venerdì 26 giugno 2009

Un nuovo motu proprio in preparazione?


Riferisce la rivista lionese Golias (da noi recensita, nella pagina dei link, come spassosissima e involontariamente caricaturale vetrina dell’ultraprogressismo, che di cattolico non ha più nulla) che il Papa intenderebbe redigere nei prossimi mesi un secondo motu proprio, “consacrato non più alla sola liturgia in latino, ma in maniera più generale alla reintegrazione dei Lefebvristi”.

“Gravissimo”, osserva Golias; quindi "magnifico", dal nostro punto di vista. E c'è dell'altro(traduciamo): “In altri termini, i vescovi non avranno più il diritto di esprimere in maniera troppo aperta delle reticenze e ancora meno di frenare la reintegrazione dei tradizionalisti. Occorre sapere che i rappresentanti di queste correnti si lamentano regolarmente al Papa degli ostacoli frapposti alla loro reintegrazione dai vescovi e dal loro entourage. Fino ad ora, Roma e la Commissione Ecclesia Dei corto-circuitavano i vescovi senza tuttavia, in generale, sconfessarli apertamente”. Come, osserva Golias, la regolarizzazione dell’abbazia benedettina del Barroux nel 1988, senza nemmeno informare o consultare l’arcivescovo di Avignone dell’epoca, o quella dell’Istituto del Buon Pastore, di nuovo ponendo l’arcivescovo di Bordeaux davanti al fatto compiuto. Recentemente, un altro segnale è stato dato dal Vaticano reimmettendo nell’incarico di parroco un prete “tradizionalista” [in realtà, un parroco che aveva osato celebrare, una volta al mese, la Messa di Paolo VI in latino! ma certo agli occhi di chi non sa neanche cosa sia la Messa, certamente un “tradi”] in dissidenza col suo vescovo nel Calvados.

Benedetto XVI e i suoi consiglieri intendono approfittare della calma estiva per avanzare sul cammino della riconciliazione dei lefebvriani, grazie alle discussioni teologiche. Il Papa ha scelto il nuovo segretario della Commissione teologica internazione, il padre domenicano Charles Morerod, in funzione precisamente della sua sensibilità vicina alla controparte tradizionalista. In effetti il P. Morerod è autore di una tesi di dottorato, presentata alla facoltà di teologia dell’Università di Friburgo, sul Cajetano, maestro generale dei domenicani e commentatore di S. Tommaso d’Aquino, nella sua polemica contro Lutero. Ma il P. Morerod si è fatto notare soprattutto per la sua opera Tradition et unité des chrétiens. Le dogme comme condition de possibilité de l’œcuménisme (Parole et Silence, Paris, 2005), nella quale in modo radicale prende in contropiede l’ecumenismo più liberale, come quello dei teologi Fries, Rahner o Tillard, insistendo sul carattere essenziale di un vero pensiero cattolico, indissolubilmente teologico e filosofico.

In questo modo, accentua la differenza tra cattolicesimo e protestantesimo, in un modo che non deve spiacere alle correnti più tradizionaliste. Sempre P. Morerod, si è messo a criticare il pensiero di un protestante liberale britannico, John Hick, di cui contesta precisamente lo spirito relativista.

Il nuovo motu proprio sarebbe in corso di preparazione da parte del principale redattore del motu proprio del 2007, Mons. Nicola Bux, professore di teologia a Bari e stimato consigliere del Papa. Golias sottolinea l’importanza del ruolo di don Nicola (di cui dà un ritratto lusinghiero, anche se forse involontariamente), in questi termini:

“Consultore alla Congregazione per la dottrina della fede, in attesa di una promozione strategica, Mons. Bux, prete italiano di 63 anni, cordiale e discreto, ma temibilmente conservatore e preciso nella sua argomentazione, vuole essere l’artigiano determinato e infaticabile, non solo di un riavvicinamento con gli integristi, ma di una restaurazione tradizionalista del cattolicesimo tutto. E’ lui che ha redatto il motu proprio del 2007 sulla messa in latino. Nella sua ultima opera, uscita l’ottobre scorso in Italia “La riforma di Benedetto XVI”, [da leggere!] con prefazione di V. Messori, Mons. Bux stima che occorre rivalutare l’essenza della “sacra e divina liturgia”, "che non può farsi per mano d’uomo". Altrimenti, essa “non servirebbe a nient’altro che a rappresentare se stessi e soprattutto essa non salverebbe né l’uomo né il mondo, non lo santificherebbe”. E’ convinto che la liturgia di S. Pio V onora di più il senso del sacro di quella di Paolo VI. Critica d’altronde in modo ferocissimo la riforma battezzata col come di Papa Montini, una vera “decomposizione” della liturgia secondo lui, che esprime e aggrava quel che il teologo Louis Bouyer chiamava la “decomposizione del cattolicesimo”.

In effetti, Mons. Bux non si limita alla materia liturgica. Denunzia l’apertura al mondo che insozza il mistero cristiano e fustiga la via rilassata dei preti, in particolare in materia di vita privata (celibato...). Se la prende egualmente con la deviazione fondamentale, secondo lui, della teologia contemporanea, che è quella di operare una “svolta antropologica” (che denunzia, seguendo Cornelio Fabro, in Karl Rahner). Gli oppone una nuova svolta teocentrica e cristocentrica, simboleggiata dal fatto di celebrare di nuovo verso l’Oriente, spalle ai fedeli. Ci si immagina il contenuto del futuro e imminente motu proprio, con un tale redattore.

Il card. William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, provato tra l’altro da problemi di salute, esasperato e afflitto, demoralizzato, non ha più né il potere né l’influenza necessaria per opporsi ad una tale svolta ultraconservatrice.

Lungi dal presentarsi come una difesa del Concilio, il motu proprio dovrebbe proporne una rilettura minimalista, che cancella le novità e ne contesta lo spirito. Insomma, un Concilio “secondo la tradizione”, come Mons. Lefebvre riconosceva di poter accettare.

Ma è questo ancora il Concilio di cui un Paolo VI proclamava l’importanza nel 1976 di fronte alla dissidenza integrista? Niente di meno sicuro", conclude Golias.

AGGIORNAMENTO: Su Fides et forma trovate la smentita della notizia inerente Mons. Bux, ad opera dell'interessato. Grazie a Francesco Colafemmina per la segnalazione. Speriamo che almeno tutto il resto di quanto afferma con costernazione Golias sia vero.

33 commenti:

  1. Sono andata sul sito di Golias e, oh divina sorpresa, ho letto i commenti dei lettori che, in grande maggioranza, si rallegrano per questo eventuale Motu Proprio e appoggiano il Papa, il signor Terras deve pentirsi di aver dato quel rumors, non erano senza dubbio quelle le reazioni che sperava ottenere!
    È invece molto consolante osservare che anche in Francia si alzano voci che osano contraddire il religiosamente corretto che ha imperversato e condotto la Chiesa francese alla crisi attuale.
    È consolante che sempre più cattolici francesi non si vergognano della loro fedeltà al Papa e osano esprimerla apertamente.

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  2. Ah, ah ah! Levada esasperato e amareggiato...tutto spassosissimo!

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  3. Come faranno a sapere in anticipo e in Francia di un imminente Motu Proprio2? Se così fosse, ben venga, noi sacerdoti lo attendiamo, stanchi delle chiusure e strapotere dei nostri Ordinari. Cesseranno di farsi venire il mal di pancia quei vescovi che non gradiscono l'ingerenza, nei loro territori diocesani, della Santa Sede? Uno di questi "successori degli Apostoli" mi diceva molto indignato:<< è in grave pericolo l'autonomia e la libertà dei vescovi e dei singoli vescovi, si sta diffondendo un'immagine di chiesa non democratica e centralizzata sul potere del Papa>>. E' quindi in pericolo la "loro" democrazia, la loro libertà e autonomia? Ma se fanno come gli pare e disobbediscono al Papa a più non posso.
    Un gruppo di fedeli laici mi segnala che in diocesi di Mileto-Tropea-Vibo Valentia le Sante Messe vengono sospese con troppa facilità per dar luogo a convegni pastorali, di studio formativo-catechetico, etc etc. Specialmente nella loro chiesa Cattedrale.
    E poi, a noi tradizionalisti, ci chiamano "profeti di sventura", gente mormoratrice che non sa vedere le buone opere e le cose belle e positive della nuova evangelizzazione: se questi sono i risultati! Sospendere le Sante Messe vespertine (dato che di mattina nessuno le celebra perchè la gente lavora nei campi..,annullando quella serale che è solitamente partecipata...che guaio!).

    Già, noi siamo i profeti di sventura!
    Motu Proprio2 ben venga.

    don Gianni

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  4. la descrizione di Levada mi pare un po' (tanto) artefatta. Così scrivendo si mette alla berlina il Papa facendolo passare come uno che non sa chi nominare nei posti chiave o come uno che si pente poi d'aver nominato Tizio o Caio. Quel post mi pare intriso di una buona dose di pettegolezzi. Se poi entro l'estate interverrà un motu proprio che regolarizzerà la posizione della FSSPX ... tutto è bene ciò che finisce bene. Alessandro

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  5. Stando a quanto riportato da Andrea Tornielli sul suo blog la scorsa settimana, l'imminente motu proprio del Papa dovrebbe sancire il nuovo status della commissione Ecclesia Dei, non più organismo autonomo ma annessa alla Congregazione per la dottrina della fede

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  6. Chiunque abbia un minimo di conoscenza dei "Sacri Palazzi" sa che Levada è stato poco bene, non mi sembra mettere alla berlina il Papa.
    Forse al posto di Levada è necessario un "latino"...

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  7. Certo sarebbe troppo bello se davvero il nuovo motu proprio, preannunciato per l'inserimento della Ecclesia Dei nella Congregazione per la Dottrina della Fede, contenesse anche una soluzione canonica per la FSSPX!

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  8. una cosa sono i problemi di salute, un'altra cosa è descrivere Levada come demoralizzato e afflitto. Demoralizzato per cosa? Afflitto per cosa? Addirittura era il primo della lista dei cardinali del primo doncistoro di Benedetto XVI. Più di così quanto ad onori terreni (molto terreni) che cosa si può ottenere? Alessandro

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  9. F A V O L E !

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. La notizia è totalmente destituita di fondamento!

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  12. Praticamente: una "goliardata".

    Antonello

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  13. Che la notizia sia poco attendibile, è probabile: Golias probabilmente butta in un unico calderone il provvedimento prossimo di accorpamento dell'Ecclesia Dei e i (meno prossimi) risultati dottrinali dei colloqui con la FSSPX.

    Però è indispensabile che, nel fissare il nuovo ruolo dell'Ecclesia Dei, il Papa si decida a rafforzare i poteri di ricorso dei fedeli contro l'arbitrio dei vescovi. Altrimenti, il motu proprio (quello del 2007, il summorum pontificum) verrà soffocato e strozzato.

    E' un appello: non ce la si fa più. I vescovi riottosi si inorgogliscono ogni giorno di più, moltiplicano gli attacchi. A Messainlatino.it continuano a pervenire le voci più allucinanti di disprezzo episcopale per i diritti dei fedeli e per i desideri del Papa. O interviene Roma, o questo Papato (il cui punto più alto è proprio il "raddrizzamento" liturgico, da cui tutti gli altri, anche quello dottrinale e disciplinare, derivano) passerà alla storia per essere stato ben intenzionato, ma velleitario.

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  14. Sabato 4 luglio 2009 S. E. Rev.ma il Sig. Card. Darío Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei" compirà 80 anni e dovrebeb lasciare l'incarico.
    È quindi prevedibile qualche provvedimento in questi prossimi giorni.

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  15. Ma scusate è vero o no che c'è in preparazione il motu proprio? Mi sembra che prima di dare una notizia del genere, sarebbe stato meglio accertarsi della sua veridicità.

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  16. DANTE PASTORELLI26 giugno 2009 12:57

    Francamente non vedo il motivo per un nuovo Motu Proprio.
    L'accorpamento dell'Eclesia Dei alla Congregazione per la Dottrina della Fede non ne ha bisogno. E non ne ha bisogno la conduzione del dialogo S.Sede-Fraternità S. Pio X. Non ne ha bisogno neppure - se il dialogo dottrinale andrà in porto - la regolarizzazione canonica della Fraternità.

    Che poi alla storia questo pontificato possa passare come ricco d'intenzioni e scarso di realizzazioni, è probabilissimo.
    Salvo qualche fiero atto d'imperio.
    Ma il dubbio è lecito. Senza motu proprio.

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  17. Don Bux conferma che la notizia è priva di ogni fondamento. E' un puro attacco. Leggete qui:

    http://fidesetforma.blogspot.com/2009/06/le-bufale-di-golias.html

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  18. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  19. La notizia appariva poco probabile. Ciò che invece è più probabile è che l'attuale pontificato sia ricco di buoni propositi e di migliori intenzioni ma di scarsi risultati. Atti di imperio: ecco cosa ci vorrebbe, ma è propio ciò che molto probabilmente non ci sarà.
    Per ora continuiamo a subire le vessazioni di un episcopato neoterico che si comporta propio come i peggiori feudatari.
    Antonello

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  20. sono luca, scusate (scrivo alla redazione), perché non verificate le notizie prima di pubblicarle? Quanto meno, valutate se sono ALMENO VEROSIMILI !!!

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  21. Rutilio Namaziano26 giugno 2009 17:15

    Non mi piace leggere tante accuse di debolezza nei confronti del Papa, le cui buone intenzioni sarebbero, in sostanza come quelle di cui è lastricata una certa strada. Facciamo mente locale alla situazione precedente? E' ingeneroso e ingiusto non vedere la strada percorsa, soprattutto nella consapevolezza di non poter più essere considerati degli imbecilli laudatores temporis acti!
    In tutto ciò che riguarda la Chiesa c'è bisogno di capire che esiste un problema di tempi, la cui maturazione non dipende dalla nostra volontà o dal nostro zelo, seppur ci divora.
    Adelante, Pedro, cum juicio!

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  22. Signori, ma lo sapete che cosa significa il punto interrogativo nel titolo??

    Vien da domandarselo. Significa che c'è un rumor, una voce, che abbiamo ripreso al condizionale citando la fonte (tra l'altro: è già una notizia in sé che il faro dell'editoria cattoprogressista francese tiri fuori certe voci).
    Tra l'altro la "notizia", fondata o meno che sia, ha fatto il giro del mondo, ed ha meritato la messa a punto del diretto interessato (don Bux).

    Poi, se volete leggere solo notizie certe, allora non andate sui blog e abbonatevi agli Acta Apostolicae Sedis. Forse non altrettanto stimolante, ma solo notizie certe, certissime... Avreste sentito parlare di un certo motu proprio solo dopo il 7 luglio 2007, e non già un anno prima...

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  23. DANTE PAOSTORELLI26 giugno 2009 22:37

    Concordo con la redazione. Se non fosse stata pubblicata la notizia, con conseguente smentita di don Bux, che Francesco Colafemmina ha qui confermato, ci sarebbero rimasti dubbi o attese inutili.

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  24. DANTE PASTORELLI26 giugno 2009 22:46

    Sui tempi di alcune decisioni si può discutere e soprattutto chiedere una spinta all'acceleratore.
    Su alcune nomine infelici, come su certi allontanamenti, perché non poter dire la nostra?
    Levada, Hummes ecc. potevano restar dov'erano o tornarvi o esser mandati in convento a meditare.
    Alcuni vescovi, arcivescovi e cardinali, benché notoriamente critici verso il Papa in materia di fede e morale, vengon riconfermati nei loro posti "di potere" d'onde più danni possono produrre.

    Se poi si deve tener per buono ogni passo del papa ed anche ogni sua omissione (ad es. l'imposizione a Martini di tacere)
    accettiamo l'infallibilismo e festa è fatta.

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  25. Da un certo punto di vista la notizia è più che vera, e mi riferisco al punto di vista sostanziale dei timori e dei rancori dimostrati dai cd cattolici progressisti (cd.. perchè non vedo niente di più arretrato di questa falange di "fanatici" che si ostinano a interpretare il mondo e i bisogni della Chiesa secondo "segni dei tempi" datati 1962 - se non prima - con il loro sguardo sempre rivolto a quegli anni "formidabili" come direbbe Capanna, sembrano assurdamente non vedere quel che davvero è la Chiesa oggi, quelli che sono stati davvero i risultati della famosa primavera conciliare...) Insomma se certe voci benchè infondate scappano fuori si vede che covano prepotentemente negli animi di una certa "cattolicità" o meglio sono spettri o incubi che su quegli animi incombono. E questa notizia lo dimostra. Qui, come giustamente rileva la redazione, stà la sua importanza.
    Quanto alla presunta inconcludenza dell'azione del Papa... io inviterei a valutare con attenzione la difficilissima situazione nella quale lui si ritrova a dover agire (grazie a 50 anni di... primavera). Alcuni auspicano atti di imperio, ma un atto di imperio ufficiale disatteso si trasforma nella sconfessione totale di quel medesimo imperio. Situazione gravissima che prelude invariabilmente alla fine della fonte dello stesso imperio.
    Indubbio che attualmente ci sia una buona fetta dell'episcopato - curia compresa - ostile alla Restaurazione (nel senso letterale più che storico: di rimessa in ordine e sicurezza di una situazione pericolante) ratzingeriana. Ci sono certamente frange estremiste che forse non vedono l'ora di avere una scusa per disobbedire apertamente al papa e magari - ora faccio della fantapolitica - indire per proprio conto un concilio e magari nominare un antipapa (che visti gli anni potrebe diventare un organo collegiale permanente ecc.) Insomma queste cose succedevano anche in pieno medioevo ma allora esistevano dei potentati secolari a cui il papa poteva appoggiarsi per cercare di ottenere obbedienza... oggi chi lo sosterrebbe?
    Tutto è appeso ad un filo abbastanza sottile, che va manovrato con estrema cura. Un passo dopo l'altro, sempre facendo attenzione a non dare il pretesto per far coagulare la fronda in veri e propri stati generali, il papa sta cercando intanto di portare a galla dei problemi da sempre celati - dai democraticcissimi progressisti - alla massa dei fedeli... su questi il Papa fa affidamento, lui il Papa monarca assoluto, è al popolo cattolico, che vuole finalmente informato, che chiederà aiuto contro certi "vescovi" (democraticissimi con il potere altrui ma assolutisti al 120% con il proprio...)
    Non a caso il Summorum pontificum è proprio un documento di "ricorso al popolo" contro i vescovi-principi che fanno i finti democratici e che, assurdamente - in nome di una chiesa più emocratica - cercano di sabotarlo... Solo 10 anni fa il sabotaggio sarebe riuscito perfettamente e senza colpo ferire.. ora, con un popolo cattolico allertato la cosa sta creando affanno e la "falsa" notizia di cui sopra.. lo dimostra.

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  26. DANTE PASTORELLI27 giugno 2009 07:25

    Come mai con Lefebvre s'è ricorsi a misure gravissime (atti d'imperio) e coi vari Martini e vescovi ribelli ed eretici si usa tanta delicatezza?
    Se il tuo ragionamento ha una logica, bisognerebbe trarne che da Lefebvre, a Roma, s'era sicuri che non sarebbero venuti (come non è venuto) uno scisma ed una chiesa parallela, mentre dagli altri queste conseguenze potrebbero realizzarsi, anzi è sicuro che che si realizzino, vista l'intollerabile cautela con cui la S. Sede si muove.
    Dopo il discorso ai conclavisti io mi sarei aspettato meno parole e più atti per ripristinar nella Chiesa disciplina e verità, insomma la pulizia della sporcizia devastante denunciata.
    A quali ricatti deve far fronte il Papa?
    Gli "stati generali" ci son già nelle varie nazioni e nella stessa Curia. Gli scismi striscianti sono una realtà. Una finzione di unità non serve a niente, anzi, nuoce alla Chiesa.
    Apprezzo la prudenza che è una virtù: ma farsi mettere i piedi in testa come nel caso di Linz non è prudenza. Son fatti come questo che minano la credibilità del potere papale.
    Wagner non è vescovo, i vescovi contrari sono al loro posto, i decani conviventi e ribelli continuano a dar scandalo e a percepir prebende.
    Il Papa si appelli ai suoi fedeli, benché tali siano ormai la minoranza dei cattolici: i fedeli lo sosterranno.

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  27. Difatti è proprio così: i tanto esecrati lefebvriani non lavorano per disintegrare la Chiesa, i tanto lodati e cd progressisti... sì, basta solo dargliene il pretesto perchè passino definitivamente all'azione. I lefebvriani poi anche nella loro "disobbedienza" hanno dimostrato comunque buona fede e sincerità, mettendosi allo scoperto e generando una situazione (l'ordinazione di vescovi senza il placet del Papa) che ha fatto scattare si potrebe dire ipso jure la scomunica (non c'era discrezionalità a quanto ne so, possibile). I vari Martini, Bianchi & c. lavorano con astuzia serpentina, tante esternazioni - sempre smentibili anche quelle ulòtra eretiche e sempre presentabili come opinioni personali o travisamenti dei media - Mai gesti concreti o comnque troppo palesi. Comunque loro in caso di rottura con il Papa avrebbero tutti i media dalla loro parte... Con qusto non voglio dire che la mia analisi sia perfetta, chiaro che la situazione è complessa e se in alcuni casi è valida la mia interpretazione, in altri in effetti potrebbe sembrare più opportuna un'azione "di forza"... certo che da dove siamo noi non è facile discernere bene quale situazione necessiti un'azione meditata e "machiavellica" e quale necessiti del famoso colpo al nodo gordiano. Comunque l'impotenza di un potere si vede molto di più qando agisce e non è non riesce a farsi obbedire che quando resta in silenzio davanti alla disobbedienza. Nel secondo caso è un'impotenza ipotetica, resta la speranza - come hai anche tu - e il timore, che se si decidesse ad agire.. Ma nel primo, se il colpo va a vuoto, si avrebbe la certezza dell'impotenza e a quel punto chi li ferma più i nemici?

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  28. DANTE PASTORELLI27 giugno 2009 21:08

    E così si resta a seder tra due seggiole: con qual risultato?

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  29. Ma dimmi Dante, tu sei così sicuro che se il Papa "fulminasse con una scomunica" (o comunque agisse in maniera diretta e autoritativa... come anche a me sinceramente piacerebbe in via teorica) otterrebbe l'immediata e perfetta sottomissione delle varie fronde, la completa pacificazione nella Chiesa, la totale e indolore eliminazione delle tragiche derive eversive progressiste ecc. ecc.? Se il tuo discorso ha una logica non si può che concludere che il Papa (dato che non fa quello che potrebbe fare e che sarebbe così facile fare e che darebbe così mirabili frutti) o è un inetto, o un irresoluto ovvero è anche lui favorevole alle fronde... Io non lo credo.
    Sedere su due seggiole (almeno in attesa di eliminarne una) è sempre meglio che cadere a terra. o no?

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  30. DANTE PASTORELLI27 giugno 2009 23:08

    Colpisci un paio di vescovi ribelli per nazione e li educhi tutti.
    Alle prebende non rinunciano.
    Da quattro anni ormai si sente l'aria che tira. Se il Papa ha paura di scismi vuol dire che questi son già in atto. Si tratta solo di formalizarli.
    Il risultato del seder tra due seggiole è il cul per terra, come dice un vecchio adagio.

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  31. Non riesco a seguirti del tutto: dici che colpendo qualche vescovo si edecurebbero gli altri, però poi parli di scismi già in corso. Non capisco se consideri che quel sistema - del pugno di ferro - farebbe rientrare anche gli scismi informali in corso. Oppure ritieni che in questo caso provocherebbe la reazione dei vescovi scismatici rendendo formali gli scismi? Insomma, secondo te perchè il Papa non mette in atto queste semplici ed efficaci mosse se tali sono? Non credi che lui ritenga l'attuale situazione della Chiesa e soprattutto della sua struttura di governo troppo fragile e esposta ai colpi per permettersi una guerra aperta con le fronde? O a tuo avviso reggerebbe l'urto della reazione dei vescovi-baroni e dei teologi-scsmatici e dei preti-eretici ecc. ecc. Non so... vedo la situazione così intricata e delicata... mi piacerebbe avere la tua certezza, soprattutto mi piacerebbe che tu avessi più ragione di me, significherebbe che nei fatti la struttura ecclesiastica è più robusta e potente di quanto io temo sia.

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  32. se il Papa "fulminasse con una scomunica" (o comunque agisse in maniera diretta e autoritativa... come anche a me sinceramente piacerebbe in via teorica) otterrebbe l'immediata e perfetta sottomissione delle varie fronde, la completa pacificazione nella Chiesa, la totale e indolore eliminazione delle tragiche derive eversive progressiste ecc. ecc.?

    al punti in cui siamo se il Papa dovesse agire in maniera autoritativa - come dovrebbe per esercitare l'attività dii governo che gli compete - non servirebbe ad eliminare le fronde ma a spopolare la chiesa e forse a sancire scismi che tali sono nei fatti e su vari fronti (vescovi e movimenti)

    Tuttavia, stigmatizzare come si dovrebbe qualche caso eclatante, forse potrebbe servire di freno all'anarchia totale e a cominicare a mettere un po' d'ordine, non solo indicando, mostrando, suggerendo, ma anche correggendo e quindi governando come gli è stato dato mandato di fare dal Signore!

    Non riesco a capire perché la "medicina della misericordia" di Giovanni XXIII sia diventato l'ultimo intoccabile dogma insieme al "vietato vietare"... e il disorientamento e la confusione reganno sovrani e gli sviamenti prevalgono sulla retta dottrina, che significa retta Fede!

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  33. Non riesco a capire perché la "medicina della misericordia" di Giovanni XXIII sia diventato l'ultimo intoccabile dogma insieme al "vietato vietare"...
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    Qui sta il punto - drammatico - che la modernità progressista ha vietato tuti i dogmi altrui, in primis quelli sacrosanti della Chiesa, per fondare un relativismo subdolo e mistificato nel quale imperano - con una forza mai vista - alcuni dogmi informali (tra i quali quelli che mic ha enunciati) che sono di fatto inattaccabili perchè di fatto non proclamati... insomma formalmente inesistenti ma sostanzialmente onnipotenti. Oltretutto si tratta di dogmi al di fuori della logica, autocontraddittori (pensiamo proprio al vietato-vietare... cosa c'è di meno umanamente logico di un divieto che vieta i divieti?) e quindi ancor meno gestibili o razionalmente inquadrabili e quindi superabili.
    Per il resto, in via teorica - ed emozionale - sono perfettamente d'accordo con i vostri (mic e dante) discorsi e con le vosre proposte.
    Mi resta solo una forte riserva: se il Papa - che io stimo e che considero più in grado di me di capire e decidere il da farsi e che non mi pare palesemente un irresoluto visti gli atti comunque "rivoluzionari" compiuti ad oggi, si pensi solo al motu proprio Summorum pontificum - non agisce immediatamente in tal senso mi viene spontaneamnte da credere che ciò non possa essere al momento fatto o che se fatto non darebbe i risultati sperati.... forse prima cerca di creare intorno a sè una "corte" di fedelissimi, di uomini sicuri che possano saldamente tenere sotto controllo le leve dei poteri strategici della Chiesa.
    Ma nemmeno questa opera deve risultare facile... sia per la naturale difficoltà di elimnare le "mele marce" che benchè marce hanno spesso enormi poteri ed enormi influenze (pensiamo alla delicata sostiuzione di Re) sia probabilmente per la penuria di soggetti davvero fidati e all'altezza.. del resto nelle nostre Diocesi e nei nostri moderni seminari "creativi" non mi pare vengano comunemente e in misura maggioritaria selezionati prelati a tutta prova o a tutta preparazione.

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