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mercoledì 22 dicembre 2010

Il Card. Bagnasco presenta l'XI volume (liturgia) dell'Opera Omnia di Joseph Ratzinger



Pubblichiamo di seguito un estratto dell'intervento del 7 dicembre (la versione integrale la potete trovare qui) del Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione della presentazione dell'XI volume – sulla liturgia - edito dalla Libreria Editrice Vaticana (che potete trovare qui) dell'Opera Omnia di Joseph Ratzinger.






[…] Tutti oggi concordano nel riconoscere essere Papa Benedetto un grande teologo, con una invidiabile capacità di esporre con chiarezza il proprio pensiero. L’opera omnia, destinata a raccogliere in modo organico e sistematico il frutto della sua riflessione teologica, sta prendendo corpo e testimonia la fecondità e la profondità dei suoi studi. Potrebbe però sorprendere non poco il fatto che il primo volume pubblicato raccolga gli studi sulla liturgia: perché un grande teologo si occupa di liturgia? Non vi sono forse temi più rilevanti e meritevoli di interesse? Nel contesto culturale contemporaneo non sarebbe più utile impegnarsi nel mostrare la rilevanza della fede cristiana per la costruzione di una società più giusta e più rispettosa della dignità dell’uomo?

A questi interrogativi risponde lo stesso Benedetto XVI nella prefazione al volume dedicato alla Teologia della liturgia. Partire dalla liturgia, in continuità con l’ordine cronologico delle Costituzioni del Concilio Vaticano II, significa mettere «inequivocabilmente in luce il primato di Dio, la priorità assoluta del tema “Dio”» (p. 5). Non possiamo non notare la sintonia di Papa Benedetto con le parole pronunciate da Paolo VI alla chiusura del secondo periodo del Concilio, mentre annunciava la promulgazione della Costituzione Sacrosanctum Concilium: «Noi vi ravvisiamo l’ossequio alla scala dei valori e dei doveri: Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale, primo dono che noi possiamo fare al popolo cristiano, con noi credente e orante, e primo invito al mondo, perché sciolga in preghiera beata e verace la muta sua lingua e senta l’ineffabile potenza rigeneratrice del cantare con noi le lodi divine e le speranze umane, per Cristo Signore e nello Spirito Santo». […] Penso che queste espressioni […] possano aiutare a comprendere in modo adeguato il pensiero di J. Ratzinger sul valore della liturgia come manifestazione al mondo del primato di Dio. La Chiesa infatti, quando celebra, si riconosce e si manifesta come realtà che non può essere ridotta al solo aspetto terreno e organizzativo. Nella celebrazione appare manifesto che il cuore pulsante della comunità cristiana è da ricercarsi “oltre” i confini di questo mondo. Non solo: nella celebrazione appare come tutto sia subordinato a questo “oltre”. Il linguaggio simbolico rituale è il più adatto ad esprimere e a custodire la priorità dell’azione di Dio nell’agire dell’uomo. Il rito infatti è azione umana: è l’uomo che compie azioni simboliche, pone gesti, pronuncia parole, si serve di elementi naturali (acqua, pane, vino, olio…). Al tempo stesso però l’uomo non “crea” il rito, lo riceve da una tradizione che ospita la fede di secoli dove «passato, presente e futuro si congiungono in un unico grande coro di preghiera» (Lettera ai Seminaristi, n. 2). E anche quando la Chiesa interviene nel modificare il rito pone in atto una particolarissima cautela in modo che «in qualche modo le nuove forme procedano organicamente dalle forme già esistenti» (SC 23). […]

Tutta questa attenzione e cura è costante richiamo al fatto che nella celebrazione accade molto di più di quanto noi stessi possiamo inventarci di volta in volta: «la semplicità dei segni nasconde l’abisso della santità di Dio». In questa luce va quindi compresa la preoccupazione di Benedetto XVI, autorevolmente espressa nell’esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis, di custodire il rito da manipolazioni indebite, che potrebbero essere indotte da una non corretta applicazione del dettato conciliare sulla partecipazione attiva dei fedeli (cf. in particolare n. 38). La celebrazione adeguata del rito, che scaturisce dall’obbedienza alle norme liturgiche, non è infatti residuo nostalgico di un ritualismo già dichiarato fuorviante da Pio XII nella Mediator Dei, ma immersione nel “noi” ecclesiale, sapiente utilizzo dei linguaggi propri del rito per esprimere l’incontro con il mistero di Dio: l’agire rituale della Chiesa è infatti un agire che dà spazio all’azione di Dio. […]

Il rito ha infatti la capacità di esprime questa tensione escatologica: esso non ha la pretesa di spiegare tutto, non sempre offre serenità e pace, anzi a volte produce inquietudine, ci mette di fronte alle nostre fragilità, ci addita una meta che non è mai pienamente raggiunta su questa terra, ha la pretesa di unirci all’assemblea del cielo che canta le lodi di Dio, «nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo».

L’ultima parte de Lo spirito della liturgia. Una introduzione è titolata: «La forma liturgica». In essa l’Autore tratta del rito e dei riti, dei gesti, delle posizioni e degli atteggiamenti che il corpo assume nella celebrazione, della partecipazione attiva.[…] La partecipazione alla liturgia è quindi sì attiva, ma al tempo stesso in un certo qual modo anche “passiva” o “iniziatica”. Porre l’attenzione anche alla dimensione iniziatica del rito liturgico, che significa prima di tutto non la riforma che la liturgia subisce nei propri riti, ma la riforma che la liturgia promuove con i propri riti, conduce nel cuore del mistero celebrato. […]

27 commenti:

  1. Ecco il doc dell’Arcidiocesi:
    29 novembre 2006
    <p><span>Poiché recentemente nell'Arcidiocesi sono circolati commenti anche fuorvianti, a proposito di una eventuale promulgazione di Motu proprio per facilitare l'applicazione dell'Indulto sull'uso del Messale, così detto di San Pio V, si ritiene pastoralmente utile chiarificare quanto segue:</span><span></span>
    <span>1)</span><span>     </span><span>il Papa, in forza della sua suprema autorità, ha la facoltà di porre in essere atti giuridici e pastorali universalmente validi e vincolanti; 2)</span><span>     </span><span>la celebrazione legittima e fruttuosa dell'Eucaristia richiede la piena comunione ecclesiale, di cui - in ultima istanza - è garante il Sommo Pontefice che personalmente ha ricevuto dal Signore Gesù Cristo la missione di confermare i fratelli nella fede (cfr. Lc. 22, 32; Mt 16, 17-19; Gv 21,15-18); quindi, è proprio il Vescovo di Roma a presiedere, con grande misericordia e gioia, la carità universale, non smettendo mai di cercare l'unità di tutti coloro che credono in Cristo; 3)</span><span>     </span><span>il Concilio Vaticano II non ha abolito o chiesto di abolire la Messa di San Pio V; piuttosto ne ha chiesto la riforma dell'ordinamento come risulta in modo chiaro dalla lettura della Costituzione sulla Sacra Liturgia, capitolo III, numeri 50-58 (cfr. EV 1/86-106); 4)</span><span>     </span><span>l'ampliamento dell'indulto riguardante la liturgia cosiddetta di San Pio V, non equivale in alcun modo a sconfessare il Concilio Ecumenico Vaticano II, né il Magistero dei Papi Giovanni XXIII e Paolo VI; 5)</span><span>     </span><span>lo stesso Papa Paolo VI - che nel 1970 promulgò il Messale Romano, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II -, concesse personalmente a Padre Pio da Pietrelcina l'Indulto per continuare a celebrare, anche pubblicamente, la Santa Messa secondo il rito di San Pio V, sebbene, dalla Quaresima del 1965 fosse in attuazione la riforma liturgica; </span></p>

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  2. Continua:
    <span>6)</span><span>     </span><span>già il Papa Giovanni Paolo II aveva offerto, il 3 ottobre 1984, con la Lettera "Quattuor abhinc annos" - della Congregazione per il Culto Divino (cfr. EV 9/1034-1035) -, la possibilità ai Vescovi Diocesani di usufruire di un Indulto, onde poter celebrare la Santa Messa usando il Messale Romano secondo l'edizione del 1962, promulgato da Papa Giovanni XXIII. Inoltre lo stesso Pontefice, col Motu Proprio: Ecclesia Dei adflicta, (2 luglio 1988 cfr. EV 11/1197-1205), stabiliva, tra le altre cose, in forza della sua autorità apostolica: "... dovrà essere ovunque rispettato l'animo di tutti coloro che si sentono legati alla tradizione liturgica latina, mediante un'ampia e generosa applicazione delle direttive, già da tempo emanate dalla Sede Apostolica, per l'uso del Messale Romano secondo l'edizione tipica del 1962"; 7)</span><span>     </span><span>nella Chiesa sono in vigore - ad incominciare dal IV secolo -, differenti liturgie o riti che, pur rispondendo a tradizioni e sensibilità diverse, esprimono la stessa fede cattolica; tale varietà è segno tangibile della vitalità della Chiesa cattolica; </span>

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  3. <span>8)</span><span>     </span><span>il Concilio di Trento non volle unificare con atto d'imperio i riti allora esistenti nella Chiesa latina; infatti, in base al principio stabilito dallo stesso San Pio V - che su richiesta del Concilio attuava la riforma -, le chiese e gli ordini religiosi che da almeno due secoli avevano il loro proprio rito di veneranda tradizione, poterono conservarlo. Col passare degli anni, di fatto, il Rito romano si affermò ma mai in modo esclusivo; emblematico il caso del Rito ambrosiano diffuso in alcune valli del Ticino (denominate "Valli Ambrosiane"), in tutta l'Arcidiocesi di Milano ma, anche qui, con eccezioni: Monza, Trezzo, Treviglio; 9)</span><span>     </span><span>due espressioni valide della stessa fede cattolica<span>  </span>- quella di San Pio V e quella di Paolo VI - non possono essere presentate come "esprimenti visioni opposte" e, quindi, tra loro inconciliabili; 10)</span><span> </span><span><span> </span>in ambito liturgico, le decisioni e l'operato dei Papi - segnatamente Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - e dei Concili - Tridentino e Vaticano II - non possono essere presentati in modo conflittuale e, tanto meno, alternativo fra loro.</span>

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  4. Continua (fine):
    <span>8)</span><span>     </span><span>il Concilio di Trento non volle unificare con atto d'imperio i riti allora esistenti nella Chiesa latina; infatti, in base al principio stabilito dallo stesso San Pio V - che su richiesta del Concilio attuava la riforma -, le chiese e gli ordini religiosi che da almeno due secoli avevano il loro proprio rito di veneranda tradizione, poterono conservarlo. Col passare degli anni, di fatto, il Rito romano si affermò ma mai in modo esclusivo; emblematico il caso del Rito ambrosiano diffuso in alcune valli del Ticino (denominate "Valli Ambrosiane"), in tutta l'Arcidiocesi di Milano ma, anche qui, con eccezioni: Monza, Trezzo, Treviglio; 9)</span><span>     </span><span>due espressioni valide della stessa fede cattolica<span>  </span>- quella di San Pio V e quella di Paolo VI - non possono essere presentate come "esprimenti visioni opposte" e, quindi, tra loro inconciliabili; 10)</span><span> </span><span><span> </span>in ambito liturgico, le decisioni e l'operato dei Papi - segnatamente Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - e dei Concili - Tridentino e Vaticano II - non possono essere presentati in modo conflittuale e, tanto meno, alternativo fra loro.</span>

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  5. Il problema è che ho l'impressione che la CEI remi in direzione totalmente opposta... o mi sbaglio?

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  6. Personalmente sono un ammiratore dell'ars celebrandi del card. Bagnasco. Certo se arrischiasse una messa prelatizia (non oso sperare in un pontificale)...
    Forse anche in questo campo, un po' come nel governo della CEI, il vescovo genovese pecca di "eccesso di cautela".

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  7. ...non si va da nessuna parte con queste chiacchere......sono parole vuote!

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  8. sono contento di quest articolo. Mi ha ricordato il corso e l'esame di Liturgia che non poco mi ha fatto faticare. sono contento perchè ciò che mi è stato insegnato è esattamente quanto il Papa afferma (non poteva essere altrimenti)

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  9. Per caso si voleva intendere che il Novus Ordo e' una messa protestante?

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  10. Per caso si voleva intendere che il Novus Ordo e' una messa protestante?

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  11. Per caso si voleva intendere che il Novus Ordo e' una messa protestante?

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  12. Magnifico!  La riforma  va avanti  silenziosamente e lentamente. Non sono i nostri tempi, ma quelli di Gesù SS.mo. Facciamo un bel Natale e prepariamoci alla ...sorpresa che non tarderà molto. Quel documento promesso sta per vedere la luce prima di quanto si sperava. Benedicamus Domino, ossia intensifichiamo la preghiera.( 2/3 lune?) COSI' VI AUGURO  BUON N A T A L E. Ave Maria Purissima!

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  13. Apprezzabilissimo giudizio del presidente della CEI. Non vorrei che fosse solo per pura convenienza. Vedremo nel tempo se tale posizione rimarrà.

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  14. ...Bagnasco...fa' solo carriera.....davanti il papa si fa' bello....e poi.............???

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  15. sono abituato a fare i conti della serva .........

    Qualcuno puo ' spiegarmi perche' si predica bene e si razzola male ??? ......... 

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  16. o del servo?
    MD

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  17. BARTIMEO ........

    ............ TANTI AUGURI PER IL SANTO NATALE ... ED UN NUOVO ANNO IN PACE E SALUTE PER TE ED I TUOI CARI ..... 

    ............   STESSO AUGURIO ALLA REDAZIONE ED AGLI USERS DEL BLOG !!!!!!!!! ............

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  18. per ritornare a noi ...... senza che te lo ripeta ancora , sai benissimo che difendo la FRRPX  a spada tratta ....... alla curiosita' è subentrata nel tempo la convinzione . ADESSO è largamente superata ; lo sto facendo pur punto preso !!!!!!!!! .... 

     diceva  il PRINCIPE di TALLEIRAND ...  '' SE CONSIDERO GLI ALTRI RESTO PERPLESSO MA SE MI PARAGONO GIUBILO ,, ........ spero , anzi sono convinto che lo stesso vale anche per te !!!!!!!! ..............

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  19. Ed io ci aggiungo un "non -vendoliano" abbraccio!
    Buon Natale Vittò!
    MD

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  20. per ritornara a noi .......... sai benissimo che difendo la FSSPX a spada tratta ....... alla curiosita' nel tempo è subentrato il convincimento ... largamente superato ADESSO lo faccio solo per punto preso  .......

    diceva il PRINCIPE di TALLEYRAND ....... '' SE CONSIDERO GLI ALTRI RESTO PERPLESSO MA SE MI PARAGONO GIUBILO ,, ........ spero , anzi sono convinto che lo stesso valga anche per te  !!!!!!!!!! ........

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  21. VENDOLA è una persona intelligente e merita tutto il mio rispetto ...... forse la prossima je tocca !!!!!!!!! 

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  22. sai benissimo che difendo la FSSPX a spada tratta ........ alla curiosita' è quasi subito subentrato il convincimento ........ ADESSO largamente superato , lo faccio solo per punto preso ........

    diceva il PRINCIPE di TALLEYRAND ..... '' SE CONSIDERO GLI ALTRI RESTO PERPLESSO , SE MI PARAGONO GIUBILO  ,, ....... spero , anzi sono convinto che questo valga anche per te   !!!!!!!!! ........ 

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  23. Una persona intelligente ( intus-legere) non può essere comunista!
    MD

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  24. BARTIMEO ....... adesso capisco la tua mania per le etichette ....... se je tocchera' lo faro' solo per sfregio .......... capisci a me .......... 

    in ogni caso ti smentisco . conosco gente di grande spessore comunista .........

    ...... per me poi gli .....ismi ,  nati dalla REVOLUTION  , sono come la peste ........... e attenzione alla parmigiana , in questi giorni !!!!!! .........

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  25. Vittorio ... sto guardando la Messa del Papa ( che ha definito il comunismo "vergogna del mondo") ma non mi va di discutere.
     Buon Natale!
    Matteo Dellanoce

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  26.  ..... ho una vignetta d' epoca in cui STALIN ED HITLER si inchinano vicendevolmente .......

    uno esclama '' ALLA FACCIA DELLA PRIAMA CAVAGLIA DEL MONDO ,, e l' altro '' PER LA FECCIA ( SCUM ) DELLA TERRA ,, .............. !!!!!!!!! 

     ........ ciao tolgo il disturbo ......... 

    .......... è ora di andare ad onorare LA VENUTA DEL  VERO RE DEL MONDO !!!!!!!!!!!!!!!!!

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  27. Vitto'!
    " L'intelletto dimentico della vera conoscenza lotta a favore dei nemici quasi fossero questi l'aiuto degli uomini" Marco kl'Asceta!
    Non è questione di etichette o sola intelligenza ma di Verità!
    Buon Natale
    MD

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