venerdì 30 aprile 2010

I Giuristi Cattolici di Pavia in pellegrinaggio alla Sindone




Sabato 24 aprile si è svolto il pellegrinaggio dell’Unione Giuristi Cattolici di Pavia “Beato Contardo Ferrini” in occasione dell’ostensione della S. Sindone a Torino.
In mattinata la preparazione all’evento, con la preghiera della Via Crucis e la visione di un documentario sul sacro telo. Quindi abbiamo potuto venerare, con emozione e commozione, la straordinaria reliquia di nostro Signore, l’immagine del Crocifisso-Risorto. Il Vangelo di Giovanni al cap. 20 racconta che “l’altro discepolo”, viste le bende e il sudario, “vide e credette”, associando così la Sindone alla Fede. Proprio la Fede ha costituito il motivo e, nello stesso tempo, la domanda del nostro pellegrinaggio.
Don Marino Neri, accompagnando il gruppo, ha poi celebrato la Messa in Ostensione Sanctae Syndonis nella forma straordinaria del rito romano (detta anche Messa tradizionale), presso la Chiesa di San Vincenzo de Paoli dell’Istituto Cottolengo. Dopo una preghiera sulla tomba di San Giuseppe Cottolengo ha avuto luogo il pranzo al Monte dei Cappuccini, da dove si può ammirare uno splendido panorama di Torino.
Questa esperienza di intensa spiritualità si è conclusa con la visita a San Giovanni Bosco, San Domenico Savio e Santa Maria Domenica Mazzarello presso la Basilica di Maria Ausiliatrice. Il Rosario, durante il viaggio di ritorno, ha inteso proprio affidare a Maria i copiosi frutti di questo viaggio, che certo resterà a lungo nei nostri cuori.
Marco Ferraresi
Presidente UGC Pavia

Orazioni giaculatorie

In relazione alle preghiere per il Sommo Pontefice e per la Chiesa perseguitata, anche a causa delle tristi vicende degli ultimi tempi, riceviamo e trasmettiamo, preceduto da una piccola premessa storica il testo di una importante Preghiera, un tempo recitata dal popolo cristiano che sarebbe opportuno far conoscere nuovamente e recitare con devozione.

NOTA STORICA
1 - Il Rescritto di San Pio X
Con uno degli ultimi Rescritti del suo Pontificato, emesso il 12 agosto 1914, San Pio X volle concedere 300 giorni di Indulgenza, in perpetuo, applicabile anche alle anime purganti, a tutti coloro che, con devozione, recitassero le “Orazioni Giaculatorie per allontanare i Divini Flagelli”.
E’ davvero significativo che uno degli ultimi atti del grande pontefice fosse proprio quello di affidare al mondo intero una preghiera singolare di umile e contrita implorazione alla Misericordia Divina, la cui recita, ancor oggi, assume un grande valore profetico, se si pensa a tutte le tragedie del Novecento ed alla gravissima crisi che ha colpito la Chiesa negli ultimi decenni.

2 - L’autore della preghiera, San Francesco Saverio Bianchi (1743-1815)
L’autore di questa preghiera, scritta con parole attualissime per il nostro tempo di apostasia, è il Santo barnabita Francesco Saverio Maria Bianchi, nato in Arpino il 2 dicembre 1743 e morto in Napoli il 31 gennaio 1815.
Nella sua vita, il Bianchi visse da vicino i gravi fatti che avevano segnato duramente tutta l’epoca: la persecuzione della Chiesa, il Papa imprigionato e condotto in esilio, la soppressione degli Ordini Religiosi, il terrore e le lotte fratricide in tutta l’Europa.
Che le Orazioni Giaculatorie siano state scritte dal Santo è confermato ufficialmente dal “Numero Speciale dei Padri Barnabiti, pubblicato per la Canonizzazione del Beato Francesco Saverio Maria Bianchi” (decretata da Pio XII il 21 ottobre 1951) riportato ampiamente nel volumetto di Umberto Fiorentini, Francesco Saverio Maria Bianchi, il Santo di Arpino, Città di Arpino – Assessorato alla Cultura, 1994, alle pagg. 38-39:

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Questa preghiera, pur accompagnata dal crepitìo dell’antiaerea o dallo scroscio delle bombe, infondeva fiducia nel cuore.
Una fiducia di cui abbiamo ancora tanto bisogno oggi…
Che il raggio di luce divina che illuminava il martirio del Santo scenda ancora sul nostro dolore. Sui malati, sui poveri, sugli sfiduciati…
Sulla Chiesa perseguitata in tanta parte della terra, sulle contrade devastate dai terremoti, dalle acque, dalle eruzioni, dalla carestia.
Ci insegni se non a bramare il dolore come i Santi, almeno a rassegnarci con fede. A dire anche noi con Gesù: Se il calice dell’amarezza non può passare, se è necessario guarire il mio cuore dalle illusioni, per espiare le mie colpe o quelle dei miei fratelli, per prepararmi una felicità eterna, sia fatta, o Padre, la Tua volontà>>.

3 - L’ultima edizione curata da Maria Stella
L’ultima edizione nota di questa preghiera venne pubblicata a Roma dalla Signora Maria Doglioni, vedova Stella, terziaria francescana, fondatrice della benemerita Libreria Editrice “Propaganda Mariana”, con sede in Via Acciaioli, n. 10, a poche centinaia di metri da San Pietro.
Questa storica libreria cattolica occupa un posto di assoluto riguardo nella Storia dell’editoria cattolica del XX secolo e nella diffusione della buona stampa di argomento religioso in Italia e all’estero.
L’opera encomiabile svolta da Maria Stella, con una serie molto corposa di pubblicazioni, era vivamente apprezzata da Papa Pio XII e da numerosi prelati, come testimonia il suo ampio epistolario.
La Signora Maria Stella fu teste credibile ed autorevole nel Processo informativo sul Servo di Dio Padre Pio Delle Piane, dei Minimi di San Francesco di Paola e tenne viva la memoria del Servo di Dio Padre Felice Cappello, celebre gesuita a Roma, morto nel 1962, di cui pubblicò varie edizioni di suoi ricordini e belle fotografie delle Sante Messe celebrate dal Cappello.
Maria Stella fondò il Centro Italiano di diffusione delle “Edizioni sulla Divina Misericordia”, che ebbe il merito ed il privilegio di diffondere per primo in Italia la devozione alla Divina Misericordia e le rivelazioni fatte da Gesù alla santa polacca Suor Maria Faustina Kowalska.
Con spirito profetico e grande attenzione per le fonti dirette, Maria Stella fece tradurre e pubblicare gli scritti del Padre Andrasz S.J., confessore di Suor Faustina e di Padre Michele Sopocko, (oggi Beato) Direttore Spirituale della Santa, giunti in modo fortunoso dalla Polonia comunista. Ugualmente grande attenzione riservò alle rivelazioni della veggente ungherese Elisabetta Szanto sulla devozione alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria.

Io stesso visitai la Libreria Editrice nel marzo 1991 ed il ricordo di quell’angolo di paradiso è sempre rimasto nella mia mente. Nel turbine del neomodernismo che aveva invaso quasi completamente le librerie cattoliche romane, questa libreria era l’unica in cui fosse possibile acquistare i libretti della migliore tradizione devozionale cattolica: su San Michele Arcangelo, le devozioni per il Sacro Cuore di Gesù, l’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria, con scaffali interi di santini classici, esposti non per motivi di collezionismo antiquario, ma per la diffusione delle preghiere più care al popolo cristiano.
Ricordo che in bella mostra da Maria Stella c’erano libri su San Michele Arcangelo, pacchi di santini di San Pio X, pubblicati in occasione della sua canonizzazione e la Madonna del Monte Carmelo, con al retro la bella “Salve Regina” poetica di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
La Signora Maria Stella è morta il 12 agosto 1997, al termine di una vita di preghiera ininterrotta e di autentico amore per la Chiesa e per il Papa.
Avv. Stefano Gizzi, Ceccano

ORAZIONI GIACULATORIE
PER ALLONTANARE I DIVINI FLAGELLI

- Misericordia del mio Dio abbracciateci e liberateci da qualunque flagello.
Gloria Patri.

- Eterno Padre, segnateci col sangue dell’Agnello Immacolato
come segnate le case del Vostro Popolo.
Gloria Patri.

- Sangue Preziosissimo di Gesù, nostro amore,
gridate al Divin Padre misericordia per noi e liberateci.
Gloria Patri.

- Piaghe del mio Gesù, bocche di amore e di Misericordia,
parlate propizie per noi al Celeste Padre, nascondeteci in Voi e liberateci.
Gloria Patri.

- Eterno Padre, Gesù è nostro e pur nostro è il Sangue ed i suoi meriti infiniti;
noi a Voi offriamo tutto e poiché Vi è carissima questa offerta,
liberateci, come sicuramente speriamo.
Gloria Patri.

- Eterno Padre, Voi non amate la morte del peccatore, ma che si converta e viva;
fate per Misericordia che noi viviamo e siamo vostri.
Gloria Patri.

- Salva nos, Christe Salvator, per virtute sanctae Crucis; qui salvasti Petrum in mari, miserere nobis.

- Maria, Madre di Misericordia, pregate per noi e saremo liberi.

- Maria, nostra Avvocata, parlate per noi e saremo salvi.

- Il Signore giustamente ci flagella per i nostri peccati;
ma Voi, o Maria, scusateci perché nostra Madre pietosissima.

- Maria, nel Vostro Gesù ed in Voi abbiamo poste le nostre speranze;
non fate che restiamo confusi.
Salve Regina.

(300 giorni d’Indulgenza concessa dal Papa Pio X, in perpetuo,
applicabile anche alle anime purganti)
RESCRITTO del 12 agosto 1914

Il Pontificale al National Shrine di Washington: un punto di svolta

Nei siti americani non si fa che parlare del pontificale celebrato lo scorso 24 aprile nel Santuario Nazionale dell'Immacolata Concezione, a Washington, per i cinque anni dall'elezione di Benedetto XVI.

La chiesa, certo, pur essendo una delle più importanti degli USA non può artisticamente competere nemmeno con una parrocchia mediamente antica di un paesello italiano qualunque; ma la cerimonia che vi si è svolta ha molto invero di straordinario: non solo il rito.

L'assistenza, in primo luogo, di 3000 persone circa; la gran folla di sacerdoti, dame e cavalieri (di Colombo); il rito curato e solennissimo. Soprattutto il bello e l'importante di questa celebrazione è stata la dimostrazione di forza e vitalità del rito di Sempre: basta considerare l'età media (assai bassa) degli astanti, il loro numero, l'uso ormai senza complessi di cappe magne, paramenti, marsine e berrette. Di che far venire travasi di bile ai commentatori che ne scrivono sui periodici cattoprogressisti, ad esempio il New Catholic Reporter o US Catholic. E' noto del resto che gli Stati Uniti, sempre all'avanguardia su di noi di almeno una decina d'anni, è la nazione di punta della Tradizione, dove essa conosce la massima fioritura; più che in Francia, persino, e senza le guerre liturgiche che travagliano quest'ultima.

Molto apprezzata la predica del vescovo Slattery di Tulsa, chiamato a sostituire, all'ultimo momento, il card. Castrillòn caduto in disgrazia mediatica dopo la diffusione della sua lettera di congratulazioni al vescovo francese Pican - per inciso, un modernista senza freni - reo di favoreggiamento di un prete pedofilo.

Volete vedere una gran cappa magna? Eccovela:



Ed ecco la processione di introito (in immagini amatoriali, nella speranza che esca presto un video ufficiale); saltate direttamente al secondo minuto:

Prossimi eventi

Programma di alcuni eventi liturgici nella forma
EXTRA-ORDINARIA DEL RITO AMBROSIANO
che si terranno a Roma nei prossimi giorni.
Si tratta di celebrazioni di rilievo, viste le basiliche in cui si terranno.
Venerdì 30 aprile 2010, ore 16:00, Basilica di Santa Maria sopra Minerva.
Messa cantata della festa di Santa Caterina da Siena, Patrona d'Italia, celebrata all'altar maggiore (ove cioè si trova il corpo della Santa) nella forma extra-ordinaria del rito ambrosiano.
Alla presenza del m.r.p. John Berg, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pietro.

Sabato 1 maggio 2010, ore 16:30, Basilica di Sant'Andrea al Quirinale.
Vespro e compieta solenni, nella forma extra-ordinaria del rito ambrosiano.


Domenica 2 maggio 2010, ore 12:00, Basilica di Santa Maria dei Martiri (Pantheon). Messa solenne nella forma extra-ordinaria del rito ambrosiano, applicata per il Santo Padre in questi momenti di grande necessità della Chiesa.
Parteciperà ed animerà tutte le funzioni la Schola Saint-Cécile di Parigi (30 cantori, direttore M° Henri Adam de Villiers), che eseguirà:
-venerdì 30 aprile: Missa dicta Ambrosiana sine nomine, di Loyset Compère (1445-1518), Maestro di Cappella del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza (dall'Archivio Musicale della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano);
all'offertorio: "O felix anima" di Giacomo Carissimi (1605-1674), Maestro di Cappella della Cattedrale di Assisi ed in seguito Maestro di cappella della Basilica di Sant'Apollinare in Roma; alla consacrazione: "Adoramust te, Christe" dalla "Missa Galeazescha" di Loyset Compère; a seguire un "Tantum ergo" di Orfeo Vecchi (1550-1604), Maestro di Cappella a Santa Maria della Scala in Milano.
-sabato 1 maggio: Vespri e Compieta in canto fermo ambrosiano, Magnificat polifonico di Claudìn de Sermisy (1490-1562), Maestro di Cappella del re di Francia.
-domenica 2 maggio: Missa Secunda (1599), di Hans Leo Hassler(1564-1612), Arcimusico della città di Norimberga, Organista e Maestro di Cappella dell'elettore di Sassonia; al termine "Regina Caeli" a quattro voci (1622).

giovedì 29 aprile 2010

Bologna: successo della conferenza di Mons. Bux

Buon successo della conferenza di Mons. Bux a Bologna, intitolata "Benedetto XVI e la liturgia".
La conferenza, svoltasi la sera di mercoledì 28 aprile 2010, era stata organizzata dai sacerdoti e dai fedeli che celebrano e assistono alla S. Messa Gregoriana presso le chiese parrocchiale di S. Maria della Pietà e S. Venanzio di Stiatico. Un centinaio di persone, tra cui molti giovani, ha assistito alla magistrale esposizione di Mons. Bux , nonostante il boicottaggio di tutti i media locali, che hanno ignorato i comunicati stampa.
Ma la Madonna ci ha aiutato, e così ancora una volta il diavolo, che sperava di aver fatto la pentola, si è trovato senza coperchio.
Nella stessa serata Mons. Bux è stato intervistato dalla troupe della maggiore emittente privata bolognese Ètv, per il programma religioso settimanale 12 porte.
L'evento era stato promosso in preparazione alla S. Messa gregoriana che sarà celebrata da Cardinale Caffarra a Bologna, il prossimo 2 maggio, alle ore 18 presso la chiesa di S. Maria della Pietà


Mons. Nicola Bux, a destra nella foto, presentato da uno dei sacerdoti che a Bologna celebrano la S. Messa gregoriana

il pubblico

Il futuro dei Legionari di Cristo

Pubblichiamo la parte finale di un articolo della rivista dei dehoniani Il Regno, menzionato dal Papa Ratzinger blog, che fa il punto sull'esito della visitazione apostolica ai Legionari di Cristo. Le simpatie de Il Regno sono progressiste (come si nota nel testo anche da certi accenni in merito alla teologia della liberazione e agli ordini femminili statunitensi, a loro volta oggetto di altra visitazione); cosa che peraltro non toglie interesse a questo denso articolo.


[..] La visita apostolica dei cinque vescovi mons. Giuseppe Versaldi di Alessandria, mons. Ricardo Watty Urquidi di Tepic (Messico), mons. Charles J. Chaput di Denver (Stati Uniti), mons. Ricardo Ezzati Andrello di Concepción (Cile), mons. Ricardo Blázquez Pérez di Valladolid (Spagna) , decisa in marzo e avviata nel giugno scorso, ha avuto una prima verifica con i cardd. Tarcisio Bertone, Franc Rodé e Joseph Levada (rispettivamente responsabili della Segreteria di stato, della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e della Congregazione per la dottrina della fede) all’inizio di dicembre 2009 e di febbraio 2010. Le relazioni sono giunte a Roma a metà marzo e a fine aprile è prevista la riunione conclusiva. Da lì nasceranno la disposizioni operative. Del lavoro interno si sa soltanto quello che traspare dalle note della Legione e da fonti informative non ufficiali.

Sembra tramontata l’ipotesi della soppressione dell’opera e della dispersione dei suoi effettivi (700 preti, 2.500 seminaristi, attività in 18 paesi; 1.000 laici consacrati nel movimento Regnum Christi, che può contare su 65.000 affiliati e 350.000 volontari a servizio di circa 200 centri scolastici e universitari). La significativa vischiosità nelle risposte ai visitatori, ispirate al «non sapevamo nulla» o all’«abbiamo obbedito», sembrava rifarsi a formulazioni standardizzate e preconfezionate. Solo per la loro insistenza i vescovi hanno raggiunto i punti nevralgici della situazione attuale dell’istituto, riconoscendo anche l’emergere di vaste aree di grande disponibilità e qualità sia umana sia spirituale. Da nessuna parte è segnalata una differenza di valutazione fra i visitatori e questo lascia prevedere la conferma di un orientamento già profilato in precedenza: salvare il carisma istituzionale e abbandonare il fondatore e il suo personale carisma alla valutazione della storia. I punti critici interni I punti critici della situazione interna sono relativi allo stile, ai voti, al sistema di governo e alle costituzioni.

Lo stile complessivo è ispirato al loro motto «Sicut acies ordinata» (come un esercito schierato per la battaglia), una geometrica potenza che colpisce l’immaginazione e risponde alla domanda di ordine e tradizione. Questo ha però dei costi personali di notevole spessore. Non esiste privacy né nelle comunicazioni (lettere, colloqui e visite in famiglia), né nella gestione della propria stanza (sempre aperta), né nella strutturazione del proprio tempo (rigorosamente scandito fra pratiche di pietà, studio, apostolato e vita comune). Si viaggia a due a due e spesso senza documento d’identità. Anche l’insistenza normativa sul vestito clericale è di gran lunga più severa delle indicazioni comuni. A questo si aggiunga la filiera del potere interno che, a partire dal testo divulgato delle costituzioni, non conosce alcuna forma di condivisione della base in ordine alla scelta dei propri superiori, non prevede forme di condivisione orizzontale di comunicazioni e indirizzi, avvalendosi solo della comunicazione verticale (suddito-superiore), e accentra sul superiore generale un potere che ha ben poche forme di controllo. Non solo. Accanto ai superiori territoriali è prevista una figura anomala, i cosiddetti «nunzi» che, nominati dal centro, sono chiamati al controllo dei superiori stessi. L’imperativo di «dire tutto» al proprio superiore, sia di sé come degli altri, anzi di doversi rallegrare se altri segnalano in alto le proprie mancanze e debolezze, solidifica l’uniformità e il controllo, ma non lascia che spazi residuali alle esigenze personali. Molti dubbi vi sono anche sul rispetto della distinzione tra «foro interno» (la coscienza e le ragioni profonde) e «foro esterno» (i comportamenti). La pratica settimanale del colloquio col proprio direttore, la consuetudine diffusa di far coincidere il confessore ordinario con lo stesso superiore, l’indicazione di rivolgersi a confessori ordinari e straordinari sempre interni alla congregazione (con la sorprendente nota di dover esplicitare la validità di una confessione con un prete qualsiasi), l’assenza di un riferimento esterno e la forma totalizzante della vita interna ai centri, sono tutti elementi che convergono nell’evidenziare un problema che non può essere risolto con il richiamo esemplificativo all’autorità monastica dell’abate e al suo ruolo di padre spirituale. Il rigore con cui si indicano le ragioni dei possibili allontanamenti e la sovrastima del peso della critica interna denuncia che ritorna con ossessiva insistenza completano il quadro. Diverse ombre si stendono anche sulle costituzioni. Vi sono variazioni di date e di fonti. Nel testo diffuso su Internet sorprendono non tanto la prolissità (420 numeri) e la pignoleria (più simile a un direttorio che a un testo costituzionale), quanto alcune sottolineature inusuali. Come l’invito a tenere segreto il testo, l’insistenza della denuncia verso la lotta di classe (da cui si capisce l’opposizione dura alla teologia della liberazione e ai movimenti popolari), l’insistenza reiterata sull’obbedienza e sull’adattabilità alle esigenze dei superiori, la cura di tenere lontane le donne anche nell’azione pastorale, la scrupolosa regolamentazione dei media utilizzabili dagli studenti interni, l’insistenza sulla teologia e filosofia «sicure» (di fatto il tomismo). E naturalmente il doppio voto aggiunto (non aspirare alle cariche e non criticare i superiori), già caduto nel 2006.

Vanno però anche sottolineati elementi suggestivi e affascinanti del testo: dalla centralità cristologica alla qualità della formazione intellettuale, dall’insistenza sulle devozioni a quella sulla Scrittura, dallo spirito di corpo all’aperto confronto con la modernità nei suoi punti più creativi.

Carisma istituzionale

L’operazione già orientativamente indicata dalla Santa Sede nel documento di censura al fondatore prevede una distinzione fra carisma del fondatore e carisma fondazionale. Il primo è legato alla persona, il secondo all’istituzione. È anche l’opzione che un nucleo interno di «sospesi e in attesa» intende appoggiare e che alcuni di quanti sono usciti caldeggiano (è il caso di p. Thomas Berg). Ma non è impresa facile. È vero che nella storia vi sono casi di fondatori rifiutati e, persino,
di scelte ereticali, ma fenomeni d’immoralità tanto gravi non hanno precedenti. Se non in alcune fondazioni recenti. Per questo il processo merita di essere guardato con attenzione e condivisione come già stanno facendo gli organismi di rappresentanza dei superiori maggiori. Un’ulteriore difficoltà è data dai movimenti laicali (Regnum Christi) e familiari che fanno riferimento ai legionari. In questi l’informazione passa più lentamente e le reazioni sono meno prevedibili, soprattutto se fra i legionari si producesse una spaccatura, che trascinasse con sé contrasti più clamorosi e probabili prosciugamenti dei flussi finanziari di sostegno.

Di rilievo anche il ruolo che rivestiranno i vescovi locali. Fra i maggiormente interessati vi sono quelli messicani, luogo di origine della Legione e di più ampio insediamento, che non hanno mai anticipato riserve e critiche. Nell’ultimo comunicato stampa (4.3.2010) la segreteria della Conferenza episcopale messicana si è trincerata a difesa del comportamento attuale dei legionari. Mentre negli Stati Uniti l’arcivescovo di Miami, mons. John C. Favalora, ha sospeso nell’ottobre 2009 ogni attività della congregazione nella sua diocesi. Qualche risposta è attesa anche da quanti a Roma hanno ignorato le voci che chiedevano prudenza e attenzione. Fra gli amici più noti dei legionari vi sono il card. Angelo Sodano, già segretario di stato, il card. Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia e già segretario di Giovanni Paolo II, il card. E. Martínez Somalo e il card. Franc Rodé, rispettivamente prefetto emerito e prefetto in carica della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Quest’ultimo non solo ha sempre difeso p. Maciel, ma anche dopo la censura ha continuato a usare il riferimento ai legionari per criticare radicalmente i difficili processi di rinnovamento in atto nelle famiglie religiose storiche, sia maschili sia femminili.

Va dato atto a Benedetto XVI, alla Congregazione per la dottrina della fede e all’attuale Segreteria di stato e ai vescovi visitatori di avere affrontato il problema con rispetto, rigore ed energia, creando le premesse per una purificazione della Chiesa e per uno sviluppo positivo dell’intera vita religiosa.

Lorenzo Prezzi

Il Maestro Muti deplora il livello musicale della Chiesa italiana


Il direttore d'orchestra Riccardo Muti firma la prefazione ad un libro di prossima uscita che raccoglie scritti e discorsi di Joseph Ratzinger - precedenti e posteriori alla sua elezione al soglio pontificio - dedicati all'arte e in particolare alla musica e al canto (Lodate Dio con arte).

"Ha ragione il Papa quando in più circostanze lamenta il basso livello della musica da consumo, in particolare della musica e dei canti eseguiti nelle chiese in questi ultimi decenni soprattutto da noi in Italia", afferma Muti in un passaggio del suo testo anticipato dall''Osservatore romano'. "Ma la causa è l'inadeguatezza dell'educazione musicale. Quello che si fa nelle scuole è troppo poco e le attività alternative o sussidiarie sono solo per pochi fortunati. Nelle parrocchie, poi, almeno in Italia, l'educazione al canto dei cristiani penso sia una delle ultime preoccupazioni pastorali dei nostri parroci e forse anche dei nostri vescovi".

In riferimento alla musica, Muti sottolinea che "è un grande dono per l'umanità e per la Chiesa all'inizio del terzo millennio avere un Papa che rivendica spazio e rispetto nella Chiesa e nella società civile per quest'alta espressione umana".

Fonte: Apcom, via Papa Ratzinger blog

mercoledì 28 aprile 2010

D. Thompson: perché Benedetto XVI deve portare il peso di colpe del suo predecessore?

Molto tempo prima di essere papa, Joseph Ratzinger ha combattuto per rafforzare le procedure della Chiesa Cattolica per affrontare le accuse di abuso. Eppure il Vaticano non è riuscito a trasmettere questo messaggio cruciale durante un'epidemia di isteria mediatica diretta – pigramente e maliziosamente – contro Benedetto. Perché?

Potrebbe essere perché dicendo la verità su Benedetto si offuscherebbe la reputazione di Giovanni Paolo II?

Questo è il suggerimento di John Allen, che, nonostante scriva per l'ultraprogressista periodico americano National Catholic Reporter è ampiamente considerato come il più autorevole commentatore Vaticano nel mondo anglofono. Anche il grande Father Z. lo considera. (Confrontate il discorso misurato di Allen con con le incessanti sparate anti-Benedetto del 'corrispondente' romano del Tablet, Bobbie Mickens).
Allen ha appena pubblicato un pezzo sul caso del Cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, che nel 2001 ha scritto una lettera indifendibile a un vescovo francese congratulandosi con lui per la mancata segnalazione di un prete pedofilo alla polizia. La lettera è stata pubblicata anni fa, ma quando è stata riscoperta all'inizio di questo mese il Vaticano ha immediatamente preso le distanze da Castrillon. Come Allen nota:
In un raro caso di "risposta rapida", il portavoce ufficiale vaticano, il gesuita padre Federico Lombardi, ha emesso quasi immediatamente una dichiarazione ai giornalisti dopo che la storia è uscita in Francia.

La lettera, secondo la dichiarazione di Lombardi, offre "un'altra conferma di quanto opportuna fosse l'unificazione del trattamento dei casi di abuso sessuale sui minori [passando] dai membri della Congregazione del Clero alla Congregazione per la dottrina della fede."

In effetti, è stato un modo educato per dire che Castrillon era parte del problema contro il quale l'allora Cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, ha dovuto lottare per snellire le procedure Vaticane per trattare i casi di abuso sessuale.
Questo chiarisce che Benedetto, come continuo a dire, era parte della soluzione, non del problema. Ma prendiamo in considerazione un altro dettaglio: il Cardinale Castrillon ha rivelato la scorsa settimana che aveva mostrato la sua lettera a Giovanni Paolo II, che lo autorizzò.

Ecco la conclusione dell'articolo di Allen (mie sottolineature):
Infine, una nota sull'impatto dell'episodio Castrillón: ironia della sorte, riesumare tale lettera del 2001 può aver condannato Castrillón, ma in realtà potrebbe realmente aiutare Benedetto XVI.

Durante il giro più recente di copertura mediatica, c'è stata una grave incongruenza tra l'effettivo ruolo del Papa Benedetto XVI sugli abusi sessuali – ossia l'alto funzionario Vaticano che ha preso più seriamente la crisi dal 2001 e che ha assunto l'incarico della riforma - e l'immagine esterna del papa come parte del problema.

Anche se ci sono molte ragioni per questo fatto, la cosa essenziale è che il Vaticano ha avuto dieci anni per raccontare al mondo la storia di "Ratzinger il Riformatore" e invece ha essenzialmente lasciato cadere la palla. Tale omissione ha lasciato un vuoto di pubbliche relazioni in cui una manciata di casi dal passato del Papa, dove il suo ruolo era in realtà marginale, sono venuti a definire il suo profilo.

Si deve chiedere, perché il Vaticano non racconta la storia di Ratzinger?

Almeno una parte della risposta, io sospetto, è perché per fare apparire bene Ratzinger, essi dovrebbero far apparire male altri – tra cui, ovviamente, Castrillon, nonché altri alti funzionari vaticani. Nascosto dietro quella preoccupazione ce n'è una più profonda, che è quella che per salvare la reputazione di Benedetto XVI potrebbe essere necessario offuscare quella di Giovanni Paolo II.

In questo caso, tuttavia, Castrillon ha inavvertitamente dato licenza al Vaticano e ai funzionari della Chiesa nel mondo di utilizzare lui come il "cattivo", in effetti rimuovendo la tradizionale immunità di un cardinale dalle critiche.

Da qui in avanti, quando i portavoce insistono sul fatto che Papa Benedetto ha combattuto all'interno del Vaticano per la riforma, il mondo avrà un quadro molto più chiaro dell'opposizione che incontrava. In gioco non era solo la questione della cooperazione con le forze di polizia. Castrillon faceva parte di un blocco di funzionari del Vaticano che pensavano che la crisi degli abusi sessuali fosse alimentata da isteria mediatica, che la "tolleranza zero" fosse una reazione eccessiva, che rimuovere dei sacerdoti dal ministero senza lunghi e pesanti processi canonici fosse un tradimento della tradizione giuridica della Chiesa.

Questo è importante per chiarire la situazione, perché la verità è che la reale possibilità di scelta a Roma negli ultimi dieci anni sulla crisi degli abusi sessuali non è stata mai tra Ratzinger e la perfezione – era tra Ratzinger e Castrillon.
L'analisi di Allen sottolinea la credibilità delle relazioni per cui il Cardinale Ratzinger ha combattuto per un'azione più severa contro il Cardinale pervertito Hans Hermann Groer, che è stato cacciato da Vienna per l'aggressione a ragazzi e a giovani monaci – ma non è riuscito a convincere Giovanni Paolo II a commissionare una vera e propria indagine.

Dobbiamo stare attenti prima di saltare alle conclusioni qui. L'ultimo Papa era un uomo di coraggio titanico, santità personale ed elevati standard morali; noi non sappiamo quanto sapeva o, in effetti, se egli era in una condizione fisica o mentale per affrontare una crisi la cui portata era celata dalla vecchia guardia vaticana.

Ma il fatto puro e semplice è che lo scandalo non è stato adeguatamente affrontato durante il suo pontificato, e so di parlare a nome di molti cattolici quando dico che non vedo perché Benedetto XVI dovrebbe prendere il peso degli errori del suo predecessore.


Fonte: Damian Thompson, Telegraph blog

Mons. Ranjith incoraggia la Messa di Sempre in Sri Lanka


L'Arcivescovo di Colombo (Sri Lanka, ex Ceylon) ha inviato all'annuale corso liturgico per sacerdoti organizzato dalla Latin Mass Society di Inghilterra e Galles non solo una lettera di incoraggiamento, ma anche due dei suoi preti diocesani, in modo che al ritorno in patria possano diffondere il tesoro della liturgia immemoriale.

Ne riferisce Rorate caeli.

La Pontificia Commissione Ecclesia Dei a pieni ranghi. E ora?



Maranatha ha pubblicato alcune foto della S. Messa solenne celebrata domenica 18 aprile scorso da Padre Vincenzo Nuara o.p., nella Parrocchia di Viguzzolo (dove ogni domenica, alle 17, è celebrata la Messa in forma straordinaria). Il Parroco Don Gino Bava ha svolto funzione di diacono e Padre Francesco F.F.I. di suddiacono. Al termine è stata recitata la Preghiera per il Papa, del quale ricorreva il quinquennio dall'elezione al Soglio.

Padre Vincenzo Nuara era di ritorno da Torino, dove aveva guidato un pellegrinaggio in occasione dell’Ostensione della Sacra Sindone.

La Commissione Ecclesia Dei, della quale il Padre Nuara è membro dall'inizio dell'anno, si è finalmente arricchita di un membro francofono (dopo l'improvviso e inopinato pensionamento di mons. Perl, la Commissione era rimasta sprovvista di un ufficiale che conoscesse bene la lingua francese: e conoscendo l'importanza della Tradizione in Francia, si possono immaginare i problemi

martedì 27 aprile 2010

NON È SOLO QUESTIONE DEL LATINO MA DELLA FEDE



Pubblichiamo un "vecchio" articolo del 2007 di Antonio Socci - scritto a ridosso dell'entrata in vigore del Motu Proprio - che ci pare ancora molto interessante e attuale.


di Antonio Socci
Era il 1971 e il teologo Joseph Ratzinger – che pure era stato un uomo del Concilio – denunciò l’immane disastro "progressista" del post Concilio, indicando a chiare lettere la grave responsabilità di tanti Vescovi: "In base a queste istanze (progressiste), anche a dei Vescovi poteva sembrare ‘imperativo dell’attualità’ e ‘inesorabile linea di tendenza’, deridere i dogmi e addirittura lasciare intendere che l’esistenza di Dio non potesse darsi in alcun modo per certa (…). Per questo sono certo che si preparano per la Chiesa tempi molto difficili. La sua crisi vera e propria è solo appena cominciata". E infatti la crisi è divampata e a farla esplodere è stato innanzitutto l’attacco alla liturgia che della Chiesa è il cuore.
Da cardinale tutore della fede, nel 1997, Ratzinger scriverà: "sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo, dipende in gran parte dal crollo della liturgia". E oggi, da Papa, egli regala alla Chiesa un giorno storico. Il 14 settembre infatti entra in vigore il Motu proprio con cui Benedetto XVI ha restituito ai fedeli la libertà di partecipare alla cosiddetta liturgia tridentina, la liturgia di sempre della Chiesa.
Attenzione: non è solo questione del latino (perché anche la riforma del 1969 ha la sua messa in latino). Né è questione che interessa solo i cosiddetti tradizionalisti. E’ molto di più: la notte dell’autodemolizione progressista e modernista della Chiesa sta finendo.
Un grande teologo come Von Balthasar -che Papa Wojtyla volle cardinale- pur essendo anch’egli uomo del Concilio scrisse: "Stranamente a causa di questa falsa interpretazione si ha la sensazione che la liturgia post-conciliare sia divenuta più clericale di quanto non fosse nei giorni in cui il sacerdote era un semplice servitore del mistero che veniva celebrato!".
Da oggi ai cristiani viene finalmente restituita la libertà di pregare (e di credere) come la Chiesa dei loro padri e dei Santi ha pregato (e creduto) per 19 secoli. Una libertà loro sottratta da Vescovi e chierici "progressisti" dispotici che prima hanno (arbitrariamente) presentato la riforma liturgica del 1969 come un’abolizione del rito tradizionale della Chiesa e poi hanno sabotato lo speciale indulto chiarificatore di Giovanni Paolo II del 1984 e del 1986.
Ora Benedetto XVI – preso atto del boicottaggio dei Vescovi – ha ordinato loro di riconoscere i diritti dei fedeli. Un passo grandioso che porterà frutti sorprendenti alla Chiesa. Ma, ancora una volta, diversi Vescovi stanno cercando di disobbedire al Papa con la ribellione esplicita o con qualche trucco dialettico. A dare il la come al solito è stato il cardinal Martini che – ormai nei panni dell’Antipapa – ha tuonato che lui non avrebbe mai celebrato nel rito tradizionale per "quel senso di chiuso che emanava dall’insieme di quel tipo di vita cristiana così come allora lo si viveva".
Così, forte del fallimento pastorale progressista (e del suo episcopato), Martini ha liquidato secoli di santità: la Chiesa dove sono fioriti i più grandi santi, da Caterina a Francesco, da Carlo Borromeo a Francesco Saverio e Teresina di Lisieux, da Massimiliano Kolbe a Padre Pio, darebbe "un senso di chiuso" rispetto alla chiesuola progressista, fatta – immagino - di cattocomunisti, ecumenisti scatenati e teologi della liberazione.
La grandiosa liturgia cattolica per la quale geni come Mozart, Michelangelo e Caravaggio hanno creato capolavori darebbe un’idea di "chiuso" rispetto agli sciamannati schitarramenti postconciliari con i più indecenti abusi liturgici. Ma subito a coda di Martini ha preso il coraggio del boicottaggio furbesco anche l’attuale Vescovo di Milano Tettamanzi (scottato dal conclave del 2005 da cui voleva uscire Papa) e altri Vescovi, tra i quali va citato quello di Pisa per la sua aperta opposizione al Papa (da monsignor Plotti aspetto ancora che mi spieghi il senso della Cattedrale a pagamento, come fosse un museo).
Per avere un’idea di cosa sia la "chiesa progressista" bisogna leggere un articolo apparso l’altro ieri sulla Repubblica. Parlava dei funerali dei bimbi rom, morti in un incendio a Livorno, celebrati dal pope ortodosso nella Cattedrale cattolica della città toscana. Monsignor Razzauto, amministratore diocesano con funzioni di Vescovo, che ha concesso la cattedrale ha dichiarato: "se, per motivi speciali, o per mancanza di spazio, ne avessero bisogno non avrei alcun problema a mettere a disposizione la cattedrale anche agli islamici". Avete letto bene: la Cattedrale cattolica a disposizione per dei riti islamici.
I commenti – teologici e canonici – li lascio alle autorità vaticane. Vorrei sottolineare però che questo clero così ecumenico e aperto è lo stesso che poi, per decenni, ha negato le chiese ai fedeli cristiani per celebrare la Messa tradizionale. In un’altra città toscana un Vescovo ha negato la Cattedrale addirittura ad un cardinale perché avrebbe celebrato, com’era sua facoltà, la Messa tridentina.
Nella ribellione dei Vescovi c’è un’opposizione al Papa che viene da lontano.
Al Concilio don Giuseppe Dossetti, passato dalla politica italiana alle smanie riformatrici della Chiesa, provò a dimostrare che il Vescovo ha il potere di giurisdizione con l’ordinazione stessa, a prescindere dal fatto che lo riceva dal Papa. Se questa idea fosse stata accolta la Chiesa Cattolica si poteva trasformare in chiesa episcopaliana col Papa ridotto a coordinatore. Invece fu bocciata e Dossetti fu rimosso da Paolo VI. Ma i Vescovi progressisti non hanno mai rinunciato alle loro pretese.
Paolo VI, negli ultimi anni, era diventato una voce che grida nel deserto. L’allora patriarca di Venezia Albino Luciani fu tra i pochi che cercò si opporsi alla dissoluzione: "Sarebbe ora di affermare coraggiosamente che voler essere col Papa non è deteriore complesso di inferiorità, ma frutto dello Spirito Santo". Con Wojtyla il papato ritrovò vigore. Ma ricordo l’ottimo don Divo Barsotti che in un’intervista del 1985 mi diceva: "C’è un grande pericolo, il disgregamento dell’unica Chiesa di Cristo.
I viaggi del Papa, secondo me, esprimono questa drammatica preoccupazione. Il papato negli anni recenti era stato umiliato e isolato. Nessuno voleva più sentir parlare del Papa, soprattutto i Vescovi …". E poi aggiungeva: "ancora non si è superato questo dramma. Ci sono ancora Vescovi che resistono al Papa".
Giustamente Barsotti sottolineava che il Vescovo ha diritto di essere seguito dai fedeli, ma se è in comunione col Papa. Altrimenti fa una sua chiesuola. Lealtà vorrebbe che un Vescovo in disaccordo col Papa si dimettesse. Ma di rinunciare al loro potere clericale non vogliono sentirne parlare. Anzi, purtroppo continuano tuttora a essere nominati Vescovi di area "progressista" che promettono di continuare questa deriva. Perché la burocrazia clericale è ancora in loro potere.
Cosa temono dalla libertà? Perché vogliono impedire al popolo cristiano di pregare come la Chiesa ha pregato per due millenni? Perché nella Chiesa "lex orandi, lex credendi". La Liturgia esprime la dottrina cattolica ortodossa ed è la vera fede che affascina e attrae. Mentre la loro stagione è quella del passato, quella – come denunciò il cardinal Ratzinger – dove i cristiani erano "portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina". In quel memorabile discorso di apertura del Conclave, Ratzinger aggiungeva, amaramente: "Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero...
La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde, gettata da un estremo all’altro". Benedetto XVI ora cerca invece di ancorarla alla roccia della tradizione ortodossa. E anche se il "partito clericale" gli ha dichiarato guerra, ha con sé il popolo cristiano.



Fonte: Libero 19-9-2007

Conferenza a Correggio


Il Circolo Culturale "Pier Giorgio Frassati"

GIOVEDI’ 29 APRILE - ore 21.00
presso la Sala multimediale Bellelli-Contarelli,
Corso Mazzini, 44 CORREGGIO (Reggio Emilia)

in occasione dell'Anno Sacerdotale indetto da S.S. Benedetto XVI
propone l'incontro dal tema:

SACERDOTE E CROCIFISSO: UNITA' INSCINDIBILE

Relatore: Prof. DON NICOLA BUX

Docente di liturgia orientale e di teologia dei sacramenti nella Facoltà Teologica Pugliese. Consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi. Consultore dell'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice.

Roma si permette di censurare certi vescovi...

I blog come questo servono più di quel che possa sembrare. Riferisce infatti Perepiscopus l’estratto di un risentito articolo apparso sul sito della diocesi di Arras:

Il 4 aprile 2010 Le Monde ha pubblicato un’intervista di mons. Albert Rouet, vescovo [ultraprogressista] di Poitiers, nel quale denunciava l’esistenza di reti di denunzie al Vaticano, da parte di gente che si dice cattolica. "Regna nella Chiesa un clima di sospetto malsano. L’istituzione fa fronte a un centralismo romano, che si appoggia su tutta una rete di delazioni. Certe correnti passano il loro tempo a denunziare le posizioni di questo o quel vescovo, a fare dei dossier contro l’uno, a conservare dati contro l’altro. Questi comportamenti si intensificano con internet".

[..]

L’esistenza di gruppi di pressione contro i vescovi di Francia e i loro incaricati nella missione è discreta come lo sono le lobby. Il silenzio non è più di moda, oggi. Così per ben due volte nel giugno 2009 “Roma” ha scritto a mons. Jaeger [il vescovo di Arras] per denunziare da una parte la presenza di una foto detta ‘non liturgica’ dal mittente, nel sito diocesano (si trattava di laici inviati in missione di catechisti, nel corso di una messa con i bambini); dall’altra parte, il monito che le espressioni di “Domenica: parole in festa” non parlassero di più del sacrificio (tanto è evidente per il denunziante che la nozione di sacrificio nella testa di un bambino di 9 anni è la stessa che nella testa di un teologo avvezzo alla pratica tomista).
Occorre precisare inoltre che il nostro vescovo ha rifiutato recentemente di pubblicare un documento diocesano, ufficialmente per difetti di ortografia, ma ufficiosamente per paura che Roma non tiri ancora delle salve contro la diocesi.

Poveri vescovi: qualcuno si permette di sindacare il loro operato. Quale intollerabile impertinenza!

lunedì 26 aprile 2010

Messa tridentina alla radio tutte le domeniche!


Padre Scalese, l'autore delle sempre pertinenti riflessioni che leggiamo sul blog Senza peli sulla lingua, è così gentile da inviarci questa informazione che vale oro: è possibile per tutti, tramite il computer e la connessione ad internet, seguire l'audio di una Messa tradizionale ogni domenica (questa è la vera novità). Ecco quanto scrive


Non so se ne siate a conoscenza, ma settimanalmente viene trasmessa alla radio la santa Messa tradizionale. Si tratta della stazione WWCR (World Wide Christian Radio) di Nashville, Tennessee (che penso sia una stazione radio protestante). La trasmissione, promossa dal "Catholic Traditionalist Movement" (fondato dal Padre Gommar A. De Pauw: http://www.latinmass-ctm.org/), è ogni domenica alle 18 ora legale italiana. Per ascoltarla, basta andare sul sito della WWCR (http://www.wwcr.com/) e connettersi col primo canale della stazione (WWCR1) oppure inserire in un media player il seguente URL: http://narelle.amerilisten.com:8000/WWCR1 (personalmente consiglio di scaricare il comodissimo "Screamer Radio" al seguente indirizzo: http://www.screamer-radio.com/). Penso che ai lettori del blog tale segnalazione possa far piacere.


Giovanni Scalese, CRSP

Importante conferenza di Mons. Nicola Bux a Bologna

Bologna

Aula Magna dell’ANT, via Jacopo di Paolo, 36

Mercoledì 28 aprile, alle ore 21

Conferenza di Mons. Nicola Bux
in preparazione alla
Messa Prelatizia del Card. Caffara

Mons. Nicola Bux

Benedetto XVI e la liturgia

NICOLA BUX è nato a Bari nel 1947. Dopo gli studi teologici a Roma e l'ordinazione sacerdotale, ha compiuto ricerche nell'Ecumenical Institute e nello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme; ivi ha insegnato nella Facoltà Teologica di S. Salvatore e a Roma nell'Istituto Liturgico S. Anselmo. Ha soggiornato nei paesi "ortodossi" dell'Europa Orientale e in quelli "islamici" del Vicino Oriente, fondando con Franco Cardini e David Jaeger l'Europe-Near East Centre. A Bari è rettore della chiesa di S. Giuseppe e docente di liturgia comparata nell'Istituto Ecumenico, di cui è vice-preside, e di teologia dei sacramenti nell'Istituto Superiore di Scienze Religiose. È consultore delle Congregazioni per la Dottrina della Fede e per le Cause dei Santi e consulente della rivista teologica internazionale «Communio». È autore di oltre quaranta saggi, tradotti anche in altre lingue, e di una decina di libri

La conferenza si svolgerà presso

l’Aula Magna dell’ANT, via Jacopo di Paolo, 36 40128 Bologna

Per informazioni: tel. 328-2326251 e-mail: redazioneAThancigitur.net


vedi anche QUI

Bux: grazie a una larga diffusione della Messa antica, in ogni cattedrale e anche parrocchia, sarà possibile raddrizzare la nuova

Disputationes theologicae si distingue sempre per il corposo interesse dei suoi articoli. Questa intervista in esclusiva a mons. Nicola Bux ne è conferma. Il sacerdote pugliese, Consultore sia della Congregazione per la Dottrina della Fede sia dell'Ufficio per le celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, affronta con competenza dottrinale, non disgiunta da profondo senso pratico, le sfide che l'attuale disastro liturgico ci pone innanzi. Riportiamo uno stralcio dell'intervista, che è da leggere per intero a questo LINK.



[..]

- Aldilà di certi utopisti che, con scarso senso pastorale, vorrebbero una restaurazione di tutto e subito, dobbiamo domandarci come si può agire dolcemente, ma fermamente, nel migliorare con gradualità certi aspetti della liturgia. Come agire in questo processo tanto necessario quanto lungo? Come adattarsi alla realtà senza mille compromessi?
Bisogna tener conto del momento storico che viviamo, esso registra una crisi generale dell’autorità, sia essa del padre, dello Stato, della Chiesa (e nella Chiesa); come dicevamo si rischia di finire in una concezione “fai da te”. Siamo oggi in una diffusa anomia (assenza di legge), sebbene tutti ricorrano alla legge quando i propri diritti sono conculcati.
Dei diritti di Dio invece ce ne scordiamo sempre. Come si può chiedere l’osservanza delle norme liturgiche se prima non si spiega cos’è lo “ius divinum” della liturgia? Oggi nessuno lo sa più. Prima di tutto bisogna far capire il senso delle norme. E’ un po’ come in morale, la determinazione di una legge si fonda prima sulla comprensione dei suoi principi, ed è noto che quando si parla di liturgia e di sacramenti vi sono i risvolti morali. Prima, dicevo, bisogna capire che il senso delle norme deriva dalla convinzione che la “prima norma” è adorare Dio - Adorerai il Signore Dio tuo e non avrai altro Dio all’infuori di Me – non si può fare un culto a propria immagine, altrimenti si deforma Dio. Oggi non solo ci immaginiamo un dio e poi inventiamo il culto ad esso, ma addirittura immaginiamo un culto sul quale ci inventiamo il dio. L’idolatria significa “idea distorta di Dio”. Questa è realtà che ci circonda.
Il Papa Benedetto XVI, nella lettera ai Vescovi in cui spiega il senso della revoca delle scomuniche ai Vescovi consacrati da Mons. Lefebvre, voleva far capire a chi lo rimproverava di occuparsi di problemi secondari come quelli relativi alla liturgia, che in un momento in cui il senso della fede e del sacro si sta spegnendo ovunque, è necessario che proprio nella liturgia si trovi la forma privilegiata di incontrare Dio. La liturgia è e resta il luogo più idoneo per incontrare Dio e perciò il Papa, occupandosi di essa, non sta trattando problemi secondari, ma questioni primarie. Se la liturgia parla di cose mondane come si fa ad aiutare l’uomo?
Agli “utopisti”, bisogna ricordare che ci vuole quella che Benedetto XVI chiama: “la pazienza dell’Amore”.

- L’offertorio antico, parlava di Dio all’uomo con l’eloquenza di espressioni profonde sul valore sacrificale, sulla natura della Messa, come sacrificio offerto a Dio. Si potrebbe pensare ad una correzione in questo senso del nuovo rito?
E’ importante che sia conosciuta la Messa antica, detta anche tridentina, ma che è più opportuno chiamare “di San Gregorio Magno”, come ha recentemente detto Martin Mosebach. Essa ha preso forma già sotto Papa Damaso e poi appunto Gregorio, non con San Pio V, il quale ha cercato di riordinare e codificare, prendendo atto degli arricchimenti dei secoli precedenti e tralasciando quanto obsoleto. Con questa premessa va conosciuta anzitutto questa Messa, di cui l’offertorio è parte integrante. Ci sono stati molti lavori di grandi studiosi in questo senso e molti si sono interrogati sull’opportunità di reintroduzione dell’antico offertorio, cui lei fa cenno. Tuttavia solo la Sede Apostolica ha autorità per operare in tal senso. E’ vero che la logica che ha seguito il riordino della liturgia dopo il concilio Vaticano II ha portato a semplificare l’offertorio, perché si riteneva che ci fossero più formule di preghiere offertoriali; così facendo si introdussero le due formule di benedizione di sapore giudaico, è rimasta la secreta diventata preghiera “sulle offerte” e l’orate fratres e si ritennero più che sufficienti. Per la verità questa semplicità, vista come un ritorno alla purezza antica, configge con la tradizione liturgica romana, con quella bizantina e con le altre liturgie orientali e occidentali. La struttura dell’offertorio era vista dai grandi commentatori e teologi del Medio Evo come l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, che va ad immolarsi in offerta sacrificale. Per questo le offerte erano già dette “sante”, e l’offertorio aveva una grande importanza. La successiva semplificazione di cui ho parlato ha fatto sì che oggi molti chiedano il ritorno delle ricche e belle preghiere del “suscipe sancte Pater” e del “suscipe Sancta Trinitas”, solo per citarne alcune. Ma sarà attraverso una più larga diffusione della Messa antica che questo “contagio” dell’antico sul nuovo sarà possibile. Perciò reintrodurre la Messa “classica”, mi si passi l’espressione, può costituire un fattore di grande arricchimento. Bisogna facilitare una celebrazione festiva regolare della Messa tradizionale almeno in ogni Cattedrale del mondo, ma anche in ogni parrocchia: questo aiuterà i fedeli a conoscere il latino e a sentirsi parte della Chiesa cattolica, e praticamente li aiuterà a partecipare alle Messe nei raduni ai santuari internazionali. Nel contempo bisogna anche evitare delle reintroduzioni decontestualizzate, voglio dire che c’è una ritualità legata ai significati espressi, che non può essere reintrodotta semplicemente inserendo una preghiera, si tratta di un lavoro più complesso.

- La gestualità e l’orientamento certo hanno una grande importanza, ciò che il fedele vede è riflesso di una realtà invisibile. La croce al centro dell’altare può essere il modo per ricordare cosa sia la Messa?
La croce al centro dell’altare è il modo per ricordare cos’è la Messa. Non parlo di una croce “minima”, ma di una croce tale che possa essere vista, la croce deve essere di dimensioni proporzionate allo spazio ecclesiale. Essa deve tornare al centro, in asse con l’altare, deve poter essere vista da tutti. Deve essere il punto d’incrocio dello sguardo dei fedeli e dello sguardo del sacerdote, dice Joseph Ratzinger nella “Introduzione allo spirito della liturgia”. Deve essere al centro a prescindere dalla celebrazione, anche se questa avviene “rivolti al popolo”. Insisto su una croce ben visibile, altrimenti, a cosa serve un’immagine che non è fruibile adeguatamente? Le immagini rimandano al prototipo. Sappiamo tutti che c’è stata anche una posizione aniconica, per esempio, Epifanio di Salamina, come pure i cistercensi, ma l’iconodulia ha poi prevalso col Niceno II del 787, in base a ciò che diceva San Giovanni Damasceno: l’immagine rimanda al prototipo. Ciò vale ancor più oggi in quella che si chiama civiltà dell’immagine. In un frangente in cui la visione è divenuta strumento privilegiato per i nostri contemporanei, non si può esporre lateralmente una piccola croce o un abbozzo illeggibile di essa, ma è necessario che la croce, con il crocifisso, sia ben visibile sull’altare, da qualsiasi angolo lo si guardi.

- Davanti alla riscoperta delle esigenze di cui ci ha parlato c’è comunque un difficile passo che è quello delle scelte pratiche. Come muoversi?
A mio sommesso avviso la priorità è far capire il senso del divino. L’uomo cerca Dio, cerca il sacro e ciò che ne è segno, nell’esigenza naturale di rivolgersi a Dio e di venerarlo, si cerca l’incontro con Dio nelle forme sacre del rito. Quando si smarrisce la vera sacralità del culto cristiano l’uomo continua ad andare a tastoni, ma in modo distorto perché è come smarrito. Come allora può l’uomo rispondere correttamente a questa esigenza? Anzitutto deve poter incontrare nella Chiesa ciò che è la definizione per eccellenza del sacro: Gesù eucaristico. Il Tabernacolo deve tornare al centro. E’ vero storicamente, nelle grandi basiliche o nella Cattedrali il tabernacolo era in cappelle laterali. Sappiamo bene che con la riforma tridentina si preferì rimettere al centro il tabernacolo, anche per contrastare gli errori protestanti sulla presenza vera, reale e sostanziale del Signore. Ma è anche vero che oggi la mentalità che ci circonda, non contesta solo la presenza reale, bensì contesta la presenza del divino. Nella religione naturalmente l’uomo cerca l’incontro col divino, ma questa presenza del divino, non può essere ridotta a qualcosa di puramente spirituale. Questa presenza va “toccata” e ciò non si fa con un libro, non si può parlare di presenza del divino solo nei termini relativi alla lettura delle Sacre Scritture. Certo quando la Parola di Dio è proclamata si può giustamente parlare di presenza divina, ma è una presenza spirituale, non è la presenza vera, reale e sostanziale dell’Eucaristia. Di qui l’importanza del ritorno alla centralità del tabernacolo e con esso alla centralità del Corpo di Cristo presente. Il posto centrale non può essere la sede del celebrante, non è un uomo che è al centro della nostra fede, ma è Gesù nell’Eucaristia. Altrimenti si finisce per paragonare la chiesa ad un’aula, ad un tribunale di questo mondo, al cui centro siede un uomo.
Il sacerdote è ministro non può essere al centro, al centro c’è Cristo-eucaristia, c’è il tabernacolo, c’è la croce. Da lì si deve ripartire. Altrimenti si perde il senso del divino. Il tabernacolo è ciò che deve attirare quale centro in una chiesa.

- Il Card. Castrillon nell’omelia del 24 settembre 2007 a Saint Eloi diceva che la Chiesa ha bisogno di istituti “specializzati” nella liturgia tradizionale. Ritiene anche lei che gli istituti oggi legati all’Ecclesia Dei possano avere un ruolo nella formazione dei sacerdoti o nella riscoperta delle ricchezze della Tradizione?
Certamente! Questi Istituti esercitano un carisma, e un carisma è qualcosa che è nella Chiesa a servizio della Chiesa. Una diocesi può trarre grande giovamento dal fatto di avvalersi del loro aiuto. Cosa sarebbe stato il Francescanesimo se il Papa non l’avesse riconosciuto e messo a disposizione per il bene di tutta la Chiesa?

domenica 25 aprile 2010

La gestione 'politica' degli spazi sacri


Il mio Padre spirituale mi aveva suggerito di non scrivere interventi polemici sui siti cattolici che leggo abitualmente ma l’arrivo dell’ennesima e-mail con cui una struttura ecclesiale locale mi invita a sostenere un’iniziativa di Beppe Grillo mi ha fatto infrangere la promessa che gli avevo fatto.

Non entro in merito al contenuto dell’e mail ma debbo con amarezza constatare che la struttura ecclesiale locale non ha mandato e-mail di sostegno al Papa e al Cardinale Bertone quando erano oggetto di attacchi pretestuosi da parte dei mass media di tutto il mondo.

Dalla struttura ecclesiale locale non è partita neppure un’e-mail che esprimesse il doveroso affetto al Successore di Pietro nel giorno del Suo genetliaco o nel quinto anniversario dell’ elezione di Benedetto XVI.

Il compito di difendere il Papa ed i suoi collaboratori, ancora una volta, è stato svolto spontaneamente dai “laici” e da alcune organizzazioni laicali cattoliche per lo più legate alla tradizione. Poi dicono che noi, fedeli legati alla tradizione, siamo sempre scontenti …

Faccio un paragone con la mia esperienza di insegnante.

Nel programma di Educazione Musicale nella scuola media c’è lo studio di uno strumento.

Io ho adottato per i miei alunni la tastiera.

Capita di sovente che i ragazzi, presi dall’iniziale entusiasmo, vogliono andare oltre gli esercizi che io assegno loro. Spesso vengono da me dicendomi “ Prof… io ho fatto anche questo esercizio, me lo sente”?

Ovviamente io ascolto l’esercizio correggendone gli eventuali errori. Debbo anche, in alcuni casi, sconsigliare di eseguire brani troppo difficili perché rovinerebbero l’impostazione della mano, ecc.

In nessun caso io direi loro “ Perché hai scelto un brano superiore alle tue possibilità io ti tolgo da tastiera”.

Esattamente il contrario di quanto è accaduto, contro ogni regola, canonica e umana, nella mia armoniosa regione. “Volete la Liturgia contemplata dal Motu Proprio ? Allora vi tolgo la chiesa che la parrocchia, spontaneamente, vi aveva assegnato”.
Noi siamo stati educati, dal Concilio in poi, all’ accettazione reciproca della ricchezza dei diversi carismi; alla democratica condivisione delle idee altrui; all’agorà, alla condivisione della mensa della Parola ecc.

Impostazioni valide che tuttavia si infrangono sulla scogliera invalicabile della richiesta della Messa in latino. Quando i pastori sentono un padre di famiglia proporre la temutissima richiesta della Messa nell’antico rito il loro sorriso si spegne.

Essi non temono neppure di fare una figuraccia personale, coinvolgendo purtroppo anche l’intera Chiesa locale, quando, pur rivestendo un’altissima dignità, non si degnano di dar risposte ai fedeli; proibiscono ai Sacerdoti di colloquiare con i richiedenti e non ci si preoccupano minimamente di sapere se “gli sfrattati” sono rimasti privi delle sacre liturgie che avevano ripetutamente richiesto.

Quando questi Pastori adotteranno dei normali metodi pastorali basati sul supremo esercizio della carità e sulla doverosa cordialità umana? Che figura sta facendo la Chiesa locale quando, inevitabilmente, “gli sfrattati” racconteranno ai parenti, agli amici , ai conoscenti quello che è loro capitato? Che figura sta facendo la Chiesa locale nei confronti dei ragazzi, pochi o tanti che siano, che conservano il ricordo delle promesse fatte e poi ritirate?

Un politico, dalla lunga esperienza, commentando quello che è accaduto ai fedeli marchigiani “sfrattati” a pochi giorni dal Triduo pasquale ha detto : “ Questa vicenda è stata gestita politicamente senza alcuna sollecitudine pastorale”.

Per fortuna la Provvidenza ha disposto che siamo stati ospitati, all’ultimo momento, dai sempre più straordinari e caritatevoli Francescani dell’Immacolata i quali possono però hanno potuto rendere possibile la celebrazione dei Sacri Riti, nella forma straordinaria, solo nella chiesuola detta “dell’apparizione”, situata nei pressi del celebre Santuario, dove invece il Sacro Triduo è stato, giustamente, celebrato nella forma ordinaria del Rito Romano per la comunità parrocchiale. Gli anziani e i bambini, presenti alle sacre funzioni, hanno fatto “penitenza” nella stretta chiesuola: questo è stato motivo di rafforzamento nella fede e nella devozione a Maria Santissima, Madre della Chiesa.

Abbiamo abbracciato volentieri la Croce, anche se umanamente difficile da portare, per amore verso la Santa Chiesa e soprattutto verso il Romano Pontefice, mentre submissa voce molti di noi si è chiesto, in uno con il salmista: “Usquequo, Domine, oblivisceris me in finem?” (Ps. 12,1).

Andrea Carradori

Cattoprogressisti e Islam. Alleanza tattica


Da un po' di tempo mi frulla insistentemente nella testa una riflessione che concerne i rapporti "ecumenici" fra i cattolici progressisti e l'ISLAM. E' naturale che fra due gruppi di persone si tenda ad avvicinarsi od allontanarsi a seconda dei punti in comune delle rispettive idee. Osservando dunque le posizioni di questi due ambienti culturali, data la grande reciproca simpatia se ne potrebbe ragionevolmente dedurre una affinità almeno spirituale. Le cose invece non stanno per niente così. Ciò significa dunque che c'è qualcosa che non quadra ma... andiamo con ordine:

1 - I cattoprogressisti non perdono occasione di magnificare le grandi conquiste della modernità fra cui la laicità dello Stato e la netta separazione fra Fede e politica. Ora è noto che, al contrario, non esiste sulla Terra una religione più assolutista dell'ISLAM in merito all'identificazione fra queste due dimensioni umane.

2 - I nostri amici "conciliaristi" sottolineano sempre la dimensione comunitaria, gioiosa, misericordiosa della religione. Quando parli loro di Diritto Canonico se va bene storcono il naso e dicono che l'amore di Dio non può essere contenuto in un codice. L'ISLAM è invece una religione "giuridica" per eccellenza. Diceva un noto prete libanese che quando si entra in una libreria islamica il 90% dei titoli riguardano il "FIKR" ovvero la Sharia, cioè il diritto mussulmano.

3 - Secondo i nostri fratelli di Fede conciliare Dio è buono, tanto buono, buonissimo, un vero bonaccione che tutto perdona e dimentica. Il Dio dei mussulmani non conosce l'amore, chiede solo la sottomissione assoluta e incondizionata.

4 - Per i catto-progressisti l'inferno non c'è o è vuoto. Per l'ISLAM è pienissimo ed in esso giungono non solo i cattivi mussulmani ma tutti, ripeto tutti, i seguaci di altre religioni.

5 - I nostri amici amano e propugnano la "libertà religiosa" come dogma indiscutibile. Per l'ISLAM chi non si converte è un infedele, chi abiura è automaticamente condannato a morte.

6 - I cattolici moderni deridono le signore tradizionaliste che mettono il velo in chiesa e poi... difendono a spada tratta il diritto ad indossare il velo per quelle islamiche.

7 - Sempre gli stessi nostri confratelli si stracciano le vesti contro chi pretenderebbe di usare il latino come lingua liturgica. L'ISLAM va ben oltre: sostiene che Dio parli solo in arabo antico e che non sia possibile neppure tradurre il loro testo sacro, il Corano.

8 - Sempre gli stessi non fanno altro che riempirsi la bocca con i diritti delle donne, denunciando il fatto che la Chiesa non darebbe abbastanza spazio al gentil sesso. Chiedono donne sacerdote e Vescovo. L'ISLAM non riconosce alle donne neppure il diritto ad ereditare nella medesima misura dei maschi. Le riconosce come proprietà dei padri o dei mariti, ma per loro, secondo certi Vescovi, evidentemente va bene così.

9 - "Sono finiti i tempi dei digiuni e delle astinenze". Basta con questi retaggi medioevali. Cosa interessa a Dio se io mangio o no. Ecco un'altra affermazione tipica dei teologi post-conciliari. Quando si tratta però di parlare del Ramadan il discorso cambia radicalmente: bisogna rispettare ed adeguarsi alle esigenze dei fratelli musulmani. Quando finisce il loro mese di digiuno bisogna unirsi alla loro festa e mescolarsi alla loro gioia!

10 - Che dire infine della pace! Pace, pace. Non esiste più la guerra giusta. Il Vescovo di Evreux si veste addirittura con una pianeta arcobaleno. "Tutti dobbiamo essere pacifisti" dichiarano all'unanimità i cattolici "adulti" dei nostri giorni. Peccato che l'ISLAM consideri la guerra santa come uno dei cinque grandi pilastri della fede. E si sa che tale guerra non va considerata solo nella sua dimensione spirituale.

Sono arrivato a dieci punti ma potrei continuare. La situazione comunque appare chiara: fra cattolicesimo modernista ed ISLAM non ci dovrebbero essere punti di contatto. Gli orientamenti appaiono antitetici eppure... Incredibile a dirsi: i due gruppi vanno d'accordo! O meglio i catto-conciliari vogliono andare d'accordo con gli islamici. I Vescovi chiedono la costruzione di Moschee, partecipano alla innaugurazione delle stesse, si festeggia insieme la fine del Ramadan, si solidarizza con le donne velate e via dicendo.

Qualcuno mi saprebbe spiegare i motivi di questa assurdità?

L'unica risposta che a me viene, di primo acchito, lo ammetto, è provocatoria: i modernisti e gli islamici sono alleati perchè hanno in comune il principale nemico: la Chiesa Cattolica.


Marco BONGI

sabato 24 aprile 2010

Goebbels e la pedofilia nella Chiesa

“Ci sono casi di abusi sessuali che vengono alla luce ogni giorno contro un gran numero di membri del clero cattolico. Purtroppo non si può più parlare di casi individuali ma di una crisi morale collettiva che forse la storia culturale dell’umanità non ha mai conosciuto in una dimensione così spaventosa e sconcertante. Numerosi sacerdoti e religiosi sono rei confessi. Non c’è dubbio che le migliaia di casi venuti a conoscenza della giustizia rappresentino solo una piccola frazione dell’ammontare autentico, dal momento che molti molestatori sono stati coperti e nascosti dalla gerarchia”.

Un editoriale del New York Times del 2010? No: un discorso del 28 maggio 1937 di Joseph Goebbels (1897-1945), ministro della propaganda del Terzo Reich.

Ne parla un articolo estremamente interessante di Massimo Introvigne, apparso su Avvenire il 16 aprile scorso, che sta facendo il giro della blogosfera. Lo trovate per esteso a questo LINK.

E' tempo di apologetica intelligente ed obbiettiva. Il nuovo libro di Agnoli




Secondo una diffusa pubblicistica di stampo laicista, dovremmo attribuire al cristianesimo la maggior parte delle sventure e delle calamità che hanno contraddistinto gli ultimi due millenni della storia occidentale: dall’Inquisizione alle Crociate, dalla compravendita della salvezza con le indulgenze alla lotta della Chiesa per il potere temporale. Ma negare l’influenza positiva che il cristianesimo ha avuto nel promuovere lo sviluppo della cultura, dell’arte e della civiltà a livello mondiale sarebbe non solo segno di pregiudizio religioso, bensì indizio di profonda miopia storica.

Eppure le pseudo-inchieste che oggi vanno per la maggiore tendono proprio a ridurre il cristianesimo a un’abile mistificazione, a una accozzaglia di racconti folcloristici che avrebbe tenuto l’umanità nelle tenebre della superstizione per secoli, causando discriminazioni, persecuzioni e delitti.

Se si esamina con obiettività la storia, non possono non vedersi gli enormi contributi che il cristianesimo ha portato in tema di sviluppo della civiltà: dalla protezione dell’infanzia all’abolizione della schiavitù, dalla lotta contro la magia alla rivalutazione della figura e del ruolo della donna, dall’impegno per la giustizia sociale alle lotte per i diritti di libertà e rappresentanza politica, dalla promozione all’istruzione alla fondazione degli ospedali e delle opere sociali, fino alle più recenti battaglie in favore della vita e della famiglia.

Alla fine di questo viaggio appassionante il bilancio è nettamente in favore di quanti riconoscono che il cristianesimo ha avuto l’indubbio merito di far fiorire i valori più profondi, originali ed essenziali della nostra civiltà.

Il dadone rosso

Queste curiose fotografie sono state scattate nella Chiesa dell’Abbazia Camaldolese di Montegiove, Diocesi di Fano. E' stato tolto persino il tavolino-altare (perché troppo tradizionale?) per sostituirlo con questo vampiresco cubo rosso. Bloody affair, indeed!

I fedeli che assistono alla santa Messa; anzi, alla "celebrazione eucaristica", al momento della comunione si avvicinano al cubo-altare per prendere da soli l’ostia consacrata. Self-service. Nella foresteria, vicino l’arco di ingresso dell’abbazia, si trovano appese alla parete le foto di alcuni personaggi della sinistra italiana assieme a delle frasi autografe che hanno voluto lasciare “ad perpetuam rei memoriam” ai monaci. Paolo VI incoraggiò il dialogo fra i monaci e gli esponenti della sinistra italiana ed internazionale.

Per fortuna l’intero complesso abbaziale è tutelato dalla vicina Soprintendenza di Urbino : questo ha evitato le distruzioni perpetrate in altri parti.

Questa la linea programmatica della comunità, così come si trova nel sito ufficiale :
http://www.eremomontegiove.it/it/itinerari-e-incontri.html




venerdì 23 aprile 2010

Cancellare, anzi debellare ogni retaggio cristiano d'Europa

di Gianfranco Amato (che ringraziamo)

«Christian name and surname». È questa la frase di rito che vi rivolgono i poliziotti britannici quando chiedono le generalità per identificarvi. Letteralmente, la frase significa “nome e cognome”. L’espressione “Christian name” equivale in inglese, grosso modo, al nostro “nome di battesimo”, ovvero l’appellativo che designa individualmente una persona all’interno di un nucleo familiare.

L’aggettivo “Christian” non è che un lontano ricordo del sacramento battesimale cristiano. È rimasto nell’uso corrente della lingua e da sempre è entrato a far parte del linguaggio burocratico, senza che ciò implichi un preciso riferimento religioso. Eppure, anche questa espressione è caduta sotto la spietata mannaia del politically correct.

I primi a muoversi sono stati i solerti dirigenti del corpo di polizia del Kent, i quali hanno stabilito che, d’ora in poi, i propri agenti, non potranno procedere all’individuazione di qualcuno chiedendogli il “Christian name”. Motivo? Evitare il rischio di offendere persone di altre fedi religiose.

In una corposa guida di 62 pagine, intitolata Faith and Culture Resource’ Guide, la direzione della polizia del Kent, tra le varie direttive, ha impartito anche quella relativa alla richiesta di generalità, prevedendo, appunto, il divieto di utilizzare l’espressione “Christian name” e la sua sostituzione con il più neutro “personal name”.

Un agente che da più di quindici anni lavora in quel corpo di polizia ha definito l’iniziativa «semplicemente ridicola». L’agente - che ha preferito, ovviamente, ricorrere all’anonimato - ha precisato che «l’espressione “Christian name and surname” fa da sempre parte dell’uso corrente della lingua inglese e non solo del gergo burocratico». «Quella espressione» ha aggiunto lo stesso agente «è un elemento del nostro bagaglio professionale ed è patrimonio del linguaggio comune, al punto che se oggi un poliziotto chiedesse a qualcuno il proprio “personal name and family name”, al posto del classico “Christian name and surname”, rischierebbe di ingenerare nei cittadini perplessità e confusione».

Contro l’innovazione semantica disposta dalla polizia del Kent è scesa in campo persino la Plain English Campaign, l’organizzazione che da più di vent’anni si batte per la tutela della lingua inglese e per l’utilizzo, anche nella comunicazione burocratica, di espressioni semplici, chiare ed efficaci, che siano più vicine possibili al linguaggio corrente utilizzato dai normali cittadini

Marie Clair, esponente di Plain English Campaign, si è detta stupita del divieto di utilizzo del “Christian name”, chiedendosi chi potesse mai ritenersi offeso da quell’espressione. «Io non comprendo davvero» ha precisato la Clair «come funzionari di un ufficio pubblico distrettuale, abbiano potuto assumere l’iniziativa di redigere queste linee guida, senza che si fosse mai registrata alcuna protesta o reclamo da parte di chicchessia circa l’asserito tenore offensivo, in quel contesto, del termine “cristiano”». «Davvero qui la political correctness», ha aggiunto l’esponente di Plain English Campaign, «ha superato i limiti del buon senso e anche dell’assurdo. «Perché mai», si è chiesta Marie Clair, «non dovremmo utilizzare quel “familiar language” che tutte le persone sono in grado di comprendere?».

Il fatto è che anche quest’ultimo episodio - certamente non drammatico ma significativo - si inserisce in quella sistematica operazione culturale con la quale oggi, in Gran Bretagna, si vuole infliggere al cristianesimo una sorta di damnatio memoriae. Anche quando - come nel caso del “Christian name” - il riferimento alla religione non ha più alcun connotato concreto.

Con la meticolosa precisione degli antichi scalpellini egizi, gli scribi del polically correct stanno rimuovendo ogni traccia del cristianesimo dalla società britannica, esattamente come nell’antico Egitto si cancellavano le immagini, i nomi, i cartigli e i geroglifici di personaggi e religioni che si intendevano ripudiare. E si è pure ingaggiata una corsa allo zelo in questa battaglia culturale, in cui le potenziali proteste dei credenti in altre fedi vengono addirittura anticipate. In questa crociata contro i cristiani, infatti, la gara dei burocrati è tra chi di loro si dimostri più musulmano dei musulmani, più sikh dei sikh, più ebreo degli ebrei.

L’errore che si sta commettendo nel Regno Unito - e non solo lì purtroppo - è quello di non comprendere che una società che recide il nesso con la propria storia, la propria cultura, la propria tradizione, è come un albero a cui vengono tagliate le radici.

Una società si riduce a un’entità senza carne né sangue se non si riconosce nell’alveo di una tradizione. Nulla, infatti, come ricordava il cardinale Angelo Scola, è più astratto dell’immagine di un individuo che edifichi, ogni volta da capo, la propria interpretazione culturale, nata con lui e con lui destinata a morire.

Fonte: Il Sussidiario

Il crocifisso non si può togliere? E noi gli mettiamo il contorno.


Al Liceo Scientifico Einstein di Milano gli studenti, visto l'ordine del preside di affiggere in ogni classe crocifisso e fotografia del Presidente della Repubblica, hanno pensato bene di esporre anche i simboli del "credo islamico, ebraico, induista, e buddista" (così riferisce il sito di Repubblica: che poi yin e yang siano piuttosto un simbolo taoista che buddista, è problema che non sfiora la mente del giornalista, in altre faccende affacendata).

Sublime l'inserzione nell'insieme di Garibaldi e del Fantoccio di neve: danno un quadro eloquente della serietà di tutto il messaggio.

"Trovo che l'iniziativa dei ragazzi andrebbe imitata in tutte le classi" ha detto l'immancabile professoressa citrulla "nella scuola studiano ragazzi di molte religioni ed è giusto che anche la loro fede sia rappresentata". Certo: con la stessa dignità del Pupazzetto di Neve.

Mons. Burke in via di promozione?

Il vostro cronista abituale, appena tornato dopo quindici giorni a Parigi (buona parte dei quali in soggiorno forzato per via di nubi vulcaniche), non riesce a trattenersi dal riportare una notiziola, anzi une rumeur, ossia un pettegolezzo, che pubblica uno dei nostri siti preferiti, Golias, sentina della peggior bile modernista. Il cui redattore capo, tra l'altro, è ospite regolare dei grandi quotidiani francesi (l'ultimo: Le Parisien), lietissimi di dare spazio a tutto il suo fiele antiratzingeriano, e finalmente anticattolico, onde far da spalla alle ultime sparate di Hans Kueng. Tanto quanto Golias si guasta il fegato, altrettanto noi gioiamo; e speriamo ardentemente che l'indiscrezione seguente sia vera. Eccola qua, tradotta tal quale.


E' un'indiscrezione che corre in Vaticano. In ogni caso parecchie nomine di capi dicastero sono previste. Si parla così dell'arrivo a Roma di mons. Kurt Koch, vescovo di Basilea [non male, a giudicare da questo suo scritto: v. qui] e del cardinale australiano George Pell. Quest'ultimo andrebbe o ai Vescovi o all'Evangelizzazione dei popoli. Infine, ultima voce, la promozione laterale dell'arcivescovo Raymond L. Burke, un americano ultraconservatore e molto attaccato alla vecchia liturgia per rimpiazzare il card. Claudio Hummes, 76 anni, un brasiliano che dovrebbe andare in pensione alla fine dell'anno.
A Roma, si considera la carica di presidente del Tribunale della Segnatura Apostolica che ora occupa Burke o come un fine carriera, oppure come un esilio interno, o ancora come l'anticamera prima di una responsabilità più importante. Come fu il caso per Achille Silvestrini, Zenon Grocholewski e Agostino Vallini, negli ultimi vent'anni, promossi alla testa di un dicastero più importante.
L’ultra-ratzingeriano mons. Burke colmerebbe di favore i tradizionalisti, a cui è prossimo... All'età di 62 anni, questo prelato è considerato da loro come una speranza per la Chiesa.

giovedì 22 aprile 2010

Sondaggio esclusivo sulla S. Messa tridentina in Germania (Paix Liturgique)

Leggiamo sul sito degli amici di Paix Liturgique questa importantissima notizia.
I numeri parlano da soli.
Al di là della disarmante risposta alla domanda n. 1 sulla bassissima pratica religiosa dei tedeschi che si sono dichiarati cattolici, sono d'altro lato molto confortanti le percentuali rilevate alle domande 3 e 4. Più della metà degli intervistati è interessato e benevolo nei confronti della celebrazione della Messa tradizionale nella propria parrocchia.
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"La Germania, paese natale del santo Padre, vede da tempo una forte corrente di fedeli legata alla forma straordinaria del rito romano.
La Fraternità San Pietro ha lì un seminario internazionale (così come la Fraternità Sacerdotale San Pio X); numerose realtà di fedeli vi sono attive da anni (tra gli altri Pro Missa Tridentina e Una Voce); l'Istituto del Cristo Re vi esercita un apostolato; sempre più articoli sulla liturgia appaiono nella stampa generalista; sacerdoti diocesani si formano alla celebrazione della forma straordinaria del rito romano; nuove parocchie cominciano ad applicare, lentamente ma solidamente, il Motu Proprio Summorum Pontificum; e, sulle orme dei trappisti di Mariawald (vedere lettera francese PL 162), alcune communità religiose si riavvicinano alla liturgia millenaria della Chiesa.
Tuttavia, come in Francia, una gran parte della gerarchia ecclesiastica tedesca si rivela ostile all'opera di riconciliazione liturgica voluta da Papa Benedetto XVI.
I
n Germania, tutto sembra teso a sminuire l'importanza della richiesta d'applicazione del Motu Proprio.
Incoraggiata da vari amici tedeschi,
Paix Liturgique ha ordinato un sondaggio su questo tema nel paese di Sant'Alberto Magno e di Santa Ildegarda.
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E' stato dunque affidato a Harris Interactive il compito di realizzare per Paix Liturgique un'indagine secondo il modello di quelle già realizzate in Francia e in Italia. Questa è stato effetuato su internet dal 18 al 25 febbraio 2010 su un campione di 2611 persone maggiorenni residenti in Germania." (dalla pagina on line di Paix Liturgique, link)

Ecco i risultati del sondaggio (le domande riportate sono solo quelle rivolte a quanti si sono dichiarati cattolici):

Domanda n°1: Lei va alla messa?
- Ogni settimana: 5,9%
- Ogni mese: 4,1%
- Per le feste solenni: 18,9%
- Ogni tanto (matrimoni, ecc.): 42,3%
- Mai: 28,8%

Domanda n°2: “Nel luglio 2007 Papa Benedetto XVI ha ribadito che la messa può essere celebrata sia nella forma moderna detta "ordinaria" o "di Paolo VI" - cioè in tedesco, il sacerdote è rivolto ai fedeli e la comunione si riceve in piedi - sia sotto la sua forma tradizionale detta "straordinaria" o "di Giovanni XXIII" - cioè in latino e gregoriano, con il sacerdote rivolto all'altare. Lei personalmente ne ha sentito parlare?"
- Si: 43,1%
- No: 56,9%

Domanda n°3: "Le sembra normale o anormale che entrambe le forme liturgiche (ossia quella moderna detta "ordinaria", in tedesco, e quella tradizionale detta "straordinaria", in latino e gregoriano) possano venire celebrate nella SUA parrocchia?”
- Normale: 50,6 %
- Anormale: 24,5 %
- Non si pronuncia il 24,9 %

Domanda n°4: "Se la messa detta "straordinaria", in latino e gregoriano, venisse celebrata nella sua parrocchia, senza sostituirsi a quella ordinaria detta in tedesco, lei ci andrebbe? Se sì, con quale frequenza?"
Risposte dei praticanti regolari (che vanno a messa almeno una volta al mese)
- 25% ogni settimana
- 19% ogni mese
- 9% per le feste solenni
- 40% ogni tanto
- 7% mai
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Per leggere gli ottimi e attenti commenti di Paix Liturgique,
si vada al loro link

N.B.
Questo sondaggio ha comportato una spesa per Paix Liturgique.
Se volete partecipare al suo finanziamento e cosi permettere agli Amici di Paix Liturgique di portare avanti il loro lavoro di informazione, potete indirizzare il vostro contributo a
Paix Liturgique, 1 allée du Bois Gougenot, 78290 Croissy-sur-Seine, France,
oppure via bonifico con i seguentidat bancari:IBAN: FR76 3000 3021 9700 0500 0158 593 - BIC/SWIFT : SOGEFRPP