mercoledì 31 dicembre 2008

Quem Deus vult perdere, dementat prius!

E' impossibile, teologicamente, che Iddio voglia perdere la Sua Chiesa. Ma evidentemente non è impossibile che l'odio di se stessi, delle proprie radici, la perdita di ogni consapevolezza della propria fede, in altri termini la follia cieca (come quella del matto che, diméntico di sé, crede d'esser Napoleone) colpisca settori del Suo Corpo mistico. Come giustificare altrimenti la balzanissima idea di inquinare (altro termine non ci viene) uno dei più cari e sacri simboli della nostra fede, il Presepe, con un'insalata russa (anzi, araba) di altre religioni che, tra l'altro, non riconoscono per nulla l'incarnazione di Dio nel Bambino Gesù? Eppure è quanto sta succedendo, in più di una parrocchia d'Italia (leggi qui). Né la moschea in un presepe si giustifica per ragioni "storiche": passi una sinagoga, ma l'Islam è venuto seicento e più anni dopo Cristo.

Tempo fa ci colpì quanto disse durante la predica il Parroco di un paese di montagna (vogliamo dire quale? diciamolo: Limone Piemonte, prov. di Cuneo) che raccontò di aver consigliato ad una del paese che si trasferiva in Egitto di crescere il piccolo figlio come musulmano "per evitargli di sentirsi isolato dai compagni". Una frase così, detta dal pulpito (pardon, dall'ambone) è ancora più desolante della moschea incistata in un presepe. E spiega quest'ultimo. Così come spiega il crollo della vocazioni e della pratica (perché perder tempo annoiandosi a messa, se tanto ogni religione si equivale, ergo, per la contraddizion che nol consente, nessuna religione ha valore?). Ma che cosa sta succedendo nella nostra Chiesa?

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