martedì 23 febbraio 2010

Vescovi e parroci vi snobbano? Citate loro Hans Küng

Da un'intervista ad Hans Kueng:

Presi posizione su Ecône in un articolo del giornale inglese Times del 24 agosto 1975, sotto il titolo “Roma deve trovare un modo per metter fine al conflitto che continua a crescere nella Chiesa” e in una lunga intervista sulla Neue Zürcher Zeitung del 3 ottobre 1975. Chiedo giustizia per i tradizionalisti e sono a favore di un superamento delle polarizzazioni nella Chiesa cattolica e per una tolleranza reciproca. Deploro questo conflitto per le persone che vi sono implicate. Ho fatto anch'io personalmente l'esperienza di quello che costa spiritualmente dover continuamente sopportare un trattamento offensivo da parte delle autorità ecclesiastiche. Ma devo al contempo protestare vivamente contro il parallelismo che viene stabilito tra il mio caso e quello di monsignor Lefebvre e di Ecône, indicando tutto quello che mi differenzia da loro: non ho mai contestato l'ortodossia delle autorità romane e non ho mai discreditato il concilio definendolo eretico. Neanche ho fondato il mio specifico gruppo (“progressista”) né cercato di imporre in maniera dottrinaria la mia visione delle cose, il mio modo di vedere la formazione dei preti o la mia concezione dei seminari. Mi tengo lontano da qualsiasi tendenza scismatica. Non vedo veramente perché monsignor Lefebvre abbia dovuto costituire il proprio gruppo e creare un seminario particolare.
Nella nostra Chiesa non ce ne sono già abbastanza di seminari e di vescovi conservatori?
Non vedo del resto neppure – questo rivolto a Roma – perché, in determinate circostanze, non si dovrebbe più celebrare la messa in latino. Lo abbiamo già fatto durante i nostri incontri annuali di Concilium, tra teologi di lingue diverse, che capiscono certo tutti il latino. Non vedo neanche perché noi, cattolici, dovremmo impedire di ricevere la comunione in bocca, alla maniera di ieri, invece di prenderla in mano, secondo una maniera ancora più antica. Il senso del rinnovamento non deve consistere nel voler regolare tutto in maniera uniforme. Secondo Agostino, “il massimo di libertà possibile, di obblighi solo quelli necessari, il tutto nell'amore”. O almeno nella giustizia.

Fonte: Temoignage Chrétien 11.2.2010, tradotto da Finesettimana

***

E a proposito del teologo svizzero, condannato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, leggete a confronto questi due brani. Il primo è di Hans Kueng, tratto dalla medesima intervista.


Devo insistere su questo punto: la cattolicità nel tempo e nello spazio non può ammettere che si omettano i giudeo-cristiani (paradigma I) come hanno fatto i Padri greci assolutizzando come verità atemporale della fede e della ragione il paradigma ellenistico (paradigma II), quindi una sintesi della fede e della filosofia greca, quella che difendeva il Ratzinger giovane, quella che ha ripreso nel suo discorso di Ratisbona (2006), come nel suo libro su Gesù (2007). […] La cattolicità nello spazio e nel tempo non può accettare neanche che si dichiari di fatto non cristiano il paradigma medioevale romano (paradigma III), come fanno troppo spesso i protestanti, né inversamente che, dall'alto della sua cattedra cattolica romana si dichiari che la Riforma (paradigma IV) e l'Illuminismo (paradigma V) sono responsabili della “disellenizzazione” e del declino progressivo dell'Occidente cristiano, del relativismo moderno dei valori e di un pluralismo che divide. Un cattolicesimo così ristretto alla sua forma ellenistico-romana è incapace di entrare in dialogo con la filosofia attuale, con le scienze della natura o con la nostra concezione della democrazia, con il pensiero moderno in generale. Sbarra qualsiasi intesa ecumenica. Si oppone a qualsiasi vera inculturazione del cristianesimo impedendo la formulazione del messaggio cristiano nel quadro del pensiero indiano, cinese o africano.

Il secondo brano è invece di mons. Bruno FORTE (Gesù di Nazareti, Storia di Dio, Dio della Storia, p.179, riportato qui):


La migliore disposizione critica e obbedienziale del credente è quella di affidarsi al “patois de Canaan”, a quel linguaggio, cioè della rivelazione, dove stranamente uomini di tutti i tempi e di tutti gli spazi riescono a stabilire “giovani legami” con quanto viene proclamato. Nel “dialetto di Canaan” vengono messi in risalto categorie e termini sensati, non ancora resi aporetici dall’indefinizione con una cultura o con una filosofia.

16 commenti:

  1. molta "cultura", poca Fede!

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  2. Hegel lo avrebbe scritto peggio...
    Matteo Dellanoce
    PS Meglio del patois de Canaan c'è il Fois Gras de Lod!

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  3. De grâce, ne confondons pas le «pâté» et le «patois»! Si, au départ, l'un et l'autre passent obligatoirement par la bouche, leur destination, en principe, est toute différente. Par ailleurs, le foie (avec un «e») gras n'a rien à voir avec le pâté… C'est… autre chose… Le prix aussi est différent! Demandez à Hans Kueng, qui aime les produits de luxe, comme les Porsche, par exemple… C'est… son péché mignon!

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  4. Trovo i brani citati assolutamente illuminanti. Non sono marxista, ma trovo utile confrontare le posizioni ideologiche di un pensatore con le sue origini sociali. Von Balthasar era un aristocratico svizzero. Joseph Ratzinger, al di sotto del suo spessissimo strato di intellettualismo ha solide radici cattolico-popolari bavaresi. Hans Kung è un pensatore borghese, e ha tutte le stigmate della cultura di questa classe. Primo indicatore: tra le sue figure di riferimanto c'è Erasmo da Rotterdam, che andò per la maggiore nel periodo meridiano dell'umanesimo cristiano ( prima della Riforma e del sacco di Roma ). Quando in Vaticano aprirono gli occhi Erasmo fu messo all'indice. Non volle aderire esplicitamente alla riforma di Lutero perchè era uno studioso alieno da atteggiamenti tribunizi ed evidentemente troppo relativista per mettersi alla testa di una setta furibonda o aderirvi.
    Il riferimento ideologico più importante di Kung è la dialettica di Hegel, per il quale non esiste una verità unica e indefettibile, rigida e netta, ma il comporsi, controbilanciarsi e il superarsi di "figure" di pensiero diverse, tutte legittime nel loro contesto spazio-temporale: quanto di più lontano dalla "filosofia dell'essere" di Romano Amerio.
    Mi stupisce il candore con cui Kung si dichare non scismatico: non lo è formalmente perchè il suo hegelismo gli impedisce di attestarsi su una posizione definitiva; però rifiuta nettamente il culto mariano, relegato nel campo delle superstizioni "non bibliche", e nega l'autentictà dei miracoli ( anche quelli di Gesù ), visti come fenomeni psicosomatici ( la "fede che guarisce" o come leggendari, comunque mai autentici nel senso pieno della parola. Soprattutto rifiute le conseguenze etiche del "dogmatismo vaticano". Le prime esperienze infantili e adolescenziali di Kung ( vedi "Memorie" ) sono di una Chiesa cattolica ancora molto importante sociologicamente: ipotizzo che egli abbia voluto inserirvisi per il suo aspetto monumentale e la sua dilatazione mondiale, con la riserva, emersa poco a poco nel suo spirito, di volerne cambiare lo stile in senso borghese-democratico-progressista.

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  5. Abbastanza chiare le proposizioni (assolutamente eterodosse) di Kung, più sfuggente il senso di quelle di Forte che, comunque, nella pratica, parrebbero militare in favore di una sorta di "libero esame" dei temi teologici che, determinato dalla scissione logica da qualsiasi di quei riferimenti culturali che concretamente sostanziano anche il depositum Fidei, non può che volgersi fatalmente nella direzione dell'irenismo.

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  6. Kung difende la tradizione per creare un precedente che serva a proteggere se stesso

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  7. Nobis quoque peccatoribus23 febbraio 2010 16:07

    In fondo e in fine alla radice del pensiero progressista c'e' l'abbraccio col mondo, considerato come valore in se'. L'adesione alla Verita' cattolica, unica fonte di salvezza, viene rifiutata in quanto disturberebbe la pace sociale e il dialogo.
    FdS

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  8. Persino don Vitaliano della Sala23 febbraio 2010 17:46

    dice che, nella Chiesa come la vede e la vorrebbe lui, un posto degli esteti amanti del latino e dei pizzi e merletti, ci starebbe pure bene. Non dimentichiamo che, lo stesso don Vitaliano, è stato Ordinato prete con i rituali siro-malabarici.

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  9. Per quanto si possa apprezzare la messa in latino, sia novus che vetus ordo, è chiaro che è solo un pretesto. Ora i lefebvriani sono stati cacciati dalla Chiesa e Kung no. Non è una questione di eresia, per ché a Kung non convenne uscire di sua volontà ma solo  continuare ad esibire il suo finto martirio, e i primi  alzano il prezzo del loro rientro, anche se  Williamson è stato messo a tacere.  Ma se il prossimo papa sarà extraeuropeo, tutte queste dotte disquisizioni avranno un peso minore.

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  10. Ma guardiamo la formazione teologica e filosofica di Joseph Ratzinger , che fu esperto durante il concilio di uno dei più progressiti padri:il card. Frigs,  e potremo capire i tentennamenti di Benedetto XVI . Chi appartenne a quel tempo all'ala marciante della chiesa, come può oggi rinnegare il suo operato di allora? Ma , per carità, non chiamiamolo tradizionalista. Fermo restando che è PIETRO il quale, non scordiamocelo, tradì tre volte il Divino Maestro. Attendiamo con ansia il pianto liberatore del suo successore.Preghiamo tutti affichè ciò avvenga il più presto, per il bene della Chiesa e delle anime che le sono state affidate per mandato divino.

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  11. Ricordiamo che il14 marzo Benedetto XVI andrà a parlare alla chiesa riformata luterana di Roma. Prima la visita a chi non riconosce Cristo, poi a chi non riconosce i dogmi fondamentali del cattolicesimo compreso il primato petrino. Ogni commento viene lasciato ai lettori.

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  12. Beh! Gesù Cristo è andato dai Farisei, dai pubblicani, dalle prostitute! Non si è negato a nessuno!
    E che cavolo! Mi sembra un ragionamento ebraico! I gentili fuori e dannati per sempre! Alla faccia della cattolicictà, dell'evangelizzazione dei popoli e delle culture e della conversione delle snime!
    Tanto i Luteranio adesso sanno che la loro papessa non è poi così affidabile. A differenza del Nostro Papa!
    Matteo Dellanoce

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  13. sono d'accordo con Lei! Benedetto XVI non è tradizionalista ( in senso stretto) ma è conservatore. La differenza è nella staticità della prima e nella dinamica stabilità della seconda.
    Il dibattito pre-conciliare, fermo restando che mi sembra assodato che la necessità di un Concilio vista la fine della II guerra mondiale e il manifestarsi dei fenomeni globalizzatori, in particolare il dibattito teologico ruota intorno alla scuola gesuitica di Insbruk!
    Scuola che parte in quarta ed attacca la teologia classica ritenendola troppo astratta e non conforme ( sottolineo conforme) alle nuove necessità psicologiche delle persone. Una preoccupazione che da un lato si rivela fondata ( cambio di struttura socio-organizzativa e nuove dinamiche relazionale) ma dall'altro manifesta tendenze, diciamo così, eretiche. Logicamente la teologia tradizionale ( logicamente e giustamente) si scaglia contro il rischio di questa teologia che è detta kerigmatica o della predicazione ( in verità le polemiche erano iniziate anche prima della guerra. Ma il bubbone è post bellico).
    La pacificazione avviene sulle basi di una correzione di rotta. La teologia kerigmatica è intesa come una irradiazione della teologia tradizionale ed un ulteriore sviluppo di questa, così da renderla rispondente a tutte le domande umane: intellettuali, polemiche e vitali. In questo senso essa non fa che rendere più ricca e più concreta la teologia speculativa, riavvicinandola alla struttura oggettiva del messaggio cristiano. Potremmo dirla per rendere più user friendly la teologia tout court.
    In quest'ottica va letto il Ratzinger pre concilio. Quindi assolutamente non modernista ne neomodernista ma sicuramente consapevole del mutare del contesto socio-relazionale.
    Infine vorrei ricordare come il, diciamolo così, manifesto di Benedetto XVI sia introduzione al cristianesimo che è una critica aspra a tutto ciò che di negativo la modernità ha buttato fuori. Tenedo sempre presenti anche le necessità di riforma della Chiesa al fine di essere biffianamente Casta e Meretrix!
    Quindi dare del traditore a Benedetto XVI ( "Fermo restando che è PIETRO il quale, non scordiamocelo, tradì tre volte il Divino Maestro") si commenta da sè! Se la tradizione si fonda sul sapere Benedetto XVI è certamente uomo della tradizione più di molti tradizionalisti che diventano reali manifesti del Vaticano II ME!
    Matteo Dellanoce

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  14. A dellanoce vorrei ricordare la parabola del figliol prodigo. E' chi si è allontanato che riconoscendo l'errore  deve ritornare all'ovile , ed allora vi sarà gran festa. Il buon Pastore  è andato più e più volte in 500 anni a cercare la pecorella smarrita che però non si è fatta trovare  non volendo riconoscere il Pastore.Ma guai a fermare l'ecumenismo ad ogni costo.

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  15. Condivido! Ma come è andato il Pastore ha cercare la pecorella?
    Ecco! Io penso che ci saranno più frutti nell'andare nelle loro "chiese"!
    Una questione di strategia! Mi sembra che il Papa, nel suo libro sulla Verità ed il Cristianesimo, abbia decisamente ricordato come il nazismo sia nato proprio grazie a quella negazione del ruolo pubblico della fede! Ed anche recentemente ha individuato nelle cause della secolarizzazione il protestantesimo.
    Non mi chieda in che documenti perchè stare dietro a Benedetto XVI non è così semplice!
    Ma mi sembrano buoni presupposti per instaurare un dialogo più profiquo del semplice ricordare ai protestanti che la loro sorte è l'Inferno!
    Poi, come gli anglicani ( stiamo a vedere) ritorneranno!
    Visto la papessa 8 non diversa, ahimè! Da certi nostri vescovi) che si ritrovano, è decisamente meglio rientrare nella piena comunione!
    Com? Lasciamo allo Spirito Santo il compito di illuminare i nostri pastori! Tra questi non mettiamoci la solita vulgata Kasper, tettamanzi e Martini...ma neanche Williamson e certi sedevacantisti tutto olio diu ricino e inferno!
    Grazie del suggerimento!
    Matteo

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