giovedì 10 giugno 2010

La Messa di P. Tomas Tyn. A vent'anni dalla morte.


Basilica Patriarcale di San Domenico in Bologna
Nella Cappella dell’Arca di San Domenico

Sabato 19 giugno 2010 alle ore 16.00
In occasione del XX anniversario della morte
del Servo di Dio Padre TOMAS TYN, O.P.

SANTA MESSA in Rito Romano Antico
Celebrata da
Rev.do Padre VINCENZO M. NUARA, O.P.
della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”.



Le melodie in gregoriano della Sacra Liturgia
saranno eseguite dalla Schola Gregoriana
“don Natale Bellani” di Bonemerse (CR)

A cura della Vicepostulazione
della Causa di Beatificazione
del Servo di Dio P. Tomas Tyn, O.P.

***


In relazione alla ricorrenza, P. Giovanni Cavalcoli, che ringraziamo, ci invia queste riflessioni su La Messa di P. Tomas

Come noi cattolici sappiamo, la Santa Messa sta al cuore, alla sorgente e al culmine della vita cristiana. Il Concilio Vaticano II dice che nella celebrazione della Messa e nella partecipazione alla Messa noi attuiamo la nostra redenzione. La Messa insomma, ben celebrata e ben partecipata, è un supremo momento di salvezza.

Si potrebbe dire che noi ci salviamo nella Messa. In essa noi operiamo la nostra salvezza. Naturalmente ciò non vuol dire che anche tutto il resto della nostra giornata non possa e non debba essere ordinato alla nostra salvezza. Ma questo resto per il cattolico è visto come preparazione alla Messa e conseguenza della Messa.

Ogni buon sacerdote ed ogni buon fedele sono consapevoli di questo fatto. Da qui l’altissima stima che essi hanno della Messa. Essa è inoltre momento ed espressione della massima comunione tra di noi. Per questo il buon cattolico pone la massima cura a che il momento della liturgia sia effettivamente momento della massima unione tra di noi. Per questo la Chiesa ha cura che ci sia sempre un’adeguata preparazione alla Messa sia per il celebrante che per i fedeli. Inoltre, la tradizione dei santi ci ricorda anche l’importanza del ringraziamento dopo la Santa Messa.

Considerando queste cose, la Chiesa non ammette alla Comunione eucaristica, anche se consente loro di partecipare alla Messa, quei fedeli – i cosiddetti “irregolari” e gli scomunicati – i quali mostrano pubblicamente una condotta di vita la quale oggettivamente (senza che si giudichi la loro coscienza) è in contrasto serio con la testimonianza cristiana, per esempio i divorziati risposati.

Pertanto, credo che oggi ogni buon cattolico soffra per una divisione che esiste a livello di fedeli e di pastori riguardo alla questione della Messa: mi riferisco ad una dolorosa situazione di intolleranza e di accuse reciproche da parte di alcuni cattolici in relazione alla celebrazione delle due modalità del rito della Santa Messa oggi consentite dalla Chiesa: la forma “ordinaria”, ossia la Messa di Paolo VI o novus ordo e la forma “straordinaria”, ossia la Messa di S.Pio V o vetus ordo. La cosa scandalosa ed intollerabile è questo contrasto tra fratelli di fede proprio là dove tra di loro e davanti al mondo dovrebbero dare gioiosa testimonianza della massima comunione tra di loro e con Dio.

Ebbene, in questa situazione alla quale, con l’aiuto e l’esempio dei pastori, occorre rimediare quanto prima, vorrei ricordare la figura e l’esempio di un pio sacerdote, del quale è in corso la causa di beatificazione, nella quale io sono indegnamente postulatore: il Servo di Dio, il teologo domenicano cecoslovacco Padre Tomas Tyn (1950-1990).

A testimonianza di molte persone che l’hanno conosciuto, Padre Tomas si distingueva per il fervore e il raccoglimento con i quali celebrava il Santo Sacrificio, fosse esso il rito nuovo o fosse il rito antico. Solitamente celebrava il primo, ma settimanalmente celebrava anche il secondo nella chiesa di San Domenico in Bologna, annessa al convento nel quale abitava. E ciò avvenne alla fine degli anni ’80, a seguito di una richiesta fatta al priore della comunità da parte del card.Giacomo Biffi, l’allora Arcivescovo di Bologna. E il priore incaricò appunto Padre Tomas.

Il Servo di Dio, oltre ad essere uno zelante sacerdote, vero servo delle anime, pienamente consapevole della sua missione di essere ponti-fex, “costruttore di ponti”, mediatore fra Dio e gli uomini, sacer-dos, “donatore del sacro”, era anche docente di teologia, amantissimo del Dottore Angelico, presso lo Studio Teologico Accademico Bolognese, l’antico STAB, al quale è succeduta oggi la Facoltà Teologica di Bologna.

In tal modo Padre Tomas fondava la sua devozione per la Santa Messa ed in special modo per la SS.Eucaristia su di una profonda preparazione teologica, che gli consentiva di illustrare con solide argomentazioni la bellezza e la profondità del Mistero liturgico e sacramentale ai suoi studenti, ai suoi figli spirituali, agli ascoltatori delle sue conferenze, ai lettori delle sue pubblicazioni e a chiunque lo cercasse per avere lumi su queste materie così importanti per la vita cristiana.

Tra le molte testimonianze di questa sua stima per la liturgia e in special modo per la Santa Messa, mi limito a citare un brano da una sua lunga lettera che egli scrisse nel 1985 all’allora Cardinale Ratzinger, dal quale ebbe poi una convinta risposta, documento che ho pubblicato nel mio libro Padre Tomas Tyn, un tradizionalista postconciliare (Edizioni Fede&Cultura, Verona 2007).

Scriveva dunque il Servo di Dio a proposito della Messa tridentina: “Desidero dire qualcosa sulla sacra liturgia, soprattutto per ringraziare l’E.V. per l’opera compiuta per favorire l’indulto che permette la celebrazione del divino sacrificio secondo il rito di S.Pio V di f.m. Ho già fatto pervenire, per mezzo del Rev.Padre Priore all’Em.mo Card.Giacomo Biffi, Arcivescovo di Bologna, una relazione sulle Messe tuttora celebrate nella basilica bolognese di S.Domenico e così, dopo avere informato il mio Superiore immediato, Reverendissimo Padre in Cristo, oso esprimere la mia gioia anche a Lei. Quanto è santa e sublime quella letizia della quale si riempie il cuore tanto del sacerdote celebrante quanto del popolo assistente, allorchè quel rito, venerabile per l’antichità, viene compiuto, quel rito, cioè, che tutto e soltanto a Dio si volge, a Cui, come a Padre clementissimo, il Figlio crocifisso, nell’oblazione del suo divino sacrificio, rende somma gloria e lode, un rito tanto sublime in tutte le parole e i gesti di cui fa uso ed infine tanto bello ed elegante, tanto accetto al popolo che partecipa con viva fede (né è noto ai Cristiani un altro modo di vera partecipazione). Non ho mai potuto capire, e neanche adesso riesco a capire, perché tanta bellezza debba essere stata espulsa dalla Chiesa. Si obietta che essa costituisce un certo diletto accessibile a pochi; ma – e ciò è degno di nota – simili “obiezioni” non è solita muoverle la gente semplice e devota, ma piuttosto una certa pretesa aristocrazia (tuttavia perversa, che meriterebbe piuttosto il nome di “cacocrazia”), fastidiosa e pseudointellettuale, turbolenta per la sua presunzione, dedita al nichilismo, che sostiene e produce il brutto al posto del bello”.

Il Cardinale Ratzinger nella sua risposta diceva tra l’altro: “leggendo la sua lettera sono stato preso da una grande gioia per la piena concordanza tra noi, sentendo in tal modo la forza unificatrice della verità, la quale ci è concessa nella fede cattolica”.

Le parole severe di Padre Tomas contro coloro che rifiutavano la Messa tridentina non vanno intese come segno di minor stima per la Messa del novus ordo, che egli invece celebrava devotamente ed esemplarmente, come si è detto, ogni giorno, con la massima diligenza ed obbedienza alle cerimonie prescritte, senza approfittare dello spazio di creatività concesso per esibirsi in esternazioni men che consone alla dignità del rito sacro, per non parlare di certe profanazioni o sconcezze che capita oggi di vedere in alcune circostanze.

Da notare inoltre che P.Tomas si prestava volentieri alla concelebrazione, cosa che non era prevista dalla Messa tridentina ed invece, come si sa, è raccomandata dalla Messa riformata.

Inoltre Padre Tomas, insieme con otto confratelli, inviò nel 1974, ancor giovane studente di teologia, una petizione al Capitolo generale dell’Ordine domenicano che si teneva a Napoli, nella quale si chiedeva la restaurazione del rito domenicano della S.Messa, un rito assai bello che era invalso per secoli ed aveva alimentato la spiritualità di molti santi e devoti dell’Ordine. Purtroppo la richiesta non ebbe alcun esito.

Stando così le cose, sono convinto che l’esempio di Padre Tyn dovrebbe oggi esser seguìto da molti sacerdoti ed è tale da darci sicura speranza che, con l’esercizio della carità da parte delle due correnti che si fronteggiano – una per la Messa di Paolo VI, l’altra per quella di S.Pio V – questa incresciosa situazione sarà superata per la pace e la concordia degli animi nel momento centrale della vita cattolica, nel quale appunto deve manifestarsi il vertice della comunione fraterna e con Dio, e sul quale deve fondarsi la ragione prima della mutua carità e del comune cammino verso il regno di Dio.

13 commenti:

  1. leggendo solo il titolo ho pensato: stai a vedere che celebrano una messa nuova per un prete innamorato di quella antica.
    I preti neoterici sono campioni di tali carità evangeliche.ù
    Due soli esempi: don Siro Cisilino, morto circa 30 anni fa e a cui venne rifiutata la messa funebre in rito antico..........
    qualcuno dirà.... si, ma stiamo parlando di 30 anni fa.....
    bene, vediamo allora uin caso più recente:
    don Ivo Cisar, sacerdote diocesano innamorato della messa antica e morto 4 anni fa. Anche a lui  il vescovo di Pordenone non concesse la messa antica, nonostante il defunto l'avesse espressamente richiesta.
    La carità cristiana dei nostri vescovi è altissima.

    Se un prete avesse chiesto un funerale in rito musulmano sicuramente lo stesso vescovo si sarebbe travestito da imam.

    Ma certi vescovi imam lo sono già, nel cervello.

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  2. istriano......10 giugno 2010 13:10

    .........tanti..preti e vescovi...sono pieni di arroganza..superbia....!!!!!!!!!!!

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  3. comunque, la notizia è bella perché qui non c'è un' inutile e immotivato rifiuto della messa antica.

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  4. Se tutti facessero come lui: nessuna opposizione, due forme entrambe legittime celebrate con lo stesso amore e la stessa dedizione.

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  5. Si lo so, sono di parte....come domenicana mi commuovo sempre nel leggere padre Tomas Tyn, ma anche quando  leggo ed ascolto altri domenicani di oggi che mi rammentano quanto io sia piccola e un nulla, e di come tutto ciò che mi circonda nell'Ecclesia sia per me fonte di grazia e di gemme preziose...
    penso a padre Coggi o.p. a  padre Dermine o.p. certo,m anche a padre Cavalcoli con il quale in questi in giorni mi sto sfamando attraverso il suo libro sugli errori di K. Rahner...."Il Concilio tradito" (se non l'avete ancora fatto, prendete e sfamatevi, leggete, è davvero illuminante!), ma penso anche ai meno famosi come a padre Mauro o.p. del Movimento Domenicano del Rosario che nella diffusione ortodossa del vero ROSARIO, mi ha davvero insegnato molto ma molto di più....mi ha insegnato questa PAZIENZA, L'UMILTA', fare il possibile per evitare le controversie inutili....

    Io sono cresciuta con il NOM e devo solo alla grazia di Dio se ho spesso avvertito malessere e disagio che scoprii solo molti anni dopo essere collegato a quegli abusi di cui tanto oggi si parla...
    Ho sempre ritenuto che essendomi stato dato il Battesimo con una delle ultime Messe in rito antico (era il 1963 con Giovanni XXIII), forse questo ha riversato dentro di me quel qualcosa in più che mi ha permesso di capire nel tempo dove albergasse la verità...
    E forse anche per questo, so di ricevere ugualmente infinite grazie anche nella Messa NOM quanto più riesco ad offrire a Gesù ogni disagio che possa avvertire...

    Concordo con le dolorose parole di padre Cavalcoli quando dice:
    Pertanto, credo che oggi ogni buon cattolico soffra per una divisione che esiste a livello di fedeli e di pastori riguardo alla questione della Messa: mi riferisco ad una dolorosa situazione di intolleranza e di accuse reciproche da parte di alcuni cattolici in relazione alla celebrazione delle due modalità del rito della Santa Messa oggi consentite dalla Chiesa: la forma “ordinaria”, ossia la Messa di Paolo VI o novus ordo e la forma “straordinaria”, ossia la Messa di S.Pio V o vetus ordo. La cosa scandalosa ed intollerabile è questo contrasto tra fratelli di fede proprio là dove tra di loro e davanti al mondo dovrebbero dare gioiosa testimonianza della massima comunione tra di loro e con Dio.

    Il danno maggiore che faremo sarebbe quello di insistere nella difesa del VOM attaccando il NOM...quasi fosse un qualcosa di fisico da presentare come nemico... al contrario, se ci prodigassimo a divulgare il VOM, senza vedere nemici dove non ce ne sono, esso tornerà a splendere come di diritto, coreggendo gli errori che sono stati compiuti...
    ;)

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  6. A l'attention du Père Giovanni Cavalcoli:

    En Espagne (comme au Portugal), ce n'est pas un évêque qui s'oppose à la sainte messe de toujours, c'est l'ensemble de la conférence épiscopale:

    http://www.religionenlibertad.com/articulo.asp?idarticulo=9024 

    On aimerait avoir un avis du P. Cavalcoli. religieux de Saint Dominique, sur cette désobéissance caractérisée des évêques d'Espagne et du Portugal au Saint-Père.

    Au fond, la question est celle-ci: l'Espagne et le Portugal sont-elles encore des nations catholiques?
    A l'évidence, non.
    Et certains, dont je suis, ont le sentiment que le changement de rite qui leur a été imposé, là comme partout (en faisant croire que l'ancien rite avait été aboli, c'est-à-dire en mentant), y est pour quelque chose…
    Etait-ce voulu?
    On dit, à juste titre, que la confiance est le moteur de l'économie.
    On pourrait dire la même chose de la prospérité de l'Église…
    Comment pourrait-on avoir confiance envers des «pasteurs» qui vous mentent depuis plus de quarante ans?

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  7. Il ricordo di P. Tomas che i suoi confrattelli intendono così onorare è bello e meritorio. Nel mio piccolo, credo che P. Tomas dal Cielo sarebbe ancora più felice se i Padri Nuara e Cavalcoli celebrassero secondo il rito domenicano.

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  8. <span>Il ricordo di P. Tomas che i suoi confratelli intendono così onorare è bello e meritorio. Nel mio piccolo, credo che P. Tomas dal Cielo sarebbe ancora più felice se i Padri Nuara e Cavalcoli celebrassero secondo il rito domenicano.</span>

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  9. Ariodante Dalla10 giugno 2010 18:19

    Noi vetero cattolici usiamo spesso la Santa Messa straordinaria e la usiamo liberamente. Altre volte usiamo un rito simile a quello ordinario cattolico romano.
    Nessun vescovo si sogna di proibire o imporre un rito o l'altro.
    Qualche altro sacerdote utilizza anche la Liturgia bizantino-slava di San Gregorio e di San Basilio e qualcun altro il rito Ambrosiano antico o il Mozarabico. Il tutto liberamente ed ascoltando anche i desideri dei fedeli.

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  10. Diteglielo al Tettamanzi!

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  11. I vetero-cattolici, come gli anglicani, sono una babele di usi e riti privi di ordine e disciplina. Un fai-da-te liturgico e dottrinale senza regole e senza fondamento divino. Mons. Luigi Mario Facchinello, arciprete del duomo del mio paese fino all'anno 2000, saggio sacerdote ordinato nel '46, una volta affermò durante una predica: coloro che, nel corso della storia, si sono separati dalla Chiesa Cattolica fondando nuove confessioni cristiane, nella loro presunzione non si sono resi conto che hanno abbandonato l'unica Religione fondata da Cristo e si sono fabbricati delle religioni fondate da loro stessi, cioè da uomini. La Chiesa di Roma è stata istiuita da Gesù. Tutte le altre (ortodosse e protestanti) sono nate da mano umana.

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  12. Alla maggioranza assoluta dei domenicani (in particolare quelli del convento e quelli della Provincia) verrà un gran TRAVASO DI BILE.
    Non vogliono la messa tridentina, non vogliono la beatificazione del loro santo confratello, hanno ostacolato in ogni modo ed esiliato p. Nuara...

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  13. Ma la Santa Vergine con Il Bimbo Gesù e San Giuseppe furono costretti a fuggire in Egitto,poichè il Re Erode cercava di uccidere il   Divino Bambino Se il Padre Nuara la Provvidenza Divina lo ha condotto a Roma e dato un incarico presso la Pontificia Commissione ecclesia Dei , io penso che lui serve alla causa più da qua che nella sua terra, tutto con un grande sacrificio e obbedienza,come Abramo ha lasciato la sua terra perchè il Signore gli indica altre terre dove con il suo operato possa fare rifiorire il fiore della tradizione, nel cuore dei suoi confratelli nel sacerdozio.

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