, segno di amore e debito di riconoscenza Cristo Signore là presente”. Non esagera oggi, (siamo nel 1968!) chi per amore della Messa comunitaria, vorrebbe quasi nascondere il SS. Sacramento e mettere da parte la stessa presenza reale? Padre Aluffi racconta: Entro in una chiesa e vedo la scritta a fianco della porta: “Il SS. Sacramento è nella cripta”. Sicché, in quella chiesa avevano risolto il problema, depositando il Santissimo nella cripta. L’altare era una semplice mensa.

Il vero problema non è mai fuori di noi, ma in noi, non nelle cose, ma nello spirito. Bisogna, anzitutto, guardarsi da una forma di conciliarismo, molto ben precisata da Paolo VI: “Il pericolo è il conciliarismo, cioè un concilio permanente… Alludiamo allo stato d’animo di coloro che vorrebbero mettere in discussione permanente, verità, leggi ormai chiare e stabilite…. Mettere in discussione, mettere in dubbio e sotto inchiesta le cose insegnate, invece di metterle in pratica” (25 dicembre 1966).

lunedì 30 agosto 2010

Messa solenne col Superiore della FSSP a Venezia




Caterina ci fa la cortesia e il dono di raccontarci la giornata di sabato a S. Simon Piccolo (Venezia) con il Superiore della Fraternità San Pietro, Padre Berg. Ecco:

Ho potuto davvero vivere alcuni momenti di grazia! Dopo essermi incontrata con l'amica Gloria, abbiamo anche potuto presentarci e salutare padre Berg prima della Messa, il quale fraternamente e paternamente si è fermato a parlare con noi qualche minuto confermandoci la sua gioia nel trovarsi qui a Venezia e grato anche al Signore per come stanno andando le cose e per le nuove Vocazioni che richiedono, a breve, la nascita di un ulteriore Seminario, padre Berg ci ha chiesto di pregare per questo, e noi volentieri ci sentiamo davvero felici di assumerci questa responsabilità nella supplica al "Padrone della messe"...

Alla Messa non c'eravamo solo noi, ma un nutrito gruppo di oltre 100 persone fra seminaristi e laici provenienti dalla Francia, che si sono uniti per questa occasione, in questa condivisione fraterna.

Così il risultato è stato una Chiesa davvero gremita, si superavano le oltre 150 persone e ciò che ha fatto davvero piacere era l'età molto giovanile dei presenti e di mamme con bambini.

In particolare vorrei segnalarvi questo quadro: davanti al nostro banco arriva una mamma con il marito e i loro tre figli in età scolare elementare, la mamma si prepara, seduta estrae dalla borsa gli strumenti....il breviario per lei, quello del marito e tre piccoli libretti per bambini, in copertina il sacerdote con il Santissimo Sacramento, il tutto in lingua francese (da quel che ho compreso), appena sistemati i figli e i libretti, la mamma si mette in ginocchio, i tre figli la seguono, si mettono in ginocchio anche loro e a mani giunte salutano il Santissimo Sacramento...è stato davvero incoraggiante vederli e constatare la compostezza durante tutta la santa Messa...

Don Konrad, ha tenuto l'omelia, tra l'altro molto significativa sui "frutti dello Spirito Santo", richiamando le nostre coscienze ed esaminare bene noi stessi....ciò che facciamo e il come lo facciamo... Ha poi ricordato che dalle ore 15,00 di ogni Domenica si fa l'Adorazione Eucaristica pregando per il Sommo Pontefice, e la Messa durante la settimana per le 8 del mattino.

Poco prima, Padre Berg, dopo aver ringraziato quanti, in questi quattro anni, hanno potuto contribuire agli ottimi risultati raggiunti da questa piccola ma significativa presenza, ha sottolineato alcuni punti della visita avuta dal Patriarca di Venezia card. Scola il quale non ha nascosto la sua soddisfazione per la presenza della FSSP in Diocesi e per i risultati fino ad oggi raggiunti, auspicandone ancora numerosi e dando il suo sostegno a questa Missione....

Padre Berg ha poi assicurato ai fedeli che dopo la Messa si sarebbe trattenuto con quanti avessero voluto salutarlo.

Allego due foto che sono riuscita a fare, non di più per non disturbare il clima di preghiera e di fortissima adorazione che si era creato, a tal punto che io stessa non volevo distrarmi a fare foto, ma a vivere il momento!

Al termine della Messa, dopo il canto della Salve Regina, il gruppo francese ha intonato un coro (non saprei dire con quale canto, ma davvero suggestivo) a doppie voci, è stato davvero commovente!!!

Inutile fare una descrizione della Messa... possiamo paragonare il fatto alla frase che avete riportato nel Blog in riferimento agli incontri personale del Papa con i suoi ex allievi, nella conclusione si legge:
Nel suo libro, Valente ricorda un commento dell'allora prefetto del seminario di Frisinga, Alfred Laepple, che riferiva le confidenze e l'obiettivo ultimo del Ratzinger docente: "Mentre fai lezione, il massimo e' quando gli studenti lasciano da parte la penna e ti stanno a sentire. Finche' continuano a prendere appunti su quello che dici vuol dire che stai facendo bene, ma non li hai sorpresi. Quando lasciano la penna e ti guardano mentre parli, allora vuol dire che forse hai toccato il loro cuore".
E' la stessa cosa: finchè facciamo foto (seppur utili) durante la Messa (specialmente quella di sempre), potrebbe significare che non ne siamo sorpresi (a parte chi lo fa per lavoro e reportage), ma se lasciamo la macchina fotografica e restiamo a guardare(=CONTEMPLARE, MEDITARE) mentre il sacerdote Celebra, allora vuol dire che qualcosa sta toccando il nostro cuore e che cattura davvero la nostra attenzione...

Dopo la Messa ci siamo intrattenuti per presentarci e salutarci fra di noi, ho conosciuto alcuni che leggono Messainlatino, alla fine anche il mondo del web è piccolo, e fa piacere constatare che le notizie che si portano e le condivisioni che ci facciamo, alla fine vengono lette eccome!

L'augurio che rivolgo a me stessa e a Voi è di poter rivivere un'altra esperienza analoga, sarebbe un buon auspicio che questi incontri, infatti, avvenissero sempre più numerosi per rinforzare gli impegni che abbiamo ricevuto nella Chiesa e per fraternizzare sempre di più e nel modo migliore...

Un grazie a quanti hanno reso possibile tutto questo e a quanti si impegneranno per ulteriori iniaziative, incoraggiandoci vicendevolmente!

Grazie Don Konrad, grazie Padre Berg per la sua presenza, per le sue parole, per il suo ottimismo reale e concreto...
Fraternamente
CaterinaLD
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Per altre belle foto si veda qui Sacrissolemniis.blog

Gente Veneta contro il latino

Nuova puntata della querelle sul settimanale diocesano di veneziano, Gente Veneta. A intervenire, in difesa del latino, questa volta un professore universitario. Inutile dirlo, anche questa volta gli avversari del latino, della liturgia di sempre, della bellezza sono i sacerdoti modernisti, in questo caso tale don Vigani, direttore del settimanale diocesano. Una domanda al patriarcato: ma dove sta scritto che il direttore di un setttimanale diocesano debba essere un prete?

Caro don Vigani, ho letto sulle colonne di GV il tuo carteggio con Alessandro Zangrando sul tema della messa in latino. Da frequentatore, almeno occasionale, di alcuni degli autori e dei testi che citi nella tua risposta, e da fedele al di sopra d'ogni sospetto di tradizionalismo (ché il mio percorso culturale e spirituale mi porterebbe piuttosto verso la Riforma che verso la Controriforma), mi accorgo quasi con sorpresa di trovar condivisibili le osservazioni di Zangrando. Che è più convincente di chi cerca oggi di accreditare il rito postconciliare come il coronamento delle istanze sollecitate nel Settecento da Muratori e prima ancora, per la verità, da pensatori già cinquecenteschi come gli autori veneziani di un celebre Libellus ad Leonem X, Paolo Giustiniani e Vincenzo Quirini. Per tacer di molti altri. Pensatori che cercarono nella valorizzazione delle lingue nazionali una possibile evoluzione del modo in cui la Chiesa parlava ai suoi fedeli. Solo che «nazionale» è un po' il contrario di «cattolico» (che significa appunto: universale), e la regionalizzazione del cattolicesimo si è di fatto dimostrata, in età moderna, in singolare contrasto con l'aspirazione universalistica che caratterizza appunto il cattolicesimo, e alla quale, per altri aspetti, la chiesa di Roma non ha mai voluto rinunciare. Quando Zangrando addita il latino come un possibile strumento di globalizzazione alternativa (perché spirituale, mistica) a quella tecnocratica, mi sembra proporre una sfida molto più coerentemente cattolica di quella dei fautori di un cattolicesimo fai-da-te, provinciale e informalmente vernacolare, qual è quello prodotto dal secondo Novecento (età culturalmente puerile e dannosa, anche da questo punto di vista). Il latino, caro don Vigani, era certo incomprensibile agl'ignoranti: ma posso assicurare - occupandomi proprio di italiano - che la nostra lingua nazionale non è oggi meno oscura per nuove generazioni che, come è emerso da una ricerca rimasta celebre tra gli addetti ai lavori, ignorano bellamente il significato di parole italiane come misericordia, remissione, comunione, parabola. Per non parlare di paraclito, o di ipocrita. Certo, nelle messe dei nostri giorni certi gergoni del politichese novecentesco come sociale, comunità e solidarietà vanno molto più di moda di quelli che ho citato nella prima serie (attingendoli a una traduzione italiana del Vangelo: mentre non ho trovato quelli della seconda). Ma ben presto suoneranno altrettanto oscure. Non c'è peggior sordo, d'altra parte, di chi non vuol sentire (e quand'era in latino la messa si sentiva, appunto). La questione, evidentemente, non riguarda la lingua, ma la sostanza: che il rito in lingua volgare, nel modo in cui si è sviluppato nella chiesa postconciliare (una chiesa cui Ludovico Antonio Muratori, fine latinista e fine intellettuale, guarderebbe forse con perplessità) esprima meglio di quello antico il Mistero cui giustamente tu ti richiami, è dubbio. Indubbio è che l'uomo ha sovente espresso, anche con scelte linguistiche peculiari la sacralità dei contenuti attraverso una (convenzionale finché vuoi, ma ben riconoscibile) sacralità delle forme. Ed è altrettanto chiaro che con l'adozione, parziale e disorganica, di forme simili a quelle elaborate in ambiente protestante, la chiesa cattolica tardonovecentesca si è trasformata in un ibrido storicamente incongruo. Non insegniamo più il latino perché non serve neanche per sentir messa. Trascuriamo l'italiano perché l'inglese e magari il cinese servono di più per il nostro futuro. E se insieme a questi "inutili" strumenti ci stessimo dimenticando anche dei contenuti che essi hanno, per secoli, veicolato nella nostra cultura (e nella nostra fede)?

Prof. Lorenzo Tomasin, Dipartimento di Italianistica e filologia romanza Università "Ca' Foscari" di Venezia

La risposta
Non pretendo di conoscere, caro Tomasin, cosa penserebbe il grande Ludovico Antonio Muratori della Chiesa di oggi. Essendo una persona intelligente, fine intellettuale ma anche attento pastore, immagino che si metterebbe a disposizione di questa Chiesa per aiutarla ad essere fedele al proprio mandato. Ciò che invece mi è chiaro è che il senso del Mistero non è una questione di lingua, men che meno di lingua latina, ma di fede. Nella fede cristiana "Mistero" non indica infatti qualcosa di "misterioso, oscuro". Il Mistero è l'incontro con Dio che accade sempre (al di là della nostra buona volontà e del nostro impegno) nella celebrazione liturgica, tanto che, come lei ben sa, la parola "Mysteron" anticamente equivaleva alla parola "Sacramentum". Sono d'accordo che la lingua latina può e deve diventare in alcuni casi (ad esempio, in occasione di concelebrazioni alle quali partecipano persone di differenti nazionalità) uno strumento di comunione, ma non le affiderei altri ruoli che non le competono. Quanto alle altre questioni linguistiche alle quali lei accenna, non ho competenza per affrontarle. Posso solo dire che mi paiono un poco "retrò" in un mondo come il nostro, dove la comunicazione si sviluppa con una velocità impressionante creando continuamente nuove forme, nuovi strumenti e modi. (S.V.)

domenica 29 agosto 2010

AVVISO IMPORTANTE



Gheddafi e l'Europa islamica del 2050. Il TG1: "E' una provocazione". Invece è una tragica profezia.

La buona Oriana Fallaci è stata una Cassandra. E ora il momento è arrivato.
Appreso dal TG1 di oggi, alle 20.00
Gheddafi è a Roma in visita ufficiale, quindi politica. Ma cerca di far proseliti tra le tante hostes presenti alla sua lezione sul Corano (ma qual è poi il motivo di queste lezioni?)
Accoglie la conversione di 3 ragazze.
(ah, per inciso, se noi provassimo a fare una cosa del genere in Libia?)
Questo conferma quanto per l'islam la politica (come altro ambito della vita musulmana) è strattamente connessa con la relgione.
E poi rilancia quella che il TG1 considera, ingenuamente, solo una provocazione.
Invece no, non è una provocazione. Il Colonello afferma nuovamente: l'islam sarà la religione dell'Europa tra qualche decennio. E ahinoi, ha ragione.
Non siamo noi a dirlo in un eccesso di pessimismo esistenziale.
Lo dicono e lo confermano studiosi di demografia e di leggi socio-storico-economiche.
Il video che riproponiamo presenta un'analisi scientifica condotta coi dati alla mano elaborati secondo i criteri scientifici della demografia.
Nel reportage si prende atto non tanto della sconfitta della Cristianità (a cui l'Europa sembra inesorabilmente destinata ad andare in contro) ma l'ineluttabile scomparsa della cultura europea (o meglio occidentale, visto che viene presa in considerazione anche la situazione oltreoceano) nel suo più ampio concetto.
Cristiani! Preti e laici! O anche solo Europei: svegliamoci e facciamo qualcosa (con fermezza, mossi da spirito di autoconservazione e sentimento di orgoglio, ma senza violenza, ben inteso)!
Non vogliamo che i nostri figli siano "sottomessi" (islam vuol proprio dire sottomissione) a casa propria! Da una religione così "invadente e intollerante".
Leggete: 7 minuti del vostro tempo, per sapere quello che non è mai stato detto. Fin ora.
E sul sito del quotidiano on line laRepubblica.it (link) il video con la testimonianza di una delle ragazze che, ignare, son state assunte per assistere compiacenti alle lezioni sul corano di Gheddafi, che le ha ripetutamente esortate alla conversione.

sabato 28 agosto 2010

Ci leggono, ci mal digeriscono, non condivono e (s)parlando di noi.

Avvertenza: la notizia che siamo per riferire è tratta da FaceBook. Chi fosse allergico a questo particolare socialnetwork non legga. Parimenti faccia chi mal tollera la presunta "lesione al diritto della riservatezza". Ma se noi ne siamo venuti a conoscenza, tranquilli, è stato possibile perchè le persone protagoniste del seguente fatto non hanno attivato gli eventuali filtri di protezione, e hanno reso le proprie notizie accessibili e "leggibili" a tutti o ad una cerchia elevata di persone, ad "amici di amici", per parlare con linguaggio fesbucchiano.
Quindi non son stati lesi i diritti alla riservatezza di nessuno, nè son state riferite parole riservate, o protette da particolare privay. A maggior tutela tacciamo il cognome del "inquisitore". Chi fosse nostro "amico" su FaceBook, può trovare corrispondenza, andando sulla pagina dell'esimia "
Cappella Musicale Cattedrale Forlì"
*
Per distrarci un po' dal caldo afoso di questo sabato di fine estate, una notiziuola leggera, tanto per bighellonare un poco in rete.
Al nostro post di ieri, 27.08.10 sui colloqui di Castangaldolfo tra il Papa e i suoi ex allievi (che un nostro lettore ha publicato sul proprio profilo, "condividendolo"), un sacerdote trevigiano, Lorenzo T. (eh sì, è vero, manca il "don"; e nel profilo sotto la voce "attività" ha indicato "teologia della liberazione" e nella foto, ovviamente, è vestito con abito laico, ça va sans dire) così aggiunge un commento tirando in ballo Messainlatino.it, augurandosi che il Signore lo salvi da noi (che per certi sensi, potrebbe suonare come un complimento, visto il mittente).
Gli risponde con competenza e decisione un nostro caro lettore, Daniele Casi, direttore della Cappella Musicale della Cattedrale di Forlì.
Questi cerca di spiegare al reverendo le nostre reali e note intenzioni, visto che non tutti le comprendono, e, fraintendendole più o meno consapevolmente, diffondono opinioni distorte.
Ci sia usata clemenza se abbiamo inserito anche l'ultimo commento del gentilissimo e arguto sig. Daniele Casi in nostro favore: fa sempre piacere rcevere anche questi pubblici attestati di stima (oltre ai tanti commenti favorevoli che Voi tutti lasciate in calce ai nostri post). E abbiamo ceduto alla "vanità". Nostra culpa!
E ora ecco i commenti:
prete Lorenzo T.:
"Che Dio ci salvi da questa gente! I danni causati alla chiesa e alla società vengono da tutti quelli che sanno solo guardare al passato, al giorno che non tornerà più e non a quello che sta per nascere. La vera sentinella guarda con ansia all'alba che sta arrivando e non alla notte che si sta concludendo!"

Cappella Musicale Cattedrale Forlì:
"Che un sacerdote, mi scusi, lei amerà definirsi presbitero, dica (senza troppe perifrasi) che è il Papa a causare danni alla Chiesa perchè, a suo parere, lui guarda indietro (mentre lei evidentemente si considera un lungimirante!), mi fa capire che, o io non sono cattolico, o lei è un eretico (termine ancora valido nel 2010!). Vorrei visitare la sua parrocchia (sempre che il suo Vescovo gliene abbia lasciata una) per vedere quale "adulta" comunità, la pastorale cronolatrica che lei professa, ha prodotto."

Il presbitero, allora, si difende, attaccando noi:
" Usare questi mezzi di comunicazione della rete è sempre un po' pericoloso in quanto si rischia di essere mal interpretati.
Dicendo "Dio ci salvi da questa gente" non ho minimamente pensato al papa ma ai responsabili del sito Messainlatino e... similari che tirano il papa da tutti i lati per confermare le loro idee.
Il papa lo ritengo meno conservatore di quanto appaia e mi sembra che stia facendo bene in un epoca buia, guidata da delle potenti lobby che attaccano la chiesa senza ritegno. Benedetto XVI secondo me è più una vittima che la causa di questo desiderio di cancellare il Concilio Vaticano II.
Per quanto mi riguarda sono appena tornato da Brasile dopo una ricca esperienza missionaria come prete "fidei donum" e sto per iniziare il servizio pastorale come parroco in una parrocchia. Non posso invitarla subito per visitarla ma fra un po' di tempo non avrei nessun problema per accoglierla!
Chiedo scusa se si è sentito offeso ma nel precedente messaggio, se lo legge bene, non ho mai nominato il papa come causa dei danni alla Chiesa.
Comunque sono contento anche perché, in questi ultimi anni, la chiesa ha riabilitato vari eretici condannati ingiustamente durante un'altra epoca buia della storia della Chiesa!"

il Direttore della Cappella Musicale così replica:
"L'arrampicata sugli specchi non le è riuscita benissimo, ma la rettifica era opportuna e le dò atto di averla fatta. Le auguro un fecondo ministero pastorale assicurandole una preghiera per curare quà la povertà dello spirito, come in Brasile quella materiale."


il prete a sua volta, rincara la dose:
"Carissimo Daniele, ho letto dopo aver scritto il mio ultimo commento la sua risposta a Giovanni Zoffoli. Mi permetto di riscrivere che non ho mai dato del vecchio scemo retrogrado al papa. Forse lei ha letto un po' al di là delle righe.
Riba...disco che ho molta stima di questo papa... meno di chi se lo vuol tirare dalla sua parte per consolarsi di qualche nostalgia che non diventerà un nuovo futuro!
Chiedo ancora scusa se si è sentito offeso ma non era mia intenzione!"


Così il lettore conclude, non senza ironia, alzando un competente e arguto scudo in nostra difesa (di cui ringraziamo commossi):
"Mi permetto una replica a difesa degli amici di Messainlatino.it che in molti casi hanno meno anni di lei e pure di me e non possono essere tacciati di nostalgie visto che sono nati ben più tardi della riforma liturgica e della sua tragica .........applicazione.
Loro non tirano affatto il Papa da nessuna parte. Forse la permanenza in Brasile non le ha permesso di leggere il fondamentale discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005 sulla retta interpretazione del 21° concilio della Chiesa Cattolica.
Parimenti non avrà letto il testo del Motu proprio "Summorum Pontificum", ne la lettera accompagnatoria ai Vescovi della Chiesa Cattolica sullo stesso atto.
Così come avrà sentito, se non di sfuggita, della revoca della scomunica ai quattro Vescovi della Fraternità San Pio X e della ulteriore lettera (eccezionale!) che ne è dovuta seguire per spiegare ai "successori degli Apostoli" che togliere una scomunica (soprattutto per chi si dichiara dialogante, ecumenico e moderno) è un atto di misericordia, non un crimine da Tribunale dell'Aia.
Se tutte queste cose avesse considerato, meditato e "ruminato" (come insegna il Commercialista di Bose), probabilmente non le sarebbe sfuggita la mano sulla tastiera....
Vorrei consigliarle l'acquisto (i suoi nuovi parrocchiani ne tengano conto....) del primo tomo dell'opera omnia di Ratzinger, dedicato alla Teologia della Liturgia. Sono certo che la sua lettura le sarà di buon stimolo.
Daniele Casi, Direttore della Cappella Musicale della Cattedrale di Forlì."

Notizie interessanti dalla Fraternità San Pio X

Segnaliamo la registrazione audio di una conferenza di presentazione del libro “Monsignor Lefebvre. Nel nome della verità”, Sugarco Edizioni, tenuta dall’autrice Cristina Siccardi, a Sansicario (TO), il 15 agosto scorso. L’importanza di questo documento sta nel fatto che, da esso, emergono, in maniera chiarissima e sintetica, l’attuale posizione della Fraternità Sacerdotale San Pio X e le sue prospettive di sviluppo ed azione futura, oltre che la sua strategia di medio termine. Tutte cose non solo non smentite, ma autorevolmente avallate dagli alti esponenti della Fraternità stessa presenti; avallo reso ancor più evidente dal fatto che la presente registrazione è stata messa in rete sul sito italiano dei figli di Monsignor Lefebvre (http://www.sanpiox.it/). Molto toccante e praticamente inedito, poi, è il modo in cui viene affrontato il rapporto tra il Vescovo francese e Paolo VI.

Tra l'altro, ascoltando attentamente le parole di chiusura della conferenza, pronunciate da don Emanuele Du Chalard, veniamo a conoscere che è in programma, nei prossimi mesi, un incontro fra Padre Mannelli, fondatore e superiore dei Francescani dell'Immacolata, e mons. Bernard Fellay.

In realtà i contatti fra questi due ordini religiosi, rimontano già addietro nel tempo e delineano alcune significative convergenze che, a prima vista, potrebbero stupire.

All'interno della FSSPX, infatti, generalmente si ascoltano giudizi piuttosto positivi sul conto dei Francescani dell'Immacolata, a differenza di quanto avviene per le congregazioni cosiddette "Ecclesia Dei". Si lodano spesso la profonda spiritualità e la vita di penitenza di tali religiosi.

Non dimentichiamo inoltre che fu proprio la casa editrice dei Francescani dell'Immacolata a pubblicare il volume "Concilio Vaticano II, un discorso da fare" di mons. Brunero Gherardini, testo recensito con toni quasi entusiastici sull'ultimo numero de "La Tradizione Cattolica", rivista ufficiale della FSSPX in Italia. Aggiungiamo a questo proposito che voci critiche (da 'destra') interne alla Fraternità S. Pio X contro il testo del Gherardini, sono state rintuzzate dallo stesso mons. Fellay, in uno degli ultimi numeri di Cor Unum, la pubblicazione ad uso interno della Fraternità.

In effetti, mentre gli altri ordini "Ecclesia Dei" nascono, chi più e chi meno, da fratture interne della FSSPX, e le fratture lasciano sempre purtroppo delle ferite difficili da rimarginare, così non si può dire per i Francescani dell'Immacolata.

Se son rose dunque fioriranno. Certo, nell'interesse della Tradizione, si dovrà cercare una sorta di armonizzazione all'interno del mondo cattolico tradizionalista. Non è giusto che le divisioni e le gelosie interne a volte pesino di più rispetto agli stessi attacchi dei modernisti. Ma nel contempo, una certa concorrenza 'intrabrand' è un segno di vitalità e ricchezza e non si possono che ricordare, a tal proposito, le acerbe controversie che - testimonia anche Dante Alighieri - opponevano francescani e domenicani.

Se a ciò aggiungiamo che l'autrice del testo su Lefebvre, Cristina Siccardi, è vicina ad Alleanza Cattolica (altro ente i cui rapporti con la Fraternità San Pio X sono stati storicamente difficili), non possiamo che rallegrarci di questi segnali di 'tradiecumenismo'.

Potete ascoltare la registrazione ai siti Sanpiox.it o Maranatha

Questa, invece, la presentazione del volume della Siccardi, che raccomandiamo e di cui avevamo già riferito in questo post:

Monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991), un nome che fa quasi sempre sobbalzare, impronunciabile, se non in alcuni ambienti ristretti, dove è molto amato e molto venerato. Buona parte dell’opinione pubblica cattolica e non l’ha dipinto come un «eretico», come uno «scismatico», uno che desiderava farsi una Chiesa tutta sua... Quanti errori, quante affabulazioni si costruiscono attorno alle persone che pensano, che ragionano, che avanzano verità scomode e perciò divengono loro stesse scomode. scomode come Lefebvre. Conosciuto per lo più come il Vescovo ribelle, monsignor Lefebvre è stato, finora, posto sotto un cono di luce diffamante, non per il suo comportamento di vita, peraltro ineccepibile e altamente virtuoso, da tutti verificabile, ma per la sua forte presa di posizione contro un Concilio pastorale, il Vaticano II, nei cui dettami vedeva e denunciava le conseguenze scristianizzanti e relativistiche che ne sarebbero sorte. Oggi, a distanza di quasi vent’anni dalla sua scomparsa e a quarantacinque dalla chiusura del Concilio stesso, possiamo storicamente avvicinarci a lui con maggiore serenità e senza acrimonia, considerando quest’uomo, meglio, questo sacerdote, non come il nemico di qualcuno, bensì come un impavido e lungimirante soldato di Cristo, paladino dell’integrità della Fede e di Santa Romana Chiesa, del Primato Petrino e dell’Eucaristia. Monsignor Lefebvre, grazie anche ai figli che ha lasciato, i sacerdoti della Fraternità san Pio X, è ancora lì a indicare che nella tradizione, nella dottrina cattolica, nella celebrazione del Santo Sacrificio della Messa di sempre, nella santità sacerdotale stanno le risposte ai problemi di un mondo che si è perso nel suo orgoglio e nella sua vanagloria, detronizzando Cristo Re.

venerdì 27 agosto 2010

Il Card. Siri e l'ottavo vizio



Pubblichiamo una riflessione, apparsa anche su Libertà e persona, che l'Autore Lorenzo B. cortesemente ci invia per condividerla.


E’ da un po’ di tempo che sono persuaso del fatto che l’ottavo vizio capitale sia la superficialità. Nel 1984 il Card. Siri scriveva una lettera al suo clero - “e, se è possibile, anche al mondo” - dove finalmente ho trovato risposta precisa alla mia convinzione. Siri parla di “distrazione” per definire una mente che appunto si distrae dalle cose essenziali, per dirigersi verso quelle effimere, casuali, variabili e inconsistenti. Così l’ottavo vizio – la superficialità – trova la sua forma, ossia un continuo rivolgersi a questo e a quello senza mai approfondire, senza andare oltre alla prima sensazione, arrancando allegramente tra le cose del mondo.
Il Cardinale parlava di una “continua cinematografia” che “spinge a fare castelli (anche in aria), a moltiplicare voglie, pseudoideali, tifo, e dà la spinta a movimenti dello spirito in tutte le direzioni.” Chissà cosa direbbe oggi se potesse valutare come la “cinematografia” sia divenuta quasi uno status che riguarda ogni aspetto della vita sociale: la politica, il tran-tran famigliare, perfino certe manifestazioni ecclesiastiche. Se già nel 1984 le cause generanti la “distrazione” sono “in atto da mane a sera”, cosa direbbe oggi con l’esplosione del mondo della comunicazione attraverso la rivoluzione del web, la Tv via satellite, via cavo, I-phone e compagnia? Non solo - come egli notava 15 anni fa – abbiamo adunanze per ogni banalità, sport a tutte le ore, settimane bianche e ferie pasquali come must, ma oggi tutto ciò viene vissuto in un vero e proprio “villaggio globale”, dove si può sapere tutto di tutti e in ogni momento, live. D’altra parte lo aveva in qualche modo profetizzato dicendo che “in avvenire automatismo, informatica, computers avranno il potere, perché sono in grado di fornire all’uomo più tempo vuoto dal lavoro”. Senza voler scomodare la saggezza popolare che dice dell’ozio padre dei vizi, appare chiaro che dosi massicce di “tempo libero” siano facilmente assalite da tutti coloro che vogliono farne “business” e così si entra nel regno dei guru del marketing dove si parla non tanto alla ragione, quanto all’istinto.
Una canzonetta di qualche anno fa parlava proprio di un “battito animale” come “istinto naturale”, che non “smette di picchiare fino a quando non sarà il tuo battito normale” (Il battito animale – Raf); questo mi pare un ottimo manifesto per questa cultura della distrazione che d’altra parte il mondo dello spettacolo coltiva da tempo con molta cura. Oggi come non mai.
La superficialità attacca inesorabilmente la libertà, la capacità di far interagire volontà con ragione nel momento in cui si fa qualcosa, quella virtù della prudenza che nessuno sa più cosa sia. L’istinto non ha più nessun metro di misura, se non se stesso; per dirla con il Siri “la distrazione diminuisce la attenzione, la riflessione, la diligenza e per tale motivo può arrivare a diminuire il cosiddetto «volontario» diminuendo responsabilità e imputabilità”.
Con un impeto di spirito evangelico qui il grande Cardinale di Genova sottolineava proprio questa diminuzione di responsabilità per poter “abbassare il livello di condanna dei nostri fratelli”, aggiungendo tuttavia che non è facile “dire se questo accada molte o poche volte.”
E’ il trionfo della superficialità.
Risulta però fulminante la considerazione di Siri circa il fatto che “Dio ha disposto le cose per bene, cerchio familiare, lavoro, culto del Signore, preghiera, riposo, socievolezza, giusto svago, proprio perché gli uomini non dovessero perpetuamente vivere in una dolorosa distrazione. Tutte queste cose sono state insozzate”.
Purtroppo si è giunti a tanto perché manca la “prospettiva del silenzio”, la capacità di restare “cor ad cor” – come diceva l’ormai Beato Card. Newman – con il Creatore, con colui che permette veramente di concentrare tutto l’agire sulle cose che contano e non passano. C’è un luogo in cui il silenzio interiore può venire educato: la liturgia, lì dove il Sacro si materializza e lo si può davvero toccare con mano. Forse l’azione dell’ottavo vizio è partita proprio da qui, da quella liturgia cattolica che è sicuramente la peggior nemica di ogni “distrazione”, chissà che proprio da qui non possa ricominciare quel riappropriarsi del sacro di cui tutti noi - troppo distratti - sentiamo un profondo bisogno.

A scuola dal Papa sull'enigma Concilio

Finalmente ci siamo: si è aperto oggi l'incontro del Papa teologo coi suoi ex allievi sul tema centrale del suo pontificato, e della vita della Chiesa: l'interpretazione del Concilio. I danni causati da quel concilio, o se preferite dalla sua applicazione malsana (un filosofo idealista però obbietterebbe: ma che cos'è il concilio se non la sua concreta interpretazione da parte dello Zeitgeist, lo spirito del suo tempo?), sono talmente giganteschi, diffusi e in espansione, che solo la crisi ariana potrebbe reggere la comparazione con i nostri tempi. Benedetto XVI ne ha piena consapevolezza e cerca di correggere la rotta con tutte le sue forze, purtroppo indebolite da un ceto ecclesiastico che in larga misura ha perso il senso della realtà e della propria missione (ed è esattamente questo, per inciso, il danno incommensurabilmente più grave prodotto dalla temperie postconciliare).
Nessuno può sognarsi che un bel giorno la Chiesa ammetta che il Concilio sia caduto in errore: essa rinnegherebbe se stessa, se lo facesse, e violerebbe il proprio principio di non contraddizione, creando un pericolosissimo precedente e fomentando l'impressione che la dottrina della Chiesa sia soggetta a fluttuazioni e ripensamenti secondo la stagione: idea molto modernista, tra l'altro.
No: la soluzione è salvare il salvabile di quel concilio (che al 95%, peraltro, è inappuntabile e ripete la dottrina antecedente); intepretare le parti ambigue e problematiche secondo l'insegnamento di sempre, con i dovuti chiarimenti e disambiguazioni chiesti, ad esempio, da mons. Gherardini (il cui libro sul Concilio proprio a sollecitare quel chiarimento è dedicato); infine lasciar cadere, riaffermandone l'aspetto pastorale e quindi per definizione contingente e caduco, le - poche - parti che apparissero davvero in rottura con la dottrina cattolica.
Leggiamo l'articolo che segue sull'incontro di questi giorni, e ricordiamo che esso non può non avere come sfondo i problemi e gli spunti che negli ultimi mesi sono stati sollevati nel corso dei colloqui con la FSSPX, videoregistrati e quindi visionati quasi certamente dal Papa teologo.
Enrico

di Salvatore Izzo

(AGI) "Perche' la ricezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si e' svolta in modo cosi' difficile?". A questa domanda che Benedetto XVI ha posto nel suo primo memorabile discorso alla Curia Romana, il 22 dicembre del 2005, tenteranno di rispondere da domani i teologi del "Ratzinger Schulerkreis", il circolo che raduna gli ex studenti di Joseph Ratzinger e che si riunisce ormai da decenni, seppur in forma diversa nel tempo, con il loro maestro ed ex professore di teologia nelle universita' di Tubinga e Ratisbona.

La pista indicata dal Papa all'inizio del suo Pontificato e' chiara: "i problemi - erano state le sue parole - sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L'una ha causato confusione, l'altra, silenziosamente ma sempre piu' visibilmente, ha portato e porta frutti". La prima interpretazione il Pontefice teologo l'ha chiamata "ermeneutica della discontinuita' e della rottura", la seconda "ermeneutica della continuita'", una linea che il Papa stesso sta concretizzando promuovendo nella Chiesa Cattolica un "rinnovamento nella tradizione".

All'incontro di Castelgandolfo sara' relatore il vescovo svizzero Kurt Koch, nuovo "ministro dell'ecumenismo" vaticano, un teologo ratzingeriano chiamato un mese fa a sostituire il card. Walter Kasper, seguace di una linea diversa.

Tra i partecipanti all'incontro, le cui sessioni saranno anche quest'anno a porte chiuse, l'Osservatore Romano elenca oggi il card. Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, il vescovo ausiliare di Amburgo Hans-Jochen Jaschke, docenti, parroci, religiosi, religiose e laici. "Nei giorni di venerdi' e sabato, dopo la relazione dell'arcivescovo Koch, si terra' - riferisce il giornale della Santa Sede - una libera discussione sull'argomento, alla quale prendera' parte anche il Pontefice.
Domenica mattina il momento culminante: gli ex allievi parteciperanno alla celebrazione eucaristica presieduta da Benedetto XVI al centro congressi Mariapoli. Dopo la prima colazione con il Papa, agli ex allievi si uniranno le nuove generazioni di coloro che hanno svolto la loro tesi di laurea su testi di Ratzinger, prenderanno parte anche all'Angelus nel cortile del Palazzo Pontificio di Castelgandolfo. [..]

Dopo l'elezione al Pontificato, Papa Ratzinger ha affrontato con gli ex allievi temi sempre molto impegnativi: "il concetto di Dio nell'islam" (2005), "Creazione ed evoluzione" (2006 e 2007), "il Gesu' storico e il Gesu' dei Vangeli" (2008), "la missione della Chiesa" (2009).

"Il circolo di Joseph Ratzinger era una palestra di opinioni e confronti, in cui il maestro non si imponeva e non rinchiudeva tutte le idee in un unico sistema definito, ma garantiva la relazione con gli studenti, l'obiezione e la critica", scrive Gianni Valente nel suo bel libro "Ratzinger professore".

"Il suo ruolo - spiega il giornalista - era di carattere maieutico: si dedicava a chiarire le questioni, a suggerire degli spunti e delle piste di ricerca, secondo il
magistero dei grandi classici della teologia, primo tra tutti Sant' Agostino".

L'insegnamento di Ratzinger, prosegue ancora Valente, "affrontava le questioni nodali della cultura moderna in dialogo con la Sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa e si distingueva per la ricchezza delle tesi e l'ampiezza dei dibattiti proposti".

Nel suo libro, Valente ricorda un commento dell'allora prefetto del seminario di Frisinga, Alfred Laepple, che riferiva le confidenze e l'obiettivo ultimo del Ratzinger docente: "Mentre fai lezione, il massimo e' quando gli studenti lasciano da parte la penna e ti stanno a sentire. Finche' continuano a prendere appunti su quello che dici vuol dire che stai facendo bene, ma non li hai sorpresi. Quando lasciano la penna e ti guardano mentre parli, allora vuol dire che forse hai toccato il loro cuore".
[..]

Fonte: dispaccio AGI, via Papa Ratzinger blog

Un reportage televisivo sui tradizionalisti e il mal di pancia del giornale dei vescovi



France3 ha diffuso sui teleschermi, seppure in ora notturna, un reportage sui tradizionalisti che qui sopra potete vedere per intero, tratto da Gloria.tv. Il titolo (non particolarmente felice ma sufficientemente descrittivo per il telespettatore medio): Alla destra del Vaticano. Segnaliamo la cosa principalmente per due motivi. Il primo perché, nonostante alcune inesattezze e imprecisioni, la trasmissione si distingue per una presentazione onesta e veritiera del mondo tradizionalista: che infatti ne esce mediamente bene sul piano dell'immagine: gente normale, di ogni estrazione sociale e di ogni età (anche se con una certa preponderanza giovanile), affezionati e attaccati alla Fede e non fanatici disadattati.

Il secondo elemento di interesse è la reazione che questo reportage (che interrompe la tradizione di presentazioni caricaturali del mondo tradizionale e di accusa di commistione con ambienti politici di destra) ha suscitato nell'establishment, ovviamente progressista, della chiesa francese. La Croix, il quotidiano dei vescovi gallici (e gallicani quanto basta), ha pubblicato un articolo degno di menzione, per la successione di inacidite topiche che riesce ad inanellare.

Ecco un assaggio dell'articolo de La Croix: "Si può tuttavia deplorare la scelta del realizzatore di mettersi in scena, non senza qualche faciloneria. Così si è filmato mentre bussa senza esito alla porta di una modesta cappella di campagna, il che suggerisce il commento che 'le chiese si vuotano' dopo il concilio Vaticano II". Come se non fosse, esattamente vero: ma il totem del concilio va difeso anche contro ogni evidenza, secondo la migliore scuola del fu impero sovietico.

O ancora: "il commento non è esente da errori fattuali, per esempio quando la celebrazione di cresime a Saint-Éloi [la chiesa dell'Istituto del Buon Pastore] da parte del cardinal Ricard è vista come 'una prova supplementare che la Chiesa ha cambiato direzione". E non è forse così? Quando mai si sarebbe visto, fino a pochi anni fa, un cardinale residenziale impartire le cresime secondo il rito tridentino in una chiesa della sua diocesi?

Ma ora arriva la più bella: errore fattuale per la Croix è "quando si dice che, 'contrariamente' al card. Ricard, mons. Jean-Luc Bouilleret, vescovo d’Amiens, 'rifiuta' una chiesa ai lefebvriani della sua diocesi e, così facendo, 'disobbedisce al Vaticano'". E non è forse esattamente così? Rileggete le gesta del vescovo Bouilleret, che lascia all'adiaccio i fedeli tradizionalisti rifiutando di prestar loro una delle molte chiese in disuso della diocesi, sotto la rubrica La trahison des clercs, nella colonna di destra del blog.

Enrico

giovedì 26 agosto 2010

Cattolici, all'armi! Adunata per difendere il Bianco Padre dagli "attacchi".

Il libro dei A. Tornielli e P. Rodari, prefato da M. Introvigne che lo definisce, a ragione, eccellente lavoro di giornalismo e cronaca, è ottimo.
E come ogni opera di denuncia obiettiva e ben fatta, brucia. Brucia troppo. Ha riaperto ferite profonde nell'animo di tutti noi. Ha spalancato, sbattendola come una folata di tempesta, la finestra su fatti tremendi, sulle pessime notizie a tutti note. Ha soffiato sulla brace su cui si strazia il cuore di tutti i cattolici di buona volontà. Ha squarciato con un boato il silenzio dei nostri ricordi assopiti. Ha ravvivato, rafforzato e confermato la consapevolezza di un fenomeno che si era intuito o temuto (cui forse non si voleva credere): uno scellerato intento (più o meno implicito) per recare danno e oltraggio al Papa.
Il libro, infatti, con un accurato metodo e al termine di un obiettivo lavoro analitico ha unito, studiato, sviscerato e presentato gli "attacchi a Ratzinger" che si son seguiti con malvagia e perfida costanza negli anni del suo pontificato, quasi in esecuzione di medesimo e diabolico disegno criminoso (laddove "diabolico" non è casuale).
Il libro ci ha commossi, ci ha rattristati. E' stato come uno schiaffo. "Cosa facciamo noi, in difesa del Papa? Come reagiamo noi mentre altri si permettono di attaccare e screditare il dolce Cristo in terra?"
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Mossi forse da sentimenti troppo impulsivi ma onesti e genuini (ed essendo riusciti a omettere gli insulti e il torpiloquio all'indirizzo dei più o meno noti istigatori e determinatori di questa ignominiosa quanto mai scandalosa politica di diffamazione e di attacco contro il Sovrano Pontefice), ci siamo trovati a battere sulla tastiera per scrivere quanto stiamo provando. Nel nostro piccolo, intendiamo esprimere al Papa i voti del nostro umile sostegno, della nostra commossa deferenza, della nostra ossequiosa obbedienza e del nostra accresciuta stima nei suoi confronti. Per quel poco che può significare.
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"Santo Padre, per quel che valiamo, ci siamo noi, insieme con milioni di cattolici (italiani e non) che Vi stimano, Vi apprezzano, Vi difendon, Vi ringraziano e pregano per Voi. Intendiamo rinnovarVi la nostra filiale obbedienza, e ci mettiamo a Vostra disposizione, ripetendo a squarcia gola alcuni versi dell'Inno dell'Azione Cattolica, che sembra quanto mai appropriato, opportuno e attuabile: "in ognun di noi confida - su noi tutti puoi contar: - siamo arditi della fede, - siamo araldi della Croce, - al Tuo cenno, alla Tua voce, - un esercito all'altar! ogni figlio è pronta alla sua guerra, votato al sacrificio e all'amor".
Non dubitate, Santo Padre, un Vostro cenno e saremo a milioni, con Voi e per Voi."

Ai Vostri detrattori, infami, perchè sanno quello che fanno, diciamo: ora basta! Siete scoperti! E verrà un giorno!!"



Bianco Padre - Inno dell'Azione Cattolica

Qual falange di Cristo Redentore
la gioventù cattolica in cammino
la sua forza è lo Spirito Divino,
origine di sempre nuovo ardor
ed ogni cuore affronta il suo destino
votato al sacrificio ed all'amor.

- Bianco Padre che da Roma
ci sei meta luce e guida,
in ognun di noi confida
su noi tutti puoi contar:
siamo arditi della fede,
siamo araldi della Croce,
al tuo cenno, alla tua voce,
un esercito all'altar!

Balde e salde s'allineano le schiere
che la gran Madre dal suo sen disserra,
la più santa Famiglia della Terra,
innalza al cielo i cuori e la Bandiera:
ed ogni figlio è pronto alla sua guerra,
votato al sacrificio ed all'amor.

- Bianco Padre che da Roma.....


Il brano è tratto dal CD "Inni e Canti" Coro S.Veronica Parrocchia di S. Maria Nascente in Bonemerse (CR)
Multimedia san Paolo


complimenti ad una nostra lettrice, Caterina63, di cui abbiamo scoperto essere l'ottimo lavoro con cui è stato confezionato, montato e arrangiato il video.

I tre nemici del Papa. "Attacco a Ratzinger" di Paolo Rodari e Andrea Tornielli

di Massimo Introvigne
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Attacco a Ratzinger. Accuse, scandali, profezie e complotti contro Benedetto XVI (Piemme, Milano 2010) dei vaticanisti Paolo Rodari e Andrea Tornielli non è né una storia né un'analisi sociologica del pontificato di Benedetto XVI. Si tratta invece di eccellente giornalismo, e di una cronaca attenta ai particolari e ai retroscena degli attacchi contro Benedetto XVI, che dal 2006 a oggi ne hanno fatto il Pontefice più sistematicamente aggredito da un'incessante campagna mediatica degli ultimi anni.

Rodari e Tornielli elencano dieci episodi principali, e a proposito di ognuno forniscono dettagli in parte inediti. La prima offensiva contro il Papa inizia con il discorso di Ratisbona del 12 settembre 2006, il quale contiene una citazione dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo (1350-1425) giudicata da alcuni offensiva nei confronti dell'islam e dei musulmani. Ne nasce una grande campagna contro Benedetto XVI, alimentata sia da organi di stampa occidentali sia dal fondamentalismo islamico, che degenera in episodi violenti. A Mogadiscio, in Somalia, è perfino uccisa una suora.

Già in questo primo episodio l'analisi degli autori mostra all'opera tutti gli ingredienti delle crisi successive. Un buon numero di media, anzitutto occidentali, estrapolano la citazione dal contesto e sbattono la notizia della presunta offesa ai musulmani in prima pagina. Al coro di questi media - secondo elemento, che non va mai trascurato - si uniscono esponenti cattolici ostili al Papa, in questo caso personaggi come l'islamologo gesuita Thomas Michel, rappresentante a suo modo tipico di un establishment del dialogo interreligioso smantellato da Benedetto XVI per il suo buonismo filo-islamico tendente al relativismo. Intervistati dalla stampa internazionale questo cattolici lanciano un "attacco frontale a Benedetto XVI" (p. 26), essenziale per rendere credibili le polemiche della stampa laicista. Ma in terzo luogo Rodari e Tornielli non mancano di rilevare una certa debolezza nel sistema di comunicazione vaticano, molto lento rispetto alla velocità delle polemiche nell'era di Internet e non sempre capace di prevedere in anticipo le conseguenze delle parole più "forti" del Papa, prendendo per tempo le necessarie contromisure.

Tornando però dal discorso di Ratisbona come evento mediatico al discorso di Ratisbona come documento, gli autori riportano l'opinione dello specialista gesuita padre Khalil Samir Khalil secondo cui non si è trattato affatto di una gaffe del Papa bisognosa di correzione, ma di un passaggio integrale e ineludibile in un'analisi sui problemi dell'islam contemporaneo e sulla sua difficoltà a impostare correttamente il rapporto fra fede e ragione. Paradossalmente, rilevano gli autori, queste motivazioni profonde del passaggio sull'islam nel testo di Ratisbona sono state comprese da molti intellettuali musulmani, ma rimangono ostiche o ignorate per la grande stampa dell'Occidente.

Emerge dunque uno schema in tre stadi - errori di comunicazione della Santa Sede, aggressione della stampa laicista, ruolo essenziale di cattolici ostili a Benedetto XVI nel supportare quest'aggressione - che si ritrova in tutti gli altri episodi, con poche varianti. Il ruolo del dissenso progressista appare particolarmente cruciale nelle campagne successive al motu proprio del 2007 Summorum Pontificum, che liberalizza la Messa con il rito detto di san Pio V, e alla remissione della scomunica nel 2009 ai quattro vescovi a suo tempo consacrati da mons. Marcel Lefebvre (1905-1991). Nel primo caso Rodari e Tornielli descrivono un quadro sconfortante di resistenza di liturgisti, riviste cattoliche, intellettuali con un accesso diretto ai grandi media come Enzo Bianchi ma anche vescovi e intere conferenze episcopali che si agitano, si riuniscono, arruolano la stampa laicista e tramano in mille modi per sabotare il motu proprio. La posta in gioco, notano giustamente gli autori che si riferiscono in particolare a uno studio di don Pietro Cantoni pubblicato sulla rivista di Alleanza Cattolica Cristianità, non è solo la liturgia ma l'interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Chi combatte il motu proprio difende l'egemonia di quell'interpretazione del Vaticano II in termini di discontinuità e di rottura con tutta la Tradizione precedente che Benedetto XVI ha tentato in molti modi di correggere e scalzare.

Il caso della remissione della scomunica ai vescovi "lefebvriani" si è trasformato come è noto nel "caso Williamson". Il Papa è stato oggetto di durissimi attacchi quando è emerso che uno dei quattro vescovi consacrati da mons. Lefebvre, mons. Richard Williamson, è un sostenitore di tesi in tema di Olocausto che negano l'esistenza delle camere a gas e riducono il numero di ebrei uccisi dal nazional-socialismo a non più di trecentomila. Al di là del merito della questione, è evidente che la Santa Sede non condivide queste tesi - lo stesso Benedetto XVI le ha ripetutamente condannate - e che qualunque persona dotata di buon senso sarebbe stata in grado di rendersi conto che un provvedimento in qualche modo favorevole a un sostenitore della posizione "revisionista" sull'Olocausto non avrebbe mancato di scatenare una tempesta mediatica. Il problema, dunque, è quando la Santa Sede è venuta a conoscenza delle tesi di mons. Williamson in tema di Olocausto.

Rodari e Tornielli ricostruiscono la vicenda in modo minuzioso, e concludono che un appunto sul tema era stato indirizzato da vescovi svedesi tramite la nunziatura apostolica in Svezia - il Paese dove nel novembre 2008 mons. Williamson aveva rilasciato a un'emittente televisiva non l'unica ma la più recente e articolata sua intervista sull'argomento - alla Segreteria di Stato, dove era stato sottovalutato nella sua potenziale portata e gestito da funzionari minori responsabili dei rapporti con la Scandinavia. Quando dalla televisione svedese la notizia passa sul settimanale tedesco Spiegel e di lì ai media di tutto il mondo, il 21 gennaio 2009, il decreto di remissione della scomunica non è ancora stato pubblicato, è vero, ma è già stato trasmesso il 17 gennaio ai vescovi "lefebvriani" interessati. Non è dunque più possibile ritirarlo o modificarlo. Secondo gli autori ha tuttavia costituito un errore di comunicazione da parte della Santa Sede non accompagnare immediatamente la pubblicazione, avvenuta il 24 gennaio 2009, con una chiara precisazione sul fatto che la remissione delle scomuniche non ha nulla a che fare con le tesi di Williamson sull'Olocausto, che il Papa in nessun modo condivide. Questa precisazione è venuta solo diversi giorni dopo, dando l'impressione che la Santa Sede si trovasse in imbarazzo e sulla difensiva. Inoltre, come il Papa stesso ha rilevato nella sua lettera dell'11 marzo 2009 sul tema, già prima dell'intervista rilasciata in Svezia le posizioni di mons. Williamson comparivano su diversi siti Internet e "seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l'Internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie".

Dalla lettera di Benedetto XVI, notano gli autori, emergono altri due elementi. Il primo è la grandezza d'animo di un Papa che si assume personalmente la responsabilità di ogni errore eventualmente commesso, rompendo con una lunga prassi secondo cui in questi casi ogni colpa è attribuita ai collaboratori. Il secondo è che, pur essendo evidente che al momento della firma del decreto Benedetto XVI non conosceva le posizioni di mons. Williamson sull'Olocausto, anche in questo caso la campagna della stampa laicista ha avuto successo a causa dell'immediato attacco al Papa da parte di noti esponenti cattolici che hanno inteso così "vendicarsi" del motu proprio. Scrive lo stesso Pontefice: "Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un'ostilità pronta all'attacco".

I tempi del caso Williamson non sono casuali. Gli autori ricordano come sia stata ipotizzata nella diffusione mondiale delle notizie sul vescovo "revisionista" proprio in concomitanza con la remissione della scomunica la regia di una coppia di giornaliste lesbiche francesi note per le loro campagne anticlericali e per la "vicinanza al Grande Oriente di Francia" (p. 99), cioè alla direzione della massoneria francese, Fiammetta Venner e Caroline Fourest. Secondo Rodari e Tornielli l'intervista svedese con mons. Williamson "non è concordata in precedenza. Il giornalista si presenta al seminario e riesce a ottenere il colloquio con Williamson" (p. 88). Sembra dunque che mons. Williamson non abbia "organizzato" l'episodio. Tuttavia alla data dell'intervista la notizia secondo cui il Papa stava per firmare il decreto di remissione delle scomuniche circolava già su Internet. Gli autori si chiedono chi abbia armato il microfono dell'oscuro giornalista svedese Ali Fegan. Personalmente mi pongo qualche interrogativo anche su mons. Williamson, il quale sapeva certamente dell'imminente remissione delle scomuniche, è notoriamente critico su ogni ipotesi di compromesso con Roma della Fraternità San Pio X di mons. Lefebvre e come minimo si è comportato con il cronista svedese in modo davvero molto imprudente.

Il ruolo dei cattolici progressisti era già emerso in altre due campagne contro Benedetto XVI, particolarmente gravi perché coronate da successo. Due vescovi regolarmente scelti dal Papa avevano dovuto rinunciare alle cariche: mons. Stanislaw Wielgus, nominato primate di Polonia, a causa della scoperta di documenti relativi a una sua collaborazione giovanile con i servizi segreti del regime comunista, e mons. Gerhard Wagner, nominato vescovo ausiliare di Linz, in Austria, contro cui si erano sollevati il clero e anche molti vescovi austriaci a causa di dichiarazioni sulla natura di castigo di Dio dell'uragano Katrina, sul carattere satanico dei romanzi del ciclo di Harry Potter e sulla possibilità di curare l'omosessualità tramite terapie riparative. Come notano gli autori, le opinioni di mons. Wagner su tutti e tre i temi sono condivise da molti nella Chiesa - lo stesso cardinale Ratzinger aveva espresso simpatia nel 2003 per un libro critico su Harry Potter di una studiosa tedesca sua amica, pur ammettendo di non avere letto i relativi romanzi - ma è anche vero che il prelato austriaco le aveva espresse in toni particolarmente accesi.

I due casi, spiegano gli autori, sono meno lontani di quanto sembri a prima vista. Anche mons. Wielgus, per quanto denunciato per la prima volta da "cacciatori di collaborazionisti" di destra, è stato poi attaccato sistematicamente da una stampa polacca che lo avversava non tanto per il suo passato di collaboratore con i servizi segreti comunisti - un passato condiviso da oltre centomila persone in Polonia, tra cui numerosi sacerdoti e diversi vescovi - quanto per il suo presente di vescovo particolarmente conservatore. Se nel caso di mons. Wielgus, che aveva maldestramente cercato di nascondere documenti sul suo passato, l'accettazione delle dimissioni era inevitabile, non si possono non condividere alcune perplessità degli autori sul caso di mons. Wagner. Cedere alle pressioni di una parte del clero e dell'episcopato austriaco - guidato nel caso Wagner da un sacerdote che poco dopo ha ammesso pubblicamente di vivere da anni in una situazione di concubinato - ha innescato in Austria una contestazione globale nei confronti della Santa Sede, in cui sono sempre più apertamente coinvolte le massime gerarchie cattoliche del Paese e che a tutt'oggi non appare risolta.

Nel marzo 2009 con il viaggio del Papa in Africa l'attacco entra in una fase nuova. Sull'aereo che lo porta in Camerun come di consueto Benedetto XVI risponde alle domande dei giornalisti. A un cronista francese che gli pone una domanda sull'AIDS il Papa risponde che la distribuzione massiccia di preservativi non risolve ma aggrava il problema. Il Papa, rilevano gli autori, tecnicamente ha ragione e nei giorni successivi lo confermeranno fior di immunologi: favorendo la promiscuità sessuale e creando una falsa illusione di sicurezza le politiche basate sul preservativo hanno regolarmente aggravato il problema AIDS nei Paesi dove sono state sperimentate. Ma la risposta del Papa occupa le cronache internazionali per tutto il viaggio, facendo ignorare almeno in Europa e negli Stati Uniti i profondi insegnamenti sulla crisi del continente africano - e la puntuale denuncia delle malefatte delle istituzioni internazionali e di alcune multinazionali in Africa: che fosse proprio questo lo scopo?

Non sorprende ormai più la discesa in campo contro il Papa dei soliti teologi progressisti. Ma il fatto nuovo è l'intervento dei governi: Spagna, Francia e Germania chiedono al Papa di scusarsi, al Parlamento Europeo una mozione di censura del Pontefice non passa ma raccoglie comunque 199 voti. In Belgio una mozione analoga è invece votata dal Parlamento e provoca una dura risposta vaticana, innescando una crisi diplomatica senza precedenti tra i due Paesi che prepara gli atteggiamenti maneschi della polizia belga nella successiva vicenda dei preti pedofili.

Due attacchi citati da Rodari e Tornielli sono interessanti perché non vengono "da sinistra" ma "da destra", e mostrano che anche persone di solito rispettose sono indotte dal clima generale a usare nei confronti del Papa e dei suoi collaboratori un linguaggio che in altri tempi non si sarebbero permesso. Si tratta delle critiche di un mondo cattolico conservatore in tema di economia all'enciclica Caritas in veritate del 2009, giudicata da studiosi statunitensi come George Weigel e Michael Novak ingiustamente ostile al modello di capitalismo prevalente negli Stati Uniti, e delle polemiche sul terzo segreto di Fatima e sull'asserita esistenza di una parte del testo tenuta ancora segreta dal Vaticano. Sul merito si può certo discutere - anche se sull'enciclica gli studiosi americani sembrano soprattutto stizziti per non essere stati consultati, com'era invece avvenuto per testi di Giovanni Paolo II - ma il tono e i veleni sono comunque segnali di un clima malsano.

La stessa apertura agli anglicani che, delusi dalle aperture della loro comunità al sacerdozio femminile e al matrimonio omosessuale, tornano a Roma, se è avversata "da sinistra" come pericolosa per l'ecumenismo - ma quale ecumenismo è possibile con chi celebra in chiesa matrimoni gay? - è attaccata anche "da destra" perché, prevedendo percorsi di accoglienza nella Chiesa Cattolica di sacerdoti anglicani sposati, sembra compromettere la difesa del celibato. Anche qui quella che è più grave è l'incomprensione del carattere globale dell'attacco al Papa da parte di certi sedicenti "conservatori", che gettano benzina anziché acqua sul fuoco.

Le altre nove crisi impallidiscono comunque di fronte alla decima, relativa ai preti pedofili. Dal momento che gli autori citano ampiamente e riprendono materiale dal mio libro Preti pedofili (San Paolo, Cinisello Balsamo 2010), sostanzialmente condividendone l'impostazione, forse non debbo qui riassumere l'ampia sezione del libro dedicata al tema e posso permettermi di rimandare al mio testo. Il libro di Rodari e Tornielli ribadisce, contro le critiche assurde che purtroppo sono venute anche da vescovi e cardinali, quanto anch'io ho sottolineato: se c'è stato nella Chiesa un prelato durissimo nei confronti dei preti pedofili, tanto da essere accusato di violare il loro diritto alla difesa e di essersi scontrato sul punto con numerosi colleghi vescovi, questi è stato il cardinale Ratzinger quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Presentarlo al contrario come tollerante sul punto è semplicemente ridicolo, eppure trova talora credito tra i lettori meno informati dei quotidiani.

Semmai gli autori si chiedono se gli ostacoli che il cardinale Ratzinger ebbe a incontrare negli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II - quando le sue richieste di ancor maggiore severità non sempre furono accolte - non gettino un'ombra sul grande Papa polacco e non rischino perfino di compromettere la sua causa di beatificazione. In effetti nella causa in corso il problema è stato affrontato. Ma si è concluso, giustamente, che taluni freni all'opera del cardinale Ratzinger risalgono agli ultimi anni del pontificato wojtyliano, quando Giovanni Paolo II, sempre più gravemente malato, non seguiva più personalmente queste vicende delegandole a collaboratori cui vanno dunque girate eventuali critiche.

In conclusione Rodari e Tornielli si chiedono se si possa parlare di un complotto contro il Papa, citando varie opinioni tra cui la mia in un'intervista che ho loro rilasciato specificatamente per questo volume. La loro conclusione è che ci siano in atto tre diversi attacchi a Benedetto XVI da parte di tre diversi nemici. Il primo è costituito dalla galassia di lobby laiciste, omosessuali, massoniche, femministe, delle case farmaceutiche che vendono prodotti abortivi, degli avvocati che chiedono risarcimenti miliardari per i casi di pedofilia. Questa galassia, troppo complessa perché si possa ritenere che risponda a una sola regia, dispone però grazie alle nuove tecnologie dell'informazione di un potere che nessun altro nemico della Chiesa ha avuto nell'intera storia umana e vede nel Papa il principale ostacolo alla costruzione di una universale dittatura del relativismo in cui Dio e i valori della vita e della famiglia non contano. Un ostacolo che dev'essere spazzato via a tutti i costi e con ogni mezzo.

Queste lobby hanno successo perché hanno arruolato un secondo nemico del Papa costituito dal progressismo cattolico e da quei cattolici e teologi - tra cui non pochi vescovi - i quali vedono la loro autorità e il loro potere nella Chiesa minacciato dallo smantellamento da parte di Benedetto XVI di quella interpretazione del Concilio in termini di discontinuità e di rottura con la Tradizione su cui hanno costruito per decenni carriere e fortune. Le interviste ai cattolici progressisti permettono ai media laicisti di rappresentare la loro propaganda non come anticattolica ma come sostegno contro il Papa reazionario che vuole "abolire il Concilio", cioè mettere in discussione il suo presunto "spirito", dal momento che la lettera dei documenti conciliari dai giornalisti anticattolici non è neppure conosciuta e dai loro compagni di strada "cattolici adulti" è giudicata irrilevante.

In terzo luogo, Benedetto XVI ha anche un terzo nemico, inconsapevole e involontario ma non per questo meno pericoloso. Ci sono "'attacchi' involontariamente autoprodotti a causa delle numerose imprudenze e dei frequenti errori dei collaboratori" (p. 313) del Papa. Gli autori riportano diversi pareri sulla difficoltà di comunicazione della Santa Sede nell'epoca non solo di Internet ma di Facebook e di una telefonia mobile collegata al Web che fa sì che le notizie arrivino a centinaia di milioni di persone - per esempio i cinquecento milioni di utenti Facebook attivi ogni giorno - pochi secondi dopo essere state lanciate e siano archiviate come vecchie dopo qualche ora. Se una notizia falsa non è smentita entro due o tre ore, se a un attacco non si risponde al massimo entro ventiquattr'ore le possibilità di replica efficace si riducono a poco più di zero.

Se tutto questo è vero, le opinioni di chi, intervistato dagli autori, rimpiange il precedente portavoce pontificio, il laico dottor Joaquín Navarro Valls, giudicandolo più scaltro del suo successore gesuita padre Federico Lombardi, possono essere dibattute all'infinito ma forse non vanno al cuore del problema. È il modo di comunicare che è cambiato radicalmente, ed è cambiato dopo la morte di Giovanni Paolo II perché il problema non è Internet ma il numero sempre maggiore di persone - centinaia di milioni, appunto, non piccole élite - che a Internet sono collegate ventiquattro ore su ventiquattro tramite gli smartphone, i netbook o i vari iPad, e hanno un tempo di reazione a richieste o provocazioni che si misura in minuti e non più in ore. Sul punto il libro del giornalista italiano Marco Niada Il tempo breve (Garzanti, Milano 2010) dovrebbe forse essere letto anche da qualche vaticanista.

Benedetto XVI non è inconsapevole di questi attacchi. È molto interessato alle nuove tecnologie e alla necessità di migliorare le strategie di comunicazione della Santa Sede. Ma, concludono Rodari e Tornielli, è anche molto sereno. È disponibile a seguire i problemi che la rivoluzione delle comunicazioni - una rivoluzione forse non meno importante di quella degli anni 1960 in tema di morale e di crisi dell'autorità - pone alla Chiesa, ma non a inseguirli. Insiste sul fatto che la salvezza della Chiesa perseguitata non verrà dalle strategie, dalle diplomazie, dalle tecnologie - per quanto queste siano importanti e non vadano trascurate - ma dalla fedeltà alla preghiera, alla meditazione, al Cristo crocefisso. È probabile che abbia ragione non solo, com'è ovvio, sul piano spirituale ma anche su quello culturale e sociologico, dove alla Chiesa non si chiede d'imitare i modelli dominanti ma di essere se stessa. Non tutti, anche tra i cattolici, sembrano averlo compreso.

Fonte: Cesnur


si veda anche il blog di uno degli autori, A. Tornielli, Sacri Palazzi.