martedì 21 aprile 2009

Introduzione di Maranatha al Catechismo di S. Pio X

[..] Dopo il Concilio Vaticano II il Catechismo Maggiore è stato subito messo da parte con l’accusa di rappresentare per molti "la dottrina cristiana", tradotta in forma di domandine elementari, quasi come se l'insegnamento della dottrina (e l'acquisizione della padronanza della scienza sacra) fosse impartire nozioni sragionate a un popolo trattato come se fosse un bambino.
Questo nella mentalità, ovviamente non nella volontà di San Pio X. Ciò che era un catechismo popolare era e resta il primo livello di alfabetizzazione religiosa del popolo, il quale ha il dovere di emanciparsi da questa forma semplice, a seconda delle possibilità di ognuno, e arrivare a livelli sempre più profondi di comprensione.
Certamente lo sclerotizzarsi di certi atteggiamenti ed insegnamenti da parte dei pastori, favoriscono in un clima anticlericale di fondo (quale è la società moderna: non solo anticlericale, ma fondamentalmente materialista e anti-trascendentale) una erronea percezione della Chiesa e della religione, poichè manca del tutto da parte del popolo la volontà e l'impegno umile di sforzarsi di comprendere. Nel clima della contestazione generale, anche nella Chiesa gli anni ‘70 hanno visto un rifiuto da parte della base degli strumenti e delle concezioni pedagogiche tradizionali. Occorre comprendere gli anni 60-70 alla luce di quella filosofia che non ha mai abbandonato la Chiesa da allora: il marxismo.
[..]
Secondo la visione marxista, la realtà è materiale e non spirituale. Differenza questa fondamentale tra Hegel e Marx, di fatto latori della medesima ideologia, ma con risultati differenti: Hegel fu l'ispiratore del modernismo della fine dell'800 e degli inizi del '900 noto all'estero come protestantesimo liberale, una sorta di razionalismo spiritualista - e quindi hegeliano - ; Marx fu l'ispiratore di quello che è, a nostro avviso, il pensiero cattolico dagli anni 60 in poi, e che di fatto non ha mai avuto un nome preciso.
Mons. Marcel Lefebvre lo chiamava modernismo o neo-modernismo - ma è enorme la differenza con il primo -, altri lo chiamavano progressismo, soprattutto per identificare una contrapposizione interna alla Chiesa, fatta di "conservatori e progressisti", con evidente accezione negativa dei primi e positiva dei secondi. Progressisti è comunque la definizione che i marxisti danno di se stessi.
Benedetto XVI si guarda bene dal cadere nel tranello della lotta di classe tra fazioni cattoliche, ossia una politicizzazione relativista del cristianesimo stesso, probabilmente perchè, come dice nella sua autobiografia, il marxismo all'opera lui lo ha visto bene, quando era giovane professore nelle università tedesche e i suoi studenti e colleghi professori - Bloch e Moltmann, soprattutto - applicavano in modo orrendo questi principi; tuttavia si trova nell'esigenza di dover chiamare in qualche modo il nuovo corso.
Userà i termini "ermeneutica della continuità/discontinuità" per indicare coloro che fanno del post-concilio un prosieguo della tradizione perenne e chi invece fa di questo periodo una rottura. In fondo il marxismo è "rottura e superamento", Antitesi e sintesi (Aufhebung) e trova in questo la sua particolarità.
Dal canto nostro preferiamo parlare di Tradizione e di modernità, intendendo per modernità la degenerazione (non la contemporaneità ovviamente) del pensiero tradizionale, quale è risultato da una serie di fenomeni storici, sociali, politici e filosofici: dalla scoperta dell'America alla trasformazione dell'economia in mercantilismo alla nascita del protestantesimo alla rivoluzione francese ad Hegel e Marx. Il marxismo attuale - non più comunista-collettivista, ma curiosamente divenuto liberal - è l'attuale fase della modernità.
Ebbene dicevamo all'inizio che il marxismo è contraddistinto da un superamento dello spiritualismo hegeliano e da una forte connotazione materialista. In ambito cattolico anche se si è sempre negata alcuna relazione con il marxismo, si é osservato però una lenta assimilazione con questo pensiero che è per sua natura molto complesso. Si è visto in pochi decenni il fenomeno di un progressivo abbandono del trascendente (l’uomo è proteso verso Dio, per le cose del Cielo e non della terra), dello spirituale, del sacro, del divino, per parlare unicamente di questioni sociali, politiche ed economiche. I missionari cattolici nelle pubblicazioni per ottenere fondi si vede esplicitamente che non vanno più per battezzare (unica via rivelata da Dio per la Salvezza) e per portare le anime in Cielo ma per costruire asili e scavare pozzi.
Il Catechismo nelle sue riduzioni nazionali per la catechesi primaria non insegna più come funziona il cielo e come ci si va, ma come gli uomini devono vivere sulla terra. [..]
Nasce il Catechismo Olandese, e così come affermerà il Servo di Dio Mons. Piercarlo Landucci negli anni nella rivista "Palestra del Clero", con il preciso intento di essere la sintesi di superamento della visione cristiana precedente, fondatore di una nuova cristianità che abbia il marxismo come base: non più discorsi sulla presenza reale di Cristo nell'eucaristia, che diventa trans-significazione, mutamento di significato per l'opinione del credente, ma meramente simbolico; discorsi invece sul popolo, sui diritti "umani", sociali e politici. La vita non è più vista in dimensione sacrale ma in dimensione economica.
Il marxismo nella Chiesa cambia la chiave di lettura della realtà, in un modo mai avvenuto prima. E' vero che sempre l'eresia fenomenologicamente si delinea come l'uso di una filosofia impropria come chiave ermeneutica della fede (che quindi se come chiave è difettosa, finisce con lo scassinare e scardinare la stessa serratura): l'arianesimo fu plasmato dal neoplatonismo, il protestantesimo dal volontarismo occamiano, il modernismo dall'hegelismo, ecc. Tuttavia le eresie si superano perchè in un contesto di realismo filosofico, ossia di una filosofia che cerca la verità, poiché sa che esiste la Verità (e tale filosofia si chiama metafisica) si riesce a emendare gli errori tramite la logica e a recuperare agevolmente il senso delle cose.
Ma soprattutto le eresie antiche non scardinarono una visione morale e spirituale che rimane sostanzialmente identica. L'emanazionismo plotiniano arrivava a fare pensare che il Figlio fosse emanato dal Padre, ma non fosse della stessa sostanza, bensì un prodotto. Ma intendiamoci: sempre si rispettavano i Comandamenti, sempre si andava al Culto ( la Messa), sempre si amava il prossimo, sempre si pregava, sempre si cercava di lavorare per il regno di Dio. E in effetti ci domandiamo quanti ariani popolani compresero il passaggio da ortodossia cattolica ad arianesimo, dato che erano immersi nel medesimo contesto morale e filosofico generale tradizionale. E infatti proprio questo ha salvato la Chiesa. Superata la difficoltà sul concetto di Sostanza, la Chiesa ha ritrovato la sua unità in un contesto di pratica e di teoresi sostanzialmente buone.
Ma il marxismo significa soprattutto rottura, come si è visto, e nel nostro caso rottura con la logica e soprattutto con la metafisica. Nulla è più come prima e quindi impossibile diventa il dialogo. Non esiste quella culla di tradizione che permette il dialogo con base comune e risultati differenti. La base comune è oggi solo biologica: tutti hanno due braccia, due gambe e una testa. Ciò che tuttavia sta dentro a quella testa è già diverso. Un tradizionale (e quindi un cattolico) non può dialogare con un marxista. Poiché diversa è l'interpretazione della realtà ma soprattutto diverso ne è il linguaggio e diverso ne è il procedere: perennità dell'essere contro divenire, verità, contro utilità, spirito contro materia, salvezza contro economia.
Applicando e portando alle estreme conseguenze tale visione, si capisce perchè ad esempio, l'episcopato olandese, negli anni 70 contestò il cattolico Paolo VI per la Humanae Vitae. Se il procedimento cattolico è il rispetto della verità e dell'essere, allora la vita è il principio primo da difendere. Se il procedimento marxista è l'economia, allora è l'utile il principio da difendere.
I risultati sono evidenti: i vescovi olandesi difesero l'aborto e la contraccezione, poiché mutata era la loro percezione filosofica. Al centro non c'è l'Essere, ma c'è l'Utile. E l'utile marxista, al contrario di quello che si penserebbe, è strettamente individualista e relativista. Per cui, se è maggiormente utile godere e non avere responsabilità, leciti sono quei mezzi che permettono la realizzazione di questo piano.
Se l'utilità economica è prevalente alla vita, allora sarà anche bene a livello sociale difendere il diritto a non avere figli e a fare ciò che si vuole, piuttosto che il diritto di ciò che esiste, di continuare ad esistere. E Dio sa quanto certi uomini di Chiesa (facendosi propugnatori delle loro nuova chiesa) abbiano avuto un peso nell'inculcare ad un popolo pio e bove ed a certi iniziatori di movimenti, certi nuovi principi interpretativi, che hanno portato all'attuale sfacelo.
La Chiesa con la falsa speranza di affiliare (non certo di convertire) a sé quel mondo protestante e materialista figlio della medesima modernità, ha dunque, nel postconcilio ingurgitato la fiala velenosa del marxismo e pensando che ciò avrebbe fatto solo del bene a tutti, ha iniziato la sua abominevole metamorfosi. L'utilitarismo è diventato la chiave per capire il tutto e quindi l’inutile va eliminato perché non è necessario.
Quindi ci si domanderà: "a cosa serve il latino in generale ed in particolare nella Messa? a cosa servono i paramenti con ricchi ricami, i calici con le pietre preziose, le chiese con i campanili, adornate con dipinti riproducenti i Sacri Misteri, se alla fine tutto l’utile si riduce ad una riunione dove un prete dice un po' di parole su un po’ di pane (l’ostia) e su un po’ di vino? Quale è l'utilità di ciò? Allora cosa servono le Chiese? Talaltro sono assai costose. Sono più utili le sale meglio se dentro a dei palazzi, così si è più vicini alla gente!
Poi, in senso strettamente materialistico, leggere serve per istruirsi, per cui tutta la liturgia non è più mistero della Trinità che si epifanizza nella sua eterna e soprannaturale processione, in una dimensione finita, temporale, storica (così come già fu per la divinità del Verbo, incarnato e fatto presente nella storia: la liturgia è il Cielo che scende sulla terra per portare la terra in Cielo), non è più comunione con Dio e richiesta del perdono dei peccati e quindi mezzo sicuro per andare il Cielo, ma semplicemente lettura-istruzione. Non importa celebrare con oggetti, vasi e arredi sacri "degni" di una Celebrazione Eucaristica, è più importante realizzare un impianto acustico più efficiente possibile. Il latino è improponibile perché si deve leggere in italiano per conoscere il contenuto della Bibbia (anzi di una sua "accurata" selezione) e si riformi il ciclo delle letture in modo da leggerla tutta in 3 anni. (Così si unisce l'utile al dovere, un po' come quelli che sentono gli audiolibri mentre sono in macchina per andare al lavoro: non posso farne a meno, almeno lo rendo interessante).
La Messa diventa spiegazione della Bibbia. Si elimina tutto ciò che è significativamente chiamato "superato" (marx-isticamente), si coniano i nuovi termini rivoluzionari per fucilare gli oppositori. La rivoluzione di ottobre fucilava "revisionisti", "reazionari", "controrivoluzionari" e Stalin vi aggiunse - o sostituì – i termini "fascisti" e "borghesi". Nel nostro passato recente, accuse di borghesia e di fascismo erano snocciolate con gaia abbondanza a chiunque non fosse marxista. Esattamente come all'epoca delle guardie rosse erano revisionisti tutti quelli che semplicemente erano rimasti tali e quali a come erano tutti prima. E si fucilava oltretutto.
Fucilare vuole dire giudicare, sentenziare e condannare sulla base di un discernimento morale. Quale? Buono e cattivo diventano "appartenente" e "non appartenente". Semplicemente. Chi non è marxista è un malvagio. E cosa ha fatto quella "Chiesa" ebbra di marxismo che ha tagliato le radici con il passato? Ha coniato e fucilato (spiritualmente e politicamente) i "preconciliari", i "tradizionalisti", i "retrogradi", i "superati", i "conservatori".
Chi ha avuto una militanza tradizionalista, sa cosa significa parlare con un clero che magari rifiuta indignato un’appartenenza marxista, ma che marxista lo è nei fatti. Se poi è abbastanza vecchio da avere visto la contestazione, vede applicata la medesima mentalità. Come fare a riconoscere questo tipo di clero? Semplice, si provi a domandare ad un prete qualsiasi: "possiamo dire una preghiera in latino?" La risposta sarà unica e sola: "signor mio lei è rimasto nel passato, lei è preconciliare (= fascista)!", l’unica cosa che cambierà sarà forse il sentimento che accompagna questa medesima risposta che andrà dalla benevola compassione al disprezzo senza pietà.
Cambia dunque la Liturgia sulla base di una errata percezione della realtà. Cambia la vita in parrocchia, cambia l'azione pastorale. Più sociale, meno spirituale; forse niente spirituale.
Da un catechismo assolutamente completo, chiaro, semplice e buono, come il tridentino e del suo relativo compendio di San Pio X, anch'esso assolutamente buono e adatto ad un uomo contemporaneo (in 500 anni nessuno ha mai avuto problemi con la stagionatura di questi testi), si è passati ad un "meglio". Un meglio che in realtà sarà un nulla. Un nulla che invece di formare cristiani militanti ha generato "cattolici adulti" portatori e divulgatori solo di pregiudizi e ignoranza sulla Chiesa.
Oggi la parrocchia, per i motivi citati, è il luogo in cui si porta i bambini tra un corso di nuoto, uno di judo, uno di tennis, uno di danza, uno di informatica, a fare l'ennesima, - secondo la mentalità corrente - rottura settimanale: "il catechismo", che per i genitori serve solo per far fare la festa per la prima comunione. Cosa si fa a catechismo? Se lo si domandasse ai bambini che escono dalla lezione si avrebbero le seguente risposte: "un cartellone", "che non si deve urlare a lezione", "che ci dobbiamo voler bene", "che siamo tutti fratelli" e nelle migliore delle ipotesi, "abbiamo parlato di Gesù", "abbiamo imparato l’atto di dolore". E le nozioni? I contenuti della fede?
Il Cardinale Ruini nella prolusione che tenne all’Assemblea Generale della CEI (19-23 maggio 2003) così analizzò la questione tanto importante della trasmissione della fede:
"La trasmissione della fede alle nuove generazioni è un impegno tradizionale e fondamentale della Chiesa, che vi ha concentrato e vi concentra gran parte delle proprie energie. Negli ultimi decenni questa trasmissione ha incontrato crescenti difficoltà e ottenuto minori e più precari risultati concreti, almeno per quanto è possibile valutare, per così dire dall’esterno, dei fenomeni che soltanto il Signore può conoscere davvero e fino in fondo. La risposta è consistita in un grande sforzo di rinnovamento che ha riguardato principalmente la catechesi, sostituendo a un metodo piuttosto nozionistico il tentativo di una "catechesi per la vita cristiana", che fosse più coinvolgente e meglio idonea a introdurre i ragazzi nella comunità credente. I risultati sono stati però scarsi, almeno sul piano quantitativo, dato che è continuato a diminuire il numero dei ragazzi, e poi degli adolescenti e dei giovani, che riescono a stabilire con la fede e con la Chiesa un rapporto duraturo e profondo".


Catechismo CEI "Venite con me", 1991 (1991, non 1971!!), p. 15 s.
A chi assomiglia il barbuto raffigurato sotto la parola "pregare", col cappello verde? Forse a questo qui:



[..] Nella materia e nella pace l'uomo d'oggi cerca e "trova" il senso unico della sua esistenza, e perciò non ha possibilità di cercarlo altrove. Religione moderna è ciò che l'uomo fa nel tentativo di dare un senso materiale alla propria esistenza. Il marxismo rivela dunque un volto idolatrico, sostituisce il Dio incorruttibile con l'immagine di prodotti delle mani dell'uomo e della pace ad ogni costo. Il denaro, il potere, il sesso, il lavoro, sono gli dei nuovi dei tempi nuovi, e la pace, la nuova liturgia del nuovo culto.
Non si può più pensare di essere nel passato. Il mondo tradizionale, trascendentale, metafisico, è finito (o almeno così sembra) e la Chiesa anziché prendere le distanze per divina vocazione ("voi siete nel mondo ma non del mondo") si è trovata immersa pagando a caro prezzo questo tradimento con una apostasia silenziosa mai vista prima.
Non si percepisce più la necessità di una vita religiosa e spirituale, dunque non si sente nemmeno la necessità di chiedere una istruzione religiosa alla Chiesa. Anzi, il tutto è percepito con fastidio dalla gente comune, che vede nella pastorale dottrinale della Chiesa, solo un insieme di frasi vuote e prive di significato, con cui perdere del tempo.
Tuttavia ci si deve domandare cosa occorre fare, nell'affrontare questa circostanza.
Non si può pretendere che mutando il modo di pronunciare o di riformulare quelle frasi, inserendoci magari una recita, un cartellone, un gioco o una gita, si possa risolvere il problema di fondo, ossia demarxistizzare ciò che è marxista. Occorre anche essere assai precisi nel vedere la natura del problema.
Il problema non è la presenza dei giovani nelle aule, o la continuità della frequenza alla Messa dei ragazzi dopo la cresima. Una messa poco frequentata o una classe scarna, non sono i veri problemi della Chiesa. Non sono proprio problemi: sono sintomi di un problema. Ma la Chiesa si rende conto di questo, o interpreta le cause seconde come cause prime?
E' triste considerare infatti come negli ultimi 40 anni, la Chiesa abbia tendenzialmente evitato di guardare in faccia la realtà, preferendo trovare una soluzione materiale a problemi marginali. Alla scarsa affluenza al catechismo ha risposto rendendo il catechismo "divertente". Alla scarsa affluenza alla Messa, ha risposto rendendo la Messa "coinvolgente". Senza considerare tali segnali, come sintomi di un disagio ulteriore, con la conseguenza che l'affluenza al catechismo non è aumentata, nonostante i giochi, i cartelloni e tutte le "animazioni" suggerite dagli esperti di pastorale, e l'affluenza alla Messa è diminuita, nonostante la ridicolizzazione della liturgia, per portarla al livello ridicolo delle nuove masse, sazie e perplesse e oramai refrattarie a tutto ciò che è trascendente e sacro.
Certamente non si può più pensare la Chiesa e le sue strutture, in senso tradizionale. La parrocchia non è più il centro della comunità, ma è semplicemente un luogo in cui per comodità, un insieme di singoli, si rivolgono per ottenere dei servizi spirituali (o semplicemente per occupare locali). Che puntualmente la parrocchia non offre nemmeno più, avendoli delegati ai famigerati "movimenti", che nel tentativo di rivitalizzare le parrocchie, ne hanno decretato la "condanna a morte".
Segno dei tempi è dunque una appartenenza alla Chiesa diversa dal passato. La formazione cristiana non è più una normale tappa dello sviluppo di una persona nella sua comunità, ma una mera eventualità, un caso, lasciato in mano a poche famiglie rimaste cristiane, e il più delle volte, a singoli individui che ad un certo punto della loro vita, sentono di avere sete di sacro, come prima non hanno avuto.
Spesso, questi singoli non trovano una risposta alla loro domanda da parte della Chiesa, finendo per andare ad alimentare le fila di quelle chiese parallele e senza controllo (e senza ortodossia) che sono spesso, diciamocelo francamente, i movimenti.
[..]

Fonte: Maranatha.it

8 commenti:

  1. Un'analisi da dieci e lode, cui va tutto il mio plauso. La realtà odierna è veramente questa, chiunque di noi può confermare che frequentando una parrocchia o altre istituzioni ecclesiali le esperienze che si fanno sono mediamente queste. Forse non sarei tuttavia, personalmente, del tutto pessimista riguardo il futuro. Che a ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria non è un principio che valga soltanto in fisica. Dopo tanti decenni di materialismo esasperato non è affatto detto che l'approdo sia un materialismo ancora più totale: viceversa, è normale che nasca una sete sempre più forte di trascendenza e di sacro. Nessuno si aspetta che suonino le trombe e tutto cambi da un giorno all'altro, ma la tendenza è questa. La storia stessa lo insegna. Il marxismo è da tempo una stella che tramonta, il suo influsso si avverte ancora ma di anno in anno più flebile. Il problema, naturalmente, è se e come il cattolicesimo sarà in grado di essere sulla breccia in questo clima di inizio millennio. Per farlo deve prendere consapevolezza di potenzialità e di risorse che ha messo in sordina per lungo tempo.

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  2. mi suona nuova la notizia che i vescovi olandesi abbiano, negli anni '60, difeso l'aborto. Nel catechismo olandese non ne ho trovato traccia: qualcuno di voi saprebbe essere più preciso in merito? Alessandro

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  3. una analisi molto lucida nella quale ho rivissuto le mie esperienze personali di fronte all'avanzata della dissoluzione della fede.
    condivido

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  4. apprezzo molto l'analisi generale. non capisco però i dubbi sulla ortodossia dei movimenti, che al contrario sono un dono di Dio alla sua Chiesa in questi tempi difficili. Eppoi, sulla introduzione integrale, disponibile sul sito, non ho apprezzato i dubbi sul magistero e l'opera di importanti papi del '900. Peccato, perchè, all'interno di un sito tanto bello, queste isolate note piuttosto stonate risaltano parecchio.
    Di nuovo complimenti al blog!

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  5. I movimenti sono un dono per la Chiesa, unicamente se obbediscono al Papa, e non solo a parole, se sono in comunione con lui, se vivono e trasmettono la dottrina della Chiesa cattolica e non quella inventata da un iniziatore, per "carismatico" che sia, se celebrano la santa Eucaristia con la Liturgia cattolica e non con un rito creato a tavolino, se collaborano con le altre realtà ecclesiali, si inseriscono nel tessuto della parrocchia, invece di restare per conto loro portando divisione o addirittura imporsi come sola realtà parrocchiale.
    Con la conseguenza di creare non solo divisione e confusione ma di obbligare i parrocchiani, che non vorrebbero aderire, ad un turismo parrocchiale, a emigrare!

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  6. Gli ottimi autori dell'ottimo sito maranathà con questa ottima introduzione si attireranno un'altra bella raffica di strali degli ottimi modernisti che occupano oggi la Chiesa.

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  7. DANTE PASTORELLI21 aprile 2009 19:25

    La critica di MARANATHA riguarda la mancata consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria
    da parte del papa e di tutti i vescovi nello stesso momento.
    E' un terreno scivoloso su cui preferisco non incamminarmi, anche perché vedo che le critiche si fermano a Giov. Paolo I: Pio XII non soddisfece in tutto le riferite richieste della Madonna. Giov. Paolo II l'ha soddisfatte in toto?
    Gli ultimi anni di suor Lucia sono un mistero, le sue dichiarazioni mi son apparse contraddittorie.
    Inoltre è un po' azzardato giudicare i papi dalla mancata ottemperanza a contenuti in rivelazioni private. Maranatha poteva, in un saggio come questo, risparmiarsele.

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  8. DANTE PASTORELLI21 aprile 2009 20:51

    Nel'apportare una correzione, nell'ultimo periodo mi son saltate le parole iniziale: TALI OSSSERVAZIONI

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