mercoledì 2 giugno 2010

A presto la Messa in latino anche a Catania


Da Sicilia Sera del 28 maggio 2010 (nella foto) pubblichiamo questo articolo ben fatto e informativo di Francesco Giordano e leggibile anche nel suo blog.


Mentre nella Diocesi di Acireale si applica il volere di Benedetto XVI, ancora in città si attende il pubblico annunzio della sacra funzione -Molti pronti a partecipare, per lo più giovani -

Anche nella nostra Catania si potrà presto apprezzare il sacro rito della Messsa cattolica apostolica romana -per coloro i quali vi credono- in lingua latina. Si rammenta infatti che il "motu proprio" con il quale, il 7 luglio 2007, il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato chiunque lo desideri e ne faccia richiesta al parroco -sollevando così lo spinoso problema pòsto dall'indulto di Papa Woityla del 1988, successivo alla scomunica dei 'lefebvriani', per cui era necessaria l'autorizzazione del Vescovo per far celebrare secondo il vecchio rito- ad officiare secondo il Messale di San Pio V, per cui il rito dela messa in latino, tridentino, non fu all'epoca abolito dalla riforma conciliare (entrata in vigore circa quarant'anni fa), ma si può dire messo in sordina. Oggi è possibile senza incorrere in scomuniche o rischi di discussioni, anzi in piena comunione còlla Chiesa, partecipare alla Messa secondo il vecchio e tradizionale formulario. Già in Acireale, una domenica al mese alle 10,30 in una parrocchia, come viene anche comunicato dal quotidiano locale, si celebra la Messa tridentina.

Quale dunque il motivo per cui i fedeli cattolici di Catania -ci risulta sian molti, più di quanti si possa immaginare-, attratti dal fascino sempiterno della tradizione, avvolti dal mistero poetico della lingua di Roma, vivente ancora e perfettamente in possesso delle proprie facoltà creative, non possono ancora anche esteticamente 'godere' di tale funzione sacra? L'Arcivescovo Gristina, pare -qui ci limitiamo a' sussurri delle sacrestìe, poiché nulla o quasi sembra ufficializzato- abbia dato tale incarico, ma nonostante ciò, nessuna funzione in latino nella forma qui richiamata, è stata resa pubblica. Pare inoltre che il Papa abbia chiesto ad ogni Diocesi d'Italia e dell'estero, un resoconto sulla applicazione del suo "ordine", poiché tale è il "motu proprio": evidentemente chi non lo mette in pratica, si pone in aperto conflitto non tanto con la Curia romana, ma colla volontà del Sovrano Pontefice. E se la Diocesi di Acireale, pur guidata dal Vescovo-poeta Pio Vittorio Vigo, non certo incline a tradizionalistiche visioni, sta applicando tale documento, Catania, grande ed antica civitas di fedele devozione agatina e mariana, Catania che da molti decenni langue senza un cardinale, ancor non vede la manifestazione consustanziale (è proprio il caso di dirlo) della Santa Messa in lingua latina, secondo la più che millenaria tradizione della Chiesa Cattolica. D'accordo, sarà antimoderno il rito: ma è informazione al di sopra di ogni sospetto che quasi eclusivamente i giovani, quei che han udito solo la Messa in italiano, nati dopo la riforma, affollano le funzioni in latino, che in moltissime città del nord si svolgono regolarmente, anche ogni domenica. "Sicut in caelo et in terra": v'ha da rieducare una depauperazione dei fedeli, che forse anche il vecchio rito, ora rimesso in auge dell'attuale Pontefice, può contribuire a migliorare. Codesto senza venir meno alle promesse del Concilio che tutti i sacerdoti han fatto, ed i fedeli in gran maggioranza condividono, sia chiaro. Nessuno intende qui tornare indietro, del resto atto impossibile, nella materialità.

E tuttavia, la Santa Messa in lingua latina consente di rinsaldare, chi la vede vacillare, la fede; chi non l'ha, di avvicinarsi ad essa; chi vagola nel dubbio, di ajutarsi a comprendere: "Asperges me, hyssopo, et mundàbor". Da notizie assunte, ci consta che sia in atto nella nostra chiesa catanese un sotterraneo, ma forte e ben determinato movimento diremmo quasi 'legionario' e 'templare', di autentici zelatori dell'Evangelo -quasi novelli emuli di Euplo, il diacono che volle morire per il possesso delle scritture- i quali stanno smuovendo pietre e montagne, per ottenere codesto risultato. E, a parer nostro, l'otterranno, con il concorso del Cielo e della Vergine Madre: senza dimenticare mai che, afferma il Messia, "siamo servi inutili, abbiamo fatto quel che dovevamo fare" (Lc 17, 10). Ed ubbidendo in perfetta armonìa, senza falsità che saranno inevitabilmente punite e senza invescarsi nelle spire di Mammòna, al precetto antico bernardiano: "Non nobis, Domine, non nobis, sed Nomini tuo da gloriam".

Bar.Sea. (Francesco Giordano)

19 commenti:

  1. In realtà la S.Messa tradizionale ad Acireale viene celebrata tutte le domeniche e le feste di precetto alle ore 10.30, non in una parrocchia ma presso la chiesa di S. Antonio di Padova in via vittorio Emanuele II.
    Fonte : http://www.giovanietradizione.org/

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  2. Meglio lasciar perdere certe precisazioni inutili....ciò che conta è che finalmente anche a Catania venga celebrata la Santa Messa di sempre!!!

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  3. DANTE PASTORELLI2 giugno 2010 19:15

    A Messina, invece, mi si dice da persona ben informata del luogo ma ora impegnata in lavoro all'estero, nessuno si fa avanti, eppure le persone interessate ci sarebbero.
    Quanto ai "movimenti" di Catania, mi mette pensiero quel "templari": dappertutto sorgono gruppi pseudo templari che in genere sono equivoci quando non longa manus della massoneria e, comunque, non riconosciuti dalla Chiesa, salvo la Militia di Poggibonsi approvata a livrllo diocesano da parecchi anni.

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  4. Caro Ospite, in base a quali argomentazioni ritieni inutile la mia precisazione?

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  5. Ma chi la celebrerà?

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  6. Quant'è "barocco" l'articolista..
    Un pezzo dal fascino d'antan e dal sapore delle cronache anni '50, quando dietro le scrivanie e ai microfoni sedevano veri e propri geni della retorica, capaci di raccontare, ammantandola di fascino e passione, qualsiasi piccolezza, pur la più avvilente e apparentemente insignificante.

    Insomma.. è stato un piacere già di per sè poter leggere un siffatto articolo!

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  7. Paul de France3 giugno 2010 07:13

    Il Prof. Pastorelli ha ragione: quando si parla di Templari è bene aprire bene gli occhi e le orecchie, perchè - salvo la Militia Templi di Poggibonsi (oltretutto abbondantemente indulgenziata dalla Penitenzieria Apostolica) - i gruppi templari o neo templari sono di origine o di infiltrazione massonica e sfruttano spesso l'ignoranza o l'ignavia di Vescovi e Preti per operare illegittimamente in ambito cattolico ed usare le Chiese per le loro cerimonie.
    Tuttavia mi dicono che ad Acireale e, quindi, a Catania sia presente una piccola delegazione della Militia poggibonsese ed un membro sia stato attivo nell'organizzazione dei Convegni "Summorum Pontificum" di Roma organizzati dal P. Vincenzo Nuara O.P.

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  8. Anselmo d'Aosta3 giugno 2010 08:48

    Dunque. l'Arcivescovo di Palermo, l'ultraprogressita Romeo, in pieno consiglio CEi, si scagliò contro il Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Non solo ....... ritornando in sede , ebbe la faccia tosta  di chiamare a se i fedelissimi vescovi di Sicilia( quelli insomma vicini alla sua visione di Chiesa cum Petro mai sub Petro), e sottovoce disse che i vescovi dovevano usare ostruzionismo a qualsiasi iniziativa venuta da nostalgici o da giovani , poichè se tali comandi fossero stati eseguiti, avrebbero avuto i vescovi tanti bei favori in seguito e le loro carriere si sarebbe velocemente arricchite di titoli e incarichi.

    Mah il povero Romeo, che non brilla di comunione con suoi presbioteri ( come dunque può predicare comunione con il Vescovo di Roma) e brilla invece per aver applaudito messe e balli tribali con gli scout ,
    attende la berretta cardinalizia , berretta che speriamo non arrivi nemmeno nel prossimo concistoro.

    Così per accattivarsi il papa, inventa un suo personale invito e della sua clarque perchè il Pontefice  visita la terra di Sicilia.
    Auguriamo che il papa , non ascolti le tante bugie dell'episcopato siculo e del suo presidente e faccia una catechesi che parli veramente al cuore dei cattolici di Sicilia, cattolici di Sicilia che in questi 40 anni hanno visto di tutto........

    Alla fine ci auguriamo che nemmeno il viaggio in Sicilia possa garantire al Romeo di raggiungere la porpora cardinalizia......
    c'è lo auguriamo di cuore ...perchè lo Spirito Santo nel prossimo Conclave avrà ben da lavorare e da lottare avendo  nel sacro recinto un tizio come Romeo 

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  9. Luis Moscardò3 giugno 2010 09:55

    Sì, condivido; ma occhio ai fraintendimenti: poi ci bollano come arzigogolàti. Viviamo e comunichiamo nel XXI secolo!

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  10. Cara Redazione, la notizia ci riempie il cuore di gioia e di speranza. Ad Acireale, bisogna dirlo, con il gruppo ben preparato e serio di Giovani e Tradizione, ci troviamo molto bene e la Santa Messa celebrata ogni domenica nella bella e silenziosa chiesetta di Sant'Antonio di Padova è già per noi un miracolo. Certo, Acireale è una cittadina tranquilla e fin'ora raggiungerla non è un problema, si spera che venga scelta una chiesa a Catania facilmente raggiungibile, il traffico e la difficoltà di un posto auto in quella città sono proverbiali. Comunque un plauso all'Arcivescovo di Catania che ci risulta molto disponibile a concedere la Messa nel Rito romano antico, è un  uomo molto mite, la difficoltà è dipesa, da quanto ne sappiamo, dalla costituzione di un gruppo stabile di richiedenti.
    Quanto al giornalista che ha scritto questo articolo, va tutto il nostro rispetto, però, eviterei quel "solito"passaggio un pò antipatico nel quale si afferma: nessuno intende tornare indietro... Quì ci sembra che quanti chiedono e desiderano la Messa nel Rito romano antico, vogliano o preferiscano viaggiare su una vecchia locomotiva a carbone anzichè con un veloce treno intercity di Trenitalia (purtroppo da noi al Sud sono malfunzionanti, sporchi e poco veloci....). Crediamo, e la Redazione ci darà ragione, che la Messa nel Rito romano antico sia una messa anche per noi uomini e donne di oggi, non ha nulla di retrogrado, è sempre attuale e quanti vi partecipano non sono cattolici nostalgici o incapaci ad aprirsi alle "novità"del mondo. La Messa tridentina non ha bisogno di calarsi nelle novità del mondo nè suscita nostalgie per un passato della Chiesa che continua a vivere nella Tradizione dei Padri e nel Magistero dei Pontefici. Continuità è il termine che preferiamo e non nostaglia. Certo, queste nostre affermazioni irritano i teologi liturgisti odierni, per i quali rappresentiamo la mala erba da estirpare nella Chiesa, anzi, ci accusano di non voler fare "comunione"con la comunità dei credenti. Barzellette montate ad arte che rivelano però una incapacità di ascolto e comprensione verso i fratelli, ascolto e comprensione che tali nostri teologi liturgisti riservano tuttavia in abbondanza ai loro amici.
    Bene quindi, avanti Catania. Messina? Magari! Sarebbe di grande aiuto per la vicina Reggio Calabria, dove pare esista un gruppo di richiedenti della Messa, ma è un mistero se sono loro a non mettersi daccordo o è l'ambiente ostile.
    Grazie Redazione.
    Simone e gruppo dalla Sicilia

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  11. :-D Questa sì che è una bella notizia...ottima direi.. :) .

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  12. L'ospite parla di "teologi e liturgisti odierni"...ma perchè, ne esistono?

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  13. S. Antonio DA Padova, non DI Padova, a scanso di equivoci. Il SANTO per eccellenza, che non ha neanche bisogno del nome proprio per essere riconosciuto. Ma adesso vanno di moda i padri pii e i giovanni paoli, i santi del gran baccano...

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  14. Redazione di Messainlatino.it3 giugno 2010 11:30

    Prego. Concordiamo sul 'non tornare indietro', ma questo è un articolo di giornale e, necessariamente, deve tener conto dei pregiudizi del lettore comune.

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  15. Per Precisino: Credo che Antonio DI Padova sia l'esatta dicitura. Nei Santi religiosi la proposizione "da" indica l'origine e spesso sostituisce il cognome (es. Pio da Pitrelcina). A rigor di logica, Antonio sarebbe DA Lisbona. Il DI indica il legame particolare con la città.  Per alcuni santi possono esserci eccezioni, per lo pù legate a consuetudini locali, ma nel caso di Antonio la Chiesa, nelle sue menzioni  ufficiali e nella sua liturgia, è stata sempre chiara: DI (per quanto si trovi DA). Mi apre che ciò possa essere rafforzato dal ricorso all'aggettivo Patavinus, che apparirebbe superfluo se si potesse dire A oppure DE. Sempre pronto a ricredermi!

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  16. Finalmente! La stavamo aspettando, ma non avevamo il coraggio di chiederla... Mons. Gristina (che tra l'altro ha ereditato l'ottima amministrazione di Mons. Luigi Bommarito) è indiscutibilmente un vescovo molto presente ed attento alle esigenze dei fedeli, non mi meraviglio che si stia attivando in tal senso quando da anni prima del motu proprio si desiderava poter assistere alla messa antica! Speriamo bene, del resto sono tanti i sacerdoti catanesi che stanno rivalutando l'importanza della buona liturgia e devo dire che da un po' c'è anche un maggiore rispetto per la purezza del rito onde evitare non solo il massimo errore dell'abuso liturgico, ma anche le più semplici quanto deleterie brutture che rendono i riti di Paolo VI immeritatamente orribili. Chissà che anche a Catania il ritorno del vecchio messale non favorisca anche la celebrazione di messe paoline decenti, cui ormai possiamo assistere solo in diretta dal Vaticano! Fiat voluntas Dei!

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  17. A lg: ma in quale diocesi vivi? a Catania sono tanti i sacerdoti che stanno rivalutando l'importanza della buona liturgia? Ma se abbiamo solo chiasso, pentecosti ballate ed arbitri di ogni tipo? Comincia a girare per le chiese. E poi mi dirai!

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  18. Aspetta, non esageriamo: conosco certi neocatecumenali (il nome già basta) che fanno riti da far paura, idem per taluni membri di comunione e liberazione che confondono la messa con un musical, etc., non c'è bisogno che continui. Ti posso garantire però di aver personalmente assistito in più luoghi a riti più che decenti, addirittura - e converrai con me che è cosa rara - con tanto di gregoriano. Certo, ci sono ancora troppi battiti di mani, anche nella mia parrocchia, ma quando ho chiesto il Canone Romano il mio parroco si è dimostrato non solo contento della mia richiesta, ma ha anche ammesso di aver abusato dell'uso della preghiera eucaristica III. Insomma, non sarei così avventato nel giudicare l'intera diocesi (che conta diverse decine di parrocchie!), quando io mi riferivo ovviamente solo alla mia esperienza cittadina. C'è molto da fare, ma solo ieri le pianete venivano mandate al museo diocesano, oggi le vedi usare abitualmente in cattedrale, come tu stesso puoi verificare.

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  19. madonnaro2002@libero.it5 giugno 2010 01:28

    CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO, DOVREBBE SCRIVERE IN GRECO ANTICO LE PROSSIME VOLTE: COSì CI RISPARMIA LA FATICA DI LEGGERE

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