mercoledì 24 giugno 2009

L’accordo Vaticano-Urss per tacere sul comunismo


di Antonio Socci

È appena uscito il volume di Andrea Tornielli, Paolo VI. L’audacia di un Papa (Mondadori) che offre un’ampia documentazione sulla figura di Giovanni Battista Montini e sul suo pontificato. Merita l’attenzione e la discussione degli storici. Io, in questa rubrica, segnalo solo alcune perle che mi interessano - diciamo - personalmente. Anzitutto dalla documentazione di Tornielli risulta più che confermato il “fatto” a cui, su queste colonne, ho dedicato una lunga inchiesta, ovvero la mancata condanna esplicita del comunismo al Concilio Vaticano II, conseguente a un preventivo accordo fra alcuni uomini del Vaticano e Mosca (accordo che di fatto ha espropriato il Concilio delle sue prerogative). Tornielli aggiunge alla documentazione nota una lettera inedita del cardinale Tisserant, del 22 agosto 1962, che conferma tale “accordo” fatto sotto Giovanni XXIII. Nelle pagine di Tornielli c’è pure la conferma della scorrettezza regolamentare con cui poi, al Concilio, si impedì la votazione della richiesta di condanna del comunismo firmata da oltre 400 Padri conciliari. Infine l’autore rileva un ultimo fatto: «Curiosamente, la circostanza (di questo accordo Roma-Mosca del 1962, di cui c’è traccia esplicita anche in un appunto di Paolo VI, nda) è taciuta o bollata come “infondata” in molte ricostruzioni e nella più completa storia del concilio Vaticano II». Sarebbe il caso che questi storici dessero serie spiegazioni.

A cogliere l’enormità del caso è stato il cardinale Biffi in un suo libro recente: «Il comunismo è stato senza dubbio il fenomeno storico più imponente, più duraturo, più straripante del secolo ventesimo; e il Concilio, che pure aveva proposto una costituzione “Sulla Chiesa nel mondo contemporaneo”, non ne parla… Il comunismo (ed era la prima volta nella storia delle insipienze umane) aveva praticamente imposto alle popolazioni assoggettate l’ateismo, come una specie di filosofia ufficiale e di paradossale “religione di Stato”; e il Concilio, che pur si diffonde sul caso degli atei, non ne parla. Negli stessi anni in cui si svolgeva l’assise ecumenica, le prigioni comuniste erano ancora tutti luoghi di indicibili sofferenze e di umiliazioni inflitte a numerosi “testimoni della fede” (vescovi, presbiteri, laici convinti credenti in Cristo); e il Concilio non ne parla. Altro che i supposti silenzi nei confronti delle criminose aberrazioni del nazismo, che persino alcuni cattolici (anche tra quelli attivi al Concilio) hanno poi rimproverato a Pio XII” (Memorie e digressioni, Cantagalli 2007).
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Fonte: Papa Ratzinger blog

28 commenti:

  1. Sono Luca, quanto è scritto oltre ad essere parziale è fuorviante, soprattutto perché la maggior parte degli ultimi santi martiri, canonizzati, sono vittime di regimi totalitari. Ammesso e non concesso che ci sia stato un "accordo Vaticano-Urss per tacere sul comunismo" (non lo possiamo sapere con certezza), io mi domando: chi più di un santo martire può rendere testimonianza alla Verità? e la Chiesa, con la canonizzazione dei martiri, non esprime questa Verità più che con un concilio? A me sembra che dagli anni "80, da quando si è cominciato ad estromettere D-o dalle relazioni tra gli uomini, si è caduti sempre più in basso (oggi la società civile ha toccato il fondo), non è il comunismo il problema, bensì l'estromissione di D-o è la catastrofe che oggi (in assenza del comunismo) sta affligendo i fratelli ignoranti della Parola di Dio. Il liberismo sfrenato è nemico più subdolo del comunismo, perché si nasconde dietro false promesse di un benessere egocentrico.

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  2. L'articolo di Socci è molto interessente e anche ben documentato e spiega, il perchè il CVII non condannò esplicitamente il comunismo. Il non aver condannato il comunismo, secondo me, rappresenta un grave errore del Concilio, insieme a tutti gli altri errori che furono commessi. Purtroppo ancora una volta, viene fuori una pagina del Concilio che non è certo edificante e direi, che oggi si comincia a capire molte cose, che prima sembravano inspiegabili.

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  3. DANTE PASTORELLI24 giugno 2009 19:27

    Si tratta di una vicenda molto nota per chi abbia vissuto il Concilio. Il "Coetus Internationalis Patrum" che faceva capo a cardinali e vescovi molto noti (Ruffini, Lefebvre, Carli, de Castro Maier, Proenca Sigaud, Larraona, Romoli ecc.) racolse le firme. Ma il documento sul comunismo non lo si volle scrivere.
    Aproposito di dottrinale e pastorale...

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  4. Il "problema" della mancata condanna del comunismo risale ai tempi stessi del Concilio quando inspiegabilmente la richiesa di una discussione sull'argomento venne insabbiata. Si capì subito che c'era qualcosa di grosso sotto.
    La vera storia del Vaticano II, delle macchinazioni progressiste, di certi procedimenti assembleari poco trasparenti, delle stesse azioni poste in atto come s'è potuto dalla minoranza per cercare di controbilanciare la forza opposta è tutta da scrivere. Per ora c'è la versione ufficiale. Col tempo si arriverà a conoscere aspetti che ora ignoriamo o sospettiamo soltanto: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

    INNOMINATO

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  5. Sono Luca, mi sembra che un papa del concilio, un "estimatore del concilio" come Giovanni Paolo II, proveniente dalla Polonia comunista, abbia sconfitto il comunismo. Se la politica del concilio ha prodotto un papa come Giovanni Paolo II, che ha sconfitto il comunismo, allora vuol dire che da questo punto di vista il concilio Vaticano II è stato efficace! Attraverso Giovanni Paolo II, emerge una pagina del Concilio che è sicuramente edificante: la storia e i fatti contano più di qualsiasi affermazione di principio.

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  6. Scegliere questa situazione politica per fare una battuta sul concilio pastorale o dottrinale, è davvero patetico!
    La validità del Concilio sul piano dottrinale o pastorale si dimostra con altre argomentazioni che in altre circostanze sono state presentate anche da chi qui si è lasciato prendere la mano.
    Piero

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  7. contra factum non valet argumentum

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  8. Il comunismo fu chiaramente condannato già durante il concilio da Paolo VI con la Ecclesiam suam, esplicitamente, e anche all'interno dei documenti conciliari, condannando l'ateismo, si rimanda in nota alla Divini Redemptoris di Pio XI.

    Era più che sufficiente per un movimento che ancora nel 1959 il S. Uffizio aveva sanzionato nuovamente.

    Sinceramente non vedo l'utilità (a parte quella di vendere copie) di sbandierare questa cosa come una "rivelazione", giusto per puntare sui complotti: la petizione raccolse circa 400 firme (su 2500 vescovi, peraltro) e fu consegnata, ma fu chiaro sin dall'inizio che non era opportuna, e difatti fu accantonata.
    Nessun scoop: basta leggere le cronache dell'epoca (p.es. il Wiltgen, per citarne uno non certo progressista) e si sa.

    D'altronde, la liberazione di mons. Slypji e i modus vivendi della nascente ostpolitik vaticana giustificavano questa scelta.

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  9. DANTE PASTORELLI24 giugno 2009 22:18

    Non son d'accordo con chi afferma che i fatti sono più importanti dei principi.
    Il comunismo non è morto, perché si presenta sempre in forme diverse e molte regioni son ancora
    sotto il tallone di quella ideologia che, applicata, diventa, totalitarismo.
    Da un Concilio si aspettano principi, non fatti. I fatti verranno dalla sua applicazione.
    Il tridentino, ad es., stabilì e definì verità e principi, condannò gli errori conmtrari: la fioritura religiosa ed il rinnovamento morale che ne seguirono furono il "fatto" prodotto dai principi.
    Che Giovanni Paolo II poi sia stato eletto a motivo del concilio è abbastanza azzardato. A motivo del concilio furono eletti anche Paolo VI, Giov. P. I ed ora Benedetto?

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  10. DANTE PASTORELLI24 giugno 2009 22:28

    Sia a motivo di far chiarezza definitiva sulla dottrina con la condanna conciliare del comunismo nei suoi presupposti filosofici e nelle sue conseguenze politiche, sociali e religiose, sia per fornire indicazioni pastorali al popolo di Dio, furono raccolte le firme (400 almeno) di Padri.
    Sminuire l'accantonamento d'un problema di tale importanza in quegli anni in cui la Chiesa viveva nelle catacombe in tanta parte del mondo, è assolutamente inaccettabile.

    Altri argomenti sono stati portati, è vero, anche da me in altre cirostanze circa gli aspetti pastorali e dottrinali del Vaticano II: ma qui non mi sono affatto lasciar prender la mano: ho semplicemente ricordato come ragioni pratiche han fatto venir meno questioni di principio.
    Il che significa scarsa sensibilità dottrinale e pastorale, o altri interessi, in coloro che impedirono la discussione in quell'assise sull'argomento.

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  11. Ringrazio la redazione di Messa in Latino che pubblicando queste riflessioni di Antonio Socci sta facendo un notevole servizio alla Verità. Mi trovo daccordo con le riflessioni di Dante Pastorelli. Il tempo e la storia mostreranno sempre di più quegli errori umani che hanno abbruttito la pagina conciliare che da promettente primavera della chiesa si è trasformata in una pagina che mostra i limiti umani.
    Per me il comunismo è una ideologia pericolosissima, perchè come un fiume carsico si nasconde e tenta di sopravvivere anche oggi alleandosi con l'ideologia radical-massonica. "Siate semplici come le colombe e astuti come i serpenti", non si può venire a patti con Satana.
    d. bernardo

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  12. come ho scritto in un altro post circa 15 giorni or sono, sarebbe opportuno aprire gli archivi vaticani relativi al pontificato di Giovanni XXIII (1958 - 1963) prima di procedere alla sua canonizzazione. L'accordo Tisserant - sovietici non poteva non avvenire che col consenso esplicito del Papa. Quanto all'elezione di Wojtyla al Papato essa nulla ha a che vedere nè col Concilio nè con la cosiddetta enfaticamente Ost politik vaticana che prese avvio proprio negli ultimi mesi del pontificato di Giovanni XXIII. Wojtyla fu scelto per la sua personale storia e lotta contro il comunismo, per la sua cultura filosofica, per la sua pietà, per la devozione mariana, si sapeva soprattutto che era un uomo di preghiera, d'illimitata fiducia nella Provvidenza, si sapeva che, nonostante il regime ci avesse provato, non si era mai contrapposto nella conferenza episcopale polacca al grande Primate. Alessandro

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  13. sono Luca, papa Giovanni Paolo II ha partecipato al concilio, ha sempre difeso il concilio, tutte le sue encicliche fanno riferimento al concilio, conosceva perfettamente il pontificato di Giovanni XXIII e il pontificato di Paolo VI, IL SUO STESSO NOME (GIOVANNI PAOLO II) fa riferimento ai papi protagonisti del concilio, ha nominato VALIDAMENTE e LEGITTIMAMENTE vescovi e CARDINALI, ha ratificato una scomunica "latae sententiae". La scomunica "latae sententiae", evidenziata da Giovanni PaoloII, NON dipendeva dalla volontà del papa, è un fatto che dipendeva dal libero arbitrio dei Lefebvriani: una libertà di scelta che DIO rispetta SEMPRE ! Fin dal libro della Genesi ! E se la rispetta Dio, questa libertà ("a fortiori") deve essere rispettata da TUTTI, anche dal papa:
    non si impone la rimessa della scomunica, la si offre come gesto di Carità nella verità, IN VERITATE.
    A tal proposito, aspetto il prossimo scritto di Benedetto XVI: "Caritas in veritate".
    Chi ha nostalgia di un nemico da combattere forse lo vuole riportare in vita perché ama i suoi nemici?

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  14. Luca, Wojtyla disse papale papale che aveva scelto il nome "Giovanni paolo" per onorare il suo immediato predecessore. Quello che hai detto di Wojtyla in relazione al Concilio è perfettamente sovrapponibile a Papa Luciani (che conobbe meglio Giovanni XXIII di quanto lo conobbe Wojtyla) e, perchè no?, anche a Benedetto XVI anche se partecipò al Concilio (ma non ai dibattiti in aula) solo come perito. Alessandro

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  15. Sono Luca, se Wojtila con il suo nome ha voluto onorare il suo predecessore che a sua volta con il suo nome ha voluto onorare i suoi due predecessori, allora è evidente che Wojtila ha voluto onorare TUTTI i suoi tre predecessori: Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo I; quest'ultimo, avendo regnato pochi mesi, l'unica cosa che ha espresso attraverso il suo duplice nome (poi ripreso da Wojtila) è stata la continuità rispetto ai suoi due predecessori: Giovanni XXIII e Paolo VI.

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  16. DANTE PASTORELLI25 giugno 2009 13:39

    Allora Benedetto XVI ha rinnegato tutti ni suoi predecessori conciliari e immediatamente preconciliari?
    E siccome il Papa più citato nei testi del Concilio è Pio XII, il Vaticano II è la sintesi del pensiero e del Magistero pacelliano?
    Via, si fa rider anche i polli.

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  17. In effetti, il Vaticano II riprende e sviluppa proprio il magistero pacelliano, com'è notorio.
    Dal momento che nella Chiesa e nel magistero vi sono sviluppi, il Vaticano II è lo sviluppo (anche) del magistero di Pio XII, cosa del resto garantita da Paolo VI che di Pio XII fu ammiratore e conoscitore.

    E circa il comunismo, mi par chiaro che un conto è parlarne nel 2009 da dietro una scrivania come noi, e un altro è farlo nel 1965 da dietro la scrivania di San Pietro avendo da salvaguardare le vite di milioni di cattolici d'oltrecortina e l'esistenza stessa della Chiesa in interi paesi.
    Se si scelse di condannare il comunismo con una nota a piè pagina invece che di fare decreti e proclami, per consetire un po' di respiro ai cattolici oppressi dal comunismo, ebbene fu ben fatto.
    Anche PIo XII usò il medesimo sistema per salvare i cattolici sotto il tallone nazista, e fece bene.

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  18. Per completezza d'informazione: Paolo VI nel 1976 ordinò al vescovo gesuita (ordinato clandestinamente nel 1951 a 27 anni d'età) di sospendere le attività della Chiesa cattolica clandestina in Cecoslovacchia in nome della mai abbastanza enfaticamente esaltata Ost politik vaticana. Mons. Korec obbedì. Nel 1991 Giovanni Paolo II lo nominò cardinale e gli assegnò la diocesi di Nitra in Slovacchia. Alessandro

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  19. Sono luca, proprio grazie a Pio XII si è formato il climax adeguato al concilio e questa è la prova che NIENTE avviene per caso e che, alla fine, è D-o che conduce la storia! Benedetto sempre Sia il Suo Santo Nome e il Nome del Suo glorioso Regno in eterno!

    Non so se è vero quanto ha scritto Alessandro, penso che la vocazione di un vescovo sia testimoniare la sua fede fino al martirio, per questo è vestito di rosso.

    Un vescovo, proclamato beato dalla Chiesa, realmente vestito di rosso (le vesti sono ormai bianche, le ha lavate nel sangue dell’Agnello)Óscar Arnulfo Romero ha dato la vita per la Verità ed è stato martirizzato il 24 marzo 1980, mentre stava celebrando l'Eucaristia (sacrificio vivo e santo) nella cappella dell'ospedale della Divina Provvidenza, venne ucciso da un sicario con un colpo, il proiettile penetrò all'altezza del cuore, senza però toccarlo. Era un proiettile esplosivo. Provocò un'emorragia diffusa. Nell'omelia aveva ribadito la sua denuncia contro il governo di El Salvador, che aggiornava quotidianamente le mappe dei campi minati mandando avanti bambini che restavano squarciati dalle esplosioni.

    Gesù Cristo, Signore della storia, puntuale nello spazio e nel tempo, sull'altare e al momento dell'offertorio di una celebrazione eucaristica, ha decretato la santità di questo eletto che stava con il calice in mano e che aveva appena detto che in quel calice c'era vino in attesa di farsi sangue: Gesù ha permesso che il suo divino sangue contenuto nel calice fosse mischiato al sangue di questo pastore, degno successore degli apostoli.

    IPSE DIXIT:

    Giovanni 10:11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore.

    è vero oggi, nel 2009, parlare di comunismo fa ridere (ringraziamo Dio per questo) preghiamo affinché anche le altre piaghe sociali siano debellate per il bene degli uomini!

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  20. DANTE PASTORELLI25 giugno 2009 17:27

    Si oconfrontino la Mystici Corporis, la Mediator Dei con certi documenti conciliari: si vedrà come spesso e volentieri non di sviluppo ma di opposizione si deve parlare. Come coi papi prededenti, a partir senza andar troppo indietro, dalla Mirari Vos alla Mortalium animos.

    Il problema Chiesa-nazismo è diverso da quello Chiesa-comunismo.
    Il comunismo si diffondeva in tutto il mondo e dappertutto la Chiesa era perseguitata e distrutta e non c'eran neppure concordati che in qualche modo potessero far da sia pur debole scudo, e noi ce l'avevamo anche in casa e ne eravamo circon dati. Inoltre lo spirito ed il metodo marxista andavano diffondendosi già allora in ambienti ecclesiastici. Non per nulla cominciarono le aperture alla sinistra politica, al compromesso storico ecc. ad opera di gesuiti.
    Male fecero i padri conciliari a non trattar l'argomento, almeno da un' angolatura filosofico-teologica: il modo in cui fu insabbiata la richiesta di 400 padri, non di quattro gatti, è obbrobrioso ancor oggi.
    Un Concilio che vuole parlar al mondo contemporaneo e non si occupa di un problema così inumano e di una concezione della vita, della storia, della società così impression ante nella negazione di Dio e dei diritti umani, è davvero inconcepibile.

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  21. Un chiarimento necessario.

    Antonio Socci è un ottimo giornalista, ma qui ha preso - fraternamente - un granchio.

    Andrea Tornielli nella sua biografia di S.S. Paolo VI chiarisce (per questo si veda l'intervista di presentazione del volume "Paolo VI" rilasciata dal vaticanista nella scorsa puntata del contenitore domenicale del TG2 in notturna, ovvero "Mizar") che l'accordo raggiunto dall'allora Card. Montini con i vertici della Chiesa Ortodossa di Russia aveva esattamente l'identico significato che ebbe in precedenza quello non scritto del Venerabile Pio XII con i rabbinati tedeschi, mentre infuriava la persecuzione nazista in Germania: vale a dire evitare di scatenare la violenta ritorsione dei regimi in questione alla pubblica dichiarazione papale di loro condanna, cosa che certamente avrebbe esacerbato lo spargimento di sangue già in atto in entrambi i casi.
    Insomma, il Card. Montini incarnò la stessa strategia del "maestro" Pio XII.

    Quanto alla condanna del Comunismo mi permetto di segnalare che la presunta latitanza del CV II rispetto al comunismo è un falso problema; tre indizi per dire quanto la cosa sia stata fraintesa a più riprese:
    - la scomunica e le sanzioni imposte a chi rigettasse la fede cristiana per l'ingresso nel PCI erano motivate fondamentalmente dal fatto che nello statuto di detto partito si richiedeva quale requisito per l'ingresso la professione (?) di ateismo, cosa incompatibile con la persistenza in Santa Romana Chiesa. Nel momento in cui, purtroppo, il PCI rimosse tale requisito la scomunica diveniva formalmente inapplicabile. Nonostante ciò il Beato Giovanni XXIII non toccò uno iota dei provvedimenti di condanna e sanzione emanati dal predecessore diretto in materia di militanza comunista, e anzi li confermò in toto. Vedere per credere (Socci stesso accennò mesi fa a questo particolare, difendendo paradossalmente Papa Roncalli);
    - la sanzione del comunismo, quindi, rimase valida così come formulata da Pio XII, anche durante il CVII;
    - sull'avversione per il comunismo di Paolo VI basti il carteggio in cui il Papa segnalava a Giorgio La Pira l'inopportunità di eventuali contatti politici tra DC e PCI a Firenze come in Italia, chiarendo come non potesse posta in essere un'alleanza del genere. Poi che cattolici con qualche difficoltà dottrinale avessero simpatie per il comunismo voglio sperare non lo si attribuisca al povero Paolo VI, calunniato e mazzolato come pochi.

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  22. Sono l'anonimo di prima.
    Da ultimo vorrei segnalare due cose, ad elogio di Paolo VI:
    - la sua sacrosanta e monumentale condanna del capitalismo, argomento che un cattolico vero non può ignorare. La Chiesa Cattolica "mena" a destra e sinistra, indifferentemente;
    - la sua magnanimità e lungimiranza nello "sbloccare" totalmente l'accesso devozionale a Padre Pio. Altro che modernismo.

    Poi, su Paolo VI e il CV II per me bastano poche parole illuminanti.
    1. Padre Scalese di "Senza peli sulla lingua" nel post odierno: "Personalmente ritengo che Paolo VI sia stato uno dei piú grandi Papi del XX secolo. Ha un merito grandissimo: ha saputo portare a conclusione il Concilio (impresa certo non facile) e poi ha realizzato l'applicazione del Concilio (impresa ancora piú difficile). La Chiesa, grazie al Cielo, è guidata dallo Spirito di Dio: forse c'era bisogno di un Papa un tantino incosciente come Giovanni XXIII per convocare il Vaticano II, ma certamente lui non si rendeva conto di che cosa bolliva in pentola e di che cosa avrebbe significato convocare un Concilio. Come giustamente ricorda Messori, Papa Roncalli pensava di cavarsela in pochi mesi, con l'approvazione unanime degli schemi preparati dalla Curia Romana; pensava di ripetere per la Chiesa intera l'esperienza del Sinodo Romano (e questo la dice lunga sul tanto sbandierato "progressismo" del "Papa Buono"). Una volta avviato il Concilio, ci pensò la Provvidenza a sostituire il direttore d'orchestra. Montini era certamente ben visto dai novatores (per la sua apertura mentale e la sua formazione), ma ben presto questi cambiarono il loro giudizio su colui che speravano avrebbe realizzato i loro piani. Quali furono le "colpe" commesse da Paolo VI agli occhi della lobby progressista?
    Innanzi tutto, Papa Montini diede una svolta al Concilio: quello che doveva essere semplicemente, nei programmi di Giovanni XXIII, un concilio "pastorale", divenne un concilio "ecclesiologico", che si proponeva di portare a termine l'opera iniziata dal Vaticano I. È ovvio che in tal modo si dava al Concilio una valenza dottrinale che, nei piani iniziali, non avrebbe dovuto avere.
    Una colpa ancora piú grave fu la "Nota praevia" alla Lumen gentium. I progressisti erano riusciti a far passare un concetto di collegialità che metteva fortemente in discussione il primato pontificio. Paolo VI, dimostrando un grande senso di rispetto verso il Concilio, non volle modificare la costituzione che era stata approvata, ma volle che fosse integrata da una "Nota praevia", alla cui luce essa avrebbe dovuto essere interpretata, per evitare qualsiasi ambiguità". Per non parlare dell' "Humane vitae"...
    "Mi fanno poi ridere i tradizionalisti radicali che accusano Paolo VI di aver distrutto la Chiesa. Ma è possibile che non ci si renda conto che Papa Montini la Chiesa l'ha salvata?".

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  24. Caro Dante sta scritto: "A ciascun giorno la sua pena." Oggi abbiamo altri problemi rispetto al comunismo, molto più subdoli perché NON negano D-o a parole ma nei fatti! e contro l'estromissione di D-o nelle relazioni umane non c'è concordato che tenga!!! è sotto gli occhi di tutti lo sfruttamento della prostituzione e l'uso di droghe che avvengono ai massimi livelli della dirigenza politica e industriale (chi lavora nelle aziende lo sa benissimo).
    Colui che come un cane lecca il vomito di cui è schiavo è pericolosissimo! più pericoloso di un comunista che (quanto meno) mi dichiarava la sua inimicizia. I cani di oggi, per soddisfare la loro ingordigia e le loro voglie perverse, non si accontentano mai e arano sulla schiena del popolo di D-o, proclamando contemporaneamente slogan sulla famiglia e sull'edonismo. Non credo alla crisi economica, è solo una scusa per far del male alle persone, credo piuttosto che ci sia la piaga di un diffuso relativismo etico che si radica nello svuotare le parole del loro significato. Attualmente non c'è nessuno che consoli il popolo di Dio e si verifica quanto biasimato nel libro dei Proverbi:
    consumata l’elemosina (ormai di questo si tratta), una volta sazio, il povero non Lo rinneghi e dica: «Chi è il Signore?»,
    oppure, ridotto all'indigenza, non rubi e profani il nome del mio Dio (Proverbi 30:9).
    Caro Dante concordo con te sulla retorica usata:
    Oggi la Chiesa, cominciando in casa sua, si deve occupare di un problema così inumano e di una concezione della vita, della storia, della società così impressionante (nella negazione di Dio e dei diritti umani) che è davvero inconcepibile!
    L'acqua è un dono di Dio ed è inconcepibile che oggi, in sud Italia, sfruttatori e aguzzini la facciano pagare oltremodo, più dei costi di distribuzione, senza assicurare manutenzione alle condutture, spesso fatiscenti.

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  25. DANTE PASTORELLI25 giugno 2009 19:17

    ho gli occhi ben aperti sul mondo d'oggi come li ho avuti sul mondo di ieri, per motivi angrafici. Niente di quel che scrivi, anonimo, m'è soconosciuto e certamente da me è sempre stato disapprovato. M'inidigna, ad esempio, che un calciatore sia pagato quasi 100 milioni di euro e che un ammontare simile sia assegnato in un gioco statale.
    Ma qui si stava parlando d'altro.

    A chi ricorda come merito di Paolo VI la condanna del liberalismo, ricordo di cominciar a legger la dottrina della Chiesa almeno da Pio IX in poi.
    Caro amico se leggi i discorsi di Pio XII sull'ordine sociale, compresa la sua prima enciclica, Summi Pontificatus, che di questi temi tratta, vedrai come l'argomento liberalismo sfruttatore e comunismo totalitario siano ambedue condannati.

    I meriti di Paolo VI, Humanae Vitae, Credo del Popolo di Dio, Mysterium fidei non li ho mai sottovalutati: anzi ho sempre sosotenuto che, anche se, come nel caso di Cre4do, non appiono infallibili, lo sono perché ristabiliscono, ribadendola, la Verità sempre conosciuta e si condanna l'errore.

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  26. Quanto ho scritto riguardo l'ordine dato da Paolo VI a mons. Korec S.J. nel 1976 di sospendere tutte le attività della chiesa cattolica clandestina cecoslovacca è vero. Si trova riscontro nel libro del card. A. Casaroli "Il martirio della pazienza" edito da Einaudi nel 2000. Alessandro

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