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martedì 14 dicembre 2010

Verbum supérnum, pródiens



Verbum supérnum, pródiens
E Patris ætérni sinu,
Qui natus orbi súbvenis,
Labénte cursu témporis:
O Verbo divino, procedente
dal seno del Padre eterno,
Tu che, nascendo, vieni in aiuto al mondo
allo scadere del corso del tempo (=al tempo stabilito).
Illúmina nunc péctora,
Tuóque amóre cóncrema;
Ut cor cadúca déserens
Cæli volúptas ímpleat.
Ora illumina i cuori
e del tuo amore accendil[li];
di modo che il diletto del cielo [cæli volúptas],
lasciando perdere le cose caduche [cadúca déserens]
riempia il cuore [cor ... impleat].
Ut, cum tribúnal Júdicis
Damnábit igni nóxios,
Et vox amíca débitum
Vocábit ad cælum pios;
Cosicché, quando tribunale del Giudice
condannerà al fuoco i colpevoli,
e una voce favorevole
chiamerà i pii al cielo meritato [debitum];
Non esca flammárum nigros
Volvámur inter túrbines,
Vultu Dei sed cómpotes
Cæli fruámur gáudiis.
[Allora] non siamo - alimento delle fiamme - sballottati (volvamur) tra neri turbini,
ma, compartecipi del volto di Dio
usufruiamo dei gaudi del cielo
Patri, simulque Fílio,
Tibíque, Sancte Spíritus,
Sicut fuit, sit júgiter
Sæclum per omne glória. Amen
Al Padre, e al pari al Figlio
e a Te, o Santo Spirito,
come fu [per il passato], sia sempre
per tutti i secoli gloria. Amen


È interessante confrontare la IV strofa con la visione dell'inferno avuta dai veggenti di Fátima:


«Dicendo queste ultime parole - racconta suor Lucia - aprì di nuovo le mani come nei due mesi passati. Il riflesso [di luce che esse emettevano] parve penetrare la terra e vedemmo come un grande mare di fuoco e immersi in questo fuoco i demoni e le anime come se fossero braci trasparenti e nere o abbronzate di forma umana, che ondeggiavano nell'incendio sollevate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo cadendo da tutte le parti -simili al cadere delle scintille nei grandi incendi - senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e di disperazione che terrorizzavano e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per la forma orribile e ributtante di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni di bracia»

La maggioranza dei critici attribuisce questo inno ad autore incerto, contemporaneo però a San Gregorio Magno (Antonio Mirra, 1947)

Gli inni dell'Avvento

II - A Mattutino

Verbum supérnum, pródiens

2 commenti:

  1. Il Liber Hymnarius lo ascrive però ad un autore anonimo del X sec., pertanto certamente non contemporaneo a  san Gregorio Magno.

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  2. IO conosco un latro Inno Verbum supernum prodiens, quello delle Lodi per la festa del Corpus Domini, attribuito a San Tommaso d'Acquino

    RispondiElimina

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