giovedì 17 giugno 2010

Un bilancio del motu proprio

Padre Augé, liturgista di scuola bugniniana, ha pubblicato sul suo blog una riflessione sul triennio di applicazione del motu proprio. A giudicare dai suoi post pacati e riflessivi, egli non sembra il classico modernista dissennato, per cui ogni avanzata verso una sempre maggiore desacralizzazione, deritualizzazione, distruzione della liturgia, è una conquista da esaltare. No: la sua è la posizione di chi ritiene si debba tornare ad un'applicazione seria e rigorosa del messale di Paolo VI. Non solo: ha l'onestà di riconoscere che il problema liturgico esiste, eccome, nella disaffezione dei fedeli e nella diffusa sciatteria celebrativa. Noi conosciamo il refrain del progressista medio, per cui "certo vanno repressi gli abusi, ma i meriti della riforma liturgica ecc. ecc."; ma normalmente chi lo dice presta solo un ossequio verbale e poco convinto all'esigenza di reprimere abusi, mentre si bea del campo d'azione e delle novità che il nuovo Messale ha aperto. Augé, invece, è più profondo: ci sembra perfino di cogliere in lui, seppur inespressa, la preoccupazione inconfessata e inconfessabile: che cioè ci sia qualcosa di genetico, di intrinseco alla riforma (che pur resta ai suoi occhi salutare e sacrosanta) che porti il germe di quella degenerazione che vediamo tanto diffusa. Il passo successivo di consapevolezza, che però dubitiamo possa compiere P. Augé, è arrivare alla conclusione che il Messale bugniniano, con le sue mille possibili permutazioni, e complice la natura umana che porta a prediligere le opzioni più povere e semplici, è per suo intrinseco dinamismo, per necessità, destinato ad essere sconciato, come attualmente avviene in molte celebrazioni; tanto che non ha nemmeno più senso parlare di abusi, termine che presuppone un'inesistente regola da rispettare. E la tendenza è destinata a peggiorare, via via che ci si allontana nel tempo e nella memoria dal modello tridentino da cui - smembrato quest'ultimo e ricostruito il nuovo, assemblando a casaccio le disiecta membra - il golem liturgico ha preso (sembianza di) vita.

Un tradizionalista attento al suo orticello può anche disinteressarsi, se non gioire, di questa deriva che egli ha saputo prevedere e predire. Ma si tratta di posizione egoistica e miope. I cristiani vivono, al 99%, dell'alimento misero e sciapo che è la Messa riformata e non ci si può disinteressare di loro; più ancora, il ritorno di un po' di buon senso liturgico nella celebrazione ordinaria è un passo decisivo verso il recupero dell'ortodossia, della fede, del senso religioso. E con tutto questo vengono, naturalmente, anche molte nuove persone aperte e interessate pure al rito antico.

Per questo non possiamo che condividere alcuni spunti del P. Augé, come l'auspicio che si recuperi "la dimensione orante, l’atteggiamento di adorazione, il clima di silenzio che aiuta ad inoltrarsi nella celebrazione del Mistero". Certo Augé non comprende perché per ottenere ciò servano latino, comunione in ginocchio, altare orientato, ecc.; ma questo è un limite del cerebralismo disincarnato dei liturgisti della sua generazione: non riescono a capire che l'uomo ha bisogno di segni e simboli concreti, "mistagogici", per assumere la dovuta attitudine interiore (o Augé, come si può pretendere di recuperare 'l'atteggiamento di adorazione', se il fedele non lo lasciate inginocchiare?).

Quello che P. Augé non riesce o non vuole comprendere, perché obnubilato dai pregiudizi lungamente inculcati contro il vecchio rito, è che il metodo più sicuro per raggiungere il risultato che egli stesso auspica (ossia 'rimettere in carreggiata' il Paolo VI) è precisamente la maggior diffusione possibile della Messa tradizionale. Questa, per osmosi, per imitazione, per contagio, diffonde metodi celebrativi che riescono a riportare anche nella nuova Messa quegli elementi di cui Augé deplora la perdita (adorazione, silenzio, preghiera). Per averne la riprova, basta vedere come celebra la nuova Messa il Papa, o un prete biritualista qualunque.

Possibile che un liturgista serio come P. Augé non comprenda che qualche dose di 'antibiotico tridentino' è il migliore puntello per impedire che il Messale di Paolo VI si trasformi ancor più in quella fiera dell'improvvisazione, della confusione dottrinale e della sciatteria che già ora (almeno fuori d'Italia, dove l'impronta tridentina un po' sopravvive ancora) è divenuta la regola?



I cosiddetti “tradizionalisti”, nello specifico mi riferisco a coloro che hanno preso delle posizioni critiche più o meno radicali nei confronti della riforma liturgica di Paolo VI, sono consapevoli dei limiti che ha dimostrato in questi ultimi decenni l’opzione fatta dalla suddetta riforma per l’adattamento, per la flessibilità, per la dimensione pastorale tesa a suscitare la partecipazione dei “vicini” e ad avvicinare i “lontani”. Visti i risultati, a loro dire negativi, si sono chiusi nella ritualità, considerandola un sicuro baluardo dell’ortodossia. Essi partono dal presupposto che la celebrazione deve essere il luogo dell’incontro con Dio, che va preservato con ogni mezzo per inoltrarsi nel Mistero. Questo atteggiamento conduce non di rado a concentrarsi nel mondo delle rubriche (molte delle domande che arrivano a questo blog lo dimostrano). L’estremo di questa tendenza si manifesta nel ritorno alle forme liturgiche del passato, in cui i gesti e le parole (in latino), incomprensibili ai più, garantirebbero una liturgia autentica, fedele alla Tradizione, non contaminata dalla mondanità.

Non c’è dubbio che in questo atteggiamento ci sono delle intuizioni corrette, che vanno considerate con attenzione perché talvolta sono state dimenticate da coloro che credono di aver recepito la riforma del dopo Concilio, ma lo hanno fatto solo in parte: la dimensione orante, l’atteggiamento di adorazione, il clima di silenzio che aiuta ad inoltrarsi nella celebrazione del Mistero, e così via. Ma, mi domando: per salvaguardare tutto ciò è necessario celebrare in latino, di spalle al popolo (detto impropriamente [?!] “verso il Signore”), comunicarsi obbligatoriamente sulla bocca e in ginocchio, indossare paramenti sfarzosi, riportare i candelieri sull’altare, ecc.? Il sacerdote che fa queste opzioni troverà forse una certa soddisfazione (e devozione) personale nella celebrazione, come pure il gruppo di fedeli che si sentono a loro agio in questo stile celebrativo. Ma credo che si tratta di una scelta che rimane sulla superficie del problema e quindi non è capace di dare una risposta seria e duratura al malessere attuale che si intende risolvere e meno ancora alla liturgia della Chiesa in vista del futuro. Anzi, questa scelta, alla lunga sarà probabilmente, tra l’altro, un modo di chiudere la Chiesa in se stessa, per proteggerla (?) da un mondo avverso che, a sua volta, ogni giorno si sentirà più lontano dalla fede e dalle celebrazioni liturgiche.

Credo che la riforma di Paolo VI offre tutti gli elementi necessari per celebrare l’incontro con Dio (e con i fratelli!). Occorre però che sia celebrata in modo dignitoso, in fedeltà al libro liturgico, con devozione, consapevoli che è sempre il Signore Gesù, il sommo ed eterno Sacerdote che agisce per primo nella celebrazione.

Fonte: blog Augé

54 commenti:

  1. dice padre Augé che ci vuole consapevolezza che "è sempre il Signore Gesù...che agisce per primo nella celebrazione".

    E questa consapevolezza dovrebbe trasmetterla un prete che piazza il propio seggiolone spesso lapideo e monumentale propio in faccia ai fedeli, al centro di tutto?
    Dovrebbe trasmetterla un prete che dopo esseri intronizzato sul seggiolone si "intronizza" pure sull'altare mettendosi al centro pure di esso?

    Non siamo noi tradizionalisti ad esserci chiusi nella ritualità, noi la ritualità del rito antico non ce la siamo costruita a nostra immagine e somiglianza, l'abbiamo trovata, bella e pronta, da secoli e da millenni.
    Caso mai sono i progressisti che, rfuggendo da quella ritualità si son costruiti una a-ritualità a loro uso e consumo a loro immagine e somiglianza.
    Con quali risultati poi?
    Il mondo accorre alle messe nuove?
    Il mondo fa la fila per entrare nelle chiese dove si pensa di far salire a Dio le preghiere lasciando salire in alto dei palloncini colorati?
    Il mondo si precipita verso le liturgie coi bonghi, i battimani, gli sculettamenti?
    Il mondo non guarda più il festival di Sanremo e preferisce le canzonette squallide e melense con le quali  i progressisti infarciscono la messa nuova?  

    una mia amica di religione islamica è rimasta inorridita da una messa nuova celebrata in una qualunque parrocchia romana: è rimasta inorridita e mi ha detto che quello non è un modo serio di pregare Dio!

    RispondiElimina
  2. difetto di fabbrica17 giugno 2010 08:15

    <span><span>il Messale bugniniano....per suo intrinseco dinamismo, per necessità, destinato ad essere sconciato, come attualmente avviene in molte celebrazioni; tanto che non ha nemmeno più senso parlare di abusi, termine che presuppone un'inesistente regola da rispettare. E la tendenza è destinata a peggiorare, via via che ci si allontana nel tempo e nella memoria dal modello tridentino da cui - smembrato quest'ultimo e ricostruito il nuovo, assemblando a casaccio le </span><span>disiecta membra -</span><span> il </span><span>golem </span><span>liturgico ha preso (sembianza di) vita.</span></span>
    <span></span><span><span> – </span>Edit</span><span><span> – </span>Moderate</span>

    RispondiElimina
  3. la riforma di Paolo VI offre tutti gli elementi necessari per celebrare l’incontro con Dio....
    ma siamo sicuri ?
    <span> punto e a capo:</span>
    non lo chiama<span> Santo Sacrificio</span>, ma
    INCONTRO   ..... (----> meeting
                                              rendez-vous
                                                            happening .....an so on, anzi:  AND SO DOWN !.....)
    :(

    RispondiElimina
  4. come se.....
                      ad una sfera di piombo che sta rotolando su un piano inclinato
    e procede <span>verso il basso, con accelerazione crescente</span>, secondo la legge di GRAVITA',

                noi uomini (che nasciamo soggetti alla GRAVITA'  del corpo attratto dalla terra, e GRAVATI DAL PONDUS del peccato originale che ci attira verso IL BASSO....)
                                         potessimo dare quest'ingiunzione:
    " Sfera che scendi,    ti ordino  di   <span>risalire  verso l 'Alto  ! "</span>

    .............o credessimo di poter attuare nuovi artifici, dopo quello iniziale di aver fatto a pezzi l'Edificio Divino e ricomposto in un golem nei nostri miserabili "laboratori",
                        per incrementare la<span> vita artificiale</span> di quell'edificio umano e corruttibile, soggetto a DECADENZA FISIOLOGICA, che perde strada facendo quella pallida vita iniziale, fatalmente, inevitabilmente,
                              perchè lo abbiamo sottomesso alla legge mondana e temporale
    della continua metamorfosi, incessante superamento di ogni forma, ad inseguire il "nuovo sempre migliore", quella smania umana della novità che divora se stessa attimo per attimo:
                                                lo abbiamo aggiogato  al  PANTA  REI   !

    RispondiElimina
  5. puntualissimo e dosato il commento della redazione.

    P. Augé, basta dare uno sguardo al suo blog - poco frequentato - per rendersene conto, cerca di arrampicarsi sugli specchi... Certe espressioni, per difendere l'idifendibile, non hanno alcun fondamento.

    Con i lituigisti, digiuni di buona dommatica, è vano ogni tentativo di dialogo!

    Lasciate che i morti seppelliscano i morti!

    RispondiElimina
  6. Luis Moscardò17 giugno 2010 09:26

    Sono rispettabili sforzi per salvare il salvabile. Ma il sistema ha dato ampie prove di non funzionare; difetto di fabbrica, come è stato appropriatamente detto. Tridentinizzare solo nella forma il rito "sformato" rischia veramente di essere solo un'operazione di look e in ossequio a quel "gusto estetico" che ci viene stolidamente rinfacciato. Forse qualcosa si potrebbe ottenere con i sacerdoti più onesti e in buona fede, ma per questi poi un passaggio nel miglior Rito verrebbe naturale....
    Da noi si dice "un si pòle addrizza' le gambe a' cani"....

    RispondiElimina
  7. ma  sono ben vivi e operanti, e ai posti di comando, mi pare !
    le bocce lanciate nel 1965 non si sono ancora fermate....
    l'onda lunga, che da quegli anni si propaga fin qui e oltre,  per ora sembra averla vinta sulla "piccola onda" contraria lanciata dal Motu Proprio, e può senz'altro vanificarla, divorandola...
    :(

    RispondiElimina
  8. Matteo Castagna17 giugno 2010 09:37

    Non mi sorprende affatto questa posizione. E' quella di Ratzinger. Purtroppo è profondamente sbagliata perché attribuisce all'applicazione della riforma liturgica montiniana gli errori e i mali. Questa è una visione minimalista e assolutamente insufficiente. Non solo la forma, ma soprattutto la sostanza, di cui non si parla, è il vero grave errore! Consiglio, perciò, la lettura del Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae inviato a Paolo VI dai card. Ottaviani e Bacci nel 1969 per comprendere come le formule ambigue in un insieme protestantizzato, ecumenico e desacralizzato costituiscano un mix micidiale di un rito almeno illecito perché "si allontana incredibilmente dalla dottrina cattolica". Mons. Lefebvre scrisse di un vero e autentico problema di coscienza nel partecipare ad un rito a tendenza ereticale, concludendo che a lungo andare esso fa perdere la Fede e quindi meglio evitarlo. I fatti gli hanno dato ragione: l'orbe sedicente cattolico non lo è più, anche nei casi in cui inconsapevolmente crede di esserlo.  

    RispondiElimina
  9. Il Padre Augé è certamente persona intelligente: basti pensare che, accortosi della pressoché assenza da internet di siti e blog filo novus ordo e considerando la predominanza schiacciante di blog e siti tradizionalisti s'è rimboccato le maniche ed è sceso nell'agone.
    Intelligente e moderno nel senso buono del termine; gli altri liturgisti e fautori del novus, oltre a lanciare in alto palloncini colorati che fanno per riempire 'internet?
    Nulla.
    E' vero che le iniziative internettiane filoprogressiste finora han dato risultati fallimentari: pensiamo per esempio al sito "vivailconcilio" varato in pompa magna il 25 gennaio scorso; dopo aver registrato un numero molto alto di visite  nei primi giorni  di vita (e c'è da pensare che molte di quelle visite erano di tradizionalisti che andavano a "spiare" l'avversario) ha conosciuto un rapidissimo e costante declino, ed oggi registra poche decine di visite al giorno! Messainlatino al contrario ha conosciuto un successo immediato che mantiene stabile dopo circa 18 mesi.
    Onore quindi all'intelligenza del padre Augé che ha aperto un blog in difesa della riforma liturgica; ed ha un discreto successo, anche se non certo paragonabile al  successo di messainlatino.

    Detto questo aggiungo brevemente una veloce riflessione;

    Ciò che mi colpisce del padre Augé è l'impostazione di fondo che traspare dal suo approccio lalla liturgia: tutto è visto in funzione del Novus Ordo!
    Un pò come teologicamente l'Antico Testamento è in funzione del Nuovo ed una sua preparazione. Per il padre Augé tutto ciò che era prima del 1969 è visto in funzione del messale nuovo, quasi come una sorta di preparazione ad esso!
    Lo so, questa è una tara tipica di tutti i progressisti, ma francamente in una persona come il padre Augé mi sarei aspettato una maggiore indipendenza da questa tara.

    Similmente il nostro non riesce a staccarsi da una idea che io definisco "museale" della liturgia; nel Novus Ordo c'è molto più "materiale" eucologico antico del vetus ordo; per molti aspetti questo è vero.
    Resta però il fatto che mentre il vetus ordo è una casa ininterrottamente abitata da 2000 anni, con tutte gli inconvenienti che questo comporta, compresa una certa polvere che può trovarsi quà e là, ma anche con tutto il calore, la familiarità, la sicurezza, la serenità e la tranquillità che solo una casa abitata può trasmettere, il novus ordo è un museo, strapieno certo di elementi arcaici (spesso grossolanamente assemblati o riassemblati e maldestramente riadattati) ma che del museo ha il calore e la familiarità.

    RispondiElimina
  10. <span>e c'è da aggiungere che Dio userà la sua Misericordia in primis per tutte le misere pecore che sono state ingannate e sono ancora inconsapevoli oppure sono consapevolissime della deriva che subiscono e ne soffrono, 
    <span>ma non hanno scelta  !</span></span>

    RispondiElimina
  11. Il punto in cui dice che celebrare "impropriamente" verso il Signore è principalmente celebrare dando le spalle al popolo è sintomatico di come la riforma liturgica sia stata tesa in primo luogo a porre l'assemblea al centro dell'attenzione, come in un teatro di cui l'altare è il palcoscenico e il celebrante l'attore protagonista. Poiché l'attenzione, come l'energia in fisica, si conserva (cioè non può essere data a questo e a quello), se si sposta l'attenzione sull'assemblea viene meno verso Cristo e verso il sacrificio che si sta celebrando.

    E questo si legge anche quando dice che le formule in latino sarebbero "incomprensibili ai più"; come se le omelie di tanti vescovi e preti odierni fossero minimamente comprensibili (il che non implica necessariamente che abbiano difficoltà a farsi capire, quanto che i loro discorsi non vogliono dir niente); tanto più oggi, in cui rispetto ad anni fa l'analfabetismo si è in pratica azzerato, la tecnologia ha fatto passi da gigante e non costerebbe grandi patrimoni mettere sui banchetti delle chiese dei foglietti con il testo latino e la traduzione in lingua volgare: e per magia le parole non risulterebbero più incomprensibili!

    Ma, lo sappiamo bene, se il latino è incomprensibile, di certo non lo sono lo spagnolo, il portoghese, l'inglese, lo swahili di cui la liturgia si è arricchita dalla riforma liturgica in qua: infatti noi tutti vediamo uscire dalle nostre chiese fedeli che parlano correntemente queste lingue.

    RispondiElimina
  12. senza tener conto delle diverse ecclesiologia e teologia che il NO veicola

    RispondiElimina
  13. il latino può essere una difficoltà per un primo approccio, dato che ormai non è più così generalmente conosciuto. Ma la consapevolezza di ciò che accade (basta una breve catechesi iniziale), il messale bilingue, la familiarità acquisita con la frequentazione - soprattutto se accompagnata come dovrebbe essere normale da un minimo di approfondimento dei sublimi testi del linguaggio sacro della Vetus latina -, la Grazia del Signore sperimentabile ad ogni celebrazione, dovrebbero rimuovere in breve tempo quello che fanno passare per ostacolo insormontabile ma che di fatto non lo è...

    RispondiElimina
  14. <span>P.S. 
     
    qualcuno potrebbe obiettare che il rito nuovo è il medesimo rito antico ma "restaurato e risistemato". 
    Certo, lo è nella stessa misura in cui dopo aver demolito una casa fin dalle fondamenta la ricostruisco nello stesso luogo e con le stesse pietre; in questo caso posso però affermare che la casa nuova "è" la casa vecchia?  
     
    Ai progressisti piace la villetta familiare costruita negli anni Sessanta, con tutti i comforts moderni, con il riscaldamento a termosifoni e l'aria condizionata per l'estate (fresco artificiale); a noi piace la casa vecchia, senza i comforts moderni, con il caminetto scoppiettante d'inverno; e quando fa caldo ci trasferiamo nella cantina seminterrata (fresco naturale).</span>

    RispondiElimina
  15. Questi sarebbero liturgisti? Per loro il celebrante e i fedeli non dovrebbero avere "devozione" nel celebrare il Divin Sacrificio. Se si toglie questo il prete diventa un "officiale" non un celebrante come vorrebbero. I nostri santi piangevano su quegli Altari!

    RispondiElimina
  16. aspetta, aspetta! ci aggiunge anche "e con i fratelli!" con tanto di punto esclamativo!!!! ;-)

    RispondiElimina
  17. Ufficialmente si dice che l'ecclesiologia è la stessa!
    Sarà vero?

    Il mio parroco, iperprogressista, messo alle strette, s'è lasciato scappare un frase: "la messa antica ha una ecclesiologia diversa e superata".
    Ahhhh! ma allora è vero che i due riti hanno e perseguono una ecclesiologia diversa e contrapposta!
    E' vero, è vero, anche se non tutti lo dicono, non tutti se ne accorgono.
    Diversa ecclesiologia naturalmente richiama diversa teologia.

    Tempo fa il padre Augé s'è arrampicato sugli specchi per dimostrare il concetto di "assemblea celebrante".

    RispondiElimina
  18. Tanto per capire17 giugno 2010 10:47

    Nella chiesa c'è posto per tutti.
    Nella chiesa c'è 'esperienza di Dio' di 'ogni colore'.
    Nella chiesa c'è 'varietà di metodi' per avvicinare l'uomo a Dio.
    Nella chiesa ogni uomo vive in pienezza la propria spiritualità.
    Nella chiesa esiste una 'varietà' d'istruzione'.

    O qualcosa manca ... o le mie premesse sono sbagliate ... o io non appartengo alla chiesa! ...

    Se ho la certezza su qualcosa, è che l'ultima è da scartare! 

    RispondiElimina
  19. Nella lettera accompagnativa il Santo Padre ha chieso ai vescovi del mondo di scrivere a tre anni di distanza dalla promulgazione del MPSP le loro esperienze. Ma si dovrebbe lanciare urgentemente un appello che lo fannno anche i preti stessi!!!

    Se lo lasciamo ai vescovi possimao immaginarci come saranno alcuni giudizi!
    Ma se lo fanno direttamente i preti, la situazione appare molto più chiara e più realistica!

    Sarrebbe di grande importanza che lo facessero i preti stessi, raccontando dalle loro esperienze dirette nelle parrocchie!!!

    il sito www.summorum-pontificum.de l'ha già fatto questa proposta e raccoglie le esperienze dai preti, anche su www.kathnews.de si leggeva un articolo che parlava di questa necessità---- e forse farà anche messainlatino.it un tale appello???

    pleeeeeeaaaaazzzzzzeeeeeeeee

    RispondiElimina
  20. Peter Moscatelli17 giugno 2010 11:22

    <span>Trovo interessante questa citazione del Santo Padre del 15/6 (in Laterano):  
     
    “Nella celebrazione eucaristica noi non inventiamo qualcosa, ma entriamo in una realtà che ci precede, anzi che abbraccia cielo e terra e quindi anche passato, futuro e presente. Questa apertura universale, questo incontro con tutti i figli e le figlie di Dio è la grandezza dell’eucaristia: andiamo incontro alla realtà di Dio presente nel corpo e sangue del Risorto tra di noi. Quindi, le prescrizioni liturgiche dettate dalla Chiesa non sono cose esteriori, ma esprimono concretamente questa realtà della rivelazione del corpo e sangue di Cristo e così la preghiera rivela la fede secondo l’antico principio ‘lex orandi, lex credendi’. E per questo possiamo dire che ‘la migliore catechesi sull’eucaristia è la stessa eucaristia ben celebrata’. È necessario che nella liturgia emerga con chiarezza la dimensione trascendente, quella del mistero, dell’incontro con il divino, che illumina ed eleva anche quella ‘orizzontale’, ossia il legame di comunione e di solidarietà che esiste fra quanti appartengono alla Chiesa. Infatti, quando prevale quest’ultima non si comprende pienamente la bellezza, la profondità e l’importanza del mistero celebrato”.  
     
    Se il Messale tradizionale esprime necessariamente e chiaramente la dimensione trascendente (che poi ci sprona alle opere di carità ) , solo con il Messale riformato può prevalere la "dimensione orizzontale". Se poi le prescrizioni liturgiche non sono cose esteriori, ma esprimono concretamente la realtà che indicano, io, personalmente, non posso capire un passaggio come quello dal primo al secondo Messale (o, forse, l'introduzione del secondo accanto al primo). Abbiamo un problema di fondo, non estetico di pizzi e merletti.</span>

    RispondiElimina
  21. Luis Moscardò17 giugno 2010 11:26

    Che brutto risveglio quando son proprio le certezze ad esser errate....

    RispondiElimina
  22. Dice padre Augè:

    Non c’è dubbio che in questo atteggiamento ci sono delle intuizioni corrette, che vanno considerate con attenzione perché talvolta sono state dimenticate da coloro che credono di aver recepito la riforma del dopo Concilio, ma lo hanno fatto solo in parte: la dimensione orante, l’atteggiamento di adorazione, il clima di silenzio che aiuta ad inoltrarsi nella celebrazione del Mistero, e così via. Ma, mi domando: per salvaguardare tutto ciò è necessario celebrare in latino, di spalle al popolo (detto impropriamente <span>[?!]</span> “verso il Signore”), comunicarsi obbligatoriamente sulla bocca e in ginocchio, indossare paramenti sfarzosi, riportare i candelieri sull’altare, ecc.?

    ****************

    So che ad una domanda non si dovrebbe rispondere con altra domanda, ma il caso lo richiede e allora chiedo a padre Augè:
    perchè non provare ad invertire i punti essenziali e chiedersi:
    per salvaguardare tutto ciò, non sarebbe più salutare applicare dappertutto la Messa detta Paolo VI nel modo in cui la celebra il Pontefice?
    Perchè partire dalla diabolica tentazione di vedere il latino, il canto gregoriano, il celebrare VERSO IL SIGNORE, l'inginocchiarsi per la Comunione, come NEMICI della Riforma?

    Caro padre Augè, lei commette lo stesso errore di un certo tradizionalismo (estremista) che probabilmente è verissimo che si è chiuso nella formalità del Rito... perchè ciò che lei evita di affrontare è il PROBLEMA DOTTRINALE associato a certi cambiamenti che sono diventati veri abusi...
    Sono argomenti triti e ritriti affrontati abilmente dall'allora card. Ratzinger ed anche oggi nel ruolo di Pontefice, ma a quanto pare si evita di ascoltarlo...
    A suo tempo le segnalai alcuni punti cardini di certi abusi che hanno portato alla dissacralizzazione della Messa ed alla modifica stessa della DOTTRINA... ma lei non ritenne umile rispondermi e proseguire quei chiarimenti...

    Ratzinger spiegò molto bene cosa ci si attendeva dalla riforma: una sorta di SPOLVERATA ad un quadro diventato un pò opaco...ma, dice, nessuno si aspettava uno stravolgimento del "quadro" come poi è avvenuto...

    Lei continua a parlare di un presuno obbligo per un ritorno a comunicarsi in ginocchio e alla bocca, dimenticandosi forse di chiarire perchè è invece diventato OBBLIGATORIO riceverla alla mano e in piedi.... perchè è diventato obbligatorio togliere Gesù Crocefisso dall'Altare?
    il suo è relativismo, lei affronta il problema dal suo punto di vista elevando a magistero ciò che invece sono le sue opinioni e le sue prospettive di Culto....
    è lo stesso errore di Kiko per altro da lei approvato... è lo stesso errore che si commette in tutte le Parrocchie nelle quali il Culto a Dio è TEATRO, SPETTACOLO, ESIBIZIONE... e questo senza nulla togliere alla fede dei cuori dei singoli, ma la Chiesa che è fatta di singoli VIVE DI COMUNITA' DI ECCLESIALITA' nella quale LE NORME sono la nostra identità cattolica....

    Infine... in nessun altro luogo di culto sia ortodosso, quanto non cattolico e non cristiano, in nessuno di questi è permesso di esprimersi in modo diverso da ciò che è caratteristica di una vera identità...perfino nella Moschea, dove non c'è affatto la Presenza reale, le regole sono tassative che neppure alle donne è permesso mischiarsi con gli uomini: noi rispettiamo queste culture e ne difendiamo perfino i diritti...ma quando si tratta di difendere i canoni che hanno reso grande i luoghi di culto cattolici, sposiamo il diritto di quella libertà con la quale ognuno può fare ciò che vuole, ma mai ciò che ha insegnato la Chiesa fino a pochi anni fa.... se lo si fa si viene accusati di essere [...]

    RispondiElimina
  23. P.S.
    padre Augè conclude dicendo:

    Credo che la riforma di Paolo VI offre tutti gli elementi necessari per celebrare l’incontro con Dio (e con i fratelli!). Occorre però che sia celebrata in modo dignitoso, in fedeltà al libro liturgico, con devozione, consapevoli che è sempre il Signore Gesù, il sommo ed eterno Sacerdote che agisce per primo nella celebrazione.

    **************

    benissimo e siamo d'accordo sulla Presenza Reale del Cristo nella Messa... ma perchè allora NON portare nelle Parrocchie questa Messa nel modo in cui la sta celebrando il Sommo Pontefice?
    Dopo 40 anni siamo ancora all'esortazione di "celebrare" la Messa riformata CON DIGNITA'?
    Dunque c'è palese un modo INDEGNO di celebrare che alimenta e produce questa "guerra" fra le "DUE forme del medesimo rito" (SP)...
    e visto che se ne rende consapevole, ha idea di come questa "indignità o modo indegno" abbia MODIFICATO la dottrina del senso della Messa spesso definita perfino negli opuscoli della CEI degli anni'80-90, UNA CENA, UN BANCHETTO, UNA FESTA, penalizzando enormemente la dimensione sacrificale e il senso del Sacrificio?

    Celebrare in modo "indegno" non è solo un problema di apparato esteriore e di forma... ma è ciò che ha generato nelle comunità parrocchiali l'apostasia e se vogliamo L'ANARCHIA alle disposizioni del Pontefice...

    RispondiElimina
  24. DANTE PASTORELLI17 giugno 2010 13:20

    Una summa di banalità per uno che, sino a poco tempo fa, si presentava sul suo desertico blog - eccezion fatta per tal Troisi unico o quasi sostegno dell'Augè - come teologo che si occupava di liturgia. La liturgia che noi amiamo, quella ch'è stata la roccia della Chiesa per secoli, diviene puerilmente ridotta a rubricismo, candelabri, a spalle al popolo, a sfarzosi  paramenti. Così s'ingannano i fedeli semplici. Visione mistificante e squalificante. Ma qualcos'altro dovrò aggiungere appena possibile - son in pensione ma lavoro come prima in altro modo - per fatto personale.

    RispondiElimina
  25. Nobis quoque peccatoribus17 giugno 2010 13:36

    non ha nemmeno più senso parlare di abusi, termine che presuppone un'inesistente regola da rispettare.

    La redazione ha colto nel segno.

    Quanto a P. Matias Auge',
    ""credo che la riforma di Paolo VI offre tutti gli elementi necessari per celebrare l’incontro con Dio (e con i fratelli!). La sua prosa e' tutta un programma ( l'Inno nazionale italiano sembrerebbe adatto alla sua concezione ben espressa nel racconto del seminarista lateranense).

    E' una supposizione personale, ma credo che se Mons. Brandolini porta l'anello di Bugnini, Auge' ne conserva il calice dell'ordinazione.

    FdS

    RispondiElimina
  26. A me piace la casa vecchia tenuta in buone condizioni con molti dei comforts moderni ( non per tutto serve bucare muri e abbattere pareti); il camino d'inverno ( anche se sono passato alla stufa controllata elettronicamente, che funziona come una normale stufa a legna e costa ugualmente poco), e piani bassi d'estate ( ma solo a nord). Ovviamente collegamento internet disponibile in tutte le stanze grazie al router wireless).

    RispondiElimina
  27. Ma io ho sentito dire più di una volta, a qualcuno che ha un ruolo importante nella liturgia della mia diocesi: "Con il Concilio tutto è cambiato... l'ecclesiologia è cambiata!"

    RispondiElimina
  28. Ma il prete oggi è il "presidente dell'assemblea". E la "celebrazione eucaristica" è "presieduta" dal tal sacerdote o dal tal vescovo. Sentito tante volte con le mie orecchie.

    RispondiElimina
  29. tutte belle parole, ma allora perchè il Papa celebra la S. Messa "moderna"?  Bisogna che qualcuno glielo faccia notare che sbaglia!

    RispondiElimina
  30. E' certamente bello (e, almeno per il sottoscritto, consolante) vedere sacerdoti che celebrano con la dovuta dignità a con la giusta devozione anche quando si servono del Messale "paolino". Tuttavia rimango convinto che non si giungerà ad un'autentica Restaurazione se non con la completa e definitiva abrogazione del suddetto messale.

    RispondiElimina
  31. DANTE PASTORELLI17 giugno 2010 15:40

    E se il passato pesasse?

    RispondiElimina
  32. Il perchè il Papa celebri la Messa moderna (orrendo appellativo o termine!) lo dice nel Motu Proprio:

    - spiegando che essa è Forma ORDINARIA ha detto che le CAUSE sono due:
    1) a causa (badate il termine usato dal Papa "A CAUSA") della situazione in cui si trovano i fedeli...
    2) e a causa della legge....quale? quella non nel Diritto Canonico, ma nella (mi sfugge il termine abbiate pietà :-D ) Costituzione (si dice così?) del Nuovo Messale che così è diventata legge...

    sono due cause assurde ma che facilmente potranno un domani essere rimosse, per questo e soprattutto a riguardo della CONDIZIONE DEI FEDELI, si può ben sperare se soltanto si cominciasse ad usare quel famoso bastone descritto dal Papa nella sua omelia a chiusura dell'Anno Sacerdotale....
    Nella prima causa noi possiamo e dobbiamo fare la nostra parte DIVULGANDO E VIVENDO DANDO FRUTTI BUONI del valore della Messa di sempre....
    nella seconda causa può agire di autorità solo il Pontefice...

    Infine, il perchè il Papa celebri questa Messa è presto detto: PERCHE' LA STA CORREGGENDO DAGLI ABUSI... L'HA CORRETTA DALLE INFILTRAZIONI E VUOLE CHE I VESCOVI LA CELIBRINO COSI', ma ancora non gli obbediscono...

    RispondiElimina
  33. MA SE
    non è affatto obbligatorio il celebrare COSì O COLA', se tutto è facoltativo,
    SE non c'è nessuno che obblighi all'obbedienza, come possono i vescovi obbedirgli ?
    NON SI CAPISCE affatto, da questa "spiegazione":
                               CHI ESATTAMENTE dovrebbe usare quel    fatidico bastone, 
    che ormai comincia a diventare una barzelletta  ?
    :(
    se i vescovi  (in generale, s'intende....) non gli obbediscono, chi può indurli all'obbedienza ?
    forse i piccoli fedeli  ?

    RispondiElimina
  34. <span>Nuovo Messale che così è diventata legge...  </span>
    MA SE 
    il Nuovo Messale è sempre LEGGE DELLA CHIESA, fin da <span> </span>quel 1969, e tale rimarrà, visto che il NO è detto forma Ordinaria,
    QUALE MAI intervento umano o divino potrà rimuovere tale causa assurda ?
    e poi....
    che vuol dire esattamente "causa assurda"  ?
    su quale sistema (il)logico riposano queste assurde definizioni ? ?    >:o
    (ho un po' di vertigini, perchè io seguo da sempre il principio di identità e di non contraddizione....)

    RispondiElimina
  35. <span> dobbiamo fare la nostra parte DIVULGANDO E VIVENDO DANDO FRUTTI BUONI del valore della Messa di sempre....  </span>
    =-O ...e cioè ?.....ma chi  è che può divulgare i frutti buoni della Messa di sempre ? forse solo i fedeli che riescono ad ottenerne la celebrazione e a parteciparvi, non certo gli altri, che ne sono esclusi!
    MA SE la Messa antica viene e verrà impedita sempre di più, ANCHE PERCHE' la Messa nuova si impone col fatto di essere la forma Normale, di quale entità sarà questa mitica "divulgazione" ?

    RispondiElimina
  36. Padre Augé non è in auge.

    RispondiElimina
  37. Complimenti alla Redazione per la franchezza! Chiamare sciatteria la sciatteria e usare metafore come "sciapo alimento" e "golem liturgico" non è irriverenza, ma sincerità, quella stessa che ci raccomanda Gesù: «....sì sì no no, tutto il resto viene dal maligno»

    RispondiElimina
  38. Aspettiamo l'abrogazione del messale paolino. Ma fintanto che c'è lo dobbiamo usare. Infatti, come insegna il Papa, la Messa "ordinaria" è quella del NO e quindi obbligatoria per tutta la Chiesa, infatti il Santo Padre la celebra con il NO; mentre la S. Messa tridentina è "straordinaria", quindi facoltativa.
    Non sarà certo Benedetto che abrogherà il Messale paolino. Prima che venga “eliminato” ci passeranno alcuni secoli...
    Nell'attesa di ciò, come ho detto altre volte, nella mia parrocchia si celebra nei due modi senza problemi, rivalità o scontri, Nessuno si sogna di dire "la mia Messa è la migliore" perchè la S. Messa è sempre una ed unica. In quanto al modo di celebrare nessuno può obiettarci alcunchè, perchè si celebra come si deve! cioè seguendo le norme impartite dalla Chiesa.
    E, quando qualche sacerdote ha tentato di fare cose "strane" è stato immediatamente ripreso. In passato è accaduto, che per non aver dato ascolto alla ragione, è stato letteralmente preso e messo a cavallo di un asinello con un biglietto di solo andata.... “ a mali stremi...”
    Con questo voglio dire che se i fedeli sono attenti e preparati, certi "abusi", che leggo qui, non possono accadere. Se accadono la colpa non è solo del messale o del sacerdote negligente o del Concilio, ma è pure nostra.

    RispondiElimina
  39. f. marie des anges17 giugno 2010 22:17

    Il problema è che siamo di fronte a due posizioni inconciliabili: chi ama la Messa di sempre dirà che la crisi della CHiesa è venuta dalla riforma liturgica, portando i dati: crisi delle vocazioni, svuotamento delle chiese, perdita della consapevolezza nei fedeli della dottrina eucaristica e della dottrina in genere. chi ama la Messa nuova dirà che i suddetti fenomeni si sono verificati perchè la riforma liturgica è stata sabotata dai conservatori e non ha potuto portare i frutti sperati (ma allora le diocesi tradizionali e gli istituti tradizionali con i seminari che scoppiano? Si dirà che attraggono tutti i tradizionalisti in circolazione ed è per quello che scoppiano...)
    Insomma non se ne esce, ognuno continuerà a pensare di avere ragione... Una soluzione però c'è: lasciare completamente libera, realmente, la Messa di sempre, e vedere quali frutti porta: io sono convinto che in questo modo emergerà chi ha ragione e chi torto, e credo che sia per questo che la Messa di sempre è così osteggiata: sotto sotto si sa che se la lasci libera conquisterà tutti, e non si vuole la prova definitiva del fallimento del Messale paolino: un messale elaborato alla scrivania da un gruppo di intellettuali, che hanno mescolato riti diversi, anche nei toni del canto, dando vita a un frankenstein che non funziona...

    RispondiElimina
  40. DANTE PASTORELLI17 giugno 2010 23:15

    Non solo il tuo parroco, lo dicon in troppi, anche di più elevati in grado del tuo parroco.

    RispondiElimina
  41. DANTE PASTORELLI17 giugno 2010 23:16

    polilalìa o babele?

    RispondiElimina
  42. DANTE PASTORELLI17 giugno 2010 23:22

    Io sono un modernista: ho da anni messo i termosifoni. Ma il camino, enorme, l'accendo lo stesso perché oltre che riscaldare, fa compagnia. Anche se andar su e giù dalla cantina col carico di legna, comincia a pesarmi.

    RispondiElimina
  43. DANTE PASTORELLI17 giugno 2010 23:35

    Non diamo la colpa ai fedeli per una liturgia mal celebrata: essi si adeguano a ciò che vuole il prete perché credono sia nel giusto e sia l'interprete della volontà superiore.
    Che il Messale di Paolo VI così com'è duri secoli ho i miei dubbi, anche se grande è la delusione per la sempre annunciata e mai realizzata riforma della riforma. Ormai non se ne parla più nemmeno. Quali veti? Quelli che tengon il Papa ostaggio persino sulla nomina del Curato d'Ars a protettore dei sacerdoti?

    RispondiElimina
  44. DANTE PASTORELLI17 giugno 2010 23:38

    Ma è proprio quello che non voglion fare.
    Non per nulla il rito tradizionale è stato definito extraordinario: non abrogato, sì, santo e venerando per la sua richezza spirituale sì, sempre in vigore pure, e allora? Perché extraordinario? Il NO s'è aggiunto al Messale di S. Pio V e non viceversa.

    RispondiElimina
  45. Con i ma e i se non si fa la storia....provo a rispondere a tutte e 3 le osservazioni...

    - è ovvio che il bastone, seguito anche dal vincastro....deve essere usato innanzi tutto dal Pontefice....conoscendo lo stile di Ratzinger oserei dire che in quella omelia egli abbia voluto dare un avvertimento... ma ripeto, con i se e i ma la storia non si fa...
    Non ho la palla di vetro e non sono indovina...ergo non so cosa accadrà domani, ma le premesse per una svolta ci sono tutte, manca quel pizzico di SALE che forse sarà meglio IMPLORARE  dall'altro...

    - all'intervento Divino ci credo sempre....solo tre anni fa parlare di queste cose ti davano del pazzo... parlare della Messa antica era un tabù osceno... per non parlare del nuovo rapporto pieno di speranza con la FSSPX.... quanto al Messale, se Paolo VI potè fare ciò che ha fatto, fra 100 anni o forse meno, o forse più un altro Papa potrebbe rimettere le cose al loro posto...al momento ritengo che ciò che sta facendo Benedetto XVI sono tentativi che non finiranno qui nè con lui... il Summorum Pontificum non è completo, la stessa liberalizzazione del Messale antico è in "attesa" dopo i tre anni che scadranno il 7 luglio di quest'anno o a settembre, il Papa dovrebbe dare alla Chiesa un ulteriore documento...staremo a vedere...

    - i "frutti buoni"  di cui parlo e che sono riportati nei Vangeli e in molte prediche e catechesi di Santi, non provengono mai dalle masse, ma dal "piccolo gregge".... o se vogliamo dirla con un detto più conosciuto: fa più chiasso una foresta che cade....insomma , il sottobosco che cresce non fa rumore, ma c'è ed è quello che da la vera linfa al bosco....alla vita nel bosco...
    Per riportare il Papa da Avignone a Roma, ci provarono in molti, anche con le minacce...ci riuscì invece una Donna che seppur considerata già santa in vita, non era ben vista dalla massa che contava... ;)  l'unico espediente che usò fu quello di ricevere da Dio la confidenza di un voto segreto che il Pontefice aveva fatto se fosse stato eletto... di fronte a questo il Papa cedette...

    Buona riflessione...

    RispondiElimina
  46. Comunque si possono trovare in giro S Messe NO decenti:vi invito ad andare a Bologna o a Finale Emilia dai Frati di San Giovanni, e vedrete che silenzio,preghiera e ortodossia non mancano. La gente si inginocchia per terra,quando non ci sono gli inginocchiatoi, e si riceve la S Comunione degnamente ,senza canti strani, seguita da un buon tempo d'adorazione. Inoltre da loro l'adorazione eucaristica é quotidiana ed é  parte indispensabile della vita di preghiera. Non ci sono solo parrocchie e abusi liturgici, ma certo queste realtà sono mosche bianche..

    RispondiElimina
  47. <p>Non sono tanto d accordo che siano mosche bianche. E' vero che il male fa più chiasso... ma la realtà non è proprio come la si vuol far passare. Grazie a Dio abbiamo ancora tanti santi sacerdoti, che anche se non salgono alla cronaca dei mass media operano silenziosamente e bene per il Regno.
    </p><p>(il Santo Curato non è una scoperta di quest'anno sacerdotale appena terminato!)</p>

    RispondiElimina
  48. <p>Non sono tanto d accordo che siano mosche bianche. E' vero che il male fa più chiasso... ma la realtà non è proprio come la si vuol far passare. Grazie a Dio abbiamo ancora tanti santi sacerdoti, che anche se non salgono alla cronaca dei mass media operano silenziosamente e bene per il Regno.
    </p><p>(il Santo Curato non è una scoperta di quest'anno sacerdotale appena terminato!)</p>

    RispondiElimina
  49. Sono sacerdote da 26 anni. Quindi ho imparato, da bambino, a servir Messa, con il Messale di Piano, anche se tradotto in italiano (tranne, ovviamente, il Canone). La prima domanda che il mio amato parroco mi face subito dopo la prima Comunione fu: "antonio, vuoi imparare a servire la Messa?". E subito dopo: "Vorresti diventare sacerdote?". Ecco. A nove anni ho incominciato a servir Messa "versus Deo", con i 2 confiteor, i 3 Kyrie eleison, lo stare in ginocchio! Che emozione quando il parroco mi faceva salire sull'altare a prendere il posto del sacerdote perché così lui insegnava ad altri bambini a servir Messa! E io ripetevo, sicuramente storpiandolo, il Canone in latino a memoria!
    Vi dico, sinceramente, che continuo a celebrare Messa con quella emozione! In italiano, su un altare mensa (perchè dove sono parroco, uno dei miei predecessori ha pensato bene di segare l'altare maggiore, distruggere la balaustra, svuotare le cappelle laterali dei loro altari e delle effigi dei loro santi). Ma mi sforzo di celebrare la Messa come se fossimo tutti, io e i fedeli, rivolti al Signore. Recito spessissimo il Canone Romano (almeno 3 volte alla settimana) e, alla Messa dei fanciulli, incredibile a dirsi, mi pongo davanti all'altare mensa rivolto al Signore e non verso i bambini, perché imparino ad avere rispetto, timore e adorazione amorosa verso il Buon Dio che sta per immolarsi ancora una volta! Per far gustare (si, gustare) la Messa, nell'ufficio faccio vedere spesso la Messa di san Pio V! E allora i miei parrocchiani, che non possono fare la comunione in ginocchio perché non ci sono più le balaustre, ricevono Gesù dopo aver fatto la genuflessione o almeno un inchino profondo! E anche i bambini!!!!! E tutti sanno che l'altare, anche l'altare mensa, non è una scrivania. Il sacerdote non deve iniziare la Messa da dietro l'altare, ma o davanti (tutti rivolti al Signore) o di lato (anche lì tutti rivolti al Signore). E se il poter celebrare la Messa nel rito piano resta per me un cocente desiderio (che non posso realizzare per gli scempi operati nei decenni passati), io e i miei parrocchiani abbiamo una vera adorazione per la Messa di sempre! Se il santo Padre desse l'indulto a tutte le Chiese di considerare gli altari mensa come altari basilicali, avremmo finalmente risolto ogni problema! Grazie della vostra attenzione, amici miei. E vi sono grato se poteste darmi qualche suggerimento! Dio vi benedica e la Madonna vi copra sempre col suo manto.

    RispondiElimina
  50. DANTE PASTORELLI18 giugno 2010 08:32

    Per la comunione in ginocchio il rimedio è semplicissimo: mettere una panca inginocchiatoio. Non cerchiamo di far le cose più difficili di quanto non siano.
    E chi vieta di rendere i nuovi altari tali da permettere la messa ad Deum? Un Crocifisso, un Tabernacolo e i candelieri. In caso contrario, se l'altare fosse fisso e senza gradini, si faccia come i predecsessori: si smonta e se ne costruisce un altro senza grandi pretese artistiche ove le finanze non o consentano

    RispondiElimina
  51. Rutilio Namaziano18 giugno 2010 13:01

    Purtroppo sono in auge (ovviamente non parlo delle attuali celebrazioni del Papa) soggetti... ben peggiori di P. Augé, che almeno è persona seria e ragionevole.

    RispondiElimina
  52. Comunque, P.Augè tradisce il suo vero sentire rinunciando al congiuntivo!

    RispondiElimina
  53. concordo con quanto hai detto, ma non ho capito bene ciò nche intendi dire "Se il santo Padre desse l'indulto a tutte le Chiese di considerare gli altari mensa come altari basilicali, avremmo finalmente risolto ogni problema! "
    Per le altre cose, le idee e le soluzioni si trovano, basta volerlo. Non c'è nulla che lo impedisce.

    RispondiElimina
  54. Luis Moscardò18 giugno 2010 23:49

    ...ovvìa, ha fatto 31! Faccia pure 32!

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.