mercoledì 30 giugno 2010

Corso di Canto gregoriano

Corso di Canto Gregoriano, VII Edizione
15-18 luglio 2010
Abbazia Benedettina, San Martino delle Scale (PA)

L´Abbazia di San Martino delle Scale e l´Associazione Musicale Coro Cum Iubilo
organizzano da giovedì 15 ore 9.00 a domenica 18 luglio 2010 ore 13.00 il
VII Corso di Canto Gregoriano
che si terrà presso i locali dell'Abbazia,
Piazza Platani - San Martino delle Scale, Monreale (PA).

Docenti: Alberto Turco, Letizia Butterin, Giovanni Scalici.

Il primo livello del corso è essenzialmente una iniziazione allo studio del
canto gregoriano.
Di esso verranno offerti gli elementi fondamentali di lettura (testo e melodia) e di interpretazione ritmica.
Non è richiesta pertanto una specifica preparazione di base.
Il secondo ed il terzo livello prevedono conoscenze di base già acquisite (vedi i programmi dei relativi corsi nel pieghevole) e approfondiscono l'interpretazione dei neumi plurisonici.
Il corso monografico è rivolto a tutti coloro che hanno frequentato il triennio e desiderano approfondire repertori specifici.

Tutti i livelli sono rivolti a direttori di coro, animatori liturgici, cantanti, coristi, organisti, appassionati di canto gregoriano e a tutti coloro che vogliono approfondire le conoscenze sull'argomento.

Il corso, che prevede ventiquattro ore di lezione, può essere riconosciuto in crediti formativi presso le Istituzioni di Alta Cultura (trienni e bienni specialistici) come attività a libera scelta dello studente (Seminariale o
di Stage).

Disponibilità di vitto e/o alloggio presso l'Abbazia.
I partecipanti al corso sono invitati a provvedere alla propria sistemazione
telefonando a Giovanni Scalici - Cell. 328 8871225.

Per ulteriori informazioni:
Giovanni Scalici - Cell. 328 8871225 e-mail: giovanniscalici@inwind.it

Ass. Mus. Coro Cum Iubilo - Tel. 091 430302
www.corocumiubilo.it - E-mail: info@corocumiubilo.it

Pieghevole e scheda di iscrizione:
http://www.corocumiubilo.it/public/eventi/1062010185031a.pdf
http://www.aliamusica.net/News/Newsview.asp?ID=502
http://www.corocumiubilo.it/vedievento.asp?idEvento=21

Importanti nuove nomine nei dicasteri della S. Sede. Te Deum!

E' ufficiale!
Il Bollettino della Sala Stampa Santa Sede di oggi, 30 giugno 2010, rubrica "Rinunce e Nomine", ne dà [lieta] comunicazione:
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1) "Il Santo Padre ha [finalmente] accolto la [mai tanto attesa e mai troppo tardiva] rinuncia presentata, per raggiunti limiti d’età, dall’Em.mo Card. Giovanni Battista Re agli incarichi di Prefetto della Congregazione per i Vescovi e di Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, ed ha chiamato a succedergli nei medesimi incarichi l’Em.mo Card. Marc Ouellet, finora Arcivescovo di Québec."
fonte: clicca.
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Si veda LINK per alcune note biografiche sul prelato, e un commento di Tornielli di due settimane fa circa, con cui preannuciava il cambio della dirigenza ad una delle Congregazioni che risulta essere di vitale (e cruciale) importanza per il rinnovamento (pratico e concreto) della Chiesa Universale, anche, a nostro parere, dal punto di vista della Liturgia, come da tempo abbiamo avuto a dire.
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2) "Il Papa ha nominato Presidente dell’annunciato Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione S.E. Mons. Salvatore Fisichella, Arcivescovo titolare di Voghenza."
Anche a Mons. Fisichella spetta un incarico tanto importante quanto impegnativo per le sfide e le implicazioni che presenta e comporta.
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Entrambi i nominati sono al vertice di due importantissime strutture che si prestano anch'esse, per autorità e competenza, ad avviare nella pratica ed attuare finalmente (mediante scelte e nomine concrete e decisive) quella "Riforma della Riforma" (non solo Liturgica, ma anche Teologica e Dottrinale, in collaborazione con le Congregazioni che se ne occupano dal punto di vista più "teorico") della Chiesa, tanto teorizzata, difesa, propugnata, attesa, auspicata e iniziata dal Papa.
Siamo certi che anche queste due nomine rientrano nel disegno di attuazione della Riforma programmatica del Santo Padre!!
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Monsignori, non rendete vane le attese che pone in Voi il Santo Padre! Aiutatelo e siategli fedeli!
Per parafrasare il Papa, lavorate con coraggio e coscienza per pulire la Chiesa dalla sporcizia e dal male interni ad essa! Fate fruttare i Vostri talenti a maggior gloria di Dio e della Chiesa! Buon lavoro ad enrambi, nella vigna del Signore! e grazie, sulla fiducia!

LG 8b: punctum dolens dell'ermeneutica conciliare

Tre anni or sono, il 29 giugno 2007, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicava sotto forma di Responsa alcuni chiarimenti relativi all’interpretazione di un passaggio “dolente” – è proprio il caso di dirlo – della Lumen Gentium, ossia il famigerato “subsistit in”. Per provare a comprendere l’importanza e i limiti di quest’intervento compiamo una ricostruzione dei passaggi redazionali che condussero al testo definitivo di LG 8b e un tentativo seppur sommario di ricognizione storica circa la recezione dello stesso; in tutto ciò proponiamo alcuni spunti di riflessione critica.

Il 1 dicembre 1962 la Commissione Teologica Preparatoria (CTP), presieduta dal Cardinal Ottaviani, presenta in aula conciliare lo Schema Aeternus Unigeniti, la cui estensione era durata circa due anni. In corrispondenza del passaggio che sarebbe in seguito divenuto LG 8b, si afferma:

Ideoque sola iure Catholica Romana nuncupatur Ecclesia.
(Perciò la sola Cattolica Romana è di diritto chiamata Chiesa)

Questo Schema, elaborato da P.Tromp s.j., segretario della CTP, riecheggiava il Magistero tradizionale, recentemente riaffermato da Pio XII nella Mystici Corporis (1943) e nella Humani Generis (1950). Il Cardinal Ottaviani, che aveva già vissuto con molto turbamento il rigetto dello Schema De fontibus Revelationis e ben prevedeva che anche in questo caso le cose non sarebbero andate molto diversamente, presentò il testo con amara ironia, presago della litania di accuse che si sarebbe sollevata da parte dei progressisti, e concluse con l’espressione lapidaria: «Igitur ante praevisa mertia iam iudicatum est!». Fu buon profeta. Lo Schema venne duramente criticato e fu designata una Sottocommissione per l’elaborazione un nuovo testo; essa assunse come base il lavoro di Mons. Philips, sebbene furono tenuti presenti anche gli elaborati di Mons. Parente e dei vescovi Tedeschi, Francesi e Cileni. Il nuovo testo, presentato in Aula il 30 settembre 1963, nel punto che ci interessa, recitava così:

Haec igitur Ecclesia, vera omnium Mater et Magistra, in hoc mundo ut societas constituta et ordinata, est Ecclesia catholica.
(Perciò questa Chiesa, vera Madre e Maestra di tutti, costituita e ordinata in questo mondo come una società, è la Chiesa cattolica)

Notiamo come l’insegnamento tradizionale veniva conservato, giacché si affermava qui un’identità ontologica esclusiva mediante l’impiego della copula est. Ma notiamo anche che la vera novità era racchiusa nelle parole susseguenti di nuova intoduzione: «licet extra totalem compaginem elementa plura sanctificationis inveniri possint quae, ut res Ecclesiae Christi propriae, ad unitatem catholicam impellunt» (sebbene al di fuori della totale compagine possano trovarsi molteplici elementi di santificazione che, come cose proprie della Chiesa di Cristo, spingono all’unità cattolica). In tal modo l’istanza dei novatori, cioè la volontà di affermare l’esistenza di «molteplici elementi di santificazione» al di fuori della compagine visibile della Chiesa cattolica, veniva definitivamente integrata nel testo. Questo breve inciso, sebbene a prima vista possa non destare particolare stupore, costituiva in realtà una novità senza precedenti. Non si diceva semplicemente che fuori dai confini visibili della Chiesa l’uomo, raggiunto dalla grazia nelle proprie disposizioni soggettive (votum inscium), potesse salvarsi; ciò infatti sarebbe stato una semplice riproposizione dell’insegnamento tradizionale secondo il quale ad ogni uomo è data la grazia sufficiente per la salvezza. Si affermava piuttosto l’esistenza di elementi salvifici oggettivi esterni alla compagine ecclesiale. Fu precisamente tale introduzione a determinare l’esigenza di mutare la copula verbale, come si legge negli Acta del Concilio (ActSyn 3/1, 177); agli estensori del testo parve infatti poco consequenziale affermare l’identità esclusiva tra la Chiesa cattolica e la Chiesa di Cristo e, la riga successiva, introdurre l’inciso summenzionato che in qualche misura attenua la categoricità dell’ enunciato precedente. Alcuni proposero di utilizzare adest, ma ciò parve troppo debole; uno propose consistit in; infine, su proposta di Tromp, si convenne su subsistit in, cosicché il testo fu mutato nel seguente modo:

Haec Ecclesia, in hoc mundo ut societas constituta et ordinata, subsistit in Ecclesia catholica […] licet extra eius compaginem elementa plura sanctificationis et veritatis inveniantur quae ut dona Ecclesiae Christi propria ad unitatem catholicam impellunt.
(Questa Chiesa, costituita e ordinata in questo mondo come una società, sussiste nella Chiesa cattolica … sebbene al di fuori della sua compagine si trovino molteplici elementi di santificazione e di verità che, come doni propri della Chiesa di Cristo, spingono all’unità cattolica)

Notiamo nella seconda parte, il mutamento di “res” in “dona” e l’aggiunta della specificazione “veritatis”, con una sottolineatura ancor più positiva dei “plura elementa” esterni alla Chiesa cattolica, i quali non solo “si possono trovare” (inveniri possint), ma di fatto “si trovano” (inveniantur). Il testo continuò ad essere oggetto di discussione, senza tuttavia ulteriori mutamenti relativamente al passo che stiamo analizzando.
Il 21 novembre 1964 Paolo VI promulgava la Costituzione Lumen Gentium con le seguenti parole:

E migliore commento sembra non potersi fare che dicendo che questa promulgazione nulla veramente cambia della dottrina tradizionale. Ciò che Cristo volle, vogliamo noi pure. Ciò che era, resta. Ciò che la Chiesa per secoli insegnò, noi insegniamo parimenti. Soltanto ciò che era semplicemente vissuto, ora è espresso; ciò che era incerto, è chiarito; ciò che era meditato, discusso, e in parte controverso, ora giunge a serena formulazione.

Non è irriguardoso osservare come il Pontefice davvero non fu profeta; basta uno sguardo rapido alla teologia degli ultimi quarant’anni per accorgersi come LG 8b sia tutto fuorché una “serena formulazione” della dottrina cattolica sulla Chiesa. Le interpretazioni di questo difficile passaggio hanno fatto scorrere, secondo il vaticinio dello stesso Mons. Philips, fiumi di inchiostro.
Si è andata affermando la teoria secondo la quale la Chiesa di Cristo sarebbe un’entità metafisica, una sorta di idea platonica, moltiplicata in distinte sussistenze e partecipabile secondo un più e un meno: la Chiesa cattolica, tra le diverse sussistenze, parteciperebbe in modo più perfetto a quell’unica Chiesa di Cristo, ma ciò non escluderebbe il darsi di altre sussistenze, meno perfette ma non per questo meno reali. Tale teoria, certamente molto promettente in chiave ecumenica, si fonda in radice su un’interpretazione metafisica del verbo “subsistere”; curiosamente i novatori, che non cessano di rilevare come il Vaticano II abbia rinunciato ad un linguaggio scolastico, e per ciò stesso metafisico, ammettono in questo caso un’eccezione degna di nota! (Peraltro non è superfluo notare come il concetto di sussistenza non fosse per nulla pacifico tra gli stessi teologi Scolastici). Tale interpretazione nega l’identificazione della Chiesa romana con la Chiesa di Cristo e ammette un’ “apertura” (ma sarebbe più corretto dire una “liquidazione”) dell’ecclesiologia e dell’insegnamento tradizionale.
Per confermare l’effettiva problematicità del passo in questione è sufficiente scorrere la lista degli interventi magisteriali che contengono, più o meno esplicitamente, una risposta ai problemi ermeneutici e teologici sollevati dall’espressione incriminata: la Dichiarazione Mysterium Ecclesiae (1973), la Notificazione sul volume «Chiesa: carisma e potere» del P. Leonardo Boff (1985), la Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica Communionis notio (1992), la Nota sull’espressione «Chiese sorelle» (2000), la Dichiarazione Dominus Iesus (2000), tutte pubblicate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Magistero romano tende globalmente ad un’ interpretazione restrittiva, al contrario dell’ermeneutica progressista che si può ricondurre, almeno nel suo nucleo essenziale, alla teoria sopra esposta, sebbene assuma differenti sottolineature nel pensiero dei vari teologi novatori. Di particolare interesse per l’interpretazione ufficiale di LG 8b è la nota 56 della Dominus Iesus: «È perciò contraria al significato autentico del testo conciliare l’interpretazione di coloro che dalla formula subsistit in ricavano la tesi secondo la quale l’unica Chiesa di Cristo potrebbe pure sussistere in Chiese e comunità ecclesiali non cattoliche».
Naturalmente nessuno dei succitati interventi è mai riuscito a smorzare definitivamente l’intraprendenza dei teologi progressisti; alcuni si spingono tanto oltre da descrivere il Magistero romano come una forza restrittiva dell’autentico pensiero conciliare (si potrebbe ad esempio citare il recentissimo articolo di E. Schockenhoff dal titolo «Riconciliazione? Il conflitto sull’interpretazione autentica del Concilio Vaticano II», apparso in traduzione italiana sul quindicinale cattolico Il Regno 10/2010, pp.297-301).

I Responsa, dai quali siamo partiti, si inseriscono nel solco della linea interpretativa romana, apportando due ulteriori chiarimenti.
La risposta al primo quesito presenta la chiave di lettura di tutto il documento: «Il Concilio Ecumenico Vaticano II né ha voluto cambiare né di fatto ha cambiato tale dottrina (la “dottrina precedente”, cioè la dottrina tradizionale, n.d.r.), ma ha voluto solo svilupparla, approfondirla ed esporla più ampiamente». In vero tale affermazione non dice nulla di particolare, giacché dovrebbe apparire chiaro a chiunque ragioni con mente cattolica che la Chiesa non può essersi né scoperta né mutata nella propria essenza nel 1964! Resta totalmente esclusa ogni “palingenesi ecclesiologica”, con buona pace di coloro che parlano di nuova Pentecoste: desta tuttavia preoccupazione anche il solo fatto che qualcuno possa dubitare di ciò.
Si noti l’importanza della nota 4: «Il Concilio ha voluto esprimere l’identità della Chiesa di Cristo con la Chiesa Cattolica». Tale affermazione significa che l’unica Chiesa di Cristo è certamente la Chiesa cattolica; ciò viene comprovato con numerose citazioni dell’Expensio modorum relativa alla discussione sul decreto Unitatis Redintegratio. Ci si può tuttavia interrogare circa l’attitudine degli odierni documenti magisteriali che affidano le affermazioni più tonde alle “note” invece di integrarle nel testo del documento stesso (si veda anche supra relativamente a Dominus Iesus); un tempo, al contrario, i documenti possedevano di norma una parte espositiva (positiva) della dottrina e una parte proscrittiva (negativa, cioè i canoni), così da fugare ogni possibile dubbio circa i limiti esatti dell’insegnamento proposto.
La risposta al secondo quesito chiarisce il significato del verbo “subsistere”; esso non ha valore metafisico, bensì storico: « la sussistenza è questa perenne continuità storica e la permanenza di tutti gli elementi istituiti da Cristo nella Chiesa cattolica, nella quale concretamente si trova la Chiesa di Cristo su questa terra». In buona sostanza “sussistere” significa “permanere”. Inoltre si afferma che «la parola "sussiste" può essere attribuita esclusivamente alla sola Chiesa cattolica, poiché si riferisce appunto alla nota dell’unità professata nei simboli della fede (Credo…la Chiesa "una"); e questa Chiesa "una" sussiste nella Chiesa cattolica»; tutti coloro che sostengono la tesi secondo la quale sarebbero possibili altre “sussistenze” della Chiesa al di fuori della Chiesa cattolica trovano qui autorevole smentita.

Certamente tali precisazioni sono importanti e dovrebbero essere in grado di porre fine all’altalenarsi delle opinioni, almeno per quanto concerne il significato esatto del verbo “subsistere” (anche se di fatto, come comprova il succitato articolo di E. Schockenhoff, non è così; tuttavia qui entrerebbe in gioco il concetto stesso di insegnamento magisteriale e di ossequio ad esso dovuto, un discorso che non possiamo ora affrontare). Resta però a nostro avviso vero che il problema, sanato in un punto, riemerge in un altro: il documento riafferma l’esistenza e il valore di molteplici elementi di santificazione e di verità al di fuori della compagine visibile della Chiesa, senza ulteriori specificazioni; anche Dominus Iesus si muoveva nella medesima direzione e interpellava i teologi affinché si interrogassero in tal senso. Occorrerebbe far luce sull’effettiva portata di tali “elementi” e, ancor prima, domandarsi se tale dottrina sia effettivamente compatibile con l’insegnamento di sempre. In che misura è possibile riconoscere una valore oggettivamente salvifico a quegli elementi di verità esterni alla compagine visibile della Chiesa cattolica ed evidentemente frammisti ad una moltitudine di errori? Come mai la Chiesa avrebbe impiegato tanto tempo a comprendere che anche una confessione parziale della dottrina cristiana è un atto veramente soprannaturale di fede e perciò oggettivamente salvifico? Perché la Chiesa non ha mai elevato alla gloria degli altari quanti, ortodossie e protestanti, sono stati uccisi in odium fidei? Questi e molti altri interrogtivi attendono di essere chiariti in vista di una comprensione realmente tradizionale del Magistero dell’ultimo Concilio.

Entia non sunt multiplicanda sine necessitate


E' un antico motto, o brocardo, latino. Gli organismi inutili sono un fardello per ogni tipo di amministrazione. Ed un certo cardinale Ratzinger (citiamo a memoria) diceva che la prima preoccupazione di ogni ente è quello di giustificare la propria esistenza e così perpetuarsi; per farlo, organizzerà convegni e paperworks... ossia, parole e parole, orali e scritte.

In Vaticano ne sanno ben qualcosa. C'è da chiedersi, ad esempio, quali contributi diano i Pontifici Consigli (che tra l'altro sembrano avere competenze in parte sovrapposte) per la Famiglia, per i Laici (forse quest'ultimo si occupa solo dei singles?), Cor Unum, Migranti, Giustizia e Pace, e via continuando. Non è una critica: non sappiamo davvero che cosa facciano. Però già il fatto di non averne idea è indizio significativo che il loro apporto a sostenere la fede dei cattolici non sia, diciamo così, capitale.

A volte, pur di battere un colpo, quegli organismi scodellano qualcosa di innovativo, e al tempo stesso surreale: chi si ricorda del documento sulla Pastorale della Strada, contenente il decalogo dell'automobilista cattolico? A quando un documento sulla conduzione di sciovie e funivie?Centosessantacinque lunghi, illeggibili paragrafi per spiegare con tante parole e con molta meno precisione (e vincolatività) quanto già dice il codice della strada. Questo ce lo studiamo, altrimenti non ci dan la patente o perdiamo i punti, quello... l'avran letto 50 persone?

Ora, il Papa, anziché ridurre il numero degli enti di curia come pur lungamente atteso, ha annunziato la creazione di un Dicastero per la nuova evangelizzazione. Una specie di congregazione de repropaganda perdita fide nei paesi che furono culla della Cristianità e che oggi, dopo quarant'anni di nuove pentecosti e primavere conciliari, sono ripiombati nel paganesimo e son terra di missione.

E' una scelta felice? A naso, siamo scettici. Che cosa dovrà fare esattamente il nuovo ente? Quali competenze rischierà di usurpare ad altri dicasteri (pensiamo alla Congregazione per i Vescovi, o al Pontificio Consiglio per la Cultura)? E soprattutto: come potrà concretamente porre un argine alla travolgente scristianizzazione del primo mondo? I maligni arrivano perfino ad insinuare che si tratta di un bell'ufficio nuovo di zecca, la cui sola utilità sarà quella di allogarvi mons. Fisichella, che ha perso la corsa per Torino o Milano e non può più restare all'Accademia per la vita per via delle polemiche sul caso della bambina di Recife.

Ma al tempo stesso, vogliamo avere fiducia nella scelta del Papa e sperare che in qualche modo il nuovo organismo serva e non sia il solito ente divoratore di foreste di carta. Se non altro, ha già un effetto annunzio, di riconoscimento della gravità della situazione: è pur qualcosa, di fronte al beota compiacimento degli ultimi decenni, secondo cui la crisi non c'era, anzi, s'era guadagnato in qualità quanto si fosse perduto in quantità; meno messe e più Messa; e via sloganeggiando.

Come diceva un vescovo qualche anno fa, ci vogliono meno chiacchiere e più processioni. Forse, con un programma di buon senso (diffondere - anzi imporre anche ad episcopati riluttanti - missioni popolari, processioni, quaresimali, devozioni e Madonne pellegrine: ossia tutto il vecchio e glorioso armamentario da sempre utilizzato per ravvivare la Fede) qualcosa si può fare. Se invece la ricetta sarà snobbata perché troppo 'preconciliare' in favore di qualcosa 'più adatto alle donne e agli uomini del nostro tempo', allora... povera Europa e povere foreste!

Santa Messa in terzo alla Cattolica di Milano


Santa Messa Tridentina Solenne in Tertio presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

1 luglio - Ore 18.00

Preziosissimo Sangue di N.S.G.C.



Celebrante: don Konrad zu Loewenstein (Fraternità Sacerdotale San Pietro)
Diacono: don Marco Cuneo (Diocesi di Albenga-Imperia)
Suddiacono: padre Immacolato Maria Acquali (Francescani dell'Immacolata)

Seguirà rinfresco

martedì 29 giugno 2010

Padre Livio: Vito Mancuso? Impostore a definirsi cattolico o comunque cristiano

Un bell'intervento di repertorio. Giova riproporlo.



Un giorno con Maria alla SS. Trinità dei Pellegrini



Un giorno di istruzione, devozione ed intercessione basato sul messaggio dato a Fatima nel 1917.

Sabato 3 luglio 2010

* Ore 15:00: proiezione di diapositive sulla storia di Fatima (nella sala parrocchiale);
* Ore 15:30:
o processione d'entrata con la Madonna di Fatima (in chiesa),
o Angelus,
o Santo Rosario - misteri gaudiosi,
o Esposizione del Santissimo Sacramento,
o Meditazione sull'Eucarestia e la Madonna di Padre Massimiliano M. Zangherati FI,
o Santo Rosario - misteri dolorosi,
o Processione del Santissimo Sacramento e adorazione silenziosa;
* Ore 17:15: intervallo e momento d'incontro;
* Ore 17:45:
o Santo Rosario - misteri gloriosi,
o Benedizione eucaristica,
o Imposizione dello scapolare e della medaglia miracolosa;
* Ore 18:30: Santa Messa solenne celebrata da Padre Stefano M. Manelli FI, fondatore dei Francescani dell'Immacolata;
* Consacrazione delle famiglie alla Madonna;
* Processione finale della Vergine in chiesa.

Durante la giornata: possibilità di confessarsi e di lucrare l'indulganza plenaria.

Juventutem Italia
www.juventutemitalia.it

lunedì 28 giugno 2010

Schönborn in Vaticano

COMUNICATO DELLA SALA STAMPA: INCONTRO DEL SANTO PADRE CON IL CARDINALE CHRISTOPH SCHÖNBORN

1) Il Santo Padre ha ricevuto oggi in udienza il Cardinale Christoph Schönborn, Arcivescovo di Vienna e Presidente della Conferenza Episcopale Austriaca. Questi aveva chiesto di poter riferire personalmente al Sommo Pontefice circa la presente situazione della Chiesa in Austria. In particolare, il Cardinale Christoph Schönborn ha voluto chiarire il senso esatto di sue recenti dichiarazioni circa alcuni aspetti dell’attuale disciplina ecclesiastica, come pure taluni giudizi sull’atteggiamento tenuto dalla Segreteria di Stato, ed in particolare dall’allora Segretario di Stato del Papa Giovanni Paolo II di v.m., nei riguardi del compianto Cardinale Hans Hermann Groër, Arcivescovo di Vienna dal 1986 al 1995.

2) Successivamente, sono stati invitati all’incontro i Cardinali Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, e Tarcisio Bertone, Segretario di Stato.
Nella seconda parte dell’Udienza, sono stati chiariti e risolti alcuni equivoci molto diffusi e in parte derivati da alcune espressioni del Cardinale Christoph Schönborn, il quale esprime il suo dispiacere per le interpretazioni date.

In particolare:

a) Si ricorda che nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un Cardinale, la competenza spetta unicamente al Papa; le altre istanze possono avere una funzione di consulenza, sempre con il dovuto rispetto per le persone.

b) La parola "chiacchiericcio" è stata interpretata erroneamente come una mancanza di rispetto per le vittime degli abusi sessuali, per le quali il Cardinale Angelo Sodano nutre gli stessi sentimenti di compassione e di condanna del male, come espressi in diversi interventi del Santo Padre. Tale parola, pronunciata nell'indirizzo Pasquale al Papa Benedetto XVI, era presa letteralmente dall'Omelia pontificia della Domenica delle Palme ed era riferita al "coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti".

3) Il Santo Padre, ricordando con grande affetto la sua visita pastorale in Austria, invia tramite il Cardinale Christoph Schönborn, il Suo saluto ed incoraggiamento alla Chiesa che è in Austria ed ai suoi Pastori, affidando alla Celeste protezione di Maria, tanto venerata in Mariazell, il cammino di una rinnovata comunione ecclesiale.

Fonte: Bollettino della Sala Stampa della S.Sede, 28 giugno 2010

Il Papa dà la comunione sulla lingua. Se i vescovi son d'accordo.

Una cortese lettrice ci segnala il documento contenente le norme liturgiche che si osserveranno durante la Messa che il Papa celebrerà a Sulmona nella visita del prossimo fine settimana. Lo trovate a questo link.

Quello che stupisce è il punto 8) che riproduciamo qui:


8) FEDELI CHE RICEVONO LA SANTA COMUNIONE DAL SANTO PADRE

Il Santo Padre distribuirà la Santa Comunione a 100 fedeli. Queste persone devono essere scelte previamente e devono essere debitamente istruite. Bisogna dar loro un posto specifico cosi che possano avere facile accesso alla gradinata frontale della piattaforma da dove il Santo Padre distribuirà la comunione. Ogni comunicando che è ammesso a ricevere la comunione dal Sommo Pontefice deve avere un biglietto con un chiaro contrassegno e deve mostrarlo al personale di sicurezza, prima dell’approssimarsi del Santo Padre. Il Santo Padre normalmente distribuisce la comunione deponendo l’ostia sulla lingua. Comunque, dove una Conferenza Episcopale ha ricevuto l’autorizzazione per le Sacre Specie sulla mano, il Santo Padre si conformerà a questa decisione.
Si richiede che tutti i comunicandi dal Santo Padre siano accuratamente istruiti sul modo di ricevere la Santa Comunione. Nessuno deve allontanarsi dal Santo Padre avendo sul palmo della mano le Sacre Specie, che devono essere consumate appena ricevute. Si richiede che tutti i comunicandi dal Santo Padre siano vestiti in modo conveniente all’occasione.



L'ovvia domanda è: ma possibile che il Santo Padre si debba adeguare anche controvoglia agli indulti affrettatamente emanati da una Conferenza Episcopale?

Prove INVALSI* per i vescovi sul motu proprio


(* Istituto Nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione )



Tempo di esami.

Tempo di relazioni sul Motu Proprio.

Mi auguro che lo schema inviato a tutti i Vescovi del mondo a tre anni dall’entrata in vigore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” non sia simile a quello che l’INVALSI ha riservato ai miei alunni della scuola Media.

Le domande potrebbero favorire delle risposte superficiali , non corrispondenti alla realtà. Faccio qualche esempio.

- DOMANDA 1 : Quanti fedeli frequentano la Messa con il Messale del ’62 nelle parrocchie dove si svolge tale celebrazione ?

(Un Arcivescovo mi ha detto recentemente “ Ci vogliono i fedeli… altrimenti noi facciamo sospendere la Messa, i preti non possono celebrare per poche persone…”)

I Vescovi avranno il coraggio di dire la verità? Spesso le celebrazioni “autorizzate” debbono avvenire in chiese e in orari scomodissimi, senza possibilità alcuna di “pubblicità” ( le disposizioni dell’attuale Arcivescovo Prelato di Loreto – tanto per non fare nomi – sono una prova gravissima della discriminazione, di cui Roma è perfettamente a conoscenza, dei pellegrini che si recano a Loreto) .

- DOMANDA 2 : I fedeli del suo gruppo stabile sono dei fanatici integralisti?

Questa domanda dovrebbe far generare un serie di considerazioni.

“Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?" ( Lc 23,27-31)

In base alla mia limitata esperienza personale posso dire che i detrattori del Motu Proprio hanno tutto l’interesse di esasperare gli animi dei fedeli che hanno osato chiedere la Messa antica: come d’incanto persone che per anni hanno fedelmente collaborato con Diocesi, Parrocchie e strutture ecclesiali sono guardate con disprezzo e con diffidenza. Come degli appestati. Siccome siamo persone umane, soggette anche alle emozioni, differenti dai nostri persecutori che sono abilmente freddi e determinati, può darsi che talvolta abbiamo dato prova di avere perso la pazienza … sfogandoci su “ Quel sito – Messainlatino- che fa tanto soffrire i miei confratelli vescovi” .

Can che abbaia non morde… dicevano i nostri vecchi … E’ vero : i nostri persecutori ci privano di quanto di più prezioso abbiamo nella vita spirituale mentre noi non possiamo neppure emettere un grido di dolore per il male che ci viene procurato nell’animo e del cuore! Se lo facciamo ci descrivono come fanatici integralisti! (Risum teneatis…)

- DOMANDA 3 : Vostra Eccellenza ha constatato se vi sono dei lefebvriani fra i fedeli dei gruppi stabili?

Per certi Sacerdoti e Vescovi un fedele è “lefebvriano” se chiede il canto del Tantum Ergo prima della Benedizione Eucaristica oppure se propone l’uso di una pianeta antica in occasione di una solennità…

Se un fedele consiglia di fare una preghiera per il Papa, come è avvenuto in occasione del recente linciaggio mediatico, viene inesorabilmente bollato come “pericoloso, in odore di scisma lefebvriano” …

Chi è vicino ai 50 anni ricorderà l’anathema politico nei confronti dei gruppi parlamentari “fuori dell’arco costituzionale”.

La stessa cosa avviene nei confronti di coloro che, avendo a cuore la Liturgia : il bene più prezioso della Chiesa, vengono allontanati da decenni con l’appellativo di “lefebvriani”.

Per alcuni Rettori di Seminario l’indugiare di un giovane seminarista nella preghiera davanti al Santissimo Sacramento è un’ evidente manifestazione di lefebvrianismo…

- DOMANDA 4 : Come giudica, secondo la sua alta esperienza pastorale, l’applicazione del Motu Proprio nella sua Diocesi ?

Un Vescovo, che afferma di pregare, e di tifare, per noi mi ha anticipato che la maggior parte dei suoi confratelli vescovi risponderà in questo modo: “nella mia Diocesi ( per fortuna) non ci sono state richieste di celebrazioni con il Messale del ’62”.

Nel clima di un sempre più vasto disinteresse per la religione e per le azioni di culto, che spesso stanno nelle mani di “pie donne” e di “zelantissimi uomini” che si alternano dall’ambone compilando le monizioni e le preghiere dei fedeli… chi potrebbe proporre una celebrazione intimamente protesa verso Dio per di più in ginocchio e spesso nel sacro silenzio?

Se i Sacerdoti e i Vescovi che reggono le “chiese locali” sono stati educati che l’Assemblea dei fedeli sta al primo posto nella celebrazione, con tutte le logiche conseguenze che ne derivano, come si può pensare che essi favoriscano la celebrazione “more antiquo” che, di fatto, smentisce tutta la linea liturgica portata avanti dalla CEI in questi decenni?

- DOMANDA 5 : Vostra Eccellenza ha notato una fioritura della vita liturgica grazie al Motu Proprio?

Io prego perché nella prova INVALSI per i Vescovi si sia questa domanda. Me lo auguro perché avranno l’occasione di affermare una cosa realtà straordinaria!

Non soltanto il Motu Proprio ha generato delle nuove vocazioni (siamo persino in grado di specificarne, a memoria, la collocazione geografica) ma ha anche dato l’opportunità a tanti, giovani e anziani, di ritornare in seno a Santa Madre Chiesa dopo averla abbandonata a causa delle scellerate scelte socio-liturgiche di troppe parrocchie e diocesi.

Decine e decine di giovani hanno riscoperto la loro forte vocazione per la liturgia : dal canto della Chiesa alla valorizzazione degli arredi liturgici (quelli che si erano salvati dall’ondata iconoclasta dagli anni ’60 in poi).

Decine e decine di giovani hanno dato origine a siti e forum di collegamento per coloro che amano la liturgia antica.

Diversi giovani hanno dato alle stampe nuovissime pubblicazioni sulla Liturgia di sempre alcune delle quali hanno avuto un ottimo risultato editoriale.

Può bastare per ora.



DISPOSIZIONI VINCOLANTI PER LA VALIDITA’ DELLE PROVE INVALSI

Durante le prove INVALSI riservate ai Vescovi debbono essere seguite queste regole:

1) una volta letti gli interrogativi non è possibile consultare NESSUNO : né alcuni filoni romani che suggeriscono di “resistere, resistere, resistere in attesa del prossimo Conclave”, né gli onnipresenti “esperti di liturgia” che hanno sfasciato, oltretutto, la musica sacra secolare.

2) Durante le prove INVALSI riservate ai Vescovi è vietato consultare Vita Pastorale o altre riviste simili contrarie agli insegnamenti liturgici del Papa;

3) Durante le prove INVALSI riservate ai Vescovi è vietato convocare frettolose riunioni vicariali o diocesane, con alzata di mano, nelle quali, a sorpresa, si chiederebbe il permesso di rigettare le indicazioni del Magistero Papale.

4 Durante le prove INVALSI riservate ai Vescovi è obbligatorio avere sopra il banco il Crocifisso (non quello kikiano) e l’’Immagine devozionale della Madonna Immacolata.


Andrea Carradori

Film su Pio XII

Si intitola Sotto il cielo di Roma; si tratta di uno sceneggiato in più puntate sul periodo dell'occupazione tedesca di Roma, e la figura del Papa in quel tragico frangente. La pellicola mostra gli sforzi di Pio XII per proteggere gli ebrei, i suoi tentativi di esorcizzare Hitler 'a distanza', nonché il piano nazista per rapire il pontefice.

C'è da augurarsi che la ricostruzione sia accurata e storicamente precisa, per non essere liquidata come mera agiografia e fornire invece un convincente mezzo di conoscenza di un grande (e venerabile) Papa iniquamente vilipeso.

Un'anteprima del film è stata proiettata a Benedetto XVI, a Castel Gandolfo.

Ecco un trailer in inglese, che prendiamo da WTDPRS:




domenica 27 giugno 2010

La progressista Chiesa belga riceve la sua ricompensa

In questa storia abietta non ci sono i buoni e i cattivi. Sono tutti cattivi o, nel migliore dei casi, men che mediocri. Negli alti ranghi si salva solo mons. Léonard, già vescovo di Namur e da poco arcivescovo di Malines-Bruxelles e nuovo primate, la cui figura giganteggia su tutti gli altri, anche se in buona parte per effetto della bassezza degli altri.

Sapete ormai tutti che la magistratura belga (la stessa che, ai tempi dell’efferato caso Dutroux, il pedofilo assassino seriale, condusse le indagini in modo da coprire gli ambienti politici colpiti dallo scandalo) ha montato una sceneggiata che è peggio che grottesca: una ‘retata’ di tutta la conferenza episcopale belga riunita in arcivescovado a Malines, tenendo i presuli sequestrati dal mattino alla sera e requisendo loro computer e perfino telefonini; perquisizione domiciliare a casa dell’emerito Danneels; e soprattutto – e la cosa ha davvero dell’incredibile – profanazione delle tombe di due cardinali per cercare chissà quali documenti seppelliti con loro (fatti gravissimi che, si dica per inciso, in altri tempi avrebbero comportato la "sospensione" dei rapporti diplomatici tra S. Sede e Governo del Belgio, col ritiro del Nunzio e la convocazione dell'Ambasciatore belga). E poi i belgi si lamentano di far la figura dei gonzi nelle barzellette: non è venuto in mente ai solerti sbirri e ai loro mandanti togati che per fare sparire documenti ci sarebbero mezzi molto più semplici ed efficaci che infilarli nelle tombe (il fuoco, ad esempio, o semplici trituratori di carta). E infatti, come ovvio, nelle tombe han trovato solo ossa, tra cui quelle del grande protagonista del Concilio, il progressistissimo card. Suenens. Ma, del resto, tutto è stato studiato per assestare il massimo danno di immagine ad una Chiesa, che di immagine da salvare ne ha già poca: dal nome dell’operazione di polizia (“Operazione Chiesa”), alla contestazione del reato di associazione per delinquere. La Chiesa, cioè, viene del tutto ufficialmente accusata di essere un’associazione “di malfattori” finalizzata allo stupro di minorenni.

Il mondo secolare sferra il suo attacco alla giugulare di una Chiesa che pur da quarant’anni non fa che cantare le lodi di quel mondo, cercando di vellicarlo e adularlo a tutti i costi, e in particolare a costo della Fede. E’ noto infatti che l’episcopato belga dal Concilio in poi gareggia con l’Olanda a chi si fa interprete più audace dello Spirito del Concilio (nel Belgio fiammingo, la percentuale di preti contrari al celibato è l’80%, e il 56% è per l’ordinazione femminile; senza contare il sostegno alle cause gay e divorziste; per contro la pratica religiosa del fu cattolico Belgio ha conosciuto un crollo spettacolare, peggiore perfino della Francia). E ora i vescovi belgi, servi infedeli e rinnegati di Nostro Signore, ricevono la loro giusta ricompensa da quello stesso 'mondo moderno' che hanno indecorosamente corteggiato.

Siamo ingenerosi ed eccessivi? Giudicate voi, da alcuni fatti che non sono che la punta dell’iceberg.

- Nelle settimane scorse, si è dovuto dimettere il vescovo di Bruges Roger Vangheluwe che era alla guida di quella diocesi dal 1984 (nella foto: la tenuta già vi dice di che idee progressiste fosse). Ventisei anni di rovina. Ecco che cosa lo stesso ha confessato: Quando ero ancora un semplice sacerdote e per un certo tempo all'inizio del mio episcopato ho abusato sessualmente di un giovane dell'ambiente a me vicino”. Attenzione quindi: questo qui non è accusato, come moltissimi suoi colleghi, di avere scriteriatamente trasferito parroci pedofili, o di averli coperti: questo qui lo stupro sodomita su minorenni lo praticava in proprio. E, tra l’altro, sul nipote: anche una pennellata di incesto non guasta in tanto squallore.

- Nell’ospedale Saint Andrien di Tielt il cappellano, per vent’anni, ha abusato sessualmente di donne con problemi psichici, o addirittura in coma. Quasi un necrofilo, insomma. Un altro prete, Norbert Bethune, ne riferì anni dopo… al vescovo di Bruges. Che non essendo senza peccato, come si è visto, naturalmente non tirò nessuna pietra al colpevole.

- Il sacerdote Rik Devillé, le cui accuse alla magistratura sono all’origine di questa tempesta, racconta di aver raccolto numerosissime testimonianze e denunce, che ha comunicato all’arcivescovo Danneels senza risultato. Egli riferisce che su 300 casi, solo 15 sono stati debitamente approfonditi e tutti si sono conclusi con semplici spostamenti dei colpevoli.

- E’ a Liegi che fu istituita nel Medio Evo la processione del Corpus Domini, poi estesa a tutta la cristianità. Dal Concilio in poi, essa è stata ovviamente abolita: tutte le processioni, specie nel Nordeuropa, sono considerate come tipicamente preconciliari, superstiziose, pagane, ostacolo all’abbraccio ecumenico coi nostri fratelli separati (protestanti). Quest’anno però un comitato spontaneo ha voluto riesumare quell’antica tradizione, proprio a Liegi. Ecco come ha reagito il vescovo della città, mons. Jousten, che naturalmente ha rifiutato di partecipare alla processione (attenzione, quelle che seguono sono le sue parole alla lettera, per incredibile che ciò appaia): “Io mi domando semplicemente se hanno riflettuto a sufficienza al significato che potrebbe avere una tale processione. Una processione esprime forse la nostra fede? Oppure si vuole manifestare piuttosto davanti agli altri quale è la nostra fede? Allora, per me, il significato di una processione è in primo luogo una professione di fede dei cristiani, tra cristiani [..] La domanda che mi pongo è, precisamente, quale può essere l’impatto di una tale processione sulla popolazione, che vede sfilare dei cristiani”. Queste affermazioni per noi sono ancora più gravi delle negligenze nel prevenire comportamenti sessualmente devianti: sono la prova che un vescovo ha perso la fede, o quanto meno ogni senso della finalità della sua carica.

- E sempre sotto questo profilo: che dire del fatto che, a Charleroi, la parrocchia di Saint-Lambert diventa una moschea tutti i venerdì, per consentire ai musulmani di pregare Allah, mentre i simboli cristiani vengono coperti con lenzuola? Senza, naturalmente, che nessuno trovi nulla a ridire?

- E per concludere: negli anni Novanta il cardinale Danneels ha fatto adottare un abominevole testo di catechismo dal titolo Roeach, scritto dal prof. Jef Bulckens dell’Università Cattolica(!) di Lovanio e dal prof. Frans Lefevre del Seminario(!) di Bruges. Ecco come questo ‘catechismo’ spiega la sessualità dei bambini (che già... cosa c'entra col catechismo?): ad esempio con la fotografia, riprodotta qui sotto, di una bambina nuda i cui fumetti dicono: “Stimolarmi la patatina mi fa sentire bene”; “Mi piace togliermi le mutande con gli amici”; “Voglio restare nella camera quando mamma e papà fanno sesso”. Un altro disegno mostra un bambino e una bambina nudi che ‘giocano al dottore’ e il maschietto che dice: “Guarda, il mio pisello è grosso”. Altro disegno mostra tre tipi diversi di genitori. Sono riprovati quelli con atteggiamenti puritani; quelli con la dicitura: “Corretto” sono naturalmente coloro che così reagiscono: “Sì, sentire e stimolare quelle parti è un bel divertimento” (se volete saperne di più di questa vicenda, e del rifiuto sdegnoso di Danneels di ascoltare le proteste dei fedeli, leggete qui).

Quello era il Catechismo Cattolico della Chiesa belga, ancora dieci anni fa. Niente di meno che una tentata corruzione di minorenni, un’apologia di pedofilia: anziché trasmetter la Fede, serviva a far capire ai ragazzini che “certe cose” sono belle e raccomandabili, anche alla più tenera età.

Chi osa dunque lamentarsi se la Procura tratta questi vescovi da delinquenti? E dato che la Chiesa non sembra trovare in se stessa forze sufficienti per reagire, ben vengano persecuzioni anche molto più gravi di queste. Saranno forse un aiuto esogeno per l'opera di pulizia intrapresa dal Santo Padre Benedetto XVI. Ma contro di lui la parte corrotta del clero è coalizzata e lo costringe a continue marce indietro: ad esempio, per restare al Belgio, è di pochi giorni fa la nomina a Bruges dell'arciprogressista ex vescovo ausiliare di Danneels, De Kesel. Eppure sarebbe urgentissimo ripulire gl’immondi letamai di Augia: a partire dal piano dottrinale, prima ancora che morale, perché una consimile degradazione è figlia legittima di quella sedicente ‘nuova ecclesiologia’, che l’applicazione di fatto del Concilio Vaticano II ha coerentemente generato.

sabato 26 giugno 2010

Salmo 9 (3)

Salmo 9 (iii)

Ut quid, Dómine, recessísti longe, * déspicis in opportunitátibus, in tribulatióne?Perché, Signore, ti sei ritirato lontano, * non guardi nei tempi opportuni, nella tribolazione?
Dum supérbit ímpius, incénditur pauper: * comprehendúntur in consíliis quibus cógitant.Mentre l’empio insuperbisce, arde il povero: * sono presi nei progetti che escogitano.
Quóniam laudátur peccátor in desidériis ánimæ suæ: * et iníquus benedícitur.Poiché è lodato il peccatore nei desideri dell’anima sua *e l’iniquo è benedetto.
Exacerbávit Dóminum peccátor, * secúndum multitúdinem iræ suæ non quæret.




Il peccatore ha esasperato il Signore * nell’eccesso della sua ira [dicendo tra sé: "Dio] non chiederà conto".

oppure: * nell'eccesso del sua arroganza non se ne cura [di Dio] (sono state proposte anche altre traduzioni)

Non est Deus in conspéctu eius: * inquinátæ sunt viæ illíus in omni témpore.Non c’è Dio dinanzi al suo sguardo:* sono contaminate le sue vie in ogni tempo.
Auferúntur iudícia tua a fácie eius: * ómnium inimicórum suórum dominábitur.Sono rimossi i tuoi giudizi dalla sua faccia, * di tutti i suoi nemici sarà dominatore.
Dixit enim in corde suo: * Non movébor a generatióne in generatiónem sine malo.Ha detto infatti nel suo cuore: * "Non sarò scosso di generazione in generazione senza [alcun] male".
Cuius maledictióne os plenum est, et amaritúdine, et dolo: * sub lingua eius labor et dolor.E la di lui bocca è piena di maledizione, e di amarezza, e di inganno, * sotto la sua lingua affanno e dolore.
Sedet in insídiis cum divítibus in occúltis: * ut interfíciat innocéntem.Se ne sta in agguato con i ricchi nei nascondigli: * per uccidere l’innocente.
Óculi eius in páuperem respíciunt: * insidiátur in abscóndito, quasi leo in spelúnca sua.I suoi occhi spiano il povero: * sta in agguato in un nascondiglio come un leone nella sua tana.
Insidiátur ut rápiat páuperem: * rápere páuperem, dum áttrahit eum.Sta in agguato per rapire il povero: * rapire il povero trascinandolo.
In láqueo suo humiliábit eum: * inclinábit se, et cadet, cum dominátus fúerit páuperum.nel suo laccio lo umilierà: *si chinerà e cadrà quando si sarà reso dominatore dei poveri.
Dixit enim in corde suo: Oblítus est Deus, * avértit fáciem suam ne vídeat in finem.Ha detto infatti nel suo cuore: Dio ha dimenticato, * ha volto altrove la sua faccia, per non vedere mai.



Commento di S. Alfonso

Ut quid, Domine, recessisti longe? despicis in opportunitatibus, in tribulatione? Perché Signore, vi siete allontanato da me e sembrate disprezzarmi col non consolarmi in tempo opportuno, in cui sono tribolato?

Dum superbit impius, incenditur pauper; comprehenduntur in consiliis quibus cogitant. Mentre l'empio s'insuperbisce, il povero si affligge: ma e l'uno e l'altro s'ingannano ne' loro pensamenti; poiché il superbo invano si gloria della sua temerità, e il povero invano si lagna della sua povertà.

Quoniam laudatur peccator in desideriis animae suae; et iniquus benedicitur. Poiché il peccatore si gloria e si vanta de' suoi iniqui desiderj.

Exacerbavit Dominum peccator; secundum multitudinem irae suae non quaeret. Il peccatore ha sdegnato Dio, e dovendo cercare di riconciliarsi col Signore, secondo la moltitudine dell'ira sua (cioè secondo la grandezza della sua superbia) che l'acceca, non quaeret, non cerca di placarlo.

Non est Deus in conspectu eius; inquinatae sunt viae illius in omni tempore. Non vi è Dio avanti gli occhi suoi; e perciò tutte le azioni della sua vita sono sempre imbrattate di colpe.

Auferuntur iudicia tua a facie eius; omnium inimicorum suorum dominabitur. Egli non pensa più, o Signore, ai vostri giudizj, cioè a' vostri precetti ed alle pene che minacciate, e perciò cerca di dominare, cioè d'opprimere, tutti i suoi nemici.

Dixit enim in corde suo: Non movebor a generatione sine malo. Dice intanto l'empio: Io non mai cadrò dal mio felice stato e sarò sempre esente da ogni male.

Cuius os maledictione plenum est et amaritudine et dolo; sub lingua eius labor et dolor. La sua bocca è piena di maledicenza, di amarezza contro il prossimo e di inganni; in modo che la lingua non gli serve se non a recar dolore ed angustia agli altri.

Sedet in insidiis cum divitibus in occultis, ut interficiat innocentem. Si associa coi ricchi e potenti a tramare occulte insidie per mandare in ruina l'innocente.

Oculi eius in pauperem respiciunt; insidiatur in abscondito, quasi leo in spelunca sua. Tiene gli occhi sovra il povero: l'insidia in segreto, a guisa di un lione che sta nascosto nella sua spelonca per divorare chi passa.

Insidiatur, ut rapiat pauperem: rapere pauperem dum attrahit eum. Insidia il povero per rapirlo, cioè per opprimerlo: e lo rapisce quando lo trae nella sua rete.

In laqueo suo humiliabit eum; inclinabit se et cadet cum dominatus fuerit pauperem. Dopo averlo preso nel suo laccio cercherà d'affliggerlo; gli sarà sopra e ne farà quel che vuole, avendolo in suo potere.

Dixit enim in corde suo: Oblitus est Deus, avertit faciem suam ne videat in finem. Poiché disse fra sé: Iddio non ha cura delle sue creature e se ne dimentica dopo averle create e volta la sua faccia per non mai vederle.

Un Santo "nuovo". Ma che Santo!

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Oggi, 26 giugno, ricorre la memoria liturgica di San Josemaria Escrivá de Balaguer, (1902-1975), Sacerdote, fondatore dell'Opus Dei.

Egli, al pari di San Pio da Pietrelcina, fu refrattario all'uso del Novus Ordo, e ottenne da Paolo VI una personale dispensa per celebrare secondo il Messale di San Pio V, anche successivamente all'introduzione della riforma liturgica bugniniana. (ne parlammo già QUI ).
Di recente abbiamo assistito ad una positiva evoluzione dell'Opera verso forme di celebrazione "tradizionale" (nostro post QUI)
Da febbraio, inoltre, il Prelato Ordinario dell'Opus Dei, S.E.Rma Mons. Javier Echevarría ha fortemente voluto la celebrazione - per ora solo mensile - della S. Messa tridentina presso la Basilica minore di Sant'Eugenio in Roma ove è una parrocchia retta dall'Opus Dei, si veda QUI).

*
Esprimiamo i nostri voti augurali al Prelato e alla Prelatura tutta, per la loro festa patronale.
*
Sito ufficiale della "Prelatura della Santa Croce e Opus Dei" OpusDei.it
Sito Bollettino dell'Opus Dei Romana.org

L'Arcivescovo del Gabon e la Messa tradizionale

Messa tradizionale in Gabon. Messe traditionelle en Gabon.
La Messa tridentina, dicono spesso i detrattori, è un pallino da ricchi, da esteti perdigiorno. Bene: capitano allora a fagiolo queste immagini di cresime tradizionali amministrate lo scorso 6 giugno 2010 a Libreville (Gabon) dall'Arcivescovo di quella diocesi mons. Basile Mvé Engone, all'inizio di questo mese, a 21 giovani e adulti della parrocchia N.S. di Lourdes affidata all'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote.

L'Arcivescovo si è anche fermato per il canto dei vespri e la solenne benedizione eucaristica

La chiesa è ancora in costruzione e tutto potrà dirsi tranne che sia bella. Ma come osserva Mosebach, è il rito che vi si compie che dà anima ad un edificio di culto e, con la Messa di sempre, perfino spoglie pareti in cemento armato rendono lode a Dio. Così come, per contro, i più bei gioielli architettonici nostrani, i più preziosi scrigni di opere d'arte, si desacralizzano e assumono l'aspetto sepolcrale di un museo (e questo, è ancora il migliore dei casi) quando subiscono gli interventi 'pastorali' del novusordista di turno.








venerdì 25 giugno 2010

Nuovi preti italiani alla FSSPX

Lunedì 28 giugno, presso il Seminario di Zaitzkofen, sarà ordinato un novello sacerdote italiano: don Elias Stoltz, di Bressanone. Era dal 2002 che non vi erano più ordinazioni italiane presso la FSSPX.

Attualmente vi sono 7 seminaristi italiani nei seminari FSSPX e tre fratelli in formazione.

La prima Messa di don Elias sarà celebrata domenica 4 luglio, alle ore 10,30, presso il Priorato "Madonna di Loreto" a Rimini.

Consacrato altare cattolico "straordinario" a Mosca.

A Mosca, in una Cappella della Cattedrale Cattolica è stato consacrato un altare per la celebrazione tradizionale della S. Messa.
Il rito di consacrazione, officiato da S.E.R.ma Mons. Paolo Pezzi, Arcivescovo di Mosca (e la S. Messa cantata successiva, a cui l'Ordinario ha assistito), è stato celebrato, ovviamente, secondo il rito tridentino, accompagnato dall' "internazionale" canto gregoriano (eseguto da un gruppo di giovani!).
Una volta, ai tempi di don Camillo, dalla Russia, pardon, dalla "scomunicata" Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, non sarebbe potuto venire altro che danno, sciagura e pestilenza.
I tempi cambiano: che anche questa piccola goccia tradizionale aiuti a cavare la pietra dell'ostinata e ottusa resistenza episcopale nel Vecchio Continente?
Riportiamo il comunicato di un fedele inglese, Sergei (che ora vive a Mosca) che ha trasmesso la notizia al suo parroco inglese (Fr. Ray Blake della chiesa di S. Maria Maddalena Upper North Street in Brighton), che l'ha riportata sul proprio blog, corredato da bel video LINK.
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"Domenica 20 giugno, l'Arcivescovo Paul Pezzi, Ordinario dell'Arcidiocesi della Madre di Dio in Mosca, Russia, ha consacrato un altare di legno, completamente restaurato, per la forma straordinaria del Rito Romano.
Questo altare è situato in una Cappella della Cattedrale dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria di Mosca.
La cerimonia della consacrazione si è svolta secondo l' usus antiquor.
Dopo la consacrazione dell'altare, Fr. Augustine Dzenzel ha celebrato la S. Messa cantata nella forma straordinarlia.
Quella è stata la prima volta, dal 1936, che l'Ordinario in carica di quell'Arcidiocesi partecipava alla liturgia tradizionale latina."
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Ci rallegriamo per i fedeli cattolici moscoviti, e ci complimentiamo con la Associazione Una Voce Russia che molto fa per aiutare e organizzare i nostri confratelli in terra slava, in ordine alla celebrazione dei riti cattolici secondo la forma straordinaria.
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Fonte: newliturgicalmovement

Prima Messa tridentina a Silvi



Il giorno 13 luglio alle ore 20,30 nel comune di Silvi in provincia di Teramo verrà celebrata la Santa Messa Tridentina, officiata dal giovane parroco di 29 anni don Andrea di Buonaventura.

Da quella data ciclicamente si ripeterà per una o due volte al mese (per iniziare)

Giù il cappello!



La vescovessa Katharine Jefferts Schori (nelle foto, mentre 'celebra' con brocche e pagnotte) è stata recentemente eletta "vescovo presidente", ossia primate, della "chiesa" episcopaliana americana, autocefala ma in comunione con Canterbury e quindi parte della comunione anglicana.

Come ci informa Damian Thompson, la signora papessa era nei giorni scorsi in visita in Inghilterra ed ha concelebrato nella cattedrale (anglicana) di Southwark, Londra. Con un problema diplomatico di copricapo, che lo stesso decano della cattedrale ha dovuto spiegare ai fedeli.

La chiesa d'Inghilterra non ammette ancora le donne al grado episcopale: ha votato in tal senso (e - in tutta onestà - una volta ammesse le donne-prete, perché non le donne-vescovo?) ma la cosa non è ancora esecutiva. Alla signora quindi, su indicazione di Lambeth Palace (sede londinese dell'Arcivescovo di Canterbury), è stato impedito di portare la mitra in testa, potendola solo tenere sotto braccio. Come era abitudine, peraltro, dei vescovi anglicani filoprotestanti, per i quali la mitra era sì insegna della loro funzione, ma rifiutavano di indossarla per non assumere un aspetto da 'papisti'.

Dietro il legalismo formale si nasconde anche il disappunto dell'Arcivescovo di Canterbury verso la chiesa episcopaliana e la sua presidentessa, che continuano a sfornare preti e vescovi gay praticanti, con l'effetto di causare scismi interni alla comunione anglicana.

Il decano della cattedrale di Southwark si è invece lungamente scusato con la signora, manifestando il proprio personale riconoscimento del suo ministero episcopale. Conclude Thompson: delizie dell'anglicanesimo: madama è vescovo a tutti gli effetti per i fedeli oltreatlantico, e per il decano di Soutwark. E' invece solo prete, per l'arcivescovo di Canterbury. E' una laica travestita da ecclesiastico, per quegli anglo-cattolici che rifiutano l'ordinazione femminile. Per coloro che ammettono le donne al solo diaconato, è semplicemente una 'diacona'. Per ora nessuno ha negato che almeno sia donna.

Peccato comunque per la rinunzia forzata alla mitra. In proposito, la signora ha gusto e classe, come mostrano queste foto, e a Londra avrebbe fatto schiattare d'invidia l'altra grande estimatrice di copricapi, la regina Elisabetta.



giovedì 24 giugno 2010

Rivolti al Signore? No, io no!

Ieri c’è stata una concelebrazione in una chiesa che ha un unico Altare rivolto “ad Deum”, fatto devotamente costruire da un Santo, che aveva subito la persecuzione e la galera e consacrato nel 2006 dall’allora Prefetto della Congregazione del Culto Divino Cardinale Francis Arinze.

Al momento della Consacrazione l’unico concelebrante che si è rifiutato di porsi accanto l’altare, è un Sacerdote che ha frequentato il Seminario Maggiore Romano fino al 1997, anno della sua ordinazione sacerdotale.

Non scrivo questa riflessione per risentimento verso l’azione del sacerdote, ognuno risponde del proprio comportamento a Dio, ma perché trovo alquanto strano che nel “Seminario del Papa” siano state inoculate concezioni liturgiche e teologiche così lontane dall’ermeneutica della continuità tanto invocata dall’attuale Pontefice.

Possibile che nel “Seminario del Papa” non abbiamo insegnato in quegli anni che nella Chiesa Cattolica sussistono anche i sentimenti di devozione e di obbedienza?

Sull’orientamento attuale della preghiera liturgica hanno autorevolmente scritto l’allora Cardinale Ratzinger , eminenti studiosi di liturgia e di storia dell’arte e non esiste una sola norma che obbliga l’orientamento dell’altare “versus populum” .

E’ naturale invece che il Sacerdote rivolga, al momento dell’azione sacrificale, lo sguardo solo alla Croce.

La direzione orazionale verso la Croce e verso Oriente ha santificato l’anima dei Sacerdoti ed ha generato anche tanta devozione con i frutti che possiamo ancora ammirare in ogni parte della terra.

Nel “Seminario del Papa” il concetto di umiltà e di obbedienza dovrebbe essere predominante.

Nel caso specifico della concelebrazione di ieri , avendo il Celebrante principale e il Diacono invitato i concelebranti ad accomodarsi sull’altare, il prete ha voluto fare di “ testa sua “ con gesto di insubordinazione che ha creato imbarazzo negli altri.

Siamo alle solite commedie, già viste troppe volte dal Concilio in poi.

Di fronte ad una maggioranza di sacerdoti e di fedeli equilibrati e devoti alcuni “ribelli” ( i giacobini di turno) riescono a creare lo scompiglio generale.

Amarissima la constatazione : l’ ex seminarista del “Seminario del Papa” è il più ribelle è l’unico che fa di “testa sua”.

La Provvidenza Divina ha disposto che a lenire la sofferenza per questo atto di “fai da te” ci siano stati alcuni ragazzi, con in testa un candidato al Diaconato permanente, che hanno chiesto informazioni su come organizzare la celebrazione della Messa di sempre nella loro parrocchia.

Crescono le richieste, anche da parte di Seminaristi e di Sacerdoti, della Messa Gregoriana : la sua fioritura è inarrestabile!

In ogni settore della chiesa, persino in parecchi gruppi ecclesiali aumenta il desiderio di riscoprire, con la preghiera liturgica dei nostri padri, la sopita nostra “identità cattolica” specialmente in questo momento di persecuzione e di attacchi di ogni genere alla Chiesa (nostra Madre e Maestra).

La crescita della devozione cattolica certamente non piace ai soliti zelanti pseudo liturgisti i quali, stranamente, non hanno mai speso una parola di biasimo per la situazione della musica sacra strangolata dai gruppetti improvvisati “all’insegna delle melensaggini festalivaliere di moda” (Cfr. P.P. Santucci, Consonanze e Dissonanze, pag. 60) ma attraverso i loro potentati cercano di limitare la crescita di tutto ciò che sa di “tradizionale”.

Noi siamo esercitati anche nella virtù della pazienza.

Da molti anni sappiamo aspettare pazientemente, con l’aiuto della preghiera, sicuri che prima o poi la Chiesa vincerà sulle mode e sulle stravaganze del momento!



Andrea Carradori

O Commissio Ecclesia Dei

O Commissio Ecclesia Dei,
batti un colpo se ci sei,
"Vade retro" di' alla CEI!

Quando c’era il Castrillione
ci metteva il corazone,
ricordiam con affezione.

Con il Pozzo speravamo:
“in latin ricominciamo.
gregoriano ricantiamo”!

Ma più d'uno col zucchetto,
prova a farci lo sgambetto:
"l'Introibo non sia detto".

O Gran Padre Beneditto,
deh! Promulga quell’editto,
che al fedel renda il diritto,

di salir l’Altare Dei!
Rinnovare i tempi bei,
non più oppressi dalla CEI!

Campo estivo per ragazzi in Sicilia



Si svolgerà, dal 18 al 29 luglio 2010, a Castelbuono (Palermo), un campo estivo maschile per ragazzi dagli 8 ai 14 anni, dedicato al Santissimo Salvatore e sant'Anna.
L’assistenza spirituale è curata da don Joseph Luzuy, sacerdote dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, con la collaborazione di due chierici e del prof. Ettore Aronadio.
Per maggiori informazioni ed iscrizione:
Assistente spirituale:
Canonico don Joseph Luzuy
Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote
via Aurelia, 565/3 - 00165 Roma.
Cell.: 335 345 163. Fisso: 06 66 24 922
roma@icrsp.org

Coordinatore:
prof. Ettore Aronadio
Cell.: 328 31 81 603
o nelle ore serali: 091 34 65 77

Rigettato l'appello dell'abbé Michel

Ci conferma ufficialmente il sito di sostegno all'abbé Michel quanto andava circolando in rete da alcuni giorni, ossia che l'appello dell'indomito parroco di Thiberville alla Segnatura Apostolica, dopo il rigetto subito in primo grado alla Congregazione per il Clero, è stato esso pure respinto.

La notizia è assai preoccupante, anche se il comunicato si premura di farci sapere che si è trattato in entrambi i casi di rigetto per motivi procedurali e formali (mancato rispetto di termini perentori), senza che in alcun caso i dicasteri romani siano entrati nel merito per giudicare la fondatezza sostanziale delle posizioni del parroco e del suo vescovo. E soprattutto, ci informano che vengono proposti altri ricorsi e che, pertanto, il parroco resta per ora dov'è.

Certo che, in un caso come questo, sono due visioni della Chiesa completamente agli antipodi (qualcuno potrebbe persino azzardare: due religioni diverse) che confliggono a duello. Per darvene un'idea, visto che le immagini valgon mille parole, ecco a raffronto due esempi recenti:



Processione a Thiberville:






*


Celebrazione 'in movimento' di Pentecoste del vescovo di Evreux:




(per riunire un po' di gente in questo hangar, sono state soppresse tutte le celebrazioni parrocchiali concomitanti)

mercoledì 23 giugno 2010

Un 'movimento' tradizionale?

Riceviamo da un lettore e pubblichiamo:

Fra qualche mese sarà il 3° anno dall'applicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum”. In questi pochi anni si è messa in moto una “controrivoluzione” all'interno della Chiesa fino a poco tempo fa inimmaginabile.

In tutta Italia, nonostante le fisiologiche difficoltà, sono fiorite decine e decine di Messe, di gruppi stabili, associazioni culturali, siti internet, pubblicazioni.

Grazie all'apostolato di alcuni sacerdoti, che girano costantemente l'Italia, si è creato una rete capillare di contatti, per sostenere e applicare il Motu Proprio.

Al fianco del lavoro fatto dai sacerdoti si muove un piccolo esercito di “laici” che scrive, sollecita, organizza, diffonde, cioè si occupa del lavoro collaterale nel mondo della Tradizione, penso a “Giovani e Tradizione di Acireale” che affianca Padre Nuara nell'organizzare l'annuale convegno romano sul MP, al coordinamento toscano che cura il pellegrinaggio che si svolge appunto in toscana, ai laici che gestiscono i siti internet: http://www.rinascimentosacro.org/, blog.messainlatino.it, e http://www.unavox.it/; alle decine e decine di associazioni diffuse sul territorio, alle confraternite rivitalizzate dalla liturgia tradizionale, ai cori di canto gregoriano e polifonico che sono nate all'interno delle celebrazioni, alle case editrici (Fede & Cultura, Marietti, Cantagalli etc etc) che pubblicano opere e supporti liturgici.

Questo lavoro egregio, dopo questi pochi anni di rodaggio, ha bisogno oggi di essere “organizzato”, “razionalizzato”, “sinergizzato”. All'interno della Chiesa esistono da sempre le cosiddette “associazioni laicali” che lavorando all'interno di Essa, curano e portano avanti la loro specifica vocazione.

Sono fermamente convinto che una minoranza organizzata abbia maggiore forza di una maggioranza disorganizzata.

Un gruppo diffuso sul tutto il territorio nazionale, riconosciuto sotto una sola sigla sarebbe il punto di riferimento di preti, gruppi, singoli fedeli, che sembra strano, ma ancora non riescono a mettersi in contatto con realtà già esistenti sul territorio. Un gruppo unico, a differenza delle pur lodevolissime iniziative dei gruppi singoli, sarebbe più difficile da snobbare da parte di Vescovi ostili, un prete “trattato male”, sol perchè vuol dire la “Santa Messa”, troverebbe maggiore forza di difesa in una voce nazionale che si muove in sua favore.

Inoltre una associazione nazionale acquisirebbe un “diritto” ad entrare nel gruppo delle “associazioni laicali” presenti all'interno delle Curie. Le case editrice e le librerie cattoliche, avendo percezione di una presenza reale di fedeli legati alla tradizione, sarebbe stimolati alla produzione e diffusione di pubblicistica che esca dal piccolo canale di vendita per corrispondenza o militante.

Le nostre antiche città sono piene di chiese, oratori, conventi ed ogni giorno che passa soccombono al destino della chiusura, che si potrebbe arrestare davanti alla richiesta di un gruppo stabile e pieno di zelo.

Un ultimo aspetto fondamentale resta la questione riguardante la pubblicazione di una rivista, un quotidiano, un settimanale oppure un mensile, questo tipo di pubblicazioni esistono già, “Radici Cristiane”, “Il Timone”, “Il Settimanale di Padre Pio”, si tratterebbe solo di ufficializzarli o renderli ancora di più collaterali al “Movimento Summorum Pontificum”, aumentando le rubriche sull'argomento liturgico, ne gioverebbero sia le riviste (con aumento delle vendite), sia i fedeli (informazione cattolica), che si troverebbero a disposizioni delle ottime riviste di “Lotta” e di “Fede”.

Come chiamarlo??? Io propongo “Movimento Summorum Pontificum”. A voi la parola.

Prima Messa di un novello sacerdote a Desenzano


Domenica 27 giugno, alle ore 16.30

Duomo di Desenzano

Prima S. Messa cantata di un novello sacerdote

secondo la forma straordinaria del rito romano.

L'Osservatore vaticano sui pasticci curiali

Una strana atmosfera invade le sfere della Curia romana.

Si potrebbero citare diversi esempi (l`anarchia surrealista della comunicazione vaticana, ad esempio) ma tre casi recenti, differenti fra loro, basteranno per darne un'idea.

1) Pensiamo in primo luogo al fatto che il Curato d`Ars non sia stato proclamato patrono di tutti i sacerdoti, in conclusione dell`anno sacerdotale, come invece previsto e annunciato. Di per sé, una tale decisione può giustificarsi facendo valere che un parroco diocesano francese del XIX secolo non è necessariamente un modello direttamente imitabile per dei religiosi, dei preti missionari.

Ma il danno considerevole prodotto da questa faccenda vien dal fatto che è sembrata un dietrofront repentino della curia romana di fronte a pressioni degli ultimi minuti. Poiché la decisione della proclamzione era conosciuta da tempo; il 16 marzo 2009, quando s`era tenuta la plenaria della Congregazione per il Clero, la Sala Stampa aveva dichiarato: "Durante questo Anno giubilare, il Papa Benedetto XVI proclamerà san Giovanni Maria Vianney Patrono di tutti i sacerdoti del mondo. Sarà ugualmente pubblicato un Repertorio per i Confessori e Direttori spirituali, nonché una raccolta di testi del Papa sulle questioni fondamentali della vita e della missione sacerdotali all`epoca attuale".

In un'intervista concessa dal cardinal Hummes, il 17 giugno 2009, all`Avvenire, il Prefetto della Congregazione per il Clero, ripeteva la notizia, che si è poi diffusa in tutto il mondo per un anno, senza mai essere smentita. L`8 giugno, tre giorni prima dell'evento, la Radio Vaticana confermava. "L`11 giugno il Papa celebrerà una Messa solenne, durante la quale proclamerà il Curato d`Ars patrono de sacerdoti".

Ora, la vigilia, 10 giugno, l`agenzia IMedia smentiva: il Curato d`Ars non sarebbe stato proclamato patrono dei sacerdoti di tutto il mondo.

Il blog, Vu de Rome, di Frédéric Mounier (corrispondente del giornale La Croix), bene informato sulle manovre e sui manovrieri , spiegava: " Il Vaticano ascolta le Chiese locali" che non trovano Jean-Marie Vianney abbastanza rappresentativo del prete contemporaneo. E Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, laconico:" Ci sono molte altre figure di sacerdoti che possono servire d`ispirazione e di modello per coloro che compiono altre forme di ministero sacerdotale".

2) Praticamente nello stesso tempo si svolgeva il secondo episodio della faccenda di Thiberville. Senza rifare la storia di questa vicenda francese, ricordiamo che nella diocesi di Evreux, una delle più sinistrate di Francia, Mons. Nourrichard, vescovo-curatore di fallimento (chiese chiuse, catechismi disertati, vocazioni scoraggiate, finanze a secco..) aveva deciso di sopprimere l`insieme parrocchiale di Thiberville (14 campanili) e di destituire l'abbé Francis Michel che manteneva chiese piene, catechismi, tantissimi chierichetti, confraternite, confessioni, vocazioni....

Venuto sul posto per ottenere la resa di questo parroco troppo "Summorum Pontificum", il vescovo si è urtato alla rivolta violenta dei parrocchiani esacerbati. Ne seguirono una serie di "appelli" giudiziari a Roma.

Sembrava evidente a tutti che la Santa Sede avrebbe ammesso, come minimo, che la faccenda era stata "mal gestita" dal vescovo e che, supponendo che non si fosse stimato opportuno di invalidare puramente e semplicemente la sua decisione mortifera, si sarebbero trovate delle soluzioni di compromesso.

Invece, in soli tre mesi, i tre primi ricorsi del parroco e dei suoi parrocchiani son stati semplicemente rigetatti dalle Congregazioni adite, quando affari di quel genere normalmente domandano diversi anni per essere esaminati.

È evidentemente disastroso l`effetto, per la Roma di Benedetto XVI, e alla fine dell`anno sacerdotale, di cancellare in quel modo l`ultimo insieme vivo e missionario di una diocesi e di buttare a mare il suo parroco.

Il meno che si possa dire è che quel dossier, concernente la Francia, dove ormai si discute né più né meno della soppressione di intere diocesi (Mende), non è stato propriamente "seguito".

3) Non meno calamitoso l`annuncio, quasi concomitante, del "rifiuto" del card. Pell.

La nomina dell`arcivescovo di Sydney, uno dei dei più solidi ratzingeriani del Sacro Collegio, come Prefetto della Congregazione dei Vescovi, in sostituzione del card. Re, era aspettata da un giorno all`altro; il cardinal Pell si era già visto attribuire un appartamento in via Rusticicci, quando - coup de théâtre - il blog spagnolo di Francisco José Fernández de la Cigoña, annunciava l`8 giugno che il cardinale di Sydney si dava per malato e rinunciava alla sua nomina.

In verità, alcune accuse di "cattiva gestione" di un`affare di pedofilia, conosciute da tempo, orchestrate da articoli di giornali irlandesi, e che fino ad allora non erano state giudicate inquietanti dalla Segreteria di Stato, erano appena state opportunamente ripescate, nei primi giorni di giugno, in seno alla stessa Segreteria di Stato da parte, si dice, della Sezione degli Affari generali (il Sostituto Filoni).

Malgrado questa successione di fiaschi molto dannosi per l`immagine e l`autorità della macchina curiale, l`effetto Benedetto XVI, continua a diffondersi, in un panorama cattolico occidentale sempre più devastato, e la ratzingerìa romana a prosperare.

Ma le occasioni mancate di un risollevamento pastorale si accumulano.

Possiamo evocare il caso determinante delle nomine episcopali: è evidente che il personaggio chiave in questo campo, il nunzio apostolico, diplomatico di formazione, di funzione e quasi di anima, per ben disposto che sia, non prenderà mai delle decisioni di designazioni che si contrappongano al fronte degli episcopati nazionali, se non si sa sostenuto e coperto da una Segreteria di Stato determinata. O ancora, un Prefetto di Congregazione un pò timido non si impegnerà in azioni coraggiose e difficili se sente che sarà abbandonato alla più piccola difficoltà, e lascerà allora, per la maggior parte delle questioni, i suo subordinati agire secondo le loro sensibilità e appartenenze.

La necessità per il Santo Padre di risparmiare le sue forze, ad esempio riducendo drasticamente il numero delle udienze private, le attenzioni vigili con cui è circondato, ma che sono altrettanti filtri (da due mesi, ad esempio, il numero delle persone -fino ad allora un centinaio - che salutava alla fine delle udienze pubbliche è stato ridotto ad una semplice fila di sedie), il peso del suo intenso lavoro intellettuale solitario, la necessaria concentrazione sulle decisioni, maturate a lungo, e che dipendono solo da lui, fanno che l`esigenza di un vero "primo ministro" sarebbe vitale.

Qualunque siano le critiche che potevano essere loro rivolte, uomini come il Sostituto Benelli, il Segretario di Stato Casaroli, o il suo successore Sodano, occupavano fortemente il terreno curiale, imprimevano a quel pesante e complesso organismo una linea, certo altamente discutibile, ma leggibile .

Invece, è tutto il contrario di un Richelieu che occupa oggi il posto di Segretario di Stato.


Fonte: Osservatore Vaticano

martedì 22 giugno 2010

Lettera (eccellente) di Gnocchi-Palmaro sul Foglio. Dal martirio di Mons. Padovese in Turchia a San Francesco.

Da leggere assolutamente, per gustare un po' di verità, di onesta intellettuale e... anche di buon italiano. Ahhh, la buona stampa!


Caro direttore, sono bastati pochi giorni perché calasse il silenzio sul martirio di monsignor Luigi Padovese avvenuto in Turchia ai primi di giugno. Salvo rare eccezioni, in casa cattolica, ci si è crogiolati nell’interpretazione minimale del fatto derubricandolo al rango di “gesto folle”. Ma, a ben guardare, forse è meglio il silenzio piuttosto che il povero tentativo di chiamare con un altro nome il martirio. Meglio il silenzio, perché tutti quei discorsi che in morte di monsignor Padovese hanno impiegato volutamente le parole sbagliate lasciano trasparire l’agghiacciante convinzione ormai divenuta maggioritaria dentro il mondo cattolico: che la Chiesa non abbia più bisogno di martiri, cioè di testimoni di Cristo. Tanto basta il dialogo.

D’altra parte, non si vede come potrebbe andare diversamente quando si predica la sostanziale equivalenza delle religioni in merito alla salvezza delle anime. E’ vero che atti magisteriali importanti come la Dominus Jesus e l’insegnamento di Papa Benedetto XVI vanno in ben altra direzione. Ma è altrettanto evidente lo scollamento tra il magistero e la teologia dominante, l’insegnamento nelle facoltà teologiche e nei seminari, la predicazione domenicale e, conseguenza di tutto ciò, il comune pensare di gran parte dei fedeli per i quali un minareto vale più o meno come un campanile. Fino a quando il cattolicesimo non ritroverà la propria unicità in ordine alla salvezza eterna di tutti gli uomini, che è la suprema legge della Chiesa, non potrà capire il martirio di un vescovo o di un qualsiasi fedele. Finirà sempre per chiamarlo con un altro nome: per ignoranza, per quieto vivere, per codardia o, peggio ancora, considerandolo inutile. Perché versare il sangue in nome di Cristo là dove la salvezza scorre, magari non limpidissima, per altri rivoli?

Se non fosse tanto drammatica, ci sarebbe da sorridere davanti a questa fase paradossale della storia in cui non sono più i persecutori a temere i martiri cristiani, ma lo sono i cristiani stessi a ritenerli quanto meno imbarazzanti. E qui non si tratta neppure di trovarsi a disagio davanti a chissà quale violenza perpetrata ai danni di inermi infedeli da convertire. Qui non ci si trova davanti all’oppressione dei corpi al fine della salvezza delle anime. Ci ritrova davanti al suo esatto contrario, davanti all’offerta sacrificale del proprio corpo per la salvezza altrui. Ma, anche senza voler scomodare il tanto aborrito proselitismo, ci si trova davanti a un gesto considerato inutile, dato che si pone il dialogo come manifestazione suprema della divinità. E allora lo si chiama con un altro nome.

Ha ben poco da attendersi l’occidente da un cattolicesimo incapace, prima ancora che di affermare, di pensare la propria unicità rispetto all’islam e a qualsiasi altra religione. Questo non è certo il cattolicesimo che diede vigore alla filosofia greca e alla civiltà romana attraverso la grandiosa affermazione del Logos. Questa è una religione malaticcia che ha abdicato al mandato principe disceso dal Logos: quello di chiamare ogni cosa con il suo nome. Ma per farlo ci vogliono fede, intelligenza e coraggio nelle giuste proporzioni. Gli esempi non mancano. San Francesco, narrano le Fonti francescane, andò dal Sultano in piena crociata e gli mostrò che cosa comportasse l’essere cristiani: “I cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete”. Magari, questo San Francesco stupirà coloro che l’hanno conosciuto come antesignano del pacifismo dialogante del XX secolo. Ma quello splendido uomo medievale era ben altro, era un fiero e battagliero ambasciatore di Cristo: cioè un santo.

Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro

Fonte: Il Foglio