Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

mercoledì 31 marzo 2010

Perché il Papa non può imporre la comunione in ginocchio

Oggi la terza ed ultima puntata dei filmati più significativi del Religious Education Congress di Los Angeles del marzo 2010 (peccato: dobbiam tralasciare dei balletti niente male).

E' il momento della comunione: fisarmoniche e boccaloni di lambrusco.

La situazione, diciamocelo, è ormai troppo grave. Queste pagliacciate sono ben altro che casi isolati. Comprendiamo bene perché, quindi, il Santo Padre non possa imporre per decreto riforme pur improcrastinabili e necessarie: quanti lo seguirebbero?

Pedofilia e postconcilio. Altri argomenti circa un legame organico

di Roberto De Mattei

La forza della “Lettera ai cattolici di Irlanda” di Benedetto XVI, dello scorso 19 marzo, sta soprattutto nel suo spirito di autentico rinnovamento e riforma della chiesa. Il richiamo alla penitenza che costituisce il suo filo conduttore non è mai disgiunto dall’appello “agli ideali di santità, di carità e di sapienza trascendente”, che nel passato resero grande l’Irlanda e l’Europa e che ancora oggi possono rifondarla (n. 3). Unico fondamento di questa ricostruzione è però Gesù Cristo “che è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Ebrei 13, 8) (n. 9). Rivolgendosi a tutti i fedeli di Irlanda, il Papa li invita “ad aspirare ad alti ideali di santità, di carità e di verità e a trarre ispirazione dalle ricchezze di una grande tradizione religiosa e culturale” (n. 12). Questa tradizione non è tramontata, anche se a essa si è opposto “un rapidissimo cambiamento sociale, che spesso ha colpito con effetti avversi la tradizionale adesione del popolo all’insegnamento e ai valori cattolici” (n. 4).

In questo paragrafo, che costituisce un passaggio chiave del documento pontificio, il Papa afferma che negli anni Sessanta fu “determinante” “la tendenza, anche da parte di sacerdoti e religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al Vangelo. Il programma di rinnovamento del Concilio vaticano fu a volte frainteso” e vi fu “una tendenza, dettata da retta intenzione ma errata, ad evitare approcci penali nei confronti di situazioni canoniche irregolari”. “E’ in questo contesto generale” di “indebolimento della fede” e di “perdita del rispetto per la chiesa e per i suoi insegnamenti”, “che dobbiamo cercare di comprendere lo sconcertante problema dell’abuso sessuale dei ragazzi”.

In che senso il Concilio poté essere “frainteso”? Il breve, ma significativo accenno di Benedetto XVI merita di essere sviluppato. Occorre ricordare che durante i lavori dell’assise conciliare prese forma l’idea di una chiesa non più militante, ma peregrinante, in ascolto dei segni dei tempi, pronta a rinunziare alla verginità della sua dottrina, per lasciarsi fecondare dai valori del mondo. Offrirsi ai valori del mondo significava rinunziare ai propri valori, a cominciare a quello che è più intrinseco al cristianesimo: l’idea del Sacrificio, che dal mistero della Croce discende in ogni aspetto della vita ecclesiale, fino alla dottrina morale, che un tempo ispirava la vita di ogni battezzato, chierico o laico che fosse.

Il Concilio impose ai vescovi, come un dovere, la “sociologia pastorale”, raccomandando di aprirsi alle scienze del mondo, dalla sociologia alla psicanalisi. In quegli anni era stato riscoperto lo psicanalista austriaco Wilhelm Reich, morto quasi del tutto dimenticato in un manicomio americano nel 1957. Nel suo libro-manifesto “La Rivoluzione sessuale,” Reich aveva sostituito alle categorie della borghesia e del proletariato quelle di repressione e di liberazione, intendendo con questo ultimo termine la pienezza della libertà sessuale. Ciò implicava la riduzione dell’uomo a un insieme di bisogni fisici e, in ultima analisi, ad energia sessuale. La famiglia, fondata sul matrimonio monogamico indissolubile tra un uomo e una donna, era vista come l’istituto sociale repressivo per eccellenza: nessuna considerazione sociologica poteva autorizzarne la sopravvivenza. Una nuova morale, basata sull’esaltazione del piacere, avrebbe presto spazzato via la morale tradizionale cristiana, che attribuiva un valore positivo all’idea di sacrificio e di sofferenza.

La nuova teologia, spinta dal suo abbraccio ecumenico ai valori del mondo, cercò l’impossibile dialogo tra la morale cristiana e i suoi nemici. I corifei della “nuova morale”, che in Italia furono teologi come don Enrico Chiavacci don Leandro Rossi e don Ambrogio Valsecchi, salutarono come maestri del nuovo corso morale Wilhelm Reich e Herbert Marcuse. Nel 1973, a cura di Valsecchi e di Rossi, uscì, per le edizioni Paoline, un pomposo “Dizionario enciclopedico di teologia morale”, che ambiva a sostituire il classico, e ancor oggi prezioso “Dizionario di teologia morale” dei cardinali Francesco Roberti e Pietro Palazzini (la quarta edizione fu pubblicata da Studium nel 1968). Nel nuovo “Dizionario morale”, Enrico Chiavacci sosteneva che “la vera natura umana è di non aver natura” e che l’uomo è tale per la “tensione” che la sua coscienza esprime, indipendentemente dai “divieti” della morale tradizionale. Valsecchi affermava la necessità di svincolarsi da una concezione della morale che facesse appello a una fondazione metafisica della natura umana. Unico peccato, radice di tutti gli altri, quello “contro l’amore”, e unica virtù, quella di assecondare l’amore, naturalmente e non soprannaturalmente inteso.

I nuovi moralisti, definiti da qualcuno “pornoteologi”, sostituivano alla oggettività della legge naturale, la “persona”, intesa come volontà progettante, sciolta da ogni vincolo normativo e immersa nel contesto storico-culturale, ovvero nell’ “etica della situazione”. E poiché il sesso costituisce parte integrante della persona, rivendicavano il ruolo della sessualità, definita “funzione primaria di crescita personale” (così Valsecchi), anche perché, a dir loro, il Concilio insegnava che solo nel rapporto dialogico con l’altro, la persona umana si realizza. Citavano a questo proposito il concetto secondo cui “ho bisogno dell’altro per essere me stesso”, fondato sul n. 24 della Gaudium et Spes, magna charta del progressismo postconciliare. Chiavacci, Rossi e Valsecchi, contestarono pubblicamente, nel 1974, la posizione antidivorzista della Conferenza episcopale, ma continuarono ad essere per molti anni i “moralisti” più in vista della Chiesa italiana. Ancora oggi basta entrare in una libreria cattolica per trovare in primo piano sugli scaffali i loro libri, stampati da case editrici come le Paoline e la Queriniana.

Eppure, ciò che fa riflettere sono proprio vicende esistenziali, come quelle di Ambrogio Valsecchi professore di morale alla Facoltà teologica di Milano, consulente del cardinale di Milano, Carlo Colombo, al Concilio Vaticano II, alfiere della nuova morale, poi dispensato dai voti e sposato (con rito religioso) nel 1975, quindi divenuto nell’ultimo decennio della sua vita psicologo, analista e terapista di coppia. Altrettanto fallimentare è stato l’itinerario di colui che oggi è, con Hans Küng, il principale accusatore di Benedetto XVI: Rembert Weakland. Difensore ad oltranza della “rivoluzione sessuale”, dei diritti dei “gay” e delle donne nella Chiesa, Weakland non è più arcivescovo di Milwaukee dal 2002 quando fu “dimissionato” dopo che un ex studente di teologia l’aveva accusato di violenza carnale, rompendo il segreto che lo stesso Weakland gli aveva imposto in cambio di 450 mila dollari detratti dalle casse dell’arcidiocesi. La stampa “liberal”, lungi dal lapidarlo, lo trattò però con molto riguardo, come conveniva a un celebrato campione della Chiesa progressista quale egli era.

I nemici della tradizione hanno sempre preteso di opporre il primato dell’esistenza a quello della dottrina, il cristianesimo concretamente vissuto a quello astrattamente predicato. Il “tribunale della vita vissuta”, a cui essi si sono appellati, ha ribaltato però i loro giudizi e le loro previsioni. Chi ha voltato le spalle alla ferrea intransigenza dei princìpi per ancorarsi al molliccio fondamento della propria esperienza, è spesso fuoriuscito da quella Chiesa che diceva di voler meglio servire. Chi ha negato l’esistenza di una natura da rispettare, ha iniziato col soddisfare gli istinti della natura che negava, per assecondare poi le deviazioni che la volontà offriva alla sua intelligenza, disancorata dal vero. Il passaggio dalla etero alla omosessualità e di qui alla pedofilia è stato, per alcuni, se non cronologicamente, almeno logicamente coerente.

Oggi si può sostenere, in prima pagina di Repubblica, che il celibato ecclesiastico produce pedofilia. Ma su nessun giornale si potrebbe affermare l’esistenza di un nesso altrettanto diretto tra pedofilia e omosessualità. Lo impediscono le leggi di alcuni Stati europei, che hanno introdotto il reato di omofobia, ma più ancora lo vieta la censura culturale e sociale che riduce sempre di più i margini di difesa della moralità. All’interno di un certo mondo cattolico, ancora più grave è considerata l’affermazione di un rapporto, anche solo indiretto, tra la nuova teologia degli anni Sessanta e il pansessualismo che penetrò nella Chiesa dopo il Concilio. Benedetto XVI lo ha fatto e gliene va reso onore.


Fonte: Il Foglio 30 aprile 2010, via Amici Papa Ratzinger blog

Ufficio delle Tenebre a Roma, con l'Istituto Cristo Re


SETTIMANA SANTA

nella bellissima chiesa di Santa Maria della Pace, Roma, Arco della Pace

a cura dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote

Tenebre Giovedì santo: ore 9.00

Tenebre Venerdì santo: ore 9.00

Tenebre Sabato santo: ore 9.00


Ringraziamo il can. don Joseph Luzuy

martedì 30 marzo 2010

Sacro Triduo a Roma - SS.ma Trinità dei Pellegrini


GIOVEDI' SANTO
ore 18:30
Messa In Coena Domini
.
Ordinario: Missa Aeterna Christi munera di G.P. da Palestrina
Off: Adoramus te Christe di F. Rosselli
Com: Tristis es di P.de Cristo
Ubi charitas di M. Duruflé (alternato con il gregoriano)
Inno: Pange lingua di G.Pitoni (alternato con il gregoriano)
Genitori genitoque di T.L.da Victoria (con il Tantum ergo gregoriano)
.
*
VENERDI' SANTO
ore 18:30
Feria VI In Parasceve
.
Inserzioni al Passio di T.L.da Victoria
Improperia di T.L. da Victoria
Crux fidelis/Pange lingua di G.P.Colonna (alt. con il gregoriano)
Vexilla regis di A.Lotti (alt. con il gregoriano)
Com: Stabat Mater di Iribarren (alt. con il gregoriano)
Ecce quomodo moritur di J.Gallus
Tenebrae factae sunt di B.Ammon
.
*
SABATO SANTO
ore 22.30
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Ordinario: Missa a 12 di G.Gabrieli (coro, tromba, trombone e organo)
Off: Sicut cervus di G.P.da Palestrina
Adagio per tromba e organo dalla Sonata I di G.B.Viviani
Com: Alleluja In resurrectione di J.Gallus a 8 voci (coro, tromba, trombone e organo)
Magnificat di O.di Lasso
Uscita: Regina coeli (gregoriano)
Presto e Allegro per tromba e organo dalla Sonata I di G.B.Viviani
.
*
DOMENICA DI PASQUA
Dominica Resurrectionis
.
ore 09:00
S. Messa Bassa
.
ore 10:30
S. Messa Solenne

Ordinaria: Missa Regina coeli di G.P.da Palestrina
Off: haec dies di F.Turrini per voce e organo
Comm: Surrexit Dominus di A. Hammerschmidt
.
ore 18:30
S. Messa Bassa 18.30

La verità sul caso di pedofilia di Milwaukee

In spirito di servizio alla Chiesa e per mettere a disposizione del lettore italiano questo importante documento, che fa giustizia delle calunnie rivolte al Santo Padre dal New York Times circa l'insabbiamento che egli avrebbe operato del caso di un prete pedofilo di Milwaukee, traduciamo e pubblichiamo questa testimonianza di prima mano apparsa su Catholic Anchor di Anchorage (Alaska), e segnalato da Father Z.


Per fornire il contesto di questo articolo, chiarisco che sono stato il vicario giudiziale per l'Arcidiocesi di Milwaukee, dal 1995 al 2003. In quegli anni, ho presieduto quattro casi criminali canonici, uno dei quali ha coinvolto padre Lawrence Murphy. Due dei quattro uomini sono morti durante il processo. Solo Dio giudicherà questi uomini.

Per inquadrare le osservazioni che seguono, preciso che sto scrivendo questo articolo con la conoscenza e il consenso esplicito dell'Arcivescovo Roger Schwietz, OMI, Arcivescovo di Anchorage, dove attualmente servo. L'Arcivescovo Schwietz è anche l'editore del giornale Catholic Anchor.

Limiterò le mie osservazioni, a causa dei giuramenti giudiziari che ho preso come avvocato canonico e come giudice ecclesiastico. Tuttavia, dal momento che il mio nome e commenti sul caso di padre Murphy sono stati liberamente e spesso erroneamente citati nel New York Times e in più di 100 altri giornali e periodici on-line, mi sento libero di raccontare la storia del processo di padre Murphy partendo da zero.

Dato che le notizie su questo problema sono state imprecise e inaccurate nella ricostruzione dei fatti, sto scrivendo anche mosso da un senso del dovere, in nome della verità.

Il fatto che abbia presieduto quel processo e mai una volta sia stato contattato da qualsiasi fonte di notizie per un commento, parla da sé.

Il mio intento nei paragrafi seguenti è il seguente:

- Raccontare la storia dietro le quinte di ciò che realmente è accaduto nel caso di padre Murphy a livello locale;

- Delineare la sciatto e impreciso resoconto sul caso padre Murphy da parte del New York Times e di altri mezzi di comunicazione;

- Affermare che il Santo Padre ha fatto più di qualsiasi altro Papa o vescovo nella storia per liberare la Chiesa Cattolica del flagello di abusi sessuali su minori e provvedere a coloro che sono stati danneggiati;

- Fare il punto direttamente in merito agli sforzi compiuti dalla Chiesa per guarire le ferite causate da cattiva condotta sessuale di membri del clero. La Chiesa Cattolica è probabilmente il posto più sicuro per i bambini in questo momento della storia.

Prima di procedere, è importante sottolineare che flagello sono stati gli abusi sessuali su minori — non solo per la Chiesa, ma anche per la società. Poche azioni possono falsare la vita di un bambino più di un abuso sessuale. È una forma di omicidio emotivo e spirituale e comincia una traiettoria verso un senso distorto della sessualità. Se commessi da una persona autorevole, creano una diffidenza verso quasi chiunque, dovunque.

Come cappellano volontario di prigione in Alaska, ho trovato una connessione tra coloro che sono stati incarcerati per abusi sessuali su minori e i sacerdoti che hanno commesso tali azioni dolorose. Essi tendono ad essere molto intelligenti e manipolatori. Essi tendono ad essere benvoluti e affascinanti. Essi tendono ad avere uno scopo nella vita — soddisfare la loro brama. La maggior parte sono altamente narcisistici e non vedono che hanno causato danno. Vedono i bambini di cui hanno abusato non come persone ma come oggetti. Essi mostrano raramente rimorso e, inoltre, a volte ritraggono se stessi come vittime. Essi sono, in breve, persone pericolose e non si dovrebbe mai dare loro fiducia una seconda volta. La maggior parte commetterà nuovamente il suo crimine se ne ha una possibilità.

Circa i numerosi articoli sul caso di padre Murphy, la vera storia non è stata ancora raccontata.

Nel 1996, ho avuto conoscenza della storia di padre Murphy, ex direttore della scuola S. Giovanni per sordi in Milwaukee. Era fatto notorio da decadi che durante il mandato di padre Murphy alla scuola (1950-1974) c'era stato uno scandalo a s. Giovanni che coinvolgeva lui e alcuni bambini sordi. I dettagli, tuttavia, erano abbozzati nel migliore dei casi.

Una coraggiosa difesa delle vittime (e spesso le loro mogli), ha portato l'Arcidiocesi di Milwaukee, a rivedere la questione nel 1996. Nelle discussioni interne della curia dell'Arcidiocesi di Milwaukee, divenne evidente che avevamo bisogno di intraprendere un'azione forte e rapida per i torti di alcuni decenni fa. Con il consenso dell'Arcivescovo di allora di Milwaukee Rembert Weakland, abbiamo iniziato un'inchiesta sulle accuse di abuso sessuale infantile, come pure sulla violazione del reato di sollecitazione entro il confessionale da parte di padre Murphy.

Abbiamo proceduto ad avviare un processo contro Padre Murphy. Sono stato il presidente del collegio giudicante in questa materia e ho informato il padre Murphy che accuse penali stavano per essere promosse contro di lui in materia di abusi sessuali su minori e sollecitazione nel confessionale.

Nelle mie interazioni con padre Murphy, ho avuto l'impressione che mi stavo occupando di un uomo che semplicemente non capiva. Egli era difensivo e minaccioso.

Tra il 1996 e il 1998, agosto, ho intervistato, con l'aiuto di un interprete qualificato, circa una dozzina di vittime del padre Murphy. Questi sono stati interrogatori rivoltanti. In un caso la vittima era diventato un perpetratore egli stesso e era stato in prigione per i suoi crimini. Mi sono reso conto che questa malattia è virulenta e facilmente è trasmessa agli altri. Ho sentito storie di vita distorta, sessualità diminuita o rimossa. Questi sono stati i giorni più bui del mio sacerdozio, ed ero stato ordinato meno di dieci anni prima. Una direzione spirituale ispirata dalla grazia è stata un aiuto di Dio.

Ho incontrato anche una rappresentanza di sordi cattolici. Hanno insistito che Padre Murphy fosse rimosso dal sacerdozio; la richiesta che fosse sepolto non come un sacerdote, ma come un laico, è stata molto importante per loro. Ho indicato che come giudice, non potevo garantire la prima richiesta e avrei potuto fare solo una raccomandazione sulla seconda.

Nell'estate del 1998, ho ordinato al padre Murphy di essere presente alla deposizione presso la cancelleria di Milwaukee. Poco dopo, ho ricevuto una lettera dal suo medico che egli era in stato precario di salute e poteva viaggiare non più di 20 miglia (da Boulder Junction a Milwaukee sarebbero state circa 276 miglia). Una settimana più tardi, padre Murphy morì di cause naturali in un luogo a circa 100 miglia da casa sua.

Per quanto riguarda il rapporto poco accurato del New York Times, l'Associated Press e di quelli che hanno utilizzato queste fonti, prima di tutto ribadisco che mai sono stato contattato da una di queste agenzie di notizie, benché si siano sentiti liberi di citarmi. Sono quasi tutte delle mie citazioni da un documento che può essere trovato online con la corrispondenza tra la Santa Sede e l'Arcidiocesi di Milwaukee. In un documento scritto a mano, 31 ottobre 1997, io sono citato con le parole "è probabile che questa situazione sia delle più orrende, sia per il numero, e soprattutto perché si tratta di persone disabili, vulnerabili". Inoltre è citata la seguente:"I bambini sono stati contattati entro il confessionale, dove la questione della circoncisione cominciò la sollecitazione".

Il problema con queste affermazioni attribuite a me è che esse sono state scritte a mano. I documenti non sono stati scritti da me e non assomigliano alla mia scrittura. La sintassi è simile a quello che io potrei aver detto, ma non ho idea di chi ha scritto queste dichiarazioni, eppure io sono accreditato come se l'avessi detto. Quand'ero matricola presso la Marquette University School of Journalism, ci è stato detto di controllare, ricontrollare e poi controllare ancora le nostre citazioni se necessario. Eppure mai sono stato contattato da alcuno su questo documento, scritto da una fonte sconosciuta a me. Discernere la verità richiede tempo ed è evidente che il New York Times, l'Associated Press e altri non hanno preso il tempo per ottenere i fatti corretti.

Inoltre, nella documentazione in una lettera dall'Arcivescovo Weakland all'allora Segretario della Congregazione per la dottrina della fede Arcivescovo Tarcisio Bertone il 19 agosto 1998, l'Arcivescovo Weakland ha dichiarato che egli mi aveva incaricato di sospendere il procedimento contro Padre Murphy. Padre Murphy, tuttavia, morì dopo due giorni e il fatto è che il giorno che Padre Murphy è morto, era ancora il convenuto in un processo penale ecclesiastico. Nessuno sembra essere consapevole di questo. Se mi fosse stato chiesto di sospendere la procedura, certamente avrei insistito che si facesse appello alla Corte suprema della Chiesa, o a Giovanni Paolo II se necessario. Mesi, se non più, avrebbe preso quel processo.

In secondo luogo, con riguardo al ruolo dell'allora Cardinale Joseph Ratzinger (ora Papa Benedetto XVI), in questa materia, non ho motivo di credere che sia stato coinvolto in un qualsiasi modo. Mettere la cosa a suo carico è un enorme ignoranza di logica e di informazioni.

In terzo luogo, la competenza per ascoltare i casi di abuso sessuale dei minori è passata dalla Rota romana alla Congregazione per la dottrina della fede guidata dal Cardinale Ratzinger nel 2001. Fino a quel momento, la maggior parte dei casi di appello andava alla Rota e era nostra esperienza che i casi potessero languire per anni in quella Corte. Quando la competenza è stata modificata in favore della Congregazione per la Dottrina della Fede, la mia constatazione, così come di molti dei miei colleghi canonisti, è che i casi di abuso sessuale sono stati gestiti rapidamente, correttamente e con il dovuto riguardo ai diritti di tutte le parti coinvolte. Non ho alcun dubbio che questo fu l'opera dell'allora Cardinale Ratzinger.

In quarto luogo, Papa Benedetto XVI ha chiesto scusa più volte per la vergogna dell'abuso sessuale dei bambini in diverse sedi e in pubblico in tutto il mondo. Questo non era mai accaduto prima. Egli ha incontrato le vittime. E' intervenuto su intere conferenze episcopali su questa materia, da ultimo quella dell'Irlanda. Egli è stato il più attivo e reattivo di qualsiasi funzionario della Chiesa internazionale nella storia per la piaga del l'abuso sessuale del clero sui minori. Invece di incolpare lui per l'inazione su questi temi, è stato veramente un leader forte ed efficace sulla questione.

Infine, nel corso degli ultimi 25 anni, una vigorosa azione ha avuto luogo all'interno della Chiesa per evitare danni ai bambini. Potenziali seminaristi ricevono ampia valutazione psicologica-sessuale prima dell'ammissione. Praticamente tutti i seminari concentrano i propri sforzi su un ambiente sicuro per i bambini. Ci sono stati pochissimi casi di recente di abuso sessuale dei bambini da parte del clero nel corso degli ultimi dieci anni o più.

Le diocesi cattoliche in tutto il paese hanno preso provvedimenti straordinari per garantire la sicurezza dei bambini e degli adulti vulnerabili. Un esempio, che non è assolutamente unico, è l'Arcidiocesi di Anchorage, dove attualmente lavoro. Qui, praticamente ogni bagno pubblico nelle parrocchie ha un pannello che chiede se una persona è stata abusata da parte di chiunque nella Chiesa. Viene assegnato un numero di telefono per segnalare l'abuso, e quasi tutti i dipendenti dell'Arcidiocesi sono tenuti a prendere sessioni di formazione annuale in classi di ambiente sicuro. Non so che cosa possa fare di più la Chiesa.

Per concludere, gli eventi durante degli anni sessanta e settanta dell'abuso sessuale dei minori e di sollecitazione nel confessionale da parte del padre Lawrence Murphy, sono crimini atroci e senza attenuanti. A nome della Chiesa, sono profondamente dispiaciuto e ho vergogna per i torti che sono stati fatti dai miei fratelli sacerdoti, ma capisco che il mio dolore è probabilmente di poca importanza 40 anni dopo il fatto. L'unica cosa che possiamo fare in questo momento è quello di apprendere la verità, implorare perdono e fare tutto ciò che è umanamente possibile per sanare le ferite. Il resto, e ne sono grato, è nelle mani di Dio.

Padre Thomas T. Brundage, JCL

Nota del redattore: padre Brundage può essere contattato al brundaget@archmil.org o per telefono al (907) 745-3229 X 11.

Due Vescovi che fanno il loro dovere

Su UnaFides potete leggere due toccanti lettere dei vescovi di Trieste, Giampaolo Crepaldi (foto sotto, a sinistra), e di San Marino, Luigi Negri (foto sotto, a destra), in sostegno al Santo Padre in questo momento di inauditi attacchi per lo scandalo pedofilio; scandalo contro il quale, sia ripetuto ad nauseam, nessuno quanto l'allora card. Ratzinger ha fatto agli alti vertici della Chiesa.

Eccone due ampi stralci. Sottolineiamo la cosa più importante ed interessante: la constatazione (amara) che questi attacchi provengono in buona misura ab intra, dal seno del cattolicesimo, ossia da quelle ampie frange di cattolicesimo progressista, sedicente 'conciliare', da 'antipapi' (trasparente allusione di mons. Crepaldi al card. Martini & sodali). Queste le parole di mons. Crepaldi

[..] Le inusitate e palesemente forzate accuse del teologo Hans Küng contro la persona di Jopeph Ratzinger teologo, vescovo, Prefetto della Congregazione della Fede e ora Pontefice per aver causato, a suo dire, la pedofilia di alcuni ecclesiastici mediante la sua teologia e il suo magistero sul celibato ci amareggiano nel profondo. Non era forse mai accaduto che la Chiesa fosse attaccata in questo modo. Alle persecuzioni nei confronti di tanti cristiani, crocefissi in senso letterale in varie parti del mondo, ai molteplici tentativi per sradicare il cristianesimo nelle società un tempo cristiane con una violenza devastatrice sul piano legislativo, educativo e del costume che non può trovare spiegazioni nel normale buon senso si aggiunge ormai da tempo un accanimento contro questo Papa, la cui grandezza provvidenziale è davanti agli occhi di tutti.

A questi attacchi fanno tristemente eco quanti non ascoltano il Papa, anche tra ecclesiastici, professori di teologia nei seminari, sacerdoti e laici. Quanti non accusano apertamente il Pontefice, ma mettono la sordina ai suoi insegnamenti, non leggono i documenti del suo magistero, scrivono e parlano sostenendo esattamente il contrario di quanto egli dice, danno vita ad iniziative pastorali e culturali, per esempio sul terreno delle bioetica oppure del dialogo ecumenico, in aperta divergenza con quanto egli insegna.

Il fenomeno è molto grave in quanto anche molto diffuso.

Benedetto XVI ha dato degli insegnamenti sul Vaticano II che moltissimi cattolici apertamente contrastano, promuovendo forme di controformazione e di sistematico magistero parallelo guidati da molti “antipapi”; ha dato degli insegnamenti sui “valori non negoziabili” che moltissimi cattolici minimizzano o reinterpretano e questo avviene anche da parte di teologi e commentatori di fama ospitati sulla stampa cattolica oltre che in quella laica; ha dato degli insegnamenti sul primato della fede apostolica nella lettura sapienziale degli avvenimenti e moltissimi continuano a parlare di primato della situazione, o della prassi o dei dati delle scienze umane; ha dato degli insegnamenti sulla coscienza o sulla dittatura del relativismo ma moltissimi antepongono la democrazia o la Costituzione al Vangelo.

Per molti la Dominus Jesus, la Nota sui cattolici in politica del 2002, il discorso di Regensburg del 2006, la Caritas in veritate è come se non fossero mai state scritte.

La situazione è grave, perché questa divaricazione tra i fedeli che ascoltano il papa e quelli che non lo ascoltano si diffonde ovunque, fino ai settimanali diocesani e agli Istituti di scienze religiose e anima due pastorali molto diverse tra loro, che non si comprendono ormai quasi più, come se fossero espressione di due Chiese diverse e procurando incertezza e smarrimento in molti fedeli. [..]


Ecco invece quanto scrive mons. Negri:

[..]Troppe cattive teologie, troppi vacui esegetismi, molte volte in polemica esplicita con il suo Magistero, avviliscono oggi la cultura della Chiesa.

A questa grande riforma dell’intelligenza e del cuore della Chiesa seguirà necessariamente una vera riforma morale, premessa di una nuova fioritura di santità. E cosi rifiorirà la missione della Chiesa in questo mondo, forte, lieta e sacrificata. Nei momenti più gravi della sua storia, la Chiesa ha sempre sperimentato tutto questo. Oggi, come allora, accoglieremo la grazia di questa sofferenza per vivere anche più profondamente le nostre responsabilità.

Santità Lei conosce i nostri cuori, sa che ci stringeremo in un abbraccio alla Sua Persona, pronti a morire per Lei e per la Chiesa.[..]

Un offertorio che non lascia indifferenti...

Sempre dal Religious Education Congress di Los Angeles del marzo 2010:


lunedì 29 marzo 2010

Pasqua di Risurrezione a Dolcedo


PARROCCHIA SAN TOMMASO APOSTOLO
IN DOLCEDO
DOMENICA 4 APRILE 2010
IN RESURRECTIONE DOMINI

Ore 17.15 Santi Vespri Solenni
Ore 18.00 Santa Messa Solenne


Il Canto sarà eseguito dalla Corale di Dolcedo

Venezia - La Settimana Santa

San Simon Piccolo - Venezia
Orari delle funzioni della Settimana Santa

Giovedì Santo – Ore 17.00 Santa Messa In Coena Domini
Venerdì Santo – Ore 15.00 Liturgia post meridiana
Sabato Santo – Ore 20.00 Santa Messa di Vigilia ore 20.00
Domenica - ore 11.00 Santa Messa di Pasqua

Tutte le celebrazioni saranno cantate

Info: http://venezia.fssp.it/pages/intro.php

La rivoluzione sessuale nella Chiesa


Quando, la settimana scorsa, abbiamo sottolineato le parole del Papa che sottolineava come l'aggravarsi del problema pedofilo fosse una conseguenza del clima postconciliare, abbiamo poi portato a sostegno articoli e saggi scritti da Intorvigne, Agnoli e da un giornalista del Telegraph. Oggi vogliamo portare una piccola testimonianza iconografica. Certo: riguarda suore, quindi persone al di sopra dei sospetti di abusi sessuali. Ma non è quello che conta: è la dimostrazione di come nei 'mitici' anni Sessanta la rivoluzione sessuale entrò nella Chiesa a tutti i livelli, rendendo normale e forse anche desiderabile quello che prima era considerato peccaminoso e da evitare. Normale che chi nutriva tendenze pedofile si fosse improvvisamente sentito legittimato a coltivare le proprie perversioni, ed i custodi scoraggiati a perseguirle, se non addirittura indotti all'indulgenza.


Anno 1969: cento suore francesi sono accompagnate al cinema a vedere il film pornografico "di educazione sessuale" Helga et Michael. Di questo film, riportiamo qui l'insieme di alcune recensioni trovate on line:

Secondo lungometraggio di una serie che proseguì con Helga e la rivolta sessuale, Il matrimonio perfetto e Tecnica dell'amore corporeo. Si inoltra sul terreno dell'educazione sessuale vera e propria, sviluppando gli stessi temi del precedente Helga. Di nuovo c'è, nella seconda parte, la lunga lezione sulla fisiologia dell'atto sessuale. Finché si limita a enunciare i principi oralmente o con grafici animati, è corretto. I guai cominciano quando si passa agli esempi. La rozzezza con cui, per esempio, illustra il complesso di Edipo scivola nel ridicolo. Meno raffazonato di Helga, è più fluido nell'esposizione. Aperte discussioni sulla reciproca soddisfazione sessuale tra coppie consenzienti e sui vantaggi della pillola per il controllo delle nascite. Vietato ai minori di 18 anni.

Fonte: Cathcon

Alcune foto dell'ordinazione dei Frati dell'Immacolata














Fonte: Flickr

domenica 28 marzo 2010

Echi (pre)tridentini in letteratura: i Carmina Burana

Tradizioni poetiche e musicali multicolori influenzano, nei primi secoli del secondo millennio, un’ampia produzione di poesie e canzoni dette “goliardiche”: canti gregoriani arcaici, tropi e sequenze, brani di trovatori e trovieri, minnesänger. Nelle Universitates Studiorum vanno e vengono i goliardi, giovani studenti vagabondi, di solito diaconi o suddiaconi, che conservano un rapporto molto problematico con le gerarchie ecclesiastiche. Il loro nome deriva da un mitico “Vescovo Golia” ritenuto loro patrono; ma l’etimo è tuttora assai controverso, altri fanno riferimento alla “gula”, il quinto dei vizi capitali. I goliardi risultano attivi in particolare fra l’XI e il XII secolo, e segnatamente sotto l’impero di Federico Barbarossa, che in più occasioni dimostra nei loro confronti attenzione e volontà di protezione. I loro canti spaziano fra temi diversi, quali l’amore, la primavera, il gioco d’azzardo, l’ebbrezza del vino; ma non di rado attingono argomenti religiosi, con esplicite derivazioni bibliche e agiografiche. La Chiesa non vede certo di buon occhio questi giovinastri, e la loro importanza comincia del resto a scemare intorno al 1225, anche a causa del prestigio acquisito nel frattempo da alcune grandi Università: agli studenti vagabondi cominciano a contrapporsi gli studenti stanziali.

Fra le composizioni di carattere goliardico assumono un rilievo di prim’ordine i cosiddetti Carmina Burana, raccolta di 327 testi (quasi tutti in lingua latina) trovata nel convento bavarese Benediktbeuern (Bura Santi Benedicti). Il manoscritto è conservato (dal 1803) nella biblioteca centrale di Monaco, risale alla prima metà del XIII secolo e distribuisce i testi in sei sezioni: Carmina ecclesiastica; Moralia et Satirica; Amatoria; Potoria; Ludi; Supplementum.

Nel manoscritto originale sono riportate anche alcune sia pur rudimentali trascrizioni musicali relative a 55 testi; il che ha consentito a studiosi e gruppi specializzati di proporre esecuzioni discografiche anche integrali, gustosissime e di grande interesse.

[Con queste melodie nulla ha da spartire l’operazione culturale del compositore tedesco del secolo scorso Carl Orff, che ha ripreso alcuni testi dei Carmina Burana, accuratamente tralasciando quelli di contenuto religioso e musicandoli in proprio, nel 1937, con uno stile non privo di fascino ma del tutto estraneo alle sonorità medievali. Molto conosciuto – soprattutto per le utilizzazioni pubblicitarie e cinematografiche spesso del tutto incongrue – è anche oggi il canto che apre e chiude l’operina di Orff, dal titolo “O Fortuna”.]

Fra i Carmina che privilegiano la chiave satirica spiccano le parodie dei canti e dei riti religiosi. Non mancano in essi, ovviamente, gli spunti irrispettosi e impertinenti, con qualche scivolata nel cattivo gusto e un certo spiritaccio anticlericale, quale ci si può aspettare, per l’appunto, da chierici vagabondi, un po’ orgogliosi un po’ invidiosi. E’ in questo ambito che, alla ricerca di echi liturgici pre-tridentini, ci siamo imbattuti in una serie di 14 canti chiamati “Officium lusorum”, cioè “Messa dei giocatori d’azzardo” (CB 215 e 215a).

Colpisce particolarmente che questa parodia, della prima metà del Duecento, segua con straordinaria fedeltà lo schema del “Proprio” della Messa che noi chiamiamo tridentina. Si parte con l’Introitus, accompagnato dal suo versetto finto-biblico. Di seguito abbiamo, dopo un esempio di “dialogo” celebrante-fedeli, Oratio, Epistola, Graduale e Tractus con Alleluia, Sequentia, Evangelium, Offertorium, Oratio, Communio e Postcommunio (qui chiamato Invocatio).

Il discorso potrebbe anche chiudersi qui, con la verifica di una continuità liturgica al di là di ogni dubbio, fra i secoli precedenti e quelli seguenti il Concilio di Trento. Ma per i più curiosi fra i nostri bloggers, con la chiara avvertenza che stiamo per entrare nel regno dell’irriverenza, proveremo a riportare qualche esempio, privilegiando soprattutto la Sequentia, divertente parodia della “Victimae paschali laudes”, dalla liturgia della Messa di Pasqua. Per comprendere i riferimenti essenziali, si tenga presente che il “Decius” invocato o (più spesso) maledetto è il “dio” del giocatore d’azzardo (“decem”, cioè “dieci” è il punteggio massimo in certi giochi molto diffusi); “deces”, al plurale, è sinonimo di “dadi da gioco”; analogamente viene esaltato il numero “ses” (sei), punteggio massimo nel gioco dei dadi; Bacco è naturalmente metonimia per “vino”; il “gioco dei tre dadi” potrebbe essere una variante del gioco delle tre carte; il riferimento alla “nudità” non ha nulla di sessuale, indica semplicemente il fatto che chi perde al gioco resta di solito (come diciamo noi) in mutande.

Introitus: «Lugeamus omnes in Decio, diem mestum deplorantes pro dolore omnium lusorum: de quorum nuditate gaudent Decii et collaudant filium Bacchi.
Maledicant Decio in omni tempore; semper fraus eius in ore meo.»
(Piangiamo tutti per Decio, dolendoci in questo giorno di lutto e di dolore per tutti quelli che si dedicano al gioco d’azzardo. I dadi godono delle loro nudità e onorano il figlio di Bacco.
Possano, essi, maledire Decio eternamente; la sua falsità rimarrà sempre sulle mie labbra.)

«Fraus vobis.
Tibi leccatori.»
(La truffa sia con voi.
E anche con te, buono a nulla.)

Oratio: «Ornemus! Deus, qui nos concedis trium Deciorum maleficia colere; da nobis in aeterna tristitia de eorum societate lugere.»
(Scommettiamo! Dio nostro Signore, che ci hai dato in sorte di ammirare i malefìci del gioco dei tre dadi, fa’ che possiamo piangere in eterno per la loro nefasta combinazione.)

Sequentia:
«Victime novali zynke ses
immolent Deciani.
Ses zynke abstraxit vestes
equum, cappam et pelles
abstraxit confestim
a possessore.
Mors et sortita duello
conflixere mirando,
tandem tres Decii
vicerunt illum.
Nunc clamat: “O Fortuna,
quid fecisti pessima?
Vestitum cito nudasti
et divitem egeno coequasti.
Per tres falsos testes
abstraxisti vestes.
Ses zynke surgant, spes mea!
Precedant cito in tabulea!”
Credendum est magis soli
ses zynke quatter veraci
quam dri tus es
ictu fallaci.
Scimus istos abstraxisse
vestes lusoribus vere.
Tu nobis, victor ses,
miserere!»
(Consacrino alla vittima, gli amici dei dadi, l’offerta di un cinque o di un sei. Il cinque e il sei tolgono gli abiti, e cavallo cappa e mantello tolgono, al possessore. Morte e fortuna combatterono un duello mirabile, ma infine tre dadi lo sconfissero. Ora esclama: O Fortuna, che hai fatto, disgraziata? Mi hai privato degli abiti e hai reso uguale il povero al ricco. Con tre lanci fasulli mi hai spogliato. Vengano ora un sei e un cinque, mia speranza, presto, sul tavoliere da gioco! Noi dobbiamo credere solo al sei, al cinque e al quattro, veritieri; malefico è invece il lancio del tre, del due e dell’asso. Questi tre numeri, lo sappiamo bene, in verità portano via le vesti ai giocatori. Tu, numero sei, vincitore, abbi pietà di noi.)

Invocatio (post Communio): «Omnipotens sempiterne Deus, qui inter rusticos et clericos magnam discordiam seminasti, presta, quaesumus, de laboribus eorum vivere, de mulieribus ipsorum uti et de morte dictorum semper gaudere.»
(Onnipotente ed eterno Dio, che hai gettato grande discordia fra i contadini e noi chierici, concedici, te ne preghiamo, di poter vivere alle loro spalle, godere le loro donne e rallegrarci in eterno della loro morte.)

*

Riportiamo, per un riscontro, testo e traduzione di due dei brani liturgici qui sopra parodiati: l’Introito della Messa di Ognissanti e la Sequenza di Pasqua (quest’ultima risale al secolo XI ed è attribuita a Vipone, cappellano degli imperatori Corrado II ed Enrico III):

Introitus: «Gaudeamus omnes in Domino, diem festum celebrantes sub honore Sanctorum omnium: de quorum solemnitate gaudent Angeli, et collaudant Filium Dei».
Dal salmo 33, 2: «Benedicam Dominum in omni tempore: semper laus eius in ore meo».
(Godiamo tutti nel Signore celebrando questa festa in onore di tutti i Santi, della cui solennità godono gli angeli e lodano il Figlio di Dio.
Benedirò il Signore in ogni tempo, sempre la sua lode sarà sulle mie labbra.)

Sequentia: «Victimae Paschali laudes
immolent christiani.
Agnus redemit oves,
Christus innocens Patri
reconciliavit peccatores.
Mors et vita duello
conflixere mirando:
dux vitae, mortuus, regnat vivus.
“Dic nobis, Maria,
quid vidisti in via?”.
“Sepulcrum Christi viventis
et gloriam vidi resurgentis,
angelicos testes,
sudarium et vestes.
Surrexit Christum, spes mea,
praecedet suos in Galilaeam”.
„Credendum est magis soli
Mariae veraci
quam Judaeorum
turbae fallaci.
Scimus Christum surrexisse
a mortuis vere,
tu nobis, victor rex, miserere”.»
(Alla vittima del sacrificio pasquale i cristiani rendano lodi. L’agnello ha redento le pecore, Cristo innocente ha riconciliato col Padre i peccatori. Morte e Vita si scontrarono in mirabile duello: il condottiero della Vita, già morto, ora regna, vivo. “Di’ a noi, Maria [Maddalena], che cosa hai visto per via?”. “Il sepolcro di Cristo, ho visto la gloria della sua resurrezione, gli angeli testimoni, il sudario e le vesti. E’ risorto Cristo, la mia speranza, precede i suoi in Galilea”. “Molto meglio è prestar fede a Maria, sincera e verace, piuttosto che alla turba menzognera dei Giudei. Lo sappiamo bene: Cristo è veramente risorto dai morti. Tu, re vincitore, abbi pietà di noi”.)

[Risalgono a epoca successiva (secolo XV, ma sempre prima del concilio tridentino) due Missae de Potatoribus (messe dei bevitori), che presentano lo stesso identico schema del “Proprio”, dall’Introito alla Benedizione finale, partendo, in uno dei due casi, dalle preghiere ai piedi dell’altare, sempre ovviamente parodiate: “Introibo ad altare Bachi. Ad eum qui letificat cor hominis... Confiteor reo Bacho omnipotanti”, ecc.]

[Gerson, teologo di Auxerre, vissuto alla metà del secolo XV: “Le botti di vino esploderebbero se di tanto in tanto non si allentassero i cocchiumi. Bene, anche noi siamo delle vecchie botti e per di più mal sigillate: il vino della salvezza ci farebbe esplodere se lo conservassimo esclusivamente e ininterrottamente per servire Dio. Perciò alcuni giorni l’anno noi lasciamo fuoruscire l’aria accumulata abbandonandoci al più esuberante piacere, alla follia, onde ritornare subito dopo, con rinnovato zelo, ai nostri studi e alle pratiche della divina religione”. (Citazione tratta da un breve saggio di René Clémencic, che accompagna la raccolta discografica qui di seguito suggerita).]

[Un’edizione attendibile dei Carmina Burana è nel catalogo BUR, Milano, a cura di E. Bianchini. Fra le esecuzioni discografiche dell’Officium Lusorum suggerisco quella del Clémencic Consort (con strumenti d’epoca), edita col titolo Carmina Burana da Harmonia Mundi France.]

Giuseppe

Mahony di Los Angeles, prima di andarsene, imperversa

Tutti gli anni il famigerato cardinal Roger Mahony, arcivescovo di Los Angeles ora dimissionario (sul quale, leggete questo istruttivo post), tiene un Congresso per l'Educazione Religiosa (Religious Education Congress). Lo scopo è fare un profondo lavaggio del cervello in senso progressista agli insegnanti cattolici (quest'anno erano 40.000 circa).

Ad esempio, all'ultimo Congresso che si è tenuto dieci giorni fa, dal 18 al 21 marzo di quest'anno 2010, sotto Benedetto XVI formalmente regnante, il lotto ormai consueto di cattolici adulti e dissidenti, che devono far 'prendere coscienza' alle migliaia di insegnanti riuniti a convegno, comprendeva: una suora per cui la dottrina cattolica sulla castità fuori del matrimonio è una 'fissazione'; uno spretato, ridotto allo stato laicale, che ha predicato per l'ammissione delle donne al sacerdozio e all'episcopato; un altro prete, questo ancora in funzione, a spiegare come ci sia bisogno di preti che sappiano "vivere gioiosamente la loro omosessualità"; un oratore, nemmeno cattolico (non che gli altri, a parte l'etichetta...), che ha dichiarato che non si deve proibire l'aborto, ecc. ecc.

Avete stomaco forte? Allora gustatevi questo video con "i riti di introduzione" della messa solenne (?) di chiusura del Congresso, concelebrata da una turba di preti e vescovi ausiliari. Diteci se avete apprezzato di più:

1. le druidesse che danzano con pitali di terracotta per incensare la mensa

2. la croce processionale op-art finto-etnica, in forma di battpanni, e la sciura sovrappeso con la coda di cavallo, che se la porta a spasso

3. il clerico baffuto che balla come un tarantolato tenendo sopra la crapa il lezionario catarifrangente

4. il canto sudafricano di introito (perché il latino non consente actuosa partecipatio, la lingua bantù invece...)

5. la canzone con battimani stile 'colonna sonora di film Disney degli anni di decadenza aziendale'.

Enjoy:

Fonte: Americatho

Che si sono fumati alla Congregazione del Clero? Rigettato il ricorso del parroco di Thiberville

Proprio così. Costernati, stupiti e profondamente indignati, apprendiamo da Osservatore Vaticano che la Congregazione per il Clero del card. Hummes ha respinto il ricorso dell'abbé Michel, parroco di Thiberville, la parrocchia meglio funzionante (se non l'unica) della disgraziata diocesi normanna di Evreux, terra un tempo profondamente cristiana, dove ora invece le chiese chiudono l'una dopo l'altra, i catechismi sono disertati, le vocazioni attivamente scoraggiate, le finanze in fallimento. Il vescovo ultraprogressista Nourrichard, degno successore di quel Gaillot che era stato revocato per i suoi eccessi modernisti da Giovanni Paolo II, ha in odio l'ortodosso parroco e intende cancellare quella parrocchia accorpandola a quella vicina retta da un prete progressista (e dove la frequenza alla Messa è una frazione di quella dell'abbé Michel). Chi non ricordasse la vicenda, utilizzi la funzione 'cerca' nella colonna a destra, o cominci da questo post.

La faccenda è gravissima, perché il caso è esemplare e dà un segnale in tutto il mondo cattolico. Se Roma non appoggia questi coraggiosi preti, tra l'altro nemmeno tradizionalisti ma semplicemente ortodossi, e nondimeno osteggiati da vescovi progressisti, allora veramente Benedetto XVI fa la figura di un velleitario riformatore ridotto all'impotenza.

Giusto per ribadire: nel panorama desolante del moribondo cattolicesimo francese, e a Evreux siamo già nei rantoli dell'ultima agonia, l'abbé Michel è uno dei pochi che riesce a mantenere, anzi a ricostruire una parrocchia viva (prima che arrivasse, la messa era detta in sacrestia, perché la chiesa era cadente e comunque troppo grande per i pochi praticanti: ora è restaurata e sempre piena). E' la prima parrocchia della diocesi per numero di battesimi, cresime, per frequenza a messa e per donazioni. E l'ha dimostrato il feroce attaccamento popolare a questo parroco. E' questo che si vuole distruggere? E il Vaticano è impazzito per consentirlo?

Stentiamo a trattenere lo sdegno. Poco ci si poteva aspettare da Hummes, uno che, in partenza per andare ad assumere la guida della Congregazione del Clero, aveva pensato bene di tirar fuori i soliti discorsi sul celibato dei preti 'che non è un dogma' (uno chiamato alla congregazione proprio del clero!), e dopo aver supervisionato la solita raccolta di firme in Brasile 'per rendere facoltativo il celibato'. Ecco, costui è colui che ora decide che, tra un parroco e tutta la popolazione della sua parrocchia da un lato, e un vescovo che inalbera casule arcobaleno, ha ragione quest'ultimo.

E non veniteci a raccontare che sono questioni giuridiche. Non c'è bisogno d'essere avvocati, come noi, per sapere come funzionano queste cose in una istituzione come la Chiesa, che non è per nulla uno stato di diritto e dove le regole hanno un valore disgraziatamente molto relativo (se non ci credete, pensate ad esempio a come viene applicata una legge come il motu proprio Summorum Pontificum).

L'abbé Michel farà appello. Ma il disgusto resta egualmente. O si comincia a sostituire qualcuno, ai vari livelli della Chiesa, o tanto valeva avere un papa tutto sorrisini e discorsi vuoti, alla Tettamanzi.

sabato 27 marzo 2010

Settimana Santa in Diocesi di Alghero: belle e sante tradizioni!

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Riti della Settimana Santa a Scano, in diocesi di Alghero-Bosa
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PARROCCHIA San Pietro Apostolo
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SETTIMANA SANTA 2010
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DOMENICA DELLE PALME
ore 10:00
Solenne Benedizione della Palme nella Piazza della chiesa di San
Nicolò, Processione, accompagnata dalle tre confraternite e dai canti
tradizionali dell'Osanna e del Christus vincit, fino alla chiesa Parrocchiale.
Solenne concelebrazione della Santa Messa cantata (de Angelis)
Lettura del Passio a più voci.
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RITI DEL SACRO TRIDUO
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Giovedì Santo 1° aprile
Ore 18:30
Concelebrazione Santa Messa in Coena Domini
con Lavanda dei piedi a dodici confratelli (Priori e sottopriori) delle confraternite locali; Riposizione del SS. Sacramento nel Sepolcro; Adorazione silenziosa fino alle 22:00.
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Ore 22:00
Ufficio delle Tenebre e adorazione fino alle 24.

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Venerdì Santo
ore 09:30
Inizio della Via Crucis con il Simulacro dell'Addolorata
che va in “cerca” del Figlio lungo le vie dell'abitato;
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ore 12:00
Chiesa di San Nicolò, XI stazione: "Gesù è inchiodato sulla croce".
Trasporto del grande Crocefisso fino alla chiesa parrocchiale e
innalzamento della Croce al centro del presbiterio;

ore 15:00
XII Stazione "Gesù Muore in croce".
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ore 15:30
Liturgia della Parola, Preghiera Universale, Adorazione
della Croce con canto delle Lamentazioni , Comunione eucaristica;
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ore 19:30
XII Stazione "Deposizione dalla Croce";
sacra rappresentazione della deposizione con Predica dal pulpito e con la partecipazione dei “discipulos” Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea in costumi seicenteschi.
Canto dello Staba Mater e del “perdonu Deus meu”in lingua.
Segue la processione con il Gesù morto accompagnato dal Simulacro dell'Addolorata lungo le vie dell'abitato, illuminate dalla fiaccole e dalla folla con le torce.
Accompagna la processione il canto corale tradizionale del Miserere;
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ore 22:00
Chiesa di San Nicola, XIV Stazione, "Gesù e riposto nel sepolcro."
Quindi rientro in parrocchia con l'accompagnamento del simulacro dell'Addolorata.
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Sabato Santo
ore 22:30 S. Messa Solenne della Veglia Pasquale
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Solenne inizio del Lucernario con benedizione del falò nella piazza della Chiesa.
Benedizione del Cero Pasquale;
Liturgia della Luce e Canto del Preconio e dell'Exultet;
Liturgia della Parola - Liturgia Battesimale;
Canto delle Litanie dei Santi - Benedizione dell'acqua;
Rinnovazione delle promesse battesimali;
Battesimi – Aspersione - Preghiera Universale;
Liturgia Eucaristica - Benedizione Solenne.
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DOMENICA DI PASQUA
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ore 06:00 e ore 08:00 Sante Messe;
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ore 10:30
Due processioni partono dalle rispettive chiese: una con il
Simulacro della Vergine e l'altra con il Risorto. Al centro del paese il tradizionale “incontru” dei Simulacri al canto del Regina coeli e dell'Exultet.
Si sciolgono le campane che suonano a festa. La processione prosegue fino alla chiesa parrocchiale accompagnata dalle Confraternite, dalle varie Associazioni e dai fedeli.
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ore 11:00 S. Messa Solenne cantata (de Angelis)
Processione per l'accompagnamento dei Simulacri
alle rispettive chiese al suono delle campane a festa.
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Ore 17.00 Vespri solenni e S. Messa
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Buona Pasqua a tutti!

Settimana Santa al Monastero di Città di Castello

CHIESA del MONASTERO di
SANTA CHIARA DELLE MURATE
(Suore Francescane dell'Immacolata),
Via XI Settembre - Città di Castello (PG).
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Domenica delle Palme - 28 Marzo, ore 17: 00:
Solenne funzione delle palme e S. Messa cantata
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Giovedì Santo - 1° Aprile ore 18:00:
S. Messa solenne in coena Domini
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Venerdì Santo - 2 Aprile, ore 15:00
Solenne Azione liturgica in passione et morte Domini
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Sabato Santo - 3 Aprile, ore 22:00
Veglia Pasquale
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Domenica di Pasqua - 4 Aprile, ore 17:00
S. Messa solenne

Sostegno a Benedetto XVI


Questo è un momento di attacchi forsennati e spasmodici nei confronti del Papa Benedetto XVI. Come sta ben rivelando Fides et Forma, i media laicisti e anticattolici sono alimentati dalla fronda antipapale interna al cattolicesimo: gesuiti modernisti, pederasti arcivescovi progressisti intascatori delle casse diocesane, suore femministe, e simile varia umanità.

Da un certo punto di vista, tutto questo è rassicurante. Quando si percepisce l'opposizione mondana e gli ostacoli si moltiplicano, significa che quel che si sta facendo è inviso al diavolo, il principe di questo mondo, il cui nome etimologicamente significa appunto: colui che si mette di traverso. Quando invece le nostre azioni filano lisce e facilitate, allora è da temere ch'esse non siano per nulla sgradite al nemico del genere umano.

Dato il parossismo di questi giorni, non occorre alcuno spirito profetico per poter dire: veramente il Papa compie la volontà di Dio, e per questo il mondo cerca in tutti i modi di ostacolarlo.

A noi resta la preghiera ed anche la possibilità di un'umile testimonianza di solidarietà e sostegno al Santo Padre; per questo vi esortiamo a cliccare sul banner qui sotto:

L’annuncio agli Ebrei di Gesù come Cristo

"Tutto Israele"

Commento della nuova preghiera Pro conversione Iudaeorum per la forma straordinaria del rito romano

III parte

L’annuncio agli Ebrei di Gesù come Cristo

“i monti Sion” Sal 47 (48), 6.

“Sion è un solo monte, perché dunque parla di monti? Forse perché a Sion sono appartenuti anche coloro che sono giunti da diverse parti, per incontrarsi nella pietra angolare e divenire, essi che erano due pareti come due monti, uno della circoncisione, l'altro della incirconcisione; uno dei Giudei, l'altro dei Gentili; anche se distinti, perché provengono da diverse parti, ormai non più avversari perché riuniti nell'angolo? Perché egli è - dice - la nostra pace, colui che ha fatto di due uno.

[...] Infine anche il figlio maggiore, che non voleva banchettare, è entrato spinto dal padre; e così le due pareti, come quei due figli riuniti nel banchetto, hanno costituito la città del grande re”

S. Agostino, Enarr. in Ps. XLVII, 3.

1. Perché annunciare?

Se gli Ebrei, come tutti, dovranno credere in Gesù Cristo, è chiaro che bisogna che qualcuno glielo annunci, giacché non si può amare ciò che non si conosce.

Sia Gesù che gli Apostoli hanno rivolto la buona novella per primi agli Ebrei; e, poi, in una via in un certo modo subordinata, ai pagani.

Non si vede perché dobbiamo fare diversamente da quanto ha fatto Gesù o da quanto ha fatto San Paolo.

Inoltre, siccome gli Ebrei sono un popolo particolare, è necessario un annuncio particolare.

2. Proselitismo?

Innanzi tutto sgomberiamo il campo da possibili obiezioni con una buona explicatio terminorum.

La parola proselitismo ha assunto una connotazione negativa: siamo i primi a voler escludere ogni mancanza di rispetto, ogni forzatura nella conversione, ogni invadenza nella presentazione degli argomenti.

E questa non è una novità post-conciliare: è vero che, per via della mentalità di intere epoche e non solo dei Cristiani, possono essersi verificati eccessi nella predicazione del Cristianesimo agli Ebrei. Ma è anche vero, ad esempio, che nei tanti conventi dove si sono rifugiati gli Ebrei durante la II guerra mondiale, non è stato fatta nei loro confronti nessuna opera di persuasione: sono stai sempre rispettati al massimo, né è mai stata loro posta alcuna condizione per essere aiutati, e questo anche rischiando la vita.

Se proselitismo dovesse indicare un pur minimo allontanamento dai criteri che hanno ispirato una simile condotta, siamo i primi ad essere anti-proselitismo.

Se invece, nel desiderio che abbia il suo compimento la realizzazione storica del tutto Israele, con grande carità, proponessimo, in occasioni opportune e in modo gentile e garbato, ai nostri fratelli Ebrei di riflettere sulla persona di Gesù Cristo - collaborando nel frattempo su orizzonti che oggettivamente ci sono comuni (ad esempio difendendo i dieci comandamenti nelle legislazioni mondiali) -, non vedo nulla di male: anzi, per noi cristiani questo è un dovere.

3. Un annuncio particolare.

Posta la particolare forma di conversione che compete agli Ebrei, che non mutano, ma perfezionano e coronano la loro religione, anche l’annuncio deve essere specifico: non è certo una missio ad gentes.

Allora quale annuncio? Proverò a proporne un’icona e una linea teoretica.

3.1 Un’icona dell’annuncio

Come icona di questo annuncio, mi sembra conveniente proporre - nel contesto della parabola del figliol prodigo[1] - la sollecitudine del buon Padre, che cerca di fare entrare nella festa il figlio maggiore; e faccio questo sulle orme si S. Agostino, che ci offre un’interpretazione meravigliosa del finale di questa parabola, nel commento al salmo 47.

Dapprima il vescovo di Ippona si chiede come mai, al versetto 3, si parla dei monti di Sion e non di un monte, come è nella realtà.

Ne conclude che i due monti sono gli Ebrei e i gentili uniti nell’unica pietra angolare:

“Sion è un solo monte, perché dunque parla di monti? Forse perché a Sion sono appartenuti anche coloro che sono giunti da diverse parti, per incontrarsi nella pietra angolare e divenire, essi che erano due pareti come due monti, uno della circoncisione, l'altro della incirconcisione; uno dei Giudei, l'altro dei Gentili; anche se distinti, perché provengono da diverse parti, ormai non più avversari perché riuniti nell'angolo? Perché egli è - dice - la nostra pace, colui che ha fatto di due uno.

S. Agostino sente quasi già realizzato questo evento, a tal punto che vola alla parabola del figliol prodigo, modificandola:

“Infine anche il figlio maggiore, che non voleva banchettare, è entrato spinto dal padre; e così le due pareti, come quei due figli riuniti nel banchetto, hanno costituito la città del grande re”[2].

Perché modificandola? Perché S. Luca lascia la parabola incompiuta: essa termina con l’esortazione del Padre al figlio maggiore ad entrare nella festa; ma non ci dice se il figlio maggiore accoglie l’invito (secondo molti autori cristiani, particolarmente S. Agostino, il figlio maggiore rappresenta il popolo ebraico; il dissoluto e freddo calcolatore figlio rappresenta i popoli pagani).

Il Vescovo di Ippona, in un vero slancio di amore, vede già compiuta la speranza del buon Padre.

Gli elementi per vedere nella parabola del figliol prodigo un’allegoria dell’ingresso degli Ebrei nella nuova alleanza non mancano:

“Suo padre allora uscì...”:

Notiamo bene uscì, perché gli Ebrei non sono ancora dentro la Nuova Alleanza;

“... a supplicarlo ...”:

ecco il modello dell’annuncio agli Ebrei: una supplica amorevole e paziente.

“Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo...”:

l’alleanza antica non è revocata, tu sei sempre figlio, le promesse non ti sono tolte…

“… ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”:

... ma ormai la nuova alleanza è conclusa, la Vittima immolata, anche i pagani sono figli, perché il pagano è tuo fratello, affrettati ad entrare dove c’è la festa (la nuova Alleanza)”

Quale fine vede S. Agostino per la parabola?

“Infine anche il figlio maggiore, che non voleva banchettare, è entrato spinto dal padre”.

Tutto l’apostolato nei confronti degli Ebrei si può riassumere come la condivisione della sollecitudine e della misericordia del Padre nei confronti del Figlio maggiore, unita alla speranza mostrataci da S. Agostino.

3.2 Una linea teoretica.

La Rivelazione stessa ci mostra come annunciare Gesù Cristo agli Ebrei; vorrei esaminare, in un brano già preso in esame precedentemente, la condotta di San Paolo presso la Sinagoga di Tessalonica:

“Percorrendo la strada che passa per Anfìpoli e Apollònia, giunsero a Tessalònica, dove c'era una sinagoga dei Giudei. Come era sua consuetudine, Paolo vi andò e per tre sabati discusse con loro sulla base delle Scritture, spiegandole e sostenendo che il Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti. E diceva: “Il Cristo è quel Gesù che io vi annuncio”. Alcuni di loro furono convinti e aderirono a Paolo e a Sila, come anche un grande numero di Greci credenti in Dio e non poche donne della nobiltà.”[3].

Riprendo questo brano perché il discorso di San Paolo nella sinagoga di Tessalonica è del tutto simile alla spiegazione della Sacra Scrittura che Gesù risorto svolge il giorno di Pasqua, prima ai discepoli di Emmaus e poi agli “undici e agli altri che erano con loro”[4].

3.2.1 Scholion: L’esegesi midrashica di Gesù modello dell’annuncio cristiano agli Ebrei[5].

È indispensabile, a questo punto del nostro studio, fare alcune considerazioni circa il midrash, cioè circa l'approccio culturale ebraico alla Sacra Scrittura[6].

Ai tempi di Gesù, era opinione che il significato della Scrittura non si limitasse al senso più ovvio, al significato immediato del testo: scrivono a questo proposito A.C. Avril - P. Lenhardt:

«È degno di nota il fatto che la tradizione di Israele, nell’epoca del nuovo testamento, non conosca la parola “senso”, ma solamente i termini mishma’ (“la cosa udita”) o shammua’ (“ciò che si ode”), i quali designano il senso della Scrittura in prima audizione. Non si tratta di ciò che noi chiamiamo il "senso letterale", vale a dire il senso che il testo ha per il suo autore. Il mishma’ è senza dubbio il senso più ovvio; ma proprio in quanto tale esso né viene considerato come il senso più sicuro, né come quello migliore. Esso appare al contrario come sospetto, o per lo meno come provvisorio e da sottoporre a verifica»[7]

«…si ammette che la Scrittura non possa limitarsi a dare un unico senso, ma richieda necessariamente una molteplicità di interpretazioni: solo attraverso una tale molteplicità - purché sempre compatibile con l’insieme della Verità rivelata - si può arrivare a cogliere l’infinita potenza ed efficacia rivelativa della Parola di Dio.»[8]

Alla luce di quanto sopra, appare chiaro che, per un ebreo, ciò che “si udiva” leggendo la S. Scrittura, doveva essere interpretato; era necessario “aprire” la S. Scrittura, ricercandone i molteplici significati[9]; il midrash non é altro che la “ricerca” che “apre” il senso della Scrittura.

Per meglio comprendere il significato dell’espressione “aprire [il senso del]le Scritture”, ci può essere utile esaminare Lc 24, 25-32:

"[25] [Gesù] disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! [26] Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». [27] E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. [28] Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. [29] Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. [30] Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. [31] Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. [32] Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava [lett. ci apriva][10] le Scritture?»".

In questa pericope, possiamo osservare come è Gesù stesso che fa il midrash, che "apre" il senso della S. Scrittura (ci apriva le Scritture). All’apertura del senso della Scrittura corrisponde l’apertura degli occhi (si aprirono loro gli occhi) e il riconoscimento di Gesù Cristo (lo riconobbero).

Possiamo constatare che l'oggetto del midrash non é soltanto la S. Scrittura, ma sono anche gli eventi storici, in particolare quelli concernenti Gesù; esaminiamo ora anche i versetti precedenti: Lc 24, 18-20:

" [18] uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». [19] Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; [20] come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso»".

Se osserviamo le espressioni tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno al v. 19 e ciò che si riferiva a lui al v. 27, vediamo che l'esegesi del testo biblico operata da Gesù non è stata altro che mostrare come i fatti accaduti in Gerusalemme e conosciuti da tutti fossero già conte­nu­ti in tutto l’Antico Testa­men­to. Si vede chiaramente che non è la vita di Gesù che viene rivestita di un mito, ma è l'antico Testamento - con un processo diametralmente opposto a quello ipotizzato da Bultmann - che viene demitizzato: l'Antico Testamento aveva narrato - unico caso di un biografia scritta prima che il protagonista fosse nato - la vita di Gesù: come? La storia della salvezza è significativa della vita di Cristo.

Dice bene San Tommaso che:

"l'autore della sacra Scrittura è Dio. Ora, Dio può non solo adattare parole per esprimere una verità, ciò che può anche l'uomo; ma anche le cose stesse. Quindi, se nelle altre scienze le parole hanno un significato, la Sacra Scrittura ha questo in proprio: che le cose stesse indicate dalla parola, alla loro volta ne significano un'altra"[11].

Questo è il senso spirituale della Sacra Scrittura.

Nella Scrittura le cose, ovvero i fatti narrati cominciando da Mosé e dai profeti, significano Gesù Cristo: se vogliamo usare una bella espressione di Eliáde, secondo cui “il mito trasforma l'evento in categoria”[12], è l'Antico Testamento che sta dalla parte del mito, ove gli eventi sono in qualche modo categorie universali, contenendo principalmente Nostro Signore Gesù Cristo, sempre lo stesso ieri, oggi e nei secoli.

Non è dunque l'esperienza dei primi cristiani che crea arbitrariamente un fatto; ma la storia, a tutti nota e da tutti ritenuta certa, con tanto di testimoni[13], viene confrontata con l'Antico Testamento. Questo tipo di ermeneutica porta a constatare anche come Dio è fedele nel compiere le sue promesse.

Per usare un'espressione di San Paolo, il midrash cristiano é la ri­cer­ca, all’interno della S.Scrittura, confrontata con la vi­ta di Cristo, di come, in Gesù, tutte le promesse di Dio sono diventate "sì".[14]

Vorrei citare ora un brano di Sant'Agostino, che espone questo concetto da par suo:

"Sia viva l'anima vostra e si ridesti volgendosi a Dio! Sta di fatto che Dio ha stabilito il tempo per le sue promesse ed ha stabilito il tempo per adempiere ciò che aveva promesso. Il tempo delle promesse fu quello che va dai Profeti fino a Giovanni Battista; quello, invece, che di là procede in avanti fino alla fine, è il tempo dell'adempimento delle promesse. Ed è fedele Dio, il quale si è fatto nostro debitore, non perché ha ricevuto qualcosa da noi, ma perché a noi ha promesso cose tanto grandi. Gli parve poco la promessa, ed allora Egli volle vincolarsi anche con un patto scritto, come obbligandosi con noi con la cambiale delle sue promesse, perché, quando cominciasse a pagare ciò che aveva promesso, noi potessimo verificare l'ordine dei pagamenti. Dunque il tempo dei profeti era di predizione delle promesse.
Si doveva dunque preannunciare con profezie che l'unico Figlio di Dio sarebbe venuto tra gli uomini, avrebbe assunto la natura umana e sarebbe così diventato uomo e sarebbe morto, risorto, asceso al cielo, si sarebbe assiso alla destra del Padre; egli avrebbe dato compimento tra i popoli alle promesse e, dopo questo, avrebbe anche compiuto la promessa di tornare a riscuotere i frutti di ciò che aveva dispensato, a distinguere i vasi dell'ira dai vasi della misericordia, rendendo agli empi ciò che aveva minacciato, ai giusti ciò che aveva promesso. Tutto ciò doveva essere preannunziato, perché altrimenti egli avrebbe destato spavento. E così fu atteso con speranza perché già contemplato nella fede"[15].

I vangeli dunque non sono altro il confronto di fatti storici realmente accaduti con l'Antico Testamento e la constatazione della veridicità e del compimento delle promesse di Dio[16].

3.2.2 L’esegesi midrashica di San Paolo, modellata su quella di Gesù.

Nella Sinagoga di Tessalonica, San Paolo, parlando ad Ebrei, non fa altro, alla stregua di Gesù, che confrontare la Scrittura con la storia: gli scritti ispirati raccontano Gesù, il Cristo, che doveva morire e risorgere:

Confrontiamo, in uno schema sinottico, i versetti chiave dei brani esaminati:

Lc 24, 25-27 passim:

Disse loro: "... Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui

Lc 24, 44-48 passim:

bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: "Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno... Di questo voi siete testimoni.

At 17, 1-3 passim:

“c'era una sinagoga dei Giudei. Come era sua consuetudine, Paolo vi andò e per tre sabati discusse con loro sulla base delle Scritture, spiegandole e sostenendo che il Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti. E diceva: “Il Cristo è quel Gesù che io vi annuncio”.

3.2.3 L’opinione di Jacob Neusner

A sostegno della tesi per cui nei vangeli – e quindi anche nella predicazione paolina - ritroviamo tutte le caratteristiche del più genuino midrash, riporto quanto afferma uno dei maggiori studiosi ebrei di questo fenomeno culturale, Jacob Neusner:

“Ciò che noi abbiamo in tutto il Nuovo Testamento, come pure nella biblioteca essena di Qumran, è un'esegesi del tutto peculiare: una lettura dei versetti dell'antica Scrittura alla luce di uno schema verificabile di eventi concreti: L'esegeta mette in relazione le Scritture dal passato a cose che sono successe nei suoi giorni. La sua forma [letteraria] serve a questo scopo”[17].

3.3.4 Una prima conclusione

Se ci chiediamo come annunciare Gesù come Cristo agli Ebrei, la rivelazione stessa ci dice di confrontare la storia con le profezie dell’Antico Testamento: queste si riassumono sostanzialmente in un unico enunciato: Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti: Gesù è il Cristo.

San Paolo, ben lontano dall’aspettare che intervenga il buon Dio alla fine del mondo[18], fin da subito, nelle sinagoghe, predica la buona novella anche agli Ebrei.

E la Chiesa non può che seguire l’esempio del suo Divino Maestro e degli gli Apostoli.

4. Le difficoltà pratiche.

Non è sufficiente però dare una risposta teorica alla domanda che ci eravamo posti su come annunciare Gesù Cristo agli Ebrei. Mi si potrebbe obiettare che mai gli Ebrei accetterebbero il dialogo con chi dichiara apertamente di volerli convertire (il che per loro costituisce una apostasia).

Rispondo che già in partenza sappiamo che il dialogo è difficilissimo, in quanto l’articulum stantis aut cadentis è Gesù Cristo.

Allora come può andare avanti il dialogo?

In primo luogo bisogna tenere presente che il dialogo inter-religioso è cosa diversa dall’apostolato.

Una soluzione molto equilibrata è quella proposta dall’episcopato statunitense, dove viene distinto il dialogo inter-religioso dall’annuncio evangelico[19]. Senza negare che i cattolici hanno costituzionalmente nel cuore il desiderio che tutti gli uomini conoscano Gesù Cristo, non è obbligatorio per noi sempre e in ogni occasione proclamare formalmente il kerygma (anche se il buon esempio è già una forma di missione).

Posto dunque che i Cristiani credono in Gesù Cristo che è già venuto, e gli Ebrei lo aspettano ancora, senza nascondere o dimenticare questa differenza, non sarà possibile trovare tanti punti comuni e tanti obiettivi pratici da perseguire congiuntamente?

Riporto un passo del discorso di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma

“In questa direzione possiamo compiere passi insieme, consapevoli delle differenze che vi sono tra noi, ma anche del fatto che se riusciremo ad unire i nostri cuori e le nostre mani per rispondere alla chiamata del Signore, la sua luce si farà più vicina per illuminare tutti i popoli della terra. I passi compiuti in questi quarant'anni dal Comitato Internazionale congiunto cattolico-ebraico e, in anni più recenti, dalla Commissione Mista della Santa Sede e del Gran Rabbinato d'Israele, sono un segno della comune volontà di continuare un dialogo aperto e sincero”[20].

Una simile soluzione, consapevoli delle differenze che vi sono tra noi, è ben più dignitosa di un compromesso pasticciato - conversione sì ma alle calende greche - e di cui gli Ebrei stessi non sono entusiasti[21].

Nel frattempo si può progredire nella conoscenza e nella stima reciproca; fermo restando che una simile amicizia può realmente aiutare a togliere tra i cristiani ogni traccia di anti-semitismo e di anti-giudaismo (anticamera dell’antisemitismo). È chiaro che i cattolici non possono essere anti-giudaici, perché chi ama non è anti, ma pro.

5. Ciò che può cominciare ad unirci.

Una posizione cattolica nel dialogo tra ebrei e cristiani come descritta sopra, è assolutamente anti-relativista. Senza imporre niente a nessuno, pur fatto salvo il dovere di ogni uomo di cercare la verità, il presupposto è che la verità esiste e che può essere raggiunta dall’intelletto umano, in questa e nell’altra vita, con diversi gradi di evidenza.

Se il relativismo tenta di insinuarsi nella fede cattolica e cerca di spingere i cristiani verso un cristianesimo senza Cristo, non è forse vero che propone agli Ebrei un Ebraismo senza Mosè?

E il relativismo non è un buon alleato del popolo ebraico.

Ponzio Pilato, che si chiedeva, per conto di tutti i relativisti della storia, “che cos’è la verità?”[22], non è forse il rappresentate di quella Roma che ha sì condannato Gesù Cristo, ma che ha distrutto il secondo tempio (e la distruzione del tempio è – in un certo senso – un prologo della Shoa)?

Ancora adesso l’alleanza con il relativismo costituisce una tentazione per la Sinagoga.

È in atto anche in Italia una certa propaganda del noachidismo, che consiste nel proporre ai non ebrei l’osservanza di sette precetti[23], dati da Dio ad Adamo e a Noè - quindi prima dell’alleanza con Abramo e dell’elezione di Israele.

Non manca chi propone ai Cristiani una conversione a questa nuova mentalità noachica[24].

La propaganda del noachidismo potrebbe essere un punto di incontro con la pseudo-religiosità massonica e il suo ideale di religione universale basata su un minimo comune denominatore che unisca gli uomini nella tolleranza reciproca[25].

E infatti il Rabbino Di Segni, il 26 maggio 2003, in visita a Villa Medici, sede del Grand’Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, illustrò proprio “Il Patto Noachita”.

Giuseppe Abramo, Gran Segretario del Grande Oriente d’Italia, commentò così l’intervento del rabbino:

“non si può non nominare lo straordinario respiro cosmico dell’ebraismo, nel momento in cui questa dottrina, lungi dall’affermare l’esistenza di una religione giusta, che escluda le altre, promette salvezza a chiunque accetti spontaneamente e sinceramente i Sette Precetti dei Figli di Noè. È la stessa apertura alla tolleranza che, insieme al trinomio caro a noi Massoni (libertà, uguaglianza e fratellanza) guida e regola i lavori massonici”[26].

Ma è questa una via redditizia per gli Ebrei?

È molto meno rischioso per gli Ebrei confidare in chi avrà sempre l’obbligo immutabile, il supremo comandamento del Maestro, di dare la vita per loro, piuttosto di chi oggi li può considerare alleati (secolarizzati) e domani nemici da distruggere. Pilato docet.

In base a quanto detto, gli Ebrei devoti e non secolarizzati potranno trovare un punto di unione con i Cristiani, per difendersi dalla minaccia del relativismo.

6. Ciò che alla fine ci unirà.

Benedetto XVI, in visita ad Auschwitz, ha fornito l’interpretazione teologica cattolica dello sterminio degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale:

“I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra. Allora le parole del Salmo: "Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello" si verificarono in modo terribile. In fondo, quei criminali violenti, con l'annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell'umanità che restano validi in eterno. Se questo popolo, semplicemente con la sua esistenza, costituisce una testimonianza di quel Dio che ha parlato all'uomo e lo prende in carico, allora quel Dio doveva finalmente essere morto e il dominio appartenere soltanto all’uomo - a loro stessi che si ritenevano i forti che avevano saputo impadronirsi del mondo. Con la distruzione di Israele, con la Shoa, volevano, in fin dei conti, strappare anche la radice, su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell'uomo, del forte”[27].

Alla luce di quanto il Papa afferma, se è dovere di noi cristiani ricordare la Shoa, anche gli Ebrei non possono esimersi dal considerare come i cristiani sono stati in passato e sono ancora oggi la comunità più perseguitata della terra, dalla fondazione della nostra santa religione fino alla fine del mondo.

In altre parole, insieme abbiamo sperimentato l’odio di satana e l’odio del mondo, che vogliono cancellare ogni “testimonianza di quel Dio che ha parlato all'uomo” e “strappare anche la radice, su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell'uomo, del forte”.

Vengono in mente le parole del Catechismo della Chiesa Cattolica, che descrive, con parole simili, i tempi dell’anticristo:

Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il «mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne”[28].

Come non vedere affinità tra “la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell'uomo, del forte” e “l’impostura religiosa ... in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio”?

Siccome “l’uomo nella prosperità non comprende”[29], non saranno forse i tempi di una comune e feroce persecuzione a farci riflettere e a farci deporre ogni pregiudizio?

Allora, quando “uscirà da Sion il liberatore”[30], incontrerà i pochi cristiani che non si saranno fatti trascinare dal’apostasia generale e gli Ebrei, che, a quel punto, nella totalità morale, riconosceranno Gesù Cristo e saranno reinnestati: e allora...

“Se la loro caduta è stata ricchezza per il mondo e il loro fallimento ricchezza per le genti, quanto più la loro totalità!”[31]

e così...

“Allora tutto Israele sarà salvato”[32].

7. Conclusioni generali

Ho cercato di commentare la nuova preghiera pro Iudeis, tendo conto del dibattito teologico su Israele in campo cattolico e dei problemi del dialogo inter-religioso ebraico cristiano.

La nuova preghiera è discreta, toglie alcune espressioni delle preghiere del passato che sono lecite, in quanto tratte dalla Scrittura, ma che potrebbero essere dure per l’interlocutore.

Pur con questa discrezione, la preghiera appare inconciliabile con la teoria delle due vie di salvezza parallele (teoria quantitativamente dominante presentata dai media come svolta conciliare), e si pone in continuità con il passato.

Viene richiamata la necessità che gli Ebrei riconoscano Gesù Cristo e che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità: quindi si esclude una via di salvezza senza la conoscenza della verità, che per noi non è una teoria, ma una Persona: Gesù Cristo.

Il titolo rubricale Pro conversione Iudeorum, lasciato nella micro-riforma della Messa di San Pio V, sancisce l’attualità e la liceità della categoria teologica conversione degli Ebrei (anche se abbiamo visto come questa conversione ha una sua specificità e possa considerarsi, da un punto di vista soggettivo, un arrivo o un coronamento).

L’interpretazione del Card. Kasper, che sposta la conversione degli Ebrei oltre la fase apocalittica della rivelazione, appare come un arrampicarsi sugli specchi, e lascia gli Ebrei stessi insoddisfatti.

Oltretutto questa spiegazione lascia in una sorta di limbo il piccolo ma continuo numero di Ebrei che si convertono, che annovera già santi e martiri, e di cui San Paolo dice che “anche nel tempo presente vi è un resto, secondo una scelta fatta per grazia”[33].

È inaccettabile anche l’affermazione che agli Ebrei non va annunciato Gesù Cristo: gli Ebrei sono stati i primi destinatari del Vangelo - sia da parte di Nostro Signore, sia da parte degli Apostoli - e la Chiesa non può percorrere altre strade.

Quale dialogo possibile con queste premesse?

Senza nascondere il desiderio e l’auspicio che tutti gli uomini credano in Gesù Cristo, si può distinguere operativamente il dialogo inter-religioso dall’apostolato.

Rimangono molte cose nelle quali si può lavorare assieme; queste sono state descritte mirabilmente nell’ultimo discorso di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma. Il lavoro comune accrescerà la conoscenza e la stima reciproca, demolendo piano piano tanti pregiudizi.

Il discorso del Papa ad Auschwitz assume una certa valenza profetica: Ebrei e Cristiani sono oggetto di un feroce odio satanico che ha le caratteristiche dell’odio dell’anticristo. Constatare come siamo assieme perseguitati e per la stessa ragione (la diabolica volontà cancellare ogni “testimonianza di quel Dio che ha parlato all'uomo”) potrà far maturare cose meravigliose. Essendo la minaccia relativista la premessa di questi eventi, se la Sinagoga riuscirà a fuggire la tentazione dell’alleanza con la Loggia, già fin d’ora la difesa dal comune nemico (il relativismo) potrebbe dare a entrambi maggior consapevolezza del nostro misterioso stato di fratelli.

Prima di concludere, vorrei elogiare un Vescovo coraggioso, che non ha avuto timore di andare contro-corrente: si tratta di Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Lugi Negri, Vescovo di San Marino - Montefeltro. Così il giornalista Riccardo Cascioli riassume un articolo dello stesso Mons. negri sulla rivista Studi Cattolici:

“Non si capisce perciò come alcuni cattolici possano sostenere che «la missione valga per tutti gli uomini meno che per qualche categoria (per esempio gli islamici e gli ebrei)». O che «la singolarità del rapporto tra Israele e Chiesa è quello del peculiare percorso salvifico ebraico, per cui rispetto all’ebraismo non può esserci missione istituzionalizzata da parte cristiana».

«Per un’autentica coscienza della fede – chiosa il vescovo di San Marino – questo risulta inconcepibile: come se ci fosse una via alla salvezza che prescinde dall’avvenimento di Cristo, dall’incontro con Lui, dalla sequela di Lui e dalla conversione a Lui, così come è presente misteriosamente, fino alla fine dei tempi, nella sua Chiesa che è il suo Corpo e il suo Sacramento»”[34].

Che Maria, Madre ebrea di Gesù ebreo, aiuti il dialogo tra i discepoli e i consanguinei del suo Figlio. Amen!

Don Alfredo Morselli, Stiatico di San Giorgio di Piano, 24-3-2010

NOTE

[1] Cf. Lc 15, 11-32; “La parabola del padre misericordioso, che invita il figlio maggiore ad aprire il suo cuore al prodigo, non suggerisce direttamente l'applicazione, che talvolta è stata fatta, alle relazioni tra ebrei e Gentili (il figlio maggiore rappresenterebbe gli ebrei osservanti, poco inclini ad accogliere i pagani, considerati peccatori). È possibile tuttavia ipotizzare che il contesto più ampio dell'opera di Luca lasci una possibilità a questa applicazione, a causa della sua insistenza sull'universalismo”: Pontificia Commissione Biblica, Il popolo ebraico e le sue sacre scritture nella Bibbia cristiana (2001), § 74.

[2] S. Agostino, Enarr. in Ps. XLVII, 3.

[3] At 17, 1-4.

[4] Lc 24, 13-48.

[5] Riprendo qui alcune osservazioni già pubblicate nel mio libro La negazione della storicità dei Vangeli. Storia, cause e rimedi, Seriate 2006, p. 47.

[6] Cf. R. Le Déaut, “A propose d’une définition de midrash”, Biblica 50 (1969), 395-413, e A.C. Avril - P. Lenhardt, La lettura ebraica della scrittura, Magnano: Qiqaion, 1984.

[7]A.C. Avril - P. Lenhardt, La lettura ebraica, p. 63.

[8]A.C. Avril - P. Lenhardt, La lettura ebraica, p. 63.

[9]Ecco alcuni passi della Mishnah che chiariscono come un ebreo percepiva la pluralità dei significati della Scrittura: «Abbajé dice: Siccome la Scrittura dice: “Una cosa ha detto Dio, due ne ho udite; è questa la potenza di Dio” (Sal. 62.12), (se ne deve dedurre che) un solo passo scritturistico dà luogo a dei sensi molteplici…»; cf. b.Sanhedrin 34a, cit. in A.C. Avril - P. Lenhardt:, La lettura ebraica, p. 108; «Rabbì Jochana dice: Che cosa significa ciò che sta scritto: “Il Signore ha dato una parola, annunci per un’armata numerosa” (Sal. 68.12)? Ogni parola che usciva dalla bocca della Potenza sul monte Sinai si divideva in settanta lingue. É stato insegnato nella scuola di Rabbì Ishmael: “Non é forse così la mia parola: come il fuoco, oracolo del Signore, e come un martello che frantuma la roc­cia?” (Ger. 23.29). Come questo martello sprigiona molte scintille, così pure ogni parola che usciva dalla bocca della Potenza si divideva in settanta lingue.»; cf. b.Shab­bat 88b, cit. in La lettura ebraica, p. 109.

[10]ὡς διήνοιγεν ἡμῖν τὰς γραφάς”.

[11] "…auctor sacrae Scripturae est Deus, in cuius potestate est ut non solum voces ad significandum accommodet (quod etiam homo facere potest), sed etiam res ipsas. Et ideo, cum in omnibus scientiis voces significent, hoc habet proprium ista scientia, quod ipsae res significatae per voces, etiam significant aliquid", S. Th., Iª q. 1 a. 10 co.

[12] Cit. in: Giovanni Paolo II, Uomo e donna lo creò. Catechesi sull'amore umano, Roma: Città Nuova - Libreria Editrice Vaticana, 1985, p. 36/1.

[13] Lc 24, 48: “Di questo voi siete testimoni”.

[14]Cf. 2 Cor. 1, 20.

[15] S. Agostino d'Ippona, Enarrationes in Psalmos, 109, 1. 3.

[16] A sostegno della tesi per cui nei vangeli ritroviamo tutte le caratteristiche del più genuino midrash, riporto quanto afferma uno dei maggiori studiosi ebrei di questo fenomeno culturale, Jacob Neusner: "Ciò che noi abbiamo in tutto il Nuovo Testamento, come pure nella biblioteca essena di Qumran, è un'esegesi del tutto peculiare: una lettura dei versetti dell'antica Scrittura alla luce di uno schema verificabile di eventi concreti: L'esegeta mette in relazione le Scritture dal passato a cose che sono successe nei suoi giorni. La sua forma [letteraria] serve a questo scopo" ("What we have in all of the New Testament Gospel, as in the Essene library of Qumran, is an entirely distinctive sort of exegesis: a reading of the verses of ancient Scipture in light of an avaible scheme of concrete events. The exegete relates Scriptures from the past to thing that have happened in his own day. His form serves that goal"); Jacob Neusner, What is a midrash?, Philadelphia: Fortress Press, 1987, p. 40.

[17] “What we have in all of the New Testament Gospel, as in the Essene library of Qumran, is an entirely distictive sort of exegesis: a reading of the verses of ancient Scipture in light of an avaible scheme of concrete events. The exegete relates Scriptures from the past to thing that have happened in his own day. His form serves that goal”; Jacob Neusner, What is a midrash?, Philadelphia: Fortress Press, 1987, p. 40.

[18] "Come purtroppo suggerisce indebitamente il Card. Kasper, stravolgendo San Bernardo: “Per sostenere quest'interpretazione ci si può riferire a un testo di san Bernardo di Chiaravalle, che dice che non siamo noi a doverci occupare degli ebrei, ma che Dio stesso se ne occuperà”.

[19] Cf. La Nota dottrinale della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti A Note on Ambiguities Contained in «Reflections on Covenant ond Mission», del 19-6-2009, precedentemente citata.

[20] Visita alla Comunità Ebraica di Roma, Parole del Santo Padre Benedetto XVI, Sinagoga di Roma , Domenica, 17 gennaio 2010; testo ripreso dal sito WEB della Santa Sede: http://tinyurl.com/ycb52o4.

[21] Riccardo di Segni, intervistato da Avvenire, alla domanda: “Tutto chiarito invece sulla questione della preghiera del venerdì santo alla quale lei accennava prima?”, ha risposto: “Sull'argomento direi che è stato raggiunto un armistizio "politico", più che una pace vera. Nel senso che è stato chiarito dalle più alte autorità della Chiesa che la conversione non si riferisce all'immediato, ma è trasferita alla fine dei tempi”; “Di Segni: «Indietro non si torna»”, Avvenire, 16 gennaio 2010, cf. http://tinyurl.com/yh9fqg7.

[22] Gv 18, 38.

[23] I precetti noachici sono: 1. Non adorare gli idoli
2. Non profanare il Nome
3. Non uccidere
4. Non commettere atti sessuali proibiti
5. Non rubare
6. Perseguire la giustizia
7. Non essere crudele con gli animali: per una prima infarinatura, vedi il Sito noachide, http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=3.

[24] Scrive Marco Morselli: “Rav Elia Benamozegh in un’opera postuma pubblicata a Parigi nel 1914 scriveva: «La riconciliazione sognata dai primi cristiani come una delle condizioni della Parusia, o avvento finale di Gesù, il ritorno degli ebrei nel seno della Chiesa, senza di cui le diverse confessioni cristiane sono concordi nel riconoscere che l’opera della redenzione rimane incompleta, questo ritorno si effettuerà non come lo si è atteso, ma nel solo modo serio, logico e durevole, e soprattutto nel solo modo proficuo al genere umano. Sarà la riunione dell’ebraismo e delle religioni che ne sono derivate, e, secondo la parola dell’ultimo dei profeti, il sigillo dei veggenti, come i dottori chiamano Malachia, “il ritorno del cuore dei figli ai loro padri”» (Ml 3,24). Non vi è una Nuova Alleanza che si contrapponga a una Vecchia Alleanza, non vi è neppure un’unica Alleanza Vecchio-Nuova che costringerebbe gli ebrei a farsi cristiani o i cristiani a farsi ebrei. Vi è un’unica Torah eterna che contiene molte Alleanze, i molti modi in cui il Santo, benedetto Egli sia, rivela il suo amore per gli uomini e indica le vie per giungere all’incontro con Lui”. Il dialogo ebraico-cristiano da un punto di vista ebraico, conferenza del Prof. Marco Morselli pronunziata a Roma il giorno 10 marzo c.a. -Via Aurelia 476 - nell’Aula Magna dei Fratelli delle Scuole Cristiane; cf. http://tinyurl.com/y9x7yva, visitato il 24 marzo 2010.

[25] “l’alleanza noachide non prescrive nessuna cultura, nessuna religione, nessun mito, nessun rito, è compatibile con tutte le culture e con tutti i diversi modi di essere umani”; Ibidem.

[26] “Il rabbino capo Di Segni incontra il Grande Oriente”, Erasmo Notizie, bollettino di informazione del Grand’Oriente d’Italia, anno V - Numero 11 - 15 giugno 2003, p. 2. Inoltre negli scritti di Maimonide si trovano delle considerazioni, a proposito dei sette precetti noachici, che calzano a pennello con il pensiero massonico: egli dichiara che i non-Ebrei che osservano le sette leggi riconoscendone l'origine Divina sono chiamati Chasidei Umot HaOlam, ovvero "i Giusti tra le nazioni del mondo", mentre coloro che le osservano soltanto per motivi razionali, avendo riconosciuto la loro validità tramite l'intelletto, sono Chochmei Umot HaOlam, cioè uomini saggi. Hilchot Melachim 8:11, cit. in Informazioni e approfondimenti sui precetti Noachidi, http://tinyurl.com/ygm22gw, visitato il 24 marzo 2010.

[27] Benedetto XVI, Discorso durante la visita al campo di Auschwitz, 28 maggio 2006. Citazione dal sito WEB della Santa Sede: http://tinyurl.com/3cjqe4, visitato il 24 marzo 2010.

[28] CCC 675. Riporto anche il seguito, per comodità e giovamento del lettore:

676 Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato «intrinsecamente perverso».

677 La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest'ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua Sposa. Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell'ultimo giudizio dopo l'ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa”.

[29] Sal 49, 13.

[30] Is 59,20 cit. in Rm 11, 26.

[31] Rm 11, 12.

[32] Rm 11, 26.

[33] Rm 11, 5.

[34] R. Cascioli, “La conversione degli ebrei è ancora attuale?”, in http://tinyurl.com/y8eugkk ; sito visitato il 1 marzo 2010.

[35] Intervista di Giuseppe Rusconi a Roccardo di Segni; Il Consulente RE online, http://www.ilconsulentere.it/stampaArticolo.php?id=244, visitato il 23 marzo 2010.