mercoledì 16 dicembre 2009

I diaconi rimessi al loro posto

Con il motu proprio del 1967 Sacrum Diaconatus Ordinem, Papa Paolo VI introdusse nella Chiesa latina la figura del diacono permanente, mentre fino ad allora si era trattato semplicemente di una tappa intermedia nel cursus honorum dei seminaristi. L'accesso a tale grado dell'Ordine sacro (il primo, data la poco posteriore abolizione del suddiaconato con la lettera apostolica Ministeria quaedam del 1972) venne inoltre consentito anche a chi fosse già ammogliato, mentre una volta ricevuta l'ordinazione diaconale non è più possibile sposarsi o risposarsi. In molti ambienti progressisti che premono per l'abolizione del celibato ecclesiastico, la figura del diacono permanente uxorato è visto come la 'prova generale' per un futuro di preti sposati; anzi gli stessi diaconi permanenti sono considerati un vivaio per l'auspicato salto di qualità e il loro accesso al sacerdozio pieno.

Ma ora, il grande Benedetto XVI viene a mettere un po' d'ordine nella faccenda e a stabilire, con un'accorta modifica del nuovo codice di diritto canonico, che tra diacono e presbitero (e vescovo) c'è un bel salto. Ecco la nuova norma inserita da Benedetto XVI con il motu proprio Omnium in mentem pubblicato ieri: "Coloro che sono costituiti nell’ordine dell’episcopato o del presbiterato ricevono la missione e la facoltà di agire nella persona di Cristo Capo, i diaconi invece vengono abilitati a servire il popolo di Dio nella diaconia della liturgia, della parola e della carità". In precedenza, pareva invece che pure i diaconi avessero il potere di agire in persona Christi capitis.

L'altra modifica introdotta con questo motu proprio interessa meno la liturgia e l'ecclesiologia e riguarda invece il fatto che i battezzati apostati non sono più equiparati ai non battezzati, ai fini della disciplina matrimoniale. Pertanto, mentre un matrimonio civile tra non battezzati è considerato dalla Chiesa valido (e quindi in principio indissolubile), non è così invece per quello tra battezzati, e non importa più se uno ha ripudiato il suo battesimo: per i battezzati il matrimonio solo civile è agli occhi della Chiesa inesistente e non preclude un successivo matrimonio religioso con altra persona. Insomma: gli sbattezzati che si son sposati in Comune fino a ieri non potevano mollare il coniuge e contrarre un matrimonio in Chiesa con qualcun altro. D'ora innanzi invece sì, come ogni buon cattolico...

30 commenti:

  1. GAUDEMUS!

    Oremus Pro Pontefice nostro Benedicto.

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  2. Mi sembra giusto. Il matrimonio civile è agli occhi della Chiesa una forma di convivenza. nel momento in cui uno smette di convivere e scegli la strada per non peccare più rientra in comunione. Altro è il divorzio dopo il rito religioso.
    A quando una nota affinchè i preti facciano i preti e lascino ai laici la possibilità di fare i laici?
    Matteo Dellanoce

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  3. Vorrei giusto fare presente che non è vero che dal conferimento dell'ordine diaconale era impossibile accedere al sacramento del matrimonio, poichè in realtà era il suddiaconato che implicava la castità perpetua e la scelta celibataria.
    Il grande Paolo VI in Sacrum Diaconatus ordinem n.4 dice che è con il diaconato che ci si impegna al celibato, ma mente, oppure ritiene che limpegno suddiaconale sia folkloristico, oppure riteneva il suddiaconato già abolito ante praevisa merita, al momento di far dire, di fatto, il "falso" alla liturgia: il diacono sposato ordinato nel quinquennio 67-72, riceveva previamente (lo riceveva?)un grado d'ordine legale e legittimo la cui liturgia sosteneva come peculiarità del medesimo, appunto la condizione celibataria.

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  4. La Chiesa la pagherà cara questa "creazione" di questi super "chierichetti", ovvero diaconi permanenti! Saccenti e vaticano-secondisti! Che si sentono e si credono i padroni ""custodi" e promulgatori ad oltranza della "liturgia rinnovata".

    Ma in realtà ricordiamoci bene che il diacono (permanente) può fare un modo ORDINARIO, ciò che un battezzato PUO' fare in modo StraORDINARIO!

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  5. Adolf,
    la promessa di celibato si fa anche con l'ordinazione sacerdotale pur avendola già fatta al diaconato...
    Credo che Paolo VI non menti affatto...

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  6. x C.C.

    "pro Pontifice"!

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  7. Adolf è lieto di constatare che la sapienza cattolica veleggia verso provvidi e fausti destini. L'avvenire è vostro.

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  8. Non capisco il livore dell'anonimo delle 16.52. Il diacono permanente non è il "promulgatore ad oltranza della liturgia rinnovata", ma è una persona che ha come compito particolare quello del servizio .
    A mio parere (e non è campato per aria, perché conosco molto bene dei diaconi permanenti) è anzi una funzione molto importante e che riporta a quello che erano i diaconi nei primi secoli, cioè coloro che si occupano del "servizio" (soprattutto del servizio della carità verso i poveri) e permette ai presbiteri di fare quello che è loro peculiare: l'amministrazione dei sacramenti.

    Direi anche che in questo modo si chiarisce meglio qual è il compito dei presbiteri, che non è - principalmente - quello di "aiutare la gente", bensì quello di amministrare i Sacramenti.

    E poi - ma questa potrebbe essere solo una mia opinione - la presenza dei diaconi permanenti fa capire che l'annuncio della Parola non è ministero da improvvisare e non può essere lasciato in balia del primo che capita.

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  9. Rutilio Namaziano16 dicembre 2009 16:43

    Quoto Andrea.
    Quanto ad Adolf (bel nick, complimenti!), così attento ai destini futuri, dovrebbe ricordarsi che l'avvenire è solo del Signore.

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  10. Attenzione!!!
    Per quanto vi sembri positiva la nota sul diaconato, è un atto intrinsicamente ANTI-TRADIZIONALE.
    Tra diaconato, presbiterato ed episcopato, si è sempre insegnato che c'è differenza di grado, ma non di genere. SEmpre di un UNICO SACRAmento si tratta. Tanto è vero che, nei riti orientali, è prevista l'ordianzione per saltuum, ovvero diaconi che divengono direttamente vescovi semza passare per il presbiterato. Senza contare che è tomistico il concetto della potestas ligata. Ovvero che la consacrazione episcopale, non fa altro che slegare dei poteri che, legati, ma sono presenti nella stessa ordinazione diaconale. Pertanto, una rimessa al loro posto, realmente tradizionale, passa attraverso il ristabilimento degli ordini minori, e il non concedere più (se non in casi particolarissimi) diaconati permanenti (o ministeri straordinari) ad uxorati e riservare tali all'interno dei soli CONVENTI. Solo i monaci possano diventare diaconi (o, perchè no, suddiaconiti, o accoliti, o lettori, o esorcisti) permanenti o ministri strardinari dell'Eucarestia.

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  11. Il Papa avrebbe fatto bene a sopprimere la figura del ''diacono permanente''...ermeneutica della continuità...puf!

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    1. Tu non sai quello che dici!!!!!
      diacono Antonio

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  12. DANTE PASTORELLI16 dicembre 2009 18:12

    Son d'accordo in linea di massima con chi afferma che i diaconi dovrebbero esser ordinati solo nei conventi, monasteri ecc. Lì hanno un maggior senso.
    Però ci possono esser anche necessità pratiche che consigliano di ordinar diaconi secolari permanenti: la mancanza di sacerdoti ne è una fondamentale.
    Quindi resti pure il diaconato permanente, possibilmente di non uxorati, ma entro precisi limiti.
    E con i paletti che giustamente ha posto il Papa.
    Ricordiamoci che anche i diaconi sono ministri ordinari del Battesimo, possono esser delegati al matrimonio ecc.

    I diaconi permanenti dovrebbero esser davvero viri probati, preparati culturalmente, non scarti, come spesso accade, di seminario.
    Infatti spesso certi seminaristi falliti entrano in qualche "fraternità" ecclesial di nuovo ed originale conio, raggiungon il diaconato come Dio vuole e poi escono da quell'ordine e vengon incardinati nelle diocesi. Son la specie peggiore, spesso una rovina per la Chiesa.

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    1. Caro Dante, dal tuo parlare sembra che tu sconosca le Sacre Scritture, La Tradizione della Chiesa e i Padri della Chiesa, in quanto vedresti che essi sin dalla nascita della Chiesa sono parte integrante della Chiesa (vedi lettera ai Tralliani S. Ignazio di Antiochia) voluta da Cristo non un affare di conventi e monasteri non ancora presenti nella Chiesa, ne tantomeno scarti di seminario... forse parli per esperienza personale a te capitata. Ti invito a vedere i diaconi non per sottrazione partendo dal presbitero, ma nella loro identità e nel loro agire "in persona Christi Servi". Ancora ne fai un problema di uxorati e non, ti ricordo che la norma sul celibato è di istituzione ecclesiastica e non divina, e non fa del presbitero o del diacono celibe un superuomo ma una persona che pastoralmente può dedicare più tempo alla sua comunità, così come oggi esse sono strutturate. Il diacono ti ricorda che quando hai fatto quello che devi fare sei servo inutile, vescovo, presbitero, diacon,o laico, consacrato, etc..., ma non per offendere ma perchè il Progetto di Salvezza per l'umanità è il Suo e ognuno di noi vi partecipa nello stato di vita e nella vocazione a cui il Signore ci ha chiamati a servirlo. Sono sposato e padre di tre figli, diacono da 10 anni in una piccola parrocchia di collina e la gente nel rispetto dei ruoli del presbitero e del diacono, non fa differenza se a benedire una salma, una coppia di sposi, un bambino, una famiglia, alla fine di incontro di preghiera, di un adorazione eucaristica sia il parroco o il diacono, ne tanto meno quando si fa una carità, perchè essi sono le due braccia del vescovo inviati da esso e a nome suo essi agiscono. Sarebbe bello se in ogni parrocchia ci fosse un sacerdote è un diacono. Con cordialità un diacono.

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  13. Chi ritiene che tradizione e diaconato permanente non possano andare d'accordo farebbe bene a riaprire i libri per ripassare la storia della Chiesa, peraltro recente. Ettore Consalvi e Giacomo Antonelli ricoprirono entrambi la carica di Segretario di Stato nel diciannovesimo secolo rimanendo diaconi per tutta la vita. Splendidi esempi di "diaconi permanenti" tradizionali...

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  14. Ma per i diaconi transeunti cambia qualcosa?

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  15. Non cambia niente per nessuno. Il canone modificato conteneva un errore teologico, ossia attribuiva la configurazione a Cristo Capo anche ai diaconi, e non solo ai vescovi e ai presbiteri, come è nell'insegnamento tradizionale della Chiesa. Adesso questo errore non c'è più e al contempo si conferma la sacramentalità del diaconato e il fatto che l'ordinazione diaconale conferisce un sigillo indelebile (realtà entrambe da alcuni messe in discussione). Da ultimo ribadisce che non c'è alcuna differenza ontologica tra diaconato transeunte e permanente. Le uniche differenze sono disciplinari (prima fra tutte il celibato). In altri termini conferma ciò che il diaconato non è, ma anche ciò che il diaconato (anche permanente) è.

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    1. Verrà il tempo che i diaconi permanenti potranno scegliere se diventare sacerdoti.

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  16. Antonelli, cardinale diacono, non è un bell'esempio di diaconato. Era "coniugato" (more uxorio) con prole. In segreto si capisce.

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  17. Vero, ma non vuol dire che abbia esercitato il ruolo di Segretario di Stato da diacono in maniera illegittima.

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  18. "C'è bisogno di testimonianze in tutti i campi relativi al nostro ministero (Parola, Liturgia, carità, evangelizzazione ecc...)".

    La proposta arriva dal diacono Paolo Rosini e mi è subito sembrata molto interessante e stimolante perchè ci consente di creare veramente uno spazio condiviso di scambio permanente fra tutti i diaconi.

    Vi esorto a raccogliere questa proposta e per questo ho già creato nel sito uno spazio dal titolo "Il mio contributo" che intende raccogliere idee, proposte, esperienze di vita diaconale e personale. Gli ambiti per condividere la propria esperienza sono i più disparati. Provo a elencarne qualcuno: Come nasce la mia vocazione; Come vivo il mio ministero diaconale in Parrocchia e in Famiglia; Come è cambiata la mia vita dopo l'ordinazione: problemi, difficiltà e gioie; .... E ALLORA MANDA IL TUO CONTRIBUTO A QUESTO INDIRIZZO MAIL: aquila.priscilla@tiscali.itQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

    Non restiamo pigri ma giochiamo la nostra parte con coraggio ed entusiasmo. Insieme possiamo crescere e possiamo far crescere anche il Ministero che ci è stato affidato per Grazia di Dio. Aspetto le nostre lettere da pubblicare sul sito.

    Vostro Sergio, diacono

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  19. Il Cardinale Clàudio Hummes, Arcivescovo emerito di Sào Paulo, Prefetto della Congregazione per il Clero lo scorso 10 agosto 2009 (festa di San Lorenzo, diacono e martire) ha scritto una Lettera ai Diaconi permanenti.

    La Lettera sottolinea come i Vescovi che giungono alla Congregazione per il Clero, in occasione delle visite "ad limina", commentino con gioia e pieni di speranza il diaconato. Contiene un incoraggiamento a percorrere la strada della santificazione personale, della preghiera e della spiritualità diaconale.

    Il Cardinale Hummes propone poi due riflessioni, una sul ministero della Parola e l'altra sul ministero della Carità e pone all'attenzione dei diaconi due modelli. Santo Stefano per il ministero della Parola e San Lorenzo per quello della Carità.

    La Lettera si conclude con un ringraziamento alle mogli e ai figli per "l'appoggio e per la multiforme collaborazione che prestano ai rispettivi sposi e padri nel ministero diaconale": Infine invita i diaconi a manifestare l'apprezzamento ai carissimi preti e a pregare con loro e per loro.

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  20. Diaconi rimessi al loro posto…
    Titolo fazioso. Quando mai i diaconi sono stati fuori posto?
    Ben venga la precisazione del can 1009 che a quanto si legge qui, in precedenza, pareva che pure i diaconi avessero il potere di agire in persona Christi capitis. Chiariamo subito una cosa: chi ha letto o vuole leggervi questo è semplicemente un fomentatore e mente sapendo di mentire. Non ho mai sentito dire da nessuno che il diacono si sia appropriato di titoli non propri tantomeno quello di agire in persona Christi capitis, al massimo, questo si che l’ho sentito dire come esortazione, di essere conformati a Cristo. Questo si , ma credo che ciò valga per tutti i battezzati, compresi gli amici che qui commentano e pontificano senza conoscere i documenti.
    Buon Natale a tutti
    Lorenzo

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  21. Il titolo non è fazioso. E', forse, polemico. Ma non contro i diaconi (permanenti o transeunti), che svolgono molto spesso un encomiabile ministero. Bensì contro quelle correnti di pensiero che vogliono trasformare i diaconi permanenti in preti a tutti gli effetti, per arrivare surrettiziamente al clero uxorato.

    In Italia no, ma nel mondo (e specie in Sudamerica, proprio il posto da dove proviene Hummes che, non dimentichiamolo, è favorevole all'abolizione del celibato) gli esempi in tal senso si sprecano.

    Un caro saluto e incoraggiamento, in particolare, al diacono Sergio.

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  22. Cara Redazione di messainlatino, vorrei chiedervi se, secondo voi, non vi sia oggi una contraddizione tra quanto prescritto dai canoni 1581, 1584, 1585 e la variazione al canone 1009 apportata da BenedettoXVI.

    Menzionano i primi a proposito del sacramento dell'ordine infatti che:

    1581 Questo sacramento configura a Cristo in forza di una grazia speciale dello Spirito Santo, allo scopo di servire da strumento di Cristo per la sua Chiesa. Per mezzo dell'ordinazione si viene abilitati ad agire come rappresentanti di Cristo, Capo della Chiesa, nella sua triplice funzione di sacerdote, profeta e re.

    1584 Poiché in definitiva è Cristo che agisce e opera la salvezza mediante il ministro ordinato...

    1585 La grazia dello Spirito Santo propria di questo sacramento consiste in una configurazione a Cristo Sacerdote, Maestro e Pastore del quale l'ordinato è costituito ministro.

    Ora mi domando, come puo' la grazia sacramentale dello Spirito abilitare alcuni ad agire in persona christi ed altri no ?

    Mi pareva coerente l'interpretazione teologica per cui ogni ordine configura a Cristo ma ogni ordine con funzioni e limiti suoi propri.

    Mi pare che il passo successivo potrebbe portare a rivedere il carattere sacramentale del diaconato sebbene questo comporti una sconfessione di tutta la tradizione della Chiesa delle origini e di molta patristica:"Non c'e' chiesa senza vescovo, presbitero e diacono".

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  23. Diaconi permanenti, si credo siano un dono dello Spirito Santo  per la Chiesa. Se crediamo che Egli  assiste la Chiesa, penso allora che questa figura riscoperta dopo poco più di mille anni, dal Concilio Vat.II,  abbia qualcosa da dire con il suo servire  all'altare, alla parola, alla carità. A quella parte di clero che malignamente giudica una figura così emergente, lo leggiamo nel nuovo annuario pontificio 2010, è l'unica vocazione in Europa in continua crescita , mentre PURTROPPO, quella presbiterale e religiosa sono  in calo; auguro una santità e una carità  così contagiosa da far dire a tanti giovani di oggi " PRETE E' BELLO!"

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  24. Non ho mai sentito dire o insegnare che il diacono agisce in persona Christi capitis, specialmente se si intende erroneamente nel senso di comando, Gesù nei Vangeli non si è mai definito Capo (comandante), ma servo. Il diacono agisce nella persona di Cristo servo. Ridurre il tutto poi al solo ruolo liturgico è miserevole, il diacono ha molti altri servizi da svolgere corroborato dalla grazia dello Spirito, per l'imposizione delle mani di un successore degli Apostoli e la preghiera della Chiesa. Liturgia significa servizio non pompa. Il servizio liturgico del diacono è la punta di un iceberg, I diaconi (permanenti) vivono del loro lavoro, nella Chiesa sono servi senza paga, se non la gioia di servire Dio e la santa Chiesa.  

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  25. Beniamino - diacono3 ottobre 2011 12:19

    <p><span>Lettera aperta a Gianni Cardinale</span>
    </p><p><span> </span>
    </p><p><span>Gentile sig. Cardinale, se Ministro ordinato, molto Reverendo!</span>
    </p><p><span>Leggo e rileggo il suo annuncio/commento, che riguarda la presentazione del Motu Proprio “Omnium in Mentem” del 15 dicembre 2009, in uno dei primi periodi lei scrive: “ … Viene ulteriormente chiarita la distinzione fra i tre gradi del sacramento dell’ordine …”.</span>
    </p><p><span>Premetto che sono un diacono che esercita il proprio ministero -permanente- da 15 anni circa. Negli anni della mia formazione, nessuno dei “miei” Professori ha risposto a una mia domanda: perché “distinzione” fra i Ministri ordinati se tutti, ognuno nel proprio ruolo, esercitando il nostro ministero abbiamo lo stesso traguardo? Quanto lei scrive, qui da me citato, crea ancor più confusione anziché comunione, come dovrebbe essere. Come ho scritto in altre occasioni ripeto che la diversità di ministero non vuole dire distinzione e questo dovrebbe essere chiaro già negli anni della formazione per chi diventerà prete o diacono. Per tanto -con una Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio- sono stati alterati due mila anni di storia della Chiesa, dall’età apostolica ad oggi.</span>
    </p><p><span>Scritti sul diaconato: nell’anno 1965 il Concilio Vaticano II; nel 1968 viene reso noto il Sacrum Diac. Ord.; nel 1983 revisione del CIC, esempio il can. 266 è molto chiaro sui diaconi; 1992 Catechismo C. C.; 1998 testo congiunto, sul diaconato, pubblicato dalle Congregazioni del Clero ed Educazione Cattolica. Mi fermo qui con le citazioni per non andare molto “lontano”. È altrettanto vero però che gia nel Concilio di Trento e nel Concilio Vaticano I, i Padri conciliari si sono posti il problema del diaconato: è un ministero a se e bisogna ripristinarlo. Dopo tutti o ultimi scritti qui da me citati; dobbiamo ancora capire quali siano i compiti e il mistero del DIACONO?</span>
    </p><p><span>Generale, giudichi Lei queste mie righe e se ha elementi validi mi risponda! </span>
    </p><p><span>Mi conceda una domanda: io che sono stato ordinato prima del M.P. non pensa che la mia Ordinazione possa essere considerata invalida per “vizio di consenso”? </span>
    </p><p><span>Se il Ministro Ordinato: diacono o prete che sia, che non opera in Persona Christi, bensì esercita i compiti e doveri di ogni Cristiano praticante; che bisogno c’è di continuare a ordinare diaconi? Per restare nello specifico.</span>
    </p><p><span>Beniamino - diacono</span></p>

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